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Full text of "Language of the underworld"

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NUOVA BIBLIOTECA POPOLARE. 

^ - d. 

Cluse 11. 
S T R I A. 



ISTORIE FIORENTINE 

i SCIPIONE AMMIRATO 



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TSTORIE FIORENTINE 



DI 



SCIPIONE AMMIRATO 

RIDOTTE ALL'ORIGINALE E ANNOTATE 

OAL'PAOFESSORE ^> 

LUCIANO SCARABELLI 



Socio del GeorgoflU per la classe morale, 

dell'Accademia etrasca d'archeologia, delle leiterarie toscaoe, 

uno dei virtaosi al Pantheon, 

corrispondente eletto dall'Ateneo bresciano. 



VOLUME PRIMO 



C^ TORINO 

CUGINI FOMBA B COMP. EDITOR! 
4853 



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DEC iJ6 1882 



TORINO 1853. ~ TIPOGRAFIA E STEREOTIPIA DEL PR06RESS0 
diretta da BAROUl e AHBR08I0 

Via della Madonna degli Anfeli, rimpetto alia Chieta. 



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GLI EDITORI 



Eceoci a sciogliere la nostra promessa del piibblicare 
' in miglior forma, the nessano feee, le Istorie Fioren- 
tine di qaelF illostre scriltore the fa Scipione Amni- 
RiTo; del qaale ogni savio lod6 la politica, lo sUle e la 
lingia, e nessano oso negare la bonU delFanimo e I'a^ 
more alia cirile edncazione delle generazioni, e pure fa 
fa(t)» sinora tanto poco stadio the qaasi era dimenticato. 
Era ben degno the i tempi present! i qnali vogliono ap- 
prestare od ftitaro ^\h laminoso del passato facessero 
afflnenda delle trascoraggini gravi, e qnanto Yalga 4i 
grande richiamassero agli stndii. Per ei6 mandammo in- 
oaozf f Discorsi sopra Tacito the essendo opera mi- 
Dore eppare tanto valorosa incitare dovera gli animi a 
desiderar qneste Istorie. La Memoria the il prof. Sea- 
rabelli ha dato della Vita dell'aatore espone i pregi 
della Edizione; se poniamo stadio a fornire la gioventii 
, di aatori eecelleuti non ommettiamo diligenza a the rie- 
scano corati d'ogni argomento capace a rendere loro i 
libri, non solamente di leggiero dispeudio, ma di ogni 
naggiore correzione, e d'ogni maggiore espliraroento. 

Torino, 5 aprile 1853. 



CD6INI POMBA • GOMP. 

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^ DI SCIPIONE AMMIRATO 

E 

DELLE SUE OPERE 

MKNORIA 
•I I^VClAltO 0CAAABBI.IJ 



Lo slrazio e H grande scempio 
Che fece VArhia cohrala in ro$to 

il 4 di seUembre del 1260 spavent6 cotanto i Guelfl di Fi- 
renze che nonsolo essi abandonarono la patria, ma eziandio 
n*u3cirono quelle famigUe del popoh le quali net passalo go- 
venw degli anziani erano incominciale a venir grandi e nota-- 
UlU e che avean col popolo tenuto pe'Guelfi, fra cui gli Ambh- 
RATI. Riparati a Lucca e, di 1^ scacciati, a Bologna i Guelfi 
presero le parti di Carlo I d'Angi6 contro re Manfredi, e 
unendosi a lui riuscirono alia vittoria non solamente sopra 
Manfredi, ma sopra i Ghibeliini di Firenze, onde giusli- 
ficarouo la profezia del cardinal Bianco il quale disse 
aperto : i virUi virluosametUe vinceratmo e in etemo non la- 
ramio vinli; onde non valsero grintrighi n^ le forze di 
Arrigo di Lussemburgo, non le ^ittorie di Uguccione delta 
Faggiuola, non le ostinazioni di Castruccio a fare oppri- 
mere in Firenze il gueldsmo. Yero i che anche quella 
fazione aveva sua parte aristocratica, ma quella parte che 
par sempre dominava a ci6 solo intendeva che Firenze 
destreggiandosi prendesse aiuto o favore dovunquc gliene 
paresse possibile e facile, ma si mantenesse indipendente 
e governasse queirequilibrio nelle potenze degli Stati ita- 
tiani che fosse di salvaguardia alia sua stessa indipen- 
denza. 



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8 DI SCIPIONB AHMIRATO 

Nel ristoro del guelfismo gli Ammirati non tornarono 
in patria; ma pe*servizi resi a re Carlo, donati della si- 
gnoria di S. Vito de' Mauri, si postarono in Lecce pri- 
niaria citl^ del regno, dopo la capitale, e vi dimorarono 
onorati e pregiati fra i nobilissimi. Passato il regno degli 
Aragonesi, a quest' essi pure servirono. Francesco degli 
Ainmirali ebbe per padre il governatore di Giovenazzo, 
regnante Ferdinando I, ma quasi perdetle la nobilUi dei 
roaggiori perch^ le sostanze, che la rendevano riverita, 
scemarono. Jacopo suo tigliuolo cerc6 di ristorarla spo- 
sando Angiola di Ramondo Brindisi discendente per madre 
dai Caracciolo; ma pare che poco ne conseguisse, perche 
si Irovo in acque leggieri quando era padre del nostro 
Scipione, natogli a 22 ore del 27 sellembre 1531. 

Scipione fu allaltalo a Lecce, istruito di gramatica a 
Poggiardo in capo d'Otranto, di rettorica a Brindisi, a 
S.'Pietro in Galatina e a Lecce, di leggi a NapoH ove 
ando sei mesi dopo i rumori che v'erano passati per Tin- 
quisizione, ci6 che vuol dire al sedicesimo suo anno. Ha 
ivi ammal6, e rifatta la salute, dimoratovi quattro^nni 
ammald ancora e dovette tornare a Lecce. Aspettavasi il 
padre di aversi innanzi un dottore tanto piu che denari 
molti (secondo sup possibile) gli aveva fomito, ma egli 
pratlcati Bernardino Rota e Angiolo di Costanzo piu che 
i legulei, appreso avea meglio di lettere che di giurepru- 
denza, e le ore grandi del di impiegato avea neMibri 
ameni, scritti anche dei debiti per aversi in casa giovani 
di studii gentili, fra'quali Jacopo Mazzone che fu poco 
poscia famoso. II padre che lo voleva ad ogni modo giu- 
rista rimanddllo a Napoli; fu tuttuno. Incappo in Ferrante 
Carafa guerriero e poeta e fu necessity pensare al modo 
di trovarsi altra coverta. Scipione aveva contratta ami« 
cizia con quel Carafa , e si nicchiava col padre , quando 
gli avvenne caso per un libello scritto contro alcuni di 
Lecce, che fecegli accettare di recarsi a studiare in Pa- 
dova. Pass6 a Roma e ad Ancona, vendd il cavallo che il 
padre gli avea comprato e and6 a Venezia ove conobbe 



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1 PELLE SCB OPBRE. 9 

Aurelio Grazia e Girolamo Grimani, spese tutti i denari e 
ne chiese dei nuovi. Ma Jacopo fece il sordo, e Scipione 
torno a Lecce. Jacopo serviva di procuratore a Bona Sforza 
sposa di Sigismondo I, re di Polonia, per gli affari privati 
delle sue terre di Bari; a distrarre il figliuolo da quelle 
sue dissipazioni il prese seco nei varii giri net regno. 
Scipione aveva un fratello per noine Orazio cui il padre 
destinava alia chiesa, ma il giovanotto avea poca volonli 
di ?estirsi di nero ; Scipione lo scarico di quella noia, si 
rese chierico egli, e cosi ebbe agio di accostarsi, e poi 
amicarsi, a Braccio Martelli vescovo di Lecce che per ra- 
gioni di che parler6 piu innanzi aspirava a maggior di- 
gnita. Allora Scipione si stacc6 dal padre, e avuto cogli 
ordini minori an benefizio ecclesiastico and6 a Roma ad 
impetrare pel suo vescovo il cappello di cardinale; non 
rinsd al Martelli come non riusci a Pier Antonio di Ca- 
pova arcivcscovo di Otranto, cbe prometteva anch'egli la 
segreteria a Scipione, Tintento grande; e Scipione solle- 
citato forse dagli amici Veneti volse a Venezia cercando 
d'acconciarsi a servizio di qualche diplomalico. Alessandro 
Contarini che avea avuto traffico ad Otranto e avea udito 
parlar con onore del giovane il tenne presso di s^ e con- 
siglidllo di non lasciarsi tirare dai ruroori del mondv. 
Parre consiglio accettato perch^ tutta la sua vita getl6 
nolle lettere conversandovi con Domenico Veniero, Spe- 
rone Speroni , Girolamo Molino, Pietro Aretino, Peranda 
e Sermoneta ; fu allora che scrisse gli argoraenti che il 
Rascelli pose in testa ai canti del Furioso, Ma quelle che 
Don gli locco dalla politica gli tocc6 dalla ragione privata. 
La inoglie di Alessandro Contarini (che per le sue grazie 
e la sua avvenenza era nominata la bella Loredana) veg- 
gendo quanto sollecito era il roarito in cortesie verso il 
gioTine poeta fecelo presentare un bel mattino di un far- 
delletto di finissime tele. Bisogna credere che qualche piu 
caldo affetto ci fosse frammezzo perch^ avvisato Alessandro 
da una fantesca mont6 sulle furie e cerco a morte Sci- 
pione. Costui avvertito del pericolo immantinente svign6, 

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10 DI SCIFIONE AMtflRATO 

e f u a Lecce e poi a Bari dove il padre stava allora colia 
famiglia ; il quale come il vide giungere inaspettato molto 
si dolse cbe girovagando cosi non raccapezzava poi nulla. 
Ma erano parole al vento. 

Vescovo di Molfetta era Nicol6 Maiorano conosciuto da 
Scipione; il Maiorano era amico al Cervini allora asceso 
al pontificato massimo. Scipione slimol6 Maiorano al viag- 
gio di Roma per riverire Tamico; desiderava pure cac- 
ciarsi in Corte sperandovi impiego ed opera, e quegli il 
prese seco e parlirono, ma eran per via e Marcello, come 
dice il Giordani, se ne and6 o fu mandate in 25 giorni, e 
avendo 55 anni, alFaltro mondo. Fu necessity riComare 
ond'era partite; ma le speranze si ravvivarone. Fu papa 
il Carafa napolitano di Chieti. Per la propria nobiltli, per 
gli aflaridiBona Sforza, gli Ammirati erano in conoscenza 
dei Carafa; oltre a ci6 nipote del Papa era Brianna figlia 
del Conte Giannalfonso diMontorio stata moglie a DonVin- 
cenzo di Toaldo Marchese di Polignano ucciso nelle armi 
di Vicaria per ordine del Conte Sanseverino; quella si- 
gnora diede la figliuola Caterina in moglie a Ferrante 
Belti*amo del Conte di Misagne amico degli Ammirati. Sci- 
pione si offer! per accompagnare la sposa a Roma e fu 
gradito ma alcune freddezze di Papa Paolo verso la pro- 
pria cognata Caterina Cantelma tardavano il viaggio. Sci- 
pione impaziente seppe tanto dire e tanto fare che vinse 
la renitenza di Caterina, e trasse lei e la sposa a Roma. 
Neiruscir di palazzo la carrozza della marchesa rovescid; 
Scipione ch'era con altri a cavallo e portavasi insieme in 
groppa un nipote di lei si gittd dalla cavalcatura e passando 
fra i cavalli degli altri che si rimanevano sbigottiti cavd 
Madama dal pericolo. Da quel memento egli divent6 tutto 
per la signora; ma colle donne aveva poca sperienza. Ca- 
terina a Roma poselo a trattare proprii affari con Vittoria 
Colonna famosa per bellezza e per isquisito sentire di 
poesia ; pare che Tuniformit^ delle inclinazioni tradisse 
lo zelo del procutatore, perch^ gli affari si condussero 
poco bene, e Caterina sospettosa cominci6 a sfidarsi del 



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S DKLLK StB OPEBE. 11 

sno protelto : ma egli, accortosene, tanto bene si contenne 
che 11 sospetto si dilegu6, e la signora, forse a tenerlo 
piu saldo, poselo eziandio in confidenza del Cardinale. 
Ci6 nulla meno valse per poco, perch^ essendo la Cate- 
rina e la Brianna fra loro stizzite e gelose, e dovendo Sci- 
pione un di inseguire per ordine di Caterina un DoUor 
Loigi di Bianco, anche il raggiunse ma per far grazia al- 
I'altra sel lascid fuggire, onde minacciato d'aspra ven- 
detta ebbe caro d'issofatto abandonare la corte e rimpa- 
triarsi. ScroUato un nuovo rabbuffo patemo si pose a fare 
il canonico e a curare le lettere. 

Era il tempo che gli uomini iropediti di pensare alia 
terra si trasformavano di mente e d*animo e ivano cam- 
minando gli spazi imaginarti, cosl gli occupatori della 
liberal rimanevano liberissimi assodatori della tirannide. 
Quasi in ogni cittk si conclndevano i buoni ingegni agli 
studii delle lettere poich^ la politica rendeva male, e as- 
snmendo nomi stravaganti pare?ano rinunciare a questo 
mondaccio per istare quieti in un altro. La quale indu- 
stria i novissimi occupatori della istruzione pubblica sol- 
leticarono, crebbero, universarono; onde il mondo fu 
pieno di chitarristi, generazione famosa che form6 la de- 
lizi^ del secolo decimosettimo si tristo e si calamitoso per 
la persecuzione di ogni vero, di ogni bene. Nel 1548 a 
Milano erasi costituita un*accademia di Trasformati; Anv- 
mirato fond6nne un'altra in Lecce, vent'anni dopo lui si 
Tidero i Trasformati di Firerize: il mezzo e gli estremi 
d'ltalia trasformati. Scipione prese il nome di Proieo; e 
di vero gli stava bene percb^ la Musa sua vestissi in cento 
modi, e canto cento argomenti. Scrisse versi d'amore (an- 
ch'egli ebbe i suoi travagli e giovane, e non piti giovane), 
fece dialoghi civili e filosofici similissimi a quelli di Pla- 
tone, e n'ebbe lode dal Martelli, e dal Seripando grande 
eccitatore degli eccellenti ingegni. Ma quella non fruttava 
nulla, nd egli nveva professione innanzi. Tent6 servizio 
col Pappacoda intendente ed amico della regina a Bari, 
ma il Pappacoda scadde, e Scipione pens6 davvero che 

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12 DI SCIPIONE AKMIRATO 

bisognava prendersi un grado che poi gli rendesse un 
esercizio libero e indipendente. Si rimise a Napoli, e il 
Seripando gli facea coraggio: « Se vi applicherete alia 
«poesia, darete la vita ai morti; se alle leggi, gioverete 
«agli amici; ma io penso che vi sar^ facile abbracciar 
€ Tuna e Taltra cosa per Teccellenza deH'ingegno vostro.» 
Riposesi adunque alle leggi,ma piatilo di parole e di mano 
con Paolo Terracino (che poi fu vescovo di Calvi) n*and6 
ferito alle spalle da chi pres^ le parti deiravversario, e 
addio nuovamente alle leggi. Servi a varii, e a Mario Ca- 
rafa, ma il pagar tardo lo indispelti e andossene. In quel 
mezzo tempo Orazio suo fratello mori, e il padre chiamo 
lui a casa a prender moglie onde perpetuar la famiglia; 
andava Scipione a malincuore, e gia la parola era data, 
e la dote fissala quando portato da Alfonso Cambi al cbi- 
romanle Giovanni Manfrino ebbe sicurezza che il matri- 
monio sfumerebbe, e sfumd. Forse il profeta ebbe parte 
aU'artifizio. Non pot6 stare col roarchese di Vico, non col 
marchese di Gjalatena; rilorn6 al suo vagare. 

Gli Ammirati aveano fondato un Convento di monache 
in Lecce, e allora v'erano una sorella e una nipote di 
Scipione; volevano governarlo i frati, voleano le mona- 
che dipendere dal Vescovo. Queste ricorsero al papa e 
impetrarono che procurator loro fosse Scipione. Deside- 
roso com'era di viaggiare e di penetrar nelle Corti, Sci- 
pione accett6, e munitp di lettere di Alfonso Cardinal 
Carafa Arcivescovo di Napoli fu a Roma. Per via un frate 
era appostato ad ucciderlo ma la citt^ di Lecce lo seppe, 
prese il frate e calenollo nelle gakre. Scipione ottenne dal 
Papa quelle che voile, e poslo ch'era in via di^ una svolta 
sino a Venezia, poi tornd a Lecce, indi a Napoli. Via via 
moltiplicava gli amici, i conoscenti; scriveva orazioni, 
trattatelli, inni, canzoni; era il tempo dei poeti ; il suo 
nome risuonava apertissimo. Angiolo di Costanzo propo- 
selo storiografo del Regno; i Napolitani con plauso L'ac- 
cettarono ; ma ove si tratta di gloria beneficiaria sorgon 
le'invidie e le calunnie che spegnono il caldo. II vicer^ 

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B DELLE SUE OPBRB. 13 

ignorante e straniero , atlraverso rintenzione dei buoni, 
aiutd a deprimere la buona faroa delKuomo industriosOy 
e i fautori dell'opera buona si assoUigliarono esparvero. 
Sdegaato Scipione si tolse di Napoli ; e perocch^ Tarci- 
vcscovo era accusato e combattuto in Roma dal Vicer^ 
tolse di andarlo egli stesso a difendere e cosl vendicarsi 
del superbo spagnuolo. Ando diffatto, peror6 la causa del 
Carafa e vinse. Si risvegliarono allora i buoni uinori, lo 
richiamarono ali'uf&cio, lo pregarono, lo carezzarono: 
invano; stetle fermo a non tornare ove Tohor suoera 
state nlmente sprezzato. Andossene a Firenze sperando 
che Tantica patria de' suoi non gli sarebbe matrigna. 
Molti materiali avea per le mani , spogli d'archivi pub- 
btici e priyati, e studii e disco rsi che paiesavano Tinge- 
gno e la coltura. Presento a Cosimo duca, scritta con di- 
ligenza e grazia, la genealogia de' Medici; Cosimo che 
avevadato a scrivere le istorie del tempo suo a Ludo- 
vice Domenichi, Benedetto Yarchi e Giambattista Adriani, 
si mostro soUecito in favorir TAmmirato comraettendo- 
gli di scrivere Tintera storia fiorentina, ed era Tanno 
1570, quel desso in che Cosimo fu dichiarato Granduca 
delta Toscana; e poco poscia come Cosimo aveva dato 
al Varchi la villa della Yolpaia perch^ potesse quieta- 
menle attendere agli studii, il Cardinale Ferdinando diede 
la Petraia all'Ammirato. Come i Napolitani sepp&ro che 
egli alacre lavorava, susurravano che intendesse per istra- 
nieri fare quelle che neguva alia patria; dimenticavano 
che essi stessi Favevan costretto. Ad ismentirli non fu 
perdtardo Scipione,. che avendo faticato vent'anni a rac- 
cogliere notizie per illustrare il proprio paese , cavando 
il bisogno da ben cinquantamila scritture, di^ fuori la 
prima parte delle Famiglie napoKianey miracolo di pazienza 
in quell'uomo fino allora impazientissimo, lavoro magni- 
fico e d'importanza classica, ma quasi volesse avvisare 
che alia pairia serviva, non ai cittadini che a lui furono 
ingrati, dedic6 Topera al Cardinale Ferdinando de' Me- 
dici suo proteltore. QueU'opera fece romore e cammi- 



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14 DI SCIPIONB AMlflRATO 

hando per le corti colle genealogie de' Giudei e dei Duchi 
di Toscana il Boccalini dicea che Scipione aveva aperU 
in Parnaso boUega di genealogie e che ivi faceva le prime 
faccende di quella reggia; ed uscito poi I'albero dei Mo- 
naldeschi ebbe dal Caro il nobil sonetto: Arbor gerUU fe'l 
gran motor supemo. Alfonso Ceccarelli poco veritiero scrit- 
tore imputato spesso dinvenzione ne impuntava rAmmi- 
rato, ma a torto perch^ Scipione fu sempre scrupolosissimo 
nella ricerca del vero ; e chi legger^ le Slorie fioi*entme 
trover^ che all'anno 615 si duole che c la negligenza 
« dei tempi non ci lascia pur sapere i nomi, non che le 
€ azioni dei duchi di Toscana, n^ noi possiamo fingerli di 
€ nostro cer?ello:» e dove parlando di Marozia e di Guido 
svela le Curpitudini loronon siarresta gi& dal pronunciare, 
a chi vorrebbe i codardi silenzi, che vorrebbero dunque 
« gli storicia guisadi poeti o di oratori procurassero hel- 
« Tesequie di celebrar le lodi dei principi morti, e non 
« raccontar le cose com'elle a?vennero. » Ivi e piu innanzi 
in passi molti, e in non pochi di tutte Taltre sue scritture 
incontransi liberi tratti che negano airimraaginazione il 
diritto di parlecipare alia storia. 

Scriveva le Storie e leggevale al Granduca Cosimo , al 
Cardinale, agli altri della Corte; scriveva i Discorsi poUlici 
e leggevali a Cristina di Lorena e al marito Ferdinando 
che smessa la porpora regn6 dopo il fratello : scriveva le 
Filippichey le Clementine perch^ Papa e Spagna rovescias- 
sero Europa adosso al Turco orgoglioso e superbo perco- 
titore de'nostri mari, e le spargeva per le corti, e le 
spargevano essi stessi i re a cui eran mandate , n^ la- 
sci6 stare la nobiltk napoletana e n^ Enrico quarto di 
Francia. Nuovo Plutarco stendeva i Paralelli, e la vUa 
di Ladislao re di Napoli e della seconda Giovanna e i At- 
tratti di Cam Medici ^ e Vorazione panegirica per Cosimo e 
per Francesco Granduchi e suoi Signori. Ormai non si par- 
lava d*altri che dell'Ammirato, gareggiando in lodarlo ed 
esaltarlo i sapienti. L'Attendolo il proclam6 Principe degli 
slorici del suo secolo, e TAccaderoia Fiorentina Nuovo Livio; 



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B DILLS StJS 0F1R8. 15 

Peschetti poselo, per la lingua, col Bembo, col Casa, col 

Salviati,col Varchif col Caro. Gloria abbondava, ma scar- 

seggia?a Fatile della fatica. Arrigo di FranciA, Filippo se- 

cosdo di Spagna, i papi Cleroente VIII. e Sisto V gli fa- 

cevano spedire leUere assai lasinghiere e promissive di 

beni, e i Medici erano anehe pid promettenti ; ma sebbene 

il De Angelis (dal quale avemroff il pid delle notizie per- 

sonali delFautore), il Crasso e il Niceron dicano che Sci- 

piooe era fomito di beni di fortana si vide alia sua morte 

qoanto era ristretto. Di vero batteva qua e coli alle porte 

de* grand! per avere aiuti, ^ al contrario di Paolo Gio- 

vio che non lavorava perch^ nessuno il pagava, egli ap- 

pontoperchinessunoil pagava lavorava teutando continuo 

la fortana; ma il Giovio aveva un vescovado, TAmroirato 

a' 25 marzo 1583, dopo essere stato iA anni a servizio 

di casa Medici, piativa le cose necessarie alia vita e si 

dolea col Cardinale che solo fra tanti rimunerati era la- 

sciato indietro. Ne il dolersi gli giovava perch^ a' 29 di 

Inglio 1584 scriveva al Granduca Francesco questa lettera 

cbe il ch. Polidori m'inviava test^ inedita da Firenze. « lo 

< vo pian piano per qnanto la debolezza delle mie forze 

< sostiene, facendo intagliare gli alberi delle Famiglie Eu- 

< ropee per ordime quando che sia un libro il quale ho 

< disegnato di dedicare al glorioso nome deirAltezza Vo- 
( stra. Fra* quali avendo pochi di sono condotto a flne 

< questo de' Re d*lnghilterra, gliene ho voluto mandar 
€ uno, perch^ almeno con questa occasione, le ramme- 

< mori intanto il mio nome, e desti in lei qualche pietosa 

< ricordazione de* casi miei ; il quale esercitato XV anni 
€ di servilci con la sua real casa, iinito XXX libri d*isto- 
t ria nella quale tuttavia oltre si cammina, e gik trovan- 
( domi vecchio, bench^ non ancora stance dal peso delle 
c lunghe fatiche, non ho sicurezza alcuna, onde io abbia 
f perTawenire a pascere senza disagio gli anni pigri della 

< vecchiezza. Serenissimo Principe, non sostiene pid la 

< Datura delle cose , ch'io non sia scriltor delle cose vo- 
f stre. Per questo non avendo riguardo al mio debol va- 



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16 DI SCIPIONB iLMMIRATO 

t lore, ma considerando ch'io son pur vostra creatura, e 
^ che io non posso, 116 vog1io,n^ debbo da altri dipendere, 
<c ingombri p6r breve spazio il suo real animo piccol pen- 
« siero de' comodi miei, che si come all'altezza della for- 
« tuna sua non mancheranno modi e vie di beneficarmi 
« e d'onorarmi, cost m'ingegnerd io semprecon ogni niio 
« studio e procaccio di farle conoscere, lei non avere in 
« suggetto del tutto immerilevole delle sue grazie coUo- 
« cati i frutti della sua benignita. A cui quanto devota- 
« mente mi raccomando , con tanto e maggior fervore 
« prego la Maest^ divina che le porga di continuo ogni fe- 
« licit^.» A' 6 di agostoi594 era ancora aima' passi giac- 
ch6 faceva dire al Ponlefice che a 63 anni non avea che 
quaranta scudi di benefizi, n^ altrettanti di patrimonio, e 
perci6 fosse pietosodi sovvenirlo ne' suoi bisogni; a' 4set- 
tembre 1595 scriveva al duca d'Urbino che a 64 anni non 
avea 64 ducati di chiesa, ancorch^ potesse mostrar let- 
tere del papa il quale si accusava e confessava di aver- 
gli obbligazione. Quel papa era Ciemente ViU degli Aldo- 
brandini, aveva onorato il Tasso, promosso alia porpora 
i pill distinti luminari della Chiesa,ricondotla la pace alia 
Francia, ingrandito il Papato, tentato di mettere a partite 
le strane dispute de' gesuiti sulla Grazia^ arricchito estre- 
mamente la propria famiglia ; I'Ammirato pregava il car- 
dinal nipote che dalle zio gl'impetrasse una pensione di 
dieci scudi almerio. Altre simili lettere qua e col^ faceva 
pervenire ora con lavori e ora senza , e tutte riuscivano 
senz'effetto. Finalmente, usciti i Discorsi polilici su Tacito, 
ebbe un canonicato ma leggiero , in S. M. del Fiore , e 
perch6 dovea a cid essere teologo fecesi addottorare il 23 
gennaio del 1596. Nel 1598 non potuto pagare dieci scudi 
al mese a uno scrivano dovette far tutto da s6 con fatica 
intollerabile, ondene scriveva alia duchessa ma invano, e 
gli parve benefizio supremo della providenza che Gristo- 
foro del Bianco giovinetto di sedici anni dd Monlaione di 
Volterra se gli offerisse in luogo delFaltro e senza nes- 
sun compenso che I'imparare. Di che Scipione fu foi 



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E DELLE SUE OPERE. 17 

tanto riconoscente che trovandosi grave to da mortale in- 
fermiUi testando in mano di Alessandro Arrighi, notaro 
fiorentino gli lascid nome, casato, armc, erediUi. Con tulto 
cio qaando aveva a parlare m pubblico de' Principi suoi 
li lodava di rounifici, e vedremo in un Documento che re- 
chero piii innanzi ch'egli si affermava ben provveduto per 
lore, e di niuna cosa bisognoso : generosita cortese che 
solo pu6 allignare negli animi gentili. 

So che gli uomini gretti non credono alia poverty, guar- 
dando sempre in allrui quello che si conseguc, non po- 
nendo occhio alle spese, quasiche lo studiare nulla co- 
stasse, e la scienza fosse cotanto a buon mercalo che 
qualunque la potesse dovecchessia trovare e prendere, o 
che fosse cosi frultuosa che accrescendosi ed aumentan- 
dosi nel capo di chi ne acquista renda sapienti grigno- 
ranCi, prudenli gli scioli, senza una fatica ai mondo. e 
procacci ricchezze ollre il bisogno senz'altra necessita di 
spendere. Se bene guardassero troverebbero che i gua- 
dagni agli studiosi mai non rendono le spese ne il me- 
rito della fatica; avvegnache immenso, infinito, essendo 
lo scibile umano, e non bastando mai al desiderio del- 
Foneslo e del savio ci6 che raccoglie, si tapina e si af- 
fanna a guadagnare per ispendere, non per far vita ma- 
gna (come appunto faceva il %\k memorato Paolo Giovio, 
che volea mangiare dae volte il di proteslando che Tuomo 
non si poteva lambiccare il cervello a proprie spese), ma 
per ridursi la mente a segno da servire degnamente alia 
istruzione d'aitrui. Onde alia fine il negare onori e officii 
e ricompense materiali aH'uora dotto, e negare al paese 
la eollura di una pianta poderosa, e impedirgli d'avere 
un frutto utile e sano mentre si nutra di pbco salubri o 
poco sostanziali. Cerlo chi non sa, non imagina neppure 
quello che ci sia a sapere, n^ vede le vie e le arti che ci 
bisogna per giungere al conseguimento della sapienza, non 
pu6 calcolare le fatiche di mente e di corpo e le spese 
necessarie ad ottenerla ; e per isventura oggi piii che mai 
i dispensatori della lode e de' premii sono in generale 

Vol. I. — 2 Ammirato. Istorie Florentine. 

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18 DI SCIPIONE AUBflRATO 

ignoranli, e Tela cbe si vanta tanto civile ha questa ver- 
gogna di tenere i veri sapienti alia discrezione degFinsi- 
pienli: i quali prosontuosi e vani, pennalosi aireslrcmo, 
non sono disposli a far grazia di un poco di giuslizia che 
a coloro che s'incurvano innanzi alia lor crela, e li in- 
censano di adulazioni e di lodi, e anche nietlon le spalle 
a soslenerli ne'seggi a cui son pervenuli; fango essi, lulti 
voglion di fango; se no, accuse infami e calunnie, per- 
secuzioneperpetua, derisioneedisprezzo; ond'e che Tuomo 
savio rifuggendo da tanla vilta dispetla di chiedere loro 
gli officii, o maledicendo a quella vergogna chiude a se 
stesso la via deirarrivarli. Quesla rea forluna nuoce al 
sapiente ma piii nuoce a coloro a cui gioverebbe Tabon- 
danza dei savi, perch^ la giovenlu che enlra nel mondo, 
fiulando ove e come possa trarre vanlaggio dagli sludii, 
veggendo la sorte che tocca agli eccellenli, sbigottila si 
arresla, e di sapere non prende punto, o si poco da far- 
sene leggier veste di velo, si che paia, se non sia, quel 
che si vorrebbe che fosse. E cosi si perpetua il male, e 
non e rimedio, n6 redcnzione. 

Nei dispiaceri della poverta ebbe per allro qualche 
soave consolazione quale ollre alia gloria e alia buona 
fama, ambizione degli animi elevati, puo desiderarsi un 
vero amico del bene; conciossiach^ se non riesce ad 
utile altrui cio che facciamo, la gloria e dispregevole. 
Quasi tulli i suoi lavori incilarono allri a provare se le 
doUrine ch'egli richiamava dalle islorie polevano con- 
durre a felici risultati. L'opuscolo deWospiUilitd servi al 
duca di Sabbionela a regolare in sua casa una economia; 
le Filippiche e le Clementiney se non ad incita're la lega 
contro il Turco, suo principal fine, valsero a piegare gli 
aninii e le menli a pacifici consigli verso I'Europa ; il Mo- 
ramonle rattempero il furore dei duellist! ; e quale eccilo 
I'emulazione agli studii, e quale indusse maggior dili- 
genza o maggiore giustizia nel governare, e quale insi- 
nu6 precetti di morale se non nuova, ccrto dimanticala, 
siccome ne' Paralleli. 



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E DELLE SUE OPERE. 19 

Lung;i e diffuso io dovrei essere se volessi passare in 
rivisla g)! scriUi lutti quanli di Scipione Ammirato; c 
forse s*io 1i rislampassi tutti, o la maggior parle, sarei 
costretio a farlo. Ma poslo che non mi e conceduto di 
riprodurre che i Discorsi $u Tacilo e le Islorie ^orenlincy 
clie pur sono il suo uiigliore, mi ridurro a discorrere di 
quesli due lavori, e a rescrivere poi Vlndice delle scril- 
ture che rimangono, quale ce Tha lasciato Domenico de 
Angelis da Lecce suo hiografo nel 170G. Tulla la vita 
y'lsse operoso, inslancabile; sdegnoso coiiiro il vizio e la 
ingratiludine, scaldavasi allameiile dov'era da promuo> 
vera ogni sorta di bene pubblico u privato; quelle Cle- 
inenline e YOrazione alia wbilld napoklana sopraluUo, ne 
sono una grande prova per le ragioni pubbliche; per le 
private, si vide quando perseguitato dai neniici di ogni 
buono il suo vecchio amico vescovo ilartclli, vecchio an- 
ch'esso e impotenle a camrainare da Firenze a t\oma die 
di piglio alia penna e con tanta eloquenza ne scrisse la 
difesa che la romana Curia mando il non amalo vescovo, 
noQ solamente assoluto, ma riverito. Cosi egli dava eseni- 
pio delfosservanza vera deiramicizia, per consueto la- 
sciata nelle occasioni a se stessa onde spessissimo il buono 
e calpestato dai Iristi, e i Iristi ardiscono a perseguitare 
1 buoni. 

(^onsacrato prete servi aiTettuoso alia religione e alia 
cariUi, nou predicando il ferro e il fuoc(^ siccbme il se- 
colo che lasciava fanalico domandava, ma ripugnando ad 
ogni yiolenza e appellandosi alia ragione richiamava Ic 
mentl alia dotlrina delFAgnello. DoUrina sanlissi^na dove 
non si mescolino interessi materiali e mondani, i quali 
sfonnano e sfigurano ogni bonla, ogni bellezza. Fu agli 
amici officioso, ai signori corlese, ma non adulanle, e 
nel servirli piu miro al pubblico bene che alia compia- 
cenza privata; cose inulili n^ vuole di sapienza civile non 
prometteva, n6 dava. Sorvenulo dalla morte pari! calmo 
e sereno convertendo un poderetlo fiesolano ai Servi ti 
deirAnnunziata, e una casetta ai Canonici dcila Metropo- 



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20 Dl SCinONE AMMIIUTO 

lilana di Firenze (ove poi fu sepellito) onde gli suffra- 
gasscro Tanima; il reslo, come dissi, al giovane suo 
amanuensc, a cui sostilui lo spedale di S. M. Nuova. Ai 
Montefuscolo c ai Giorgi in casa a cui aveva marilato due 
sorelle non diede nulla; parve che si dimcnticasse della 
terra che Tavea un po' mallratlalo. Quel giovane non fu per 
nulla nipote suo sebbene Tasseri il Uinalli (4), ma nala 
nel 1582 dal muralore Francesco del Bianco e da Susanna 
de'Marchi in nessun modo parenti delfAmmiralo. Que- 
sto giovane doltorato in lettere e teologia fu segrelario 
del principe Lorenzo de' Medici, impiegato nelle riforma- 
gioni, consulla!o in corte. Ebbe un fralello giurista e ca- 
nonico a Pisa ; cur6 come seppe Tonore e gli scrilti del 
maestro; mori a Firenze e fu sepollo al paese natlo in un 
avello che nel 1647 erasi preparalo. 

Per discorrere del lavoro su Tacito, una delle princi- 
pali fatiche dell'Ammirato e necessario salir col pensiero 
al tempo che di poco precesse la sua nascita. 

Inlanto che i popoli perduta lor liberie si andavano 
consolando colla lettura delle memorie di quelle che erano 
stati, i loro dominatori lusingando quella rassegnazione a 
cui li avevano ridoUi ordinavano la compilazione delle 
Storie delle cagioni che avevano condotto lo state a cui 
erano; pareva che ripresentando il passato e dando occa- 
sione di raffrontarlo con quelle che allora era presente 
intendessero a ^duciar delle forze per ritomare a quella 
che furono, e piuttosto a far accettare alia per Gne ci6 
che avevan dinanzi come un mezzo se non a libero, al- 
meno a quieto, avvenire. Solleciti a codeslo furono i Me- 
dici la cui famiglia aveva tanta parte di diritto nclla Sto- 
ria del paese che dominavano ; lo state della loro potenza 
era una conseguenza netta della loro forza e della loro 
ability ; era inutile ogni idea che vagheggiasse un pas§ato 
contrario ai loro interessi. Machiavelli invano avea spie- 

(1) In nota alia pag. 300 del primo volume della sua cdizionc delle 
Stmt deirAmmirato. 



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E DELLE SUE OPERE. 21 

gata ]a politica del Principe assoluto: avca scrillo pei po- 
poli, e*non Favevano ascoltalo; i principi fecer lor pro 
deH'acume del Segrelario repubblicano. 

Ma se la liberie era prostesa, e quasi mor!a, non la 
maledicevano colore i quali la conosccvano, e misericordi 
c carilalcvoli s'ingcgnavano di tenerla in vita, se non po- 
levano rialzarla ; e coperlala del manto della giustizia le 
riparavano \ia via que'colpi, de* quali incessantemenle 
era minacciata. A tale ufQcio alcuni entravano di propo- 
silo, altri senza quasi che s'accorgessero, tirali dalhnde- 
slruUibile forza del la ragione del vero, del giuslo e del 
bene ; e quclli che acceltavano In dominazlone del prin- 
cipalo come una irrepulsabilc conscguenza delle vicende 
passate cercavano ogni modo di frenare Ic ambizioni del 
Principe mentre incilavano i popoli ad acquislare quelle 
virlu che proprie erano del nuovo loro slato. Lo studio 
deiranlicosocfcorrendoad ognibisogno in ognicondizione 
era esca benefica ai pielosi pensieri. Da che Machiavelio 
s'era servile di Livio per riscuotere i popoli dalla pigrizia 
da cui lasciavansi prendere, che li faceva viltime della ti- 
rannide, si cerco se altri era che potcsse dare nella tiran- 
nide qualche salulevole avviso, onde una opinione si sla- 
bilisse cosi unita, che lulte cose non volgcssero airultiina 
ruina. Tacito parve Taulorc; Tacito anzi tan(o maggiore 
di Livio per sentimenti ardili e generosi, pieno d'amor 
per la patria, per la liberie, per la virtu; finissinio scru- 
tatore di tutte le malizie di regno, ma consigliatore di 
prudenza e di pazienza chfe devesi desiderare buon prin- 
cipe, ma sapportore il callivo, non tentare di spegnerlo, 
perocch6 del regicidio si fa vendetta dal successore; onde 
elogio il proprio suocero che avuta sua casa piena di lulto 
da Domiziano, sempre fedde il servi e digniloso il rispello 
quando avrebbe potiito spegnerlo; moralila che la civilla 
presente ha saldamente sancita. 

Tacito non avea ancora trovato lanti detraltori della 
sua fama, o almeno ancora non era stato trovato bugiardo 
e maligno interprele delle azioni de' principi, autor sedi- 



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22 DI SCtPIONE AMMIRATO 

zioso contro rimperio cesareo, incilalor di repubblica ; 
molli 1o studiavanoe rammiravano nella sua lingua, nella 
sua politica, nella sua elocuzione, nel suo.nervo, nelle sue 
grazie d'ogni spezie. Chiarissimo e magnificentissimo 
quanlo Livio, lo superava per quella severity che 6 del 
proprio caraltere del vero Romano; meno credulo di lui^ 
poche volgari favole narr6, e quante narr6 diedele non 
credute, ma udite, in ci6 tanto piu nobiie dello stesso 
Plutarco. Livio a rendere sensibili gli effelli delle sue 
narrazioni usa ad abondanza lo sfoggio delle circostanze 
csleriori de'fatti chenarra; Tacito cosi non lussureggia, 
ma non 6 povero e di quello che non vuole invidiato a 
Livio fa abondante compenso colle riflessioni morali, da 
cui al fine e il vero frulto jche vogliono avere gli studiosi 
delle islorie. Livio nel suo gran lusso di tutto ove I'arle 
oraloria pu6 renderlo immorlale dimentiga spesso che i 
lettori vogliono sapere non della sua abllili di scritlore, 
ma delle azioni di coloro ch'egli melte in iscena; Tacito 
costretlo a riferire parlamenti rendc quel che fu dello e 
non altro, e dove le azioni mililari non concedono molto 
tempo alle parole, al contrario di Livio, e piu conciso di 
Saluslio gran maestro di concisione, scolpisce netto in 
brevi note i piu grandi concetti, in ogni altro luogo dando 
misura sccondo le condizioni,standoeloquentissimo e non 
inferiore a nessuno. L'aringa di Claudio pet* la cilladimnza 
ai Gain non code per nulla alfaringa di Canuleio pei ma- 
trimonii plebeL Tacito nelle proporzioni fu imitator diTu- 
cidide: ni troppo, ne poco; pari in ci6 nella Giugurtina di 
Saluslio il quale fu poco nella Catilinaria, mentre Livio fu 
in molti luoghi troppo. A tempi (lelFAmmirato sentivasi il 
pregio della geografia. Tacito splendidissimo descriltore 
di luoghi, e d'usi, e di costumi, dovea piacere meglio di 
Livio tanto avarissimo di tale officio. 11 libro della Ger- 
mania ^ un capo d'opera che non ebbe pid pari, non che 
superiori; in si piccolo spazio raccolta* cotanta gente e 
tanta terra! occhio avea capevole, occhio di mente su- 
perna; cosi negli Annali e nelle htorie sono pid vivi i 



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E DELLE SUE OPERE. 23 

racconti dov'e la pitlura deMuoghi in che i fatli narrati 
si compiono. Cn allro modello 6 IM^r/co/a. AlTuopo ener- 
gico e patelico,nobile, saggio, cloquenlissimo, piltore dei 
piu vivi e dei piu veri, e per la dizionff savissimo, per le 
firasi propriissimo, allenlo e scrupolosb perGno alia col- 
locazione delle parole, artifizio di Livio, di Cicerone, di 
Cesare, onde produrre grandi e rapidi effetli. Non tuUi i 
luogbi degli Annali e delle htorie sono cosi perfetti, ina 
sono opera conipiula ed eccellente quanto mai altra. Ta- 
cito ha sollevata la Storia ad un grado di vigore e di po- 
teoza cbe nessuno di quanti lo seguirono il pole egua- 
gliore. Livio 6 ai piacenti piii che agli operosi; Tacito 
agli uni e agli altri; se Tuso ragionevole de'libri consi- 
ste in istudiar la scienza delle society, della nalura loro, 
de'loro costumi onde perfezionarne le leorie, renderle 
sensibili, eslenderle, e retlificarle colfesperienza, come 
ben avvertitamente assegna un illustre rrancese,Tiessun 
libfo puo rendere maggior servizio di quelli di Tacito, 
consentendo in codesto anche i suoi stessi nemici. 

Per cio allora quando si grav6 la tirannide , e Vaulo- 
fiik fu voluta superiore alia ragione, discacciale le scienze, 
e perseguitati gli scienziati, slmpedi che un autore tanto 
soJenne rimanesse fra le mani degli studiosi. Bisogn6 ca- 
lunniarlo per ogni verso; e perch6 a cagion della lingua 
dimorava alle scuole, coloro che tutte le scuole avevano 
a s6 trallo irapresero di diffamarlo, e farlo fuggire quale 
scorrello ed impuro; n6 uomini dappoco cio osarono, ma 
persona di bella fama, Casaubono e Strada, pertinenti 
alia sella monopolista, che nella eresia perseguitava la 
libertli perch^ gli eretici inlendevano a salvarla perico- 
lante. Con quei nomi alia mano si fugd Tacilo dalle scuole, 
e quando qualcuno surse a difenderlo (come villoriosa- 
mente fece il compelenlissimo Murel tanlo miglior lati- 
nista dei Casaubono, degli Strada, dei Bapin, dei Du- 
Perron, deiSainl-fivremond e compagni e successori loro) 
tanto pill diiusesi Tadtlo aH'aulore illustre; n6 perocche 
ai padroni della pubblica e privata islruzione valsero le 

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24 DI SCIPIONE AMHIRATO 

lodi di De-Balzac, di Guy Patin, di De-la-Molte, di Tille- 
mont, di Gibbon, di Gordon, di Thomas, n^ che d'Alem- 
berl Tappellasse Principe de^li Storiciy ne che Racine il 
presentasse come il piu grande pUtore dell'antichita, ne 
che rOrgio ne laudasse la scrupolositdj nh che La Harpe 
proclamasse che Tacito era I'autore piii profondo in foli- 
ticOj e quelle che aveva dalo il caratlere piu imponente alia 
Storia. Ci6 dico non valse: e tuttavia dura Tavversione 
in colore che pur non hanno piu ragione di amare Tas- 
solutismo, n^ Tamano. Al Tiraboschi gesuita Tacito pa- 
reva di una forza e di una espressione superiore forse 
a tutli gli storici, e lo dicea storico filosofo pei caratteri 
espressi, i sentimenti, gli efTetli che spiega ; ma non potea 
digerire cio che il vero gli ponea suUo stomaco, c pronua- 
ziava che la forza e la espressione gli sembravano esa- 
gerale. Codesto aveva <letto il suo confratello BrotJer 
d'allronde grande ammiralore di si illutre autore ; D'fi- 
vremont non era per creder Tacito quasi un roraanziere? 
L'educazione eunuca rinegava quelle che non poleva ca- 
pire, e resisleva al vero. I nostri lalinanti non sapendo 
piu che dire lo dicono oscuro, e trovan chiaro Salustio 
cui non trovavan chiaro Quintiliano e Seneca lalini, c a 
lui vicinissimi! Piullosto pensiamo che tanta paura di si 
grave autore sia dal tempo in che viviamo vergognoso, 
perocchd la virtu romana e rimprovero alia nostra acci- 
dia ; e troppo rimane d'intero odi rovine nclle nostre po- 
litiche per guardarli in faccia franchi e sereni.Non ci sono 
piu i Cosimi, ne i Filippi, ne Bonaparte era un Luigi XI 
un Enrico Ylll per tremare in faccia a suoi volumi ; 
ci6 non di m^no Timperalor de' Francesi disprezzava 
Tacito che se non in altro imitava ne' parlamenti, nei 
proclami, nel vibrato ed ordinatissime tessuto de' con- 
cetti si che a rendere la vita di quel grande politico e 
guerricro non varrli che il tempo che un nuovo Tacito 
produca. Bonaparte discaccio Tacito dalle scuole che po- 
tevano voler sapere perche le opere de'Principi abbiano 
ad essere discordi dalle .promesse, e altera parve tiranno 



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K DELLB SUE OPERE. 25 

quando impedi che i liberi morti e vivi fossero lasciati 
parlare. 

Al lerapo deli'Ammirato molti s'erano posti attorno a 
Tacito quali illustrandolo, quali censurandolo di filologia 
e di politica, e perocche era stato scriltore di tempi di 
principato lasciavasi a Machiavello d'essersi attaccato a 
Livio, attaccavansi essi a non meno illustre, ma a meno 
pericoloso aulore. E prima e dopo TAmmiralo continud 
la smania di scriver su Tacilo; nolo fra i moltissimi: Fi- 
lippo Cavriana, Virgilio Malvezzi, Traiano Boccalini, For- 
slner, Boeder, Amelot de la Houssaye, Tommaso Gordon; 
migliore fra loro TAmelot, migliore deirAmclot TAmmi- 
rato il quale con falli ricavati Ira da esso Tacito e da allri 
slorici antichi e moderni con Tacilo concordanli mise in 
lace quanto giudicava opportuno airoltimo governare del 
principi e airotlimo vivere de' cittadini. Ormai per lullo 
il secolo XVI e per tullo il xvii non era tenuto sapiente, 
ne buon politico , quegli che non avesse tenulo discorso 
di Tacilo ; i gesuili soli polerono frenare la passione. No 
i principi d*allora lemcvano conseguenza alcuna di quegli 
sludii. Vediamo che TAmmirato leggcva i suoi Discorsi 
alia corle di Toscana, e il Granduca si proponeva di met- 
tere a prova alcuni de' suggcrimenti di governo che il 
buon prete proponeva quali conseguenze delle sue dis- 
quisizioni; li vediamo esaminati dall'accademia fioren- 
tina, che fu poi della Crusca^ li vediamo accettati dalla 
Granduchessa e dal Granduca siccome lavoro caro e gra- 
dilo; li vediamo correre applaudili per le corli genlili di 
Europa, slampali e rislampati, e per piu universal diffu- 
sione Iradotti in latino. 

Perche quelli erano tempi in cui per ogni via il prin- 
cipato volea ingrossar le radici onde resislere a qualun- 
que bufera, si giudicherebbe forse che questi Z>wcor« 
bssero in piaggiamento alia tirannide, una vile adula- 
zbne al polere? Maino, e noi certo non li avremmo ca- 
vai dall'oblivione. Quanto aU'Amrairato, che professava 



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26 DI SCIPIONE AHMIRATO 

come rantichissimo filosofo sempre accetlissimo airita- 
lia: i governi variarsi coi coslumi e le condizioni umane^ 
na(o sotto il principato, al principato quietamente obe- 
diva,.al principato serviva, dal principato godeva onori 
e beni; ma dove enlrava la giustizia e Tosservanza del 
diritlo civile non si teneva di parlar alto anco .a' prin- 
cipi, sebben rispettoso. E conciossiach^ li conosceva di 
natura alliera (1) e non pazienti a lasciar parlare e scri- 
vere liberamente, distese proprio discorso (2) per provare 
esse re imprudente e insiememeiUe scelerata opera punir gli 
scrilloriy e prevenendo ogni motto de' piccati alzo la voce 
« e perche i principi non s'ingegnano di vivere in moda 
<c che non dia lor noia che di essi il vero si scriva? e 
« se il sentire i loro nemici lodare par die sia scema- 
« menlo de' loro onori, perche non si recano anzi a glo- 
« ria d'averli vinti? e se temono che i sudditi al nome 
« di colore destandosi , nuove cose non tentirio , perche 
« non si studiano di far Timperio loro in guisa amabile 
« che eziandio posta in loro elezione in eterno altra si- 
« gnoria non hramino che la presente? » Ne si conten- 
tava di gridare contra chi avesse voluto chiuder la bocca 
ai savii, biasimava la vilta in che si era caduti da con- 
sentire tacitamenle e universalmente vietala la rappre- 
sentazione della tragedia che non degnando d'insegnare ai 
privati ha solo ogni suo pensiero alia dottrina de' Prin- 
cipi; avvegnache per quel silenzio niuno era che osasse 
ripigliare i Re, e i Re non avrebbero sofferto d*ascoltarlo 
come quelli che non voglion maestro (3). Severissimo 
dov'e il ben della patria non 6 tanto rispettoso, che scar- 
dando il lodato animo di Agricola, non dica ottirao av- 
vise uccidere il tiranno fosse anche di sangue congiunto^ 
e otlima opera quella di Tiraoleone che fu consenziente 



(1) Disc. 1 sul lib. 5 e sul 6 Anriali. 

(2) Disc. 8 sul lib. 4 Annali. 

(3) Disc. 4 sul lib. 2 Slme: 



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K DELLB SUB OPERE. 27 

alia morte del fratello tiranno (1), doltrina un poco sel- 
vaggia; e unitosi quivi con Machiavello dimostra con 
maggior abondanza di citazioni il Principe piu operare 
coU'esempio che con !e pene (2). Qnesto scriveva, leg- 
geva e dava a leggere al Granduca e alia Granduchessa 
di Toscana menlre prof6ssava essere il Principe ombra^ 
imagine y ministro di Dio {3]. Di vero se il Re regge come 
Dio regge, c\ot con iscnipolosa giustizia e con amore 
infinite, il Re t imagine di Dio; e il Granduca non ri- 
gettava da s6 il libro, n6 discncciava ne rimproverava 
il doUore, ma prometteva di far buon uso delle dotlrine 
e di sperimentarne alcune. Allorche demmo alia luce 
(in questa Biblioteca] il Porzio, e compimmo con uno 
scritlo del Capellone inedito la sloria delle Congiure del 
i5i7, Tivvisai la liberie grande di queiraulore che seb- 
bene servilore dei Doria e di Carlo imperalore non ri- 
sparmio censura ai loro errori ; « (an to maggiori quei 
grandi erano di taluni oggi vivi pennalosissimi ! onde di 
tanto parrebbe stimabile il cinquecenlo suH'ottocento di 
quanto godeva di libera espressione il vero, e gli slorici lo 
avilavan ne' libri, e n'andavan lodali e rimunerali (4). » 
Ma quantunque imagini di Dio non si reputavano infal- 
libili, ne Torgoglio n6 la vilti^ li balleva poich6 savi e 
sapienti erano, mentre in questi present! colla presun- 
zione e Tignoranza gigante; male grande, e perch^ uni- 
Tersale, universalmenle senlilo, volentesi ma non lanlo 
possibile ad estirparsi, poich6 le scuole sono sciupate fra 
le inezie e le ciance, respinle le soslanziali cose, respinto 
chi innanzi facciasi per provar allro, perseguilalo, calun- 
niato, battuto da una fazione che conscia della propria in- 

(1) Disc. 7 sul lib. 3 Annali. 

(2) Disc. 9 sul lib. stesso. 

(3) Disc. 8 sul lib. 2 Annali e disc. 5 al lib. 2 degli Annali. 

(4) Opcre di Camillo Ponio ridotte a corretta lezione secendo le in- 
tejuiooi di Pietro Giordani dal prof. Luciano ScarabeUi. Torino, Cu- 
gini Pomba e C, 1852> pag. 360. 



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28 DI SCIPIONE AMHIRATO 

sufficienza (per non dirla trista e ignoranlissima), sta vi- 
gile a non permellerc che gente migliore si mescoli con 
essa per limore che ad esempio deirislrice non la co- 
stfinga ad uscire dal covo. Al qual caso sovvienc como- 
damente una dotlrina deirAmmirato distesa in uno dei 
suoi Opuscoli, e ri toccata ne' suoi discorsi su Tacilo (1^ : 
se gli onori si dehbano procurare, e cogli onori gli officii, 
e perche gli onori negati aggiungano ripulazionc. Del quale 
argomenlo gi^ ebbimo parole nella Memoria per la vita 
e gli scrilti di Guide cardinal di Benlivoglio a proposito 
del vescovo di Lucon che fu cardinale di Richelieu (2; ; 
argomento importanlc in ogni tempo e piu nelle condi- 
zioni di un governo liberate in questi di in che tanti sforzi 
si fanno per redimere la dignitii umana dal vilipendio in 
chns da quatlro secoli vive. 

Braccio Marlelli fiorentino dotlo dcllc istorie sacre e 
profane, animoso del behe, letto in S. Paolo che chiunque 
chiede il vescovado buona opera desidera, chiese cd ebbc 
il pastorale di Fiesole; ma il gregge era piccolo alia sua 
voglia di pascere, chiese ed ottennc di cambiarlo con quello 
di Lecce cilta della provincia d'Otranto, ma dopo Napoli 
allora la principale. Come vi si tenesse 6 da leggere TAm- 
mirato, e noi un poco ne abbiamo gih dctto; ma egli era 
state al Concilio di Trento, avea conosciulo le piaghe della 
Chiesa, e scorlo come gl' interessi curiali avevano prevalso 
dgrinteressi della Religione, e i Papi non lasciavano spe- 
ranza di rimodio. L'animo suo era addolorato. Plalone scri- 
veva ad Archita che non si dete star indielro mai dal chie- 
dere i posli dove piu che da altri si pud far hency cotal passo 
die animo al Marlelli a chiedere nuovamente ; manddadun- 
que il Martelli TAmmirato a Roma domandando il cardi- 
nalato, dicendo a vise aperto e page di sua coscienza « non 

(1) Disc. 6 sul lib. 4 Annali. 

(2) Lettere DiplomalicM di Guido Dcntivoglio, ora per la piima volta 
pnbblicatc per cura di Luciano Scarabelli. Torino, Pomba, 1852, Vol. I , 
pag. 29 c seg. 



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E DELLE SUE OPE RE. 29 

«( braraar tanto per esserc cardinale quanto per vivere con 
f una bella conesla speranza di poler pervenire al ponte^ 
« ficato ove quando fosse mai arrivato credeva con quello 
c stromenlo poler fare molte cose utili alia cristlanita » ed 
era uomo da mantener la parola se aveva fra molti e gra- 
Tissimi ostacoU provvedulo altamente alia sua diocesi in 
mode strano corrolla, e la al Concilio propugnala la causa 
della dignity e della indipendenza episcopale dalle preten- 
sioni di Roma. Non essendo le sue Ic intenzioni de'cardi- 
nali e del Papa, la sua domanda fu per senipre respinla; il 
cappcllo era per quelli che mantenuto avrebbero la poli- 
lica romana della invasione universale. Come Cicerone 
si dolse a ragione di Catonc che non gli concesse il Con- 
solato quando chiedevalo per opporsi a Cesare, il Mar- 
telli si dolse della ripulsa; male a lui che la fazione per- 
versa il tribol6 quantunque santissimo e nella vecchiaia 
venerabile fu a un pelo di perdere Tonore e rofficio. Cosl 
oggigiorno gia non si contentano i malvagi di chiudere 
il passo al savto che pu6 rompere i ihali e fabbricarvi i 
beni, ma si levano contro lui e lo accusano e lo perse- 
guitano senza posa, non pensando, gli stolti, che gli of- 
ficii e gli onori, vielali a chi ha dalo saggio di sapere, 
anzicbe infamia accrescono ripulazione; il che Se i go- 
vernanli considerassero, e la mente avessero al principio 
del buon servizio: che chi non sa non puo servir bene, 
e chi sa non teroe delle compagnie de'sapienti, difdalo 
quesfa colal gcnia sparpaglierebbero. L'Ammiralo all'e- 
sempio del Marlelli fatlo quesilo: «Se i morlali debbano 
«procurare lore glorie e onori, oppure sprezzarli," o se 
« una volta chiesli e non ollenuti, di nuovo debbano fame 
<impresa, e in somma ingegnarsi con ogni polere che a 
tloro merili debba appresso seguime il testimonio della 
c gloria c deironorei non solo rispotide a Camillo degli 
Albizzi: che <gli onori si devono procurare, cio6 i ma- 
<gisfrati e le dignity, non solo senza tema d'infamia, ma 
c eziandio con isperanza grandissima di lode, se a quelli 
csi ?a con I'animo acconcio a ben operare> e le dignity 



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30 DI SCIPIOKE AMMIRATO 

siano per strumento a nobili fini, e non per fine; ma 
eziandio biasima coloro che gli onori sprezzano, o cbie- 
sli e negati non toniano a dimandarli, parendo a lui che 
piu sia lodevole chi piu fatica, e che piii falichi Tuomo 
che vuol conseguire a dispelto deile ripuise. cE la 
a: virtu, continua, cosa maiagevole a conseguire, e gli 
a:uomini per lo sovenle si rilraggono indieiro vinti dalla 
« fatica; onde par che a gran ragione ci sia mosso ncgli 
4animi dalla natura lo stimolo delfonore, il quale lusin- 
<cgandoci in questo faticoso cammino con la speranza 
« delta gloria, quasi porgendoci la mano ci conduca in- 
<isino alia sommita di essa virtu; ma uiolto piu che la 
t fatica quasi bestia terribile e spaventosa niuna cosa e 
«che piu tenga a dietro gli uoniini (per ci6 che i caltivi 
«pur da s^sovercbio arditi a farsi innanzi), che il timore 
« del potersi oppor loro il nome e il titolo di ambiziosi. 
a Onde conviene avere in se una virtu che vinca e so- 
« prastia a questo timore, e che disprezzando la presente 
«opinione, che di s6 potesse destare negli animi delle 
«persone si appaghi non meno della coscienza sua che 
«di que' frulti che in processo di tempo deU'aver quella 
cdignita e onor preso potessero derivare. » E poco in- 
nanzi: <cse conosce in s6 diligeuza e destrezza in trattar 
« le cose del suo Comune o del suo Principe, o animo in- 
« vitto alio splendor delToro, o robustezza e vigore nelle 
4iccose di guerra, o perizia alcuna o scienza intorno al- 
<cun'arte, o ingegno, volgasi pure arditamente a chieder 
«siffatte cose che ne riportera sempre e gloria e riputa- 
« zione immortale. Non aombri per le ripuise n6 si stimi 
< da meno di coloco, i quali benche indegni sono in sif- 
« fatte cose impiegati, essendo cio colpa e fallo non suo, 
€ ma di chi non conoscendo il suo valore continua a ser- 
« virsi di ministri ohe gli apportano biasimo o vergpgna. 
€Non istia ansioso n6 si rechi a vergogna il non consc- 
cguire quegli onori de' quali e meritevolc, ma inqualun- 
€ que state egli si trova studiisi di portarsi in mode che 
€ sia conosciuto ch'egli sarebbe capace di qualunque for- 



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E DBLLE SUE OPBRE. 31 

«iuna.> E rAmmiralo po(ea parlare anche per proprio 
sperimento perche scontento sempre ed irrequielo non poso 
mai finche non giunse a cio a cui era inclinato. Senza la 
sua irrcquietezza non avrebbe la Toscana il piu bel corpo 
diSlorie che'si polea imaginary, ne le Lellere Italiane 
tanti documenli di buona lingua e di buona politica quali 
pur diede quel lecciatino. Non Irasando per altro rAmmi- 
ralo in quella opinione di avverlire a* governanli che seb- 
beneallrinon chiegga ofGci ed onorisono essiinobbligo 
di darli a chi si e procaccialo nel mondo fama di abile e 
di sapienle, conciossiach^ non invano Tuomo di cuore si 
procaccia fama di capace nel mondo ma spera cbe questa 
fama gli secya di pelizioUe agli officii pubblici ne' quali 
possa giovare alia palria; e riporta a proposilo Tesempio 
di Serapione, a cui Alessandro non dava mai nulla. Sera- 
pione giuocavaalla palla con lui e con altri in liela brigala 
ma si guardava bene di mandarla ad Alessandro quando a 
lui perveniva. Alessandro nolata la cosa domando a Sera- 
pione: E perche non mi mandi la palla mai? Serapione ri- 
spose: Percb^Don lacbiedi.lntese Alessandro e non sioffese, 
epoi mollo dond. Dunque ai governanti Ammiralo insegna 
che gli ofQci negarsi devono ai catlivi e agKinelti ; cbe i buoni 
ecapaci li devono cbiedere n^ sgomentarsi delle ripulse; 
darsi anche ai notorii di capacila cbe non cbiedono, piu 
ricisamente darsi a chi li chiegga non per fine d'ambizione 
di proprio lucro, ma per fine di operare il bene. Del reslo i 
premii e gli onori e gli offici ben dati eccitano opere mag- 
giori e piu numerose, buone e utili; i premii merilali e ne- 
gati abbattono gli animi e li ammalano. Per lo State allora 
e il lucro cessante e W danno emergente. 

Sitnilemente libere parole emetteva allora Tautdre quando 
perdula o temuta la milizia cittadina i Principi davano la 
guardia del paese a slranie genti e caramenle pagate; 
oade negate Parmi ai sudditi li allevavano in pauxosa vilta 
si che, alPoccasione, patria e roba cadevan senza ritegno 
in man di nemici(l); quindi insisleva che il Principe ar- 

(1) Disc. 2 sul lib. 4 delle htorie. 



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32 DI SCIPIONB AMMIRATO 

masse i suoi sudditi e dove altri spendeva in armi fore- 
stiere, che non hanno amore ad un paese che non 6 la lor 
patria, egli non spenda nuHa ed abb'ra una guardia agl'in- 
teressi del paese legata e sicura. E avvegnach^ ben co- 
nosceva le difficolla gravi in solloporre gli adulti a disci- 
pline e faliche allc quali i eorpi allrimenti allevati non 
parevan piii falti prudentissimo consiglio che si comin- 
ciasse da fanciulli si che «dai dieci anni insino ai quindici 
t in lal guisa s'andassero ammaostrando cosi nel raarciare 
« al suon del lamburo, come al saltare, al hnciare, al 
«nuolo e alle altre cose> promellendo riuscita maravi- 
gliosa «massimamente se col corpo verr^ anche esercitato 
« Tanimo alia pazienza, alFonore, alia fedeli^, alia for- 
ce tezza, alia sobrietli, a tulli que'buoni precetli per mezzo 
«de' quali s'acquista Tabito a virtu. )> Alle future genii 
parri strano che al nobile e generoso pensiero di Carlo 
Boncompagni di meltere allc scuolc Tesercizio delle armi 
e un simulacro di militar disciplina ai Collegi Nazionali, 
la gente vecchia di nobill^ e di chiesa non rispondesse che 
quorelando; snervata ed evirata da una iniqua educazipne 
non puo conoscere ne apprezzare i benefizi de'vigorosi e 
de'savi. Ne le vale avere continue innanzi vivo e presente 
Tesempio di Re Vittorio e del Fra telle allevati severa- 
menle dal Padre, visso egli stesso severe, Iratti dagli ozii 
della reggia alia guerra, stativi intrepidi innanzi a tutti, 
maraviglia ed amor deU'esercito; ma vari*^ ai futuri, se 
nello scuole nazionali e municipali le discipline ad in- 
struire le menti e comporre gli anirai si eleverannoalFabi- 
lili di quelle che si sono posle a invigorire i corpi. Di che 
per una parte TAmmirato ha precise discorso per consi- 
gliare che innanzi alio studio deirora/orta si ponga quelle 
delle cognizioni degli uomini e della natura loro secondo 
il concetto deHo Slagirita, onde non render vana quell'arte, 
« non si potendo con qualunque veemeoza e adornezza di 
«dire, muover chicchessia, se ci sono ignote quali son 
€ quelle cose che sono atte a rendercelo grato (i), » la 
(1) Disc. 7 sul lib. 4 Annali. 



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E DELLK SUE OPERE. ' 33 

quale opinione fu sioo al presente respinta e solo foii per 
opera del piemontese Paciaudi fare capolino a Parma 
quando per uh poco faropo sgoroinaii i ^stratori de'cer- 
velli umani. Oggi riamessa non k senza^ avversitii ma se 
ci durino benigni i cieli si spanderji, si accrescer^. 

Registrar qai.tuUe le opinion! santissimedeirAmmirato, 
cbe ^engono a'nostri tempi mofto a proposito, renderehbe 
voluminosa sroisuratamente questa memoria, per ci6 ri- 
roandiamo i^ lettori ai Ducorsiy ma neUe lodi che tribu- 
littno al nostro antore non pensiamo di astenerci dal dire 
cbe pareccbie altre dotlrine o non sono giuste o non piu 
a' tempi consooe, come adesempio il doversi conservare 
I'antica nobiltii (1), o Taffannarsi a crescere il numero di 
cbi Yiva in ^eUbato (2). Veramente pregiudizio volgare val 
piu che sapienza e volonta di Principe fincbi le plebi non 
siano educate e illHminate;^Napo!eone disfece la vecchia 
nobilt^, ma nen poti impedire clie i coetanei venerassero 
1 loro conti e marcfaesf. Oggi passato mezzo secolo, fatla 
la lace, il pregiudizio decUna e Tuolsi nei discesi da 
sangue illustre qualche effettiva ed efBcaee virtA; ci6 non 
di mena se la nobilt^ Yeccbia e progemale ^ legata con 
qnalche interesse utile alio State, .percbi privarla degli 
OQori se non li ba deifieritati? ridiirla poi-tutta alia nuova 
e perumaie ^ far fallo alle origin! cbe pur furono onore- 
voli e alle qual! il Princii(e stesso" appartiene. Piuttosto 
la nobiltli cbe non risponde al nome, fissato un termine e 
non correlta, sia cassa. II titolo di nobilt^'^ un retag^ 
come qnalnnque avere;cbi'disonora la casa,o'iion laman- 
tiene nel lustw procurato dal suo autore, falliste n^ pu6 
piu lasciare ai figlitioli quel cbe non ba; n6 il Principe 
imol circondarsi di falliti. Se questo proposito ^i acceltasse 
per termine di transazione ne scenderebbe utile e gloria 
al regno; eraulazione produsse mai sempre buoni frutti, 
fioir! Temulare fia le due nobilt^ ecciterebbe senz'altro 

(1) Disc. 8 sul lib. ^ Annali. 

(2) Dise 12 sul lib. stesso. 

Vol. I, ~ 3 AuMiRATO. Itlorit Fiorentine. 

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34 Bl SCIPIOIfE AMHIRATO 

beni superni. Quanto.airaltra doUrina: un tribunate, non 
ecclesiasticOy teste ci dichiaro che la vita monacale 6 la 
piu sicura per raggiuogere il p^radiso; rAmmirato sta 
per dir celestissima la vita delle vergini. Che sarebbe della 
. Society e del Hondo, se maschi e femmine si chiudesser 
tutti ne' Cenobii in osservanza di celibato? Eppure la di- 
vina sapienza^ appena creato Y u&xao, gli disse : cresci e 
moltiplicati! Cotali non ammogliati reputa rAmmirato 
degni di premio. Veik sua gi^ tanto si abituava a vene- 
rarii che giudicava beate U generazioni che/ossero staid 
ammannite da loro. Nel successivo secolo monaci e frati 
del due sessi, vegliante Tinquisiziohe , dirigenti i gesuiii, 
ebberoTisiruzione e la educazione di tutto il mondo cat- 
tolico. Non sappiamo quanto santb Tabbiane fattp, sap* 
piamo quanto ignorantissimo e bestialmente superstizioso, 
e pauroso del bene che giorno per-giorao Dio gli manda. 

Di queste e cotali scappate ben tenemmo contoin questa 
ristampa , e ponemmo m nota gli appunti ; ma a ogni modo 
non dovendo e^peusare alcuno d'intendere da nessun li- 
€ bro meglio cbe^lagU storici 1^ cose di Sta(p per clo che 
€ in essi non in speculazioni nui in fatto sono i preCetti 
€ che occorrono ognidi smaltiti da'govemi del regna.e 
€ delle repubblicbe, delle paci, delle guerre, delle confe- 
cderazioni e di tutti i maneggi pubb)ici (i)» e del viver 
priv^to, e non esseudo (brse niun libro che abbia raccolti 
e coordinati ai tauti e diversi intendimcnti della vita civile 
politica sia per servlzio di principi, o magistrati, che di 
cittadini quahmque quanto questo dei Discord delFAm- 
mirato sopra gli AnnaU e le Istorie di CorneHo TacUOj 
non esitammo, ^orae gia abbiam detto,.di richiamarlo 
dall'obliviene in che giaceva , se oggi appunto si racco-- 
mandi lo studio- delle Istorid de' fatti umani. 

Questi Discorsi furono riveduti dagli Accademiti fio- 
rentini ma non sono senza qualche neo gramaticale; qua 
e col& ove intesse testi latini dh innanzi e dopo il testo la 



(1) Disc. 13 sul lib. 13 Annali. 



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S DELLS SUB OPBRE. 35 

traduzione, ma talora se ne dimentica. Noi in questa edi- 
zione awertimmo k inesatlezze della gramatica , e le tra- 
dozioni mancanti ponemito, fra parenlesi, dopo i testi 
htini. Di ogni citazione che fa avea egli messo i richiami 
ne'margini, noi quei riehi&nii onunetlemmo per iscan&are 
una sdva inutile di nuineri (ben quattro mila e piu!) po- 
tendo come* in Macbiarelli star le nomine degli autori o 
de*fotti senz'altro: se altri piu-voglia^sono alle biblioteche 
in Servizio degli erudili le edizioni de*Giunti del 1598 fatta 
in Firenze e del 4599 fatta in Venezia; v*^ la padovana del 
Frambotto del 1642, la laXina di ElenopoU (Francoforte sul 
Meno) del 1609; si gus^rdi dalla bresciana del 1599 spro- 
positata nel latino, nelfilalia^o, nei numeri di citazione, 
« nei richiami. 

L'Ammirato qua e cola ha preso di mira il Hachiavelli 
e ^4 provato in piu luoghi a.mostrare che aveva errato. 
Non Ti ^ sempre riuscito, e noi Tabbiamo a queMuoghi 
notato, ma abhiatno awertito Qltresi dove parla di lui, 
perche mai non lo ha per nome chiamato. Pare che non 
ostanta gli studii a sostentare il principalo messo in Fi- 
renze da piu che mezzo secolo a que* tempi avesse il Ma- 
chiaTelli tanti divoti che non potesse tanto facilinente ne 
impunemente nessuno tentare di porsifaccia a'faccia con 
lui. Maclnavelli i piu de*capitoli de*suoi tre libri suUa 
Beca prima di Livio lego con logica, e ragione politica; 
TAmmirato ksCi6 distinti gli argomenti e fece discorsi 
isolati sebbene molli si chiamiuo a vicenda ed egli slesso 
accenni qua e col^ come Tuno star non possa senza Taltro. 
Noi, perch^ ciascuno pu6 stare da s6, non abbiamo turbato 
Fordine che Vautore lor diede. 11 quale scelse gli argo- 
menti m via che voltava le pa^ne del suo maestro, nreno 
una volta che pel Discorso secondo sul libro terzo Sello 
fttorfe 81 servi di un tratto anleriore airallro preso pel Di- 
scorso primo. Cenlo quaraidadue sond i Discorsi. L'edizione 
di Tacito servita aD'Ammirato iioh da^a distinte le Storie 
dagfi Armali, non divideva quelle opere pei* paragrafi; 
dtando l passi accenno alle carte della stampa che avea 



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36 DI SCIPIONE AMMIRATO 

fra mano; confuse ci6 che abbiarao del libro quinto degU 
Anndi col libro sesto, e noiferce soloain quinto. Che gli 
Anmli e le klorie fossero un . seguito sdo fu opinione 
attribjuita daU'Allacci al Quarenghi. che si fondava sopra 
un teslo di §« Girolamo. Dopo che si h divisa (per un passo 
avverlito di Tacilo istesso) I'un'opera dairakra , si rinvenne 
dal Vossio, da Bayle, da RoUin, da Brotier,.da.TiralH>- 
schi, da altri che le hU>riesi scrivessero innanzi agli/ln- 
nali, non ostanle che i pedanii sit ostinino a voler ehe 
Tacito abbia dovuto mandar la penna secondo Tordine degli 
avvenimenti che aveva a narrare. Magna sapienza di certi 
meiodisUy non nuovi oggi, come si crede. Che differenza 
sia nel significato d'Annali e nel signiiicato di Slorie non 
seppe ben dire Aulo Gellio, ma pare che nolle Starie lo 
scriitore sia piu libero alia speculazione. In tal case sa- 
remmo del. parere di que'chiarissimi, perocchfe pup be- 
nissimo es$ere che mancando airautore il tempo di far 
piu composto lavoro , il proseguisse piu alio sempUce » 
tanto piu che mori sensa poter finire tutto il sue disegnou- 
Noi dunque ponemmo ad ogni Discorso il tratto preso a 
testo od argomento , e segnammo in quale paragrafo e in 
qual libro delle modeme divisioni pu6 rinvenirsi-, ne man- 
cammo, per chi non sa di latina, di porre-a dasc^n d'essi 
la traduzione. . . ' 

Le Storie FiorenUne sono la maggior fartica del nostro 
autore. Meglio si tit($lerebbero Atmali poicb^ yeramente 
sono di talejforma e piu prestamente dello SUUo^rerUino; 
poich^ non di sols^ Firenze discorre,.ma di iutte le terre 
che ebbero a far con Firenze e allora al principe fioren- 
tino obedivano. Paziente indagatore delle origini respinse 
le favole del Yillani e [scever6 il vero dal verosimile e 
dal noa vero;"negli inizii molte nolizi^, prima Ignorate 
scrisse e forse con [troppa prolissit& minute,, m^ dov'.d 
affatto buio consola ogni minima scintilla ; avanzando nolle 
epoche dove cresceva materia si troy6 , non che prudente,. 
sayio.nella scdta sia pel numero che per la' sostanza. 
Polposo h lo stile , abastanza serrate, parole quante ba- 



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E DELLE SUE OPEBE. 37 

stano* a significare le cose , di pura fonte , cribrate con 
amore; sugoso , eloquente , sentenziator libero e dignitoso; 
alle umane passion! compassioneTole, ma son arrende- 
vole; pertinace nel biasimare ogni sorta di azioni ingiuste 
ed iniqae , rispettoso nel condannare le opinioni , ma fermo 
a pnaire di mala fkma i peccati de' traditori. Come scrit- 
tore pare che molto stndiasse i latini, ai saoi nazionali 
guardasse in vplto piu per conoscerli che per imitarli, a 
aessnno, di quanti* il precedettero Bomiglia se bene abbia 
suono e grazia di lore ^ledesimi spezialmente de'Villani 
€ talvolta anche di^ Macbiavelli. Forse Tacko gli parve 
ancora romano , e gli Italian! disformi dai padroni del 
mondo ; le eU erane certo diverse , e la liberta de! due 
tempi per diverse cagSoni afflitta e caduta. II nervo di 
Taeito e di Hachiav^Ui serJ)6 qua e col^ nelle concioni, 
brevi , natural! , opportune; Qelle narrazioni come TAdriani 
sembra Livieseo. Piii che (pialunque altro lavoro questo 
<}6lle Istorie limd sebbene non tutto, sorpresolo in sul fatto 
lik morte.'Ma a* primi vent! libri cbe (ilano sino al ritorno di 
Cosimo il Yocchio in patria, cio^ sino al 1534 e cbe pubblico 
in proprio'vivente non resta nulla a desidertre,'e poco 
manca agli altri che seguono, che ^ono quindici, scendendo 
la storia sina al 1574 in che mori il Grahduca Cosimo. 

Voleva egli condurre la sua natraziono sino all'anno 
i587, ultimo della vita del Granduca Francesco, ^d'at- 
leadevas! poi al desiderio di chi lo stimolava a finirla col 
secolo , ma n^n gli fu coHceduto di soddi«fare n^' a se 
slesso, n^ agli altri. Pare che airanno T594 iPon fdssero 
proDti che died libri, sino alia conclusione dellavguerra 
fiorentina contro Giovanni Viscpnti ; ma nel 1600 ne usci- 
rono i #Bti , dedicati al Granduca Ferdinando , e con una 
avvertenza ai lector! , che delle storie che mancavano di 
certe origin! , avrebbe dato relazione in una seconda edi- 
zionct, accortosi tdrdo deUa utility loro. La seconda edi- 
zione non pot^ fare, i>oiche dopo sette mesi mori, ma si 
'vide nella stampa , che poi diede fuori il suo erede., che 
mantenne la parola sul manoscritto. 

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38 DI SCIPIONB AMMIRATO 

Quella ristampa fu fatta oiolto scenciamQnte. Prima il 
ttio erede di6 fuori la seconda parte delle Istorfe , poi ri- 
pubblic6 la prima. Questa prima apparve iu molli luoghi 
mutala o pertolta o per aggiunta senza che si sappia se 
per volopta deirautore, o per opera d^altri, aoltre p ci6 
i'erede si fece ledto aggiungervi del proprio virgolando i 
margin! delle sue intarsiature. Veraraente non. in tutla 
la storia questo si arrogo ma solamente nella parte prima, 
ussia ne' venti libri che TAmmirafo a?aagik dati in hice; 
cidnondimeno assai sgraziatamente fece, interrompendo 
le narrazioni e il filo delle idee, e mescolando al nobite 
scrivere del suo maestro un suo stUaccio da 1[)anco. Se 
Ammirato fosse vissuto, certo cotal ludibrio non avrebbe 
voluto toUerare. N6 il tolleriamo noi che gi^ ci dolemmo 
di minori arroganze. d'altri inxpudenti che pretesero inse- 
gnare a' maestri, e correggerli morti, non eqceltuato il 
Gamba, di che gia il Giordani ebbe anch*egli a ddlersi 
che dotto del valore dei libri;', ma non deU'arte e dei fini 
degli aiitori, con sacrilega manoli ritag)iasse.Inchefurono 
meno censurabili i divoli alle esigonze tedesche, i quali 
non pofendo stampare liberamente i volumldella ^pienza 
italica assunsero di postillarli a pi6 di p^gina perdissoa- 
dere i lettori'da4la fecle che gli autori si mciritavano. Era 
pur danno, ma soloa pochi, e agli svogliati deirattenzione, 
ch^ in sostanza quelle che gli autori deto aveano a loro 
non si fraudava, n^ le roaravigliese linee de'disegni si 
rompevano e^udstavano. Nes^na scusa era da consentirsi 
air^rede deirAmmirato. . , 

Starpp6 egll, rerede,*in due-volumi quel tomo di venli 
libri che Tautore avea pubblicato in an solo, e tralasci6 
la dedica da esse lui j)Osta a Ferdinando Prime, .6($tituen- 
dovene upa di auo a Ferdinando II Granduca; conlinu6 
ne' due volumi la paginatura si ehe il prime lega sine alia 
pag; 553 e cammina Taltra sino alia 1103 che 6 Tultima 
innanzi agli avvisi delta censura dati nel 1644 e 1645; la 
quale stamps froita dial tipografo Amador Ma$si Forlivese 
in Firenze nel 1647 fu dall'editore dedicata il 5 d'aprile 



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S BELLE SUE OPBRE. 99 

dell'anno saccessivo. La seconda parte che arriva sino 
all'anno 1574 fa , come dissi , sUrApata innanzi alia prima ^ 
difhtli porta la dedica del 10 dicembre 1640, e Vimpres- 
sione del liassi isies^acol sao socio Landi dd 1641. Qaesta 
diversita dicontegno fa cagionata dalle stitichezze della 
censara ecclesiastica inquisitoriale che fmi per tagliare 
dal libro xxvm alFanno 1511 un brano che riguardaya i 
Concilii non oetante che sin dal 1637 si fosse avuto il 
permesso dalFarcivescovo. Cotal brano ho fatto cercare 
io per gli archivi fiorentini ma noir si Irova , come non si 
trova il manoscrilta della parte seconda della Isloria. Ben 
si trova il prinfio volume (nella Biblioteca dello Spedale di 
S.M. Nuova)chehaunasb}golaril^degna di esse^e.notata. 

Nel volume de'venti libri dato in luce da Scipione Am- 
mirato, gi^nto alFanno 1076 del Libro primo , 6 fatto nnovo 
lilolo coiriscrizrone Libro primo accresciutOy e questo accrc" 
sctuto dura sino aU'anno 1250 in cui comincia il Libro 
secondo. Non si poteva annunziare al pubblico un accre- 
scimenio se i{inanzi non gli si era dato quel libro in 
minor mole. Eppure TAmmirato non avea pubblicato nulla 
prima dr quella edirione, e qneWaccresciuto resta un'e- 
ntmrna. L'originale comincia il secondo, libro dove a^unto 
la sfampa ha il 7i5ro primo accresciutOy e continua com- 
prendendo la materia di esso e del secondQ i^sso«; ma 
nessano de'piu eruditi bibUografl fiorentini, compreso I'e- 
gregio Bigazzi,ha saputo.dara seddisfacente schiarimento. 

Nesstinodopo.Vetede diede in una eguale edizione le 
Istorie sebbene vi pensasse Paolo Giaconielli in Fir^nze 
che vi avea posta miuio,. se non che negli anni nostii vi si 
pose mente. Ha a nessuno parve lecitQ dare TAmmirato 
quale viraraente esser doveva original , e si seguitd il 
fatto da queir Erede. Se non che Ferdinando Ranelli giunt6 
al passo del 1268 s'accorse che dovea richiamarsi al primo 
dettato e vi si richiamd, ma cit611o a pi6 di pagina, senza 
curare di eliminare Teslraneo, e reinlegrare Tautografo. 
Non certo erano da tralesciarsi i brani daii dall'erede, ma 
lecito non era sostenerli dov'eran posii; ni era da rendere 

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40 DI SCIPIONE AKHIRATO 

i primi Ubri ({uali Tedizione del 1600; perch^ si vede 
chiaro che le (Uffereiue non virgolate sotao autografe quali 
promesse nhlV Avviso ai leltori in quel la prima edizione 
posto appena finito di slampare il volume (3). 
Gonsiderandp bene quello ehe era da fape per non frau- 

(3) Ecco Vawiso. — Nella -numerazione degli anni, cosl de' Pontefici, 
comt deglUmperadori e d*aItro ^ono -molto in fra di loro gU scrittori dif- 
ferenti; onde se alcuuo si abbattcii « vedere nel novero di essi alcima 
diversity, non €orra tosto, eome av^iea di toloro i quali a poche cose ri- 
guardano, che son presti a dar la sentenza, a dir d'aver^ii cdlto in errore; 
e con tutto ci6 non niego di poCersi -essere in cosl Innga narrazione preso 
alcun fallo, o per errore di stampa o per poco avvediraento di chi questa 
opera ha trascritto, o per mio mancamenio di memoria e d^abbagliamento 
preso nello scrivere, che agevolmenle potrebbe essere avvenuto; di che 
chi mi hri awertito ne sentir6 io lor grado, non che villanaroente>abbia 
a interpretare per rimproverio la lor cortesia. Misono pur da me medesimo 
accorto d'essersi raddoppiate alcune scntenze, le quali nelfa seconds stampa 
saran tolte vie, come si aggiungcranno a Rr luoghi a guisa di piccoli epi- 
sodietti c^rti ragguagli necessari e usitati da buoni scrittori ^^ verbierazia 
favellandosi delle modeme artigllerie si diranno alcune poche parole in- 
tomo al lor ritrovamento, e.alcune altre cose a questC'Somiglianti. Quello 
che ardentemenle e di buon cuore da tutti desidero si ^ che niuno si dia 
a credere essermi io in tutta questa mia istoria poco o mollo per> anoore 
per odio allontanato dal vero , ancorchd io confessi liberamente a mio 
gran piacere e soddfsfazione ^ssermi recato quando s^za dir cosa falsa 
mi si 6 prestata I'opportuniti di mostrarei buoni e lodevoli fatti, o detti, 
d'alcuno; sl-come mi ^ stato pena e noia non piccola quando mi ^ con- 
vcnuto fere il contrario'. "f utto cid stimo che leggiermenie mi sar^ accon- 
sentito da coloro, i quali, ai^ndo di me ^cuna conoscenza, so che non 
yi avranno scoperta natura maligna, nd lusinghevole, onde io abbia a ca- 
dere in alcuno de' peccati gia dettL A chi non mi conosce desidero che 
sia manifesto ; io contento della mia fortuna e di queUq stipeudio che i 
miei principi mi han dato, non aver fatto I'amore colle allrui ricchezze, e 
mercd di Dio aver in guisa mitigato le mie voglie, che piu tosto fni abonda, 
che alcuna cosa mi manchi. Come dunque spero ehe non saranift giudicate 
mendaci ^neste scritture , ma ben forse -d'alcuna notizia mancanti-, ancor 
che io per la ;nolta commo4iti che' ho avuto di poter veder \\bn pubUici 
e privati, molte cose dagli altri scrittori taciute m\ sia stndiato di recare 
alia luce del mondo ; prego in tal caso ciascuno, che se per conto de' suoi 
o'd* altri, a memoria alcupa si sia abbattuto che la stimi degna d'esser 
mandata airistdria, si content! di ferm^o intendere che vedrit con quanto 
amore e canik sara da me ricevuta. ^ ■ 



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I DELLE SUE 0?BRE« 41 

dare lltalia di una cotaFopera illustre, e non renderla quale 
finora Fu daUr, mi i parso di coneludere che per la prima 
parte era da< ienere* Tedlzione del 1600, colle aggiunte noh 
Tirgolate della successiva, mantenendovi eziandio quel 
brant', che Terede sottrasse (non si oapisce bene pet che 
ragione) come ad esempio : il tra'tto magnifico dell'odio 
de'Fiorentini alia r6cca di Carmignano, obe quasi tanti 
Catoni contro CarCagine non Airono quieti se non la videro 
rasa , e^ tanti aUri i quali dipingono maestrevolmente i 
^aratteri de'popeli e de' tempi; i brani inserti dalFErede 
confinare a pi^ di pagina, come avrebbe do?uto fare egli 
stesso, e queHi che lo riprodussero. La seconda parte 
ridare tal q\iale poich^non ci erano aggiunte, e-s*ignora 
se nessono Tabbia toccata. * 

Rimaneva a pensare a due cose. La censura ayeva ta- 
gliato la >noiizia de'Goncilii; Tautore sorpreso da morte 
lascid un vuoto dalFanno 1554 al 1561: questi due tratti 
dovevano riempirsi? Al luogo &el primo il sense i inter- 
rotto, la parte che segue non pu6 n6 in logica n^ in gra- 
matica appiccarsi a quelle che fu scodato; il salto di sei 
anni e un yuoto per la storia , non i un insuUo per la 
gramatica. II primo in/iualche- mode doveva acconciarsi, 
il secondo poteya lasciarsi com'era, ma posto che il vuoto 
i al fine di u1> libro (il xxxrv) parve che non sarebbe stato 
disdicevole un sommario estratto dalle Istorie d'altri autori. 
Deliberai dunque di far Tudo e I'altro , e commettere al- 
TBditore che in diverse carattere li stampasse, onde I'ori- 
ginale riraanesse distinto. NeirAvviso ai Lettori del -1600 
rAmmfrato poneva in guardia i troppo facili censori a non 
volerlo appuntare di negiigenza e di errope se le lore 
cronologie e le loro notizie non si accordavano colle sue. 
Di vero TAmmirato i tra i piii diligeoti scrittori d'Istoria 
che abbia avuto I'^talia; ma dope lui molti documenti sono 
stati pubblicati sin qui e Parte critica s' i tanto affinata 
che non pu6 essergli fastidio n^ onta se alcuno gli ponga 
nota per schiarire , o per raddrizzare , o per compiere 
alcuno sue tratto. Quindi 6 che vergai a pi^ dt pagina le 

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42 DI SCIPIONf AMMIRATO E DBLLB SUE OPERE. 

note che vedrete senza nome, da to ai bram del suo Erede 
le sigle A. il G. Le modeme edizioni poi, ftittesi da va^te 
menti , si sono adoperate di rifare la ponteggiatara e Tor- 
tografia, equella del Ranalli piii che Taltre, ma non mi 
parendo facili a contentare mi sono ingegnato in questa 
mia da me, restitnendo parecchie voci quaU erano neHa 
edizione. prima e seconda, rannodando e sciogliendo i 
nessi qua e colli siccome Tantioa; imperciocch^ il senso 
che parve illegico, o duro, o oscuro, era dirittissimo e 
chiaro merci una virgola aUrimenti posta , o una paren- 
tesi disegnata. 

Auguro che si accolga per buona la cura mia ; s^io non 
.avr6 peccato di presunzione, mi tall^grerd della mia 
fortuna. Certo ebbi un assaialto e rispettoso concetto in 
tutto questo mio studio si ne' Diseom su TacUoj e si nelle 
hforie Florentine, che mirava a rendere profittevolc al pre- 
sente e niravvenire un passato pieno dr avvertimenti^anti 
al govemo dcUe genti civili. 



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INDICE 

DELLE OPERE J)I SCIPIONE AMMIRATO 

Estratto dal libro intitolsto : PeUa Vita di Scipione AmvUrato patriiio Uccese, 
libri trt-8critti da Domenico De Angelis, sump^to a Lecce oeU« Tipogrtifia 
Vescovile I'lnno 170«. 



Disconi 8u Tacilo, Firenze, Giunii 1598; Venezia, 4599. 
Storie Firentine libri XX, Firenze, Giunti, 1600. . . 
» Parte seconda, Firenze, Massi, 1641. 

> Parte prima, tomo primo, colle giunte di Scipione 

Ammirato il Giovane, Firenze, Massi, 1647. 

> Parte prima, tomo secondo, Firenze, Massi» 1647. 
LePamiflieNolnIi Florentine , Firenze, Donato e B. Giunti 1675. 
Le Famtglie Nobili Napoletane, Vol. 1® Firenze, Mariscotti, 

1581; Vol. 2o Firenze, Massi, 1651. 
Discorsi delle Famiglie PcUadini e Antoglietii, Firenze, Mari> 

scotti, 1595. 
Dedalione, Dialogo del Poeta, Napoli 1560 (V. OpuseoUrol. 3). 
Orazione^ai Prindpi per la guerra al Turco, Firenze, Giunti, 

1598. 
Alhero e Storia delle Famiqlie Guidi colle giunte di Ammirato 

U Giovane, Firenze, Ma»si, 1640 e 1651. 
DeUa Searetezza, Venezia, Giunti, 1599. 
Rota aelle Imprese, Firenze, Giunti, 1598. 
Rime Varie, net libro VI della Raccolta'di eccellenti metri, 

Venezia,. 1553. 
Rime Varie, nella Raccolta del Dolce. Venezi*, Giolito, 1561 

e 1586. 
Poeaie Spirituali, Venezia, Jarzina, 1634. 
ArgomenH dl Furioso delVArxoeto, Venezia, Valgrifi, 1568. 
Annotazumi alia secqnda parte, dei Sbnettf del Sot^ in morte 

di Porzia Gapece sua moglie. Napoli, Gancer, 1560i 
/ Vescovi di Flesoh, di Volterra e (fArezzo colle giwnte di 

Ammirdto U Giovane. Firenze, Mass! e Landi, 1637. 
Opuscoli Varii, un volumie; Firenze, Mariscotti. 1583. 
GU Opuscolin Voluml tre. Firenze, llassi e Landi, 1^37, 1640, 

1642. . 

R Volume I comprende : 

L'Orazione a Siisto V. 

Alia NobrlUi Napoletana. 

A Filippo II Re di Spagna, Filippfche tre.^ 

A Clemente VIII, Clementine tre. 

Ad Enrico di Francia IV. 



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44 INDIGE DELLE OPERB DI 9CIPI0NE AKHIRAXO. 

Iq morle di Cosimo I di Toscapa. 
In morle di Francesco di Toscana. 
Delia Segrelezza. 
II Rota delle Imprese. 
L'Ospilalitk. 
La Diligenza. 

Se gli onori si'debbano procure re. 
Vita di Ladislao Re di Napoli. 
Vita di Giovanna II. 

Ad Eleonora di Toledo in materia di un* impresa. 
Paralleli. 
Dedicatoria. 
// Volume 11 contiene: 
Discorsi varii. 
Mescolanze. 
Paralleli. 

Rilratti. ; 

Lettere. 
Sentenze. 
Prov6rbi. 
. Poesie. 
Salmo I interpretato. 

II Volume III ha: 

Rilratti di casa Medici. . 

Maramonte, Dialogo deil'Ingiuria. 
.Dedalione. . * 

Delle Cerimonie. 

In morte 41 Torquatg Tasso. 

SalmVII cf III interpretati. 
Rimangono Manoscritti : Una oontinuazione alia Cronaca 
Cassinese — Un principio della 8%m Vita — La Seconda parle 
delle Famiqie Nohili Florentine — Albefi di molii Prtncipi 
d^Italiay e di alcune Case Keali di Europa — Varii OpuscoH 
politici.e slorici — Poesie Varie — Orazioni e Lettere. Tre- 
cento e pill lettere sono air.Archivio' Mediceo ; nella Maglia- 
becchiana )e Genealogie de' Prindpi, gli opuscoli politici, fra 
cui un'Orazione alia Rep%ibhlica Veneziana coUo scopo" delle 
Filippiche e delle Clementine, ch^era di incitarli a guerre^- 
glare il Turco ; se il Principio della autobiografla non h ^ivi, 
debb'essere col resto alia Biblioteca di S. H. -Nuova. Ogm cosa 
era nella Palatina, ma Pietro Leopoldo larghe^giaodo di libri 
e di manoscritti alle Jjibrerie pubblicbe dl Tirenze si privd 
anche degliautografi'dell'Ammirato. 



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DEDICA DELL'AMMIRATO 

iotta ht' pximi xx librt nt\ 1600 
AIX'ORNATISStMO SfGNORB IL 8IGN0II 

BOS PERDINANDO DE'MEDICI 

GRANDUCA DI TOSCANA III 

SCO SIGNORE 

SClPlOiNE AMMIRATO. 



SB onoro tanlo Vindito padre vostro, di gloriosa 
memoria, Sererpissimo Granduca FercUnmidp, con 
darmi il carico di scriver Vistoria, di questo Stato noti 
avendo di me ultra tesiimoniama di quella che egli 
stesso ne aveua preso, sentendomi kggere alcune me- 
morie che tQ aveva dccozzato delta vostraserenissima 
famiglia, che in me reslarono acc^ sempre stimoti 
ardenHssipti di noH fare: apparir vano il qiudizio di 
quel prudentis$imo prindpe nelVelezione me avea di 
me fatta. Per Id qical cagione, come ,che to abbia 
moUi obbli^hi con VAUezza Vostra, niuno perd e di 
maggior forza presso di me di quetld ch'EUa si sia 
cantenUUa ch'io possa mandar fdori i primi Venti 
Libri di essa isioria, si perchd venga per me in quel 
modo che mi e stato pjofsibile adempiuta luvolonta 
a quel signore, e si perche apparisca pur una volta 



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46 DEDICA DELL*AMMIRATO. 

^enz' interrampimento alcuno il fenrpetuo corso delle 
opere falie, cost dentro come faori aa rettori o dami- 
natari di questa nobilissima ciUa; la quale come di 
silo quasi risiede nel mezzo d' Italia, cost quasi ^emr 
pre CO* Scaligeri e co' Yisconti verso occidente, o 
con lo Stato ddla Chiesa e col regno di Napoli verso 
oriente ha avuk> a impoQciarsi; onde per un ncces- 
sario e non accellato appiccamentOy in van tempi, 
contiene Visioria di essa di sua natura, se non tutti 
almeno i piu, importanti affari di qussta provincia 
gia donna e reina del mondo. Quello che aWA. V. 
rechera ^articolare soddisfatione sara il vedere come 
essa citta uscita da^li nngusti suoi termini, prima 
per opera de* stcoi ctUadini sotto nome di Rejmbblica 
aUungo qu4isi piedi le sue membra nel mare; quasi 
capo si mblimo in Arezzo, ma sopratutto (se mi con- 
cedera che, fuel che rimane, esca fuori) quando sotto 
il suo sercnissimo padre col nome di principe si di- 
laid distendendo le sue poderose e forti braccia nel- 
I'dmpio Stato di Siena, pareggiafido in pochi anni 
queUo che gli aUri in mx)Ui avevano adempiuto. Ne 
al granduca Francesco vostro fratello, nhaV. A. han 
conceduto i tempi presenti cagiofie d'ampiiazione; ma 
se la conservazione delle dose acquistate e sela quiete 
e la tranquillUa de' suddili s'ha da anteporre a aua- 
hinque acquisto,raUegr€rassi bbn I' A: V, quando dopo 
aver magnificata Pisa, ampliato Livomo e abbellito 
Firenze e le nUve citta del suo Stato, s'accorgera d'a- 
verle piene tutte di omamenti di giustizia e di pace, 
poiche tenendo monde le strode di ladronecct e di 
sangue, godeVinnoceifiza lietamente il fruUo di sue 
fatiche, e non osdndo he malvagita di spuntar fuori 
i suoi vetenosi stecchi delle sue radici, non induce a 
por mflno al ferro e al fuoco, opere piuttosto^violente 
che naturali delta gihstizia, lo stimava di por fine 
a questa istoria con la vita del granduca Francesco; 
ma essendo stato confortato da moUi a tirarla avanti 



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DBDIGA DELL*AiniIIUTO. 47 

insino a quest' anno foriunato del i600 per esser anno 
di remissione e di perdono, sono anche indoUo a farlo, 
se cosi a Dio piacera, per aver in esso i'A. V, con- 
giunto in matrimonio la sua nipote col Cristianis- 
simo re di Francia; da quel congiungimento se se- 
guiranno auei beni che UUta la cristianita va augu- 
rando, e V. 4- ^^^ <>on una magnanima azione 
iUustrato grandemente tuUe le allre opera sue, ed io 
con un nobiUsstmo termini OArro dato compimenlo alle 
mie fatiche. Di Firenze il primo giomo di giugno delr 
tanno 1600, 



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DEDIGA 
DELL'AMMIRATO IL GIOYANE 

Mia tUttvufa M t84t 
al Sereaiuino e Poleatitsimo Priaeipe 

FERDINANDO II 

GRANDUCA Dl TOSCANA. 



Se e vera che per ben operare b necessario di co- 
nascere la materia area la quale si opei*a, neeessaris- 
simo sara al prindpe d'aver cognizione della qualita 
e natura degli Stall e sudditi a'quali domina, cmne 
anche del modo col quale quel principato o regno sia 
fatto grande, perchi a voter che un paese, provincia 
regno awezzo a viver per la coUivazione si riduca 
alia meroatura, e quelli delta mercatura si mantenga 
per la cavalleria o cose simili, si tratta, se non del- 
IHmpossibile almeno a lungo andare delle rovine dei 
sudditi, e per conseguenza del principato. Quindi b 
chesela lettura delle istorie b utile a persona, uiiUs-^ 
sima sia at principi; lascio or a che con essa si di- 
vien prudente a spese d'altri, perchd il volerlo essere 
alk proprie b negozio moUo pericoloso ; ed essendo 
difficile conoscere tutti i sudditi particolarmente, con 
le istorie si vietie in cogfiizione delle c^alita in ge- 
nerate dc* regni, provinde, paesi e ctUa, e da esse 
occorrendo servirsi deali abitatori si sa piu facilniente 
e prosperamente in che adaltarli e impiegarli, E per- 
ch^ della medesima lettura si vede che non viene 
avanti cosa che non abbia principal mira e oggetto 
• finteresse; di qui h che si conosce come o Vavarizia 

Vol. 1.-4 AmiiBATO. litorie Fiorentine. 

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50 PEDICA DELL'aMMIRATO IL GIOYANE. 

Vambizioiie o la crudelta o la dappotaggine o Vin- 
fedella o la poca religioiie di quelh che son s{ati im- 
piegati in caiiche e govemi hanno dato iracolligrandi 
alle repubbliche e a' principati che si son, serviti di 
simil razza di gente, Questa fa aprire gli occhi non 
solo air elezione dd ministri, ma star- vigilaiUe a 
quello che fanno, non essendo cosa da burla il do- 
minare, ni che si possa fare a chius*occhi, e senza 
molta fatica, o col rimettersene ; essendo una pesHfera 
ma^sima quella di dare avtoritd a un ministro e ere- 
der che con essa possa, o debba fare ogni cosa bene; 
poichi abbiamo veduto con queslo assioma metier in 
ruina i principi stessi. 

Se in istoria di nazione, o popalo alcuno si possano 
osservare e imparare le sopraddetle e infinite allre 
cose, i al certo nella fwreniina; per esser di nazione 
la pill acccrta, la piiiL astuta, la piv, diligente, e 
prddente, & di grand* animo nelle cose grandi che 
niun* altra d' Italia, Ho pero volentierissimo fatto 
stampar questa seconda parte deW'AMMiRATO, il quale 
avendola sariita di cpmandamento de' serenissimi an- 
tecessori di V. A, Serenissima, e lasdatola loro po' 
suo testamenlo, e per ogni rispetto dell* A, V. la 
quale spero che sia per vedetia con ianto miglior oc- 
chio uscir dalla ^stampa col suo real nome in fronte, 
quanta chs e per la lettura di moUe nitre, e per la 
sua cognizione pratica e prud^7iza grande sapra moUo 
ben conoscere quanto sian vere in essa le cose soprad- 
detle; e con quanta vitiu e ^iustizia siano state senile. 
Supplico VA. S. a ricever ingrado questo segno delta 
mia umilissima servitu; e datSignore le prego sanita 
e ogni aitro bene. 

Da Firenze X di 4icembre 1640, 
Di V. Altezza Sei^enissima, 

Umiliu, divoHsi. e fedeliss, suddilo e servo 
SciPioNE Ammirato il G. 



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DEDICA 
DI SCIPIONE AMMIRATO IL GIQYANE 

irll'ttiiioiK M t647 
al Serenissime e Potenliisimo Priacipe 

FERDINANDO II 

GRANDUCA DI TOSCANA, ECC. 



Dio creatore e Siguier del tutto, ancora che non abbia 
bisogno de' nostri beni e delle cose nostrcj tuttavia 
quaiido con pura toloHtd e cuore gliem offeriamo, non 
solo li gradisce, ma li rimunera largamente. V, A, S., 
ch'e mio Principe naturale, e co^ mio'Dio terreno, 
spero che vedrd can bnon occhio e gradird il mio umi- 
lissimo e detotis»iino ossequio, col quale mando fuori 
dedicate al suo real nomequesta prima parte delle Storie 
Florentine deW.Ammirato accresciule da me, e che vorrd 
prot^ggercy mm dico per ^ la vff^ritd, che di questa non 
conosco che ne abbiano di bisogno, ma ben da quelli 
che mostrando di non far conto delta storia, dicono non 
esiser necessa'ria, n^ maestra del ti^ere morale, politico 
e cristiano; e cos) togliendo dal mondo e daU'uomo lA 
priulenza e il libera arbitrio, sottopongono tulte le cose 
al fata e togliano che seconda questo tutte succedino, ri- 
ducendo Vuomo simile alle piante e ad animali bruti, 
CO* quali ar^enda camune la materia e le qualitd det com- 
posta^ son ancar simili le pqssioni e gli a/fetti; e cod 
teggiamo anche nelle cose vegetative, una esser di na- 



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52 DKDICA 

tura calda, Valira fredda, una secca e Valtva molle: 
quella esser salutife^ra, quella iiocwa, wm vokre il clima 
caldo, I'akra freddo, e chi temperato e quale trasporiata 
d'un luogo in un altro non vivere, altra dvtentarvi mi- 
gliore e sto per dire mutar natura. E quello che si dice 
delVerbe e delle piante, .segxLe delli animali bruti; e 
come in questi non ha che fare il fato, manco a che fare 
nelVuomo, nel quale dalla mistione di queste q^mlita 
nasce la simpatia e Vantipatia; da queste il predo- 
mimo the I'uno ha sopra I'aitro] da queste I'appelito 
che ^ in ciascuna del sua simile, da queste i primi moti 
i quali per essere puri animali non son ascritti a man- 
camento; da queste dipendere che uno profitti senza fa- 
tica e senza pena in un clima, e appresso unu Nazione, 
e un Principe, e altri col sudare e addiacciare non ri 
attecchisca. Queste, e non il fato, son quelle che natural- 
mente diversificano gli uamini nella parte animale, par- 
ticipando piii o meno delVuna, che delValtra, poicMper 
il resto essendo in ciascuno I'anima ragionevole flu 
quale essendo creata semplice e pura^ ma come ditersi- 
ficata dalle qualita del composto nelle facultd nutritica e 
sensitivaj cost nelle per fezioni da' doni dello Spirito Santo 
non solo non ha in sd cbsa che non sia buona, ma ha Vim- 
perio sopra queste qualita e affetti e col libero arbitrio pud 
acconsentire e non acconsentir loro>, conforme chepiii gli 
place; edico ha^l'imperio) e direi anche assoluto, se non 
le fusse stato debilitato ma nan tolto dal peccato, e cos) 
assediaio da*diletti sensuali, Perquesto si rendono ancor 
tanelenatirita;non operando i Cieli, secondoV opinions 
de' saviy nel corpi inferiori che col molo e col lume, e 
percid non hanno che fare col libero arbitrio, ma sem- 
plioemente nelle qualita del misto; si che dalVuomo si 
pub volere e non colere, e per conseguenza si pud rime" 
diar tolendo a tutte quelle cose che le forze d'altri non 
superino le sue, e di quelle che le superino pud ritar- 
dare, diminuire, o divertzre il male che gliene pud ar- 
r it are, e aecrescere il bene.- E se I'uomo pud essere 

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DI SCIPIONE AMUIRATO IL GI0VA5E. 63 

tiolerUato tulle cose esterne, in quanta alia tolontd 
rum c'i forza bastante a tioleniarlo ; onde i necessario 
dire, che questi tali che tivono in tale opinione lo 
fannoper non si affaticare in cose disostanza e di ta-- 
lorcy perche in cose di lorgxisto e d' inter esse, non 
solo non credono, ne si rimettono al fato, o al caso, 
alle nativitdy ma affaticano loro stessi, e tormentano 
gli altri per <onseguirle (V. A, S. pub facilmente sa- 
pere se qualche tolta I astretta dall'importunitd di questi 
tali a concedere alcuna cosa, indifferente perby per levar^ 
seli davantijj viokntando per coik dire il lor fataccio, e 
forse alcuna volta contro a'precetti di Dio, II quale per 
mostrarci che la Storia d solo quella che contiene la t?e- 
ritd e che i quella che c'insegna a vivere, ha voluto che 
il Testamento Vecchio e U Nuovo non sia^ dirb altroy che 
Storia, poicM Vuno e Valtro contiene poco altro che cose 
fatte e da far si o da fuggirsi per viver bene in questo 
mondOy e I'uno sicuro dell' altro. E in tero in quale 
Storia si trovano precetti piii santi e leggi piil giuste 
che quiti? dove migliori e piu sicwri ammaestramenti 
di regnare? dove piil accertati insegnamenti per la 
pace e per la gu^rra? doi^e migliori termini d'ami" 
cizia? dove piu, utili per V economia? dove pi'k ono^ 
retoli per l'ospitalitd?'e insomma dove piii chiarezza 
per fuggire il male e seguire il bene? I Prvncipi credo io 
che dotrebbero fare ogni opera percM fossero levate ^ia 
simili opinionaccey potendo questo nome di fato farli ap- 
parire ingiusU e crudeli; perchi se qusllo che S un la- 
dro, che e uno ammazzatore, cKe un assassino, ch'i un 
traditor£j i tale per fato, perche gastigaflo? perchi pu- 
nirlo? perche mandarlo in gatera? perchi sqnartartOy 
se il poveretto fa quelle cose astretto dal fato, e non di 
propria volontdj alia quale si deve il premio, e si conr- 
^iene la pena, e non a quelli che operano violentatif 
Non vorrei dire che in vano sarebbero le leggi e quelli 
the govemanoy se il fato, o la fortuna, o le nativity gui- 
dassero il nU)ndo a lor modo. Dio voglia che non segua 



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54 DEDICA 

cosl di quelli che col lor hello ingegno dicono : o io son pre-- 
destinatOy o io aonprescito; nell'una maniera e neWaltra 
posso fare quello ch^ voglio, che mi arriverd quello ch'^ 
stato determinato. Questi del certo son similiy se non si 
vuol dir peggioriy di quelli^del fata; perchS avendo Dio 
create Vuomo per dargli il CielOy e datogli i comanda- 
menti, perche osservandoli Io conseguiscay come ci ha cpn- 
fermato Cristo medesimo, perche dunque avere queste opi- 
nioni con le quali legandosi le brOfCcia non vogliono ca- 
lersi della grazia di Dio la quale non e negata a persona^ 
nd del lihero arbitrio il quale non e violentato dalla prede- 
stinazione o repracazioncy mu ben aiutato alVopere buone 
dal timor di Dio e allettato alle cattim dalV appetite del 
concupiscibile e delt irascibile ? Ma se le opinioni di co-- 
store fussero vere^ a che tante Orazioni che fa la Chiesa? 
a che la Comunione del Santi ? a the tanti Sacramenti 
e Sacrifizi? Sude sangu^ a pensarci, non che a ^criverlo. 
A che servirebbe la Passione di Gesii CristOy se la prede- 
stinazione e quella che ci rapisce in CielOy o la repro- 
vazione e quella che 4i inabissa net baratro, con n{)n 
lasciar luego at nestro libero arbitrio, ni a opera nes- 
suna buonaf^en tutte chimere, e pazzie di umori ma- 
ninconici. I quali non le credende alia Chiesa che le 
dice chiaroy Omniumque misereris quos luos fide, et 
opere futures esse praenoscis, manco Io crederanno a 
me, Supplice per tante V. A, S. a perdonarmi se tin- 
fingardaggine di questi tali al bene operare mi ha tirato 
dove non credeve, Repiico che la Storia d quella ch'i la 
maest/ra del viioere, lodande quelli che hanne operate 
bene, e bia^simando quelli che hanne operate male, Ella 
insegna a spese d'altri con gli effetti e successi stessi 
quelle cose che si hanne da seguire o da fuggire , ella 
mestra la strada da scansare gli scegli, ella ci porge i 
rimedi da diminuire il male che ci venga da altri e di 
accrescere il bene che ci si pari avanti. Cfii e d'opiniene 
che to starsene al fato sia quelle che conduca a bene le 
cose, legga questa Storia, chi al certo vedrd che non solo 



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DI SCIPIOIfB AMMIRATO IL GIdVANE. 55 

i necessario d'andargli incontro e di prevenirla con la 
prudenza, la quale non alloggia in casa d' infingardi. 
Fo reterenza umilissitna a V. A. S.y e le prego dal Do- 
natore d*ogni bene pretensions e prosecuzione in tutti i 
awi pensieri e azioni. 

Di casa a'S d'apmle 1648. 

Di V. Altezza Serenisnma. 

Umiliss.f devotiss. e fedeliss. iuddito $ servo 
ScinONE AlOHRATO IL G. 



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DELL'ISTORIE FIORENTINE 



Di 



SCIPIONE AMMIRATO 



PROEMIO. 



£ cosa molto usitata da chiunque scrive in una materia, 
ore si trovi chi ne abbia scritto innanzi, o promettere mag- 
gior copia di falti o piii adornezza di parlare , con le quali 
esche , e tiri altrui ^lla lettura della nuova opera , e in un 
carlo niodo scusi se medesimo, se pon mano od una fatica 
gik stata lentata da altri. II qual modo di fare come che a 
molti possa parere ufficio d'uomo il quale col carico degli 
antichi poco modestamente procuri accrescer la gloria sua, 
Teggo nondimeno che mi conviene, se io voglio dar con to 
d^l mio pensiero, di tener in parte il medesiroo stile, non 
tanto per adescar alcuno a legger pid di quel che si voglia 
il presente volume, o per riprendere i passati scrittori i quali 
molto si lodano per se stessi avendoci in qualunque modo 
lasciata la memoria di cotali cose, quanto per giustificazion 
mia, e per mostrare qual sia il mio giudicio intomo questa 
materia. E yeramente e* non par che si dubiti che i principii 
del Malespini e del Villani sieno favolosi, e che, come scrittori 
di cronache, con le cose florentine molti faiti d'ltalia e di 
iutto il mondo abbiano mescolate; onde malagevolmente , 
siccome in una gran massa indistinta, si j^ossa discemere con 
la reduta dell'occhio il filer di quella semplipe i^totia che altri 
s'ha proposto nell'animo. -Lionardo Aretijio, ifientre schivo 
non solo delle farole, ma de' piccoli accrescimenti della Re- 
pnbblica, e tutto volto a seguitare una molto stretta e* severa 
graritk, non degna i nomi de* cittadini, non la disiinzione 



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58 PROBMIO. 

degli anni, non una graD parte dei sucQessi cosi dentro come 
di fuori di cosi nobil citta, come se si fosse po&to a scrivere 
i fatli d'un altro popolo. Del Machiavelli, bench^ ci5 egli non 
premettesse nella generality del suo titolo, fu il pensiero di 
scriyere piii tosto le cittadine contese e baltaglie di Firenze, 
che le guerre che ella ebbe co*principi forestieri; e nondi- 
meno tratto dal piacere che sentiva in s^ naturale in scriver 
le congiure, uscendo in un tratto quasi pentito dalla regola 
proposta, salta a scrivere neirisloria di quella citta, di cui 
non pur vuole narrar le cose di fuori, la congiura del Duca 
di Milano; tal che pare, che a lui sia riuscito come a quelli 
dipintori", i quali eccellenti a ritrarre con somma maraviglia 
alcune parti del corpo umano, non abbiano pero abilitk di 
metterle bene insieme. 11 Guicciardino avendosi posto a scri- 
vere le cose d'ltalia, forse malignamente viene imputato di 
aver taciuto le cose della patria sua, se.egli a giiisa d'incon- 
siderato geografo non avesse voluto far parer maggiore lo 
State di Firenze, che il rimanente di tutti gli altri Stati 
d'ltalia di cui si sa e il Regno di Napoli, e la Repubblica di 
Venezia, e il Ducato di Milano, e lo'Stato di Santa Chiesa 
occuparne la maggior parte. Onde egli non pot5 in vero, 
pill di quel che s'abbia fatto, particolareggiare i fatti dei 
Fiorentini. II Giovio, oltre la fede che in quell'autore molti 
desiderano, potette ci5 far molto meno, quapto egli, non che 
le cose d'ltalia, ma quasi di tutto il mondo insieme, con 
eseippio piii tosto conosciuto da* moderni che dagli antichi, si 
pose a narrare. Questo pareva a me desiderare in tanto nii- 
mere di scrittori; oltre che molti di essi, da me non raccon- 
tati, molte cose per effetto partrcolare occultarono che in 
conto alcuno Qon erano da tralasciare, come fece Matteo Yil- 
lani ; il quale per essere state degli ammoniti, non fece men- 
zione delle discordie de*Ricci e degli Albizzi, delle quali 
pure scrisse Melchiorre-Stefani, il qual visse a*suoi tempi; 
senza molti altri esempi e^ fatti non da altri che da me ritro- 
vati, che lungo sarebbe a raccontare. Contuttoci6 io sono 
dalFaltro lato cotanto lontano a darmi a credere ch^ le parii 
laudevoli di cosi fatti scrittori io sia mai per poter 4>areggi«Lre, 



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paoEMio. 59 

che senza pimto infingermi dico chiarameDte , che n^ la 
schiettezza e puritk ddla lingua de'Villani, n^ la gravita dei 
concetii deirAretino, n6 Targuzia e destrezza del Machiavello, 
o^ la grandezza e nen'o del Guicciardino, nb la lieta e gio- 
conda abboiidanza del Giovio porto speraiwa- di poter adom- 
brare coo la bassezza e sferilitii degli scritti miei. Tre cose 
non arrossir5 io di promettere arditameDl^ in quesla mia 
istoria : la fede , Tordine e la pieta ; avendo io proposto tra 
me medesimo, ne vaghezza d'esser tenulo libero col raordere, 
ne paura d*essermi attribuita macchia col commendare, se 
occasion me ne verrh data , av^rmi a far torcere dalla verila. 
Seguir5. io con tanta accuralezza la ragione de* tempi, e cos'i 
con quella m*ing«gner6 far risponder le cose, che potra^jia- 
seuDo spacciatamente conoscere e quando e come quelle cose, 
che si raccontano, furon faCte, si che niuna oscurita, niun 
dubbio ue rimanga nelFanimo suo. Solo fnfra tutti coloro, i 
quali infino a questo tempo hanno scritto, ho procacciato di 
cavar dalle tenebre i nomi de' Gonfalonieri di giustizia ; non 
tanto per far opera grata a* Fiorentini, a' quali confesso desi- 
derar sommamente che le mie faliche soddisfaccian per altro, 
quanto per imitare in questo gli antichi scrittori Romani, i 
qaali non solo mentre stelte in pi5 la Repubblica, ma a' tempi 
degr Imperadori medesimi seguitarono di scrivere d*anno in 
aoDo i nomi de' Consoli. Non mi d nascosio molte poter esser 
quelle parti ^ che in tanta fatica da' curiosi spiriti saranno 
desiderate ; mfi io ricordando loro la debolezza delUumano in- 
gegbo, li coDforter6 che, lasciando star da parte cotante 
sottigliezze , attendano alia sostanza delle cose, badando a 
considerare con quali arti o sotto la Repubblica, a pure nel 
Principato, s'apra un buon cittadino la strada alUonore e alia 
gloria, quanto sia dannosa agH uomini Tambizione, quanto 
biasiino e vitupero abbia a moUi recato il desiderio delle ric-: 
chezze, quanto sia vana e temeraria impresa Topporsi molte 
ToUe sotto vari pretest! alia volontk di Dio. E in somma questo 
iener per fermo, che a lungo andare le ricchezze mancano, 
le famiglie si spengono, gli Stati si mutano, cessano 1 rispetti, 
eogn'altra cosa vien raeno, se aon la meraoria delle cose 



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60 PBOEHIO. 

fatle. Questa con ostinata voce raccoota il bene e il male, e 
^ come noQ permette che pQv qualuoque awersa fortuna 
Topere buone rimangono seppellite, cosi niuno per grande 
che sia pu6 sperare lunga taciturnity alle sue scelleratezze, 
quando dopo cotante centinaia d'anni sappiamo meglio la 
crudeltk di Nerone, la pazzia furiosa di Gaio, e la sanguinosa 
smemorataggine di Claudio, che per poco non si sanno le 
cose che abbiamo davanti a gli occhi. Questo h quelk) che 
principalmente h utile e salutevole nella cognizione delle 
istorie. II qual beneflcio si h per cavar alcuno da questi scritti, 
ne reoderk grazie a co1ui» da cui ogni bene precede. II quale 
umilmente supplicher5 io, ohe sia sompre fine e guida di 
tutii i disegni e pension miei. 



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DELL'ISTORIE FIORENTINE 



LIBRO PRIMQ- 



AMMl 41 CrUt« SS~iM«. 



La ToscaDa b quasi posta nel mezzo d'ltalia, e due flunii, 
il Te?ere, g\A detlo Albula di verso il levante, o di verso 
ii penente la Magra, quello dalla Can\pagna e qucsto dalla 
Liguria la dividono. Dalla parte di tramontana le fa siepo 
rApennino che la pkrte dalla Romagna, e da mezzogiorno h 
bagnata dal mar Tirreno il quale, prendendo il nome da lei, 
lo vieta da questa parte che con altre provincic si congiunga. 
Che i primi abitatori di essa provincia fossero stati gli Umbri, 
c che gli Umbri fossero cacciati dai Pelasgi , e costoro dai 
Lidi, dal re. de' quali popoli , detto Tirreno, fossero poscia 
chiaraali Tirreni, b quasi comune opinione; inlin che dai 
Greci per lo rito de' sagrifici furono in lor lingua chiamati 
Tusci , che secondo il costume de' tempi nostri Toschi ov\'er 
Toscani appelliamo (1). Ed Erodbto , m alcuna parte forse 
prime autore di questa opinione, in qual mode cio fosse av- 
vcnuto, chiaramente racconta. Che nel tempo d'Ati figliuolo 
di Hani re di Lidia, essendo nel suo regno gran caro, e quel 
durato molto tempo , furono perci6 ritrovali molti giuochi , 
accio che 1 popoli in quelH occupati , meno dalla fame fos- 
sero afllitti , e che finalmente falto il re due parti di tutti i 
suoi sudditi airuna comand6 che si procacciasse sua Ven- 
tura d*altronde, avendole assegnato per capo uno de* suoi d- 
glinoli, detto Tirreno. 11 quale, capitate prima in Ismirna e 
quivi messo in- ordine un-armata, con quella pervenuto a* liti 

(1) E da volgere quivi la meote al libro di i/Ucxu Dell' Italia avantial 
Dominio dei Romani, e alPaltro DeUe Genii e delU favelle loro in 
Mia del Co. Gio. Galvaxi (Vol. xiv, ^eWArehivio storico Italiano). 



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62 DELL*ISTORlfi FIORENTINE 

d'ltalia, aver poslo il pi^ nel paese degli Umbri, ove edificale 
cilth e castella infino a* lerapi suoi vi si fossero mantenuti. 
Dionisio n^ Pelasgi nb Lidt vuol che sieno stati i Tirreni, ma 
per origine antichissimi abitatori del paese, come quelli che 
n^ per lingua , nh per leggi , nb per religione punto con gli 
allri convengono. E Tirreni afferma essere stati nominal! da 
una sorte di edifici faUa da lora chiamati torri, edifici piccoli 
ma molto forti e gagUardi. Chi sarh meno occupalo di noi, 
andrh con maggior diligenza il vero di queste opinioni ri- 
cercando , non istimando io rhe porli il pregio a chi ha da 
tirar alia luce le-memorie di tanli secoli, il por cotanto sfudio 
in una cosa, la verilh della quale abbia poca speranza di ri- 
Irovare, e ritrovata sia per recar poco utility a chi leggo. 
Ouesto possiamo ben dire per vero, o sieno forestieri, o natii 
del paese i Tirreni, ein.tal mode, o dal figliuolo del re di 
Lidia, o dalle torri fosser chiamati, antichissimi e nobilissimi 
fra tutti gll allri Italiani, essere i popolidi Toscana. Onde bene 
spesso avvenne che dai Greci, i Latini, gli Umbri, gli Ausoni 
e altri popoli in confuse Tirreni fosser chiamati. N^ 5 dubbio 
alcuiTO la Romana Repubblica, che tanto alto crebbe, da 
questi popoli molte fose aver tolto ad ornamento de' lore 
magistrati, moltissime ad esempio o ammaestramento della 
loro religione; perciocch^ quindi e fama essere stati presi 
gli omamenti trionfali, quindi Vinsegne del consolato, le 
verghe^ le scuri, le trombe e quindi parimente aver cavalo 
i rili de'sacrificii, gli auguri, i canti, e simili cerimonie alia 
religione appartenenli. Con ci6 sia cosa che niuna provincia 
sia stata mai piik di quesla dedita a1 culto divino. E raccon- 
lano approvatissimi scrittori greci, di tutti i forestieri Arimno 
re di Toscana essere state il prime a mandar doni al tempio 
di Giove Olimpio. Delia cui religione ottiraa testimonianza 
resero i Romani, i quali incominciando dai deboli e teneri 
principii del loro iraperio n^ pur quando le cose lor fiorivano 
restarono di majidar chi apparasse 1' use della lingua in To- 
scana ; perch^ con lo smarrimento di quella I'esser co' lord Dii 
religiosi e osservanli non ismarrissero. Somigliantemente certa 
cosa b , dalle maniere e modi dell' architeltura inftno a' pre- 
senti tempi esser nominato e annoverato fra gli altri ordini solo 
degl'llaliani , r9rdine Toscano. Hassi anche per indubitato 
esser il loro reggimento state partitx) a guisa cne fanno oggi 
gli Svizzeri in pii cittii ; e quelle cittk per leghe e intelHgenze 
fra loro, nelle cose importanti in uno essere convenute e con- 
formi e uivite quando il bisogno il richiedea essersi govern ate. 
Le quali cilta, come antichi e gravi autori consentirono es- 
sere gtate 12, cos\ niunodi loro le esprime in guisa, che r^on 
sia a'piii modesqi restata cura d*andar investigando quali fos- 
sero. Ed essendo in fra di loro contesa , non ^ maucato chi 

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UBRO PRIMO.- 63 

alcuie dell'uDa parte acceltando e allre rifiutando, e cosi pa- 
rimeDte deirallra facendo senza altro del suo aggiungere, a 
12 da amendne le parti nominate si $ia attaccalo, e finalmente 
fermato abbia cotali cittk essere state Veio, Chiusi, Tarquinia, 
Botsena, Rosel|a, Vetulonia, Perugia, €orlona, Arezzo, Fie- 
sole, Volterra e Populonia. Quale di quesle citta fosse slata la 
fortuna, e come a-stato franco o pur da quali re elleno, o 
tutia la proTincia insieme, fosse stata governata ; e in qual 
modo piaA piano, non solo come il resto d'ltalia ma quasi 
come tutte le migliori parti del mondo, Tinte dalVarmi Ro- 
mane sotto il lor giogo fossero pervenute, h in parte da' Greci" 
scrittori'in raccontando^li altri loro avvenimenli, o da coloro 
i quali impresero a scrivere i chiari fatti del popolo vincitore 
del raondo, ptenamente slato dimostralo. E. se non vana, 
certo folle impresa sarebbe la nostra Tandarci in cotali me- 
morie ra?volgendo, le quali e niuna conformitli hanno con le 
cose presenti, e alle quali di niuna chiarezza o splendore si 
potrebbe aggiungere dal canto nostro, consapevoli quanto di 
gran lunga restiamo inferiori non meno alia dotlrlna e elo- 
qienza, che alia felicitii c riputazione degli antichi scrittori. 
Non torr6 dunque impresa di scriver le guerre degli antichi 
Elrusci, n^ le superbe, se non* volessi dir boriose, opere dei 
lor grandi e potentissimi re, come che io cqnosca assai bene 
molti.a guisa di stomachi svogliati appetir lezioni stravaganti 
e insolite, perch^ potrebbono per avventura con avidita star 
aspetlando, ch'io descrivessi il Laberinto di Chiusi luperbo 
sepolcro del re Porsena, e quivi anddssi inutilmente perdendo 
il tempo di diraostrare in qual guisa stavano cotante e s\ alle 
piramidi Tuna alFaltra sovraposte, e qual era quel maravi- 
glioso sUono, che da' sonagh delle pendent i catene per si 
luDgo spazto rimhombando si faceva sentire. Ben mi par do- 
vere (poichd guasta e corrotta Tantioa forma di questo State, 
egti ha preso nprella immagine : e poich^ ristrelti i suoi ter- 
mini, ha invece del T«vere ricevuto qua§i per confine la Pa- 
gliaj ch& di questa nuova macchina in qual modo sia nata, 
come composta e in qual modo cresciuta ci studiamo brevis- 
simamente di mostrar.gli andamenti. II che malagevolmente 
potrebbe farsi, se delta jcittk di Firepze, capo col quale si sono 
di mano in mano andate riunendo queste novelle membra, 
non si mostrasse Torigine ; poich^ sotto di lei, o sotto di chi 
di lei e signore, poco men che tutta la Toscana oggi riposa. 
La qual veramente non a case nh in uno istanle, iha in pro- 
cessadi moltianni e col mezzo di molti sudori,'e dope varii 
e strani awenimenti, non meiio dalFarmi che dairindustria 
e dalla moneta de* Fiorentini ^ stata acquistata ; talch^ sark 
la nostra istoria particolar Fiorentina ; n^ di Firenze, formate 
che avrem questo corpo (che gran pezza pen5 a forma rsi, e 

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64 dell'istorie fiorentine 

per coDseguente gran pezza ci tratterrk in dimostrarlo fin che 
alia repubblica si pervenga), ci partiremo, o movererao orma 
giaramai, se non quanto con Tarme de' Fioi*^ntini o coMoro 
consigU denari per altriluoghi d'ItaIia,.o pur fuor di es9a, 
ci convenisse di necessity andar vagando. Or se non vogliamo 
con vana ostentazione andar perdendo il tempo in disputando 
di quello che altri con lungo sermone si sono della sua prima 
origine andati cercando, basterk sapere, ella dai triumviri 
M. Antonio, Lepido e Ottaviano in colonia essere stata edifi- 
cata f 1) ; e se pure vogliamo darle l^mpo delerminato non 
ischireremo di darle quello che altri le han dato, cio^ subito 
dopo la vittoria de' campi Filippici, quando ritornati i trium- 
viri in Roma e volendo dar guiderdone conveniente a' soldati 
vincitori, s\ come avean loro proraesso, e stalene falto parti- 
colar decreto da Ottaviano il quale I'anno innanzi era state 
console, dettero loro in dono 18 colonic; il che fu TanDO 
della edificazion di Roma 712, essendo consoli Lepido HI (uno 
de' triumviri) e Planco; ma non gik Servilio e Antonio (2). 
Appiano racconta le principali di queste colon ie4)ssere slate 
Capoa, Reggio, Venosa, Benevenlo, Nocera, Rimini e Vibona; 
tal che non abbiamo a dubitare, a quelli soldati. da' quali o 
per me' dire ad islanza de' quali Firenze fu ediftcata, essere 
stali assegnati i beni Fiesolani. E creder dabbiamo, se ad 
onesta congettura nelle tenebre di cosi grande antichitk si 
dee dar luogo, i nuovi coloni innanzi che abitar in Fiesole 
aver vcfluto ediflcar la nuova citth (imperocch^ non niega 
Dione in questa occasion© nuove cillk essersi edificate) si per 
non sentirie doglienze e non voder le lagrime degli anticlvi 
possessori, le quali furono tali che empierono I'ist^ssa Roma 
dalla compassionc delle loro sventure, e si per fuggire le in- 
comodita e la scarsezza del colic, e forse molto piS per essere 
a ci6 tirati dall'esempio della prima lor patria; come se 
avendo una citta nel piano, e lungo il fimme Arno, paresso 
loro di stare in Roma e di veder correre il Tevere, e con sif- 
fatto inganno temperassero il desiderio della patlria migliore. 
Questo uso di mandar oolonie o dai Romani trovato, o pure, 
insieme con I'altre cose chfi si son delle, presolo dai Toscant 
(i quali nella lor potenza mandarono ancor essi in diverse 
parti d'italia colonie; fra il numero delle quali e Capoa, e 

(1) Ella che d voce di caso retto male sta aucbe in italiano avanti al- 
rinfinito de'Verbi; bene si sarebbe mutata in Lei. V. gli AvveriimenU 
gramaiicali di Luciano Scarabelu, edizione diSolari, Piaceoza 1849. 

{^2} Codesto dice percb6 la nomina di que' Consoli cadde nel giro dello 
stesso anno, il quale sarebbe 711 e non 712 secondo le migliori crono- 
logic. 



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Liimo NUHo. 65 

MtAiova, • Adha eke diede il noine al mar di sopra, si sea- 
totlo annovefare), fu messo in opera^non solo per isgravare la 
patfia dalla soYerchiaiofioltiplicazione de'popoli, ma per ista- 
Mre coil securi presidii de loro cittadiiu i tuoghi acquistati. 
Le qoali'colonie maadaie da*Romam, siccome in tutti i lor 
leitti furono uQtk solo uomim d'altissiino euore ma di maraTi- 
gliosa prudenza, non erano gik un numero confuso di soldati, 
B^ una ragmianza fatta a caso; ma conducendo le leffioni 
intese co* loro tribuni e centorioai e co'soMati ciascun del suo 
ordine, e canserrando aneorch^ lontani il nome 4elle loro 
iiihik^ eome fecer^ costoro che fnron compresi n^Ua tnbh 
Scaptia.(l) avendo non tanto I'animo aUe cosepresenti quanto 
alle fature; ci6 era, che queUi-^oldati ammog&andosi e co- 
mineiandq a manure e a eoltivare, e yolgendo i pension ad 
allerare i figliuoli, uiitamenle e con amore e cant^ forraas- 
sero una nuoT» Repubblica. Per la qual cosa ayendo efflino 
Belle passate guerre patitomolto b dall'altro canto dalla libe- 
rality de* loro capitani avendo acimistato molto, non solo driz- 
^aroDO tutti i loro studii. alia qu^ete e a goder nell'ozio della 
paee -quelle, eke aveano con gli afiEanni delle guerre acqui- 
slato^ ma con oporaiissima emulazione ogni loro industria 
posero, come nel site, cosi' negli edifici pubblici e nej^U altri 
costumi citUi, di ritrarre in quanto le for fbrze si distende- 
v^o, Tesempio e immagine della belUssiraa e superba patria 
loro ; sepur ci6 non fu opera de' fondatori stdssi della colonia: 
I quali pnmieramenle, come uomini di guerra, an tempio a 
Mkrte consagraronOf il Campidoglio e non lungi da esse il 
H^eato secondaTuso' romano costi^irono; e perch^ le di- 
lettmli non ebe le necessarie cose abbondassero, e Tehne 
ToUonb avere oyo iMignarsi e stuiarsi (2), e Teatro ovenon 
rneno marziali spettacoU vedessono, cue piaceroji ragioiia- 
meuti d^arguti comici talora jadissono. E ouel che fu argo- 
mento piii di romana magnificenza che d*ahro, non avendo 
d'acqua m^estieri, ben sette miglia disoosto per arch\^o bot- 
tini ^j'con grandiissimo spese a casa la ^ondussono siQiatta- 
mente c^e da' antichissimi e nobili scrittoii fq come tor par- 
ticolar vezzo qnesta usanza disttperbamente.edificare notata, 
la quale Rancor tvapassatainfino a* tempivnostri. Forse avrj^ 
aspettato alcuno che io dovtesl aver mostrato qual fosse il 
pnmo-cerchio della cittk. n<;he avrei faUo votentieri, se da 
alcuni non-fosse state revocato in -dubbio i[uel che da molti h 
state tenuto per primo cerchio non esset veramente il primo, 

(1) Era la XXV ddte Rusticht. 

(^ Cio^ prendere neUe stufe caldo A sudare^ 

(3) Canali a botte, sottcrranei: 

Vol. I. — 5 > Ammirato. Jstorie Florentine. 

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66 DELL*IST01UE FlOREirTINE [AlT. 17] 

aasegnandole prooiDto alquapto mag^tore ; poich^ facendolo 
dalla' parte dlAmo acoostare alia riva, e metier deDtro Je 
Terme, vogliono che da levante s^appressasse airAnfiteatrp, 
da tminontaDa riochiudesse la Basilica, che fu poi detta Am- 
brosiana e di S. Lorenzo, e da ponentte s'avricinaSse o met- 
tesse deatpo H Teatro; ma forse 4troye con migliore occasione 
se ne parlerk: 

Con tali principii andava sorgendo la nuova Florenzia ; che 
tal fivil noma (quel che aUri si dlcan6) della gioyinetia co- 
lonic; quaranta anni dope la cui ediflcazibne piacque a, Die 
Ser lavlir 1 peccati del genere umano, di mandar in terra il 
gliqolo suo a Redenior nostro Gesh Crisio. Dal cui felieis- 
simo nasciniento incominci^remo a.raccontar gU aTrenimeiiti 
di quesia cittk : gli aniichi, di: qualunque pregio si sieno , 
siccome per troncM e imparfelti che altri li troYi, sogliarao 
tener conto da* pezzi deli*antiche statue, no.n per aUro che 
per riverenza della sola antichita ; i piCt fre^chi 6' moderni, 
.qualli che dentro o fuori ^er la ^ravita o importanza lore ci 
parranno degni d*esser raccontati. N^ prima che spito 1* A- 
perio di Tiberio, nel Xonsolato di Dnisp Gosare edi Norbano. 
i'anno d^Ua salute del mondo 17 (1>, si trava in faccenda al- 
cuna pubblica <lagli scrittori man^iouarsiH sik) nome ; qaando 
il fiume del Tai^ere per lo continue pioggie in Roma crebbe 
in guisa, che allagando fa citta fa della rovina di molta c^se 
a della morte df molti uomini ca^iane, per che dala la cuira 
ad alcuni Senatorl di pensar a* rimedii, sa per rawenira di 
,cosk fatt^ plena avvenissero, s*incomijfici6 a d^putare in Se- 
nato se per fuggir questo pericolo fogse ^tato bene volger 
altrove i fiumi e i laghi, i quali nel Tevere ontrando eran 
cagione di farlo traboccara. Da che venivd in considera^ione 
fr'a raltre.acque di Hmuover le Cl>iane, che gli antichi dis- 
sero Clank. Le quali dubitando i Fiorenttui cba lion preta- 
•dessaropartito di farla sboccare in Arno, non senzaentrar 
essi- in quel rischie dal quale i Romani cerca^n d'uscire, 
senza'perdar tempo mandarono ambasciadori a Roma al Se- 
tiato, mosiranido m che danno sarebba alia 16r ciV^ quando 
questa sentenza fosse mAndata ad effetto ; la cui parole a pre- 
ghiere accompagnate da quelle di molti' altri ambasciadori di 
alu% citta, che per la medasiln^ cagione arano a Romave- 
nuti, furon tali cha si delibar6 nel Senato che'«enza for altra 
noyitk, le cose si lasciassaro stare nei termini lora (2). A Ti- 

(1) Secondo i computi piu accrediiati rai»6 n^equivarrebbe airanno 
di Roma 770, e il consolato di Druso Ccsare e di Norband caduto sarebbe 
nelI*aimo 15. 

{ij Yedi Taci|to. Ann; lib. i: nel fine, e Discohsi deU*iimmtr«^ su 
Tacito (libr. 13, X) che seguiranno qufeste hiom. 



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{An. 144] LiBiio pftiHO. 67 

b&io, so((o 41 19 Mina del cui principato pat\ Crislo lasciando 
k term per suo TicArio Pietro Apostoio, tuccedette Caligola 
tmky peggior di lui q uanto egli erft stato men buono d'An- 
gusto. liSpo Caligola segui Claudio pHi malvagio per la po- 
lenza- ciie avean seco le tnogli^ i'sanri che pBr se stesso (Ij. 
Di'Claudio fi* ranno 5^ detla salvte. successors Neroiie, delta 
cui bestial crudelc^ a^sai fa lede Tesser il suo n^me restate 
in Talgar motto di erudeU. Sotto queslo imperadQre si erode 
the Frontiuo o Paollno discepoli di PiQtro fosse? yenuti a- se- 
miaar Uparola di Dio in (irenze.; si come chiarissima cosa 
^ sotto il medesimo. principato esser Pietro con Paolo e con 
luoltissimi oltri della nuova** religione x;on yarii e aceFbissimt 
modi di sapplicijT stalt morti in Roma. Ma uccisosi Nerone 
con le proprio mani, e dichiarato imperadore Galba, non fu- 
roQO^r ^est^ le cose piii felfci ; perciocch^ egfi da Ottone, 
Ottone<bi ViteU.io, e* Vitellio dairarmtdi'Vespasiano furono 
speuti, nel qual tempo come che V Italia e alcune delle fore- 
stiere provincie aftt^ssoIIO delle cittadine ^ttaglie non si ha 
p6r5 memoria che In alcuna cosa fosse travagKata la cittk di 
Firenze. Ma non ^ d^ibbio chQ sott« la casa de* Flavii si fosse 
ristoraio alqnaoto Y imporio! Gostoro fuf dno Vespasiano gia 
detto, e Tito suo flgliiiolo succeduto imperadore al padre Tanno 
di CristoBl, e tra-i Arfdati voterani del quale si legge essero 
stato nn frorentina, il cui name fu t. Flavio Romano. Domi- 
zianoiratello diXito Telle esser piik loslo imitator deirallrui 
soeUeratezze^ che dell^' fratenia o paterna virti^ onde ancOr 
egU trovd ii coltello e H cacnefice, che liberasserda quel mo- 
strorimperio romano. Suceedette a Domiziano Nerva, a Nejra 
Traiano, e arTraiano Adriano Tanno del Salvadoro 118. Tutti 
qoesli tre furono buoui principt^id^ Adriano "vdlto con Fanimo 
a ripan^ T Italia, in oiielre coso nelle quali per le guerre ctrili 
j^a peg^iorata, fecelastricar una atrada^a Chiusi aFurenzc, 
di cue pt&- per mavmi che per scriiture si serba infino a quosto 
tempo memoria. Dietro A<^ivnosegm nell* in^)erioAntomno, 
nel sesto anno del eui reggimento, che fu della salute 144, 
tra le coorti pretorie vien della jcittk di- Firenze annovetatii 
A. Catinna. Pass6 per iidozione Timperio ndla persona di 
• \ 

(1) Molto iotrreata % la crooologia imperiale dell^Amiiiir^to, durando al 
vatS tempo contesttcioni sairanno primo dell'Era eiisliana^ ignoto quelle 
ddla nasdta' di Cinftct. Dopo loi fu stabilHe die atmo prime dovesse ri- 
tenersi U xlv di ^lo^pisto del conselate di €aio Giullo'Gesare figUo d'A- 
grippa e Lucio Emilio Paulo. Per^cid la crooologia imperiale del nostra 
Astort dorrii correggersi comeJa correggo io altPt iMla. i^ tenga in dobbio 
di lesse la sua proemiale scrittura perch^ dopo-'lii'le Magini crittche e 
CTGQolQgiche furaoo molte, e felfd. 

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68 DBLL'iStORIB HOBENTINB {AK. Sd6] 

Marco Tanno 163. Principe; ancor che pagano, mi<to non- 
dimieno d'ogni regia Tirti^. Ma la nabagiUi- istessa non 
avrebbe partorito uomd peggtore di quel che gefi0r5 egli di 
Faustina, figliuola dell* iinpt»radore Antonino. Queeti iu £om- 
mode, di cui Teramente fu delto essere state Yineomod^ della 
iimana ^etieraztone. 11 quale, 9uecec|jUo^l padre net. govemo 
del mondO Tanno 181, ipbbe tra i sqoi soloaU de/ Fioientini 
della trib^ Scaptia Q. Tersina cognominato Lupo. Stran^kto 
cbe fu per. le sue malvagiti V impera^er Gommodo, r aoiio 
della sUute 194, fa sublimate alViiXHP^rio Pertinace tanto si- 
mile a Marco quabto gti-iu dissomiglianie ikfigliuolo; ma 
ucciso dai soldati, > quali n^ i ^oni n^ i rel inperadori pro- 
teano sostenere, prima cb^ finisse i tre mesi del suo imperio, 
ebbe per successori ((uasi nelmedesimo tempo in.Rom^ Giu- 
Liano, in Spria Nigeno e in Brittania (diremmo pgifl highil> 
terra) JilbiBe; il primo de* quali passato di pocfai.giomi i sei 
meei del suo imperio, il secondo poco piik d^nn anno, il terzo 
mono di quattro, tutti e tre corsono la ipede|sima forUina, ma 
con disuffual fama, che avea corso Pertinace, avendo.eon piCi 
stabilitii fermo 11 soglioldella >tta potensa Settimio Severe; il 
ouale mon4ato allA^tessa grandezara sotto ti|oU di- TQB(fioator 
di Pertinace si condusse glorioso e treiqendo col regno infino 
alFanno 212 del -Signore. Caracal^, suo flgliuolo^ avendo in-' 
sieme ool iratello Geta regnato di compa^nia meno di 13 
mesi, insegnb dope aMun tempo al suo ^apitan della goardia 
Macrinoquanto piiiscvsabilmentedoyesse uccider lui, il quale 
nel fratemo sangue avea bniUato le mani. Preso Maorino 
r imperio col sangue, if depose col sanstie^ ucebo ancor ^li 
c6l ngtiuolo IMadiAneniano Tanno ^9. Eliogabi^o, eleKo im- 

K)radore in Soha ▼lyentie^ Macrino, fu ucciso paiimente in 
oma nel 223 ancor giovanetto prihcipe In cui fnanto la 
bellezza del corpo fii cemmendata, Qmto fu detesta))ile (a 
deformiik e bruttezza dell'animo. Fu uccisO) ma indegna- 
mente, il sucpessore e.-cugin suo Alessandro in Francia Tanno 
236, non lontano di ricever Gri^6nel numero degli altri Dti; 
il qual pensiero ebbe ancbe Adriano e avanti a lui Tiberio, 
se questi dal Senate, e ^egli da' conforti alM^i non ne fosse 
state distolto. Empi tutli e tre nella lor piet^, non sapendo 
che non avrebbe.patito la compagnia de' falsi* Dii colui il 
quale nel mondo non per allro che perliberarTuman legpag- 
gie dall'adorazione de' falsi BU era veniAo' (1). Queste cose 
sono raccontate da noi, perch^ furono costuro Signpd di Fi- 
renze, e perch^ con troppe gran salti, lasciando v<)iti ampis- 

(1) Nod si oomprende come ^mci che pU dovessero essere ehtpi se non 
n^)ev€mo queUo cbe dovea essere. L'autore qai si dimentica di dover 
^ssere logico. 



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[iK. 24S] ^ LUKD FUHO. 69 

siad nel mezKo; noD.ci conduciaoK) quasi per prOfondi de- 
serti alle cose che banao a seeoire. Ha «ual degr imperadori 
in quel t^mpGo fii spenio di febbre, o d'aftro.mal naturale nel 
ptoprio ielto? (perchi conosoafio i mortaU a quanta miseria 
sieno U jpiu d€Me YoUe i' iftaiane grandezze eongiuDte) (1). 
Cosimon Masaiiniiio successor. d*Ales8aiMlro,*primo.di tuiti 
griiQpeiadori creato «enzff Uautoritk tiel Senator ma (anto 
piuiiueliceBi0Ote,.qua]ito egU ebbe compagBO dellasua marte 
Massimo sno figltuolo gik creak) da lui Gesare. Peffgio inter- 
Tenne a<^ordianQ ij recchio il Qual^tto imperaoore centra 
Massimino «i« condnsso' 1* infelice ad Impiccarsi da sd stesso 
per la gola , avende poco miglior fortuna avtUo Gordiano H 
giovaae sue figliuolo se non ehe moo combaitendo. jN^ |Bal- 
bii]9«i]^ Papifeno creati a^cor essi iniperadori contra Massi- 
mioo scamparono^al furor nilitar^, uccisi amendue Tanno 
239 nellircelebraziene de' Ludi Capitolioi/ll terzo Gordiano 
nato d'ona figluiola del j^imo, ed eleUo imperadore dppo la 
uccisione diBaUMAo^ di^Pupienpt av€ndo impehaio intomo 
^ sei^aimi fh ancor eiili ucciso in Persia per inganno di Fi- . 
lippo 900 oapitano ^Ua gnardia*, che in quel temp^ Prefbtto 
pretorio chiamareno. Cestui U qual prese V imperio Tanno 
^ fu prkno im^rador crist^no dope cotanti gentili, che da 
Cesare inoominaiando gli erano andati inhatizi ; sprgendo in- • 
tantohPa^le eristiana, ma per niuna di quelle vie' che sogliono 
rumanecdse sormontare. Cosa v^aipente che^vince tutte le 
loaravigiie del wondp : €hc lasoi^ gli uominl i diletii pal- 
pabili del setiso e della came/ compras^ero opn prezzo di do-.. 
iowa m&rter jina vita -che ayeva^a seguire lu un'^tra vita : 
Cke ajla. ceriezza delle coee di cui son testiveni noB meiio 
gli occht che le mani,-e con ciii la ragione e la iraiura s*ac* 
corda, sipn^^onesse credenza di cose il^ a ragione n^tnft- 
Iva sottc^oste, n^ dagli. occ^i n^ dalle mani fcemprese : Che 
colui si tenesse icom^ si tiene) per Di6 il tiu^e non sdo, a 
totte le umane necessity si era red^ soggiacere, ma iLquale* 

ffieFamenie yivendo e da povem ;e semplioe gente amatb 
>terio d^cdnfonder Tufnana sapienza) era pQr erdine del 
saperiori state jentenziato a dover roorire kiworoce. Si stan- 
caroDo i giudici cond^unando i carnefid uccid^ndo ; gl'ingegni 
oederooe ali'lnveBzione dei nudvi supplicii prima c\\/d non che 
re(^tgliardae¥inledeimaschi,maiilragil aesso delledonne, 
la debcaezza de' tecchi> la tenera et^ de* fanciulU e delle fan- 
<^Qll6, ^oorrendo lietamen^e per questo caltato sentier di mar- 
^t si stancasseco di segnitane €[uestb ionamorato lor.Craci- 
fijfio: ^* diletti prej»orre strazii, a' premii J)ene, a onori 
Tituperti, a riyande digiuni. Se questo non m miracolo, se 

(1) ^1 dire: Si ioppia eoduto, jOreHt i mortali oonotcano, ecc. 

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70 DBLL*1ST0RI1'PI0IIBNTI1IK {An. 250] 

questo non'fu opera della mano di Dio, qaal si ^^hiamerh mi- 
racolo nei.moQde o qual sara detta opera ddia destra.di Dio 
in terra? Per questo seguendo nel Pontificate e Vicariato di 
Gristo insieme con Pietro Apostolo Lind, e dietro Lino €ie- 
mente, quel sotto Nerone e questo' sotto.Vespasiana acquista- 
rono la palma del roartirio. Caddono vittkne ^orostssnne al 
Signer lore Cleto, e dope lui Aaacteto sptto Domiziane. SqC^o 
Traiaoo Evaristo e Alessandro. Sotto Adriaoo Sisto e.Tela- 
sforo, come.si recassero^ a scefna per altra, ria solleVarsi da 
terra in cielo, che vede^n sQgnata daU\prme di Cfisto f la 
qual fatta Termiglia dal sue preziosissimb sangue 4ion si la- 
sciava perder di vista a colore, • i quali non ahrove che in 
quel segno avean po9to la mira, ch^ bisogna qui cangiar modi 
e costumi. Cesi Igino, Pio e Aniceto morirono; 6esi clmisoiia 
i lor beati giorni Sotero, Eleutero, Vittore e Zeffirino. In ial 
modo^Oalisto; non altrimante Urbane, con pari passi Ponztano, 
neHa medesima guisa Analero, qual sotto uno e qua! sotCo 
altro^ imperadore, sottomisero il cape alia ftumnaia del car- 
jtieflce nel mondo, per <;oronarlo di fregio eterao di manp di 
Crista in cielo. N^ queste cose paiane aHrui dette fuor di 
proposito, non essendo per leggi delta cristiana religions 
mono pastori delle purificate aniroe dei Fiorentini fetti cri- 
stiani i PonteOci, dhe de* corpi loro si fosser sign«ri-grimpe- 
radon. Dope Pilippo prese V imperio Decio Tanno 2^/ impe- 
raddte non d'igBObil grido Belle cose del inondo-; raa-nen pur 
cristiano, anzi di quelli crude e flero perseguitatore ,' per- 
ch^' fragU altri, i quali coa varii tofmenti spense in varie 
parti del mondo, fece anche mozzai^ il capo a Miniaio uomo 
santissimo in Firenze. Questa scoteraleiza credesi che egli 
fece eseguire in quel Uiego, eve h la CInesa di Santa Candida 
alia Cfoce a Borgo (1); e tiensi per indubitata veritk che ri- 
dotta dal venerabil* uomo con 4e proprie roani la te^ta <U suo 
busto (come il'medesinio si^ice di DionisioAre^pagita in parte 
esser avvenuto), con le in(ere forze del corpo a^esse passato 
Arn^cf giunlo m sul poggio, ohe da lui fa poscia'cegnomi- 
nato, e^dove era altora un piccolo dratono dediciafi) in noAio- 
di San Pietro, quivi aver reso Tanima alsuo creatore (2). Ma 
perchd fosse alio Mrazio'giunto.'lo sehetno, siceome altrove si 
costumava^ cosi anche in Fireflze sotto H medesimo Princtpe 
e poco poi sotto Valeriaao, nell* anfUeatro ove giuochi e rap- 
presentazioni^i celebravano per irasUilloe ristorQ degli umani 
travagli, qnivinon $ole il gik detto Miniaio innaqzi>lV*ultimo 
fhi della morte, ma 'Fabiano, (kvrielio, Sisto e Lorenrzo fdron 
gittati a pi^ delle bestie., II disprezzar ciascuno le cose dei 

(1) Oggi Bor^o'alkt Croee. 
• (%) Altre le^ende, dicon codestb d*altrf santi, per es. di S. Donniiio. 



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[All. 306] UBRO PRIMO. 71 

iad tempi, mentre impazieDifdi goder la gloria dopo la vita 
yoghono gioire della fam» presenter la qual noD par che si 
ppssa acqaistace scriTepdo code che sono comani e note a 
tditi, ci fe esser moHi fatti oscuri e in«ogniti. Onde tutto quello 
che pass^ sotlo rini)>ono di Gallo,-di Emiliano, di Valeriano 
gia detto, di Galieno, di Ctaudiae di Quintillo/tutte passa per 
qael che tocca a Fifenzo sotto silenzio. C6si^ar4meiiteotCQri 
soiro i tempi per conto d^He medesime cose.#Aureliano, il 
qaal prese rimpeHo Tanno de^Signore 271, di Tacito, di Fio- 
riaBo, di Probo, di Caro, di Carino e di Nyitieriano. Nod sono 
pij^ chian/ancorch^piii a noi s'ac£Ostino. Diocleziano acer- 
oissifflo fiageljo degli el|$tti di Dio, Erculio,<]^lerio-e Costanzo, 
il qaal mori 'in Eboface I'anno del Signoro 30& (1). Sotto i 
qnali prtncipi morironotdtti di violenta morte secondo il tenor 
de* passati, i benedetti e gloriosi Pontefici Fabiano, Cornelio, 
Lneio, Stefano, un altro Sisto, Domizio, Felice, Eutiehiauo, 
Gaio, Harcellino, Marcello e Eosebio (^. Ne' quali tempi non 
e gia posa* credifoile che non fpssero aimeno fattf degli altri 
marliri in Firehie, quando aH^a cosa degna di m^mojia non 
Ti fbsse aTTenula ; ma quel che non si sa ^ per la notizia degli 
uomini come se avyenulp non fosse, percli^ pu6 ciascuno ma- 
nifestamente eonoscere di ^uanto ouore sien deg^i colore, i 
quali a niuna fattca perdohando con Tinstrumenta della penna 
e con r indastria dell* ingegno port^no a* secoli futuri gli av- 
yenimenti de* tempi loro. Ben qUesto si potrk dire, perch^ di 
mano inmano alcun lume stvada dando alle coS^mostre : la 
Toscana trovarsi iitfcrno questi tempi in due parti divisa, e 
Vvmi dalla 'fortiliia e abbondanza del paese (net qual senza 
dubbio Firenze e Pistoia e altre ciltli di qua dalla Paglia yeni- 
yan comprese) Jinmanaria esser chiamata^ Taltra dalla yici- 
nitk alia ettta di Roma (chiamata perecc^llenza Urbe) Urhi- 
cma e talora SuburhicaiiH ayer ayuto nome. Queste e ancor 
cerlo, esse proyincia di Toscana, come a* di-nostri i goyema- 

(1) Qui comincia fautore ad accordare colla pifk sicura^a^ua croho- 
logia. II lettore desiderando gii anoi della migHore, dov*6 discorde questa 
ddPAmmirato liteDga che la morte di Crista si fissa an'*anBO 16 di Ti- 
berio, Nerone ebbe rimperie.nel 54; Tito.nel i^, Adriano fiel 117; 
ranno vi di Antoiiiho fo il 143 e M.' Aurelio /u iluperatore nel 161, Conp- 
Jno4o nd 180 y Pertiaace nel 193'; Savero moti nel 211 e Macrioo 
Bel 318; Elagabalo (o coma rAjnmipato il pomina, EUogUkalo, sacerdote 
M Sole) fu ucciso nel 222 e Alessandro nel 2^ , Balbino e Pupieno 
lel 238; Filippo successe a XSor^^o nel 244, Decio nel 249, AureliAn<r 
a GUtudio n nel 2701 ' ,, . 

(2) Mireello ed Ensebio Ainmo eletti e merti dapo il 80«. In vece di 
Ain^ua dee leggersi Dkmiiio. 



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73 DBLL*J$TORIB FlOBBNTINf [AM. 361} 

tori mandati dai re in alcuna delle lero provincie vic^^ sono 
appellati, cosi lei da' magistrati chiamati in. quel tempo or 
pretori, or consolari e or correttori essere stata governatiai, 

Gi^ reggeya la Sede ApostoUca ^ilziade , e V impeno il 
Magnp Costantino, quandoda Ghiesa dlFir^nzfe sotto il reffgi- 
mento del Vescovo Felice era gOTemata; il quftl si ritroyo Ie 
vn Goncilio a Eoma Tanno 313 del Signer^ per ^tftt^ir la causa . 
de' Donaziani. -AJIilziade suecedette Salvestro, it quale avendo 
di noiosissimainfermitk guarito Costantino, piacque a Dio che 
terminassero le persecu2ioni <fe' Gristiani e*che data ampia 
autorita di poter lizzar teippii oyo il yeso .Iddio s*adorasse si 
yenisser di mana ip. mano abbattendo Vantiche foctesze della 
^toltissima idolatria. Questo h queilo imperadoref il quale 
dotando la Ghiesa di temporal! ricchezze le diede occasione 
che in processo di tempo a c[uesta grandezza e maestk perye- 
nisse, m che a' tempi nosiri, non senza rara felicity di questo 
secolo, yediamo esser-ridolta. La quale liberality, coipexhe 
non meno per 1* iiApietk di mplU, che per esser da ^Icuni. 
POntefici fotse men discretamente Hsata che ^si conyeni^ai., 
non pocni si sien ritroyati di colorOt i qualL abl)ianp ayuto 
ardire di J}iasimarla ; nondimeno da dhi- ben addentro consi- 
dera, sempre per pia e ottima opera sark riconosciuta e»^ 
sendo talq degli uomini 1! instabilita e pocatfermezza nolle 
spirituali azioni, <ire se la religione d^ apparente maest^ non 
fosse in riyerenza-mantenuta pian piano. in (al di^rezzo ne 
sdrucciolerefobe che la glotia, e onor di' Dio, ne rimarrel^e 
notabilm^nte offeso, o- scemerebbe^ene di giomoin giorao il 
numero de* cceSenti. AdzI a me ^pare. fra i miraeoli 4e'. Gri- 
stiani questo essere ung dei piti illustri : l'andar<K>nsiderando 
in qual-guisa alcUni imperadori Romani, jo yolontariamente 
del seggio di Roma priyandosi, o in yderlo altri riacquistare 
yanamente affaticandosene , o yolontari o 'Corzati ma senza 
arme e senza ferze.yisibili, se ella non ^ forza diyina, Tah- 
biano lasciata libera e spedita per la sede de' Ponteilci. Do]»o 
GostantinQ, il guale riaccresciuto ^isanzio e'eo^noifllDatoio 
dal suo nome diede prinGipio iJl'imperio GpstOQ^inopolitano, 
tre suoi ilgliuoli si diyiser V imperio ; i quali pQr le gueire 
che ebbero infra di' loro forse in gran parte deHa rovina di 
quelle furon cagione ; come che, mortroe due> Gostantino^^ e 
Gostante a cui fra Taltre provincie era tocco V Italia e fu per 
conseguente signer di Firenze, dlf nuoyo nella persona uun 
solo Gostahzo tutlo intero- fosse il patertio imperio ricadnto. 
Dope la cui mofte seguV nel governo della mi^lior parte <del 
mondo Taniio 361 Giuliano^ue genero, eolui il qyal pbr es* 
sersi ribellato dalla fededi Gristo, nella quale era state tfisth- 
tuito, .fiLcognominato Apostata, Ferse in. questi tempi -res^e 
la cattedrA di Firenze il yescQvo Teodoro. A Giuliano morto 



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[Aif. 383] LiBRO ramo. 73 

nrile guerre di Persia succedetteGioviano, il quale si roori 
|)ef Tiiggie per«TeleiH» preso .oe' fun^i. Dj Gioriano, Valen- 
tintaiH) fu snccessore Tanno 364, altn 69, ^tri pon^ono 68(1) . 
In miesti tempi era correttor di ToeqAnaTerencio, mandalori 
da 6iotiaBO cniaiNio egli e Varronijmo eran consoli. II qoal 
Tereozie^da ugliuoltli fomaio, per favor d'avet accusato un 
die area rubato il ComuB^^ si legge a cotanta dirnitk essere 
slato ioahato. E quel che per a^entura sarebbe a* tempi 
postri ifadegno d'istoriai e^lino, che aquesti augurii andaran 
dietro; noB aorossirono di scrifere, oome cosa m<>stniosa, 
esser fuesto (alto in Pistoia da un aiin» slalo pronosticato; 
il qoal raonlato di bel mezzo giomo in sul Tribunate onde si 
repdea giustizia quindi a vista di molli e non senza stupor di 
ciascuno :essersi solenBemente messo* » ragliare a distesa. 
Suceedette a Terenzio Massiq^ino, U qu^ risedendo o pur 
troyandosi*alloi;in Firenze ricevette qi|^n una lettera dagli 
imperadori Valeritiniano e Valente spCdita in Rems di Fran- 
cia, eon la quale gli commettevaoo oome in certi casi crimi- 
nali sidoressetKMrtare. Alcnni anprdopo Massimino trovas! 
esser ootfsdlar ai Toscana'Olibrio, Ma il yaloroso imperadore 
Valentiniano, mentre fcemendo d'ira per un'iAdegna amba* 
soetiamanda Aior voci ornbili e si dibatte le mani, gfi. si, 
nippe una veaa oel petto e morissi. Valepte suo fratello viflto ' 
in una battaglia da' Sciti presso Adrianopoli, ritrovato in 
un pagiiaio ove era rifug|ito, quivi fo da' nimici abbruciato. 
Graziano e Valentiniano suoi nipoCi, figliuoli del veccl>io Va- 
lenHniano, amendue jiforironb di ferro, colui*Vanno'388 e 
costnf Tanno 8$2; «vendo il pnmo in fin dairanno 379 prcso- 
per con^itftgno dell'imperio Teodosio suo cognato (imperadore 
di glorioBa memorili^ net <fany tempo arealidoBoSalvestro 
goremata la €hiesa &l tto-'m Roma, Marco, GiuH»r Liberio, 
un attro Felicd^, Damase^ Orsicino e Siqcio i\ ^ual fu- pro- 
mosso ahpont^eato ranno della stthite 383, e gi^ la reggeva 
Anastasio^2).' " • - 

Troyavasi in-questiHempi moderar la Chie^ di Milano il 
divino Ambrosio, chiamMo (Uvino idiperoech^ non solo fo in 

(1) Gioviano ^uccedette a Giuliano il 27 giugno 363 e moiV velenato o 
strangolato la notte del, 16 febraip 364. Valeatiuiano gli successe dieci 
giocai dopo. . ' . , - 

(d) Qui ja Cnmoiosia si rioibroglia^ Srsicino fu.ntipapt, viveole D'a* 
>aso « Siricio il qaaU. fo froaiosso ranHo 384 io fin del dicembre, Mar 
Ataaasio ood leggiBva lasede di Roma presa da Stricia subitq dopd Dar 
niaso; la cbbe soccetedo a 6irido pal 398 a* 6 di dicanbre. Owmto al 
FeHee, fu antipafia am approiiazione del clero e disapprovazione del popolo 
nel tempo d» Ubacio atatte asBiato^per non volar fivonra gK Ariini. 

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74 DBLL*ISTORIE FlORBIfXlNE [An. 394] 

lui grande la bontk della vita , ^ndissima la dotirkia e lar 
eloquenza, ma fu di tanta autorita e ^ tanio fervor di spirito- 
accesb per Lo zelo del servigio di Dio, chemen dubit6 di nea 
ammetlere il gui detto Teodosio-gloriosissimonmperadore alia . 
chiesa sua, per utia grande uccisione da hiH molto severa- 
mente fatta.eseguire in Tessalontca. Opera certo illustrissima 
e degna d'eteroa' memoriaper'Ambrosio, ma siami lecitcf 
dirk) nott meno gloriosli e iltustre per Tamiltk e ubbidienza 
di sV gran principe ; il quale ubbidendo al ^ntissimo 'sacer- 
dote, e pi^nto amaramente il suo fallo, noo-^se non dopo lungo 
tempo) fu dentro il dircuito del venerabil teropio e iiUq solenaitk 
delia me'ssa ricervutp. Oraavendo contra Teodosiopseso Tarme 
Eugenio, come molto spessa contra altri deipassati imperadort 
aveano fatio altri IkaniiH vcnendone Eugeoio a Mtlaao, e nol 
volendo Ambrosio quivi aspettare, se ne yenne *a. Bolo^a. 
Onde avendolo i Fiorej^tini chiamato per consa^r la Basilica 
di San Lorenzo, altera fuor dell^ mura dMtaeitt^ lor.di Fi- 
renze, essendo gik V anno 893 del Signore , non recus^ di 
venirvi. Ma Ambrosio il cpie^" conoseiuta. la pietk de* Fioren- 
tini, li giudlcava degni di ^oni sptrituali, avendo in -Bologna 
nel cimiterio de'Giudei rifrdvato i corpi de* gloriosi martiri 
Vitale e Agricola, 11 don6 a* Fforentini, e nella chiesa da iui 
consacrata in-venerabii luogo li ripose. La qual ehiesa di Saa 
Lorenzo, dalla cousagrazionc di st grande e santo uomo, la 
Basilica AmhrqsUma fu sovente appellata*. Fu a parte della 
reparazione di questa Basiftca con (e sue facohk una nobile 
donna ^iorenlina, il cui npme fo Giutrapa; ma se essa Ba- 
silica fosse prima fendata da* Gen till, epoi eonvei:tita atl'uso 
cristiano, o pur ((a' ve.cchi e primi CDistiani*a! tempi di Co- 
stantino fos^e staCa murata, ^esCb a me ^ incerto. Regoava 
tuttovia Te4i|^9io quando al vescbvisido di Firenae-fu proposte 
Zanobio ; il quale dal Vescovo Teodopo ^. fama'- ess^e stato 
battezzato , e credesi Tanno 394 o fprse il seguente essere 
stato it principio del suo pontifkato (1). Da cositu si g^ria 
ti^r Vantica sua origine la famiglia de**Gir9lami; la quale 
infln^ da* tempi della Repubblica costum5 per ragione di con- 
sorteria di far HofTerta al corpo del Santo innanzi al ipiii su- 
premo magiatrato della cictk. Non stimi alcupo queste parti- 
colari notizie poco conveniehti alia gravity deU' istoria; 
imperocch^ se a* gravissinii autori non si disdisse ne' prin- 
cipii dell'opere loro xaccontar le prove d* Ercole (atta in ga- 
stigamento di Ga<!o , le profeeie di Garmenta p^r boccit di 
Evandro , e i pririle^ della famiglta de* Potizii per essere 
stati presii al minisierio del ^crifizio fatio da-Evcolepef mo- 
strar onde ebbe4>riiicipio e come fu introdoHa 1' Ara nsaima,. 

{I) Altri Tassegnano al 402, mettendone la morte poco dapei. 

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[Ah. 396] UBftO pmmo. 7S 

cose iiiTolose tiiUe • pteoe di gentil« e yaiHssiiiu supersU- 
zione, pereb^ abbiaoM noi d tacere la notizia di queUe^eoae^ 
dene<piali pocbissime sobo )>ii!k.tfiili€he in aoesUMIk inlorao 
i had deUa cristiaaa rehgione? perehi si. deono pasaar 
coflT flileiizio 1^ pcerogative de' Girwami in Fireoze. jper Ut 
congiunzioiie cbeiiaiioo eel sacerdo^ diviiiO',«8e a Pinarii 
Tenaa eelanta lipuUzione per essersi trovati apparecchiaii % 
maD(^«r V iDteriora del hue sacrificaio da Ercole iniosno ai 
eoUi di RoflM? Era gUi ratUio da che Crislo a^ea preso Pit- 
niftDa caroe 396 (l).qaaiido Ui»uoiia e valoroao Teodosio d» 
qiiesta nta siMiparti, lasciato di sh due figlittoH nMschi ancor 
fanciolli, Arcadio e.Onorio, al primo de*quali rimperio di 
ie?a]fte.lasci6 dod il QostaDtinopoUtatto, e airaltro quel di 
Ponente il qaale sotto Fai^tiea Roma yeuiva compreso : a co- 
lui Ruffinore tf eostu^^-Stilicone, lasciati per.governatori del- 
rimperio e della giovanezsa loco, io qnesla una sola cosa . 
men savio. die non satebbe^ato bisogno ; ch^ quali uoooini 
fbssero-quellt, in ciii-egli cotanto. ix»nadava, non avea ancor 
coDQschito. Areane i Goli; p^oli settenlrionali e da noi eggi 
inoko ben conosctuk, pii^ ToKe tentato solto i passati inpera- 
dOTt di far prede e correhenelle previneie do Rotnaai, e se- 
condo debole e gajgliardo avean trovata il riscontro cosi o 
prede e^ guadagni, o peroasse e baltiture, oe avean riportato. 
Teodoslo trovatUi prodi e valgro^, bf noh^ egli pui volte feli- 
cemeole rorti li avesse.(^ s' in^egnd d*avecli piuttosto per 
amici che nimici. ^ si djaij^ bisogna, che Aianarioo lo^re 
aodato aVi^itar leodosip in €k>'stantinopoii e restate stupido 
della potent e graadezaui sua, disfie-: Toramepte ^ V imperador 
romano un ierreno Dio; e da real impeto mos^ s(^^unso> 
mettendo la mano su^Felsa dellit^pada: echi contra luimac-^ 
chioerk col sangue s)io ne pertera Ta pena. Ora 6 opinione, 
che-^rdeaflo Stilieone dt desideno di vdger rimperie nella 
persona del figliuolo st fo$sQ^'posto.ad ordire divers! inganDi 
per pervenire al suo intendiraeato : mettendo- prima inconfi^ 
denza (3) tra* frtftelltr e con t6r i|n cejrto soldo, che si davar 
. a' GotX (4), inimicarii Co* RonAni^ acciocpb^ avendesi'a venir 
aguerra, o gl' impecadori n^ baOagUe niorissero, o iu.qua- 
ionque altro m'odd fosse possibile, avendo e|^ir in cotanti- 
seompiglt rarme inmano deirnnperio del me>nde, divenisse 
arbiiro f signed. Perch^ reoandoei i Got) ad onta che fossero- 
licenztati^ parendb eke non si teoesse piik conto della loro^ 
aaicizia, quelti- i quali. dope ht morte d*AtAnarico, per lo 

(1) Dev*es8ere 895. • • •. . 

(^) GHyt^-a hn; U val IdrQ, nella severa gramatica. ^ , y 

(3) Cio« : WMpcllo. 

(A) C»i: ft fum fOtiQ ad mkkiemii, 

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76 DELL*ISTOftI« FIOimiTINE [X1f^ 40^ 

5pazi& di molti asni, d'altro re e caphanogion 6i eranoproy- 
vedttti «be di quelU che daU'imperio T>eiua daia^ora, cor* 
sotto con bai1»ara furia a creatne due, I'nn detto Raditg^o'e 
Taltro AhurieOf con OTdise che con <)uel maggior numero di ' 
genti che^essi raecor poteseere yenissero a' danni de' RonqaSai 
« particolarmente d' Italia. Adorava ftadagliso gV idoU, e alia 
infedeHk »tea congrunto eostiJtmi barbafi; e non pur crudeli 
ma fieri e inumadi; dalla qual be^alitk trasportato si era 
piilk voHe sul moyimeBto di quesCa impresa dato yuio dfaves ' 
a sacrifiDare a' suei dii colsangue di tuUa la ntzion do* R(k 
jnani. Preso dciD<|ue in sua compagaia degentomfla Got! foise 
jDon mono empii e.crudeli di lur, con^questo tremendo sioolo 
per la via di Venezia Fanno 407, e seoando altri 5, ovy^»S (I) 
€ntr^ quasi kidoniito ieone ici lUdia, Con tanto 'spavento di 
Roma e di tuttt t.popoli itaUani, che coloroyiqoaliialla-Veritk 
della religione cristiana non si eraoo aneora accostati, tenendo 
le cese lore per spacciate, con pia^itie lamenti inslno al cielo 
gridaTano: questi mali nOb peraliroloro>aTyemre, che^erla 
adorazione tolta agU aniichidii. Ma piacque alla^ivinfrwaeMk 
cfae 'kadagkso trapassata in Tosbana, e da StiUcone soprag- 
giuntOt mentre ^ m peosiero di espugnar la cilUi di Firenze, - 
si ridusse sopra i montirdi Fiesote ove in im mompnto si vide 
di tuUe le cose necesaarie alia vita palk difetlo. Ouiyi ndn cibo - 
alcuno; (piivinon era^rai: acq]tia4)nde sbramar m seie di pic- 
cole schiere? nob eke di munero si graiide quaPera ouello 
de' Goti ; le poche radic^ che Talidmoiite produce «ran unite; ' 
le genti disarmate e rifuggite'ne luogfai fofti, e Tarraate oc- 
<;upate le strade oon porgevaHo almeno.speranza di breve o 
piccolo s^corso. Talent perdutosi ciascuna d'animo, e sce- 
maodo iiittavia per difalta dek^tto le fon^ quel che per aV* 
Ventura per altre istorie^iioji si raccooyta easere avveouto 
giaMmai, avendb i nbstri lo state in c^e imiseri si Uovax^o 
conosckita, -non tanto o <{uanto- coQ^battendoli ma ridendo e 
seherzando « beii satolli di viab e di vivande, f^tti quasi spet*> 
> tatori delle lore sciagufe, dopo aveme merti'queHi.che w^-- 
lero, fec^r prigione tu^ta cpiella a£fhmatae assetata. moUitudifte. 
€onfeteano tutti g\i scnttovi, non altrimente ebe a guisa di 
pecoife esaeilie^a soloati.statimenatii brancKi pof venderii; 
il pregio de* quaM si vil si riduA^ che per non j^iii eke uno scudo 
d'oro fu trovato chi volesse coinprar lui-goto. Gepc6 iLre Ba*- 
<lagksOf vedut^ da presso iliiericolo; di Icanfpar conja 6iga; 
ma dato neUe man de* Romant iri a 'teon moltd^r^icdseio^ ' 
AvYenne questa ritloria roMavo giomo d'ottobre, giorno nel 
quale celebravano i Fiorentini la festivitk di S. Reparata, 
permemoria delta- quale , imi^ndo in queslo i ludi.degli 

(1) Fu veramente il 405 ; basti nsoontninM gU scriUon ia Muratorii ^ 

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' [As. 4fi0] . .UBHO VK»o. 77 

6>ticlii Romani^iDBtitair^iio, efae si doresM egii*«Mftolii qml 
\giQnio>Dorrere u patio v il qiud oostiime ducainfipo a' preieoti 
giomi; e edifioala una cbitsa in onore di quella Vet|^ia«, nel 
gioFDo -deJla qii^le cotanta insperata felicity e grazia di Dio era 
stataJor conoeduta, Tebl^era ne* fuUni tempi, si come oggi 
ine^iaiDO, per la chieea l^ro piik prin^ipale,. e dove la caite- 
dra del Vescovo ^ stata eolloeaMt* Pati R^araia il martirio 
inionio 15QaDDi prima sottoiDecio tmperadore in Cesarea di 
Pa&estina. A cni nen yolendo -sachilcajro agrideli fu dopo 
^jsMie p^e di toraienti troncaia la testa. £ quehehe fece 3 
'Svo fine piik ^rioso, fu veduta la sua anima in M>pareDza di 
eolomt»a nscir dal-oorpe e andarseDe in cielo. L anno 406, 
reggendainRoma la {>OBtlfieal sedia InneaenjBio,anor^ il san- 
tifisimo TtsoeiTO ZaBobie in Fisoi^ ; e ((piali sogo della divina 
bontii i farori rerso q^ amiei e serri ^uoH) trasktaadofii il 
s]]ol>eato-con>od.a.San Loeenio neUa mi^gior chieaa (1), tosto 
ohe la bartf, oto eigli era poptato, toced un olmo secooiL^iiale 
neiraadare dall'una aU'aUra^rinesa s'inooiilrava, in im istante 
prodosseper diTinamiracotoCKttdiefioh. lia i matic!hescamp6 
£oina.da Radag^ non poftd schifo^ gia da Aladco , il quale 
entrato con non skiner ntUBero di gente in lialia Uanno 413 
bciB mirttbae scambt^ttento de* casi^ di fortima pose a- sacco 
la cittk vincitrice deU'juuretso; con questo poco m riatdco che 
Stilicane autore di'tolanta^erfidia insieme col figliii^ En- 
dierio, H .quale ▼<dea <»eate imperadoce, ia nJbu molto dopo 
per. ordine di Onorio ucciso @)..Allora ebbe il tracoUojl 
roma^o Imperio^ iropeiocch^tiweqga ehe.Alari<p non £aee»se 
totto quel mal^ a*-flomanl ctie potea farli (3), il quale eaiendd 
citstiano pecdond a t«tti colorQ ^quali ne sam tempi ebber 
nfugfo; Mperse nondiKieDO la strada a' Gott m poter tornarvi 
dell aKre Tolte, di fermanrisi e di stabilire il seggio delk lor 
grandezza in Italiat Allora essendo^tutte le romane provincie 
in vex rOccidente restate preda do' bar^ari, i Francooi fra 
gii alln enirando nella Pallia dettero a* re di Franm oomin- 
ciamento : i .quali aifpu&to.Yiall,'ai)no 420 pre^i^ono Foti^ ine 
del regno lore. N^ molto innanzi penetrando^i Vandali in 
^agna dettero ancor essia' re di Spagna principio. ILche 
cosi allasfuggita aU)iam tooco, peroccbd nel -progresso di 

(1) La caltcdra del Vescovo era a S. Giovanni, ora batlistero. S. Re- 
paiata pare del 724. 

(2) Stilicone^ uccis^ il 23 a^o^to 408. Aladco prese e saccheg^^i^ 
A<nDa U 24 agosto 409^ . . . 

(3) Ia per a loro lion si usa. Z/^ quarto easo; quiad> davea sijrivere 
{€at loro. L'Ainmir^ usa speste questo modo volgar<2 , ma non 4 ioii- 
labile. * - 



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'78 dbll'istobik Fioas'TfTiN^ [Air. 5S6] 

<|aesi*opefa piu rolte de* re e di qucsU reamit per oonto delle 
eofle che abpiiHDO alia main, ci coDverr^ far m^zioae. Ad 
Ooork) ir qaar meri l*aiino 4S3 SHceedette Teodosio il gioTane 
8U0 nipote, tiato d'Arcadio suo fratelk), come.ofae TtveBte il 
padre e il zio. fosse 9tato a parte deirjn^erio rtoevulo; e a 
Teodo'sio.il qual venoe raeno nel450, aoprayvisse esuecedette 
nel principato Valeutiniana suo secondo cugtno gia da-lul 
creato ancor egli imperadore tnoUi anot innan^, il quale fu 
.tolto col ferro dal- mofido Tanno 455. Gi^ andaraiio ttUtaria 
alia china le cose romane ; Ulch^ dopo died imperadori^occi- 
dentali, i quali non ebber punto a fare in Costantinopoli, f6^ 
vinarono affatto. Costoro luvono Anicib, die -non fim i tre 
mesi del sho imperio, Avilo ^be non arrivd « nn aftn^, Maio- 
riano che pas55 di poco i qHattro^Severo che doh ti flnU An- 
temio (maravigba ip tanta in^ostanza di cose) il qual yisse: ' 
cinque anni e treinesr, Olibfio die-rega^ire oiesi e mezzo, 
Glicerio che non compi i sedici, Qiulio Nepote i^ qnal regn5 
un anno e poco pitk di due mesi, Aareliano che appena falto 
imperadore fit ucciso, e Anguetolo il gual mancando alcon di 
a finire it -decimo mese fu cacdaCo via da Odoacre re degli 
Eruli con la- morte del suo padre Oreste. 11 • che arvenRe 
Tanno 476 del Salvadere, arendo intaito paftito Roifia e Italia 
deiraitre disavventure.- Nel qual tempo aye^no retto la sede 
apostolica poco meno che tanti altri pent^fici : Zosij[M di na- 
zion grecor Bonifacio romano, fiulaho che privalo del ponti- 
ficate fufatto vescovo napoletano, Getestiim, Sisto terzo, Leone 
(sotto il qDal Roma fu p^esa da' Vandali) nato^io Toscana, Ua- 
rio 4a Gagtiari dl Sardigna, e Semblicio Tiburtinb (I). 

Qoesto fine ebbe In ocoideote Vlmperio ^foodato da. Ce- 
sare, e in tal mode Firenze av^ezza ad esser siglioreggiata 
dagrimperadori rdmani pervenne sotta il giogo de' principi 
got! ; dico goti perciocch^ Odoacr^ ^pe 17 anni che tenoe 
rimperio d^Jtalia'lu discacciato da Teodorico-re de'Goti. U 
quale insignoritosi d'italia fu per cdnsegHeote Signer di Fi- 
renze insino airanno 526 del Sij^nore. lie degno d'etema me- 
moria r se Rur nell-ultimo anno del sue regno alia perversa 
opinione che tenne d'Ario non avesse aggiunte le opere xlella 
crCideltli. Aveva Tinfelice non solo non molestato, mafavorito 
Roma. I^on avea usato yillania alcutia a Felice terzo (2), ji^ a 

(1) Eulalio noD fii4)apa, perchi elctto dopo Zozhub e Im vivos »perch^ 
non approvato, come allora era necessity, dairimperatore. SimpUdo di- 
vise i beni dttlla Cbiesa in quatlro parti : pel be'nefixiato, per U ehiesa, 
pei poveri,' p^r gli ecclesiastici. 

(3) Felice (secondo, per chi tiene antipapa raltro) fii il prlmo che scri- 
vendo aU^imperatore gli d^sse il nome di Figlio. 



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[Ak. 537] LJBfeO FMIMO. 79 

Gda^io, tA al secondo Ai^stasio. Nata diffeFenza tra Simaco 
e Cocenzo, aenza ^olersi intfomettere neUe cose ecdesiasti- 
che, diaseiinahneiUe : eolui dor^r esser rero papa, il quale 
primiennnente ^ra 8tat<x eletto. Mansuetamenie si port6 con 
Ormisda ; ma arendo egli presa sospetto di papa GiorauDt 
di Dazion toscano mandato da lui a Giustino imperadore in 
CostaBtinopoH, percb^ rimperadore non trattasse male ffli 
ILriaiii, 6 si meUesse ad abMUer le lor chiese, impefoc<m^ 
egli farebbe U medesime e peggio de'suoi caUotici (e 11 so- 
spetto era, che tfgli non ar^se macchinato cosa alcuna con 
rimperadore conlro aUsuo state): il fece senza Taltre era- 
delta morir di slenlo e di disagio prigione in Rave.nna. A 
TeOdorico, il qqlale uppena tide i^ quarto Felice successore 
dr Giovanni si tosto^ionse la peoa delle sue sceleratezze (1) 
venne appresfo Atalarico nato di Amalasunta sua figliuola, 
donna il'mcompatabil virtik ^i^ ^aie fu coi resto d' Italia 
6ignor di Firena^ otto anni. In questo •tempo essendo in 
Roma state iljs6s(o scisma tra Bonifacio secondo e Dio'scoro, 
era quan di pari con VeOk di Atalarico^ vissuto pacifica- 
mente nel pontiflcato il secondo (liovanni. ViveTa tuttayia 
Amalasunta, la 'quale chiamato di Tosc^a Teiodato ore era 
per Foile goiFematore, tolfolosi per marito» gH diede la corona 
del regno; ed egli a lei perricompensa di tanto beneflcio 
.procacei5 ta roorte. U che accese maRgiormente Giustinjano 
imperatrire di Costantinopoli «el desiderio che avea di ricn- 
perar Tltitfia all'Impero; in^erocch^ raccomandatagli da 
Teodorico nella sua morte la cura della figliuola, era fl^ra- 
mente crucciato, Che' il pid vile e dappoco re del mondo 
aresse «nento una donna la pi ill yalorosa, che in (fUella et^ 
fosse net mondo. Dabitando dunque Teodato del mal che 
potea avrenirgli, mandd^airimperatore per placarlo* Agapito 
pontefice, il quale come che gratamente fosse dairhnperatore 
riceTut\), mortosi nondimeno di suo male in Costtfutinopoli, 
non pot^ alle cese di "Nodato esser d'alcun gipvamenCD. I 
Goti pensando a* lore casi crearono re Vitige^ e Tarme di 
Giustmiano non preser piii indugio sotto la condotta del va- 
loroslssiro^ Bellisario a calat in Italia. Noi eorriamo a tutta 
J)riglia per venire aUe cose nostre; ma non4)otendo tralasciar 
queste nbtizte per non giugnere sprovedutamente co\k pve 
j^biamo disegnato pregher5 chi legge a porlar in pace questa 
poca dimora^ poieb^ ancor nol, a quali la lunghezza del dir 
non place, tolleriamo il me* che si pu5 questa noia battendo 
• • * • * « 

(l)Cioi: moii appena fetto papa Felice, die io dfeo,n]. QufApianse 
aDoda agH spareAU da coi lo dbseropresa per la morte data a. Simmaco 
e a Boezio gli serittori cattoKd. 



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80 DELL'iMORiB FIOEENTINB [As. 5441 

pur iHttavia gagliardameote per condxim al M nostro^ Cqsi 
si di^ priDCipio alia* guerra tra i Komani^e i Goti CaDpo*537 
dei^igoora, reggeo^do la'Chiesa sua in Roma Silreiio, coot 
cui coQtese del pontiiieato Vig^o, U qualQ Onalmeote soprav- 
vlTendo gli fu suceessore. Tiiiio e mtto prigioiiQ Vitige, Ia^da 
BelUsario coDdotto in Gostaniinopoli. Udibaido Yl re de' Goli 
in Italia eletto in suo luogo visse un anno, ed Erarico tre 
mesi', quando al regno !u assnnto ToUla IVuinO del Signore 
S41 re, il ^luala trovata la guerra accesa di^ molto 4ia (are ai 
Romani, e perchd sptto 41 $iio regno ebbe la cittk di Firenze 
a travagliar^moUo, n^ il resto (& Toscana si stette in hposQ, 
alletiando alquanto la ftiga del.corso come queste eose succe- 
dettero brevemente dimQ3trer5.. La.4)artita di Bellisario« e 
Tavere Timperatore Giustiniana mamkio in Ualia in vece di 
si gran capitano ^un certo Alessandro i\ qual^ ail^ndeva piii 
tosto a processigr gl' Italian!, cbe a goyernar lagente dargueira^ 
pose mplto al basso }e cose, de' Romani ; non .troTandosr al- 
cuno» che con queiramore 4i volpsse esporre a' pericoli mi- 
litari, che per' addietro avean fetto ; percbe avondo tocco una 
rotta da TotUa intomo a Verona, non potendo tenepsi in cam- 
pagna, oiasctuio cbe ebbe agio di poterlo fai'e si ridusse dentro 
1 presidii, ffa quaK Giustino uno de* capitani di Giustiniatio 
si mise a difendersi dentro Firenz.e. Totila desideroso di aver 
la oiltk, yi iaand5 Tassedio intornosoUo Tandella, Roderico 
e Uliare capitani di molto yalgre. i quali porsero grande spa- 
yento a Giustino, dubitando nercn^ non ayea aynto tempo di 
pr«yedersi.di yettovagliat se non per forza ayersi almeno a 
perdar per difalta di yiyere. Mando pet quests chiedendo soc- 
corsoagli altri condottieri dell'esercito romano^ i quali ^si 
erano.ritirati a Rayenna, certiikandoK che ^nza il k)ro aiuto 
non a^a campo alcuno a.^lyarsi. .Gipriano.ci piosranni in- 
teso il.bisogno non fecer din»ora, .e esseodosi ^i^ rifatti, s'ay- 
yiaroDO con tante genii che iH^oti, i quali b^ni lore speranza 
ay^an fondata nella pce^tezza, dubitando di non esser eolti 
in mezzo, sciolser Tassedk) e si ridussero in Mugello,. doye 
accadde tra essi e- i Romani alcuna zuffa, delta quale i Ro- 
mani riportarono il migliore. Giustiqo libero per ^lora dalle 
moleStie de' nemi^i atteso U guarda^ Firenze. totila udito 
quel che era stieceduto^ tento Tanno seffuente d*acquistar 
alcun luoffo in Tpsca^a, ma o che non.yedesse il tempo op- 
portune a suolpensieri, o che giudicasse esser Ineglio il yoi- 
gersi altroye, prese il cammino* verso Terra di J>ayoro, ove 
gli riusciroDO molte. cose prospere ayendo preso BeneyButo, 
Napoli e quasi tutto il paese dUntorno si fattament^ che in 
non molto tempo e^ riacquist6 tutto quel che i Goti avean 
perdutp. Tornossi a inslgnorire.di Roma, a^ m Toscana rest6 
quasi luo^o che non tomasse alia sua obbedienza^ in nlolte 



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[As. 569] LIBRO PfilMO. 81 

dUk deUa qual proviDcia in vendetla della ribelllone fatta ai 
God egli lasci5 segni memorabili della sua crudelt^, quali 
spianate e gettate a terra, e in quali ucciso gli uomini senza 
arerpiu rispetto aUe cuse sagre che alle profane. Id Perugia 
egli uccise u santo vescovo Ercolano, n^ rest5 di fare U me- 
d^simo in Populonia (la gual fu da lui in gran parte destrutta] 
del suo vescovo Cerbone ; se il santo uomo gittato da lui nel 
leatro in preda alle bestie non avesse trovato pietk nel petto 
deUe flere men crudele e bestiale del suo. Fra qujeste cittii 
pervenne anche in poter suo la citt^ di Firenze dove Giovanni 
villani scrive, per temeritli de' soldati essere stato ucciso il 
vescovo Maurizio, ancor egli per la sua bontk posto nel nu- 
mero degli eroi celesti. E per quel che si pu5 oagli scrittori 
di que' tempi raccogliere, par che non per forza, ma forse 
con patti o con £iltra amorevolezza fossero i Fiorentini tornati 
aUa devozione di Totila. L*imperadore Giustiniauo al grido di 
cotali novelle avea rimandato BelUsario in Italia, il qual raf- 
frenb l*impeto delle vitlorie del superbo re goto, e non molto 
dopo commise la somma di tutte le cose (essendo BelUsario 
costretto ritomarsi in Costaolinopoli) a Narsete suo cameriere, 
uomo castrato ma di virtu e'valore inestimabile. Cestui non 
solo ripre^e le cose pefdute, e fra esse la citt^ di Firenze, la 
quale gU si rese sotto la fede di non essere offesa, scusandosi 
che la necessity delle cose e non proprio piacere Tavea fatta 
ritomare sotto il giogo de' Goti, ma uccise ancor Totila in 
battagUa t'anno 552, e cosi parimente il re Tela suo succes- 
sdre Tanno 553, e pose fine a quella ^uerra e alFimperio dei 
barbari; i quaU da che Odoacre vi mise pid^ aveano per lo 
spazio di 77 anni tenuta afflitta Tltalia. In questa.^uisa torn6 
01 nuovo la citt^ di Firenze a passar sotto Timperio ae*Romani, 
mantenendo in lor vece il reggimento d*Italia il gik detto 
Narsete. Ma Fingiurie ricevute, indegne del suo valore, da 
Sofia imperatrice. moglie di Giustino, ii oual nato d*una 'il- 

Cola cu Giustiniano gli era succeduto all imperio Tanno 565 
no cagione, che Tirato capitano chiamasse i Longobardi 
IB Italia; d* una gran parte delta quale prese Alboino lor re il 
possesso Tanno 569; talch^ la Toscana, stata sotto il govemo 
de'ministri degrimperadori costantinopolitani non piii che 
anni sedici, a.fatica s'era scosso il gio^o de^Goti che rientr6 
e forse con peggior condizione sotto quello de* Longobardi. 
Allora, siccome fu poi scrit^ 4a un samtissimo uomo, segui- 
rono ({uelli spaventosi segni in cielo, quando schiere d*uomini 
armati, lance, e.aUri arnesi di guerra, che sembravan fuoco, 
si videro d'aquilope verso le nostre parti sospinte. Allora la 
crudele moltitudine de* Longobardi come sguamata fupr delle 
sue tane corse sopra le nostre teste ad insanguinarsi ; e gli 
uomini, che in questa terra come spesse e ben cestose biade 
y<A. I. — « Ammieato. htorie Piorentine. 

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82 DBLL*ISTORIB FIORENTINE [An. 573] 

ne' campi eran senza numerD cresciuti, furon tagliati e come 
segati da loto inalidirorio, e furono le citta saccheggiate, le 
fortezze spianate, arse le chiese, distriUti i monasteri e li po- 
deri spoghati d'abitatori; e cosi la terra abbandonata da'saoi 
lavoratori, ridolto tutto in solitudine, si Tider restare i campi 
alia libera possessione e dominio delle fiere. 

Forone questi popoli chiamati per altro nome Vuinnili (1), 
i quali usciti fuor deirisola Scandmava, posta sotto il gelato 
asse del seltentrione, Tanno del Signore 380 dietro Ibore e 
Agione lor capi aveano primieramente in Germania occupato 
un paese chiamato Scoringa, e quindi pian piano allargandosi 
e la Mauringia e la Riigilandia acquistarono. Dove dairan^o 
390 infino a questo tempo dieci re avean tenuto in mano lo 
scettro de'Longobardi : e appunto Alboino era Tundecimo^ il 
quale siccome non di tutte le provincie d' Italia prese il do- 
minio, COS! non di tutta la Toscapa, ma di quella narte che 
Annonaria era chiamata divenne signore ;*reslata Taltra parte 
come piCl vicina a Roma, e essa dtta, di Roma e Ravenna, e 
una gran parte del regno di Napoli, che cosi fu poi chiamato, 
s6tto rimperio de' governatori degrimper&dori costantinopo- 
litani ; 1 quali con voce greca ^archi furono appellati: Ma 
non avea ancor Alboino a gran pezza compito il guaito anno 
del suo regno in Italia, che scannato per irode di Rosmonda 
sua moglie, fu in Pavia gridato re Glefl. 11 quale ancor egli 
non avendo piii che un anno e onezzo regnato, fu da un suo 
servo toltO col ferro dal mondo Tanno 57a. Preso da'Longo- 
bardi in abominazione il nome reale, di comune consi^lio 
furono in luogo di re creati da' Longobardi irenta duchi, i 
quali la longobarda repubbHca in Italia governassero. E certa 
cosa h fra gli altri ducati uno essere stata la*Toscana Anno- 
naria. Questo h quelle che noi prOmettemmo di mostrare nel 
principio di questo volume, cio^ coi:ae corrotta la forma del 
romano imperio fra gli altri ipfiniti corpi se tie fusse d*una 
parte della sua corruzione formate il co^o del ducato di To- 
scana; come che corrotto e alterato questo corpo di nuovo. 



(1) Scrisse RanalK: c Questa parola h sfonpatain guisa, cheooo s'in- 
c tende punto. Forse avd[ volute riferiiia al primo ceppp de* LoBgobardi^ 
« che, secondo Paolo Diacono, fb quello de* Kunmgi, » Niente aff^tto, 
WmniU d nelUf leggenda vista da Paolo.Diacono,- e posta iimanzi TEditto 
di Rotari, smarrita un poco, poi trovata dal Yesme. WmniU era nome 
di nazione minore, ma Kuningi di stirpe. Ibor ed Aco, di cui qui ap- 
presso, erano della stirpe Kuninga, ma di imzione Wmnula, Ai Kuningi 
successe-la stippe Letioga, a questa la Causa di cui Alboino fo U se- 
condo re. 



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[All. 604] LIBBO PBIMO. 83 

€ in piii minori parti diviso (1) quasi infino a^presenti tempt 
51 sia nenato, pruna che di nuovo in qiiesto aiivo corpo sotto 
titolo di fiorentina repubblica e poi granducak) di Toscana, si 
Fiunisse. Ma provato da' Longobardi non ostante le pAssate 
disavrentare del real principato niuno altro govemo esser 
migiiore, a capo di dieci aDDi di nuovo toroaroDO aUa crea- 
2ioi)» de're; e questi fu Autari figiiuolo del morto re Clefi 
creato in Pavia ranno 588 (2). Tai era dunque il govemo 
d'ltalia in guesli tempi : dove dopo Vigilio aveao retto la 
Chiesa di Dio Pelagio, Giovanni e Benedetto, e di presente 
on altro Pelagio la governava, tutti e quattro romani. Del 
qual Pelagio si trova iscrittura indiritta al vesdovo di Firenze 
per conte d'uno il quale avuto figliuolo d'una sua fante, dopo 
la morte della moglie, cercava d'essere ammesso al chericato. 
Per la quale, fra 1 altre moite ragioni, si pu6 chiaramente ve- 
dere quanto debolmente si son fondati colore, i quali sono 
stati d'opinione Firenze esser del tutto stata abbattuta e spia- 
nata da Totila. Mbri Autari Tanno 588, dalla cui mobile Teo- 
dolinda fu in Lumello, ignobil castello di Lombardia, nomi- 
nato per successor nel regno Agilulfo, il quale state primiera- 
mente duca di Torino, fu anrhe ronfermato re Tanno se^uente 
da tutti i Longobardi in Milano (3 . Cosiui fii condusse vivendo 
iniloo airanno 615, avendo regiiaio pii^ di 15 anni. And5 del 
pah per moAo tempo col regno d'Agilulfo il pontiflcato del 
magno Gregorio, il quale entrato nel govemo della Chiesa di 
Bio raano 590, la resse inflno ad'anno 604. Nel qual tempo 
miserabile fu lo state di Toscana per Tinsolenza de* Longo- 
bardi, i quali di costumi barbari, di religione diversa, e per 
rordinaria natura de.' vincitori, superbi, oltre ogoi credenza 
afflissero con quasi tiitto il resto d' Italia anche i Toscani; 
de' quali certa cosa 6, colorO che ebbero il destro.di poterlo 
fare, essersi ridotti chi nell'Elba e chi in altre isole del mar 
Tirreno per dileguacsi il piii che poteano dagliocchi e dalla 
tirannide di si cmdeli nemici. N^ si dubita a tale essere in 
molte cittk scemato il num^i'o degli abitatori e del culto di 
Dio (come si pu6 stimare in Firenze essere anche avvenuto), 
che non si trovando in Populonia chi amministrasse il batle-. 
simo e glialtri sagramenti a*cristiani, il santo pontefice com- 
mette a Balbino vescovo di Roselle, che con la sua caritk e 



(1) In gramatica minore vale piu piccolo^ dunque piu mvnort non si 
pod tenere. 

(2) Anzi 565. 

(3) Autari meri 5 settembre 590. Teodol'mda era figlia di Garibaldo 
^ di Baviera. In Lamello porse la tazza, la mano e la ONroBa al duca 
lorinese. 



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84 DBLL*ISTORIB FIORBKTINB [An. 675] 

i>rudenza vi pigli qualche compenso. A Gregorio succedette 
'anno 604 Saomiano, e a Sabiniano due Bonifaci Tun dietro 
Taltro. Appresso segu\ Dioldiede (1) (pieiranno appunto, che 
ad Agilulfo succedette n^l ^egpo d'ltalia, e per conseguente 
nella sovrana recognizione di Toscana e di Firenze, il suo 
figliuolo Adelvaldo, che fu L^anno della salute 615. 

La uegligenza' di quei tempi non ci lascia pur sap'^re i 
nomi, non che le azioni de'duchi di Toscana; n^ noi pos- 
siamo-fingerli di nostro cervello. Seguiremo dun^ue a nomi- 
nate i re, de' quali il gih detto Adelvaldo non avendo saputo 
mantenersi nel regno con quelle arti che il padre gli avea 
insegnato (perciocch^ molti anni prima che egli morisse, sel 
fece compagno nel govemo, e nominollo re), fu a capo di 
dieci anni, dopo la sua morte discacciato dal regno, e Creato 
re Ariovaldo il quale incomincid a regnare I'anno 624. Ro- 
tari (2) fu il settimo re de* Longobardi in Italia, alzato a questa 
grandezza in Pavia Tanno 636. Principe pe£t)pere e di Talore 
e di ffiustizia e d'altre regie virtii d'agguagirargli pochi pari, 
se egli non fusse atato macchiato dall*ariana perfidia ; il quale 
morto Tanno 651-(3) lasci5 successore nel regno Rodoaldo suo 
figliuolo. Cestui diverse da'costumi clel padire,-^ corse auche 
fortuna peggior d* Adelvaldo^ imperocche dove coloi fu cac- 
ciato daf regno, cestui vi fu ucciso; mostrandp quanto sit 
dannosa a* principi il veler sfo^ar la libidine nelle donna dei 
sudditi lore. Percn^ fu eletto m suo luogo Ariberto conte di 
Asti Fanno 656 (4) di cui rimasero due figliuoli re'J'anno 
665, Gondelberto, e Pertarito, il primo ucciso, e Faltro cac- 
ciato dal regno a capo di quindici mesi da Grimoaldo figliuolo 
d'Arechi duca dl Beneventp. Cestui appeHato re in Pavia 
ranno666 (5),-teniie lo scettro de' Longobardi 9 anni, e al 
figliuolo Garibaldo, natogli daHa sorella del due re vinti da 
luif lasci5 il regno Tanno 675 : ma essendo 11 figliuolo ancor 
fanciulletto, avendo appena regnato tre mesi, fu dal zio Per- 
tarito scacciato, siccome egli dal suo padre Grimoaldo era 
state mandate via. Molti ponteflci in qiTesto tempo aveano 
dopo Dioldiede govemalo it gregge crisCiano. Bonifacio Na- 
poletano, di quel nome quinto, sotto il quale, essendo vissuto 
pooo piii di 5 anni, Tempio Maometto diede alia sua setta 

(1) Deusdedit, o Diodato, primo papa le cui bolle ebber suggello io 
piombo. 

(2) Detto anche Crotario; ma egli nelle leggi longobarde cbiama ««^ 
Stesso Rotari. 

(3) A conli fatti sarebbe 652. ' 

(4) Fratelle di Teodolinda, ma fl 655. 

(5) 663, fU reanoal 671. 

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[An. 718] LiBRO PRiHO. 85 

priDcipio ; Ooorio di Gampagna, il quale resse la sejie aposto- 
licsi pochissimi giomi meno d*anni 17; Seyerino RomaDO,' 
GioYanni SchiayoDe, e Teodoro Greco (1], i quail furono di 
irere yita, ayendo tutti e tre appeoa retto 11 pontlficato 9 
anni; Martino, Eugenlo, Yltallano,^Dlodato, Donnione, i quali 
seguirono appresso, tuttl furono Roman!, o del paese di Roma ; 
fin che Tanno 679 fu al sommo di tutti gli onorl promosso 
Agatone di nazion siciliano e di profession monaco ; ponteilce 
per santit^ di yita non indegno dell'altezza di cotanto grado, 
scriyendosi di lui ayer col bacio guarilo un povero lebbroso, 
in cui s*era indontrato. Eransi gi^ alquanto domesticati con 
la liinga stanza d' Italia i Loogobardi, e perci5 ipigliorate in 
gran parte le cose di Toscana, oode in un conciho fatto cele- 
Erare da Agatone in Roma (2J, non solo si yede Populonia 
ayer il sue yescoyo Sereno , la quale non ayea gli anni ad- 
dietra ayuto pur prete che i diyini sagramenti amministrasse, 
ma i nomi di molti altri yescovi toscani appariscono infino ai 
present! tempi esser in quel concilio interyenuti : deUa nostra 
citta di Firenze'Reparato, di Luni Seyero, di Pisa.Mauriano, 
di Roselle Valeriano, di Lucca Eleuterio, d*Arezzo Cipriano 
di Siena Vitaliano e di Volterra Maurizio. Lasci5 il re Pertanto 
il regno al 6gliuolo di Cuniberto I'anno 690 C^jt.il qual Guni- 
berto fu re cattolico ^d ebt>e in s^ quel mirabile accoppia- 
mento di dolcezza dr costumi, e di yalqjr militare, che rare 
yolte si truoya congiunto in una persona. Egli tenne il regno 
13 anni e lasciollo al'figliuol Liutberto ancor fanciullo, con 
poco benigna fortuna, essendone a capo di otto vies! stato 
discacciato dal suo zio cugino Ragumberto figUuolo gik del- 
Fucciso Gundiberlo. Ha egli ayea appena di tre mesi preso 
rimperio malyagfamente acquistato , che Dio il tolse dal 
mondo, come yendicatore giustissimo di cotanta scelleratezza; 
e bench^ in quelle succedesse il figliuolo Ariberto Tanno 
705 (4), e mantenessetisi infino al 718, nondimeno egli s'usci 
di quella casa e peryenne in petere d'Asprando il quai tro- 
yandbsi tutore di Liutberto, quando gli fu tolto il regno, ayea 
sempre atteso il tempo di yendicar queiringiuria. Intorno 
quest! tempi, secondo il conto che no! facciamo , Adoyaido 
Dobile longobardo- 9 di gran sangue fond5 fuor *di Firenze 

(1) Teodoro d il primo Vescovo di Roma che ebbe il titolo di sommo 
Pontefice. Gli fti dato dal Concilio d'Africa nel 646. 

(2) Nel 680. . - 

(3) Secondo Paolo Diacono sarebbe 68B. 

^4) Secondb Paolo IHacono sarebbe 701 ; mantenutosi fioo al 712 in 
ad correya U indizione X, che d' notata sul suo 5epolcro,'e non fino al 
718 in cui gi& da sette anni era re Liutprando. 

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86 DBLL*ISTORIE FIORENTINB . [An. 716| 

presso la chiesa diSan Pietro, ove ora.si dice a Rlpoli, e gia 
si disse a Recavkta, il monastero di S. Bartolommeo; il qaale 
stato gik moDastero di donne, h ora sotto la cura de* monaci 
di Vallombrosa (1). Ansprandp, come vecchio, Tisse poco re^ 
ma lasci6 da goder per lungo tempo a Liutprando suo figliuolo, 
come gli storici affermano, verissimo ritratto e immagine delle 
paterDe virtii. 

Gia la corte de* re longobardi sozza per lo piii delle 
brutture deirariana eresia si potea dir monda di quello' 
errore. E Gregorio secondo, il quale Tanno 716 (2) era stato 
promosso al pontiflcato, noo era di piccob omamento alia 
sede di Pietio, uomo Don meno per cognizione di lettere, che 
per santitli di vita reverendo, e di onorato grido appo i po- 
sleri per molte opere valdrosamente fatle in servigio della 
Chiesa di Dio, incominciando grimperadori Costantinopolitani 
a vestirsi di quelle, o simili eresie, dalle quali i re longobardi 
si erano spogliati. 11 che fu di grandi mbvimenti , e di tor 
loro la signoria e il dominio di Roma, e di trasferirlo ai pon> 
teftei vera cagione (3). Godeva conseguentemente scflto s\ buon 
re, e sotto si buon ponteflce, dopo nove predecessori stati 
innanzi a lyi, dietro Agaton^ (4), la cittk di Firenze.'nella cui 
particolar cattedra era preposto Specioso; il qUal pastope re- 
putato per nobil cittadino fiorentino, certa cesa h (per quanto 
pot^ la dihgenza di Vincenzio Borghini da foltissime tenebre 
di cotanta antichita andare InvestigandQ] aver del suo donalo 
a* canonici' della cattedral chiesa- nou piccola parte di quei 
beni cheinfino a' present! tempi posseggono. Cosa veramente 
degna da essere avuta molto innanzi agU occhi da coloro, i 
quali, se non to<;chi da zelo di Dio, almeno pet pompa di 
mondo cercano perpetuar i loro nomi e lasciar testimonio 
eterno de* doni loro; porch^ per via sol della Chiesa, e non 
per altro modo, si pu5 sperare di conse|;uir questa conserva- 
zione di nome e di lib^ralita. <}ik sono presso a 900 anni 
passati, che il dono fatto da Spectoso si conserva in quelli, in 
cui egli ifltese di yoler conservare, e gik h il medesimo tempa 
varcato, che per cagione di cotal dono non h spento daila 
memoria dfgli uomini il nome suo. Quante donazioni, quanta 
copcessioni , quanti privilegi sono stati ^ik fatti da* re e dai 
principi a' favoriti loro, che trasferendosi i dominii e ia non 

(1) Ora ^ convitto di nobil! giovanette.' 

(2) 0, 715. 

(3) AUude alPeresia degl* iconoclast!; per la quale nel 733 i Roman! 
eol papa si tolsero dairubidienza airitnperalore de* Creci. 

(4) Leone, Benedetto, Giovanni, Conone, Ser^e, altri due Giovanni, 
Sisinnio e Gostantino. 



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[A5. 743] LIBRO PRIMO. 87 

fflolto spazio di tempo d*una in altra casa passando, n^ di co- 
lon) a cui si d donato, nh del doDo, il pii!i delle volte alterato 
e smembrato, n^ de' donatori si viene a serbar la memoria (1). 
Da questo yescoyo Specioso, oyver da questo re Liutprando, 
il quale molto- viene dal vescovo commeadato, si crfede essere 
iii Fireoze stata ediilcata una chiesa, la qual fu gik la chiesa 
di San Pietro.in Giel d*oro, chiamata ad iniitazione di quel 
celebratissimo tempio, il quale il gik detto re Liutprando al 
medesimo principe degll apost6li Pietro e col medesimo titolo 
d'in €iel d oro edific5 Tanno 722 in Pavia, ove ripose le ve- 
nerabili ossa di Santo Agostino. Ha il folle imperadore di Go- 
stantiAopoli Leone, mentre non contento dresser egli empio 
con Dio, procaccia che insieme con secasia empio tutto Tim- 
perio di noma, n^ dal ponteflce Gregorio pu6 con modo al- 
cuoo esser ridotto a sanity, s*and5 con bello studio procac- 
ciando la perdita di Roma. La quale giurando fedeltk al suo 
buon ponteOce Gregorio, e aU'impepadore togliendola , pro- 
mise per rawenire di seguitare in ogni accidente la fortuna 
del romano ponteflce. 'Delia qual cosa awenuta Tanno 727 (2), 
abbiamo in questo luogo voluto far particolar memoria, per- 
ch^ essendo le cose fiorentine e toscane per diversi rispetti 
co'poDtefici romani congiunte, non s*abbia altrove a ricorrere 
per rinvenire il principio'deirimperio dei papi, non con arme 
con umane arti e industria da akun di loro acquistato, ma 
da' Romani offertoli, e quasi cadutoli in grembo, o pur dal- 
Talta providenza di Dio concedoto loro, p^rch^ apparisse pur 
in alcun luogo contra la potest^ de' tiranni e de* sorgenti ere- 
tici la visibil monarchia delta Ghiesa. Poco dopo a questo 
un certo Tiberio. Peta^ip cerc5 di far novitk in Toscana, ma 
egli^fu prestamente dalla prudenza di Gregorio ritenuto. 
Venne finalmente a morte Tanno 743 il re LiOtprando, nel 
qual tempo non solo il ^ocondo Gregorio, ina il terzo, che gli 
era veniuo appresso, di nazione soriano, eran mancati di 
vita, e nel pontiflcato Zaccaria greco (3), e nel regno dltalia 

(1) Ouante fondaziotii civili teagono famosi i loro autori? Oh ben molte ! 
Id Fireoze ad e^empio non k (simoso lo Spedale di Bonifazio? 

(2) Non fu venimente quelVanno, nh sotto quel Gregorio, che era il 
sWModo, il quale morl in obedienza all' imperatore. Nel 731 il suo suc- 
wssore e omonuno chiese la conlerma della propria elezione (e fu Tultima 
elnesta ai Gred); poL rispondendo ad alcuneletteredirefte daU*imperatore 
alTaltro Gregorio scrisse si caldo che riinperatore spedl una flotta in 
Italia. . I Ravennati indtati dal papa corsero. all'armi , fu batlagUa , 11 26 
pagnt 733, inflelic^ pei Gred, felice pei Romani che si posero liberi, come 
gia dic^mo. 

(3) Sotto Zaccaria, Yigilio Vescovo di Salzburgo insegn6 che suUa terra 

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88 dbll'istorie fiorentine [An. 751] 

Ildebrando nipote del passato Liutprando era stato innalzato. 
II quale discacciato dal regno, dope averlo tenuto non pi& che 
sette mesi, fu in suo luogo fatlo re Rachi Tanno 744; il quale 
era stato duca del Friuli. Questo buon principe, siccome av- 
viene spesso delle meuti degli uomini che non sempre'in un 
tenor di vita perse verano, come che amico e favorerole si 
fosse mostrato nel principio del suo regno a Zaccaria, per 
gual cagione si fosse si era mutato, e avea preso Tarme contro 
1 Perugini fedeli del pontefice, n^ cessava con ogni sforzo 4i 
molestar lo Stato della Chiesa ; quando nel mezzo del furor 
dell*arme venuto a trovar dal pontefice, quasi tocco da divina 
incantagion© , in guisa riconobbe il suo errore e i cangiati 
costumi che gittatosi a* piedi di Zaccaria e deposto ogni orgo- 
glio e flerezza, umilmente il preg5 che il riceve^se al cheri- 
cato. II cui esempio dalla moglie Tesia e dalla figliuola Ro- 
truda seguito, andarono in compagnia a rendersi religiosi in 
Montecassino, non lungi dal tiual luogo le devote donne per 
s^ e per quelle vergini che volessono con essq loro abitare e 
servire a Dio, edificarono de' propri danari un monastero. A 
Rachi fatto ffih monaco Panno 751 (Ij sucpedette il fratello 
Aistulfo; dfilla cui singolar bellezza nan poi favoleggiato i 
poeti toscani, ii qual tenne Timperio 7 anni. Con costui and6 
del pari con la vita Stefano III romano ; poich^ il second©, fl 
qua! segui a Zaccaria, non visse piik.che un mese. Ma ad 
Aistulfo a nulla altro valsd' il reo animo e le non meno ree 

ere contra il santo e valoroso pontefice, che ad aprir la via 
alia gloria dei Franzesi, i quali invitati dal papa a vendicar 
ringiurie di santa Chiesa contra la tirannide longobarda, sic- 
comB ivi a non molto spensero -effattd in Italia il*regno dei 
Longobardi (2), cosi con gloria singolarissima di quella na- 
zione si fecer la strada airimperio deiroccidente. 

Appunlo in questo anno, mancata ogni yalore degli antichi 
re franzesi (i quali dal 420 infino a quest'anno 751 aveano per 
lo spazio di piii di 331 anno con militar virtu quejla provincia 
ampliato, e quasi con la dappocag^ine e con rinfingardia 
spepto anche4l sangue e la successione dijcotanti re), avea 

erano gii antipodi. Bonifazio Vescovo di.Magonza Taccusd per questo di 
eretico al papa. Vigilio a Roma fu condannato ! E VinfaUibUitd ? 

(1) Secondo Sigebertd antichissimoT e Pagi Tanno deve mutarsi in 749. 

(3) L*<esempio romano fu seguito da varii sudditi de* Longobardi cui Q 
papa prese in protezione. I "Re Longobardi strinsero-il papa*, e il papa 
Gregorio 111 comincid a volgersi ai Francesi. Insisteltero Zaccaria , St«- 
feno II, Stetano HI e Adriano I che il regno Longobardq si opprimesse. 
Finalmeote vi riuscirono il 773, riunendo a Roma tutta la parte pRe dei 
Greci confinava co' Longobardi. 



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all 



[Ah. 7)B6] libro' priho. 88 

eon maravigliosa fortuna e felicitk preso la corona di quel 
regno Pipino prmcipe di Bor^offna : il quale state infino al- 
lora maiordomo de re passati, fu poi il primo fonte del se- 
condo ceppo de' re franzesi . che Carolingi furono cognomi- 
nati. La Chiesa favorita da Pipino fece acquisto delFesarcato 
di Ravenna, diminuita gik fuor di mode la potenza degli im- 
peradori costantinopolitani per conto delle lore eresie in Italia, 
e il misero Aistulfo mentre ?a peosando di Qon stare a patti 
fermi con Pipino, e di non nuooere alia Chiesa, rottosi il collo 
da cavalle in cacciando, pose flnc^ a'mal moderati pensieri e 
alia vita Tanno 756. Vennegli appresso Desiderio, da conne- 
stabile creato re de' Longobardi. Intomo questi tempi pari- 
mente incominci5 ad apparire primieramente questa nuova 
voce e diffnit^ di connestabile, cne secondo il suono e termi- 
nazione della lingua latina, Comes slahuli, ciod conte della 
stalla, fu chiamato. Desiderio da cui era stata retta Firenze 
come quegli che avea temito il governo di Toscana si man- 
tepne in pace per dieci anni con Paolo primo, fratello e suc- 
cessore del passato ppnteiice ; ma appena egli avea Tan no 
7^ chiuso gli (Tcchi, che incoipinci6 Desiderio a sputare il 
nascosto veleno. contro la Chiesa , state egli primieramente 
cagione del nono scisma tra Filippo e Costantino ; il qual De- 
siderio,. bench^ poi quelle non per opera sua si fosse acque- 
lato, non lasci5 di molestar in diversi modi i vlcarii di Cnsto. 
Onde Pipino re di Francia invitato da Stefano [1] papa gik era 
entrato in canimino per gastigar Desiderio, se dalla morte 
assalito. non avesse lasciato questa gloria a Carlo sue flgliuolo ; 
siccodie non* a Stefano, il qual si mori Tanno 772, ma ad 
Adriano suo successore pervenne la lode d'aver col mezzo di 
Carlo liberato la sede apostolica 'dalle battiture de' principi 
longobardi. Cosl insieme cot regno dltalja la cittii<li Firenze, 
\A quale era stata sotto il giogo de' re ovver duchi longobardi 
piii di 200 anni, pass5 I'anno 774 sotto I'imperio de' Franchi, 
rattosepe signore Carlo figliuol di Pipino, quegli a cui per la 
grandezza delle cose fatte fu pqi date il cognome di Magno (^. 
Costui avuto ii^ prima dal papa titolo di patrizio de' Romani, 
tomj I'anno 78(5 per visitar il ponlefice Adrjanoin Roma, fatto 

<1) Stefiuio ni. ' • . 

(2) A qnesto Carlo , secondo i sunti che bo veduio , cavati da Curzio 
Inghirami, gentilaomo voHerrano, curioso ricercator deirantichiti, dalle 
scnitafe che si conservano net camerotto del palazzo della Signoria di 
Voltcrra, Tanno scsto del suo regno, Irovandosi in To.scana con Tesercito 
JoUo Vollerra net luogo.detto Villamagna, Beronulfo viceduca per Desi- 
derio re de* Longobardi cedd la cittii di Volterra e il duetto di Toscana. 

A.UG., 



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90 drll'istorib fiorentinb [An. 786] 

prima alquanlo di dimora in Firenze, e quivi oelebratola festi- 
vilk.del Natale del Signore, ove certa cosa h fra gli allribuoni 
ordini presi in rassellar la tiiik (cbsi per sua deTozione, come 
per glovar airaniraa della sua carissima donna Ildegarda, la 
quale due anni innanai era morta), aver fatto alcuna dona- 
gione alia basilica di S. Miniato. 

jo non sono per tdrre a* Fiorentini i loro onori, an?i se 
in mia potestii fosse, volentieri li accrescerei. Raoconta Ri- 
cordano Malespini molti cavalieri essere slati creati da Carlo 
Magno in Firenze, i quali n^ a me sar^ tedlo di rammeino- 
rare, e dice essere questi: Corrado e Otto Figiovanrii, An- 
selmo Fighineldi, Arnaldo Fifanti, Schiatta degli Uberti, Mosca 
de* Lamberti, Ormanno degli Ormanni, Tano dell* Area, Guido 
Galigai, Uguccione e Buofiaguisa Delia Prtjssa, Alepro. degli 
Alepri, Federigo de*Galli, Matteo da Quona, Filippo Alberi- 
ghi, Ugo e Ubaldo degli'Ughi, Moretlo deXreci, Riccomanno 
Corbizzi, Tebaldo Tebaldi, Braccio Filippi, Apardino Ravi* 

fnani, Buonaccorso Bisdbmini (1). Liseo Lisei, e Ghino del 
iUi^ Ma se egli nomina in questo.luogo gli tJberti, conae 
sark vero che essi venisser d Al6magna con Ottone primb^ 
come il Yillani afferma? E in che modo stark, che essendo 
quivi Uguccione e Buonaguisa della Pressa, esca poi a' tempi 
di Corrado (posto che sien due BuonaguisiJ'da uno de* Galigai 
Fiore della Pressa? Onde forte mi maraviglio, che il BoFghini> 
diligentissimo scrittore, mostri di porgere credenza a quei 
cotanti cavalieri dTCarlo, e che a* teiiipi uoslri si sia trovata 
sepoltura di cavalier fiorentmo creato in quel tempo in Milano. 
Cos^ in veritk, a chi ha esperienza di cotali studi, malagevole 
ad inghiqttire; nondimeno*^ fato dell'antiquitk , che ella sia 
per lo piii Hcoperta da favole : e segno e argomento npri pic- 
colo di nobiltk h, che sopra le origini e principii suoi si favo- 
leggi, ancorch^ per queste Jparole e per questa mia dubita- 
zione io non intenda che in alcuna cosa si debba alia nobiltk 
della cittk o di quelle famiglie detrarre. Sono ancora aleuni di 
opinione, forse per accordar que* dispareri del rifacimento e 
non rifacimento * Firenze, che forse intonm questi tempi 
dovette la tittk non rifarsi poich^ ella non lu mai del tutto 
destrutta ; ma ristrignersi in minor cerchio, per poterla meg^o 
adomare e fortiilcare, e allora esserle stato date quel che co- 
munemente h da tutti chiamato il primo cerchio (2). 11 qaale, a 



(1) Qui e piCi innanzi ^ nel testo Bisdomini e cosl lascio, sebbene altri 
correggesse Visdomini, voce di provenieiua piu certa d'assai che di questi 



(3) II Lesleo-nella sua sloria di Scozfa, volendo che molte cose attri- 
bute a Carlo Magno fossero fotte da Gugliebno fratello del re di Scoiia 



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An. 786] UBRo primo. 91 

perch*^ sicurameDte tal le fu <lato in questo tempo o tal per 
a?Fenlirra dovette esser ^to da prima, non sarti fuor deiror- 
dine della nostra istoria d^scriverlo, almeno perchd si veffga 
quando la cit(& fu pei due altre volte allargata quanto ella oltre 
queslo primo circuit© si dilatasse. Vaol dunque il Villani , e 
coa parimente il Malespini da cui egli lutto ci6 tolse, che la 
porta dalla parte di levante fosse dove h oggi il canto de* Pazzi, 
detlo gik dal nome di una famiglia che quiri abitava, il canto 
del Papa. La qual porta dalla chresa di S. Piero^ ehe quindi 
Don era motto di lungi fuor delle mura, era chiamata la porta 
di San Piero siccome oggidi in tal luogo vi si dice Porsan- 
. piero. Di quivi tirsmdo a diritto per la gran ruga, come allor 
si diceva, di Santa Maria in Gampo al principio della via che 
oggi >a alia Nunziata si trovava una piccola porta che in quei 
tempi chiamavano postierla, la quale gik sono mh di 500 anni 
aildietro era detta de* Bisdomini. Onde volgendo per tramon- 
tana alia volta di San Giovanni trovala un*sdtra postierla intorno 
dove h oggi \k via de' Martelli si perveniva al canto alia Paglia, 
dove era la seconda principal porta della diik detta la porta 
di Duomo, e da tal era chiamata la porta del Vescovo. Onde 
senza torcere s'andaVa pui* diritto a Santa Maria Ma^giore. 
Quindi piegando verso ponente alle case de* Tornaqumci , e 
forse dove e appunto oggi la loggia, si ritrovava la terza porta 
mae^tra, dalla chiesa che restaVa non limci fuor delle mura 
cognominata di San Pancrazio. N^ prima chtf vicino alle case 
degli Scali si volgeva verso mezzogiomo, trovata presso a 

resta pie^a una postierla delta Ro§sa, che ancor oggi ritiene 
nome di Porta Rossa, di jfuivi s'andava a trovar la porta di 
di Santa Maria, la quale si stima essere stata doye og^i si vede 
nntr parte della loggia de' Gherardinji e ancor oggi vien detta 
qnella contradaPorsantamaria; mala chiesa da cui eUapren- 
deva tal nome ritirata pid a dentro e chiamata S. Biagio, in- 
darno cercherebbe alcuno di rinventre. Da questa ultima porta 
(perocch^ le pnn«ipalt porte della piccola citta non eran piii 
cbe qnattro) s*andava a trovar il palazzo de* Gastellani ; dove 
in quel tempo si crede essere state posto il casteUo Altafronte, 
dal qual luego tomando a rigirare verso levantee trovate per 
qoel che si sappia due postieri^ , Tuna detta da quelli della 
Pera e Taltra porta al principio della vi^ del Garbo, rinohiu- 
deodo San Piero Schera^gio e la Bddia ,. si venivan le mura 
di nuovo a ricongiugnere con porta San Piero. Ta^to adun- 
que, quanto si d dimostrato, era allora la citta di Firenze. 

no coDegato, e cosi il ristoro c libertli di. Firenze,. scrive, che allora fu 
^ l6gge da* Fioreatini di doversi dal puld)lico nntiir sempre leoni, arme 
^*re di Scozia; in menioria di gratituctine di tanto benefizio. 

A, il G. 

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92 dell'istorie FiORENxms [An. 876] 

Mori Adriano, di cul oiuno inOjkO a' presenli d\ dopo S. Pietro 
h staio di maggiore vita nel pontiiicato, ranno 796, e gli suc> 
cedelte Leoae HI, il quale ranno 801 col consentimenio del 
clero.e del senato e popolo romano, cosi richiedendolo i meriti 
suoi, coroD5 ad imperadore di Roma il gi^ detto re Carlo (I). 
A Gark) sAccedette neirimperio il figUuol Lodovico, natogii 
dlldegarda Tanno 814 : il quale fu coronalo da Stefano IV, 
successor di Leone, Tanno 816, e il suo figliuol Lottacio, tollo 
da lui in cpmpagnia d^irimperib, ebbe in Roma la corona da 
Pasquale successor di Stefano I'anno 824. Di gran lunga re- 
stano addietro le vile de' pontefici a quelle degrimperadori. 
Morirono dunque e Eugenio 11, al cui tempo fu il deCimo 
scisnra, e Valentino, e Gregorio IV, e Sergio it, il quale in vita 
di Lottario coronb il figliuol di Lodovico Tanno 844. E Leone IV, 
da cui fu Roma detta la cittk Leonina (2), prima che Lottario 
morisse. Sotto il cestui pontiflcato, intomo I'anno 853, Ardingo 
vescovo di Firenze oxdin5 a monasterio la badiuola di Sant' An- 
drea presso all'arco che h oggi semplice e piccola parrocchia 
dielro a Mercato vecchio ; ove costilui per la jprima badessa 
Rodoborga iigliuola del conte Wepoldo. Anzi avea gik pres6 
il pontiGcato Benedetto III Tanno 855, e succeduto Tundecimo 
scisma, quando Lottario, partendo dalla vita, lascib Timperio 
al gik detto Lodovico suo figliuolo. Dietro Benedetto venae 
Niccol6, assente e contra sua voglia create pontellce, ma di 
bontk e virtii inestimabile , Tanno 858 (3). Al quale seguitato 
appresso ivi adiecianni Adriano II, furono ambedue To spec- 
cnio e Tornamento di quell'eth.: nella quale fu ancor somnla- 
mente commendabile la vita e 1<1 buona intenzione deirottimo 
imperadore vequto aH'occaso in Milano I'anno 875 (4) quando 
qik di due anni airaltezza del pontificate era salito Giovanni 
di quel numero ottavo. Questo ponlefice ^quetla che a niuno 
altro prima n^ dopo h avvenuto) coroflb m Roma tre Impe- 
radon, Carlo Calvo fratel di Lottario I'anno 876 (5), Lodovico 



(1) Adriano mor) al 25 novembre 795. Carlo fti coronato imperatore il 
^ dicembre 800. 

(3) Non Roma, sibbene il borgo S. Pietro che fece clrcoiidare di mura, 
« inaDgar6 il 27 giogno 852. Que^lo papa ^ il primo che abbia nel suo 
titolo posto il numero che occupava fra i papt del suo nome. 

(3) Yuole il Sigonio ehe rimperator Lndovico per atto d*umilti badasse 
a questo p!9pa il piede; e tla questo esempiq sarebbe Tuso del bacio del 
piede papale. 

(4) Venuto all'occaso, dot al fin della vita. Ma non moii a Milano^ 
dove di vera fu «epolto, sibbene nel territorio di Brescia. 

(5) Al qual Calvo, secondo il Tillet, Andrea vescovo di Firenze k nel nn- 
mero dlquei prelati, che Vanno 877 dette il giuramento di fedelti. A.UG. 



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[All. 890] LIBRO PRIMO. 93 

Rafbo flglluol del Calvo Taimo 78, e Carlo il Gl^osso cugin del 
Balbo Tanno 881. 11 quale avendo Tan no 888 ftnito la vita, 
bene h, che ooi secondo il nostro solito costume din^ostriamo, 
come rimperio romano, il quale a* Franchi da' Greci era pas- 
sato, da' Franchi agl'Italici passasse; perch^ per conseguente 
apparisca di teniipo in tempo, da cui Firen^e e Toscana'era 
govemata. ' , 

Fra i principi italici per nobiltk di sangue, per ricchezze e 
ampiezza di stato, e per virtt^ di guerra due fra gli altri a gran 
nome, e a gran riputazione eran montati, Berengario jluca del 
FriuU e di Verona e Guido duca di Spoleto. Costoro veggendo 
Carlo il Gjrosso senza figliuoli, e avendo col sangue di Francia 
alcuD parentado e per la lor potenza stimandbsi omai indegni, 
mancando Carlo; d aver a servir altrui, congiurarono fra loro, 
quando il caso della morte del Grosso fosse avvenuto , d'oc- 
cupar amendne i regoi di Franeia e d'ltalia, Guido a quel di 
FVancia e Berengario a quel d'ltalia dovendo por mano. Questo 
pensiero , cio^ droccupare Italia , venuto in mente de' Contf 
tuscolani a' tempi di Giovanni pontefice bench^ dall'autoritk 
del papa* fosse stato acquetato, n^ sotto Marino II (I) successor 
di Giovanni cosa nuova si fosse tentata, era risorto e n*avean 
di nuovo i pnncipi d'ltalia fatto impresa sotto Adriano III suc- 
cessor di Marino invitati maggibrmente -a questo da vive e non 
false Tagioni, che esposta Fltalia agli assalti de' Saracini, in- 
vano si vedea piii volte avere atteso i tardi aiuti dai lontani 
iipperadori fi«nzesi. Onde vivente ancora Carlo si era da 
Adriano cavato un decreto, che morendo egli senza figliuoli 
dovesse il regno dltalia col titolo deirimperio darsi a*prin- 
cipi italiani. Morto dunque Car]o in tempo che ad Adriano gik 
di due anni era succeduto Slefano V (^, Berengario, secondo 
la delibe^azione presa, non se ne sdegnandd punto il ponte- 
fice Stefano, al regno dltalia pose mano siccome per occupar 
Sael di Francia Guido si era rivolto; se trovata in questo dif- 
coltk maggiore di quella che non si era dato a credere, con 
impor4uno consiglio non si fosse posto a contender del regno 
d'ltalia con Berengario; contra del quale avendo Timprese sue 
sortito felici awenimenti, x;erta cosa b chiamar egli Tanno 890 
il prinu) anno del regno suo ; nel qual anno del mese digiugno 
trovandosi nel contado di Siena a ^reghiere del marchese Al- 
berto suo nipote, quegli che forse d da altri chiamato Adal- 



(1) Le stampe hanno MarHno^ ma fti Marino. 

(2) La stampa dice VI ma seguendo la cronologia de* papi stessa 
del]*AmiQirato deve dir V. Diffatto Carlo mori neir868 poco piili di due 
aimi che Stefuio era pap?. U sesto Stefano fti U snccessore del sesto 
Bonifazio. 



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94 dbll'istorie fiorentine [An. 894] 

berto, conferma a Zanobi vescovo di Fiesole molte tenute e 
po^sessioni coi servi e serve a que'luoghi appartenenti. Luogo 
raro, tra le tenebre di cotanta antichitk, a provare che inflno 
a quel teihpo s*erano coDservati i successor! dl quegli antichi 
serri romani , i quali con quelle ville si trovayano per antica 
usanza andare appiccatiQ). Di Toscana pass6 Giiido l*anno£9i 
in Roma, ove dal ponteuce Stefano prese la corona dell'lm- 
perio. |n tal guisa dunque , ma con Taggiunta di continue 
guerre e di molte miserie, pervenne da* Franchi il regno d'lta- 
lia in mano dei principi italici. Ma mancato per morte natu> 
rale Guido Tanno 894 non mancarono p.eF6 gli afTanni d'ltalia« 
entrato in luogo di Guido, Liimberto suo figliuolo. Era intanto 
a Stefano succeduto due anni innanzi Formoso (2) e avvenute 
il duodecimo scisma per conto di Sergio, il quale con cattive 
arti facendosi innanzi avea occupato il .pontificalo ; e quasi 
intorno al medesimo tempo d^l vescovo Andrea fu confermata 
per badessa della badiuola di Santo Andrea Idemberia nipote 
della passata Rodoborga. Regnava in queslo tempo marcnese 
di Lucca, e detto ancor marchese di Toscana e il quale non 
par che si dubili essere stalo signore di Firenze, Adelberto, 
principe per ricchezze e per riputazione illustre, e senza dubbio 
il primierofra tutti gli altri signori d'ltalia. Questo nuovo titolo 
di marchese, cosl detto da iCarca, che vuol dir limile Ce limiti 
chiamarono i Romani i conflni deirimperio] dovette intorno 
que^i tempi o poco iqnanzi apparire, quando era gili, da uficio 
dato a tempo, divenuta dignity perpetua. E com^ forse i primi 
de* primi cos\ chiari sopra tutti furono i marcl^si di To- 
scana , perch^ si disse ancora la Marca di To3cana (3). Viveva 

(1) Ciod uniti, inseparati daUe teite. 

(2) Questo papa Formoso &i il primo tra^ato da altra sede a quelh di 
Roma; cosa che parve orribile a molti. 11 suo successore Ste'timo fecelo 
come vivo e sacrilego degradare, decapitare, gettar neV Tevere. Romano 
successore di Stefano annuUd un tale selvaggio procedimepto. 

.(3) Come bene apparisce nella* concessione fatta il 1 di settembre del- 
Tamie 896 a Alboino vescovo di Volterra, e dla CaDonica di S. Ottavilmo 
della libera giurisdizione di Berignone, Casoli, Montero, Sasso e Mardana 
dallo stesso marchese; il quale si chiama Adalberto d*Alberto Lombardo, 
e signor dalla Marca di Toscana (*). Al vescovo Andrea sutcedette net 
vescovado fiorentmo G^asulfo 11, si pud for conto, Vanno 898, quando a 
Formoso era venuto dietro alpontificato Bonifazio Vl (*') H quale in poco 
spazio di tempo ebbe per si|ccessori Stefano, Romano, X^odoro e Gio- 

(*) Le Marche erauo le proviocie aU*eBtremo» o ai conflni del Regno. Le pro- 
Tincie interne erano ComikUi o Cpntm. Quelle erano contu)QO*aniiate. 

(**) Qaesto Papa noo h in quakhe regiatro perch^'la sua elezione ta aoiuil|ata 
dal Gondlio di Rarenna sotto il successore, come partita da fiuiosi. 



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[Ah. 899] LiBRO prixo. 95 

dunque in ouesti tempi, come, si h detto, il marchese Adal- 
berto. II quale dairambiziosissiraa sua moglie Berta commosso, 
a coi le molte ricchezze faceano auimo di saXire all'imperio 
dltalia, prese Tarme contra Lamberto. Ma niuna cosa e piu 
leg;giera a dader giii che un principe ricco da valor miUtare 
scompagnatOj e colui pu5 dirsi men che iibero, non che si- 
gpore il quale la mascnil superioritii non conoscendo vilmente 
alia sua donna obbidisce. 11 marchese credendo^cogliere Tim- 
peradore sprovveduto, il quale attendaa a darsf piacere nelle 
cacce di Mariqeo mentre egli col suo esercito raccolto infretta, 
passatp il.Montebordone senza niuno ordine s'era attendato 
ne' campi del Bergo a S. Donnino, fu assaltato da Lamberto, 
che di ci5 avea avulo odore, non piil che con una squadra di 
cento elettissimi suoi soldati quando piii le sue genti eran nel 
Tino e nel sonno sepolte ; n^ solo fur quelle brutti^simamente 
poste in fuga , ma fuTvi fatto prigione il marchese ; il quale 
sbigottito nel terror della fuga si era ricoverato dentro una 
stalla. Onde Lamberto motteggiand^lo ebbe a dire, che ben 
si &ra apposta la m^rchesana sua moglie, quando quasi di 
profetico spirito ripiena, gli avea promesso di farlo diventar 
re, o un asino. Ma Lamberto, iLquale in quelFanno fu a tra- 
dimento ucciso 'da Ugo, il cui padre Mangifredo conte di Mi- 
lano egli avea latto morire, non fu a tempo a prender partito 
del marchese. Perch^ liberate da Bereneario, il quale a Guide 
€ a Lamberto suoi competitor! padre e. tigliuolo era sopravis- 
sato , fu parte non piccola dei movimenti che po&cia segui- 
rono. M siamo ora da alcun freno ritenuti perch^ distesa* 
mente non scriviam queste cose; ^oich^ agendo 'a ppriar dei 
particolafi signori di Firenze , iron ci si pu5 opporre che an- 
diamo perdeiKio inutilmente il tempd in raccontare le forestiere 
istorie. 

Non d dunque da dubitare, bench^ Vimperio e il regno di 
Italia in mano*deiprincipi italiani fosse pervenuto, che non 
restasse per5 mai aalla parte de' Franzesi di crelirsi impera- 
dore dal canto lore, i quali almeno col nome <occupasser que] 
laogo. E perci6 inrece di Carlo il Grosso era statd create 
della medesima casa de* Garolinghi , e proiiipote di Carlo 
Magno, imperadore Amollo. Cestui incoronato da Formoso 
Fanno 895, eras! finalmente morto yirente. Berengario I'anno 
899. A quel* che aveKn costumato di fare i Franzesi, s'ag- 
giunse ora in questaoccasione della morte di Lamberto Taura 

mna. Ebbe fl veseovo Grasulfo dalTimperaHore' Lamberto, cosi pregan- 
toeb Agehruda sua ma4re (imperocchd egli ta cqronato Imperadore dt 
Formoso) un canpo di terra vicino al Duomo di S. Gtovanai chiamato U 
campo del Re. A. il G. 



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96 DBLL*ISTORIE FIORENTINB [An. 900] 

di quel principi italiani i quaH nimici di Befengario per es- 
sere stati della contraria fazione , non sapendo a chi degli 
Italiani rivolgefsi, inccaninciarono da capo a rifuggire a' Fran- 
zesi, e se non. del tutlo alia casa de' Carolinghi, almeno a co- 
loro i quali per latg di donna aveano con quelli alcim paren- 
tado. Parve dunque, che auel che fosse piu a bro proposito 
fosse Lodovico figliuol di Bosone re di Provenza : si perchi 
egli era pi(l vicino airitalia, e sentivasi molto commendare per 
principe giusto e da b^e, e si perch^ egli era nato di Ermen- 
garda ilgnuola delFimperadore Lodovico, che fu figtiuolo del- 
rimperadore Lottario. 11 qual Lodorico dicemmo che Tanno 
844 prese da Sergio II in Kotna la corona ddrimperio. Veg- 
genao dunque Berengario farglisi incontro un nuovo nimico, 
e di tutte quesle novita in gran parte esser cagione il sue 

fenero Adalberto marchese d Ivrea, ricorse al marchese Aial- 
erto di Toscana, il quale per averlo poco dianzi liberate di 
prigione stimara dover aver favorevole a*suoi pensieri. Esi 
come egli era ptincipe savio ed accorto non lasci5 con ogni 
confidenza di dirgli : doTersi per awentora alcuna scusa cpn- 
cedere a colore, i quali per Taddietro infino a quell'ora a 
Guide a Lamberto' suoi awersari si erano accostati,' poichd 
in ogni awenimenlo, o si sarebbon trovati soggetti d*un 
principe di sangue italiano o egUno stessi aVrebbon quando 
che sia potuto aspirare allMiuperio. Ha che follia esser ^uella 
al presente di color o (e del ^uo empio genero principalmente) 
i quali gli abbiano a preporre un Provenzile, procurando che 
la grand^zza e onor d* Italia di nuovo fosse riposta in mano 
di lorestieri? Qual virtii, <{ual nieritp' scorgere in Lodovico, 
onde egli abbia ad esser messo innanzia lui? Perch^ aversi 
tan to a condonar a* privati interessi, che s* abbia a metter la 
causa pubblica e comune in abbandono? Sarebbe dunque 
ufficio di quel gran prinoipe ch'eg^Ii h, ii marchese di toscana, 
se favorendo un amico sue. e nimico de* suoi awersari, e il 
quale x^n tanta liberality era corso alia sua liberazione, si di- 
sponesse a congiugnerle forze sue con quelle di lui e ynita- 
mente si facessero incontro a LodoVico, noti dtlbitando di 
riportar vittoria de' suoi nimici , pur che egU accomunasse 
seco la sua fortuna. II fresco^ obbligq che avea il marchese 
con Berengario; e la causa ^lusta d aver a favorire im Ita- 
liano contra unp stran^ero, il fecero piegare alle sue voglie. 
Per che unitisi insieme, e a Lodovico oppostisi, il qual giS ne 
veniva con esercito armato in Italia, it racchiusero in guisa 
che veggendosi egli faUo pocp men che prigione con umili 
preghiere mand5 a supplicar Berengario che gli concedesse 
il Petersen e ritomare a salvameqto in casa sua, promettendo 
di non mai prendergli I'arme centre per Tawenire, anzi con 
quelle dover esser sempre presto e favorevole a* ^uoi desi- 

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[Ah. d02j LiBao priho. 97 

deiii. 11 savio Berengario^ che di molte cose prospere e ay- 
Terse avea prevato in sua vita, ageTolmente gn perdon6 ; ma 
perchd cosi presto non avesser fine le turbazioni d' Italia , 
noD restaroDO per quissto colore, i quali la prima volta si eran 
oiessi a chiamnt Lodovico, di tomarlo a chiamar la secoada. 
iDTitati aoche a ci6 dhreder asoeso al pontificate Benedetto IV, 
11 quale, come fatturade* conti di Tuscolo, speravano che non 
si discosterebbe dalle loco petizioni : ma non avendo per tutto 
ci6 speranza che questo potesse venite loro fatto, se il mar- 
chese di Toscana non fosse in lor compagnia, con maravi- 
gliosi artificii essendo gia entrato Tanno 900 si posero a ri- 
cercarlo per aiuto a doraar la superbia di Berengario per 
essere stato^superiore a* Guide, a Alberto e a Lodovico, troppo 
oiQai divenuto prgoglioso ; n^ potersi tollerar pid il sue faslo 
e k sua alterigia, la quale se si lasciassepiilk creseere^ indamo 
cercherebbon poi d* abbassarla , quando oppress! colore, i 
quali conosceano il sue anfmo, non ayrebbe ritrovato con- 
trasto. N^ lasciarono di seminare stimbli ardentissimi d*am- 
bizione e di timore neiranimo della marchesana, la quale 
non n^oltb arnica di Berengario, h gonfia di speranza che in 
tanti scompigli leggermente un di sarebbe potuto balzar Tim- 
perio in man del marito, con poca fatica svolse il marchese 
alle Toglie degli altri, talch^ a Lodovico circondato di tanti 
aiuti non fu difficile Tentrare in Italia. 11 quale, preso la co- 
rbha dell'Imperio nel se^uente anno 901 da papa Benedetto 
in Roma, cpn mifabil felicUk spoglk) Berei^ario del regno ; 
il quale contra tanti, e con tanta viftili, ayea gik per lo spazio 
di 13 inni posseduto. Era nondiMeno fatale, cue onde ilmale, 
indi la salute yenisse di Berengario. 

Venne all* imperador Lodovico (gik divenuto pacifico pos- 
sessor d' Italia] voglia di visitar la Toscana, 'e giunto in Lucca 
fu ranno902 oltre ogni credenza con r^al pompa ricevuto dal 
marchese Adalberto. Oveveduto gli abbi^liamenti del palazzo, 
la moltitudine e splendor de* cortigiani, la sontuositk della 
tavela, la beliezza e bontk e numero de' cavalli, dicesi che 
vdlto ad uno de^suoi: Cestui, disse, mi par che piuttosto re 
chiamar si dovrebbe, che marchese, guando dal titolo in fuori 
io non Te^go che in cosa alcuna mi sia infetiore ; le quali pa- 
role o udite, in qual altro modo pervenute agli orecchi di 
Berta, sospettando che.un di Lodovico mosso da invidia o da 
rapacita non aspirasse aUe ricchezze di Toscana, del tutto si 
abend con Tanimo da liii. Onde tomato Lodovico a Verona, 
• penetrata la novella di questa novitli a Berengario il quale 
in Baviera si era ritirato, con miiabil* velocity e segretezza se 
ne venue in Italia: e entrato di nottetempo con intendimento 
di coloro, i quali erano a guardia delle porte in Verona, senza 
alcun contrasto fece a man salva prigion Lodovico, a cui, 
Vol. I. — 7 Am iRATO. /ftorif pUrmiine. 

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96 dell'istorie fiorentine [An. 936] 

coDtento di privarlo del lume degli occhi, concedette che in 
Provenza se ne tornasse. In tal gaisa toltosi ogni impaccio 
dayaDti, rest5 a Berengario quieto il possesso d'ltalia. Ma non 
era qjuieta laSede di Pietro, dor dico per la poca derozione, 
ma per la malvagitk de' tempi molto venula al basso. Talch^ 
morto Benedetto fu posto in «uo luogo Leone. 11 quale tenato 
appena quel se^^gio quaranta giomi, fu tolto via da Cristoforo; 
e egli a capa di sette mesi eacciato ^ia da quel Sergia, il quale 
avendo conteso con Fofmoso, e in Toscana rifuggitosi a) mar- 
chese Adalberto, con I'aiuto e forze di iui fu in questo anno, 
che fu Tanno 905, di nuoTo riipesso nelladignilh pontificia (1). 
A Sergio Anastasio, e ad Anastasio Lando, e a Landa Gio- 
vanni X succedette I'anno 916; sotto*il qual, pontificato, forse 
il seguente anno 917, s*afferma esser da qu^sta vita partito il 
marchese Adalberto. t]onferm5 lo'stato di Toscana Berengario 
a Guido flgliuol d' Adalberto; lion abban(}onatasi ancor la sua 
madre Berta deirantiche speranze d'esser un di reiiia d'ltalia ; 
anzi in questo tempo magffiormente confermsitasi, quanto sti- 
mava poter piii del figliuoio fare a suo senno, che del marito. 
Guido mentre va segretaihente tendendo insidie coqtra Be- 
rengario, presogli -contra I'arme dal re, fu insieme con la 
madre da Iui falto prrgione e sotto buonissima guardia man- 
dati a custodire nella cittk di Mantova ; ma era tanto Tamore o 
purTindustria con buone e cattive arti procacciatasi da Berta 
ne* sudditi suoi, che, per esser ella iusieme col flgliuolo nella 
altrui pode^ta , non fu pur una menoma' terripciuola di cui 
potesse Berenffario insignorirsi : onde dopo alquanto tempo 
gli parve di liberare il mabchese e. la marchesana ; pregan- 
doli a ricordarsi pid d'averli liberati quando in suo arbitrio 
era di farU n:ioriref che di averli tenuti prigioni. Mitigatasi al- 
cfUanto per quesfo beneficio Berta, altese a procurar moglie 
al flgliuolo, e come quella ch^ pur che fosse ricca e grande, 
poco d'altro si dava^ensiero, gli diede Harozia figliuoia del 
marchese Alberto ; la quale vedova* del marchese * Alberico 
avea di Iui Stall in casa, e.flj;liuoli, e soprampdo era per ric- 
chezze, e per sequele d*amici, di partigiani e di parenti in 
tutta Italia potente. Era intanto morto Berengario Tanno 
923 (2) e cacciafo il competitor suo Ridolfo Tanno 926 da Ugo 
conte di Provenza il quale in questo tempo prese il regno di 
Italia ; e tutto ci5 era seguito per op^ra d'Ermengarda sorella 
del marchese Guido : la quale ved<»va d*Alberto marchese di 



(I) Prova Muratori che Sergio noa and6 con pretesa n^ con fona, roa 
chiamatp dalle pr^ci del popolo romano a deporre Cristoforo usMrpatore. 
Ser^o fii eleUo il 904. Giovanni il 914. 

(2)924. 



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[Ah. 932J LiBEO pbimo. 99 

Ivrea, e di lui avendo figltuoji, non menr che la madre mal- 
Tagia ma beii di lei piii poderosa faceva di tuUa Italia quel 
«h'ella volea, non curando di sottomeitere il suo proprio corpo 
a grandi e a umili, pur cfae poienza si procacciasse. Non vo- 
lendo dunque *la marchesana Marozia esser da meno della 
cognala, quel che avea piu volte avuto in apimo di fare deli- 
herd al line di commettere una delle magffiori sceleratezze 
che mai donna commettesse. E questo fu d insiigare ii mar- 
chese Guido suo marito alia morte di papa Giovanni ; perch^ 
.siccome egli per industria della sua madre Teodora^.era 
asceso al pontilicato, cosi ella, la quale piu chela madre non 
fu onestai mettesse in tal dignity Giovanni suo iigliuolo, 11 
quale non gik del marito, n^ di papa Sergio, come alcuni vo- 
gliono, ma d'allri ai^patori s'avea acquistato. 

Mi dira forse alcuno che di be' (regi vo adornando i mar- 
chesi di Toscana; come se gli storici a guisa di poeti, o di 
oratori dovessero procurar neiresequie di celebrar le lodi dei 
principi morii, e i\on di raccdntar le cose come elle avven- 
nero. Trovandosi -dunque il marchese Guido con la moglie,in 
Roma ptinuQramente feqero uccider da' loro sgherri Pietro 
fratel del papa in su gli occhi e nell' istesso palagio Lalerano 
delpontence; e fatto nelmedesimo tempo prigione il ponte- 
Hce non molto dope il fecer morire mettendogfi -un piumaccio 
in sulabocca Tanno 929(1). Liutpraudo vuol che subilo fosse 
stato create pontefice Giovanni, il qual fu detto Giovanni XI ; 
ma gli altri scrittori vi mettono in mezzo Leone VI, e-Ste- 
/ano VII. Ma bastici esser nolo, Giovanni X per frodi di Marozia 
esser roorto, ep^r le medesime frodi Giovanni, %I, o prima, 
pur Tanno 932 (2) essere asceso al pontiQcato. Delia qual 
beiropera non and^ per5 lungo tempo glorioso il marchese 
Guido mortosi poco dopo la malvagita commessa essendogli 
succeduto nello. state (perch^ ^gli ihorV senza iiglinoli) Lam- 
berto suo fratello. £ vefamente se secolo alcuno fu infelice, 
infelicissimo fu questo ; ove non scieaza militare, non cogni- 
zipne di lettere, non che alcuna bella o nobile arte i(i pregio 
si fosse trovata, ma' calpestata ogni onesta, non tenuto alcun 
coBto della giustizia, messa al fondo.e conculcata la religione, 
si yedea g[iacere ogn'immagine di virtu involta nel fang;o di 
brnttissimi vizi e scelerith. 'Regnava come dicemmo in Italia 
il re Ugo, nato ancor egli per madre di Berta; onde veniva ad 
essere del marchess Lamberto fpatello uterine. Era questo 
Lamberto per forze corpocali e per vigor d'animo uno de' piu 
temuti Signort d'Ualia, alle quali qualita aggiunta ora la gran- 



(1)»28. 

(2) 931. Era figlio di Marozia e di Alberico Duca di Spoleto, 



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100 DBLL*ISTOKIE FIORBNTINB [An. 933J 

dezza dello Stalo, ifon che ad altri al medesimo re Ugo faceva 
paura. Fu ancora m quel tempi opinione, oltre il timore, che 
vergognandosi il re di aver tolto per mogli^ Marozia restata 
vedova del marchese Guide (perciocch^ verrebbe ad ayer 
tolto per moglie contra i precetti cristjani 111 cogoata , per 
coDsigUo di Bosone sue fratello per lato di padre, il quale aspi- 
rava' al marchesato di Toscana), si fosse messo a fare inteu- 
dere a Lamberto, chepiillper Tav venire nol dovesse chiamar 
suo fratello imperocchd certa cosa era, lui non esser fi- 
gliuolo di Bepta, la t[uaie per non runanere senza State avea 
trovato quesla. favola. N^ fu del tutto fuor di credenza che 
quest! flgliuoli di .Berta non fosser nati del marchese Adal- 
berto, ma che non fosser nati di lei non si potea gik in alcun 
modo negare. Lamberto d*ira e di crucfio fremendo, e.certo 
che in qual guisa egli si fosse nato da quel ventre era uscito 
onde ^ra uscito il re Ugo, con baldanzosotcuore disse, che 
il re mentiva e che egli era acconcio con I'arme in mano 
a fargli conoscere quanto dal vero egli s'allontanava. Era 
questa una sorte di prova, ove testimoni mancavano, talmeote 
inquella e^ introdotta che- senza carico d'onorcf, oltre il 
perder la causa, non si potea schifare. II re, il quale dalPal* 
tro canto non ardiva d*entrar in siDgolar batta^lia col mar- 
chese, ritrovato qno di staturamoltp a lui simigliante il cui 
nome fu Tedoino, ricbpertolo d'arme bianche con sagace arv- 
vedimento se fosse riuscito, il fece sotto il nome di lui com- 
parire in campo a cOmbatter questa causa con Lamberto. L'a- 
dirato e valoroso marchese, il quale vedeva dove questo colpo 
di iron esse^ riputato firatello del re Ugo e figliupl di Berta 
andava a ferire, menando valorosamente le mani, in- poco 
d'ora uccise il mis^ Tedoiqo, non sehza manifesto vitu- 
pero del re U^o ; 41 quale nel cospetto di tutta Italia fosse ap- 
parito non sol bugiardo, ma vile. Qtsde ripieno, di scomo e 
di confusione, come il pih delle volte awiehe che a' vecchi 
errori si cerca di riparare co* nuovi , corse a commettere il 
terzo falla di spogliar dello State il marchese Lamberto, e, 
avendolo avhto a man salva, a privarlo del lume degli occhi 
e a confinarlo a perpetua pri^oue, perch^ non avesse mii 
ardire e possanza di levarglisi centre. E cos\ lo Stato di To- 
scana il quale per molti anni d&' principi di sangue italiano 
era stato posseduto pas96 a* Provenzali , investitone il gi^ 
detto Bosone fratel del re Ugo ; il qtiale per ouanto in co- 
tanta oscuritii si pu5 andar indovinando, par che intotnb ii 
medesimo anno 932 ower 933 ne divenisse Signore. 

Parea cosa solita in questi .tempi, che i marchesi di To- 
scana, lasctandosi govemar dalle mogli, per cagion di esse 
mogli impazzassero ; imperocch^ siccome il marchese Adal- 
berto da Berta sua moghe fu sempre menat<^ pel naso, nd al 



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[All. 950] LIBRO PRIMO. 101 

marchese Guido avesse recato pih anore e p\h quiete la sua 
inoglie Bfarozia, cosi al presente marchese Bosone fu della 
^a Biiseria e della sua rovina certissima e iudubitata eagione 
WiUa sua donna. Coslei nata del sarigue di Borgogna, avea, 
noM Jivendo figliuoli maschi, quattro figUuole feminine : Berta, 
€isla, Richilda e del suo j>roprio nome an'allra delta Willa ; 
la quale arendo maritata a Berengario marchese di Ivrea , 
colui che ialto poi re d* Italia fu cognominato il secondo 
BeceDgario, arderii d*incredibil desiderio di far grandis- 
simi parentedi, e cercando per questo di accumulare ric- 
chezze.non si vedea via per cui Tardentissim^i sete dell* oro 
si potesse attutare, e con Toro andando alia busca di gioie e 
di perle, non avea a pur una delle nobili don no di Toscana 
lasciato gioia che fosse d*alcAn pregio. N^ dentro ^uesti ter- 
mini la sua rapacity si contentava , ch^ di maggior brama 
accecata ayea confortato il roarito a far novita contra il fra- 
tello. Le quali cose pervenute alia notizia del re Ugo si assi- 
car6 primieramente della persona del marchese , il quale 
racchiuse in prigione ; e poi per non si bruttar le ihani del 
sangue d'una femmina e sua cognata, avendo lei fatta spo- 
gliare di ci5 che ella avea in molti anni ragunato, in Borgo- 
gna ne la rimandd. Dicesi che avendo ella fatta fare una 
cinlura di, gioie la piii ricca che per memoria d^uomini si ri- 
cordasse, e non trovata dai miuistri del re quando ebber 
commissione che delle siie cose cercassero , fu ilnalmente 
per Duoro ordine fatto ella stessa oercare Ignuda , e con 
scorno' non meno di lei, che per avventura di chi comandato 
Tayea, trovatagliela fra le cosce ; la quale dMnestimabil pre- 
gio fu estimata. Diede il re il marchesato di Toscana a Urn- 
berto suo figliuol naturale, il quale di Vandelmonda nobilis- 
sima donna avea avuto, dUntorno Tanno 936, nel qual tempo 
era vescoYO di Firenze Raimbaldo ; e gia area Ugo accomu- 
Aato il regno d'^talia con Lottario suo figliuolo legittimo. 
Mantenne it suo Statb paciilcamente il marchese Umberto 
cod fin chei il padre partendosi d' Italia del tutto lascib il 
regno alia cura del fighuolo, che fu Tanno 947, come infin 
che risse il suo gia detto fratello Lottario, che fu ranno949; 
nel qual temj>o dopo Giovanni XI erano ascesi al pontifi^ito 
Leone VII, Stefano VIII, Martino II, e reggeva di presente 
la sede apostoliCa Agapito II. Ma pervenuto che fu al regno 
dltalia Berengario li Tannp 950 , dure incominciarono ad 
esser le condizioni di Umberto, si per la malvagit^ di esso 
Berengario- e si per quella di Willa $ua donna , la quale, 
benche fosse sua cugina sapeva Umberto esserle fieramente 
adirata, poich^ vedeva lo Stato del padre, fratello legittimo 
del re, essere andato in man d*un bastarde, che Dio sa (di- 
ceraella) di cui si fosse figliuolo. Avendo dunque egli la 

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102 dell'istorik fiorkntink [An. 964} 

superbia, le minacce e i mali trattamenti di cosior soslenuto 
per lo spazio di presso a dieci anni , aveodo ormai trovata 
I'occasione che inolti,aUri principi d' Italia si doleano drquel 
governo, e che Giovanni XII (Ij suc€essor d'Agapito si era a 
somiglianza d'Adriano , il qual chiam5 Carlo Magno, rivolto 
a chiamare Tanno 960 Ottone re d^ Germania che venisse a 
liberar Tltalia di si fiera e acerba tirannide, ancor egU deli- 
ber6 d'andar personahnente a trovare Ottone, e a pregarlo 
ad acceUar la ventura che Dio gli porgeva in seno , poich^ 
non solo a s^ e alia casa sua ma a tutta la sua ndbil nazione 
avrebbe con questo titolo di liberar I'ltalia e la sede aposto- 
lica di man di tiranni potuto acquistar nome e gloria immor- 
tale. Accett6 lietamenief 1' impresa Ottone, come colui che 
un'altra volta era venule in Italia, e loUosi^per moglie Ade- 
laide restata-vedova di Lottario, e cbstretto Berengario a ri- 
conoscere il regno e la vita da lui. II: quale Ottone , incoro- 
nato Imperadore in Roma da papa Giovanni Tanno 962, del 
tutlo venne a privar del regno i malvagi Berengario e WiUa. 
In tal modo trapass5 I'impeilo dagV Italici a* Germani appo 
dei quali infino a'presenti tempi si conser>'a (2). 

Fu Ottone buon principe, e comecch^ venutogli a sospetto 
il marcViese Umberlo I'rfvesse forzalo a partirsi di Toscana, 
nondimeno poi umanamente il richiamb e non permise che 
perdesse nulla delle sue cose. PiacquegU molto la stanza di 
Lucca forse perch^ ella era residenza de* principi di Toscana, 
e nou men quella di Firenze ove era gik vescovo Sichelmo, 
e in segno di benevolenza per imperial privil6gio don6 a 
questa infino all^ sei miglia di contado. Rassett6 molto le 
cose della Chiesa, le quali andavan malo per lo mal govemo 
di Giovanni XII, piii per la potenza del suo padire Alberlgo 
gik console romano, che per (altro suo merito, asceso al pon- 
tificato. Cestui, il quale Ottaviano era prima detlo , dicono 
essere state prime de' pontefici, e non Sei;gio II che desse 
principio a mutarsi il nome.*Ora essendo egli state private, 
e creato Leone VIM, e poi per la morte di Giovanni nata 

(I) Questo Papa era Patrizio di Roma, bench^ chierico, succeduto a 
suo padre Alberico. 11 Patrizio «ra il govematore supremo, rappresenlante 
rimperatore. Come Patrizio nomlnavasi Qttaviano. Fatto papa tenne U'go- 
Yernd civile, e fu la prima volta che il poter civile di Roma si trov6 unite 
oella persooe-del Papa. Ottaviano diede Tesempio di mutar nome qual 
Papa. Gli aUi civili si fecer6 da Ottaviano; gli ecclesiastic!, da "Giovanni XII; 
eh'eran pur la sola persona. 

(g) E fu allora che per aversi una. porta sempre aperta in Italia Ottone 
staccd dai regno il Tirolo e unlllo alia Germania , donde non fu piii 
riavuto. 

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[An: 976] libro prixo. 103 

competenza tra Leooe e Benedetto, rest6 finalmeote vero 
podteflce Tanoo 964 Leone (1). Cestui veggendo che un gran 
male non si potea con altro che con un aliro gran male 
medicare , sostenne , che per Fay venire Telezione dei papi 
dagrimperadori fosse approvata, secondo la qual legge roo- 
rendo lui , fa poi creato 1* anno 965 Giovanni XIII. Questi 
coronb a richiesta del padre Tanno 968 Ottone U , appresso 
il qual anno par che si muoia il marchese Uqiberto, e lasci 
lo State al conte Ugo suo figUuoio. N^ dope questo tempo, fur 
molto lunghi i giomi del buono imperadore,* il quale Vanno 
973 pose fine aU'onorato corso della sua vita, in questa una 
sola cosa biasimato o men lodnto da alcuno scrittore , che 
presd e strangolato da un certo Cinzio il sgccessore di Gio- 
vanni XIII, Benedetto VI, egli lasci5 cotanto fallo impunito, 
che egli sopraggiunto dalla mocte ci6 far non potesse o 
che pur tal fosse la vita di Benedetto, che se Tavesse meri- 
tato« Desiderabile per altro rest6 il nome d'Ottone in Firenze ; 
dove carta opinione h che molti de* suoi baroni fossero re- 
stali, tenendosi per fermo ^li Uberti e i Lamberti famiglie 
nobilissime ^ver avuto origme da due baroni che venner con 
seco; ma forse di molti beneficii nop fu ancor minore la 
perdita del corpo di San Miniato della cittii, il quale egli per- 
mise a Teodorico vescovo di Metz che se lo portasse in 
Germania (2). 

Impertando in ponente Ottone II, e tenendo in mano il freno 
dei Toscani il conte Ugo il quale e marchese e duca fu pari- 
mente inlitolatof ascese al pontificate Donna II e dope lui Bo- 
nifacio VII, per ie cui cattive arli fu il misero Benedetto tolto 
di vita. 11 quale, siccome alle sue ree opere si conveniva, di- 
scacciato dal papato e di Roma, e in Costantinopoli con molti 
tesori delU ChiQ^a rifuggitosi ,- ebbe per successor I'anno 976 
Benedetto VI| ^. Qnando io a ques(e cose considero, e vo tra 

, (1) I Romani odiando i Tedeschi rictuamaron Giovaani, fiigato Leone; 
e morto Giovanni elessero Benedeftto. Leone rigviardasi quale antipapa; 
mori prima di Benedetto, il quale non per questo npTese il pastorale es* 
sendo prigione in Germania. Tre mesi dopo la costui morte fti eletto ah 
omni plebe romana (dal clero e dal popolo) Giovanni XIH. 

(2) In.quest'anno del mese di^ setlemj)re il vescovo Sichelmo di con- 
senso e alia presenza de* canoofci della chiesa fiorentina conferma i beni 
alk chiesa di santa Felicili, obbligando prete Domcnico dell*Orso cardinale 
di detta chieea (cosl cran chiamaii i preti capi delle parrocchie) e i sue- 
cessori a.pagar ogn'anno due soldi alia corte del vescovo; il qual censo» 
ai vien deUo, ch*d papato ancor oggi dalle monache. A, U G. 

(3) 975> Ma Benedetto successe difilalo a Donno , il quale era stato 
eletto dopo la fuga dell*empio Bonifacio. 



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104 DELL*ISTORIB FIORENTINB [All. 984] 

nte rammemorando qual doTea esser in quel tempo lo Stato 
di santa Chiesa e poi col pensier trapassando a (juesti tempi 
mi riconduco , e vommi aTve^genao che nato io sotto gU, 
estremi anni di Cl^mente ¥11 no senza lui Yeduto e potuto 
conoscere infino a quest'ora otto ponteilci, son veramente 
costretto a confessare^ felicissimi aoTersi a comparazion di 
<iuelli chiamar questi tempi , ne* quali se non si vede in tutii 
i pontefici quelia saotit^ di vita, che a* veri vicarii di Cristo si 
conviene, si non si vede in tutti senza alcun fallo ¥izio alcuno 
deforme ; e in atcuni di essi tanti esempi di costumi e di reli- 
gione si possono scorgere, che ragionevolmente con molti 
degli ottimi pontefici si sarebbono potuti. paragonarei Ma in 
tanto non rimangacredenza in persona vivente, che per esser 
io per amor della verity costretto a raccontar i difetti partico- 
Ian d'alcun pontefice intenda per questo di detrar panto alia 
suprema autoritk pontificia ;. essendo per infallibil sentenza di 
tutti gli uomini dotti ricevuto: la mala vita de' prelati di santa 
Chiesa nulla ripugnar alia giurisdizione e autorit^ lore. Mod 
Ottone II in Roma, Yivente ancor Benedetto, ranno983, avendo 
inquesfanno prima ch*egli morisse al fiorentinoCapitolo questo 
benefizio fatto: che molti beni i quali da'passati vescoyierano 
stati alienati piamente li restitu\, come la Pieve di €erctna, la 
corte di Cintoia, il campo e il prato del re, S. Maria T^ovella, 
e altri beni. A Ottone II succedette peirimperio Ottone III sue 
figliuolo, continuando il ducato di Toscana ad esser tetto dal 
marchese Ugo, di eui Yiyendo in questo tempo la sua madre 
Guilla, edific6 la nobile e famosa badia di Firenze;la quale e 
per l^onestk esemplare dei monaci di San Benedetto da*<}uali 
e abitata, e-perch^ essendo ella dotata di ricchezze convenienti 
pu6 mantener la dignitk e spesa del culto di Dio, ^ una, sic- 
come e stata sempre , delle pit chiare e onorevoli chiese o 
monaster! della citth. Quasi ne'medesimilempi ad onor di Die 
edificb da' fondamenti un conte Lottieri la badia di San Sal- 
vadore a Settimo, checch^ di queste badie si dica il Villani.; 
il quale da uomo (1) pih diligente di lui manifestamente Yien 
riprovato. L*anno 964 morl Benedetto con buon nome, e fii 
create pontefice Gioyanm XIV, la fama della qual creazione 
pervenuta in Costaniinopoii a Bonifacio non tardo punto a 
venirsene in Roma e cop quelia feritk, che a Benedetto avea 
da Cinzio fatto porre le mani addosso, con quelia egli mede- 
simo, non a guisa di pontefice m§ di carnefice al collo di Gio- 
Yanni, essendo appena riseduto otto mesi, le pose e in Castel 
Sant*Angelo racchiusolo, e quiri o'di lioia e.di stealo o come 
}urfu d*alcuni opinione col capestro levatolo dal moudo, diede 
ia seconda volla al suo male acquistato pontificate priifcipio, 

(I) Forse il Landino. 

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I 



[An. 9d5] LiBmo PRiHO. 105 

il quale areiido iogombrato poco piii di qnatiro mesi, morissi 
eon Unto general odio di ciascuno, che trafltto il'suo oorpo 
norto dl mille spade e lance ill Laterabo, e poi con kicci per 
ia cittk stra^cinato, a peaa per misericordia de* chierici late- 
ranensi , ore fu ricondotto , trov6 sepoliura. Succedettegli 
Fanno 9i85 Giovanni XV (1). N^ effli di miglior fama de* suoi 
cattivi predecessori« poiche poco di Dio e men di sua Chiesa 
curandosi, a nulla alt^o attese, che a for grandi e ricchi i pa- 
renli suoi , male il quale a* successdri trapassato h stato in 
Tari teraoi seme lecondissimo d*inAniti maii. Ma in ci5 ebbe 
▼entara la Chiesa , ohe non essendo egli vissuto nel pontifi- 
cato piii che otto mesi gli snccedette Giovanni XVI « il quale 
ancor che travagliato da Crescenzio console di Roma, e perci5 
in Toscana rifuggitosi, rappacfflcatosi flnalmente con lui, lode- 
volmente infino all*anno 995 resse la. Chiesa di Dio. N^ minor 
vfmtura ebbe in questo iem^io la cattedra di Firenze, la quale 
con singoliCr utilita delle anime de* Fiorentini fu da S. Poggio 
amministrata ; grpndi perci5 furono le dgnazioni che in ^esto 
tempo fecero alia chiesa cattedrale molti nobili fiorentini, tra i 
quali molti pii e religiosi apparvero i conti Aernarde, Rinieri 
e Gualfredi fratelli e la centessa Guilla donna del conte Ri- 
nieri lor cugino. I quali per la santa vita del buon vescovo 
4onarono a lui e a* suoi successori di molti beni posti nella 
citlk e contado di Siena. E fama ^, il medesimo S. Poggio 
aver cinta di mura e di torri molte ville^ le quali di gia la 
medesima sua chiesa fiorentina ab.antico possedea, per mu- 
nirle contra gli assalU che da* rubatori , o da' nimici avesser 
potuto in vaii lempi ricevere. Questa felicita fu ancor accre- 
sciuta dalFottimo goverlio temporale del marchese Ugo da la- 
scivo e mondano si^ore in temperatissimo e savio principe 
trasmtalatosi. II che m €(uesta guisa si dice essere awenuto: 
che trovandosi egli un di a caccia nella contfada di Buonsol- 
lazzo, e siccome spesso neHe caeca suole awenire essendosi 
per lo bosco da sua gente smarrito parve di -capitare ad una 
labbrica dove iLferro s'usava cavare, e quivt veg^endo uomini 
neri a guisa di Saracini, che non ferro ma uomini parea che 
aVfooco con nndrtelli tormentassero, domand6 lore, che cosa 
era quelle cheessi faceano. A cui fu risposto. che erano anime 
dannate , e che a simil pena era dannata la sua se de' suoi 
j>eccati non s'emendasse. La xiual jirisione per 's\ fatto modo 
entr6 nell*animo del marchese, che ogni mondano piacere 
addietro lasciato, con tuttala sua mente si pose ad abbracciar 
ropere,.per le quali si spera potersi render propizia la grazia 



(1) Varii aotori, fra 1 qnali il Baronio omettooo questo Giovanni, e 
tieoQ XV quello cui rAmmirato, seguendo aUri, fa XVI. 



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106 DBLL*ISTOftIB FIORKNTIHB [Av. 996] 

di Dio (]). EgU come che gli allri marches! in altre citUi di 
Toscana e per lo yid in Lucca fussono usati fare lor residenza, 
gran parte del sho tempo fece In Firerize e molto la benefic5, 
e molti nobili uofnini orub deU'ordinje della cavalleria, talch^ 
costantissima fama ^ aver egli creato cavalieri della casa dei 
Giandonati, de' Pulci, de' Nerli, de' conli di Gangalandi, e dj 
quelH della Bella ; il che grandemente par che venga appro- 
vato, ch^ tutli i discebdenti di costoro usarono poi porlar le 
armi del marchese Ugo bench^ con diverse intrassegne infira 
loro divise, essendo rarme del marchese addogata rossa e 
bianca, siccome si ha da molti per fermo che per questo i ba- 
roncelli abbiano ancor essi le loro sbarre rosse e Blanche (2}w 
Trovavasi nel tempo che mori Giovanni XVI Timperadore Ot- 
tone in Roma; a cui conforti o bomandamenti fu creato poa~ 
tefice Brunone suo pareAte, nato in Sassonia del sangue reale 
di Francia. 11 auale fattosi chiamAre Gregorio V fu per larglie 
limosine< che laceva a* poveri, e per altre sue lod^yoli opere 
il minor Grefforio appellato.- Non piacque q^iesta elezione a 
Crescenzio; il quale volendo.per la sua ambizione e potenza 
farsi autore di crfeare i ponteuci, stimando per awentura che 
non meno a lui il qual era o era stato console romano, che 
a* germani imperadori si convenisse, col.seguito'di parenti.e 
di amici«cre5 papa il vescovo di Piacenza, non-senza opinione, 
quel che oltre 1 ambizione fu peggio, che egli dalla copia dei 
suoi denari fosse stato corrotto. 11 quale GiovannLXVlI voile 
esser cognominato ; la qual cosa mosse a cetapto sdegno Tim- 
peradore che venuto con Vesercito in Roma, e a Crescenzio 
il qual s'era racchiUso in Castel Sant'Angelo posto Tassedio^ 
ancor ohe promettesse di campargli la vita, avutolo in mano 
il fece morire, e cav'^to gli occhi a Giovanni il confinb in Ger- 
mania, dove non molto dope di- dolor si mon. Gregorio ateodo 
incoronato Ottone III Tenno 996 morissi in queiranno, restata 
di s^ falsa credenza infino a quest* era io molti, che e^li avesso 
instituito i sette elettori dell'Imperio, i quali certa e indubitata 
cosa ^ appresso gPintendenti , molti e molti anni dope ^vere- 
avuto la loro origine (3). A Gregorio venne appresso Tanno 998^ 
Salvestro II , .a cui Tesser peritissimo dell astrologia fece ^ 

(1) Questa leggenda fii poi messa nel librettioo del Mese di Maggio' 
usato nellQ scuole dai gesuiti. 

(2) Quesli colon non e^ano solo d'Ugo e de* snoi creatf . I gonfaloni dei 
conti, presi poi dalle cittii eziandio lolnbtfrdej li avevano. Li ebbero anche 
Frances! e Tedeschi, e tuttor U hanno. Quando la croce entr6 in quei gon- 
faloni bianca sul rosso, o rossa sul bianco, segnd i partigiani de11*impero 
o della chiesa. 

(3) Parrebbe cbe del 9^ papa Gregorio fi>sse morto' dopo aver coro-> 
n4o Ottone; poi parrebbe che per la notizia di quegli eUttori il morto 



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[An. 1006] LiBRO PRiMO. 107 

queUaVozza eth credere, che egli fosse stato mago. II quale 
per la singolar dottrina e bontk de'suoi co^tumi fatta da sem- 
plice monaco arci?escovo di Rems, e poi da OUone, arcivescovo 
di Ravenna ; con lali mezzi e con altri si fece scala alpontifl- 
calo. Correva gik sopr» il millesimo anno il primo , da che 
nacque la salute del mendp, che Ottone ritrovandosi in Roma 
T^one in disparere co' Roniani, da* quali accefchiato nel pro- 
prio palagjo dove si rilrovava, e forte di sh dubitando per rin- 
dustria e autoritk del marchese Ugo principalmenle 9camp6 
la vita 'h perch^ di Roma con Salvestro partitosi , credesi di 
veleno datogli dalla moglie del gik da lui ucciso Grescenzio 
con la quale egli avea a rare, sdegnata che la la^eiasse, essersi 
morto a Paterno. Prese Tlmperio dope il III Ottone, Enrico 
suo secondo cugino, e Tanno seguente succedelte a Salvestro 
Giovanni XVII, percb^ deirakro passato Giovanni come di sci- 
smatico non tenner confo i seguenti pontefici ; il quale non 
aveudo tenuto piil che quattco mesi la sede aposiolica, lasei^ 
ilgovemo di quella al XVIl) Giovanni. Sotlo costui si trova 
essere stale in Firenze vescovo Guide , e solto il suo pontiii- 
cato appare parimcnte Tanno 1006 a* 21 di dicembre essersi 
morto m Pistoia senza figliuoli il marchese Ugo. Intom'o i 
quali tempi (perch^ questo anche apparisca per le cose che 
occorrerarfno) incominci6 a supgere per opera di Stefano il 
Santo, U nobil reame d'Ungheria. Fu successor di Ugo nel 
marchesato di Toscana il marchese ovver duca Bonifacio, o 
per me' dire^, il marchese e duca Bonifacio, il quale qual pa- 
rentado s'avesse col gik detto Ugo, o in gual altro mode o per 

J[ual altra ragione a cotanta altdzza fosse 5tato esaltato, con- 
esse liberamente per moHa dihgenza, che da me vi sia stata 
impiegata, non saperlo, aocorche alcnni, come di cosa notis- 
sima e manifesta con riposato e sicuro animo franchissima- 
mente se ne sian passarti ( I ). Anzi e* non sarebbe gran fatto, che^ 
tra Ugo e Bonifacio, altro marc|;iese fosstf stato in Toscana (2). 

fosse Ottone. Il periodo i sconretto. Grqforio mort Vanno 909, e allora 
ebbe a successorc Silve^tro (il portatore delle cifre arabe in Francia e 
Italia); Ottone mori nel lOO^- 

(1) Chi voglia conoscer^ la sloria di queste famiglie n(iarcbesali e papali 
dereleggere la eniditissim^ dissertazione che Bianchi- Giovini ha pofila in- 
Binzi al sud V volume della Storia dei Papi, Quella dissertazione ^ sotto 
forma di lettera indirizzataa Gioii^ Patlavicino Triulrio. 

(2) E per le scrillure di Votterr* abbiamo, che Guiscardo d*Ulilipedo 
Bttitbese r.anno 1008 a* ^di luglio dona alia cHlesadi S. Pietro in Selci 
3 casale di Vezzano con altri beni, e a Benedetto vesc^yo di quella citt4 
^na per la thiesa di S. Giusto e Clemente, la villa e casale di Macoleto. 

A, il G. 



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108 DELL*ISTOME FIORENTINE [An. 1010] 

Gomunque la cosa si stia , essendotra qaesto mezzo creaio Ser- 
gio IV pontefice, e fbrse essendo anche entrato Benedetto VIII, 
che in cotante diversity di scrittori non si pu6 con- maggior 
saldezza ragionare, misero i Fiorentini Tanno 1010 ad effeito 
quello, che altre volte da essi, se nonHeotaCo aln^eno deside- 
raio, non era mai potuto riuscir Iojro;'il che fd d*abbaiter la 
cittii df Fiesole (I). Del qual desiderio si crede essere slate caf 

gioni Tantiche nimisl^, le <|uali infino dal principio deiredi- 
cazione della cittli comiaciarono quando, spogliati de* lor 
beni i Fiesolani, quelli a' nuovi coloni fiorentini furonp asse- 
gnati; le quali andaron. tuttavia facendosi maggiori mentre 
gloriandosi gU uni della loro antichith, rimproveravano a^U 
^Itri la novit^ mentre senrendosi i Fiesolani della comoditli 
di trovarsi sul poggio aveano avuto maggiore occasione d*ol- 
trag^iare i vicini ; oltre che stimando i Fiorentini non poter la 
lor cittli far gran montata, fin che avesser s\ fatta fortezza sic- 
come era quella di Fiesole sul capo, giudicavano esser cosa 
uecessaria levarsela ad un tratto da* dosso , e terminar una 
Tolta quella briga che tanto tempo li avea tenuti infestati. Ma 

i)erche ci5 non sperayano poter agevolmente conseguire per 
fbrte sito e mura di Fiesole, essendo per molte tregue corse 
tra loro Tun popolo e I'altro assicurato, toIsodo Fanimo alFin- 
^anno. Solevano i Fiesolani con gran festa celebrar la solen- 
nitk di S. Romolo prime lor vescovo instituitd da S. Pietro, 
nel qual d\ non solo di Firenze ma molti de* vicini luoghi , 
^secondo il costume di -cos\ fatte feste, vi concorrevano; perch^ 
parendo il tempo opportune, ordinarono, cho molti de*ioro 
^iovani v*entrassero la matlina per tempo sotto titolo d'andare 
^lla festa; i quali da molti altriarmati che stessero all'agguato 
fossero seguitati, e insieme insignoritisi delle porte facessero 
il segno a Firenze, onde incontanente tutta la moltitudine 
-avrebbe a venire. I Fiesolani, i quali stavano intenti alia festa, 
« non si prendeano guardia de* Fioreniinit n^'per lo concorso 
de' contadini che concorrea tutUvia alia solennita poteano cosi 
leggermente essersi accorti deiresercito che veniva, credet- 
4ero nel levar del romore che qualche briga fosse succeduta 
Ira* villani ; ma Vedendo poi rilucer la moltitudine delFarmi 
4la guerra e le bandiere del popolo fiorentino, e il ^umero dei 
cavalU e i feritori non esser altri che Fiorentini , n^ i feriti 
altri che Fiesolani, s'avvidero apertamente essere stati ingan- 
nati, 6 non avendo altro scampo alle cose loro, queHi che eb» 
hero il destro di poterlo fare rifuggirono alia rdcca, gli altri 
chiedendo in merc^ la vita e Tavere, si resero a* FiorenHni; 
i quali diventati sigribri della terra, come che non potessero 
impadronirsi della rdcca , incontanente la disfeciono e poser 

(1) Benedetto fu papa il 1012. 

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[Am. 1010] LIBEO PRIHO. 10^ 

per terra, lasciando in pi^ la chiesa lor cattedrale , la quale- 
noo molti anni avanti da un santo lor vescovo detto Jacopo ia 
mezzo dellacitt^ era stata edificata; essendo opinione, che ella 
fosse prima Dell» costa del moDte ove or vediamo la ba4ia 
esser posta, con alcune altve lor chiese le quali furono tutte 
coDservate. E per mitigare gli animi di coloro, i quali eran 
rifoggiQ alia rocca, e per giustificare il pih che poteano cotal 
loro acquisto, facer gittare un bando (e cosi poi per solenni 
capitolazioni convenner tra loro) che qualunque Fiesolano vo- 
lesse abilar in Firenze vi potesse liberamente venire , e cosi 
starri e partirsene in qua! altra parte def contado o d'altro 
luogo piu fosse loro in grado, senza ricever da essi molestia 
yeruna. In questa guisa Fiesole antichissima citUi, e gik nobi- 
li^ima colonia de' Romani, fu Tanno 1010 ahbaUuta e spianata 
a terra, perch§ peravventura con meno rammarico si aolgano 
talora i morlali de' flni lore, quando Tantiche cittk e gli an- 
tichi popoli yeggiamo esser sottoposti alia medesima condi- 
ziooe. 

Colofo i quali ebbero- agio d*andar piii sottilmeate Tori- 
gine delle cose ricercando, affermano Fiesole esser cosl detta 
da una di quelle ninfe le quali costituiscono il segno delle 
Pleiadi, il quale serve per rappresentare in gran parte la luna, 
quindi essere ayyenuto che Hnsegne de* Fiesolani sieno la 
lana; e perch^ esse Pleiadi mohi credettero essere state fi~ 
gliuole di Alla^te, perci5 non esser del tulto favoloso quel che 
PaDticQ cronista florenUno disse: Atlante essere state ediOca- 
tore di Fiesole. Ma di ci5 lasciato Tarbitrio di creder quel che 
pii^ a ciascun place ? ^ be(i cosa degna di considerazi<me e 
d*esser saputa come essendo in questo te'mpo imperadore, come 
si^ detto, Arrigo I, e duta di Toscana Bonifacio, Firenze, se 
yepiya ancor ella compresa sotto il marchesato ovver ducato 
di To9cana, imprendesse guerr& da s^ e dislrug^esse Fiesole, 
e simili atti e opere facesse pih di cittli posta m sua liberty 
che airaltrui imperio e giurisdizion sottoposta ; la qual cosa 
arendomi piu tempo tenuto con Tammo sospeso , son flnal- 
inente-tndotia a credere ella dope la morte del terzo Ottone e 
del marchese Ugo leggermente essersi ridotta in libertk per 
questo. Cho nata contesa per cagion deirimperio d'ltalia tra 
u gik detto imperador Arrigo e Arduino marchese d'lvrea, il 
quale yeggendp morto Ottone senza figliuoli stim^va esser pur 
eosa degna che ad alcun principe itafico e non a re germani 
dovesse appartenere Timperio d Italia, e per questo s^avea col 
coDsentimento di molti egli stesso fatto crear re dltalia, non 
fti forse difficil cosa, che mBotre costor due tra lor contende- 
^uo, moHe altre cittii, non che Firenze, preso ammo dalla 
debolezza e dalle discordie di chi comandava, si fossero in )or 
%ioria recate, e poi di mano in mane tra coo la foi^za-e con 



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110 DELL*ISTORIE ¥10HENTINE [An. 1013] 

qualche piccol segno di ricognizione avessero i preseDti allora 
e pot i siisseguenli principi accordato di lasciarli viver liberi. 
Questa ^ hen cosa certa, in questo tempo Pisa, in questo Lucca, 
in questo tempo o poco prima apoco dopaancor Siena, e se 
ci fusse lecito tuor di Toscana an(£ar vagando, in questo tempo 
Geneva, in questo tempo o poco dopo ia pasa normanda nel 
regno di Puglia aver dato alle lor liberta o a' lor {}tincipati 
cominciamento. Onde propriamente fu delto da alcuno, alle 
cose nostre ristrignendoci , questo potersi chiamare il rina- 
scente secolo della toscana liberta. Grebbe dunque grande- 
mente con la rovlua di Fiesole la cittk di Firenze, e molte 
colonne e lavori di i^iiarmi dicesi aterne i Fiorentini recato a 
Firenze , e fra gli altri il carroccio lore di marmo , i\ quale 
posero dirimpetto a San Piero Scheraggio,' quasi i)er una me- 
moria (1). £ siccome natural cosa h degli ucftnim Taccomo- 
darsi a* tempi, i Fiesolani veggendo la lor cilta distrutta , ma 
con cristiana caritli non esser lor tocchi i'poderi egliarnesi, 
presono la miglior parte per partite di ridursi in Firenze ade- 
scati con ansietk non piccola aa' Fiorentini ; i quali per raitigar 
11 giusto dolor lore , oltre il riceverli a casa si contentarono 
che partecipassero degli onori e de' gradi della^citta; anzLvol- 
loDO che delle due inse^ne d'amendue i popoli se ne facesse 
una, iogUendo i Fiorentini alio scudo lore vermiglio il giglio 
bianco, e i Fiesolani al lor bianco la luna cilestra, talch^ io un 
solo 6cudo partitQ egualmente per mezzo, dal lato destro si 
vedesse il campo rosso de' Fiorentini , e dal sinistro il bianco 
de* Fiesolani. Gostituirono il lor consiglio, il quale si* dovesse 
chiamare Senate, di cento uomini i migliori della cittk scelti 
indistintamente cosi de' Fiesolani,come de' Fiorentini, del qual 
Senate fossero secondo TaniiCo costume di Ron^a ogni anno 
capo due Gonsoli; e.perche la cittk nonera a tania gepte ca- 
pace permisero che fuor deHe mura si edificassero borghi e 
abitazioni per comoditk di ciascuno, col qual mode di goVerno 
molto s*ana5 la citta ampliandcN^ minore era Tacquiitoche 
i Fiorentini facevano nella professione delta 'religibne per i 
buoni esempi che riceveano dal buon vescovo Ildebrando'. II 
quale veggendo la basiKca di S. Miniato per la sua antichita 
e per le passate guerre arcatfivi termini condotla, Tanno 1013 

(1) Piano con questo Carroccio^ che il cam) era col quale il feudatario 
il Vescovo mandava raccogUecsi i censi, i tributi, le dccime, ed £riberto 
di Milano per la prima volta pose a raccogliere i difeDSori della autoritii 
sua 6 della> liberta nel 1039. Non poteano^tali carri esser di marmo, nh 
nel 1010 tenutl in onore n^ presi o posti a trofeo. Credo che fosse la Uv 
buna dalla quale nella piazza parlavasi- al pdpolo, e avesse h»n altro nome 
che di carroccio. 



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|\N. 10Sn\ UBAO FRIKO. Ill 

quasi di nuoro la* rie<Uflc6 , e di ornam^DDti di masaici e di 
marmi grandemeBte abbelli ; a che noo picCola comoditk gli 
prest5 UL fresca royina di Fiesole , come che il Villani que- 
st* operd air imperadore Arrigo attribuisca. li quale venuto 
raano seguente in Italia, prese la corona deirimperio di mano 
di Benedetto jn.Roma, con gran consolazione del pontef)ce e 
de'Romani, a' quali Tottimo imperadore' per la sua santa vita 
moko jera a cuore ; e veramente contendeodo seco di carita e 
di religione la bnonissima e casta sua moglie Cunegonda, si 
possono a .gran jagione appellarelo speccnio di ouel secolo. 
Andossene Timperadore in Germania , e Tanno 1022 tomato 
di nuoFO in Italia , siccome* col pontefice Benedetto fureno 
di eoiiI)>flgnui in molti luoghi per dar ordine e rassettar le 
cose di Campagna e di Puglia, cosi quasi di conipagnia pochi 
giomi Tano lungi dairaltro nell*anno 1024 monrono. Scrive 
Ricordaifo Halespini , che Curono da' Fiorentini dati a questo 
imperadore molti nobili cavalieri della lor citt^, s\ per tenergli 
compegnia e fargli pnore ovunque egli n'andasse e si per ap- 
prender le arti della guerra, per potersene poscia a' lor bisogni 
seirire. 1 quali racconta essere stati Buonaguisa della Pressa 
(ondd uscirono i Buonaguisi), Cerretino Bisdomini^ Ansaldo 
Elisei , Cinpo e Fioretto degh Uberti , Cione e Cesare Galigai 
(dal qnal Cioqe era uscitoper ceppo Fiore della Pressa), Franco 
deli' Area,' Terzo, Giovanni e Balbo tutti e tre de* Figiovanni e 
Lastro de' Lamb.erti, i quali dodici tutti furono cavalieri ; Aide- 
rigo Fifanli fatto poi cavaliere da lui , e Turno Infangati , e 
Davio ovver Davizzo Gorbizzi. 

Ebbe il pontefice Benedetto per successore Giovanni XIX suo 
fratello. Veniva La potenza di questl pontefici dr lunga mano, 
imperocch^ oltre essere eglino figliuoli di Gregorio e fratelli 
d'Alberigp amendue centi di Tuscolo, Benedetto VH era state 
lor zio, le zio di Benedetto era state Qiovanni %l\, il quale ebbe 
per. moglie Marozia, che fu ancor moglie dl Guide marchese 
di Toscana (1). Dietro airimperadore Arrigo venne. Gurrado 
duca di Francenia uomo di gran valore, approvato e posto in- 
Aanzi da Arrigo per suo successore prima che morisse, e quasi 
nel medesimp tempo morto Hdebrfindo, si pose a reggere. la 
GhiesaflorentinaLamberto. LUmperadoretosto chepote discese 
ip Italia, e fatta alcana dimora in Hilan6 ne fenne Tanne 1027 
in Roma, ove dal pontefice- Giovanni prese la corona delFlm- 
perio ; nel qual t^mpo andavan prosperando le cose di Toscana, 
non che nel pregio dell'arme essendo i Pisani diventati potenti 
in niare e gih posseduta la Sardigna, ma incominciato a farsi 

(1) Qaesto Giovanni XIX are Console, Duca e Senatore di Rom^; uii*altra 
voHa si riunihMio i doe poteri/ Per questi personaggi redi la dtata Lettera 
dissertiva di Bianchi Giovini. 



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112 dbll'istomb piorentikb [An. 1030} 

chiari nelle arti; onde cosa certa h, aver Tanno 1028 Cuida 
d'Arezzo ritroTato per la via di sei lettere ower sillabe on 
nuovo roodo d'insegnar facilmente la musica , il quale com^ 
parteDdosi esse sillabe per tHtte le congiuntuve dei diti della 
man sinistra, tan to fu bramosam'ente da ciascuno abbracciato, 
cheinfino a' presenti.tempi non si h tentato di teper altro modo 
del suo. Poco dopo a questp tempo presero anche i Pisani Gar- 
tagine ; e quel che fu atta di sinigolarissima magnanimity , 
avendo condotto il re loro prigione in Roma, reso che egli u 
fu cristiano il lasciarono tornarsene libero a.casa sua. L*annQ 
poi 1032 par(\ di questa vita Giovanni e gli succedeite nel pon- 
tificate Benedetto iX* suo nipote; uopio di niuno altro pregio, 
se non ch*egli era nipote di due pontefici, oltre git atttristati 
avanti a lore. 

In Firenze I'anno 1037 reggeva la cattedral chiesa il vescovo 
Atto, nel qual anno di nuovo venne Timperadore in Ilalia, dove 
il marchese Bonifacio mortaglr la prima moglie Ricbilda, se- 
condo alcuniscrittori dicono, tolse per moglie Beatrice fl)^liuola 
deirimperadore , o pur nipote come altri affermano. Narrano 
autori aa non esser disprezzati, se a cotali cose si dee prestar 
fede, queste nozze essere state celebrate con tanta pompae ma- 
gnificenza che i c&valli furono ferrati d'argento (1), e che fo- 
rono nelle piazze pubbliche tenute d^lle drogheriee delle botti 
del vino per fuse di ciascuno; ma maggiore, o alm'eno per 
migliorilne, era la liberalitk e larghezzacne impiegava il buon 
vescovo Atto verso il servigio. di Dio in Firenze. 11 quale non 
solo don6 alia badia di S. Miniato il eastello di Golleram5ra , 
ma a' suoi canonici i quali vivevano allora collegialmente fece 
liberissimo done del casCello di S. Piero in Bossolo. Nel mede- 
simo anno appunto, non che nel medesimo tempo, tre fratelli 
della casa de^Firidolfl (furono poi costor chiamati de'Ricasoli, 
e da Panzano, siccome ancor oggi ai nominano)*UgO, Alberto 
e Guide figliuoli di Ridolfo, p^ di Gevemia, ediflcarono e dota- 
rono magnificamente la chiesa di San Lorenzo a Goltibuono. 
Ma dietro a qneste cese non and6 guar! che Timperadore da 
quella, che a tuttele cose umane pon fine, assalitochiuse ono- 
revolissimamente i.suoi giomi-; succedutogli neirimperio Ar- 
rigo II suo figliuolo, phe fu I'anno del Signore 103d. Questo 
ArrigoneHa stanza che fece in Italia molto favoil i FiorentiQi, 
ami molti di'essi seguitarono la sua corte e intervennero nelle 
sue battaglie^; onde d fama essendo egli 4ipa volta fra Taltre 



(1) Non eredo tanto lusso.in que* tempi in cui raro eraf argento. Ma nei 
tempi pid bassi qoesta sontuositi praticavasi toA cbe per la inchiodatiim 
breve staccaiidosi quell*armatiira imgfaiale e rimaneiMlo per la fia divenCava 
fbrtona di chi tra il popoUccio la prendeva. 



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[Ar. 1016] LIBRO PIIIMO. 113 

in Fireoze, aver in on <fi con bella e solenne festa onorato del- 
Tordine della cavalleria otto ciKadini fiorentini , i nomi dei 
quali si dicono essere stati questi : Guiduccio Bostichi, Alberto 
lofoogati, Ruggieri Donati, Galigaio Galigai, Rug^ero Cor- 
bizzt, Rinaldo Alepri, Guido Cipriani e Forte Mazzinghi. 

Quanto prosperavano le cose di Firenze e di Toscana, tanto 
andavan peggio ogni d'l (quelle (Li Roma, trovandosi i Romaoi 
per la disordinata vita dt Benedetto molto scontenti (1). lo 
chiamo testimonio la diyina bont^, niuna cosa far pii^ mal vo> 
lentieri, che quando sono costretto a dir le non buone opere 
de' vicari di Cristo, le piante de* quali per riverenza di cotanto 
uficio io riporrd sempre sopra del capo mio; ma essendo elleno 
molte voile state cagioni di raolti awenimenti e di molti scam- 
biamenti di cose , come s'avrebbe intera cognizione di cos\ 
fatti successi, se le cagioni, onde essi trasser principio, si ler- 
ranno occulte? Essendo dunque i Romani del governo del pon- 
tefice Benedetto malsoddisfatti, I'anno 1044 il cacciarono dalla 
sede che egli inutilmente ingombrava, e in quella collocafono 
Giovanni Sabinense, il quale prese nome di Salvestro HI. Ma 
ritomato Benedetto col favor de* suoi in ROma, e mandato via 
da S. Giovanni Laterano Salvestroi di nuovo si pose a regger 
la Chiesa di Dio in Vaticano. Conoscendo con tutto ci5, che 
egli luDgo tempo non si sarebbe in quello stato mantenuto, 
prese per suo coadiutore Giovanni cardinale di S. Giovanni 
avaoti la porta Latina, e datogli a risedere in Santa Maria 
Ma^giore non senza avergli cavato di mano di molla moneta 
egli se ne stava a far buon tempo in S. Giovanni Laterano , 
essendo tritomato a stare in San Pietro Salvestro. Trovavasi 
allora nel nomero de' cardinali un uomo per costHmi e bonta 
di vita veramente venerabile, il cuinome m Graziano; il quale 
non potendo recarsi in pace, che la Chiesa di Dio da tanti e 
tali nomini fosse lacerata, veggendosi in un medesimo tempo 
Benedetto in S. Giovanni Laterano, Salvestro in San Pietro, e 
Giovanni in Santa Maria Maggiore essere il disonore e lo scan- 
dal© del cristianesimo, inosso il buono uomo da vero e sem- 
plice zelo di pieta , indusse co* suoi denari tutti questi tre a 
rinunziare al papalo, lasciando come al piu degno le rendite 
de'beneficiidlnghilterra, a Benedetto (2). Per la quale opera 

(1) Era stato fatto papa giovamssimo, chi dice di 10 chi di 13 anni. 

(i) n Giovanni di S. M. Maggiore era lo stesso Graziano che avea 
i^pro il papato da Benedetto per 1200 marchi d'oro. Lui, e non altri i 
Homani tennenTpapa col nome di Gregori(^ VI roeno tristo degli altri, ma 
noQ Tenerabile. Fu Giovanni Graziano difeso a stento dal Baronio. After- 
i»H) che questo Gregorio fosse tanto poco istmtto di lettere che dovette 
Bominarsi un coadiutore per ftrmare gli atti ecclesiastici. SHntende perchd 
Vol. L — 8 Ammibato. htorie Florentine. 

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114 DELL'ISTORIB FIORBNTINE [An. 1049] 

giudicato da tutto il clero, e dal Seoato e popolo romano per 
yero e unico Uberatore della Ghiesa di Dio, tostamente di pari 
Concordia il crearono pontefice, e fu Gregorio VI appellato. 
Pervenute le novelle di colante novita ad Enrico in Germaoia, 
e giudiqando che senza suo disonore non passassero^'si mosse 
Tan no 1046 a calare in Italia, e nel venirsene in Roma incon- 
trato in Sutri.da Gregorio, e quivi fatlo ragunare un concilio, 
a Gregorio come a simoniaco fu tolto il pontific^to , ed egli 
avendo costretto cosi il clero come i laici romani a giurare 
che non creereb))ono n^ accetterebbon mai altro pontefice di 
quel ch'egli darebbe loro, cre5 papa il suo cancelliere Suidi- 
gero gik vescovo di Bamberga ; il quale asceso al ponliflcato 
si fece nominar Glemente II e tantoslo ne' primi di deiranno 
1047 quasi per rimunerazione di tanto onpr ricevuto diede la 
corona dell Imperio ad Arrive. I guali cotanti disordini, sic- 
come imperscrutabili sono i giudicii di Dio , lutli furono poi 
vera e principal cagiooe, che la sua sanla Ghiesa, in buona e 
santa forma si riordinasse. 

Tale adunque essendo lo state delle cose, si continuavano 
nolle nostre parti Topere della cristiana pietii, avendo il conte 
Guglielmo flgliuolo di quel conte Lottieri che fond5 la badia a 
Setlimo fatto alia detta badia un'ampia donazione d'una chiesa 
e di molti beni% ch'egli avea aeU'Alpi tra Firenze e Bologna 
luogo cognominato lo Spitale, che oggi corrottamente si dice 
lo Stale (1). N^ molto and6, che roorto Glemente verso il fin 
deiranno 47, di nuovo ardi Benedetto di por le mani nel mal 
da lui governato pontiUcato, finche, giuntone Fawiso all'im- 
peradore, non provide ne' primi di delTanno 1048 la Ghiesa di 
Dio di Damaso II : nel cui tempo in Firenze Rolando figliuolo 
di Teuto diede tutti i suoi beni, perch6 Toratorio di San Salvi 
fuor della citt^ si facesse monastero di San Benedetto. A Da- 
maso molto presto nel seguente anno 49 succedette Leone iX. 
A grand'uopo della Ghiesa di Dio giunse Leone, il quale fat- 
togli coscienza da Ildebrando monaco, uomo nato in Toscana, 
che iniquamente farebbe se dalle mani di persona laica e pro- 
fana ricevesse il vicariate di Gristo, rion prima che venuto in 
abito di j)eregrino in Roma e eletto dal clero e dal popolo 
romano, secondo gli antichi ordini , voile mettersi I'insegne 
del pontificate (2). Vivendo egli pontefice reggeva la Ghiesa 



Salvestro il sapientissimo dovesse a que' tempi di buia ignoranza parer 
mago. 

(1) Forse VOspiiale e YOstale. 

(-2) Era fratftl cugino di Corrado il Salico imperatore ; cd era stato eletto 
da' Prelali ledeschi e da liaroni in Worms. Perch* prese le anni contro i 
Normanni fu biasimato specialmente da S. Pier Damiani. 



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[An. 1055] LiBRO PRIMO. 115 

fiorentina Gherardo, e ne* suoi tempi correndo Tanno del Si- 
gnore 1053 Bonifacio marchese di Toscana fu a tradimeDto 
ucciso da dae banditi a colpi di saette in sulla riva dell^Oglio 
io quel di Cremona. Fu seppellito con dolore di tutta Italia, a 
cuila sua morie grandementeincrebbe, in llantova nella chiesa 
di Sant*Andrea la quale dalla moglie Beatrice era stata edifi- 
cata, e succedettegli nello State un suo figliuol piccoletto, dal 
nome di lui detto ancor egli Bonifacio, come che la madre per 
Yeik incapace del fanciullo il tutto a suo senno governasse, la 
quale vedendosi ancor giovane e conoscendo per manteni- 
mento di tanto State aver bisogno della compagnia d*uomo di 
Yalore, ma daH'altro canto fare in guisa che i ugliuoli potes- 
sero esser sicuri , perocch^ oUre Bonifacio avea ancora una 
Ugliuola femmina detta Matelda , si coneiunse in matrimonio 
COD Gottifredo duca di Lorena ; colui il quale dal portar la 
barba lunga fu appellate barbate, vedoYO ancor egli; e col 
figliuolo di lui detto altresi Gottifredo, e dalla mala corpora- 
tura cognomiriato il gobbo, ma uomo di alto valore, mant6 la 
sua figliuola Matelda, quasi nel fine delFanno 53 (1). N^ molto 
aDd5 che nel seguente anno 1054 men il pontefice Leone di 
cui non si dubita, avendoegli per la Chiesa di Die tanto lati- 
cato e tanto sudato, santamente esser morto, e della sua santitk 
essersi degnata la divina largitk di mostrar miracoli evidenti 
dope la morte di lui: Stata sede vacante per poco mono spazio 
d'un anno, fin che I'imperadore la provedesse di pontefice (a 
che roisera condizione erano pervenute allora le cose di santa 
Chiesa) fu ne' primi mesi delranno 1055 create pontefice Vit- 
lore II (2). 

Fu quest'anno alia cittli di Firenze illustre per ^vere in essa 
il pontefice Vittore , presente I'imperadore, celebrate il con- 
cilio; e essendo generalmente ne' vescovi molto corrotli i pre- 
cetti della cristiana disciplina, attendendo senza alcun rossore 
ai diletti della carne e airavarizia, molti di essi severamente 
corresse e molti delle lor chiese fbr privati. L'imperadore per 
bene delFanima sua e di sua moglie Agnese e, come dice, per 
Taccrescimento del re Enrico suo figliuolo prese nella sua 
protezione il monastero di San Salvi. Fu ancor notabile alia 
Toscana per la morte del fanciullo principe Bonifacio ; e perch^ 
imputata la sua madre Beatrice e il suo marito Gottifredo gik 
intitolato duca di Toscana che volesse farsi re dltalia , con- 
venne a Beatrice andarSi a giustificare di queste imputazioni 
appresso il fratello; ancorche da alcuni non fratello, ma suo 

(1) Cio^ concert^ il matrimonio, perch^ Matilde aveva appena sei amii. 

(-2) Fn qoel papa, innanzi nominato Gebeardo Vescovo di Eichstat, chie- 
slo all'miperatore dalldebrando (che (ii poi Gregorio VIl) a nome del clero 
e del popolo romano. 



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116 DELL*ISTORIE FIORENTINB [An. 1057] 

stretto parenie e congiunto venga chiamaio. II quale ancor che 
seco in Germania ne la menasse, e per alcun tempo appo sh 
la riteQesse, non pot^ndolesi finalmente altro apporre se non 
che, senza larne Vlmperio consapevole, si fosse maritata, fu 
lasciata riternar libera a* suot. E poco dopo Don avendo Tim- 
perador Arrigo anche Anito il quarantesimo anno della sua et^, 
presente il pontefice, si moh in Sassonia I'anno 1056, lasciato 
il regno al ilgliuolo, fanciullo di sette anni , il quale avendo 
norae ancor egli Arrigo, e creato a' suoi tempi imperadore , 
fu detto il terzo Arrigo ancor che da scriUori germani (met- 
tendo eglino a conto un altro Arrigo, che fu re di Germania, 
o-non imperadore) comunemenle venga appellato Enrico IV. 
II papa ritornandosene dopo la morte deU'imperadore in Italia, 
si ferm6 in Firenze, ove I'anno 1057 cre5 cardinale Federigo 
fratello del duca Gottifredo ; il qual Federigo, stalo cancelliere 
di papa Leone IX e da lui in cose importanti adoperato, per 
sospetto che ebbe delFimperador Arrigo nimico allora del sue 
fratello Gottifredo, non molto prima si era reso monaco di 
San Benedetto e gik creato abbate del celebre monasterio di 
Montecassino. Al qual luogo rimandato che fu con la dignita 
aggiunla di piik del cardinalato, non lardo molto il pontefice (1) 
a morirsi nell'istesso anno, e nella medesima citl^ di Firenze, 
ove nella chiesa di S. Reparata con grande onore fu seppel- 
lito. Federiffo giunlo a Roma non s'era ancor partifo per Mon- 
tecassino, one Bonifacio vescovo albanese arrivalo di Firenze 
rec6 le novelle della morte di Vittore. Cosa maravigliosa fu a 
vedere, come gli occhi di tutti si fosser volti sopra di Federigo, 
talch^ non erano passati sei d'l dalla morte di Viltore, che preso 
egli per forz^ e portato in San Pietro a Vincola quivi fu creato 

Eonteflce; epercn^ questo avvenne a'2 d'agosto, che si cele- 
ca la festivity di Santo Stefano papa e martire, egli prese il 
nome di Stefano, di quel numero IX. Ebbe Stefano in animo, 
veggendo i ministri del giovane Arrigo trattar nfale le cose 
della Chiesa, vendendo i vescovadi e le badie non altriraenti 
che si faccian le mercanzie, di creare imperadore il suo (-2) 
fratello Gottifredo, e fatto per avventura Tavrebbe se egli fusse 
piii lungo tempo vissuto, essendo venuto di Roma in Firenze 
per questo efTetto ; ma non avendo ancor finito gli otto mosi 
del suo pontificate, dove il suo predecessore era morto e d6ve 
egli avea preso linsegne del cardinalato, qui si mori con fama 
di singolar santitii, rimanendo pochissimi giorni a ilnir il mese 

(1) Difilcile ^ serbar cJiiarezza a chi non bada alia gramatica. E chi fa 
limandato? Federigo. Ma non essendo a quel verbo tal nome, ed Cssendo 
nel periodo e ncl membro principals il nome pontefice, parrebbe che quesli 
rimandato fosse. Bisognava dunque por la voce Federigo dopo fu. 

(2) Cioi il proprio perchd suo parrebbe d' Arrigo. ' 



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[An. 1062] IIBRO PRIMO. 117 

di marzo de11*anno 1058. Son cosi tosto pervenne la fama della 
sua morte in Roma , che i conti di Tuscoio fratelii di Bene- 
detto IX con la potcnza propria e de* lor seguaci levatisi su , 
di vera forza crearono pontefice un figliuolo d'uno di essi ; e 
perch^ aveano avulo in casa, senza gli altri tre Benedetti pon- 
tefici, ii settimo, Tottavo e il nono, posero a costai nome del 
decimo Benedetto. Avea Stefano in andando in Toscana quasi 
antivedendo la sua morte ricordato a* cardinali e al clero che 
succedendo la morte di lui non dovessero crear papa alcuno, 
se prima non tornasse in Halia lldebrando ; il quale egli per 
trovar qiialche assetto al torbido stato della Chiesa con Tim- 
peratrice Agnese madre d*Arrigo, avea mandato in Germania. 
Perch^ tosto che cestui fu in Firenze, e udito che Benedetto 
DOD era stato canon icamente eletto perchd oltre la forza vi 
era anche stata adoperata la pecunia, si ristrinse col duca Got- 
tifredo, e conoscendo singolar bontk e virtii nella persona del 
vescovo fiorentino, deliberarono che a cestui si dovesse dare 
il papato ; col quale entrati in cammino del mese di gennaio 
dell'anno 105d per andare in Roma, e giunto in Siena, e quivi 
trovato i cardinali rifuegiti dalla potenza de' conti di Tuscoio, 
per non aver volute alrelezione ai Benedetto acconsentire, di 
comune consentimento elessero pontefice il vescovo Gherartio, 
il quale prese nome di Niccol6 II ; alia ririii del quale port6 
cotanta riverenza Benedetto, che giunto che fu il papa in Sutri 
egli senza alcuna contesa rinunzio al pontificate. E in vero fu 
utile in molte cose Topera di Niccol5 alia Chiesa di Dio, ma 
in questo fu utilissima, avendo ristretto la creazione del papa 
tra il numero de' cardinali, n^ da quelli doversi uscire, se non 
per necessity, quando per non trovar persona a tanto peso^suf- 
ficiente, convenisse" a' vesoovi o a' prelati d'altre chiese ricor- 
rere (1). Ma la brevitJi della vita gli tolse ch*egli non potesse 
mandare ad esecu/ione molti suoi altri ottimi pensieri ; perch^ 
di state Tanno 1062(2) si mort in Firenze (3). 

La quale in questo tempo per averci fatto residenza pii!k pon- 
teflci, molto era cresciuta di facolt^ e di riputazione. Passarono 
iutorno a tre mesi , prima che si creasse il nuovo pontefice, 
non trovando i cardinali fra loro persona, in cui si contentas- 
sero di conferir tanta dignity. Ma create finalmente con Taiuto 

(1) Ma nella costituzione aggiunse: $alvoil dmHonWimperatore. Fd 
il Papa che iafeod6 i Nbrmaiuii di Napoli e Sicilia, o sia di ci6 che aveano 
di ci6 che avessero preso, a nome della Chiesa. 

(2) 1061. 

(3) Dove il primo anno del suo pontificate avea non solo consacrata h 
«*n«sa di santa Felicita, ma restaurato il monastero, con ricuperare i suoi 
^i e introduni il coUegio di monache nobili. A. il G. 

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118 DELL*ISTORIE FIORENTINR [AN. 1071] 

del duca GoUifredo Alessandro II il quale di nazion milanese, 
e -allora vescoVb di Lucca, era da lui molto ben conosciuto 
non tard6 piii a scoppiar fuori I'ira de* ministri imperiali , ai 
quali il yeder gik creati trQ ponteflci senza la data deirimpe- 
radore molto coceva, dubitando non questo esempio prendesse 
pi6, onde a lor voglia quando che sia nol potessero piu ritor- 
nare indietro ; per che gii crearon addosso Tanno segucnte un 
altro pontefice, il quale ciltadino e yescovo parmigiano (1) voile 
esser chiamato Onorio 11 ; e gia Tavrebbono le genti imperiali 
coUocato in San Pietro, dove con le (one de' Longobardi eran 
per penetrare, se dalla virtii e potenza del duca GoUifredo e 
de'suoi Toscani, ancor che con morte di molii de' suoi non 
fosse stato loro vietato. Di quesfe gare e contese di che T uni- 
versal Ghiesa cattolica pativa, venne anche a patir quella di 
Firenze nella quale awezza ad aver buoni e santi pastori enir6 
Tanno 1065 Piero , uOmo come poi si conobbe , convinto di 
pubbHca e certa simonia, dico convinto^ imperocch^ un san- 
tissimo uomo che in quel tempi vivea, detlo Piero ancor egli, 
sofiferse di passar per mezzo d'nna gran catasta di fuoco che 
ardeva, non avendo altra pruova per convincer la sua malva- 
gitk, e come alia mano di Dio non ^ in alcun tempo scemata 
potenza piacque all'inftnita sua misericordia che il buon uomo, 
il quale non per ambizione ma per zelo del servigio di Dio a 
questa impresa si era messo, senza pure abbronzarglisi le vesti 
passasse per mezzo le fiamme: il qual Piero, acciocch^ le 
grandi opere di Dio non stessero occulte, fu poi da Gregorio Y II 
creato cardinale e da questa pruova del fuoco cognominato 
Igneo. Dal quale esempio per avventura confortato, a' tempi 
degli avoli nostri nella medesima citt^ di Firenze, voile alcuao 
ten tare di far la seconda pruova del fuoco (2). 

Mori in questo anno il duca Gottifredo ; perch^ il governo 
rest6 libero in potere di Beatrice e di Matelda sua figliuola, il 
cui marito Gottifredo non molto al padre sopravvisse , e per 
trovarsi nel suo Stato in Germania, delle cose di qua non ebbe 
molto a impacciarsi. Fieri sotto quesie savissime e ottime donne 
laToscana npn meno che sotto il duea Gottifredo s*avesse fatto; 
e la cittk di Firenze, convinto il suo vescovo di simenfa, fu 
provveduta dalla vigilante cura d'Alessandro II , Tanno 1071 
di buon pastore, il quale ebbe nome Rinieri; come che verso 
il flne avesse ancor egli, come a suo luogo si dir^, in alcuna 
cosa vacillate, ma soprattufto, chiaro e lucidissimo lume al- 
quanto prima e intorno questi tempi , risplende sulla ciiih di 
Firenze con la vita e morte del santo uomo Giovanni Gual- 

(1) Cadaloo era Vescovo di Parma, ma Veronese. 

(2) Allude forse al Savonarola, il quale acceltata di vero la provoca noa 
aritt sostenerla. 

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[Ah. 1073] LIBRO PRIMO. 119 

berto. Era costui figliuolo di Gualberto de* signori di Pelriuolo 
di Valdipesa, il quale venendo un di con sua compagnia armato 
a cavallo alia ciit^, quaddofu presso alia chiesa di San Miniato 
a Monte, s'incontr5 a caso in un suo nimico, che gli avea morto 
il fratello ; il quale veggendosi spacciato, perocch^ solo era, 
non fece altro che gellarglisi a' piedi e facendosi croce delle 
braccia gli cbiese merc^ per amor di Gesil Cristo crociflsso. 
Queste parole ammollirone si fattamente il fiero animo di Gio- 
vanni, gik con minaccevole Yolto disposto a vendicarsi della 
morte del fratello che incontanente ^li perdon6, e menatolo 
alia cbiesa che vicina era, quando fu mnanzi al crociflsso pia- 
mente inginocchiatosi, avendo il nimico per mano : A te, disse, 
figliuolo di Dio eterno autore delFumana salute , ^ condono 
I'offesa che quest! m*ha fatto, poich^ tu per me raisero e infe- 
bce peccatore raorendo e a coloro che morte acerbissima ti 
diedono perdonando ti set degnato, come benignissljno mae- 
stro, d'in^egnarmi quello, che io in cosi fatto caso verso il mio 
nemico dovessi fare; piacciati di ricevere Tumile e ardente 
aflfetto dell*anirao mio, e per Tawenire virtii darmi ch'io non 
abbia piii a ofV^dere la tua divina maesta , n^ ad esser piiH 
tentata dal nimico della umana generazione la mia pazienza. 
incomparabile liberalitk di Dio! L'immagine del crociAsso 
inching yisibilmente il capo a Giovanni, quasi prendendo in 
grade il suo buono affetlo e la sua pronta volonta, di cho ri- 
maso egli stupefatto ^ggiunse alia prima opera la seconda; 
irnperocch^ spogliatosi deirabito e de'costumi del secolo, nel- 
ristessa chiesa che era alia curft de' padri di S. Benedetto si • 
rend^ monaco, e ivi a non molto tempo, compiacendosi anche 
di far vita piu ristretta, si ridusse nelralpi di Vallombrosa ; ove 
quasi eremita fatto, sanlamente vivendo, e alui drmoltelimo- 
sine dalle devote p^rsone concorrendo, venne a fondar I'Aba- 
dia, ordine e religione di Vallombrosa, la quale in processo di 
tempo come a'presenligiorni veggiamo anche molto piii crebbe 
e si dilat5, ed egli con manifest! segni d'essere stato gralo a 
Dio, trovandosinella badia di Passignanodell'istesso suoordin?, 
del contado di Firenze, ivi pass5 di questa vita Tanno 1073, 
essendo poi da papa Gregorio VII canonizzato e posto nel nu- 
mero de^santi. 

Quasi nel medesimo tempo parti di questa vita il pon- 
teQce Alessandro ed ebbe per successore il toscano tide- 
brando. Quested quel valente monaco, a*cui conforti Leone IX 
non voile prendere il pontiflcato se non fu prima eletto dal 
clero romano ; il quale creato poi ciardinale di Niccol5 II . e 
prima e dopo in molte cose era stale d*utile e d*onore agli 
affari di santa Chiesa. Onde non si dubitava, che egli avesse 
a sostenere con mirabil virlii il peso del pontificate ; siccome 
s^area per fermo, che non volendo Enrico rimanersi di fare un 

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120 dell'istorie piorentine [An. 1073] 

mercato delle ehiese e deWescovadi, guerre e conlese sicura- 
mente ne sarebboa seguite tra lui e la Chiesa. Ma la maggior 
virliU di Gregorio VII (che questo aome voile avere il nuevo 
ponteflce) fu di non temere la preseote infamia e il nome di 
scandaloso e di seminalore di guerre per seryiffio di Dio. Poslo 
dunque TanDO seguente mano a far un coDciuo in Roma, Del 
quale inlervenDero le valorose e potenti principesse Beatrice 
e Matelda, voile che vi si traltasse del tor le mogU a' preti, e 
delle pene de* simoniaci, le quail cose andando a ferire diret- 
tamente il capo d'Enrico, come autore nella persona sua della 
simoaia e come maotenitore degli adulterii nelle persone del 
sacerdoti, per averli arrendevoli a* voti suoi, quindi nacc|uero 
Que* cotaoti rumori e tumulti che per molti e molli anni non 
dir5 afHissero la Chiesa di Dio, ma quasi purgata nel fuoco 
affinarono la costanza e4a carita di Gregorio e de' SMCcessor 
suoi, perch^ levando il collo di sotto il gio^o indegno de* seco- 
lari potesse la Chiesa col capo ritto vegliare alia cura delle 
pecorelle raccomandatele dall'unico suo sposo Crisio. Or veg- 
gendo colore i quali in Firenze sedevano al governo della Re- 
pubblica che esseodo la citl^ lore anipliata nwlto di borghi e 
di casameuti fuor del primo suo cerchio, facilmente venendo 
Enrico a* danni della Chiesa, ella che seguitava le sue parti 
potrebbe esser danneggiata, giudicarono esser cosa necessaria 
di fasciarla di nuove mura ; oltre che stimarono esser opera 
magnifica, se la cittk cresciuta di ripulazione e d^avere, cre- 
scesse ancor d*ampiezza di circuito. Facendosi dunque prima 

. dalla parte di levante e prendendo un cerchio piii largo, pen- 
sarono di metier dentro le seconde mura la chiesa di San Pier 
Maggiore; le quali mura lasciando una porta, secondo sti- 
uiiamo, ove ogffi h la volta di San Piero che per avventura 
era la porta dal Villani chiamata a Beranelli, facesser quivl un 
gomito e ristringendosi poi per tramontana tirassero, come 
noi diligentemente siamo andati rivedendo per tutta quella 
strada la quale mette fuori santa Maria Nuova, e facendo spalla 
alia via dell'Oriuolo va a sboccare al chiassuolo che divide 
le abitazioni de* preti gesuini dalla vicina osteria ; onde con- 
ducendosi alia porta del ilanco di S. Lorenzo quivi si tro~ 
vasse uD*altra porta chiamata a S. Lorenzo. Da questa chiesa 
volgendosi per ponente s*andava a ferire al ponte alia Carraia, 
in tutto 11 quale spazio si trovassono quattro tra porte e po- 
stierle : la prima alia forca di campo Corbolino, ove oggi ^ 
piazza di Madonna ; la seconda delta la porta del Baschiera, 
oggi la via de* Cenni, che vi si veggono ancor gli arpioni ; la 
terza tra S. Paolo e S. Pancrazio, forse dove oggi h il fomo di 
San Paolo, onde camminando per la via del Moro, che forse 
si disse il muro [poich^ molto soprastli alia via di sotto che 

^ncor si dice la via de* Fossi), si ritrovasse la quarta porta della 



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[An. 1077] tiBRO PRiMO. 121 

Carraia. Da questa porta (irando per mezzo giorno b^nDdava a 
incoDtrare il ponte Rabaconte in questo modo. Dalla Carraia 
a] ponte Vecchio, secondando sempre il flume, venivano ad 
esser messi dentro al nuovo cerchio tutti i borghi di S. Pan- 
crazio, di Parione, di Santo Apostolo e di porta Santa Maria 
come passato il ponte veniva a trovarsi il castello Altafronte 
detto poi il palazzo de' Castellani e oggi de' Giudici. Di quivi 
allontanandosi alquanto dal flume, con due postierle che an- 
dassero ad Arno seguendo la via de' Tintori si trovava a41a coscia 
del ponte la porta de* Buoi detta poi la porta di M. Ruggieri da 
Quona. Dal ponte volgendo verso levante s'andava a chiuder 
le mura di nuovo a San Pier llaggiore ; ma in guisa tale, che 
quasi senza torcer punto la chiesa di S. lacopo venisse a far 
muro, essendo in su i fossi, onde si disse poi sempre S. lacopo 
tra' Fossi ; e alia piazza di Santa Groce ove oggi d il beccaio, e 
veggonvisi vestigi, si trovasse unapostierla che andasse all'isola 
d'Arno, della qual'isola. essendo poi d'altre abitazioni ripiena. 
nan si vede oggi piii alcun segno. Questo fu il secondo cerchio 
della ditk di Firenze, il quale molto prima disegnato, e Tanno 
1078 datovi principio, fu poi nello spazio di molti anni con lode 
della fioreniina magnificenza alia sua fine condotto (1). 

Mentrela cittkdi Firenze s'andava preparando di cingersi 
di nuove mura, prendevan tutto di forze maggiori i com- 
mossi sdegni tra il papa e Timperadore ; il quale giovane di 
apni e robusto di forze e da cattivi ministri mflammato, ardl 
di far celebrare un concilio in Vormazia Tanno 1076 tutto in- 
diritto contra 11 pontefice. 11 quale avuto da cos\ fatto conci- 
Mo lettere della sua privazione, non dubit6 di far piii legit- 
timamente ragunar un concilio nella cittk di Roma, nel quale 
sctmunicati non meno Timperadore che i vescovi i quail con 
lui avean tenuto, diede occasione a' principi 41 Germania di 
stri|nersi Tanno seguente insieme per crear contra Enrico 
un fcliro imperadore, se egli de* suoi errori non s' ammen- 
dava (2). Venne Enrico in Italia, e quelle che fu memorabile 
in quel secolo sopra tutte Taltre umane azioni, non si sdegn6 
egli di star co' piedi scalzi in sulla neve pid d'un giorno, 
perchi 11 papa i suoi falli perdonandogli , alia grazia della 
Chiesa il ricevesse. Felice egli se di vero pentimento, e piii 
per teuA di perdere il celeste che il terrene regno, a cotanta 

(1) A qieslo punto tutte le stampe terminano il primo lihro , e comin- 
dano il prino Ubro accresciuto. Noi uniamo Tuna parte alValtra noD es- 
seodosi trovita ragione di queUUndicazione come abbiam detto nella Me- 
fMtia prepoita a questo volume. 

(2) Intanto in Firenze il vescovo Rinieri confennd al monastero di santa 
Felicita tutti ;uoi beni con alcone decime di secolari , e una casa presso 
del poDU, A. a (?. 

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122 dell'istorib fiorbntine [An. 1063] 

umillk si fosse iDchinato. Ma ritornando preslameote agli 
usati costiimi, e cessato 11 timore o perch^ gli fosse rimpro- 
verato da' suoi che con quell'atto avesse oscurato la maesUi 
deirimperio, quel principi i quali si eran ragunati per op- 
porsi a disordini suoi, gli crearono contra imperadore Ri- 
dolfo duca di Svevia ; col quale avendo in pih volte per lo 
spazio di tre anni avuto contesa, Unalmente come piacque 
a Dio, nella profondezza de* cui segreti occhio mortale non 
pu5 fermar la vista, Enrico rest6 Tanno 1080 vincitore avendo 
non solo superato ma anche ucciso Ridolfo. Riconobbe que- 
sta vittoria Enrico dal valor suo; onde divenuto piii fiero 
contra Gregorio, non contento d* avergli creato contro un 
falso pontefice intitolato Glemente III, cal6 Fanno seguente 
con speranza d'aver a prender la corona dal suo antipapa 
con esercito in Italia, ponendo al ill della spada chiunque 
ardiva di contrastargli. Gonobbero i Fiorentini per espe- 
rienza esser stat'a cosa utilissima 11 non aver pii!i indugiato a 
fortillcar la lor citth ; polch^ non volendo dickiararsi nimici 
di santa Ghiesa furon costretti a serrar le porte alFimpera- 
dore. Enrico sdegnato, che dove quasi tutte Taltre princi- 
pall cittk d'ltalia avean fatto cenni d*ubbidirlo Firenze non 
piegasse il coUo a' suoi comandamenti, vedendo non potere 
aver la cittli che per forza, le pose Intomo Tassedio, por- 
tando ferma credenza che a lungo andare non potessero i 
Fiorentijii alle sue forze far resistenza. Altendatosi per que- 
sto dalla parte di tramontana , ove oggi ^ la chiesa dei 
Servi, che in quel tempo vl si diceva a Gafaggio, di quivi 
stendendosi innn ad Arno, incominci5 del mese d'aprile a 
strignere grauderaente la citt^. Niuna forte muraglia h s\ 
malagevole ad espugnare come h la concordia; percbd i 
Fiorentini ben d*accordo insieme e dalla gagliardia delle 
nuove mura aiutati, non solo ardirono d'opporsl alia potenza 
degli oUramontani , ma in breve tempo preso ammo di 
uscirli contro e di combatterli, per si fatta maniera persegui- 
tarono a travagliar il campo imperiale, che Enrico quasi di 
viva forza fu Costretlo il giorno 21 di luglio di scior Tasse- 
dio, e partendosi quasi in rotta e con perdila di moiii suoi 
amesi, lasciar liberi i Fiorentini dalle sue molestie. Diede 
animo T esempio de* Fiorentini al papa e a' Romaii di di- 
fendersi aiutati ancor grandemente dalle armi della valorosa 
e buona Matelda , in guisa che senza aver potuto far alcun 
profitto per aueiranno T imperadore si ridusse i svernare 
a Ravenna, ne prima che Tanno 83 pose il piede in Roma, 
dalle cui mura fu in quel medesimo anno costretio di partire 
per gU aiuti che vennero al pontefice dalle pie armi di Ro- 
berto Guiscardo. Gostui di nazione normando, venuto con 
molti suoi fratelli in quella parte d'ltalia, che fupoi appellate 

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(An. 1069] LiBRO PRTHO. 123 

regno di Napjoli, chiamatovi dal]e discordie de' principi del 
paese venne in processo di tempo cod la riputazion delrarme 
e col fayore della fortuna a tale che divenuto signor di molte 
citt^ e castella e poi degrinteri ducati e provincie, pot^ ai 
saoi discendenti aprir la strada alht corona di due ampissimi 
e nobili reami ; de' quali principi a* suoi luoghi molte cose ci 
converrh dire. Tom5 nondimeno Timperadore di nuovo a Roma 
e non vi essendo Gregorio si fece dal suo Glemente iucoro- 
nare, non lasciando per ogni via possibile di perseguitare il 
vicario di Gristo, il quale ayendo Tanno 84 yeduta afflitta 
Italia, oltre cotanti altfi mali di fame e di pestilenza, intento 
semprealla sua pastoral cura, n^ mai per cotante persecu- 
zionisbigottendosi/nelprincipio della state dell'anno 1065 si 
parti dal numero de* viventi. 

Viyeya aacora in Firenze il yescoyo Rinieri e ayeya a* suoi 
canonici in questa occasione di carestia accresciuto d'alcuni 
beni la mensa loro, quando poco poi.fu sublimato al pontiii- 
cato Tanno 86 Viltore III, gik monaco cassinense e uomo non 
me»o per valore che per santit^ chiaro ; il quale quella dili- 
genza e industria cbe altri pongono a conseguire il pontifl- 
cato anzi molto maggiore impieg5 egli per riflutarlo, cose 
ageyolissime a dire, ma oltre ogni credenza 'difficili a fare. 
Fu questo anno glorioso a' Pisaai per una nobil yittoria, che 
essi acquistarono de'Saracini, come fu Tanno seguente per 
una medesima yiltoria chiaro al ponteQce, conseguita come si 
credette non senza isoliti aiuti della potente e deyota Matelda; 
la quale abboccatasi con esso lui a Roma, e fattogli spalle 
coDtro airimpeto di Glemente, ayea in tuite le cose dimostrato 
di voler ben mtendersi seco come eon vero pontefice. Ma i 
giomi di Vittore non si distesero oltre i termini di queiranno, 
essendogli Tanno 88 succeduto al pontificato Urbano II ; i cui 
affanni: per senrigio della Ghiesa di^ Dio non furono minori 
di quelli che Vittore e Gregorio ayean tollerati. Imperocch^ 
essendosi Enrico, 11 quale era stato alquanto in riposo, desto 
di Duoyo contro Urbano per ayer egli scomunicato Glemente 
di nuoyo emp\ I'ltalia di.romor d*arme e di sangue, ora ri- 
buttato e ora ripcTrtando vittoria da Matelda. Ma ^ verissima 
cosa sdegnarsi la diyina bontk contra gli uomini impeni- 
lenti' da' quali rimovendo il fayor della sua mano, e nel di- 
scorso de* lor consigli abbandonandogli , li lascia jnolte yolte 
▼iluperosamente cadere in errori e miserie infinite. L*impe- 
rador ayendo perduto la prima sua moglie Berta, con Ade- 
laide oyyer Prassede figliuola del re de' Ruschi Tanno 89 si 
congiunse (1), della cui singolar bellezza siccome nel princi- 

(1) Id questo medesimo anno la Gontessa Matilde rimasta vedova nel 
1076 di Gotifredo il Gobbo, si spos6 a Guelfo V figlio di Guelfo IV duca 

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1^ t)ELL*ISTORIE FIORBNTINE [An. 1099] 

pio fleramento fu acceso cosi stranamente a villanamente 
prese poi ad ollraggiarla, facendola in sua presenza infino 
da' suoi servidori carnalmente conoscere ; nella qual pazzia 
tanto oltre procedette che non si vergo^ri5 di richieder Cur- 
rado suo flgUuolo che alia medesitna disonestl^ s'inducesse; 
confortandolo a farlo animosamente perch^ alia scelleratezza 
congiugnesse Tingiuria. Imperocchj^ egli di lui non era fi- 
gliuolo, il quale simigliantissimo di voUo d'un pellegrino di 
Svevia , di lui dicea averlo la sua madre ingenerato (1). 
L'anno 1090 (cosa maravigliosa che in s\ poco tempo avesse 
la religione di Vallombrosa fatto cotan^lo accresciraento in To- 
scana) il pontefice Urbano ebbe a confermar molti monaster!, 
che di questa nuova regola avoan preso la professione (2). 

Ma per cotali esempi non rimutandosi V imperadore, il 
quale altrove ayeva i suoi pensieri indirizzati, Currado suo 
figliuolo e dalle' proprie offese ma molto piii da quelle che il 
padre alia Chiesa faceva commosso l'anno 1093 gli si ribell6, 
e col pontefice Urbano e con la contessa Matelda si con- 
giunse, e tolto per moglle una figliuola di Ruggieri conte di 
SiciUa fratello di Roberto Guiscardo, prese a guerreggiarper 
nove anni col padre. Nel qual tempo prestata ad Urbano mag- 
giore opporturiita di pensare a' comodi della cristiana reli- 
gione, con ogni studio si diede a favorir Tinipresa di Geru- 
salemme. La qual cittk posseduta per molti anni innanzi, con 
etema infamia del norae cristiano, come oggi parimente av- 
viene, dagrinfedeli, prese Tarme quasi tutto il ponente al 
suono delle parole d'un semplice eremita, il cui noma fu 
Pietro, per hberarla dalle man loro; nella quale impresa 
come molto s'illustrarono i Pisani per la potenza che essi 
avevano allora grande in mare, cos\ non sterono punto oziosi 
i Fiorentini in privato a segnarsi delta santa croce per rico- 
verar quella citt^, ove ij Redentor della nostra salute avea 
voluto morire. L'anno 1099 pervenne ella in poter de' cri- 
stiani, e funne con lode memorabile del nome francese creato 

di Baviera figliuolo di Alberto Azzo II progenitore della casa d*Este prin- 
cipe italiano potente e fautor papale. 

(1) 1 Cronisti che lasciaron questa notizia non scrisser $n^ cbe cosl Anigo 
dicesse per spingere il figlio a queirinfiamia, ma visto clie ricusava di com- 
metteria sparse ch*ei non era suo figliuolo, ina di un principe di Svezia 
che a lui somigliava nelle fattezze. 

(2) Questo pontefice (a quello, che secondo il Ciaccone cre6 poi cardi- 
nale Bernardo Uberti fiorentino, monaco della medesima religione, il quale 
eletto vescovo di Parma mentre che si trovava in Lombardia legato del 
papa, visse di maniera, che meritd dopo la sua morte di esser messo nel 
nomero de*s«nti. A. il G. 



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[An. 1102] LiBRO PRitto. 125 

re Gotlifredo Buglione duca di Lorena. L*immenso piacere 
del quale acquisto non potendo sostenere il ponteflce IJrbano, 
poco dopo caitibi6 quesla coq miglior vita, essendo giunto a 
governar la Chiesa di Dio in suo luogo Pasquale 11. Send 
Pasquale, il quale enlvb pontefice Tanno 1099, non meno dei 
casi prosper! che awersi nel suo pontiOcato, perciocch^ nel 
IlOOmori Clemente, il quale per si lungo spazio avea tiava- 
gliato quattro pontefici. E nel medesimo anno certa cosa h la 
contessa Matelda aver nel suo palazzo in Firenze co' suoi 
fedeli tenuto consiglio, e liberate molle chiese del suo domi- 
nio e specialmente i monasteri di Yallombrosa dalFoppres- 
sione de' polenli secolari, comandando solto gravi pene chp 
niuno niarchese, conte , visconte, castaldo o di qualunque 
allra dignili si fosse, ardisse per Tavvenire, o per s^ o per 
uomini di lor milizia, di gravare le dette chiese per conto di 
alloggiamenti chiamali in quel tempo albergherie n^ a fo- 
dero (1) altro secolare giudicio violentemente costrignerle ; 
di che fu fatto ampio privilegio, e non meno da lei sottoscritto 
che da Pagano Diacono cardinale di santa Chiesa, da Pietro 
TcscoYo di Pistoia e da altri conti e signori. Dairaltra parte 
raori nel 1101, con sinislro non piccolo de' buoni Currado 
Cesare, il quale, carissimg a' Fiorentini e per5 usando spesso 
la lor citta, in quella si moh; e quivi con grandissimi onori 
da tuU^ la cittadinanza fu seppellito. Non mancarono di co- 
lore, L qoali si vollero far seguaci di Clemente, entrando di 
rapinaalla guardia del gregge di Cristo: ma mortisene due 
di lor male prestissimamente, Alberto e Salvestro, non pass5 
Tanno 1102, che Magiulfo, il qual dietrolor succedette, lu co- 
strello a riflutare il ponlificalo (2). Per che Pasquale con mag- 
giore quiete, che gli altri non avean fatto, pot^ attendere alia 
coUura della vigna del Signore (3). Ma intendendo Pasquale 

(1) Fodero o Fodro erano le profende che si esigevano per la corte e 
la guardia deirimperatore, o del feudatario quando passava sulle terre. 

(*2) Gli antipapi furono Alberto, GofTredo e Magialfo. Questo Magiulfo 
avea poi preso il norae di Silvestro IV. 

(3) In Firenze i consoli si fecero promettere con giuramento dagli abi- 
lanti del castello di Pogna di Valdelsa di far guerra e pace a volont^ loro, 
t di Don mutare il castello di Pogna situato nel poggio dalla forma che si 
troTaya ; e che non solo non anderebbcro a edificar castello o fortezza nel 
poggio di Semifonte, ma che Timpedirebbero ancora ad altri* con tratlare 
i Fiorentini come gli stessi di Pogna , con non Toler essere assoluti dal 
gioramento n6 meno dal papa. E i consoli promessero d'aiulare e difen- 
Jere i Pognesi, e di far amministrar loro in Firenze giustizia dal consolo, 
f»nie a' Fiorentini medesimi , eccelto che contra V iraperadore , o i suoi 
nunzL A. il G. 



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126 dbll'istorib fiobbntinb [An. 1104] 

che in Firenze il vescovo Rinieri molto affermatamente di- 
ceva, esser venuto ranticrislo, se ne venne Tanno 1104 in 
Firenze, e volendo saper da lui se questo egli aveva per rive- 
lazione o in che guisa sel dicesse, trov5 egli essersi piii fon- 
dato in natural discorso , che questa cognizione in lui da 
sopraonatural lume esser discesa. Come (diceva egli^) non 
debbo io credere, Beatissimo Padre, che vicino sia il fine del 
secolo se in niuna parte mi volgo, o grande o piccola che ella 
si sia, la qual non solo si trovi uscita da'suoi ordini, ma quel 
che h peggio, d'enormi e brutte scelleratezze non sia mac- 
chiata? Che cosa dee essere pi^ pura e piil semplice della 
crisliana religione, e nondimeno ella appena respira dopo 
diciutto anni, travagliata da quattro papi scismatici, e come 
fosse lieve fallo Tessere imbrattata dalla inubbedienza e dal 
peccato della simoma, son talmeute volti i professori di ossa 
a' diletti della carne, che senza alcun rossore abbiamo veduto 
i chierici ammogliati dod altrimenti che si faccino i secolari? 
Chi crederebbe che Alessio Comneno imperadore greco ten- 
dendo lacciuoli e insidie a coluro che sono iti a ricuperar il 
sepolcro di Cristo, tacitamente non una ma piii volte se la sia 
intesa co' Turchi? Ma forse noi ci possi^mo consolare con 
rimperador nostro di ponente? II quale non contento d'esser 
mal cristiano , sarebbe ancor cattivo e malvagio principe , 
quando fosse pagano, nimico non che d'altri, del proprio fi- 
gliuolo e deirinfelice moglie, la quale (rattaia da lui peggio 
che femmina di mondo, I'ha ridolta ad esser lo scherno e 
vitupero di questo secolo; per le cui vestigia camminando 
Filippo re di Francia n^ egli si vergogn6 repudiando la reina 
Berta sua legittima moglie, di cui avea figliuoli, di congiun- 
gersi con la moglie del conte d' Angi5 e tenendosela con 
doppio aduUerio a guisa di propria donna in casa, di ge- 
nerarne piii figliuoli e figliuole. Ma non possiamo con ve- 
rity dire di veder con gli occhi corporali, non che con quelli 
della mente, riuscire a' tempi nostri interamente tutto quello 
che predisse il Signore della fine del mondo : che ]jrenderan 
le armi le genti contra le genti e i regni contra i re^ni, e 
che saranno Iremuoti, pestilenze, fami., terror del cielo e 
segni grandissimi in tutte le cose? Qual fame fu mai simile 
a quella che patim'mo gih non sono ancora venti anni pas- 
sati, poich5 h cosa certissima che si trovarono molte madri 
cheposeroi deriti famelici ne' teneri membri de'propri fi- 
gliuoli; e qual pestilenza e di che quality afflisse in (juel- 
Tanno medesirao Roma e Italia^ E da quali parti e prov^ncie 
del mondo non si h inteso che di notte si sia veduto afdere 
il cielo, che da quello si sian vedute a migliaia cadere le 
stelle, e alcuna di esse, ove abbia percosso, generato con stri- 
dore acqua bollente , mortisi a torme i pesci nell'acque, esser 



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[Am. 1107J LiBRO PRiMO. 127 

nati parti mosiruosi e pieni d'orrore e di spayento, e gli ani- 
mail delle nostre case domeslici fuggitisi a' boschi esser di- 
reDtati selvaggi, le biade per le troppe acque corrolte, in altri 
paesi il pane essere apparito sanguiaoso, a molti di fuoco 
sacro accesi esser le membra diventate come carbon i? Quanti 
linnovellameDti d'eresie sono stati a' nostri tempi? Quanti 
sovYertimenti di regni, o nuovi cominciamenti di essi si son 
yeduti e si ve^gono? Ma non vince tutte le maraviglie, che 
poveri e pochi guerrieri usciti cM Normandia, e calati in Italia, 
discacciato un potenlissimo imperador greco e altri principi 
antichi, del paese di Puglia, di Calabria, d'Abruzzi, e di Terra 
di Lavoro, e in fine di Sicilia si sien falti signori? Quesle son 
quelle cose, Beatissimo Padre, che mi hanno fatto tenere e 
predicare talvolta, indotto dalle^ parole del Signore, che il 
line del secolo sia vicino, e che per conseguente sia nalo lo 
anticristo. Nella qual mia credenza se io da' dogmi della ve- 
ritii cristiana m'aliontano, eccomi pronto a piegar il coUo e a 
cattivar Tintelletto ai veri e infallibili stabitimenti della san- 
tissima fede nostra. 

Era Pasquale, quel che ^ malagevole ad accoppiare in una 
persona, uomo di santissimi costumi, il che mostr6 con le 
opere avendo usato ogni diligenza per non accettar il ponti- 
ficato, e insiemeraente era per dottrina riguordevole avendo 
consumato i suoi anni migliori sotto la clausura della vita 
monastica negli studi delle sacre lettere ; onde con la bontk 
sua compatendo Terror del vescovo Rinieri, dolcemente e con 
umanit^ nel riprese, e con la dottrina gli fece vedere n^ dalle 
parole del Signore, n^ dai tanti prodigi e avvenimenti alle- 
gali da lui , potersi fare argomenlo della fine del mondo. 
Sopra il qual capo, perch^ molto era sparta questa opinione 
fra gli uomini di quel secolo, fece fare in Firenze un conciHo 
di 340 vescovi dai quali tutti come falsa fu dannata (1) dan- 
nando parimente e scomunicando per la perversa vita che 
tenea in molte cose, come altre volte era stato fatto, Tincor- 
reggibile imperatore Enrico, il quale morto ivi a due anni in 
questa contumacia di santa Chiesa, e vedutosi crear contro 
imperatore il proprio figliuolo Enrico IV, si pu5 con verita 
dire che come malvagiamente visse, cosi malvagiamente 
mori ; privato, principe cosi grande, per lo spazio di piii di 
cinque anni di ecclesiastica sepoltnra. 

In questo stato di cose essendo entrato Tanno 1107, tro- 
vandosi i Fiorentini molto accresciuti di popolo e di podere, 
sotto pretesto di dover reggere con piu giusta e mansueta 
signoria le vicine castella poste nel contado, o perch^ volendo 

(\) Si tratld in Concilio di dannare, ma per disturbi fii il concilio stesso 
interrotto, e la questione iudecisa, cui poi decise il tempo. 

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128 DEIiL*ISTORIB FIORBMTINE [An. 1111] 

in ogni modo divenir grandi, non poteano ci6 fare senza Tab- 
bassamento de' vicini, essendo cosa naturale che i pih potenti 
vogliaao comandare a'piCi deboli, deliberaroDO di recarea lor 
sigDoria qualunque castello fosse nel contado. Ma non sti- 
maado di dover tentar prima la via deirarme che quella della 
prudenza, facevano intendere a' contadini che per iiberarli 
dalla tirannide d^Dsolenti tiranni, i qudli aspramente li ta- 
glieggiavano, aveano preso per partite di riceverli alia loro 
protezione, e a chi Teniva volentieri usavano molti segoi di 
umanitk, e contra chi ricusava ubbidire conducevano I'arme 
e gli eserciti. Di costoro i primi conlumaci, per quel che dagU 
anticbi cronisti si h tenuto memoria, furono certi principali 
cittadini di Montorlandi, i quali essendo come capi e govema- 
tori di quel luogo erano chiamati secondo I'uso di que' tempi 
Cattani (1). Conlro a costoro fu incontanente menato Teser- 
cito; n^ mollo si pen6 che i Cattani fur falti prigioni, e il ca- 
stello abbatlulo. 11 simile avvenne a'Prj^esi, ma non era allora 
Prato qual fu poi. Costoro avean prima abitato un poggio, il 
quale era tra Prato e Pistoia presso a Montemurlo, detto Chia- 
vello, ed essendosi per loro denari ricomprati da'conti Guidi 
a cui eran sudditi, eran venuti per istar in franchigia in quel 
luogo ove oggi h Prato, cosi chiamato da loro per uu grande e 
bel prato che y'era. Non avendo dunque yoluto prestar ubbi- 
dienza a' Fiorentini, furono assaliti, presi e disfatti. 

Era gih passato il quarto anno dalla morte deirimperador 
Enrico III, quando il giovane Enrico volendo venir a prender 
la corona in Roma da Pasquale, cal6 con trentamila cavalli 
I'anno 1110 in Italia. Gih s'era sparta voce per tutto, come 
e^li diflferente da' costumi del padre intendea di essere ubbi- 
diente al ponteOce, ne da' comandamenti di santa Chiesa vo- 
lersi discostare giammai; per che i Fiorentini fra*gli altri si 
apparecchiarono a riceverlo nella lor cittk con ogni pompa e 
onore. Dove cen pari allegrezza delle genti imperiali e dei 
cittadini fu celebrata la festivita del Natale. DilTerenti acco- 
glienze gli furono usate dagli Aretini; p6r che egli ne'prin- 
cipii dell'anno 1111 spian6 quella citt^, superba per Tallezza 
delle sue torri e per la.fortezza delle lor mura, infino a' fon- 
damenti. Ma giunto in Roma, e non osservato cosa di quel 
che avea promesso al pontefice, piii per viva forza che per 
modi debiti e convenienti a tanta dignitd, si fece incoronare 
dal papa, del quale essendo i Fioremini devoti, non posero 
tempo in mezzo a nimicarsi con Timperadore. Tenevaegli sue 
vicario in Toscana nel castello di S. Miniato un cavaliere 
tedesco detto Rimberto onde quel castello infino a' d\ nostri 



(1) Cattani da capUani. 



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[An. 1115] LiMO pi^rtio. 129 

k cjiiamato S. Miniato del Tedesca (1), il quale veggendo i 
Fiorentini cha Jion (Soatenti , dopo ayer jbbandop^ito Timpe- 
ndoref d'aecosta^L al papa, ardivano aneora di manomettere 
i ficini deveti aUlmperio, cen ci5 fusse.cosa cbe sotto quesio 
none ceroassono cicoprirsi cqIoto che temeyano della lore 
po(0naa,.li prese rarme contro, e avendQ tolto lore, Monteca- 
dotti, miiiaocia?a di proeedere anche a* danni loio }uu avanti. 
I Fiorentiiii voleodo alle minacce nspondere co* fatti, usci- 
lODo.raimo 1113 mpho forti contra u c^pilano tedesco, il 
quale era dentro Mon1e!CaoioUi per fortificario, e essendo state 
tra lore molte scaramucce, finolmente vinsono 11 castello; e 
p^h^ la battagUa era passata con odio d'ambedue le parti, 
e il capttano tede$co'?r «ra state morto, fu eomandato che 
Mootecaciolli losse gittaie a terf a e aptanato. la qtiesto mede- 
sino anDo essendo morto il Vescoto Rinieri, gb succedette 
Aella cura deU'anime il vescoYcf Gettifredo, eerrepdo tutlavia 
yerso il. sue .fine grairata dagU anni e dal peso del principato, 
gravissimo .a cjii sopra Taltrui spalle non l*abbandoaa,. la 
yalorosa Matelda; la qvale infennatasi nel fin dell'anno^lli4, 
e lel male 4)ontinuata per To q>azio di se^e mesi, s\ mori 
yerse il fine -della priinayera 'dell^anne 1115. Donna a cui 
la potenaa de^.Staiti a' quali comandaya, e.la costanza 
c^ ella ebbe in 'difendere i pontefici e la Ghiesa di -Dio , 
ayrebbe .iQg^ennente appresso pietosi giudici p^etuto scusar 
inoki peoeati femnuAili; ma ella fu per castita e innocenza di 
yita, per naspificenza-in edificar tempii e alt^ fabbriche a 
comiute litiUtli, per giustizia e pel molte altre sue singola- 
rissime quaUi^degna -di.tanta lo^e, cheper'ayyentura furonos 
poehi prindpi dei piii celq^rati e seyen secoU antieln, che 
con ragkme le si potessero'paragonare., Fra le cui.grandi 
opera* deniiaaima e grandiesima m quella del done, che ella 
.iecea & Pielr5^,.di tante*citt^ e ca^tella Gh'ella pessedea*in 
.Lombaordia e^in Toseana ; doye >yea, donate ogni giurisdi- 
zioae deUa cittk di Voltetra e de' castelli « luo^i di quel 
yescoyado id yesCoyo Ruggieri. Gontutiocib di^ rimperaaore 
£iinco* il Boarch^to di Tescana a Currado figUuolo di sua 
soNla. Al qual Currado Eucaiisto, succe^ore nel yescoyado 
di Volterra a Ruggieri, yolendo. compiacere a Enrico, *fece 
ben- pre9(o irinunzia di tatto il donate da Matelda a -quella 
cbrosa ; della. quale e' fu pok priyJito, forse per que^to> da Ge- 
^lo JL Questo anno memorabile. per la morte -di si gran 
donna, fii amaro a' Fierentini f^er un fuoco che s'apprese in 
^rgo S, Apostolo, H quale fu si grand^ e impetuoso che con , 
singolar danno e royina de^cittacUni arse huona parte delb 

(X> AocDra cbe i Fiorentim randb 1370 ay^sero ordiiuito,.cbe non pift 
H tede9eOf ma il fiorentmp foese chiamato.- A. il G. 

Vol. I. — 9 Ammirato. Ittorie FiorenttM. 

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130 DELL*reTOHIB FIOREMTINB [An. 1117] 

citt^; e appetta avevana rifalte le case* e'i telti abbrupiati, 
quando r«Ht)o lllj vi se ne apprese uh altrauon mmore del 
primo, nel quale eltte i palagi e |U arnesi di;pasa, quel che 
lu di maggior perdka, arsono quasi lutte Ic scritture puboltche 
e private de' ciUadini, dd che fimase 9penta4amemofta di 
tutte le cose passate ; n^ 'passb a' posteri se non una tenebrosa 
e oscurUsima notizia rapcontata drf* vecchi di quelle che "in- 
nanzi a loro era acfcadtfto : le quali aVsioni e culamkli aitri- 
buirono le pers^ne religiosfe a^moltrdieonesii vizi della-caroe, 
de* q«ali era'allor la -citta di Firenze insieme con tutia Italia 
corrolta. • - * ' 

Non aveano 'con tulto ct6 questi prix^ti pf^il tosto che pab- 
blici incomodi soemato lor Dunlo $1 rfputa^ione appresso le 
vicifte rep'ubbliche. Devenoo.dunque i Pisani, allora moUo 
pot.enti in &iare, andaner'coi^grande armata di tiavi e di galee 
sopra Maiorica'fl) jJbsseduta in cjuel tjempo da-Saracini, e gik 
ragunata I'armata per far ler viaggio^pra Vada (2), impor- 
tunamenle fuVonb assaliti in* pasa da' Lucchesi. I Pisani ripu- 
tando il ritirarsi:dairin[ipresa cosa poco onorevele, edalFaltro 
canto il lasciaisla patria in preda de* nimicf molto )>ericolosa, 
ricorsono a' Fiorentiniifregafidbli per loro ambasciadori a vo- 
lere in cptale accidente esser guardiani"e.protettori-deUa lor 
cittii. Nofe ricusaroho r Fiorentini d^enlfard in quesio trava- 
^lio ner iloro^^nici, e falio prowedimento di inoki-cayalferi 
e di fanti paccomandarono al capitano delicto Pisa non^tri- 
menti che se* ella fosse Iji citth di Firenze. U capitatio soUe- 
cito d*ubbidire a* comaindanienti -delld* Repubblica , e tion vo- 
lehdo che' la ribalderia d'alcunp private do^essit sceroare il 
ben^zio che 3i facea dairuniversale, n^ che i Pisani pagas- 
sero la sicurezza della patria col sbspetto deironestk delle lor 
donne, noh voile entrare nella cHt^; ma trbvato un alloggia- 
mento comodo h: due mig\ia presso di Pisa^ ivi s*attena6i.e 
incontanente man.dd baodo la testa a chiubque fosde ardito 
d'entrarvi ; "per Vigor del qual, bando essendoveneufto entrato, 
fu 6|]bito^ preso e oondannato alle forche.^ Ui rincre^ndo ai 
•vecchi Pisaqi, i quaH eranb restali, che'jper cototo loiD iVcapi- 
iano fiorentino incnidelisse oontro i sum medesi^i, il maBda- 
rono pregando a non volet eseguir la giustizia? forse arbi- 
trando non fame cosa diseara al 'capitano , il quale pi(^ per 
una ambiziosa dimostrazione , che per vera osservanza fleUa 
mUitar ise verity, fosse^ trascorso a dare quella* rigorosa sen- 

(1) Asunirato scdsM sempt^Jhiotiea. 

(3) Antii»i colonia volterrana; avea ub porto capace allora di dcevere 
DAvi d*ogm grandezza, on forte terr^noto la didlnisse. iS or» na tSbrfo a 
20 miglur da LiTomo e 8 da Yottorra, sul Gedna. 



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(An. 1122] hiwo mM«. 131 

temsa. Mti il geiierale ri«pose loro, ch'egU doI voleft fare : onde 
i Fiaanipef iscampat cdm dalla morte, repltearoDO chettlmeno 
dd non facesse egli in sol lorolerreoo ; |>er cbe e|li prese per 
par tllo di farsegretameDte compcare da un contadiDQ un pezzo 
^ terra in nomedelU sua repnbl^ica, e quivi rizzate le forche, 
le'faaHgaie secondo il tenor del i)ando il CQntravYemtor della 
legge. Ai ^ali a}fi ouatido.io nguardQ, meDO rai maraviglio 
corae ad alcuni popoli sia Tenvto fatto di crescere in poteoza 
aopra degli altti, dando somiglianti dimoefrazioni non deboli 
•JHfhxi di coDfeniftitii e J>en fondifta viriik intomo I'arti del go- 
Terao. Ma i Pistfki toroaii rittoriosi di-Maiortca, e ayendo fra 
l^ahre nobili spoglie tdiem'nimici, recaCe due cplonne di por- 
fido e eerie j)orte'di.iHetalio, mandarono offerendo a' Fioren- 
limqual delie due -iJOse piacesse' loradi ricevere in segnd 
d'^atnora-det loro acquisto.FuTispdsto cbe volenijeri aVrebbon 
preso le cokmne dai poritdo, le quali furonopsandate coperte 
di scifflaUo infin a Firanxe, e da* Fiorentini coHoeate poi di- 
naiizi la porta di S. Gioyannl dove orasi veggono, come cbe 
io6se in qoel tempo aioun 0^pMto, cbe da' Pisani (ossein prima 
per iiiTidia -state aflRTcate, e qnindi sia nato quel prorerbio, 
die i Fiorentini siOtf cbittDati^oieebi. ' 

Nob maficavatia intanto nalla Cbiesa di Diodelle solite per- 
turbazioni per conto dell*investiture de* preli, essendo il quarlo 
*Soriconoikivenocb€riUerze divenutp acerbo avrersario di Pa- 
squale, il quale da conOnue molesfte afBitto* majion gik mai per- 
dotaai di animo, si mor^ in Aoma nel.priDcipio dell anno 1118, 
e 8Hccedetteglinel4»ontiAcato^Gelasio ll.-Costui eavato dal mo- 
nastepo cassinense, e faito da Urbano cardiuale, avea con sua 
gran lod^ per molti anni rett^ la ^ancellefia apostalica, dalla 
quale bx a ootanloonore inoabsato con cbdsentidiento di tutti. i 
cardioaUs ma trmragliato non meno da Enrico, cbe da alcuni 
sediziosi toinani, hi costretto imbarcarsia Pisa per pnssare in 
Francia, dove ariiyaio men^re si preparava QOn tuUele forze del- 
Tanimo di riuseire.un gran papa , si moh nelmonasterib Cliinia- 
cease raano lll^/mancando alcuni pechi gioroi a finins Tanno 
del soo pontiiiGato. Ascese poi al.sommo di tutttgli onoriCali- 
stoilnobileborgOgnone(l).4i'anBollSQ(cosa8ingolar8*iDtanie 
teQe))re, -e in tanta trascuraieiza de^nostrimaggiori)cf siamo 
abbattuti a paviicolare acriUoFa firraata di n\iBDO' del nostro 
Currade marchese dr Toacaoa.; pl^rlaqu9le dolendosi.diaver 
il suo eserdto noiato ^tto titolo di jdbergbefia il monastero 
di Passignano aotto la regola di Vallombrosa^ dispone cbe niuno 
. per ratyeoiresia tautaardito dimel^tarlo; siccome I'anno 1122 
adun'altra ci siamo inoontrifU, pur di suamano-, o per dif me- 

" ,* * 

(1) Figlie fi'Giglielmo Tettorditu detto il Grande. Era per coasegueozsr 
Ton Ma refiiia Adelaide mogtie di LudoTico il ^roMO. 

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132 DBLL'ifiTOMB FfORBNTINB [An. 1128] 

gUo, del suo segno soUoscriUa, concedeBdo pariicolari imnttt- 
aitk er favori al monastero di ColtobuoDO, setto la- medMina 
religione di Vallombrosa. II buoo papa cod la sua prudenza 
rappacificatosi €0a Enrico, diseacciato un falso papa Gregorio^ 
che infin di tempo di Gelasio erii stalo creato, e in molte cose 
lo StaU)%di santa Chiesa racconcio , si mor^ con gran<}i8siBia 
gloria del nome suo nel fine delFanno 1124; e. creato in suo 
luogo Onorio e Celestino amendue secon&i. Celestino come 
buono e s'anto uomo, a cui il veder germogUare le sopite *di- 
scordie* di santa Ghiesa ioito incresceva^ roleotieri cedeit^ il 
pontificato ad OnoriQ. Fu dunque l!«nno 1125'tran<|uilUssimo 
alia Ghiesa 41. Dio, e onorato e di quiete alFiorenUni tn questo 
modo. Stara ancora in pi^ la rocea di Fiesole, quasi un teati- 
' monio deirodio e uno sliiftolo della T«ndetta ; ed essendo te- 
auta da certi gentiluomiifi cattaoLstaU gik antictiBQnte fieso- 
lani i (][Uali dayano tuttavia.ricetto a* l^andiU, era divennta un 
nidio di ladroni, don solo^on danna^elle strade e del pootado 
di Firenze, mit con un tacito -scorno e igndminia di quella 
dUk che non'fosseipotente a Ubprarsi-^la eosi fatto oltraggio. 
Perph^ tvendo deliberato di abbatterla per tutte le vio, vi fu- 
rono tanto all'assedio, inflnxhe per^mapcam^to di tettora- 
glie la vinsono e senza perdere momento dt tempo la posero 
a terra 115 anni dopo la rovina e presa ictciristessa ^iMa; fa- 
cendo unii legge, che niuno ^er 1 avveoire ai^isse di rifare 
fortezza alcuna in sul terr^o di Fies^li^r 

Gome le. profane, cosi andavan beoissimo le cose saicre e 
appartenenti alia religione nella citi^ di Firenze, pec la buona 
e lodevole Tita del'vescovo GottiCredo (1), a cui nelranno che a 
questo si^ui unacobil donna, fl cui opme fu Zabellia, e vedova 
g\h d'un ricoo bardhe detto Ridolflno da Gatignano, aon6 natolie 
castella e luoghi ch'ella avera intorno TFUa , a altrovB. Era 
bene alcuna molestia in Toscana per le nimistk cbe eran tra 
Genovesi e Pisani^, ai quali i Genovesi toUono in qiiesi'anno 
Volterra e PiombiQO. Ma non fu del .tuttp iacomodo, che si 
morisae in quest^anno- Timperadore Enrico, aneorch^ assai 
bene riconeiliatosi- convsanta Ghiesa. Di piu competitor! fu 
sublimata all'imperio Lottacio duca di Sassonia, Hnperador 
cattelico quaato aitri mai fosse dtato in quel seggio, della oui 
natura non e^ dissimigliante Gurrado ailor anarchese di To- 
scana,; di^ che rose buon feg(M)> che tkUfio^ egli I'anao. 1128 
don6 al vescovo Goitifredo tutto quello che per oonto del suo 
alloggiamento^ quando yeniya a visitar la citt^, gli appartenea 
in certe pieri del Tescoyo ; slccom^ i pisani sacerddti dona- 

(1) De* conli Albertv; il quale neiranno 1126 d fira quelli che soscri- 
▼ono tUa boUa dl Onorio n dove d confennato airaEeiT^x>vo.di Pisa il 
primato di Corsica, coaoedatogli Vanao 1091 da Urbano llr A. il G, 



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]Air. Iia4] LiBRO PRiMO. 183 

r^ie a' padri di Valh>mbro»a la chiesa di S. Michele in Sar- 
dignr. Ma boo poleodo il marchese Currado pi6 sostenere die 
nei st^ggto dell Hnper$idore rao ^zio dovesse ris^d^re altri di 
lui, piegati aleam.principi alia sua rolonta, non voile metter 
piik teinpo'ii) meizp fr fai^i chiamare re dj Gennania. Prospe- 
raron per akro totie le cose sotto il pontiiicaio d'Onorio, il 
quale ess^fiio santaineBte yissnto nel pontiilcato cinqtie anm 
e due mesi, saDtaro(^nte si moii il febbraio delFanno 1130, 
ContendendQ taita^ia del regno d'Hafia infra di Idrq Lottario 
e Currado. Spesso si ricadde in qi^' tempi in queste contese 
tra i priiicipi, siccome awenne in ^uest'anno«al7>ontifica(o, 
nel quale m Oiiorio in un^medeMmo tempo succedeft^ro Inno- 
cenzio e Anacleto secentH. firihie ambbdue romani ; ma quanto 
dijnobiltk Anaclelo ^d Jnnocenzio metteva -il pifde ir>D*aRzi, 
tante di bontk xii vHb e.'di pj^denza gli restava di gran lunga 
itfferiore {V, Haggior lyimero di catdinali era concorso'in 
creare Anacleto; ma percli^.<i'alcune ore prima era stata fatta 
la creazione d'Innocenzio, qiiindi awenne* ch« Innoeenzio e 
non Anacleto fosse stato leniito sempre per verp ponlefice della 
Chiesa di 1Mb. Ma contuUoci6 gli convenne-di cedere alia po- 
tenza nd* Anacleto ; perch^ egli invitato dai Pisani.fu.costretio 
ritirarsi a- Pisa , ote dannatii coi Tesceyi del pa^se ToJeziono 
d* Anacleto , "se ne passb in Francia , tintico e sicuro rifugio 
deRe calamitli de'pottteftcit arendo pwma in Genova composlo 
le discordie'cbe aveva qnella cittk qo' Pisani atmeno infino al 
suo ritomo di Francia. Onde ritomoto cbe fu; e toccoTanno 
1133 a'GenPva, e di Genova a Pisa condottosi, non solo asset(6 
legare e nin^ist^ che lungo tempo eran durate fra que'pppoli, 
come avea promesso, ma per segno d*onofe e di *ri^onosci- 
raento de'beneficii ricevuli da aiirendue qiies'le citta (2), Tuna 
e Taltta promo^ a. titolo- d'arcivescovado , e fermatosi per 
raiiggiore tempo iftlPisa, quivi t!el^br6 Tanno 1134 il concilio, 
non solo per c^gimie d*Anacloto, ma p^rch^ Tacquisfo fatto 
(telle cose oltfemare, e la fede di Gristoivi per questo-rispetto 
motto ampliatast non aiKlasse coine avea comiriciato a fare- 

(1) Era figlio di-Metra di L«one ebreo ebnvertitO', clie avM iktto gran 
denari nd commtpcio ;' rapac!fe poi cgli ncHe snc TegazioW. S da" nets re 
che queste elezionl piCi non si face^^no dal clero e'dal popol(H m^ dai 
ctttdinaji. ' . . * ^ \ • 

(2) VogUono gK scritldri che .promovesse I'una c Tattra artit^to d*arci- 
vescovado, ma gi4 di Pisi si A delto esser seguito fin I'Jnno 1091 ('}. 

. ; . . A,UG, 

(') Genova ta aTcW<»covado queet'anno i ia3. Piea, a cui da Calisto II eraiiO 
Mtii rivocali 1 privijegi ad istairaa de'Genovcsi', )i riebbe quest' aoco CBsa, 



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134 DBLL'iSTORIE FlOMtltTlNB [Ar. 1143] 

perdendo iuUavia focze e riputazione. Correa gik.il decimo 
anno, che i Fiorentmi ai^eano acquistato* la rdcca 4i Piesole, 
quando sentoodosi ti^Uavia dai feUci Buccessi accrescet iiifig-- 
gior animo , ad un^al^fa impcesar pawre toradi melter mano. 
Era un castello press^ alia cittk, 4eito Monl;ebuoo«, (nolto forte, 
e da fame stima , posseduto da una famiglia', la quale, o cte 
cUa d^sse il nome al oastello, a che il castello lo d^ssv a let, 
era delta de' Buondelmonti. QuesU CaUani , o per crescere le 
lore ragioni o per cons^rvarle se da altrhavute .rayesaero, 
coslumavaoo farsi pagare,o^rti diritti da chiunque con sorte 
alcuna dimerciiO d'altrexofie dal lor castello passava; la quale 
angheria, 6 che spiacesse a' Fiorentint, o che fatesser Tista <ti 
spiacerli per aver coloce di muo^r la guefra, ordmarono che 
fosse tolta vii^ come cosa tirannica e dx pregKidicio a* lor cit> 
tadini, e non volendifi Eiiiondelmonli uU)iaire, v'^ndarono con. 
Tesercito; e dope alcune* spafamuQce li coslrinsero ad arren- 
dersi conpatto che il castello si disfiacesse, ma eglinp fosseiK) 
ricevuti percittadioi ip Firenze e non fesseiero tolta niuna delle . 
possession! che aveano. Seguitava tra questo me2zo rtmicizia 
tra i Fiorentinl e i Pisani, onde non piu ebbero eglmo cagione 
di raHegrarsi del lore prosper! awehimeDti, cbe di queUi'dei 
Pisani ; ^jppresso de' quali continuava la stanza il pontofiee 
Innocenzio I'anno 1136,* con lode non f>iecola*.di quella cittk, 
la quale preso oltre di cib Tar me in l^rvortsuo^ e congiuntasi 
con le genti di Lottario imperadore , « andala ird reame di 
Napoli (del quale avea preso la corona ^uggieri, gik ceiote di 
Sicilia» per mano d'Anaoleto non era cinque jmnipassati^, fece 
iiopra quel' regno Tanno 1137 di -gloriosi' ac^itisti ; tra' auali 
membrabile fu, avendo con quarantasei loro^galee espugnato 
Amalil, Tacquisto'delle PandeiUi le quali slate gik singolaris- 
simo ornamento de* Pisani, oggi come cosa sacra e revei^nda, 
con grandissimo onore, appressoi FiorenliBi si conservano. 
&tori in questo anno Lottario imperadore d'oBoranda memoria, 
e succedeltegli neirim[ferio nelpriucipiodeiranno 1138Gur- 
rado, coluin*quale gik moUi-anni innanzi avea seco delregno 
dltalia conteso: Col male and5 congiunto un b^ne, cM mori 
ADche ih q^esto a^no Anacleto, talqh^ la Cluesa di Diorest5 
libera del giciassetlesimo scisma: imperocch^ sebbene ad Ana- 
clela succedette Vitlore, egli iupochi mesi, per opera di Ber- 
nardo, il quale fii poi posto n'el numero de' santi, rinunzio al 
piORtrncato (1), talch^ Innocenzio, infino aU'anno ll^nel quale 

(1)1 Fiorenlini continuandtrad allargarei nel cOntado, ricev^rono in que- 
si'ann<y proraessa da! cenie Ugierq di non f&h, alcun danno loro n* per tcrua, 
nd Pjer acqua ; anzi'di volei^gli aiutare e difendere porckd lo potess<rfare senza 
sua spesa, con essersi perd obbligato in occasion di guerra ; nel qual tom|H» 

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[Ail. 1145] L1BR9 PRIMO. 135 

e^ fnort , resae la Chiesa $eQza competitor^. Succedettegli 
CelestiQO II da Citta di CasleUo> d'on^AivoUainiglia, 11 <)uale 
DOD esseodo piu eke cinque oiesi e alcuni poc)ii giorni vivuto 
nel poQtifieatQ, n'ebbe pet successore ne' principii dell*anrio 44 
LucK) II nobile bologneite, e doi) privo di letlere e d'eloqueoza, 
ma i Gui ^ioroi non furoQO.inolto.piu lunghi di quelli di Cele- 
stial. Scri?eOttODe ves<;oyo Frisingense che aveocl6.in que- 
st*aniio i FioreDtioi guerra co' Sane^ miser sossopra tutta To- 
scaira; impercteck^ i Sanesi noo potendo.resistere alleiorze 
de* Fipr^tini ,• ancorchd fossero confederati col oonte Guide 
Gueria potente signore in Toscana , si coDgiun^ro co' Luc- 
chesi;.e a^FloreDtioif "six per esser stati. antichi amici insieme 
e si.coiae naturali nimici de' L^chesi, si aggiuosero i Ptsani. 
Era '-capitaBo de' Fioreutinl Ulrico marchese di Toscana , 11 
, quale ributtiato i Sanesi inOqo alle pofte della; lor citta ,.occup6 
aocor loro di molle terre e castella , e avendoii ( I j un di teso 
insidle, chh essi per v^ndicarsi eran corsi nel paese de' Fib- 
r«iitini) fece gran oumero-di lopo prigioni, i qudi coodotti in 
Firenje'e cvudelmente da loro trattati, fur lungo tempo delle 
umane calamity miserando spettacolo (2). L^anuo 1145 essen- 
dosi morte Lueio U , e nata discordiji tra' cardinali , ft^or del 
numero loro fu e^etto pontefice Eugemo III pisane , mpnaco 
di S. Benedetto, e tenuto pii^ per uomo'bueno che valoroso; 
ma il quale H^nontato in queV^eggio di^ presto .chiarissimi se- 
goi dL lortezza e di magnanimita; essendo vero qu^l che vol- 
garmenie si dice : gli uomini qouoscersi nei magistrati j per- 
cioech^ atcojai fiax:(^ando§i sotto il peso delle cosq grand! , 
direDgono-ouDorft deirespettazione* cue s*avea di loro, e altri 
cgme piant^.nobili, le -quail in poca terra non pgssono alli- 
gnare, tostoch^ irovan dove appicearsi maravlgliosamente in 
alio, s^innaLmno. 

« ' * ' . " • • • 

vtfle esser lemito *ad afoit^re p«r tre iqeei deU*aiino in Fireiue ^ suoi bor- 
ghi, e com6 fbsse ammoglcato di'febbric;itrvi.uiii casa nehsito che gli fosse 
^latD, e p^ ^cuTM^.dMaU sue promesse dette in pegno alia chie^ di 
S. GiQ. Battista, a u^le e'profitto perd della Re(jiubbliea,j casteHi di Cd- 
Icnuovo chiatnato Pfestiand, di Sfflahor, e df TrSmali. A. il G. 

il) Go^ avendo hrtesoinsid^ percke e9&i^ ecc. 
{2) Ma volendo pure Ulrico, il quale per le scritture del Camerottor di 
/VfUerra si chiama vicema'rchese di FireQxe^e vicarib generate di Toscana 
per Currado imperadore, levar le cagioni della guerra ft'd'-comuni di Fi- 
* TtDze e di Siena, per Tautoritli che ne avea censegnd Marturi e Poggi- 
^iona a Okttmario vescoive di Volterra.(questi ceme sfd detto nel trattato 
de' Teseon4i qiiella eitt&'Hiegli Adlmari fiorentino) e -ctOggerottodi ^r- 

B^r^ Miniicci, e, a Gavijcaate consoli diVoUerra, pejr tenerli e di- 

M«ri» a xDkmti di Currado.. . . A, U G. 



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196 DILt*ISTORIB FIORBllTIirB [Alf. 1141] 

Era venuto Tajino 1146, nel quale avendo i prosperi^coessi 
dato maggior animo ^ FioreDtini che forse non oonreoiyt , 
guerreggiavan col conte Guido Guesra. Essendo per questo 
andati alciini di loro con certi soldati della Repubblica inlomo 
a Mentedicroce , yi si condussonb con tanto'poco ordine che 
essendoli u§dto ibcontro il conte Guido signor di auel Inogo 
con le sue genti, leggiermente H ruppe aiutato dagli Aretini, 
e fecenelt tornare a casa conpoco onore. In questo tempo pe^- 
giorando le ^cose de' cristiani in Leyante> si era Volto Eiigenio 
con tutto Tahimo a confortare i prindpi cristiani a ^ueila im- 
presa, avenda per esecutore e soUecitatore ^curdentissimo dei 
suoi pensieri Bernardo -abate di Chiaravalle, il quale non che 
dope morte, ma rivendo^ mosf('6 con I'opere le quali aranza- 
Tano i termini della nature, d'esser amico di Dio (1|. Riscaldato 
dunque dalFautorit^ e cafitli d*amanduerimperaaorGurrado, 
come che da se medesimo yi fusse s^ter sempre ardeote , si 
pose Tanno 1^47 a passare airimpresa^i Terra santa, segui- 
taUD, oltre il numero grande de'suoi, da molfi italiani e fpa 
essl da alcuni nobili florentini', tra quali certissimo e esservi 
stato Cacciaguida padre del bis^volo di Dante, Tl quale om«to 
dalPimperadore del titola della jcavalleria fu in qu^Ha giierra 
[la quale non ebbe molto feiice fortuna) ucci^o da* nimici. An- 
doyyi con piii lieti successi LedoWco re di Francia ; avendo il 
papa assegnatogli per sue le^ato^Guido Bellagi cardinale del* 
titolo di S.Crisogono di patna fioreatino, onde si crede, col 
re fra gli altri Italiani molti Toscani e Fiorentini essere ^ quella 
impresa passati. fudarno s'affaticanQ ; prin^ipi d*itttrodur, con 
la sola pen^ ,* negli animi de* lor suggetti cestumi ^rnoni dai* 
quali eglina sieno co* fatti lontani, quan<ito nlanifestamente ^ 
Tode piu -opatarsi con Fecfempio mutolo, che con la legge par- 
lante e piena di spavento. ni»i\on pontelfice Eugenic dovnendo, 
sul saccooe di paglia avea il letto circondato di porpora .e di 
omaneienti pontificii, e.pieno di concetti grandi nelle cose gran* 
dissime, yeslito sulle nude cami di'cilicio nolle ragunanze dei 
suor monaci si chiamava Ibr /rat^Uo e compagno, e jnan mae^- 
stro signore. N^ si portava se non bene if vq*s(^ovo fiorentino 
in questi tempi, il cui nome fu AUo, owerAzzo, ej forse aiheor 
di lui molto pii^ lodevolqaente un altro Atto vescovo di Pistola, 
a cui per le sue b)ipneopere merit5'd'esset posto titolo di Beato. 
Etk yeramei\te, e per questo e perch^ jn^quel tempo incomin- 
ciarono a riso^gere le letterein Italia e altrove, da esset para- 



(1) S. Bernardo era stato naeatradi papa Buffeirio. Qnaado^seppere- 
saltaiione del ^oO discepolo scrisse ai carduMli delefidosi che avMsero fetio 
papa un mortatratio dal sepolcrol ! Questi fti quel pap^ che iaced dal- 
rimperatore flare Aroaldo da Brescia, e Tuccife. 



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[Aa. 1158] LiBRO PAiao. 137 

goeato con ctasciii> altro biiOQ seacd^ ; pereh^ in queirela 
Arerroe e1Lvic8iina in Spagna alia iilosefia ; Bolgaro, If ariioo, 
Ugo e lacopo in Italia alia ragion civile; Grauano a lie leggi 
eanooiofae, e Pietro di NaTacra, cognomiBato aftrimenti Lom- 
bifdo, alia ieologia aperser la strada. Ma morto Timperadore 
Currado Tanoo 11&? gli sacoedeite nell'imperio Federigo, co- 
gnonmiaU) Barbarossa» suo nipoie, natocli di fratello; siccome 
moHo jmrinenle nel seguente anooll53 il buon pontefice 
Eu^nio , ej»be per succeasore Aaastasio iV 'romano e ancor 
egh moiiaco di S. Ben^dello (1), oel qital inediBsimo anno a 
.Ruggieri re di Sicilia il suq f!guuol Gu^lielmo deUo il malvagio 
socioMlede. Cre6 Tiniperadotei duca di Toscana Guelfo suo zio 
perlalo di maidfet^nel qual tempo reggora la 6hiesa (M Firenze 
Ambrogio monacq, delFerdine di S. Gio. Gnalberto decimo 
abated! VaQiunbrosa. Cosk per avrentura ne^li antichi ordini 
della romana niilizia>a goremo degli eserciti oomini militari 
enmo lidsunti , non tanto d'oio, o di nobilt^; o d'altri estemi 
beiii quanta de* propii meriti fregiati. Ad Anastasio, refugio 
de*poveri, morto nel fine dell' anno* 1154 vehne app'ressonel 
pontificato AdrianQ IVf di nanone iBglQ5e,.religiosoaneor|egli, 
ma chiarissimo e grato a Dio 4>er aver prim'o di tutti Ik sotto 
il freddo a^e setlBnlriooalc seoiinato if^Ua Svezia e nella Nor- 
y^gia la fede di Crisfo, Non s'erano iotaiita-i Fiorentini scor- 
da^ della vergogna riceKutan Itontedieroce.; percn^ desiderosi 
dilevarsi quello scorno dal ^Ito ti tornarono-di buovo in 
quQst'aiino , e, conie cfae Tassedio^ fosse malageyole e il con- 
trasto dur6,;pur tanto procacciatono con Tarti deU'ingfif|cno; 
OTe le forze non erano*basteToU, clie ebbero il c&steUo per 
iDganBO, e seooBdo il lor costume subiio il disfecioao inuno 
a'io^a«6Bti, e M quell'ora iiraanzi acerbi^skni odi e gars si 
esercitaroBO tra-i conti GuMi e la Repubblica. 

Erasl inianto Prato.BMi solo rifatto,.ma'con.raiuto de'Flo- 
rentioi troravMiin atato^ohe contender co* Pistoiesi, il castello 
di CamiiettaDO't ma i Pistoiesi. fecero in mgdo, che posero in 
sconfitta ruiLpopolo e Tattro e conserY'arono.yaloh>sara9nte.la 
lor posaesaione. L'anno llbSsederayescoYO della citta Giulio, 
nel qual tempo le p resso che sopite discordie tra gFimpera- 
dori e I pontefici gik cofninciavano gagliardamente a ride- 
starsi, mosse siccome avviene (Juando la materia ^'drsiposta ad 
a*cendere, da Herissime cagtoni ; e^sendosi rimperarfore sde- 
gBato, che il papa scrivendogK in una lettera d averli confe- 
lito 6ene/letf, aresse roluto mostrafe cfae iltrattava c^mie sud- 
dito; ne* quali principii elsendo morto Adriano l'anno 1159 in 
Ana^i, • redepdosi ritalia tiitta accender di guerre, cercando 

(1) Per twigt selrte di Papi fdezione fti in moiiaci bepedettiai, E da 
Itnersi la storia di Monteeassioo delPab. Tosti. 

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138 DELL'lSTORm FI0IUUfTINE [All. 1169} 

il giovane imperadore, oomo dt grand'animo, di mettere in-, 
siema le divise membra deirfrnperio e d'assettar^ (?dme egli 
diceva, la scompigKata ItaHa, Dooyo accideiHe empi^ 6i nnove 
turbazioni lo SCatQ non m^n secolare che ecqlesiaBtico/aveDda 
di veiUotto cardinali ch« allora si trovayanp inJloma/i cinqiie 
creato ponUfice il . cardiaale Ottafiano romano il quale VH- 
lore I\^ voile esser ckiamato a cui prestd poi favofe Tiropera- - 
dore, e i ventitr^,- il cardioale Rolando saiiese de^la famigiia 
de* Paperoni (1) il qnale d^Alessandro III prese nome, e.fd 
stimato il vero.ponteflce. Ne' cui ^pfnpi, non che nialia s'^o- 
conci^sse come IHmperador pr^tendea, ma egli disfeee rajmo 
1162 la ciUa di Milano, e tutte le cittk di Lombardia -tenea di 
guerraintQnet)ra<^ {i). Dur6 questo ddnnostssimo scisma moHi 
anni, essemio a^ittore sueCedDto r^niro 1164 Calisto, qel 
qnal tempo moii Tanno 11^ Giljglielmo il maiyagfo, lasciato 
il rettno-di Sicdia a .Guglielmo suo flgttuolo il bupno. E a Ca- 
listo Fatino 1169'Pasquale, amendue terzi, venne dietro'(3)/il 
che genza.par(icicm;sunie de'danni della cittk e.del vescovo 
Giulionon'accadae; il quale aiflitto d«l jion vero ponteiice 
ebbe a nascondersi in cas» de' prirati cittadiniper fag^fe Ta 
mala ventura. N^ etk vide per miolti anni Italia non che Firenze 
piA infelice df^el secolo, iwperocch^ injssso nacqufero gFitt- 
fausti nonii di Guelfo edi Gnibellino; i quail quasi infino'«i 

rresenti'tetnpi non son^restati di travagliar le^dtta e i popoH. 
quail infra di loro trccidendosi- per un ^ano^ nome, di cut 
non, si sa la- vera- engine, hanno spesse volte, con miseriaw^ 
nimenti rinnovellato i so%zt esompi tielVanttche trag;edr0^ e 
come che Cuelfl quelli si nominassere i quali a' papi s*accp- 
stavano, e Ghibellini quelH i -qaeM segtiitavano ia /azione ini'- 
periftle. nondimeno il piii delle'voite bestialmeiite soflo cprsi 
airarmi e al sangue ^enza ohepenstero d intendimento'idcQiio 
aveSser neiranimo di favortr piii Fimperadore che il papa. 

In que^i tempi medesiml> continuando di vivere e dir 
chiamarsi marchese di Joscana Quelfo duca aocor 4i Spoleti 
e Sfgnor della casa di Matelda, incite diflermize nass«ron> 
tra i Pisahi e i Genovesi per cohta deUa Sardigna da amen- 

{1) Gli akri ^toricilo (ficona de* Bandiiielli. 

i^i) Vsmo 1163 trovandpsi p«pa Ales^androin.Fraiicia per metter^f af 
copeitQ deU'lmperatoe, vi fece la siua promozione di cardinali, Bella 
quale, s«ooado GiacooiOy fo Ugo de* RicasoU nobile fiorentioo. 

. . ^ ^ ^ . A.UG. 

(3) A Vittore fii.dato saocessore Gttido da Crema chefti Pasquafe IH, 
a costm succedette CalistOi ai Calisto un Landoue che prese il nome d*Iii- 
noeeico III, Il ^^e moii cafeerato nd IIBO per tradimeito del ttrepiio 
TirateUo. , . • . 

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[Ax. 1171] > mfto^Rmo. IM 

due ^Hesti popoli aeqmsUta, dtHa aufale il Medesimo duoft 
prmcij/jl s'ioUU>lav«. AJcuno de'quaU ihoH, e it qual*aiiiio 
il^ ci' ridacea memma, cbe oQi alcuna com dieiamo degh 
airtichi]^fiDcipii de' prefieoti*grandMcki di TOsoana^ de'quali 
per private -scritture di qneslo- a»bo<8i l^ge aver egUno in- 
sieme co' Siei fondato 4opre e abitaskme in Mer^ato yecohio, 
cosa cbe per veotura Don porlerebbe il ]Mre^o fame men- 
ziooein'mia istoda^se dod fosse pur suincieniemerite illu- 
s^ta diUa futflra grandesza del prioctpato. L*aono 1170 4 
conti Gaidi ricordoTOli deiringtiiria ricevota s'erano congiunti. 
con gli Aretini, roercavano.quaDto pi^-poieyano di dtaneg^ 
giare il contad^ di Firenze. 1,'Fiordotinl aidaroiio armati sal 
lerritorio d*Arezio , b git ^reiini non aspQttandq, d'es^er rin- 
chiusi dentro le oMira della lor ciU^, useirooo molto vigorosi 
inconlrQ a' nimici, maeasendo attaccaja la mffa rimasooc^ 
perditori,-e edsendone «|atff tagliati a pezzi alciioi, molti pi^ 
fur fatti pngipni; ende per HberardE pEomisero partirsi dalla, 
confederaziooe de' conti Goidi, e perr-J'ayveDire per niuna 
cagloDe dorer. prender raeme contro il'popolo florentino. 
Come tra gli Aretirri e i'Fiorentiai; cosl erano state guerre 
piu volte trai^Lucckesi e i Pisani. Da che Taniio 1171 i Pi- 
sloiesi congiuntisi co' Lucchesi co/ijfiurarano contre i Pisani ; 
contra rquali promisftro o^n^anno in favor dfe* loro ftonfede- 
raiiper lo*spario di venti giorni dover comparire in campo 
con centocinquantatavalieri e quattrocento pedpni alle proprie 
spese(l e 2). Avea ralkno.segueiite mandatoVimpewidore FSde- 

(1) SUmando perci6 i Pisaai esser ier -vaataggio U^obbligarsi i Piore»- 
tini, pramessero lorq per il temme <iiN)uaraal'aoiii di voler difender^ in 
Pisa*& sao contado, noa solo le persooe^ oa anche le lor Eofie^ eon dar 
bro una casa in Pisa sopra itel panie daHa baada della cittik per polei^ 
abitare e^lenerc le mercaozie. S'obbMgaroDain oltre a condarre e ricondor 
per maM te lor fobe ^e persoae coa pa|^r )e pedesuae gabaQe de*' Pisani. 
CM avendo j Fiorsfltijii gaerra in joseana, vellaro esser tamiti ad aio- 
UriTtiOB q^^tn^cento cawilli, ecoetto che cont^o al vescovo di VoUerra, 
eonte ndebrandiao, e coate Alberto*, e quaado fossero assaUati e offesi da 
ahri, pronMssero d*aiatargU con tutte le B>r forze, ventotto giomi do|M 
esaeme slati avrisati. Go^Lucebesi e'aHri nimici de* floreatini volleTo 
eaer tenati a non for paee seooa il lor cdoseaso; a perch^ quests lorpro- 
messa e giaramento si oaasarvassa in vigoref, si ofabHgarpao di rtanoinarla- 
oini dieci anni, salva perO.ht fedelti dovata JVa -ioro attlnperadore , U 
qiale poB vallero ehe H potesse Kbcraop d^ oatal giunoneato. A. H G^ 

(^)V€r rittseife .ia 4iitte qaesle aaiaiH d'anni i Piorentim, i Pisani, i 
SsD^ par temp^ssitto oliMi^nroBO aBa guerra i4or t^ttadiai dai 18 ai 70 
aui, ebe pagavaao restiaio e le p^estaaia (aoatribusiom ardiaarie e straar- 
tone) al Gomune almeno da ire anni. Q^t mOiti giatavaao di recarsi 

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140 DELL*ISTO]UB jTMRVfTTIRt [All. 1174] 

rigo Cristiana avciveseoYO dl'Magonza in Toseafia *per ipetftr 
qvLeWa provin'cia, se in alcuna cesa. ne.ayeva *bi9ogno, ^e per 
ndurla alia- sua devoztone; il quate'es»endo uomo destrigsimo 
area^fatto Fagunare in l^ena gli a'mbasciadori di tiitteje citia 
principal! di essa, le quali rimettendo le lor gare e* difTereoze 
in mano deirdrcirescoTO focero tanto piii appanr ehiara TM-^ 
terigia de* Fiorentini e de- Fisani, i quali cticendo di'^^olersi 
goyernar al lor senno, mostraron per queHa Yolta di cnrar 
pocQL i precetti imperiali. ContuUocid noo mancarono poco 
poi i Lucchesi di far loro ii castello di S.*Minialo, F6stono e 
Viare^io si come Tan no J 174 grave guerra s'accese tra t Fio- 
rentini e i Sanesi ; Ja qual guemt per cagioivde' «enfini, cio^ 
delcasteUo di^laggi^ in. Ghiantl (questo era il prelesto sotto 
il quale si guerreggiaya, ma veramente pe^chS ciascuna di 
queste repubblicfae To\aa dilatare i SHor termini in pregiadizio 
de' vicini) ebbe principin. Avendo d«nq.Me i Sanesi giierra4X)'n 

Suei di Montepulciano, i Fiorentini si volsono a favovire i 
lonlepuWanesi, mand.andoyi delle sue genii per guarairlo, 
il cfae riputando i Sane'si Qsser fatto in lor onta e dispello ftr- 

armati per tdtto a richlesta del CapitaHo del popolo o dngli anziam del 
Gomune. Eraho diviei per^Gompa^ia, e le-compagnie.segnate pet quar- 
tied delta cilU, prendepdo nome dalla priilcipale cappella deUa Goptrada 
deH*anne del gonfalone. Le compagnie qoq si scioglievano, ma continua- 
meole si eseroitavano al corso, aj tiro della balestra, dellajanda ecc. 
Gli SiiUuU piu ^ntichi sinor conosciaU son del 1360, 1302,. 1306, ma si 
haino, spezialmeate di Pisa, degH aiti Gonsolaridel lisa. Vuot dipsiche 
in antico siprovVedeva airubpo e s^ndo le prove; conosciuto roaJKnario 
si raccolserp'in codice le provyisioni. Efobero anche i Pis&ii ^rroccfo e 
8ieiidanfo,*cro«e btanca in campo ro8$o, liientrei Fiorentini, i Sanesi e 
i Genovesi teneTano la croce ro$8a,4ii eampo bianco che fo la'capitana 
airiinpresa di fitnisalamine. Gome la citU dividevasiin compagnie il distretto 
cbe era spartito in CapUttnle. I nobi|i a pid e a eavallo noit mancaVano al loro 
dovere. In Toseana prima ehe altrove si vide 1» feziom) de* Gpelfi e dei 
OhttielUni, ivi Msendo una delle tostan^K cause deHe querele fra Papa e 
Iinl))eratore: i beai e i feudi delta oontessa Matilda. Attpra si4»MiiBciaroiio. 
a ifotare 4 sospetti e ad escluderlT daMe Gompagnie.-Degli ordinameDti 
varii no* divers! tempTdal secok> xui al xVr son da leggere nna splendida 
esppsizaeae 9i Giuseppe. Gane^lrini, e ana bella Raccolta di Docofflenki sel 
vol. 1& dell*4reiUi^ Siptico UaUano; i qua^ molte cose seonosdate e 
importanti appresttao aH^ 4odaU kiona deUa tliima UeUanm del meH^ 
tpo di.Ercple )licoUi apparsa col none di Sloria dalle Compagnie iiTen- 
iura (Polnba 1844). "A quei DoenroeMt ho io. AiOo lo^otpi awerteftze a 
pi^ 4i pagina siiT per quel che ngaacdav^al Ricotti ohe per queTche poiei 
ngnardaro qnesio iskesso Amanirato. . 

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|Ar; 117^ UBAO MUMO. 141 

temenle sdegn^ aspettaiono nel ritorao le fanlehe fioren- 
line, e opposltii loro prosso al i^Mtello d*Alciano, I'assaUrono 
con grande impeto, ma toMo s'accorsero quanlo ^ leggier 
•cosa rira, ^lUiDde ellanoo h accenpagnata da giiiste lorze; 
perch^/ r Fior^iim ttrtandoli Wgoro^meDte; U iQuppono, e 
moUt de' Siuaeai uccbona e feoer prigkmi. Scrkre Giovan Vil- 
labi, £fyd tornan^ i FkHreotini a casa, e passandp dai borgo 
dt Marti, aicuno di essi lece fona ad una taneftiHa dei luogo ; 
perja quel ^sa cooupossi a sdegno i borgbigi^Di »i TeiiQe 
coo easo Idro alle mani^ jkoa aenza uccisioae, ed es^rreae 
feriti dell'uoa paite e dell'altra. M^ qui ebbe fine la cosa^im- 
perocch^' qoeili dt Marti* dubitando di noa esser Vie maggter- 
mente ia prooessp di tempo dalla poteosa de* FiorealiDi oltrag- 
giati, disuitto il borga si tornaroao ad abitare sul peggk), il 
quale esseodo iTi una selva d*vii di lor terrazzaoi^che avea 
^Bome Boojzzo, il ]>oggio di BoaisEO, e poi, aecoiciaiidolo, 
Pog^iboHzi iiomiDfi|roBO. II quel luogo cob tanto ordioe com- 
partiroDO, e di chiese^ di torri e di mure sk nobilmeole 
adomarono, e noiBtni di lal affare ^andarooo ad abkarvi, che 
coogiuDtisi eon Sahesi e <h>ii altri vicini £omuni eonfederatisi 
^bbar molie volte per nulla gli sforzi de* Fiorenfini, i qoali 
ancor «;gliQ0 non molto dopo di due viciiie caatella lecer di 
Duovo il castello di Golle di Valdelsa, in quel luogo ove si 
trova, per fiar fro6tiera«-Poc^onai; e Yolendo in qileeto ^iii 
la Yaoa geoUlttk dei superetiziosi antichi cAie- i preseoli usi 
della cristiana seireritk osseryace, dicesi, cbe del sangue dei 
sindacreosi doi' FiorefUini eame de Goliigiani s'intinse la cal- 
eina, con che siiond6Ja p^ma pielra, a- perpetua m^moria 
di amicizia e di frateiiaaaa da quei'di Golle al comune. di Pi- 
renze. Stimasl per akani, e«con*molta ragiooe, non jin queeto 
tempo, ma molto pri^a esaeca stato.adificalo Poggio cU* Bo- 
nizza. Quesia ^ cosa carta, per le diffierenze state tra i Fiofien- 
tini e i Sanesi, aver TaiMip 1175 aefooTimperadote e riusqi- 
togli di metterli d*accordo, come pacified 'anche i Pisani e i 
r.enovesi, a* quali linalmepi^ assignd la meia della Sardigna. 
per cui . cotanti.'anni av^an combattuto; quindi h, che il 
pdpolo '^nese Tanno 1176 insieme eon Gonterano eletto lor 
vescovo, e co* lor consoli donano ad Abate di Lambacda, e a 
Cav^lcante consoli florentini e a lot successoij \^ meth del 
Castello di Poggibonzi e liberano pijk terre iritomo l^Arbia, 
rinnnztando ad ogni ragiene acqnistitta da dove la Buma 
inette nell'Arbia flno al castagno aretino, e nominatamente 
•d esai'Piorentini coei BroHo come LicignaiH>diGampi, Mon> 
telocoe Tomana Itberanente rilftseiano (1). 



' (I) i qoali ricevono in Dome deLpepolo CoreDtioo, e d^* coasoli lor ( 
ptgni, che erano Catenaccio di Fonzio, Miemato di Ruggieri, Giovanni di 

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142 DELL'mOlUB FIORENTINB |An. 'll77] 

L'auno 1177 (u poco lieto a* Fioreniniif ajrendo m queUo 
(>8ii(o iutte quelle piii^a¥i calamity, che soglkmo affliggere 
1 popoli, perciocche due vo(te eentirono la violenm del fuoco ; 
Tuna ardendo quella parte deila oiH^, che^ocoupe dal pi^ del 
Ponie.vecithio insiflo.in Mercato yecchie; Taltra, *cbe inco- 
nrinctaDdo in san Martino del Vescero si dtoteode in Santa 
Maria Ughi, dilaiandoei per le contrade presso al Duomo, « a 
san Piero ScReFaggio. con royina grairae de' cittadiahe goa- 
stamento delia-citta. E come questo flagello ^osse^stato *po<;o, 
il quale succeduto la slate fece paser piu noioso il tedio della 
atagione, prestamente s^aggiunsobo grincon^i del Temo; 
essendo per supeychia piena cre^duto s\ grosib il fluRie di 
Arno, cbe gitt^ a terra il Ponte vecchto, upico aljora in iulta 
la citt^, onde fii il 4inistro dputato mag'giore. Le- quail cose 
gravi p^ 8^, erano anche accresciule per essere interprelate, 
come spesso suole avvenire quando ffliVnimi sobo pf«si da 
paura» in luoffo diprodigi esegni di future e molto* maggiori 
^;alami<a che le present! noa eranof'come in par(^ si verifko 
, neiristesse aQno;-perciocch^ tutte quesre^renture veramente 
(uroBo superate.di ffran lunga da una sola, della^ale infino a 
quest^oraWa la citta stala digiuna/che furono le discordie eie 
battaglie domestiche. Iitcomincltilori de* quail scandali furono 
gli Uberti, famigliaallor molto nobile e ^ente e cU gran 
segttitd4nl^irenae. Costoro non'paf^endo xAie la Sigaoria pro- 
xsedesse a. lor modo, p^rocch^ la ciltii si reggea^ sotfo il go- 
▼emo de' consoli, presonp I'arme contra queili che guidavano 
il Gomuffe; e noo mancando chi si accostasse airuna parte e 
all'ajcra, tosto la diik ehe era una, si dirise; e quasi si^crea- 
rono due popoli; ninno de* qoali Yolendo cedece, perCh^ agli 
uni parea cosa molto. brutta e disonesta cbe^! puhptico ayesse 
a iasciarsi vincere daU'imperio de'privati, e gli allri perche 
allegavano esser contra il dovere die soUo il (itolo del pub- 
>lico alcuni' pociii gov^massero le cose secondo il lore arbi- 

, Boivikto , Fil^carp di. Tornaquincio , Bal^uino d*Ugo, Giuda d! )acq>o>, e 
Belengvio di Simone, la qaetli cbe aveaoo del cast%1fa> di Poggibonzi do* 
nato |oro dal conte Guido, con ognl altra pi^one c(»e vi avessela dtla di 
Siena, nservandovisi per6 W .chiesa di'saata Agnesa. E ii dicembre poi 

.Forino e RiusOthiuo coas(fi sanesi in oome de* loro compagni e del popolb 
di Siena Kberano e riauDiiano in mino di Ristoradanno e di Cavalcaiite, 
due de: coosoli fiorentiai». tutti i casteUi, ville s iMMDini che in qualuoque 
aaniera fossero deOa cittl di Siena eoBtenati da dovelaBurnrvietUael- 
rAibia fino al Castagio AretiDo'; e aasohrooo 4*0001 gimmento ^ uo- 
mim di Broilo, dt Lnetgnano, di Gampi, di Tofnano e di Montetaeo, e di 
agn*altro loof^o posto ne* suddetti fbmini, acd6 obbidischiiio a* PiorentiBi. 

i4. il G, 



y Google 



[iV. UTSj LOIO PRIKO. 143 

tdo, ogoi cosa ^mpieroao di 8^pito d*aniie e di^sangue, 
neo combattendo Tuna parte .della citUi, o I'un quartiere con 
TaltrouBA neU^ sirade dirimpetto, neile Ticiaaiize e isolc delle 
case* anzi neUe case isie&se gli aniici degli Uberli i aeguaci 
del Comaoeguerreggiayano' infra di ktro. E come nelle ciita- 
dine baltagiie, non mai appieno- detestatei, suole awenire, 
spesso fu veduto dalla casa del genero trar saeite e sassi in 
qiiella del ^ocero; perch^ le doDqe inoqcenfi avesser^ con 
•eerie iaghsie a piagnere il marito nK»rto, 6 il padre. Le 
r/^ehe ende si combaUea eran le torri. private de'.cUtadini, 
deSe quali il numero fu p0rci5 in questa ciitk sempre gran- 
dissimo, « di tanta altezza che moHe dl loro"k centoventi 
bracda arriyaroDO. Delle quail tovri (oVe si lasaia condurre 
speaso la pazzia degli uominil) alcuae eran fatte co' denari 
della comunita dluna vicinanza, onde eran dette U iorri delle 
vidnanse, come se concorressono a gara ad un*opera di gran 
pregio. Ouivi aveano apparecchiato di molti manganieman- 
ganelle, instromenti da gittar pietre, onde le sommitk dei tetti 
e de'laogki piu alti eran pec6 sicure; e le strade essendo 
bene assoin^liat^, si coHiDatteyaut^ con gli spledi, aspettan- 
dosi gli uomim alk posta ar guisa d'uba cacci^di cigniali. E. 
dove nelle l)attaglie campali p)ir .cfae boh &*abbia a temer di 
altro cbede* ierribili incontrLdegli &v?«rsari, qjiivi era molto 
oiaggior la paura.del ci^o per la piogc^a dei* sassi che conti- 
nuamente traeva d^lle case e dalle torri nimjche. Dieevano 
C(doro*che si -eran iroTati in servigio della cepifbblica com- 
battere le castella del contadb, far aktina altra lazione, 
che dietro la tittoria o btperttita eran certi del riposo, e se 
non f^tavano atterrati nel 'campo, di ritoniarsene a easa 
con biasimo con* onores ma che qbivi tutte Tore, del d\ e 
della notte eran dublfie'e non sapeano sd ayevano a guardar 
pih gli ns^ che le ^inestre e i tetti, quasi dubitasser^ di aver 
a trorare il eimico die^o le cortine soUo le cpUrici del letto 
geniak, ^ plerch^ con iutto ci5 noh mancavano mai le prati<^e 
ele indaalrie di lar ciaseuno la sua parte pivl gagliarda, a tale 
state -eran- le <;ose ridotte che non sapea il padre se tornaya 
a figMuolo la sera a casa'amico nnnito. Nondimeilo quanto 
allecose uniyWsali's'era'pt^ tosto miglioratO che peggierato 
lo stato dltalia in quest*anno medesimo, aydnda Timperadore 
Federigo reso la pace al p<mteflee Alessandro in Yenezia, e per 
conseguente il non fero papa I%sqaale.inginocchiatosi a"* piedi 
di papa Alessandro rinunzio libeTamenteiil suo-ponfificato (1). 

(ly l}oB Pa$quale ch*era morto ael U68, nA sarebbe Ceti$to, al quale 
(b dBie gi4 arrerUmino dato (1178) per succ^ssore Umocenio. Per altro 
fmitta in Yenezia disconosctuti e abhirati gli antipapi, ma essi ivi non 
erano. 



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144 DELL'lSrrORIB PIORSNTINB [Ak. 1182] 

Gontinuaya la cittk di Firenz^ nelie domestiche eontese Tanno 
1178, 1179 e 1180, Del qual uldmo anno eran- cmisoli Uberto 
Cberti e Lamberto Lamberti, come che^tanchi de'-mali ohe 
erano seguid e ^eguiyano tattavia iocominciadsero a mitigaf e 
grandcmente gli edii ; -e nondimepo come itelle cese che 
lango tempto si ^n costumate Bool avyeoirei procedeanD oltre . 
nelle batlaglie piilt per unr uso, e par hoq voler nyoLUO parer 
d'essere il p^o ^ restar della pugna che per rancore. Code 
si racoonta, cosa senza dubbio dimcHe a credere a cfai corre 
a giudicaFe gli accidenti di quei tempi con la misura de* nostri, 
che i citladini, i quali il di passato' ayean conteso;^ g^reg- 
giatoTun Faltro con Tarme in maao, si trpvavana spMeo la 
mattina seguente a hiangiare e a bere in una tayoU losieme 
noyellando> e miUanlandosi .deUe prodezze e yirti!k da lore 
usate in ({Belle liatta^lie,. come se si fosser troyati ad un 
giuoco (1). MoUaMeglio si portaya ni^lhi sua cura il ponteflce 
Alessandro, a cui parye cnei la bonta di Dio «i lun^a yiia 
concedesse, non solo per spegner 1» scisme duhito in suo 
tempo per la successione di Vittore,.di Calisto e dr Pasquale, 
ma anehe per calcar rin^erial superbia, e insiem«mente per 
dare assetto fra le ahre molte oose alia .creazimie de' ponte- 
fici, la quale ristrinse nelle due parti do* cardinalif cioe^ die 
di tredta i %enti, e non altnmenti potes^ero eteggera il papa. 
Dopo il qual fatto, Tanno 1181, aha sua .santa yita e ai suo 
lodeyohnente retto pontificato con' grai^dissima gloria di Dio 
e del suo^nbrne, di^ fine. In quest'amlo^sedeano oenSoli della 
citt^ di Eirenze in & Michele in Orto dinanzi la .tonre dei 
Macci, Ubertino, Marcello e Grmapno. Era lor giudice ordi- 
nario e deirimperadore Federigo uno il cui pome fu Ristora- 
danno, proyyediiori Arlotto e Rinuocino, 4 quali sentenziarono 
in fayore di Rolando Conyerso di Tallem|>GD6t)i conira Ecbo- 
lotto Magnuoli, il quale nel territcnao di ViUamagna tui^ya 
i poderi del monaatero. Posesi One Tanno segnente, essendo 
consoB d^Ua citta Bongianfti Amidei e Ubedo Infangati, aUa 
fiera e pessima^ condizion di yiyere, in eui era perseverata 
per a lean! anni la cittk di Firenze, non essendosi con altra 
medicina posto a cosi gravi maii rimedio che oon ia'stan- 
chezza e rincrescimc^nto degli stessi iliali, essendosi ciascuno 
incomin^eiato a tayyedere quanto f^zzamente per vincere una 
yanissima gara mettovano in cerU royina la yita, i figliuoli, 
le donne, la pairia e tuUeie ^^0 piii cafe. Terraitiata duhqae 
cosidAonosa.alunga dieoordia, tornareno a'primi e pidr lode- 
. yoli studi d'ampliare il contado. E i primi a chi tocc^ di sen- 
tire acerba fratto delk concordta de' Piorentint, furono gli 

(1) Questa iat%ffdai aoa fu rotU dal primo popolo] primo governe po-. 
polare istituito nel 1250, ma tirO innanzi ancora treiit*anni. 



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[Ah. 1184] LiBRO FRiMO. 145 

abitatori di Montegrossoii in Chianti, i quali non yoiendosi 
reodere furoDO presi per forza (1). 

L'aoDo 1183 es^endo la ciuii retta nel governo civile da 
Boofantioo Bogolese , e da Donato Caponsacchi consoli , 
quaato alle cose spiriluali era governata dal vescovo Ber- 
nardo, il quale ranno 84 esseado consoli Vecchietto Vee- 
chieUi e Giovanni degli Uberti pose d*accordo insieme la 
chiesa di Santa Trioita, con aaella dl Santa Maria Ughi, le 
quali iofra di lorp per conto de*lor popoli dissentivano. Nel 
qual anno i secondi ad esser vinti dalla Repufoblica furono i 
Sigoori di Pogna. Era questo iin castelk) allora mofto forte, 
il quale essendo pieno d uomini militari infestava tutta la con- 
trada di Valdelsa infino alia Pesa; n^ perch^ dalla Repubblica 
fusse piu- volte fatto lore intendere, che si rimanesseco da cosi 
iatte scorrerie (2), si erano giammai posati ; onde condottovi 
Toste, bench^ si avesser gagkardamente per molti ^iomi di- 
feso, ilnalmente non essencfosi trovati proweduti di vettova- 
glia, del mese di giugno fur vinti con Tassedio (3). Ma non 

(1) Qnei d'Empoli, non so se per amdre o per forza, nel principio del- . 
ranno aveano ghirato d^es^er co* Piorentini in ogni guerra , eccelto cbe 
cotttro a) conte GMo, ed jessendosi fatti censuari della Repobblica pro- 
messero ancora di offerire ogn^anno alia chiesa di S. Gio. Battista in Fi- 
renze on cero migliore di quello che erano^sditi di offerire quei di ^on- 
tomo. • A. il G. 

(2) £ cbe ricordassero lore il giuramento fatto fin net 2 da qaeib abi- 
tantL A. U G. 

(3) A* 31 di lugUo Hgnoso causidico da Montecaiino, consolo di Lucca, 
giurd in nome suo e de* consoH suoi compagni nelfa chiesa del monastero 
di S. Piero di Pucheole contado di Lucca, che- avrebbe difeso i Piorentini 
e le lor robe dote avesse potere e cbe per i debiti cbe facessero i Fiorenttai 
id Lucchesi non sarebbero astretti che dopo' due mesi jlalla notificazione 
fettane a* consoli di Pirenze, e che in ogni caso che si avesse poi- a>enire 
t hr pr^one quel lai.debitore, che si sarebbe procurato che fosse segufto 
seaza disonore. Che per venti anni dalle calende di maggio a quelle di 
ottobre i Lucehesi avrebbero dato aiuto per venti giomi a* Picrrentim in 
ogni guerra che avessero avuto ne* vSseovadi di Pirenze e' di Piesole, e in 
|>articoIare contro i Pistoiesi. E in ogn*altra guerra ad ogni richiesta dei 
consoli, del podesti o d*aItro rettore delta aiXh di Pirenze, gli avrebbero 
porto aiuto di centocinquanta caralli, e pi& di cinquecento pedoni e bale- 
ttrien armati a spese de* medesimi Piorentini, senza il consenso de* quali 
i locchesi non forebbero alcuno accordo p6r quella gueiVa. Li obbligo 
ttche il consolo a non dover dare aiuto nen&meno in consiglio, perche 
fosse rifatto alcqn castello nel vescovado e contado fiorentino, e nomiAa- 
Umente da Elsa verso Pirenze , dentro a* quaU termini i Lucchesi non 

Vol. I. — 10 AmiiitATO. Ittorit FiortntiM. 

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146 DELL*ISTORIB FlOaSNTIIfB [An. 1185] 

perseverarooo lungo tempo in queste feLicitk i Fiorentiai, 
poich^ veaendo TaQoo llo5, ael quale io iroYS) consoli della 
ciiik essere Scolaio degli Scolai e Ugoliiip FifaiUi, rimpera- 
tore Fedetigo in Toscana, e essendo particolannente nel fine 
del mese di lugUo riceruto qella citt^, ebbe a sentir le qiierele 
di tutto il contada, rammaricandosi i baroni e i popoli Ticini 
della tirannide de' Fiorentini ^ ingegnandosi di mostrare , 
come in meao spazio *di ottanta aani ^lino aveaa disfatto 
MoDtorlandi, Prato, Montecaciolli, la rdcca di Fiesole, Monte- 
buoni, Montedicroce, Montegrossoli , e ultimamente Pogaa, 
senza le sconfitte date agli Aretini e a' Sanesi , e ci5 non 
per altro se dod per insignorirsi pian piano del tutto, e farsi 
signori di Toscana- in danno dell Imperio, del quale si ve- 
deva esjser naturalmente nimici ; il che era cagione che li 

potessero fare alcuno actpiisto, e 4e*fatti, ancora che delU chiesa di 
Lucca, sarebbero rHasciati. Promesse ancora di aon impedire ad alcun 
Ibrestiere Tandare a Firenze purch^ non ftiss^ stato ninrico delta citti di 
Lucca, con voler far giurare tutte le suddette cose da seicento Lucchesi, 
e.rinnovare il giuramento ogni cinque anni; dal quale si dicluar6 che fosse 
eccettuato ogni.cosa, la quale potesse impedire la pace che la dtfci di 
Lucca avea con quella di Pisa, come anche tutto quellif clie.potesse essere 
contro rimperadore e al re Arrigo suo figliuolo, a' GenoYesi, a' Signori di 
Corvaria, de' Porcari, di'qu^i ^ Montemagno, de' Garfagnani, e altri po- 
poli parlicolari. A* 28 d*ottobre gli abitanti del castello di Mangone s*ob- 
bligarono a* consoli di Firenze di far pac^e gnerra a.lor volonti, e di 
riconoscere tutto quel che possedevano nel castello e fuori dalla Repub- 
blica fiorentioa, alia quale doveano pagare ogn*annoj)er censouna libbra 
di puro argento, e offerire il cero alia chiesa di S. Gio. Battista. S*ob- 
bligarono ancora di dare yna albergherfa a' consoli fiorentini, i quali vien 
detto essere dodici. n conte Alberto e la contessa Tabernaria sua moglie 
con Guido e Mainardo lor figliuoli s*obbligarono pur di novembre di' di- 
fendere i Fiorenrini in tutta la loro giurisdizione, e d'aver per tutto aprOe 
disfatto il castello di Pogna e tutte le torri di Gert^do senza mai piCi ri- 
ftrle, e di quelle di Gapraia ne avrebbero data una a' consoli di Firenze, 
qual piilh fosse loro piaciuta, per disfarla> o giiardaria come pift avessero 
Yoluto. Appro varono che fosse messo un dazio da* coAsoli fiorentini dalle 
calende di maggio a quelle d*agosto sopra tutte le terre , castelli e ville 
che aveano, tra Amo e Elsa, il-quale dovesse essere la meik de* Fiorenfim 
e Taltra metii de' conti, i quali obbligandosi di pagare alia Repubblica per 
tutto marzo qnaltrocento lire di buon denari, moneta pisana, YoUero esser 
tenuti a far guerra e^zce *a. suo benepUctto, con doYer abitare in tempo 
diguerra due mesi in Firenze, e ia tempo di pace uno, confermando Tob- 
Migo e giuram^nto fatto da quel di Mangone, e promettendo di farlo hn 
in quanto alia pace e aHa guerra a quel di Yemto e di Ugnano. A. U G, 



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(Ak. 1167J trmio PRiMO. 147 

faceva nimici de* conti Guidi, i quali non rimanevano ^am- 
mai di molestare, come ne potea render buona testimonianza 
il CDDte Gbido Guerra il quale si trovava a* suoi senrigi, fiera- 
mente oUraggiato e perseguitato da loro. Perch^ dovere la 
maesTk sua paHte,- che siano cosi distratti e4aceratL i membrl 
dellUmperid da ^uellisi cittk che spesso suol ricordare tra le 
sue glorfe d'aver fatto partire Timperatore Arrigo in rolta 
dalle sue mura? Perch^ non doversi piuttosto rintuzzare co- 
tanta alterigia acciocch^ iroparino per Tawenire d*ubbidire, 
« non di contrastare agriinperadon? E ora essere il tempo 
opportune, prima che eglino prendendo piil forze diventino 

Juu temerari e mend atti ad esser raffrenati; non'il gran 
doco, al cmale ciascuno pon mente, ma la piccola faTjlla 
mal cpstoaita esser quella che arde la casa; perciocch^ se 
all'acutezza degringegni aggiusnevano la potenza e il pregio 
dell*arme e Tampiezza de confini, oltre lantiche aderenze 
a' ponf^Oci romani, indamo potrebbe poi speiar alcuno im- 
perador^ giammai d*avere a metter piede in Toscana. Le 
quali cose, come' in gran parte parea che fosser vere, cosi 
mossono a grandissima indegnazione Timperadore Federigo, 
il quale giudicando il popolo fiorentino indebitamente aver 
usurpato quel d'allri, e ci5 avere ardito di fare senza-auto- 
rit^ e concessiope imperiale, tolse al comune il dominio di 
tutto ilxontado inOno alle mura, privancToli d'ogni giurisdi- 
^one che in quelle, in qualunque mode, accjuistato s aresse ; 
^ perci5 deput6 egll vicail per tutto, i quali in nome sue e 
deUa sua corte ragione rendessono a ciascuno. 11 medesimo 
f^ce con tutte Taltre . cittk di Toscana, fiiorch^ con Pisa e 
eon Pistoia le cpiali cittk sue favorevoU s*erano diroostrate. 
Ver^ il fin di quest*anno si mori in Verona Lucfo ponteflce 
di patria lucchese, afflitto grandemente daAe perdite che an- 
daran Cacendo le cose de! cristiahi in LeTante,'in luogo del 
^lale Urbaoo HI milanese di casa Grivello fii create. La Re- 
pubblica fibrentina troVo io l*$inno 1186 da tre consoli esser 

f)yematar Piero Bosfichi, Uguccione Uguccioni,.eUgoUghi. 
quali tutii e tre, come son tutti gli altri consoli, col titolo di 
me$$ere yetfgon contrassegnati ; il che se aTvenga o perch^ 
fossero carafieri, ovver giudici, o per la dignitk del magistrate, 
io non potrei fermamente decidere. N^ perch6 or due, e talor 
tre fossero posse render ragione (1), non parendomi aver fatto 
ppco a rinvenir dope fcanti anni i lor nomi molto certi e molto 
sicuri, se io non prendo ^rror^. S^gue Tanno 1187, risedendo 
cbnsoli Accord B^ldini e Caponsacco Gaponsacchi; verso il 
fin del qual anno il ponteflce Urbane nel partirsi di Verona 

(l> E tncor ^odici come si i detto e d*awaiftaggio come si diri. 

A. n G. 



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148 DKLL*.ISTORIB FIOaENTINB [All. U88] 

per litornarne a Roma , chiuse in Ferrara Testremo gioraa 
della sua vita ; cosi altameole, come h costante opiuione di 
tutti ^li scrittori di que' tempi, rest6 ael profondo delcuof suo 
agghiadato per aver sentitoche di nuovo lacitt^ di Gerusa- 
. lemm.e era ritornata per valor del Saladino^lto il giogo de- 
grinfedeli. Aveva sia Timperador Federiga chiamato a parle 
delle faUche e dell imperio Arrigo suo iigliuolo , il quale di 
questo anno trovandosi in Fucecchio avea laUo privilegi in 
leLYOT del monastero di S. Salvi, esseudo di quel luogo visconti 
Guido e Orlandiao; e gik era succeduto ad Urbano Gregorio VIII 
beneventano della famiglia di Morra, quando tutla Italia inco- 
rainciatasi a riscaldare da' conforti de' poDtefici si preparava 
di andare a vendicar Tingiurie che i cristiaai avean ricevuto 
in Levanle. Questi esseodo di Ferrara venutQ a Pisa per affret- 
tar Tarmata che gih si mettea a ordine, non avendo finiti d)ie 
raesiinteh del suo poDjtiflcato, qui si mori; dove non molto poi 
fu nel principio dell anno II88 create ponteHce Clemente III [ I Jt 
quando in Firenze sotto nome di consoli governavano cosi le 
cose di fuori, come c[uelle di dentro, Rustico Abati» Giuoco 
Giuochi, e Ugo d'Albizo de* Galigai. Non era ancora divenuta 
cosa favolosa il prender I'arme contra infedeli e far i glcnriosi 
passaggi d'oltremare, o per ricuperazione, o in soccorso della 
Terra santa; perciocch^ come gli animi de'pontefici erano 
caldamente presi 'dal desiderio di fare il debito loro , e non 
ancora contaminati dal diletto d'ingrandire i lor parenli, cosi 
trovavano- ancor preste le volonla de' principi'e de'popoli per 
favorir cosi santa e lodevole iinpresa. A questo avendo gico- 
ininciato a dar opera Urbano, e proseguito ad attendervi Gre- 
gorio, non vi fu punto tra$curato Clemente ; il auale mandate 
suoi legati a soUecitare i popoli d'ltalia , mando fca^li altri 
Farcivescovo di Ravenna monaco di Cestello a Firenze per 
predicar la (Jtoce per lo detto passagg^io ; le cui parole si failA- 
mente commossono gli animi de* Fiorentini che grande fu il 
numero di colore che andavano afarsi segnare, parendo loro, 
che con niuna miglior occasione potessero in un medesimo 
tempo acquistarsi gloria immortafe nel mondo, e prepararsi 
eterna fehcilk in cielo, che con questa. La quel prontezza ill- 
cono gli antichi scrittori essere stata cagione, cne a* Fioren- 
tini fosse state reso ilcontado, e allargalo loro inflno alle dieci 
miglia dalle mura della cittk, facendone istanza il ffrato poo; 
tefice airimperadora; il quale ancor egli gik pieno d'anni e d* 
gloria, massimamente per'aversi nel fine piegato all'autpnta 
ae' pontefici, avea vestito le giustissime armi per questa iia- 
presa : alia quale partitisi altri del mese di febbraio dell'anno 

(I) Fu eletto la' 19 dicembre 1187 e coronato il 20- Era parente di Fi- 
lippo Adgusto re di Francia. Letk 143 di Stefauo di touvnaij. 



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[Alf. 1193] LIBRO PRIMO. 149 

1189 1 anno nel quale risedevano in Firenze cdnsoli Uberto dei 
Maccff CanreUo de^Campiobbi, e Ljgnosino degli Uberti) e altri 
alquanfo piii tardi, quali di FiraDcia e di Gcrmania per terra, 
eouali d'il«Iia per mare, non fu Ira costoro ienobile il nome 
de Pisani, i quali, armato cinquanta galee, eon la guida delFar- 
civescovo loro^'accompagnarono con Tarmata veneziafia-(r. 
I van successi di questa guerra non ^ noslro peso d'andar rao- 
conlando; sol diremo che percagione di lei affogato nel flume 
della Serra (2) Tagno 1190 Timperadore Federigo in Armenia, 
medlre dal gran caldo volea ristorarsi e succeduto airimperio 
Arrigo 5U0 figliuolo cognominalo Quinlo, fu poi Tolemaida ri- 
cup^ata da' cristiani ne' cui assalti noiabiie apparve la yiriu 
de Fiorenlini, merttre nella citth reggeano il consolato Mariano 
della Tosa e Bombarotie de' Sizii. lEra difficil cosa a stimare 
ch6 doDO-dl qiialsivoglia gran pregio dovesse poter esser di 
pvi aflegrezza a' Fiorenlini, come la restituzione del contado. 
E nondiraeno essendo vescovo della citt^ Piero, e rettore di 
essa.ifeonte Ridolfb.di Gapraia, mostrarone ifldubitatamente 
maggiori segni di le'tizia ricevendo il braccio di S. Filipno apo- 
stolo; il quale avuto per procaccio del patriarca di uerusa- 
lemme cittadino fiorentino , il cui nome fu Monaco , ma dal 
buon vescoTo Piero infin di \h mandato a pigUare, venuto e 
incontrato con grandissime e soleani processioni ttal clero e 
da tutu gli ordini della citta, fu da indi in qua in somma vene- 
razione tenuto dal popolo. Era Tanno 1191 morjo Clemente, 
e succadutogli nel pontificate Gelestino III romano, stando in 
pi^ in Firenze il consolato di Manfredo Ponzetti, Ghianni Fi- 
lanti e Schiatta degli Uberti ' sV come nel 92 ressero la citta 
Tegrincf de' conti Guidi pala'dini in Toscana e Ghianni Fifanti, 
il quale per non avere if measere, non sappiamd ^e sia il me- 
desimo Ghianni nel passato anno nominate, o pur altri. Del- 
Tanno 11^ non ritroviamo i cohsoli (S), ma ben flel 94; furono 

(1) 1 Geoovest v'andarono con 90 galee. 
W.Salef. . , 

(3) Si troya bene Gherardo Gaponsacchi chjamato podest^ di Firenze, 
onde non so.rinvenire parch^ il Malespini e il Villani diai\o principio alia 
podesteria raime 1207 , poicb^ tin Tanno 1184 s*^ veduto far menzione 
<lel podest4 di Firenze ; se perd non si voglia dire di questo, come di molte 
^ cose, esserne stall al buio. Gome il fatto si stia , noi siamo sicuri , 
^ U Gaponsacchi con i suoi consiglteri e con i setti rettori che erano 
sopra i cap! deirarti accordd a* 14 Of luglio nella chiesa di Santa Geciiia 
ioBome del comane di F^nze con Guido del-gii Ridolflno e suoi £on' 
^ Stgnori del castello del Trebio e con il consolo del medesimb castello 
fi rieercr in easo presidio e gparnigione da mettervisi a volonti de* Fio- 
^^Dlioi; secondo 11 gusto de' quali vollero esser tenuti a f^r guerra e pace, 

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150 dell'istorib fiorentiiib [Ah. 1197]' 

Gatalano della Tosa e Uberto degli Uberti. Nel raccootare del 
quali consoli se il corso deiristoria secondo altri abbiamo in- 
terrotto, ricordisi ciasctino, che io son tenuto a Tar.vive, Upiii 
che io possa, le memorie de* Fiorentini e Don i fatti. stranieii. 
Gelestino iotanto per varie cagioni, non mepo che i suoi ante* 
cesso];i avean fatto con Federigo, ebbe ancof egli a patire con 
Ai;jrigo; il quale per' la sua moglie Gostanza pretendendo ra- 
gione nel regno di SiciUa, avea questa cagioa di pi^ degli 
altri imperadori di molestare Tltalia. Gi^ dicemmo al mal re 
Guglielmo essere Tanno 1166 venuto^Tippresso il buon re Gu- 
gUelmo suo figliuolo, il quale morto senza figliuoli maschi 
I'anno 1186, ebbe per successore Tancredi suo cugino.cotite 
di Lecce mia patria. Questo infelice re, di cui (u sorella Co- 
stanza' mobile deiriraperatore Federiffo, accomun5 il jregno , 
tratto dairmfinito amor che portava ar figliuolo, con Rug^eri, 
se(5Qndo nato^di lui e di Sibilla sua moglie del quale, congiun- 
tolo in matrimonio con Irene flgliuola d'Isacio imperadore di 
Gostantinopoli , espettaVa di ' giorno in giomo lunga & felice 
posterUk. Ma vedutesel tdire. quasi di grei:hbo da intempestiya 
morte nel jpresente anno , da si flero dolore fu assaliio come 
che egli avesse un altro figliuolo lasciato deito Gugliemo' il 
qual poi'la madre fe'coronar re di Sicilia, che ancor egU i^i 
e pocnissimi giorni all'amatp figliuolo morendo fe' compagnia. 
Mal potea un re fanciullo e' una femmina addolorata con un 
potenti^imo principe contr^stare; il quale oltre la potenza^ 
vintala ancor con gringanni, castrato il fanciullo Guglieliflo, 
imprigionata Sibilla, e g\\ amici e fedeli di lei mal trattati, at 
regno d^amendjue le Sicilie s*aperse.ia strada, e re se ne feoe 
in questo anno appellare ; la qual cosa se did da ponsar a Gelor 
stino, moUo.piill si tenne il papa offeso quando nel seguente 
anno, che in Firenze eran consoli Lamberto Lamberti e UbaldQ 
Usimbardi, mariCata dairimperadore.la vedoTa Irente con Ff- 
lip{)0 suo frateflo, vide crearlo duca di Toscana, Marcovaldo 
far duca di Rayenna e marchese d^Ancona, cGurrado duca di 
Spoleti. Ma piacque'a Dio di" liberar presto da queste cure il 
ponteflce, afflitto di piii, che il ducadi Toscana aveaTanno 1196 
(essendo consoli in Firenze Ubalde Blaiiucci e i compagni) iin- 
preso a molesiar le terre che a devtwione della Ghiesa erario in 
quella provincia ^ essendo alia sua maest^ piaciuto Tanno 1197 
nel consolato di Goinpagno Arrigucci «. Schiatta degli Uberti, 

.con obMigo per ogni castello che fossero per ediflcare di portare ogn'aaBO 
un cero alia chiesa di S. Gio. Battlsta, e al cobmo^ di Firenze dar uaa 
marca d*argento; e il podestji promesse toro che i Fiorentini non permet- 
terebbero che persona andasse contra detti Trebiesi, i quali co' loro b«w 
sarebbero trattati eome Fiorentini. . A.H 0, 



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[An. 1196] LiBmo fmmo. 151 

di ieyar per morte naturale l*iinperadore Arrigo dal mondo. li 
che fu ca^^one che restassero ancor liberi i Toscahi dalle mole- 
stie del duca Iqro. 11 quaie intento a coDseirar lagrandezzt 
del Qipote bambino, come dal fratello morendo (1) era state 
pregato, se ne pa$s6 in Gennania. Nate quivi diseordie tra esso 
nbppo e Otton IV di Sassonia. che amendue YoUero esser chia- 
mati imperadori, rimase liberta a ciascano in Toscana di far 
qvel che Tolte (2), onde a* terrazzani di S. Miniato yenne ¥o- 
glia, dislatto la terra loro che avevano nel poggio, per acco- 
starsi ad Amo ealFElsa, di fame una di naoYO nel piano. E i 
Fiorentini essendo lor consoloCompagno degli Arrigucci, com* 
praroDO in CHianti da* cattani del luogo il castello di Montegros- 
soli, col quale avean per Taddietro lungamente guerreggiato. 
b'annp 1198 nel consolato di Davizzino della Tosa e di Ghe- 
rardello de' ^isdomini (B), mortb Gelestino, prese il pontificate 

(1) Morendo per morente, o intanio che moriva. Vedi gli AwtrH^, 
menH grommtaiedH di Lueumo, SearabiUi alia voce Gtrundio. 

(3) In questa libertii, fomentata dairautoriti del pontefice, fa conchinsa 

QBa lega o compagnia , come si dicera aliora, a difesa comune, del mese 

dinorembre nella chiesa di.S. Cristofano delimrgo drS. Genesio aHa 

presenza del eaithnale Pandolfo e del cardidale Bernardo legati del* papa 

tra le 6iA di Flrenze, di Lucca, di Siena, e del Yescovo di Volterra come 

signore temporale di qvella dttii, e le terre di Prato e di^ 3. Miniato, con 

riserbarfi laogo per Pisa, Pistoia, Poggibonri, conti Gaidi, conti Afterti 

e allri signori di Toscana , cpn patti che ciascun collegato doresse avere 

an capo chiamato rettore o capitano , airarbitrio de* quali i coUegati 4o- 

Yttsero stare, e qnesti admiati^ogni quattro roesi avesserda eleggereuno 

cbe St chiamasae priore deUa compagnia. Neasimo de* collegati poteva co- 

nosoere alamo per imperadore,* re, prindpe, duca o marcfaese -senza spe- 

ciale espresso ordioe deflu Gbiesa romaoa, la quale doyea per difesa essere 

antata sempre ohe ne avesse ricercato la compagnia, come anche per ri- 

oiperar Inogbi, quelli per6 che noo Ibssero tennti da alcono de' coUegati, 

can ahri patti meno imporianti. 1 due ceasoli che si trt)Tarono al contratto 

larono Acerbo del gii Fakerone'e GiovannSello del gii Tedaldino. A* 13 

pv di ttoveadi>re, cio^ due giomi dopo la coodusione, questa lega fti gto- 

^ in Firense nella chiesa di S. Martino del Vescovo, e i nomi de' consoM 

i <{aali la giurarono sono Arlotto Sqoarciasacchi , StoibaMo' del Compare, 

Raiaiero Baldovini, Gianiberto eUberto Barucci, Smo del gii Buttigello, 

C^rdo Rosso, Uberto Gqalducd, Giamli Bellisore, •ndehranduio Scian- 

tati, Ghi^ujto Pilli, Rioaldesco del gilt llida, Spiiietto.Malespini, Uguccione 

M gii Gherardioo Ataviaai, Guido del gift Sanguigno, e Gottifredo di Guido 

Hosii. . , . . A. i/ fi. 

(8) n conte' Guido Guerra coate di Toscana giur6 rosservanza della lega 
ia Fbeaze, e foori nel monaatero di Camakloli la giur6 il conte Alberto il 



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152 DELL*ISTORIE FIOmKNTINB [An. 1200] 

Innocenzio IH romaDo, della nobilissima famiglia de* conti di 
Si^na ; il quale servendosi deiroccasion de' teinpi niQlto mi- 
glior6 le cose di santa Ghiesa, per la potenza de* passali impe- 
radbri e per le occupazioDi de* suoi predecessori poniefici nei 
fatti di Levante in molle cose peggiorate. Non stettero ancora 
a perder tempo i FiorentiDl, i quc^li, es^endo Tanno 1199 lor 
consoli coDte Arrigo della Tosa, Bambo de* M ompi, e BoDCom* 
pagno Alberti presero per assedio il castello di rrodigliano, e 
gittato tutti i casamenti per terra non fermisero che piu si 
rifacesse. E nondimeno era cosi fatta 1 ostinazione di molli 
luoghi, che n^ per questo voleano ridursi a prestar ubbidienza 
a' lor maggiori; onde si volse Tassedio a Semifonte, il quale 
essendo molto forte non si pot^ espugnar per queiranno. Questo 
si crede essere state cagione che i Samminiat^si disfatto il bopgo 
di S. -Ginegio cl^e era nei piano mutatis di opinioi^^, di nuovo 
Tanno 1200 tornassero ad abilare in sul poggio (1). Poteano 

quale non voile per6 esser obbligato a far ^erra a quei di Semifonte, 
ancorchd gliela facessero i Fiorentini. Gli uomi|ii del castello di Figline 
con Verde Iof podesti la'giurarono eon obbligarsi a far pace e guerra ad 
arbitrio del comune di Firenze, al quale dox,evano pagare ventiset danari 
per focolare, eccettuatone quel de* soldati e masnadieri, con dargli la meta 
del pedaggio, come anche del mercato, e d'ubbidire ad ogni comandameoto 
che fosse lor fatto da* consoli di Firenze , escludendone perd quello di 
quando fosse comandato loro di dLsfar tutto o parte del lor castelTo. Gli 
^Unti di Certaldo mandarono a Firenze a giurarla a mezzo maggio, e 
oltre al voler far guerra e pace confiorme che piacesse alia Repubblica si 
obbligarono di pagarle ogn*anno per S. Gio. Batlista due.Kbbre di argento 
e alia chiesa del santo offerire il cero, con privarsi di poter essere assoluti 
da questo giuramehto anche dal papa. A. il G. 

(1) Non avendo i Fiorentini espugnato Semifonte stimarono necessario, 
ayanti di tomarvi sotto di procurar di levargli Taiuto che. poteva ricevere 
da' vicini; oade Ildebrando Yescovo diVolterra iLmesedi febbraio-trovan- 
dosi in Ttrenze nella chiesa di & Yincenzio del paiazzo del vescovo, pro*- 
messe con giuramente a' Piord^tini ohe Semifonte non sarebbe aiutato di 
▼ettovaglie nd d*altro da ^Icuno de' suoi castelli e che quando la Repub- 
Mica git facesse guerra che sarebbe uiuto con lei, come lo sarebbe stalo 
in ogn*flltra cite facesse nei Vescovado di Firenze da Elsa verso la ciUi, 
con dugento c^valli e mille fahti a proprie spese. per quindici giomi, e 
Yolepdo per maggior- t^p</; a quelle della R^ubblica, non intendendo di 
vder essere contra Sanesi, conte Guido, conte Ildebrandino e conte Al- 
berto e i suoi figliudli, ma si ben contra Golle. Nei medesimo tempo, ami 
il giimo avanti, il conte Alberto con la moglie e con Maghinardo sue 
figliuolo non solo avea promesso a Paganello de' Porcari podlesti di Ti- 
renze, d'esser co' Fiorentini a far guerra ai Semifontesi, ma di comandare 



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I An. 1201] LiBio PRiMO. 153 

nobihoeDte i FiorentiDi sotto il consoiato d' Anigo conte. di Ga- 
praia edi Boncofnpaffoo Alberti andarsi in ouesto tempo avaa- 
zando: imperocche il re d'amendue le Siciiie era ancor moUo 
fanciuik) ; imperadqre Don si trovaya che pur molestasse Italia, 
ma coDtendemdo Filippo con Ottone insieme deirimpero la 
AlemagQa , axean molto cbe fare Ira loro ; e il papa avendo 
maDdato Guido cardinale ^renestino ranno 1201 m Colonia, 
avea bene scomnnicato Filippo, e non ayeva ancor chiamato 
Ottone imperadore. N^ in Lombardia, n^ altrove era- ancor tal 
potent montata in Slato, che a quel che si facessero i Fio* 
lentini in Toscana avessero a por raente (1]. 

a' fedeli ch^e^i area in Seinilbote di uscirne, e per magfior sirurezxa dei 
Fioreotioi don6 loro tutto if poggio di Semifonte; la qual donazioae fti 
riceruta in nome del comune dal podesUi e da Tebaldo del Cantore , da 
Artfingo del Riccio e da Oltaviano di Guido Rossi consiglieri del medesimo 
podesti. Yollero in oltre f conti esser tenati ad aiutaire il comolie di Fi- 
reaze in ogni gnerra con tAtte le lor forze per venti giomi. Rinnovarono 
l*obbligo del dazto deir84 e delVabitare Firenze per on mese in tempo di 
gnerra, con promessa di non doVer ediOcare alcun castello ne* pog^ tra 
Yergigno ed Elsa. E come il conte Alberto non- voile esser lennto ad an- 
dare contra Bologpesi e Pistoiesi, cosi il conte Mainardo n'esctuse i Sanesi 
per la guerre. offensive che gli facessero i Tiorenlini. Onde il podest^ coi 
tre consiglieri, e in oltre TrinciaveUa da Musciano e Guido Avogadi pur 
consiglieri, promessero a* conti^in nome del eonrane, che non solo sareb- 
berp difesi ma che motendo guerraad alcuno con sua partecipazione, ne 
sarebbero aiutati, non intendendo contra gli amici de* Fiorentini. Del mese 
poi d*otiobre gli veggo pensare airasstcuramento delle mercanzie per la 
baada 'di Mugeflo^ avenda Fortebrdccio di Grecio del ph Ubaldino, Azzo 
e Ugoltno ffgliueU del gi& Albizo, e Albizo e Grecio del gili Ugo di Grecio, 
appresso di Gagliano giurato in mano del podesti PDrcari e di Stoldo di 
Vosetto cottsolo de' mercanti e di Ramieri della Bella, di*ftr tutto quello 
che fbsse comandato loro dal medesimo podesta, consiglieri o priori, con 
difendere i*Fiorentint e le lor robe in tntto il lor distretto e forze, dove 
ricevendo danno, tollero esser tenuti del proprio, e che per6 sarebbero 
stati pronti ad ogni richiesta de* consoli de* mercanti di dar guide alle 
pfrsone e robe de* Fiorentini, a* qoali avrebbero fatto giurare anche dagfi 
Qoouoi di tutte le lor'terre. ^A. il G, 

(1) YogUono gli scrittori sanesi, che in qnest*anno fosse fetta lega tra le 
ciUii di Firenze e Siena, e io lo chmIo, avendo veduto il giuramento fatto ai 
tOmarzo per la parte de* ^renCini da Paganellb de* Porcari, il qual era 
podesta delta citti ancor qttest*anno, appresso la fonte di Rutulo lUa pre- 
snza di Ristoradanno e Bruno giudici fiorentini, e Guido d*Uberto e Davizo 
Ttsdomini consoli de* soldati, e UgQlino di Scolaio castellano di Mootegros- 
soli e d*aUri, nel quale h promesso a* Sanesi la difesa delle lor persone e 



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154 dbll'istqrib fiorbhtinb [An. 1203} 

fissendo adanque Tanno 1202 consoii della cittk Aldobran- 
dino Barocci e Nerlo de' Sizii da Mercalo Vee<5tiio, i qnali noo 
▼pleano che il lor consolato fosse meno onorato di quel d'Ar- 
rigo della Tosa, andarono cDn Tesercito sul fiume delta Marina 
verso Mugello, ore i cattani di Garabiati tenendosi in ^esto 
lor castello assai forti, non Toleano]Trestar al comune di Firenze 
ubbidienza. Bievrisi Tassalto vigoroso, nd ebber molta fiaiica a 
Tincerlo. Ebbesi ancor in quesranm) il eastello di Semifonte 
non gi^ per forza, 4na per opera d*uno di S. Donate in Poci , 
il'quale pattuito co* Fiorentini d'essere egli e* suoi discendenti 
franchi d'ogni gravezza in Firenze, diede loro unA torre ; ma 

{>oco felice nel sue tradimento, essendo, combatiendo in quel- 
'istessaiorre-df cm s*era*ervito per istnimento della sua seel- 
leratezza, state .ucciso da' terrazzani (1). Qnesii prosperi sue- 

robe, per le quali neldominio fiorentino non sacebbepresoalcunopassag- 
gio. die non solo sarebbeco tenuti pernimicigU uemini di Mootalcino, ma cbe 
feeendo i §anesi lOr guerra, saFebbero aiutati per un mese con cento cavalli 
e miUe fanti a spese del comnne di Firenze , il quale Carebbe giorafe da 
dugento Fiorentini a nominazione *degli stessi Sanesi di rimetter la diffe- 
renza dei confini che ^rano tra Tun comune e llallro. Tenendo i Fiorentini 
la mira ad aver Semifonte, si fecero j^romettere a quei dl Colle di non gli * 
essere in alcun modo in aiuto. ., . ' A. il G. 

(1) I quali per mezzo d' Alberto dsi. Montautolo podesti di Sangimignano 
(rufizio di podest^ in questi tempi era di tale autorit^, che si chiamava 
signbre del luogo del quale era podest^ (') ) s* accordarona con Clarito 
de' PilU console de' mercanti- di -Firenze : €he i Semifontesi fossero sotto 
il dominio del Comune di Firenze, al quale pagassero ogn*anno per dascun 
focolare ventisei denari, eccettuandoue per6 quefli degli ecclesiastici e dei 
soldati i quail fosseranel res(p coQie gli altri del contajio fiorentino, con 
rilasciare f prigioni fatti nella guerra^ e con non potere andare ad abitare 
altrove. E perdi^quei di Sangimignano erano ^tati in aiuto di Semifonte, 
e perci6 erano stati trattati- da' Fiorentini come aimici, il ppdest^ per 
rfcoociliarli promesse al cansolo fiorentino, che i Sangimignanesi jsi sa- 
rebbero scordati d'ogni ingiuria riccvuta da* Fiorentini, e che da 16 a' 70 
anni ayrebbero giurato di difendere nel lor castello e contado le persoit 
e rob^ de] Fiorentini, co' quali sarebbero stati uniti'a &r guerra a Semi-^ 
Ibnte, sempre cbe non avesse osser? ato quanto si promelteva ; e ptr so- 

(') Diffitto andar podMta dicevasi lUklartf M Signoria. ll«Pod«Mi fa n ma-' 
gistrato caDserratort dal diritto impariale ; «bbe la ginatiiSa ciTiU e la crimi- 
nale, le anui e la presidenta dt;' Cousigii. Quaado la giuaiizia gli fa tolu ri- 
tenne le altre carkbe e il potere esecutivo. II podeet& piaii piano si fecero i 
aighori dcUa citti. Vedi II Compendio 4i Storia civile di L. SchraleUi: 
Pomba 1851. 



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[An. 12(^J KiBRO pmiMO. 155 

cessi ateano grtDdemente sbigottito i yiciDi signori, e cattani, 
i qvali parendo loro di star sotto la disciplina del maestro, non 
cdH licenziosaiiiente ardivano di danneggiar le contrade come 
soleyaDO esercitaDdo tiranDicamentele loro gittrisdizionr. SoUr 
per ora i contidi Gapraia, parendoli non avere-a dabitareper 
ie fortezztfda loro possedute, schemiranQ i comandamenti del 
Fiorentini. E agendo iocontro a Gapraia un lor castello chia- 
mato Malborghetto, or daU*un luogo e or dalFaltro facevanb 
di molte superchierie a* passeg^ieri e a* contadini, forzandosi 
sotto a)lorati trtoK di rieoprire i lor Jadroneggi. Perch^ deli- 
beraroDo i Fiorentini Tanno 1203, essendo lor'consoli Brunei- 
lino Branellini de' Razzanti e Nerlo de* Sizii da Mercato Vec- 
chia, di stirpar prima Malborghetto e, '<}uando le cose fossero 
andate b^ne, pensar poi di procedere piii innanzi ; n^ falH in 
parte il disegno 4oro, che condottovi le genti il vinsono e dis- 
fecero. Ma perch^ il tentare d*aver Gapraia parea impresa 
moho difficile, deliberarono per raffirenare i conti di far lora 
una fortezza in su gli^occhi, a che non perderono memento 
di tempo; perciocch^ sul pog^io a pi^ del quale -fu collocato 
Malborghetto ediflcarono un {prte castello , a cui per pompa 
di miUtare alteri^a poser nome flbntelupo quasi doTesse un 
^^distrugger quella mandria di capre come par che suoni il 
nome di Gapraia. Simile industrfa aveano prmia usato i Pi- 
stoiesi togllendo a* conti Guidi il castello oi Montemurlo ed 
edificandpli-airincontro il castello del-Montale. Ma i conti ri- 
corso (1) per aiuto a' Fiorentini co' quali erano riconciliati , 
Bon troyarono yana Tamici^ia di quel popolo , perciocch^ ei 



disfazione de*Sangimignanesi il eonsolo promes^ al podesti: Che i Fio- 
rmtiin non ayrebbere sentito loro mal grado deiraioto che aveano dato 
a* Semifoatesi, e perdd sarebbero liberati d^* band! ne* qnalr erano incorsi, 
e sarebbero^ restituiti i prigioni come anehe il prezso a* venditori di Vertine 
per racqoisto fiittone da Rinieri Ricasoli , e il capo di Bag nolo sarebbe 
disfimo. E per Vosservanza di tutto tra il eonsolo e il podest^ furono de- 
posHate daenrila lire per dascimo. Dubitando quel di Montepuldano del- 
rioimo e deUe- forze de* Sanest giurano avanti Ddebrandino di Guttone, 
nno^e'consoli di Firenz^, di non essef n* del vescovado nft del contado 
di Stena; con la qnal sicarezza essendo ricevnti in protezione dalla Re- 
pobblica 8*obbligano di noi^fer pigare alcana gabetta a* Fiorentini, di o^- 
ferire ogn*aimo il A della fssta di San Giovambottista mi cero di cinquanta 
fibbre, di pagar dieci marebe d*argientb o?yerq dnqaanta tibbre di bopni 
daaari pisani secondo la Tolontii de* consoU, e di far gnerra e pace con- 
fonne che 'pia^esse loro, con yoler rinnovar ogm died anni simile giuri- 
meoto. A\ UG. 

(1) Giod avendo ricono. V. Awertimenti dUti alia yoce PorUeifH^ 



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156 DELL*I9T0RIB ^lORBNTINE [An. 1204| 

vi-meDO Tesercito, e ritolto il castello a' Pistoieai, fu intera- 
mente e con buoDa fede resiituito a* conti Guidi (1). 

Presoao il consolato in Firenze Tanno 1204 Guido Ubetti e 
oompagni, nel quale non sark forse intitile il dimostrar qaale 
era m que* tempi il governo della repubblica, alia quale certo 
h che erano preposti nove Gonsoli, chiamati Gonsoli-del Go- 
mune della citt^ di Firenzei e tra costoro di tjuesfanno yero 
h trovarsi Udobrandino Gavalcanti, lacopo de* Nerli € allri, i 
quail di clie famiglia fossero non si riconoscono. Uno era pre- 
posto air amministrazione delle cose della ^ustizia e ancor 

Suesli era chiamato Gonsolo (2). Due erano i consoli de-' sol- 
ati, i cui nomi furono.Sicio e TrinciaTelle. Tre erano pcioti 



(1) Crescendo le gelosie e sospetti tra' Fiorentini e Sanesu per aver 
questi, secondo %\\ scrittori di Siena, acquistato la terra di Montalcino, e 
dubitando i Fiorentini, che non volessero anche questa di Montepulciano 
come tenuta d^* Sanesi del lor contado, cercavano di venir a rottura con 
C8si ; onde presero Tornano castello de' Sanesi , co' quali continiiando la 
differenza sopra i conOni del do^io-deiruna citt4 con Valtra, i Sanesi 
per terminaria ave^no alia fine ^OTato dr starsene a quello che fosse di^ 
chiarato dal podesti e" da' consoli della terra di Poggibodzi. I quali ebSerb 
lodato dentro a che termini fossero i conflni deiruno e deiraltrocomune. 
I consoK Sanesi a' 4 di giugno nella medesima terra c(yi gran solenniil^, 
trovando\isi presenti Udetrandino vescovo di Volterra, Pietro v'fescovo di 
Firenze, Rinieri vescovo di Fiesole , il oonte Guido Guerra con Guido c 
Tegrino suoi figliuoli , il conte Maghinardo figliuolo del conte Alberto, e il 
conte Manente il giovane, di Sartiano, con molti altri personaggi, appro- 
varono il detto lodo ci§dendo ogni luogo e ragione conforme alia carta fat- 
tane a' consoli del comune diTirenze. Tregiomi dopofu ratificato il tutto 
in Siena da Bono vescovo di quella citti e da centocinquanta Sanesi del 
consiglio generale approvato e giurato- ^ A. il G. 

(2j II quale in una procure falta a' 15 di maggio nella persona di Ti- 
gnoso di Lamberto , uno de* consoli i a comparire avanti del papa eome 
procuratore del comune^ apparisce assai x^hiaro. Del numero de* consoli 
non mi assicuro, gi4 Irovandone qiiando piii e quando meno, e pur dovea 
essere del^rminato essendo i consoK delle arti gli stessi che quel del co^ 
mune; onde vi eraii^o quel de'giudid e notai, de' cambiatori di Calimalt, 
de' mercanti del comune , ^eWivie della lana , e di porta santa Maria. 1 
nominati nella pcocura sono Guido d'Uberio, Ruggieri di Giandonato, Al- 
bertino di Oderigo di Scotta, Compagno di Arrigucdo, Ildebrandino di 
Cavalcante, Berlinghiei^ di Jacopo, Jacopo di Nerk), Gberardo Rosso, Bal- 
dovino del gi4 Borgognone e V$o di Giuda consoli del comuno; € cosl eon 
Tignoso di Lamberto si veggono undici consoli ne' quali par che si rjpo- 
nosdiino le famiglie degli Uberti, 'de' Giandonati, degli Arrigucci, de' Ca- 



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[An. 1307] LiBRO FRiMO. 157 

deU'arti, e costoro ebbero in queiranna nome Latino, Giam- 
Bono, e Goadagno da cui per avrentura i Guadagni derivano, 
oode si pud scorgere- il nome de' priori delle atii non esser 
Slato nuovo nella repubbUca quando Tanno 1282, levato quel 
de'consoli, fu primieramente introdoUo per supremo magi- 
strato nel gOTemamento della cittk. Oltre questi nomi d'uffici 
e di dignitk ri era ancora il senatore , che fu Forte di Bili- 
cocd (1). L'anno 1205 prese il yescoYado della cittii Giovanni 
da Velleth, 11 quale camminando per Forme del pontefice In- 
nocen£io« in molte cose fu utile alia Ghiesa fiorentina; mentre 
dall'akro canto stando quieta tutta Italia , ardeya TAlemagna 
di domestiche ^erfe per la discordia che durava tra Pilippo 
e Otlone. Gontmuando dunque nella sua pastoral cura il ve- 
scoYO Giovanni Tanno 1206 insieme con Rinieri vescoTo di 
Fiesele, amolti santi e sante di Die dedicarono la chiesa di 
S. lacopo in campo Gorbolini, la quale a' tempi nostri h com- 
menda de' Gavalieri Gerosolimitani. 

L'abno 1207 fu m«lto notabile nolle memorie della <;itt^ per 
avere in quelle incominciato (2) a reggersi a signoria fore- 
stiera, e introdotto il nome e Tautorita del podesti, la quale 
fa tanta , che talora ebbe a mettere in scompigHo le cose di 

ndcaoU, de* lacopt consorti de' Rossi, de* Nerii, e de* Lamberti. Oltre ai 
saddetti uno era preposto airamininUtrazione delie cose della giustizia, il 
fjuale era Manno d'Alboniiio. A. il G. 

(!) Questi i Gondi preteodono cbe sia de* lore. Ci era un consiglio ge- 
nerale, une speciale e'dieci l^oni uomini per sesto. 11 coosolo HgDOSO 
dovea ess«re mandato a papa Innocenzio, perchd con la sna aotoritii con- 
fermasse e oorroborasse come feee Tacconio latto go* Saaesi , acdocchd 
per 'Soo rispetto rima RepubbUca. e TaHra ponesse maggior cura nel oon- 
serv^o. AUa fine poi d*ottobre vedutosi i cooti di 6apraia roTioato Mai- 
borgfaetto e edificato eontro.MoDtelupo , onde disperandosi di peter Wa 
TmU) de* Pistoiesi resistere a* Fiorentini, il conte Gnido Borgognone coi 
ilgUuoli e nomini di Capraia si nsolvettero d*ubbidire a* piCi forti e cosi 
dettero giurameoto in ma'no de* consoli di Firenze di for tutto quello che 
gli comandassero, sottoponendo Capraia alia RepubUica, alia quale do?ea 
essere pagato li ventisei daoari per foookre, con obUigo di far guerra alia 
Tolonti de* consoli, eccettuandane Taodar coiitra Tlmperadore, se non per 
cagione di pigliar soldo e per tre anni contra Lucchasi. E perchd i Fio- 
renlini venissero maggioroiente assicdrati della buooa Tolonti dei conti , 
obbligarono alia Repubblica ititto quello cbe aveano dalla parte d*Amo 
dov'era posto Moatelupo. 1 consoli proinessero a* conti di difendcrli da' Pi- 
stoiesi e da ogn*altrb , e di non disfar il castello jii Capraia -senza il lor 
consenso. • A. U G. 

(2) A. U G. intromise le parole: secondo il Malespini e il Villani. 



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158 DELL^ISTORIS FIOmSNTIlVB [Ak. 1207] 

questo Stato. Ma la cagLone investigaodo di ^esta delibe- 
razione, oltre aver fatto U medesimo i Milanesi due anni ad- 
dietro (1) egti non par Teramente non esser stato per altfo che 
per non tirarsi addosso odio de' lor cittadini'(2), co'quali dive- 
nuti privati avessero a contendere, con Tarme in mano, delle 
sentenze e giudizii dati da loro ; e perch^. oon ayendo an fore- 
stiere affetto d'amicizia o di narentado scambievolm^nte pidi 
dii*ittamente giudicasse ; benen^ non perci5 fosse toho Tufficio 
de' consoli , i quali riserbandosi il govemo di Stato, e Taltre 
cure appartenenti al reggimento della cittli, al pode^ lascias- 
sero la noia del pumre e del gastigare- i malefici, distenden- 
dosi nell^avere e netla peiiisona. Fu que^ podestk per patria 
milanese, il suo nome fu Gualfredotto Grasselli (3), e nigli asse- 
gnato dal pubblico Tabitazione nel yescovado, perciocch^ noir 
ayea ancora il comune palagio oye i suoi ministri albergas- 
sero. Quelli che soleyanojiotate.i faiti e gli ayyenimenti della 
cittk traeyano a marayiglia quel che era yenuto a caso ; con- 
ciossiacosach^ appunto cento anni addietro fu fatta la delibe- 
razione che si ampliasse il contado, e quasi cento altri anni 
prima si era disfatta Fiesole, e ora a capo del trecentesimo 
anno s.'introduceya un^altra forma di reggimento in Firenze ; 
parendo che cosi fatti moyimenti per qualche occulto ordine 
ayessero con somiglianti interyalli a^succedere in un riyolgi- 
mento di cento anni. Le cose ayyenute sotto la pod^steria cLi 
Gualfredotto fu la coricordia tra i Pistoiesi e i conti Guidi fatta 
per opera de* Fiorentini , e la guerra che si mosse a* Sanesi. 
Erano passati trent*anni che tra queste dae citt^ erano posate 
le gare, ma prendendo ora i Sanesi Tarme contro Montepul- 
ctano e Montaleino, i quali luogfai per palti essi ayeyano pro- 
. messo di non traVagliare/i Fiorentmi yepfgendosi fallir le pro- 
messe (4) furono costretti a difendere gli amici, i quali ayean 
creduto di star sicuri sotto la lor protezione e per questo cbn- 
dussono le lor genti in su quelle di Siena al castello Montalto. 
N^ i Sanesi badarono a farsi loro incontra con le lor genti, e 
essendo parimente desiderata la battaglia d*ambe le pifrti non 

(1) Veramente.i Milanesi preseip 11 pedest^ael 1186. 

(3) A. H G. scrisse questo passo gosI: Ho detto secoado il Malespini 
e ViUani, perch6 si d veduto ilTiome e ufficio dipodestii anche in fore- 
stteri, essere stato introdotto molti anni prima. Ma la cagione deU*antoriti 
data a questo nffliiale non par yeramente essere stata per altra, che per 
non tirarsi i magistrati addosso Todio de* lor cittadini. 

(3) A. U (r. pose egU questo cognome Grasselli che il V. ignerata. 

(4) A. 1i G« alterd questo passo cosl : c i quali prendendo Varme contro 
c Montepulciano unito, e raccomandato a* Fiorentini, vedendo qnesti rom- 
« pergli la pace da* Sanesi ». 



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[An. 1209] LiBfto HUMO. 159 

si peub molto a dare il segno che si combattesse. Credesi che 
fu6se la zufEa stata molUmspra dal canto de* Fiorentini, perch^ 
pacea loro essere stati dispreizati da' Sanesi , che contra le 
coDvenzioni molestassero i loco amici ; dal canto de* Sane^ 
•dcordandosi dell'altra rotta, e desiderando con la presente 
yittoha4r can'ceUare La vecchia ignominia. Ma essi non fiicono 
plu' felici la seconda volta della pnnia, perciocch^ come che 
atessero egre^iamente combattuto, avendo nondimeno per- 
duto molti yalorosi uomini , furono flnaUnente rotti e sforzati 
parte a Aiggirsi e parte a Tenire in mano de' nimici. Non speri 
alcana di xosi fatti tempi rinvenire il numero de* soidati di 
ciascun esercito, n^ il nome de'capitani, n^ i giomi delle bat- 
taglie, od i parUcolari del combattere, n^ i luoghi distinti ove 
si combaliea, cose tutte, che sogliouo recare utile e dilQtto ai 
lettori ; perciocch^ non' h cosa di poco momento Tassicurarsi 
di chi nnae. Quanto appahsce di lume in questa yittoria dei 
Fioreniim h, che si scrive essere stati condotti a guisa di 
trionfo-miUe e trecento. Sanesi prigionfin Firenze. questo 
lieto successo, o altro ne fiisse stalo cagione , a Gualfredotto 
fu raffermaio Tufiftcio per lo seguente anno 1906, M quale di 
nuoYo s'andd da' Fiorentini conl'esercitd ineontro a' Sanesi e 
si Tinse, e disfecesi Rugomagno loro castello, e p'enetrati in- 
siDO a Rapotano nel eontado di Sieoa« indi menarono grandi 
prede e fecero di molti prigioni (1). Io4roTO in altre scritture 

Sodest^ di quest'anno Giufredotto Grassello il qual facil cosa 
a quel che dice il Villani Gualterotto; il che se eosl h sark 
ancor vero che abbia nel secondo anno contiauato la sua pode- 
steria^, dove se cosi pon fosse , due stati sarebbero podestk e 
non in questi due anni (2). Non sono i giudicii diDio compresi 
dentro.i termini nmani, onde di^le cose che vediamo aTvenire 
temerariameirte il piik delle voHe si oorre a far. argomento della 
sua giustizia ;. contuttoci6 essendosi spesso yeduto che coloro 
i quali non temono le scomuniche de yicari di Dio mal cap!- 
tino, non. so sq alia sua diyiha giustizia s'abbia a imputar la 
mocte di Filippo imoeratore, il auale in quest'anno, non guar- 
dandosene egu, da Otto conte palatine in Bamberga fu ucciso. 
Fu per questo dal papa confermato imperatoro Olton'e, il quale 
calato in Italia I'anno 1209 del mese d'ottobre, soleonemente 
prese da lui la corona dell'Imperio in Roma nel tempio di 
S. Pietro P). Questa yenuta di Ottone fece sostener la guerra 

(1) Code troras^osi i Sanesi cMl'makrattati, ebbem perbeae di eoa* 
fennar la pace fotta <to Gioyanni Strusio lor podesti eol Grasselli podesti 
A fJntM. A. U G. 

(2) Tutto questo periodo era state soppresso dali*ii. il G. 

(3) Mod so se Gioyeimi yescoyo di Firenxe accompagnaase Tiinpefadora 
a Roma; lo ye|^ baa testionooio nelprivilegio spedito qaest^aoqo nel ct- 



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160 DELL'lStOMB FIOBENTINB [An. 1210] 

la quale era Ira Fiorentiai e Sanesi ; i conti Guidi staiiiq}ii dep^li 
assalti de* Pistolesi , non ostante ch6 per opera de* FiorentiQi 
si fossero gli anni addietro accordati , si ridussano a vendere 
Gastello di Montemurlo al Gomune di Pirenze per lire cinque- 
mila di fioriDi piccioli essendo podesta Giovanni Giudice del 
Papa. Questo h quel Montemurlo che fu poi faito illiistre per 
la roUa di Filippo e di F^ero Strozzi e degli altri filocusciti fio- 
rentini suirentrar del principato del granduca Gostmo (1). Ma 
la buona inteltigenza, la qual era tra il papa e rimperatore, 
per colpa d*0(lone fu poco durabile, U quale dimenlicatosi dei 
beneflcii che avea ricevuto dalla sede apostolica, e panendogli 
gi^ di lei non aver piii bisogno, incominci6 Tanno 1310, armata 
mano, a molestare non meno il regno di Napoli; alia fede e 
protezione d'lnnocenzio racCbmandato, che lo Stalo medesimo 
della Ghiesa. Onde dato principio a scompigliarsi di nuovo le 
cose dltalia, in Firenze* essendo^in quesfanno consoli Cata- 
lano della Tosa e compagni , si rappi<!co di nuoYO la guerra 
co' Sanesi, i quali dbpo ar^r fatCa lunga resistenza , *^endo 
di non poterla piili durare*e essendo dairaltro canio desiderosi 
di riayere i lor prigioni, vol$ono Tanimo a chieder la pace; la 
quale, poich^essi si obbligarono di rifare i danni fatti a Mon- 
tepulciano' e a Montalcino , e di non molestar Taltre castelia 
che i Fiorentini li 4iveano tolte, non fu loro dinegata. Gonti- 
nuava Ott^ne la guerra in Puglia; e male inslromento eM al 
pontefice omato di bonta di vita e di dottrina a sostenere Tor- 
goglio tedesco, a cui I'i^nuda autoritk del grade avrebbe-in 
causa cos) giusta fatto ammo ; ma avea cncbr egli ricevuto par- 
ticolari favorida Dio, fiorendo sotto-il suopontmcato, quasi due 




stello di Boniri a favore de* Pisaoi. Come non rinven^ la cagione della 
prigionia d*ndebrand(no da Qneh^ieto, il' quale liella sua liberazione giur6 
di non volar f^re per tal rispetto afcun danno a* Fiorentini, e '^ quei di 
PoggiboBzi. E che mentre che i Fiorentini facessero guerra con quei di 
Semifonte. che non sarebbe loro contro, nemmeno anderebbe in Semi- 
fonte. 11 ^be non basiandq a' Fiorentini , pfbmesse poi loro die ad ogoi 
richiesta del podestii, de' conseli e de' rettori di Firenze anderebbe in per- 
sona a cavallo con un compagno nel lor esercito contra i Semifontesi, per 
starvi a lor piadmento; il che sia detto percbd si vegga che Seaufonte non 
fu disfetto ranno 1203. • . A, U G. 

(1) Questi due periodi erano stati soppressi dalPii. il (7. e svoki e por^ 
tati pid innanzi al 6n dell^anno 1219. 

(2) GiavMiii di Beraardone appeUato Franceseo dal parlar francese cbe 
sapeva, e allora era assai raro; 1 appellative rimase nomiDativo. 



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[Ak. 1215] LIBRO PRIMO. 161 

k Tita de' quaii non dobitando egli di nulla, quasi malleTft- 
deri che la Chiesa di Dto umana potenia Don avesse a temere 
(avendo egli in sonno Teduto, che la cadente chiesa di S. Gio. 
Latevano era i^tta soUe spaUe di Francesco e di Domenico), 
ooiae area gik fottp di Filippo, cosi pronunzib Tanno 1211 sco- 
municato Oltone, il quale presto ancot egU s'avrfde, qoanto k> 
seostarsi, dall'ubbidienza della Ghiesa poco proflttasse agrim- 
pei^adori; imperocch^ senteiidosr in dis^na de*popoli d*I(a- 
liai fd per la prima cosa costretto a ritirarsi in Germania. Iti 
preso per moglie Vanno 1212 Beatrice fiffliuola del ffik morto 
imperatore Filippo, nel quarto giomo deile nozze gli si moh. 
E arendogli iLpapa mandato contro il giorine Federi^o, re di 
Sieilia \\), figliuolo d*Arrigo V, e nipote del gia recchio Fede- 
ligo Barbarossa , non .petendo seco contrastare , spogliatp di 
ripulazione e di forze eonrenne fuggirsi in Sassonia, ricerendo 
tatti gli Alamanni ^ lor principe e re il ^orane Federi^o (2). 
L'anno 1213 in Aquisgrana non tumultuariamente, come infino 
aUor s*era fatto negli eserciti e nolle battafflie, jna con solen- 
Dissimi^ pompa, e con mirabil ooncot^ de prineipi di quella 
nobilissima provinci^ in'seg^o real collocate fi^ proclamato 
r6. Era ancora in piede Ottone, e riraesso in afme con quei 
p^bi amici che gli eran restati ebbe animo, I'anno 1^14, d an- 
dar ad assalir Fflippo re di Francia, col quale area nimistk ; 
nh con esso lui fu pijk fortunato di quel che « si fusse state con 
Pcidengo, perch^ nigffendo rotto da lui non ebbe animo nh 
poter pi& di tentare altra fortuna, per che due anni dbpo ab- 
bandonato da tutti e infermopii^ a' animo che 4i corpo mise- 
ramente si mot^. 

In questo state di cose essendo Tanno 1215 podestk di Fi- 
reoze Gherardo Orlandi, nuovaroTina domestica, e j)er la sua 
darabikti molto liiaggiore di qu<41a.di pnma, e non senza par- 
tecipfzibne degli stessi Uberti che furono movitori deU'altra, 
perturbd ffraodemente la cittk. Iveva un gentiluomo- della casa 
de*Buondelmonti, il cui nome fu Buondelmonte, tenuto in 

(1) n papa ^ra stato tutore di Federigo ; minuido come tutti i papi a 
tener divisa la Sicilk daU'lmpem, serb6 quella al pupille poichi fendo 
ereditario; negd rbbpeFo. Ma quando Ottooe sostenne i diritti del regno 
contro le pretese del papa, questi maudpglr Federigo contro. Innocenzo fti 
fl primo papa cbe governd* da re assolulo.gli Stati romani. 

(2) Intanto i Pratesi CMosce&do qaanto importaYa aOa br qniete lo star 
^tot CO* Fiorentini, e non.Toleodo che gl^interessi privati la dteturbassero, 
fccem promettere da* lor consoli a Amoldo cdnsolo de* soldati, e a Giraldo 
Quemiontefli consolo de* mercantldi Firenze, che le persone e le mer- 
csazie de* Piorentim non sarebbero convenute b ritedute oel castello e 
^streUo di Prato per qualkWoglia cosa e tagione passatu A. U (?« 

Vol. I.' — 1 1 Amhirato. /«Corte Fiw^ntku. 

Digitized by VjOOQ IC 



162 DBLL*ISXORIE FIORSMTIHE [An. 1215] 

que* tempi per molto leggiadro e bel eavaliere, promesso di 
torre per moglie una doDzella degli Amideit famiglia nobile e 
onorevole ancor ella nella ciltk; e mentre.sr mettea tempo in 
mezzo per far le nozze magniflche, aecadde, che cayalcando 
egli un giomo per Fir^nze a diporto, una gentildonna di casa 
DoDati si 41 chiam5 a s^ e del suo novello matirimonio biasi-^ 
mandolo e dicendo come egli -avea presa donna, n^ per bel- 
lezza, n^ per altro a 6^ diceVole, gli sopraggiunse : lo vi avea 
guardata, messer Buondelroonte, questa mia figliuola(e tosta- 
mente gliela feWedere, la quale era di maravigliose lattezze) 
a cui se la v'ostra sposa ^ punto per somigliare, si ve n'avve- 
drete quando Tavrete menata a casa. II gioyane cavaliere preso 
dalle bellezze della mostrata doDzella, senza pid stare a discor- 
rere su quello che egli si mettea a fare^ rispose : le cose noD> 
essef tan to innanzi che non si potessero frastornare, e che per 
questo egli era aoconcio a tdrre la sua iigliuola per moglie^ e 
cosi fece. La qual cosa'mosse a cosi fatto sdegno la casa^egli 
Amidei e tutti i lor parenti, tra* quaU eran gli Uberti, che deli- 
berarono, per veruD mo'do lasciar passare cosi faita ingiuria 
senza vendetta. Ma la disputa era m che guisa (1; quando il 
Mbsca de* Lamberti il quale era del numero de' parenti, essendo 
piu dl cia«Oun altro infurjato, si l^v6 so, e^disse: Quivi non £a 
bisogoo di tante questioni, cosa fatta capo ha (volei^do di^e, 
uccidiamolo e cos\ al fdtto sark dato prinoipio). N^ si stette a 
perder tempo ; perch^ essendo essi ragunaii la mattina d«lla 
Pasqua in casa gli Amidei da Saiito Stefano, veggendo venir 
d*oltr'Arno Buondelmonte in su uno paljafreno bianco, ^estito 
nobilmente d'una roba bianca^ si spinsono innanzi, e essendo 
gik Buondelmonte arrivato a'pi^ del Ponte vecchio, di qua 
appunto a pie del pilastro, ove-eraallor Tantica statua di Marte 
(cosa fatale alle calamita e rovine della citta), quiyi impetuo- 
samente Tassalirono, enon potendo egli solo a tanti coftra- 
stare, in poco d'ora Tatterrarono di cavallo e uccisonlo, essendo 
nella morte di lui inten'enuti lo Schiatta degli Ubertivil Mosca 
de* Lamberti, Lamberlaccio Amidei, Oderigo Fifanti e uno dei 
conti de'Gangalaodi, cosi era delta la sua famiglia, non perch^ 
ci5 fusse titolo di contado. Quesla iporte tosto che fti intesa dai 
Buondelmontl, lasciato il pianto inutile. e le lacrime Vane da 

f)arte, corsono a prender rarme, e m6titre s*armavano furono 
e case lore ripiene dagli amici* e da* parenti proferendosi per 
coroi)agni della vendetta. II somigliante*fn fatto verso gli occi- 
ditori di Buondelmonte ; onde non si vedea altro per la cittk 
che arme, e uno strepito avea pieno gli orecchi di ognuno^os^ 

(I) Dulnto die cosi sia stato scritto, .sebbe&e staidpato in yece del yid 
proprio in guisa che ciod* era a tali termini pei quaU Mosca si le»d 
su, ccc. , - i 



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[An. 1215] LIBRO PRIMO 168 

gnude delserrare delle- botteghe, deirasserragliar \$ strade, 
del ripafarsi e farsi forte oiascQno nelie sue contrade, eonie 
se i nimici avesfiero occupata ia cittk. Onde i vecchi che si 
ikordavano delle sciagure succedqte net 77 per le gare le 
qwali erano corse tra quel che guidavano U comune e la fami- 
glia degli Uberti,.dubitaTaDO cbe la citta.ch'era incominciata 
a fiorire, di nuovo non s'avesse aguastare d'uomini e di edi- 
ficii; e noopotendo a' soprastanti mail riparare, aspettavaoo 
con amariludine la rovina della lor patria. Solo i giovani, e 
quBlle sorte di genii i quali inutili alia Repubblica sogliono 
fendare le lor speranze nelle novitk, gioivano e rallegravansi 
di (anti scompigli ;* parendo loro di poter in cosi fatte occa- 
sioni, senza freno di leggi, e senza tema di magistrati, in qua- 
luoque mode saziar le disoneste voglie loro. Gli assalti furono 
diversi'^e le battaglie crudeli e sanguinose. Le quali non vno 
Q due anni, come fu Taltra contesa degli Uberti, mh gFinteri 
secoli persererarono, potendosi non mica favoleggiando • poe- 
ticatnente ma con verita dire: non ^i minor c^iamitk essere 
state a Firenze le disar\'enturate bellezze della giovane dei 
Donali, cbe airantica TFoia fuss^ro gik state quelle della greca 
Eleqa; perciocch^ per questa calpestata strada. della femmi- 
nile beliezza entrarono in Eirenze gPinfausti e abominevoli 
norai di Guelfo e' di GfUbellino (1). I quali trionfando degli 
animi de' pazzi cittadini,* la misera cittk variamepte lacerarono 
COD acerba ricordazion^di quelli infelici se<!oli, ma non con 
mioor gioia (chi queste cose aodra considerando) della tran- 
quillity de' present! tempi. Conciossiacosachb tutti i cittadini 
in due* si divisQno altri seguendo i Buondelmonti, e costoro si 
chiamarono Gttelfi, altri accostandosi agli Uberti (perciocch^ 
essi si feciono capo deiraltra'setta) e questi erano compresi 
sotto il nonoe di Ghihellini, s\ fattaifiente che di setiantadue 
famiglie, che in quel tempo si conta essere state a Firenze di 
qualche fama, le trentanove divennero guelfe e il rimanente 
gJubelUne; le qoali non nx'incresceiebbe di nominare, se di 
quin a poco ad altta occasione non ci occorresse di far di loro 
menzione. 

•Mentre la cittk di Firenze da' cattivi umori che in lei si erano 
sbscitati era ioferma , il pontefice Innocenzio aperto un con- 
alio in S. Cio. Lalerano, il piu celebre di quanti ne fossero 
mai stati in Italia (2', invitava i principi cri&tiani alia ricupe- 

(1) Deve dir rientraronOt. perM gia li disse.cntrati ranno.1169 o in 
quel tomo 

. (2) In questo Concilio fu resa d'obbligo e di precetio la Confemone, 
fu detmitivamente .coodaoDato il matrtmonio de' preii, e prese allre mi- 
SBfie per b disdplina ecclesiastica, furono ricoaosciuti e lodati ^i^rdini 
bteschi dft'^Franccscani e de' Domenicani.- H papa mori a' 17 luglio 1216. 



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164 DBLL*ISTORIB VIOBBNTINB [AM. 1217]- 

razione di G^rusalemme, avvampato di vergogna nel volto die 
quella cittk nella quale viss€ ^ moti it Redentor6 della nostra 
salute , e che cod tanta gloria de* cristiani €ento sedici aunt 
addietro di mano d'infedeli era stata ricuperata, di nuovo si 
ritrorasse in poter loro, n^ si iisasse ogni sforzo possibile di 
riaverla; ne' quali pensieri occupato la stiite dell'anao seguente, 
passd.di questa Tfta in Perugia; avendo con singolar lode del 
nome suo, e gloria di Dio retto diciotto anni, sei mesi, e dieci 
giorni il pontificate. .Degno successore di. tanto ponlefice fa 
stimato Cinzio Savello, ancor egli noliil romano il quale preso 
nome d'Onorio 111 , lutlo si diede a (trosesuir rinconiinciata 
opera deU'impre^a di Terra Santa, spmto onre il debito suo ai 
far questo, da un certo divino presagio che gli dava certa spe-. 
ranza che in tempo suo s'avessd a far tal acquisto ; imper<>ccfa^ 
si TaccoD^ara in quel tempo, che trovandosi egli a* senrigi del 
cardinale tiiacinto, che fu poi Celestino III, tutto affannato Iq 
accattar danari perch^il cardinale suo, eletto da Clemente per 
ir lesato in Spagna^ non .aveva lAoneta, fu domandato da un 
vecchio di ceverenda gravity perch^ fusse cosi travagliato ; e 
rispostogli delta cagione, il budn vecchio gli sopraggiunse : or 
nan ti dare allanno, perch^ il tuo signer non andra altrknenti 
in Spaf^a. Come, pud qbesto es^er, disse allor Cinzio, se io so 
benissimo tale esser I'^rdine del papa, e son'mandato dal/nio 
cardinale a tutti ^li amioi suoi per provveder danaH per questo 
via^gio? Or non dubitar punto, disse4l ^^cchio, peroccn^ ci6 
ch*io'ti dico ^ cosl yero,.come h ancor vero che il papa si 
morrli di corto e 11 tuo cardinale gli $ark successore nel pon- 
tificato. Niuna speranza ai^a di cioil Savello, percSh^ fatto sem- 
bianti di npn polfirk) «r^Qre, s'era quasi spiccato da lui per 
andar via ; allora il buon veccliio : di pi i^ ti dico (diste ^egli) che 
il mio narlar^^ cosl verd come h ancor vero che oggi e stata 
presa Gerusalemme da' nimici« sark liberata la Terra Santa 
prima che tu asceftda,al pontificatb, e co^ detto gli disparve 
d'avAbti. Avendo dunque Onerio una fermacre<tencaii«ll*animo 
suo, chcT cosi avesse'a succedere, essendosi riscontfate tuUe 
Taltre cose esser vere, con ardentissime parole confortiiva e 
facea confortar ciascuno a questa impresa. Onde TaLnno 1217 
non solo d'italia, Qia d'altre pnivincie e specialmente di Ger- 
mania^ molti signori e nnmero infinito di j>rivat( s'invid per 
Tacquisto di Terra Santa ; fra' quali stanchi delle citili diseoitlie 
v'andarono molti Fiorentini cos\ della fazion gueUia, come della 
ghibellina. I nomi pf li chiari ricofdatidaRicordanoMalespini, 
perch^ noQ mi pare di doyerlipassar con silenzio, fiirond que- 
sti: Buonaguisis de'Galigai, Monte Soldanieri, Lamberto dei 
Lamberti, Francbino Ubriachi, Verdiand Infangati ^ F^derigo 
de' Pigli; tutti costoro erano ghibellini. Be* ffuelA v'andarono 
Giovanni della Vitella, Donato Donati, Ubaldo Tosinghi, Bo* 



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[Ah. ]219] UBftO PMMO. 165 

^Hco Bosticht e OrmaDQO degti Ormanni e alcuoi , i qaali io 
non troTo essere aDooverali tra le faiioni , che furono Aldo- 
Ibrandino de'Corbizzi, Maffeo degli Ubalbini e Florio detl'Arca, 
ma di tiUti h chiaro -e iUustre il noroe di Bumiaguisa ; ondA i 
suoi soccessori lasciato Tantico cognome de' Galigai, da cosi 
Dobile autore s*incominciarono ad appellare de* Buonaguisi. 
Quest! fu il primo cbe, combaMendosi Damiata TaDno 1218 (1), 
£alt5 su le jnura , • misevi U bandiera de* cf istiani con Fin- 
segna della sua pairia ; la <)ual vecata poscia a Firenze, merit6 
di es8er*npu(a!a tra i piCk mcltii ornameBti della cittk: sen- 
rendo Gio. VillaDi, il qual noon Fanno 1348 che ioflno a'suoi 
tempi si riserbava per cbiara memorta ^i quel fatto nel tempio 
di S Giovanni. 

Fermate alquanto per*quesia via le domesticbe brighe, i 
Fiorentini essendo in (][uest'anoo lor pedestk Otto da Ifandella 
nobile railanesQ, ripi^iarono gli antichi pensieri d'ampliare o 
di stabilice le cose del lor contado ; e trova^dosi in lor pqtere 
aver molte castella tolte alia signoria de* vicini conti « cattani, 
da motti de* quali non eran legittiniament» possedute, stima- 
roBo cosa necessaria di fermarle con legame maggiore che 
con quel delta forza ; e perci5 le condussoqo a farsi giurar 
fedeUk in quel modo che sogliono grinleriori a fare a* lor 
mag^ori, costiluendosi per lor suggetU e.vassalli. Questo rico- 
noscimento che voile la Repubblica, dovette essercagione che 
roolti nobili di contado donassero in queslo apno molle cose 
a] vescovQ Giovanni, come fec&Ubertino Inghinolfl, Ardiccione 
e Ubaldino Ugolini, Drucfdo Buonaocorso e lacopo fi^liuoli di 
Picchio, e forse aHri/i quali a Mdezzano, Pagliericcio, Lan- 
castro, Palude, Vezzano e a MontefiesoU donarono ierre, case, 
tB'kionl e vassalli al vescdvo. Era in queato tempo quella parte 
della citta che si c^iama olti'*Amo, grandemente ampFiata; 
perch^ parepdo'cosa malagovole, che tutti avessero a eondursi 
a passar di qua per la Pbnte vecchio , diedero ordine €he si 
gittassero 1 Ibndamenti d'yh nuovo ponte, il quale fu poi detto 
alla'Garraia. Fuor deDa propria patria in aTtra parte riluceva 
la virti^ delFindustria fiorentini , essendo podesta di Ferrara 
Fanno 4.21& Alberto Alamanni, il quale avendo da(a la Massa 
di Fiscaglia, luogo poslo nelPotesme di S. Giorffio, ad abitare 
a-doquanta uomini Fiodusse a condurvene, fra lo spazio d*un 
anno, seitecenlo, dugento de' quali dovessero essere armatt di 
arme gravi e cinquecento di.leggieri/ con oondizione che do- 
vendo alia comunitk di Ferrara giurar fedelt^^ non per6 mfd 
tODsei^issero di dover esser d*alcun ferrarese vassalli. A^giun- 
gono ancora scrittori delle cose de* Ferraresr aver costui nella 

(1) Fu verameota a* 5 di novembre 1310; e'a quaU'issadiCfo Fran- 
cesce d*Assisi, cbe predicd bene, ma m vano, di cristianiti al SiiHano. 

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166 dell'istor;b fiorkntinb [An. 1220] 

cittli istessa di Ferrara fatto ntiovi borghi e per Taggiunta di 
nuove coatrade anipliati quartieri, e lascialo di lui in quella 
citt^, per esser regislrato il suo nome nel iibro de'toro sta-f 
tiiti, perpetua memoria (1). Essendo Tanno 1219 passato quia- 
tissirao a* Fiorentini, nel 20 venuto che fu podesta oella citt^ 
Ugo del Grotto di Pisa, si fece acquisto del castello di Morlen- 
nana , il quale era de' Squarcialupi , pih per trattato che per 
forza d*arii>e, percioccli^ era moko forJej-onde a-colui che in 
ci5 s*adoper6 fu per«6e ei suoi discendenti concedutaperpetua 
franchigia in Firenze d'ogni gravezza del comune. Gompiessi 
anc6raii ponle alia Garraia, it qua! per un tempo a distin/ione 
del vecchio, non essendovene piii che'due, il Ponle nuovo si 
(lomand6. Ma cosa di leggier memento diede principio , non 
senza ^alcuA aifanno , a' nuovi onori^ e riputazione della Re- 
pubblica. 

Era venuto in Roma Timperatore Federi^o per prender la 
corona deirimperio, come b costume degrimperadori ; a cui 
si mand5 di Firenze, siccome fecero quasi tutte le ciltli d*Ilalia, 
una nobile amba^ceria. Ora essendo questi ambasciadofi da 
un cardinal romano per onorarli convitali a desinar sec<y , 
venae ad un di lore essendo a tavola veduto un canin molta 
bello; il quale avendolo molto commendato, gli fu dal cardinal 
proferto, stimdndo ^el cortese sigqore cotal done convenirsi 

(1) Ih questo anno th)vandosi podesta di Firenze Alberto da MandcIIa^ 
non so quelle che si atteues^e ah podest» passato, ollre alP^ssere della 
m(;desima patria e fluniglia. 1 ctyUi Guido, Tegnno, Ruggieri, Marcovaldo 
e AghinoUo figliuoli- del gik conle Guido Guerra de' conti Guidi s'obblig^- 
rono a* 24 d*aprile di tenere a onoredel Gomuiif di Firenze ii c^^elledi 
Montemurio, e di non alTenadOf nd alia Chiesa, n^ ad altri, e di far con 
esso guerra a cht volessero.i Fiorcfttini^ con far'obbHgare quelli abitanti 
a dare 4)gn*anno a* 24 di giugne un cero di'quaranta libbre ^\\a cbiesa cB 
S. Gio.- Battist^. Questo ^ quel Montemniioche fu poi. Ditto illustre per 
la rotta di Filippo e di Piero Strozzi e degli aUrf.fuonisciti fiorei^lini nel- 
Tentrare del principato del granduca Gosimo. I conti avendo per. tale ob- 
bligazione ripevuto dalla Repubblica cinquemila lire di btion denari pisani, 
vollero che per la pena che s'erau pbsti di dQemila marche d*argento sempre 
che manc-assei-o di quanto avean promesso, st^^ssero- obbligatt ilorcastelli 
di Monlevarchi, di Loro, di Pozzo, di Lanciolina, della Trapppla, e <fi 
Vescia con ogn'altro castello e fcdeli che avessero nel Valdamo dalUuna 
banda e dairaltra d'Arno ('). A. U G. 

C) Di qu^ta feccenda dei Guidi A. il f. pose il principio airanno 1209*. H 
G. qui pone altro usando anche le parole del V^ tna virgolundole come 
proprie, h nude spostaAdoIe. Vedete U iiot» posta all'aggiunta di it. il O. al- 
ruUDO 1254. 



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[An. 1221] LiBRO PKiuo. 167 

meglio ad uomini, che abbiano doane in casa, che a* preti. II 
d) segoente non avendo ancora Fambasciador florentino man- 
dato a pigltarsi It canino, fur convitati gli ambasciadori pisani 
e (porae<iuando H male ha a succedere la strada h pVeparata), 
tenne ad un di loro una simil vogtia, cof molto commendarlo, 
d'aver il cane. E il cardinale poco ricordevole di non •essere 
piik^ suo, avendolo altrui donatp, al pisano il profersfs. Ma il 
norentino a cui prima era stato promesso, fu anche il primo 
ad iTerlo, non avendo piii che alia seguente mattina indugiato 
di mandar per esso, Onde quando 11 pisano vi inand5, trovd 
gi^ il cane essere stato donato ad uno degli ambasciadori fio- 
rentiai. La qual cosa si foHe gli dolse, recandolasi ad onta e 
a Tiliania. t^he incemtjatosi cd florentino, senzaspiar la ca- 
giohe per che egli prima avulo Tavesse, venne seco a sconce 
parole e dalle parole alle main, nella qual coiftesa essendo i 
Pisani molto bene ^ccompagnati, i Piorentini ebbero 11 peggio; 
*di che agli altri Piorentini, de'quali il nuipero era grande in 
Roma, SI per lor private faccende e si per trovarsi alia coro- 
nazioneddirimpetadore, dolsegtandemente, e di costorom'olto 
pid a Oderigo Fifaoti il quale, essendo cavaliere e di famiglia 
moho nobile. riputava, queiringiuria essendo fatta ad uomiai 
che rappresentavaiTola sua Repubblica, d' essere stata fatta alia 
persona propria ; « per (jiiesto fJittosi capo e autor deUa ven- 
detta, convocatl * molti giovani fiorentini e fattigli stare a or- 
dine, quando vide il tempo opportune assail gli ambasciadori 
pfsani e condusseli malapa^nte, essendqsi a giudicio di ciar 
scuno a pieno e as|)rara.ente vendicato. Le notelle* di c^uesla 
briga amvate a Pisa penetrardlio altamente ne* petti de* Pisani, 
parpndo lore d*essere stati ingiuriati da loro inferigri; perche 
non veggendo. mriglior via da vendicarsi, itecer sostenere tutte 
1« robe e raercanzie che i Fiorentini aveano in Pisa, che non 
erano pocfie. .1 Fiorentini, essendo gih sbprag^iunto 11 nuovo 
anno 132U mandarono per Joro amDasciadori pregando i Pi-, 
sani, che* non volessero per private contest* de^loro-6ittadini 
romper la pubblica amistii , ma che reslassero contenti di far 
liberar i beni de* lor citiadini, ricordandosl che degli scandal! 
sticceduti eratk prima stati origine i Pisani che i Fiorentini, e 
Dondimeno ch&ogni vdta chexouoscerdnno i lor cittadini es- 
sersi portati contro H dotere, non lascieranno df punirli seve- 
ramente. I Pisani, tacendo Taltre 'cose, rispoudevano fihal- 
mente le lor robe esserbarattate, e perquestonon trovar modb 
corae poterie restilotre. Incresceva piCl a' Fiorentini la perdita 
iella riputazione che de^axoba^, e-lia si erano lasciati inten- 
(lere che avrebbon preso in can^io tante balle di capecchio, 
purch^ nel cospetlo del mondo nori parfesser del tutto 4'esser 
disprezzati da* ror vkinirMa iPisani stavano duri e per molto 
tempo che si fusse posto in mezzo, non potendosi in conto 

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168 dbll'istoiub viOHBirriNB [Ajr. 139^ 

alcuDQ. raddolcire, costrinsono i Fiorentiiii a protestarsi che , 
^enon eran loro restituitele cose tolte, moYerebbbn ia guerra. 
I PisaDi orgogliosamente risposono , che qualora i Fiopentinf 
uscisser fiiori a bsie contrp di essi , rammeEzerebbon loro U 
via: Onde rimossa ogni speranza di concordia, s'attese a* prov- 
redimenti della guerra; la auale mentre s'appareccbiavaf per- 
ch^ i Qimici eran potenti, s udivano secondo il costume i ran- 
marichii delpopolo, biasimando Tinsolenze de* nobili ehe prtma 
I'ambuioae jdegli Uberti, poi la libidioe de* BQondeknonfc» e 
ora la pazzia de' Fifanti metiesse in pericok) la lor Repub- 
blica; ma glLaitri pieni di buon aoimo d^cevano, che lecose 
passate senza dubbio non si potean mol(b difendere, ma che 
la presente era un'in^uria che non s'avea ip conio. alcoBO 9 
tollerare, e ohe Oderigp Fifanti avea fitto da buoti cittadino 
e da val'ente cavaliere a non permettere che i loro ambascia- 
dori rimanessero villaneggiati da* Pisani* e che speravano fer- 
mamente in Dio che alia giusCizia della causa loro Tesito e la 
fortima della battaglia sarebbono rispondienti. Entrato dunq[ue 
Tanno 1^2, e consumato parte di essb ad assolder genti e 
cavaHi, si mand5 fuori Tesercito del mese di luglio per con- 
durlo sopra la cittli di Pisa. Ma i Pisani, i quali s*eranQ vantati 
di scortar (1) loro il^cammino, se gli fe(%ro incontco in un 
luogo detto Gastelle del Bosco, ove/essendo gli esercitia vista 
e per venire alia gioiliatat <;redesi il capitano de' Pisani aver 
parlato a* suoi in questa maniera: Se io vi cQndu)cessi, j^oldalT 
miei, contra uq popolo cosi potente e di quella riputazione che 
h il nostre, io m ing^gnerei di riscaldarvini portarvi valerosa- 
mente in quesila giornata con tatte quelle arti modi che so- 

gioQO tenere i capitani co*loro toldati quando si ha a fare on 
tto d*ardke ; ma noi abbiamo a far^ co* Jiprentini, de* quali 
niun'altra prova si conta in flno a quesl'oca, se non Taver con- 
teso CO* contadini del loi' contado Tavere spoffUato iniqua- 
mente certi poveri signpretti, loro vicini, delie Tqi:o ca^tella ; 
' per che a me> parrebbe far torto alia virtii vostra^^ e-anche a 
me medesimo, se combattendo con loro io avessi aiisar con 
voi tutte <)uelle solennitk che si costumano quando si combatte 
congiiisti nimici, ch^ a diril vero questa gente^ pi(l awezza 
a far prede^ scorrerie, che a combattere, ed h uscita ora contra 
di noi appunto, come se andassono ad osieggiar fttontemurlo 
Semifonle ; e stimano (cosi Tha fatti prosuntuosi Taltfui (Jiebo- 
lezza) esser tapto il' contender co' Pisani, come seavesseco per 
awersari gli Squarcialupi e i conti .dr Gapraia ; talch^ pet ab- 
bassar questa superbia , vi fa pi4 tosto mestiere d'usare Im 
certo sdegno che abbiano osato di voler venire a competenza 

(1) Scortare, ciod : far eorlo, ranuD«tt«rlo> ifn% dissero i&qaaii, ikMi 
permettere che giiufessero sino alk citti. 



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[kn. 1222J LiBRo PMBO. 169 

€Ott es80 Doi, ch« yalerri di queU'ardiFe che avete spesto mo- 
stralo io tante gloriole battaglie di mare. Invesiiamoli dunque 
aBimosameale, e facciarao cbe tanti poveri si^ori, i quali 
▼irono miseramente spogliati da «olesti. ladrooi , ci renaano 
imraortali grazie d^aver oggt spento cosi ayara e rapacissima 
geoerazioDe. — Quesii furono i brevi conforti del capitaho 
P&aoo, pieno di'aiiel fasto e i^terigia che era allora naiurale 
a quelto nazion^. Ma n^ il capitano dd* Fiorentini lascid d'ac- 
ceedere i suoi a portaru da aomini forti, coa cost fatte parole : 
lo crederei per av?enUira, soldati miei (tanta h og^ ia ripula- 
zione de' Piianl* o perdir meglio tanta stimano eghno di esser 
{^rande la lor ppteDza),*che.mt fusse bUogno usar molti sti- 
moll per rineorarri, se noi come siamq assalitori fussimo assa- 
liti; ma Taier noi preso \h arroi contra essi, e usciti di casa 
nostra per trovarli m su i loro tenitohi e infino aUe mura del- 
I'istessa loro cittib, se essi ci avessero Tolutoaspettace, vi pu6 
render sicuri^he ct6 nasce perch^ abbiamo piii animo di vin- 
cerli/che sospetto d'esaer vinti; e roi medesimi^ essendori 
mossi con questo pensiero, stimo che aspettiate da me piik il 
cenno della battagiia. dtie conforti a inajiimirvi a combatteH^, 
massimamente cbe noi nod siamo stati costretti a pigliare 
anesto partite forzatamente, ma qsinti da nn giusto e onorato 
desiderio di mostrar loro quanto foUemente si sono portati a 
dispregiare la nostra amicizia. Ghe maggior pegno'vi pu6es- 
sere della vitloria^ che Taver ormai un anno che Tabbiamo 
protestato (I), la ^ uerra? quasi dire< armatevi, assoldate^enti, 
conducete cavaUi . chiamate capitani , e metteteyi a ordme a 
Toslro boU'agio, imh vegliamo venirvia provare se riuscite 
co8ij>rodi e valenti in terra, come vi gloriate d'essere in mare. 
€redo ben io che'-easi stimino di combattere ofa in su le loro 
galee, e quindi nasoa che sono renuti cosi vifforosi a trorarci ; 
ma le battaglie di mare sono molto diverse da quelle di terra, 
siate certi , soldati mi6i, che combatte in mare pii!k un noc- 
diiero che sappia dar la volta a tempo a 4ina galea , piii la 
maesiria deUe ciurme, de' remaVori, che dice la cturma? piii 
le yete, e i vejtti, e Tonde del mare, che i soldati. Ma dove la 

(1) Ranalli nelTedinone del BatelU 1846alU^r sostitul hro, cioi ai 
PUmi, ma dorea acooiYersi che U sense non cerre. Il qual seasofper causa 
ddW taTareioni troppo famigUari airaotore viiole che la V lia pronoms 
li'mierra. VhoI dire : abbianut oggi ^ueila guerra che armai^ da un anno 
Mmmo proie^aio di vokr far loiro. 

IK qaesle iuversioiH e del (iggvle abbiamo fiittQ avrerteaae a pli di 
piCioa ^ Dhiord che rAmmirato fece per TacUo e cbe in quesU Bi- 
W ielg eg papolmrer sobo stati ammessi insieme coi nofttri avvisi e com- 



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170 dell'istohie piorbntine [An. 1224) 

fortuna del tombattere h sola riposta nelle destre e nei petti 
4egli uomini yaloro^, e i poltroni e i timidi non pendoRO aalle 
speranze deironde e dei venti, la cosa precede aitrimenti. La- 
sciateli accorgere che loro convenga star fermi, edover aspettar 
il Bimieo su la terra stabile senza I'aiuto di quei lor legtii, che 
Tabbiano a girar ora in ana parte, e ora in un*altra a' guidii 
di uno spettacolo, ch6 Toi yegli yedrete fuggife dinaozi conv^ 
tanti cervi: Perch^ dunque perdo io inntiltnenle qae^to tempo, 
togliehdolo al vostro onore e alia vostra gloria? Con le quali 
esimili parole, ayendoi •capita ni confortato i Ibr soldatie non 
restando Mtro cbe.fare*, si diede il segno alle trombe, eigU 
eserciti si andarono a-in.contrare.cen pari ferpcia, ma non con 
egual fortuna, perciocch^ o fusse dairnn canto Tinsolito coi- 
stume del combattere, o lo sdegno che aggiugneva dalfalth) 
for3;e e ardire a* F4orentini, dopo quel primiero impetuoso as- 
salto, i Pisani rimasono sconflttfc; essendopervenuli vivi in 

{)Oter de*nimici pih di mille trecento di loro, e fra questi quasi 
a maggior parte della nobilta pisana. I quali cendotti 11 di 
segoentea Firenze feciono parer piili sojenne la festivity della 
Maddalena. Dicesi c]\e giunti nel, Duomo, ove allora abitara il 
podesta, o quasi tutte le cose pubbliche'che si-fac€vffna,'Tol- 
tando gli occhialle colonrte-dei porfido da essi mandate a* Fio- 
rentini , Je quali avanti la por(a del tempio erano collocate, 
obbero un'amarissima x'appresenCazione norf meno de* lor pas- 
sali trionfi che della presente disavverrtura , considerandO:dt 
vedere con occhi da nimici e da prigioni iloro antichi trofei 
mandati a quel popolb, a oui ora servivano per segno perpetuo 
della loro poi mal conservata amicizia e confederazione. 

Era entrato I'anno 1223, e in Firenze era venuto podest^ 
Gherardo OrlAndi, quando gli uomini del'castelk) di Fighne 
posto in Yaldamo, il quale era moUo forte e po'ssente dig^nte 
e diricchezze, si ribellarono a^Fiorentini. I (piali andativi cob 
Tesercito gli diedono il guasto intotno, e perch^ nol poterono 
aver per fofza, e sopraggiu^neva.il verno e bisognava mandar 
le genti alle stanze, yi si edified per batifoile (quelle che ora 
con voc^ militare chiamiamo forte) il castello deU'Andsa, 
acciocch^ potendovi star continuamente una guardia, a' Fio- 
rentini riman^sse sempre aperta la strada di poter far guerra 
a' nimici dappresso.' Ma il pontefice Onorios sdegnato che la 
RepubWica aVesse agraraerite proceduto contra Ildebrando 
vescovo di Fidsole/commise al vescovo di Modena ir quale si 
Titrovava in firenze che amlnoniss^ il podesta, i consiglieri 6 
il popolo della citt^ che, se non facevano Tammenda dellMn- 
giune fatte al vescovo, sarebboho ^ti interdettt Al qtfal ve- 
scovo Ildebrando Panno 1224 gli abitatori di Fiesolecosi nobili 
come altn, giaranp fedeltk, come fanno ancor <{uet ^ Turic-^ 
chio , e in altro tempo quei di Monteloro , di Gasiiglione, di 



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JAN. 1328] LIBRO PRIMO. 171 

MoD^bonello e della Rufina, son ayendo apche la fiepubblica 
tirato a s^ la superiorila di tuttcT le cose. In questo anno trovo 
ess6r stato podestli di Firenze Torello da Contrada (I). L'anno 
1226 affreUarono i prosperi successi de' Fiorentini i conti Guidi 
a vendere Mool^dicroce gik rovinato dalFa Repubblica con Mon- 
terotonde e con Galiga al vescoVo di Firenze; aiutato a-com- 
prarli de'danari della Repubblica, la quale vedendo che rim- 
perador»Federigo s*andavatutto di scuoprendo maggior nimico 
di^santa Chiesa e.che i conti Guidi erano della sua fazione avea 
oltre mode caro teuer discosto i conti il pid che potea dalle lor 
mura. N^ fu vano il disegno de* Fiorentini, poich^ morto nei 
primi mesi.dell'anno 1227 il pontefice Gnorip^^), e succedo- 
togli Gregorio IX nipote d'lnnQcenzio III t3), non che Timpe- 
radore s'andasse mitigando, crebbe ireUira e negli sdegni <;ol 
Duovo'ponteflce. 

Meotre intauto i ma^giori priocipi a maggior cose sono 
occupati, restava largo. a* minori potenlati il campo d'andar 
diffinend<;> tra lore 'con -rarrae i lor odii, come avvenne Tanno 
12^8 tra i Fiorentini e i Pistoiesi, i quali iraftando male quelU 
di*Montemurlo,.e essendo stati piQ voile richiesli da Fioren- 
tini che cessassero dal molestarli, non se ne aveano mai 
voluto rimanere. Onde essendo podestli Andrea di.Iacopo da 
Peragfa, la Repubblica 'li giudic5 per nimici, e condusseli 
IVsercito mtornp le mura, e "non pojendo insignorirsi della 
citla, posono 4uoto a'borghi e guastarono tutio il c^ntado; 
oltre a ci5 disfeciono le forti torri di Monteflore e costrin- 
SODO a(d arrendersi il castello di Carmignano; perch^ veggen- 
dosi ridoHi & duro partito domandarono la pace ai Fioretktini , 
obbligandosi -di osseFvare per mantenimento ^ essa tutte 
quelle leggi ^ capitolazioni che da es&i fossero proposte ; tra 
le ouali una fu che una torre alta cento venti braccia, ia 
quale era in sulla r6cca di Carnngaano, fosse gettata in terra. 
Imperocch^ io essa fcosi erano semplicemenle di^petto^i gli 
uoraini'in quelli tempi) eran due braccia di marmo, He mani 

(1) Nel 1225 di marzo Mosca Lamfeerti con altri della fafniglid , e di 
>prUe Mansoppio della Tosa'con aftri della Tosa, vendono alia RepubbKaa, 
e per lei a Beroardo del gi^ Pio de* Manfcedi^'il-casteHo di Trevalle si- 
tttUo tra* Pivteri di Galanzaao e di Carraia, per prezzo di einquecento lire 
^ tmoQ denari pisaoi per ciasoma parte, donando alia Repubblica qaello 
che il easteit) fosse vahito da vantaggio. A. il G. 

(^) Questo papa ottenne da Federigo U il dei^reto di morte contro gli 
wetici, prezzo della corona imperiale che gH pose in capo. -Gli ereticvfor- 
ittcolavano percfa^ gli scandal! della gente di chiesa erano superlori aHe 
Mliitositi della gente volgafc. 

(3) Altri dice oogino ; era vecchio di 85 anni, exaiopd sin quasi ai 100» 



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172 dbll' isTORiB vioMfrriNK [An. 1228] 

delle quaU f^ceaa le 6che a Firenze ; da che la plebe* lloren- 
tina, qoaodo era lor mostrala moneta o altra cosa, solea dir 
per rini[>roccio : io non la veg^o perch^ m'^ dinanei lo rdcda 
di GarmignaDO (1). Ouesto h il primo anno, nel quale si fa 
menziODe dt esser i Fiorentini andati a oste col Carroccio e 
con 4a campana, i quali inslnimenti, perch^ furono delle pii^ 
aoleom pompe che quella rozza antichita coslumassed'avere 
nelle opere della guerra, non sark per avyentura fuor di pro- 
pesito mostrare, che cose elle si fussero; perciocch^ se slmil 
noUzia non giorerk perch^ altri abbia a cavarne esetnpio nel- 
TeUi presence, non b per5 che da lei non si comprendii essersi 
inflno a que* tempi tenuto gran conto della militar disciplina, 
mostrando le solenfiitk e le cerimonie, studio ^ affetto tntorno 
4dle cose dove si adoperano. Era dnnque il Carroccio un carro 

(1) Gill notammo nella Memaria per la Vita dell^autore che rAmmiraU) 
il GiaYane ebbe a svo modo tronco e aggiunto cqsa or buona, or grave. 
(fiesta non si doTeva levare che ha tanta somi^Iianza col deUnda Carthago 
di Gatone, che finl allof che Cartagine venne distratta. 

A. a G. sformd questi due ultnnij>eriodi come s^e: « Perchd veg- 
gendosi f Pistoiesi ridotti a duro partito, si valsero del mezzo e deU'aU- 
loriti del cardinale Goffredo legato di santa Qiiesa (quelk) che poi raooo 
1343 succedd p^er pochi giomi nel jpontificato a Gregorio) per otteoer la 
pace, per la quale a* 27. di giugno nell'esercitd deTidrentini, alia presema 
del medesimo cardinale, Pietro Tordli podestii diPistoia con gli ambasdadod 
della ste&sa dtti promessero al podesti di Firenze: che confonae obe il 
ctQliaile aYea offerto nel consiglio ikirentino, i Pistoiesi si obbUgarano di 
Tar guerra e pace seceodo la volontii del jConiue di Firenze; che difea- 
derebbero i Fiorentini e la cose.loro; che gli (*) darebbero il casteOo di 
Carmignano, perchi disfitto restituissere loro il poggio sal quale noo vo- 
leYano i Pistoiesi poter pi(i febbricare, ma che ben llbererebbero da! bandi 
iatU i Carmignanesi, e restitoirebbero loro i b^ni; che le dtscordie de* Pi- 
atoiest cd^Luechesi, co* figliuoU del cohte Guido, col conte Alberto e conte 
Kidolfo sarebbero rimesse nel cardinale e ne* Fidrentihi, aUa4ichiarazioDe 
de* quali r Pistoidsi Tolevano stare, come se ne starebbero a quelle cbe 
ibsse detto da* Fiorentini in assenza del cardinale; come lurebbera ancon 
di queQe cbe potessere nascere , e cbe poXevano avere co* Pratesi', eoa 
pena di mille libbre d*oro da pagarsi al Gomune di Firenze in caso di imd- 
£anza, ean liir ghinr tuHo a* Pistoiesi da* 15 a* 70 aani (**)', mediaDte ie 
quaK pronessell podesti disse, che a Gooune di Firehze ^ifeoderebbe i 
P^iesi a le cose loro a tutto soo pote're. > 

(*) Anchf di questo gli per loro e per a loro abbia^ dh^mq in aTrerlMua 
ifiere uo« 8gram|aaUcatura da fuggirsi, e dove era solo di qoeato caio, p*^ 
'^ • * ilnW. 

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reodoci pih toato affar dl proDonsia rabbiamo ridoiti in U, 
• D Ci' era dlqoeU del tetiuti alia ami 



|Am. 12S9J UBRO PRUio. ITS 

di quattro mote oolonto tutto di rosso ; sa, doe grandi •n- 
tenne (1), dal quale yeottlava il graode steodale bianeo e Ter- 
mifflio deUa Repubblica. Era qaeslo tkato da ua grande e 
poderoso paio di buoi, di paoDO vermiglio coperti, i quali 
a questo wlo mestiere eraDO deputati. Quande la goerra era 
pabbliq^ta, i conti e vicioi baroni, e piik noblH e genUli cava- 
neridella citUt il traeTaoo deirOpera di S. Gioyanni, e con 
gnmde solennita in su la piatza di Mercato nnoro ooodocen- 
dole, il posavano ad un termine d*una pietrji tonda ^ a guisa 
di Garroccio intagliata, quivi- ritrovando molti forti e yaforosa 
gioyani del popolo a loro « rappresentanti tuUo il popolo fio- 
reDtinp i il eonsegnayano ; i quali parte. a cayallo e parte a 
pii CO* loro gonfaloni cembatteodo neUe battaglie, e d'io- 
tomo al detto Carroccio ammassandosi, qiiello a'sommo lor 
potere quasi cosa diyina di coasenrare e d*inalzare swinge- 
goayano (3). La campana simigUantemente, la quale era da 
essi allor delta la Martinella, tosto cbe Teste era bandita, nn 
mese innanzi che si moyesse, si posaya in sull'arco della porta 
di santa Maria (la quale era una chiesetta in capo di Mercato 
Dooyo], e del continue la faceyano sonare, e <|uando I'esercito 
si iQoyea, levayasi dal detto aroo e pbneyasi m su un castello 
di legname porlato da un atlre carro,.e cosi al auooo di essa 
Fesercito era ^uidato. Di queste due pompe si reirgea aniica- 
meiOo ne* iiaUi di guerra U signoril superbia del popolo fio- 
reotino. 

L'iaiHio 1229 si riippe la pace, e cominciossi la tern guerra 
tra i Fiorentini e i Sanesi per ayer costoro* 6)ntro le An- 
yenzioni fermate nel 7, di nuoyo iocominciato a molestar 
Montepuldailo, sopra il.qual castello del mese di giugno 
aveano condotto resercito. I Fiortatini essendo lor podestik 
Gioyanni di Boccaccio (^, andarono con Toste sopra i Sanesi ' 

(1) Nod era it carro sidle antenoe^ ma doe grandi antenne crao td cane. 
Per dd abbiara panteggtato come si yede diferso dalle, altre stampe. Ay- 
▼ertiamo fl valor yero del yeibo venHkire ondt se ae guardiao que* sen- 
YcnH che deiiiiisGap6 i conti defle entrate » delle uScite o pubbKcfae o 
pmatc. 

(3) ATTiad Ramdli che sotto la Joggia di Mercato nuovo esiste tuttora 
<|ae8to lastron^: cbe rappresenta una specie di Huota di marmi bianchi^ 
oeri. Wi si facevano baltere le natiche ai Miti, a Tista del potblico, per- 
^ fosse il fallimento in orrore, jcome conveqiva a citti mercantile. 

(3) 1 Sanesi del 1360 'decretarono che davanti al Carroccio ad onere 
dettadttie di Nostra Donna sua padrona giomo e notteardesse ana Ism* 
P«la. Ardttvio Siaheo ItaUono. Vol. XV; pag. XVI. 

(4) Dope aVer Ditto lega col Comnne d*Orvieto, nella quale s'eraa pro- 
neisi d*aiiitani run Taltro contro Sanesi tanto in soccorso di Monte^ 



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174 DELL'lSTOaiE FIOIkENTINE [ApT. 1530] 

il settembre e, non avendo trovali 1 nimici, diedono il guasto 
al cdntado, disfocendo Monteliscai casteUo non piu lontano 
di Siena che tre miglia e rovinando quaoto trovarono infino 
alia Pieve a Sancitla verso Chianti. L'arnio 1230 (I), vi»mCna- 
rono il Carrocoio xf -fedono maggiori danhi che nel primo ; 
perciocch^ oltre* che ebbono ardire di passar di lada^iena, 
e lasciandosela addietro, andace .infino a S. Quirico a Ro- 
senna, disteciono ^rnche il bagnb a Vignone, di^corr^^ndo con 
grandissime prede per Valdorcia iosino a Radicofani. Non si 
crede -esser slato ingrato -questobagno agli antichi Romani. 
ove infino a' pcesenti di, non solo si veggeno caratteri di 
tettere greche rosi dal tempo, ma parole latine* significanii 
esso essere stato luogo consagrato aiJe Ninfe. Egli Sa'nostri. 
tempi uno de' nobUi bagni d'ltalia', poich^ partecipando di 
ferro e aUume, con mescolamento non piccolo di zolfo, h 
utile a' deboli di stomaco e. a* convalescent!, medica il vizio 
delta sterilita, ^ buono contro.i catarri, consolida i rompi- 
menti dell'ossa, e le brutte macchie della- scabbia, ed altri 
maii procedenti dalVumidila dello stomaca, mirabilmente 
guarisce. I Fiorentini crudeli a questa volta contro i beneflcii 
della natura, sentendo che i Perugini, co' quali nen .aveano 
ancbe avuto oontesa aleuna, «ran'venutinn favop de* Sanesi, 
bastMor I'animo di passar. le Chiane, per gastigar non meno' 
i Perugini di quelto che avean fatU) i Sanesi, e anco'sbtto 
pretesto d*aver ragione nel Lago (2). Ma i Perugini, essepdo 
ricorsi per aiuto a'Homani, rafTrenarono-rimpet^ de'nuovi 
nimici, i quail tornati in su quelle di Siena sfogarono Tira 
nel lor contado, tagliando il Pino a Montecelestd , e diBfa*^ 
cendo ben venti luoghi ira castella e fortezze de* Sanesi ; e 
non cententi di ci5, tornando indietro, s*accamparo<io intocno 
le mura di Siena, la quale come che non potessero avere, 
nondimeno 'combattendo valorosamente nell*anliporto, mp- 
pono i serragli e entrando jne*borghi della -cillk vi feciono 
miile e dugento prigioni.'Noii era uscilo'aneor Tanno dopo 
Tesser lorpati di Siena, che sentirpfio che queUi di GaposeU 
vpli in Valdambra aveano con la- forza degli Arelini fatto scor- 
rerie nel Valdarno, danneggiando it conlado di Firenze; per 
la qual cosa v'andarono con Tesercilo e non se ne partirono 
finchf! non Tehbero per forza, e -spianaronlo infino a' fonda- 
menti. 11 che feciono* contra tostoro, non sold' secondo il lor 

ciano, qUanto in guenra .difensiva , senxa poter far pace che tuutamenle , 
soito pena di duemila marehe il'argento. " Ai U G. 

(1) Nel. quale fu podest^ la seconda volla Otto da Mondella mUanese. 

• AcilG. 

(2) Trasimeno.- 



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[Am. 1233] UBiio PiUMO. 175 

costume ma esiaodio Urati da grandiissiBio sdegiio per esser 
il luogo della diocesi di Fiesole e del dislretto di Firenze; 
poicb^ non ayendo i Pisani n^ i Sanesi, p\>poli potenti, po(uto 
cootra^are eon esse loro, avea un luogo ignobile e suddito 
avak) ardire di fare scorrerie nel coDtado fiorentino e di far 
lega a* danni iore con i popoli ferestieri. Queste cose acead- 
d^ quell' anne fuor della citt^; ma appunto nell'iiltimo 
giorno deU'aano (perciocch^ io non mi sono poUiio contenere 
di non pigtiare scriyeDdo Tanno, secondo il costume uuiver- 
sale della Chiesa romana, a caiende di gennaio (1) ) accadde 
dentro la cittk intorno a'iatti della religione co^a molto ma- 
ravigliosa: coneiosiacosachd ateado Uguccione^ sacerdote 
nelia chiesa di S. Ambrogiojl giorno innanzi, dbpb aver con- 
sacrato4i corpo di Cnslo, per yecchiezza non bene asciutto il 
calice, il <& appresso tomando al sacrifizio yi trovasse sangue 
yiyo. rappreso e incarnalo, come a tutte le monache 4el mo- 
nastero fu manifesto. La qual cosa per Firenze ^parsa, T'and5 
il prima d> dell'anno 1231. dV<solennissimo per la Circonci- 
sion del Sigiiore,*il'YescaYO deMa cittk, e trovate.dopo molte 
soUecite rnqnisizioni la cosa esser yera, mise il sanguer in una 
ampoila di crktallo; alia qual vedere non solo concorse il 
popolo per tuttQ quell'anno con grandissima riy^rento e di- 
yozione, ma ia memoria e yenerazione dt cosi gran jniracolo 
dura inflno a' presenti giomi, e per uomini e donne di ap- 
proyata fede ^i conferma in diyersi tempi e a diyersi casi per 
diyina permissione molte maraviglie^di quel sangne essersi 
yeda(e. Doyetle esser questa delle ultiiae ^zioni del buon ye^ 
scoYo Gioyanni, poiche in quest'anno'si yede essergli suc- 
cessore nel yescoyado Ardingo> buono e diiigente pastore 
ancar egli del gregge suo da Gregorio raccomandatogli.' 
L'anoo 1^32, i Sanesi ncm* pure come I'altre yolte iQciono 
guerra a MenW^ulciano, ma anco 16 presono, e malgrbdo dei 
Fiorenlini co'amali per mantanere la loro Irbertk si erano 
confedprati disfeciono tutte le inura e fortezze della terra. 
Questa^ calamiik dej Montepulcianesi increbbe crandemente 
a'Fidrentini parendp loro a*ayer gittate tutte le lor fatiche in 
vanp, ppiph^ essendosi*lanti anni affaticati per lo manteni- 
mento q riposo di quella terra, ota prima che le avessero 
potuto porgere alcun soccorso era cosi erudelroehfe stata ro- 
▼inata ; per 6he senza perder pjA tempo rfiisef o insieme un 
gagliard^ esercito, e essendo podesth di Firenze lacopo da 
Perogia, andarona sopra il contado di Siena mettehdo a ferro 
e a ^oco^oanto incontravano. Poi presono il castello di 
QuerciagroSM, quattro miglia d&tante dalla citta ed essendo 

(i) Lrtorentioi cominciayan Tanno legale o notarile ab incamatione 
ossia al 25 marzo. 



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178 dell'istorie fiorentine [An. 1235] 

Alesso, il cui fratello nominato Ghiarissimo, fu quello che 
fece la prima ampliazion della chiesa. 

Andossi poi di nuovo con I'esercito sopra la citla di Siena, 
Q vi si posero ad assediarla da tre parti ; ma non facendo al- 
cun profltto, ancorch^ con piii diflci (1) gitlassero nella citt^ 
grossissime pietre, sfogarono Tira, nianganandovidentro degU 
asini ed altre brutture. Contuttocio vi lornarono di nuovo 
Tanno 1234 a d*i 4 di luglio, esercitando la podesterfa in Fi- 
renze Giovanni del Giudice nobile cavalier romano, o discor- 
rendo per tutto il seguente mese d*agosto per lo contado del 
Sanesi disfeciono Asciano e Orgiale, e ben quarant'altro delle 
loro castella e ville posero per la mala via. Ma, come ave'ssero 
Dio per vondicatore delle loro sciagure, non pass6 qiteU'anno 
che senlirono il d\ del Natale del Signore un nuovo fuoco 
essersi appreso in Firenze, e aver quasi arso con danno gran- 
dissimo tuUo il borgo di piazza di oUr'Arno (2 e 3). 

Erano per le continue guerre molto indeboltte lo foi*zc dei 
Sanesi, e i Fiorentini essendqsi accorti, ch'essi non erano jer 

Poter regger piu lungo tempo si apparecchiavano d'andar 
anno 1^5 sopfa di loro con maggiori prowedimenti che per 
gli anni passali non avean fatto, essendo podesta della citta 
Compagnone del Poltrone, nobile cavalier mantovano. Questi 
preparamenti feciono piegar Taninio de' Sanesi, veggendo 
guasto il lor contado, a dimandar la pace a' Fiorentini, i quali 
usciii in campagna gia si erano accampati nel piano di Pog- 
gibonzi ; o intramettendovisi con la sua autorita il poutefice 
Gregorio per poterla con pii\ faciHth condurre a finOr il car- 
dinale Prenestino legato a far questa pace eletto dal pontefice 
rullinio giomo di giugno in campo e nel padiglione stesso 
del podestli Aorentino solennemente ne fece la pubblrcazione. 
Intervennero in questa pace cosi Ardingo vescovo di Firenze 
e il podestli Compagnone, e insiememente Ub»;rtino del Gesso 

(1) Ranalli tolse difici e pose edi/ici perch^ il Vocabolario della Crusca 
dice che qnella voce sta per questa. Ma lo stesso Vocabolario dice* che 
difici sta per macchina o ordigno. Noi abbiamo restiluila la prima, c 
buona, e vera dizione. 

(^J E inutile forse il dire che tutti questi incendii erano cagionati dal> 
Tesser Ic case molte In gran parte di legno, tutte poi coperle di paglia, 
che duro sui tetli ancora un secolo, e piCi. 

(3) Pur in questo mese il pontefice Cregorio non sentendo bene che la 
Repubblica non avesse dato soddisfiazione al vescovo di Fiesole per le taglie 
e colletttf levategli, conforme alKanimonimento avutone dal vescovo di Pe- 
rugia, scrive al vescovo di Firenze, che commetta a chi s*aspetta cbe per 
la prima seltimana di quaresima gli si roandi on sindaco per ^a^quello che 
la ragione richiedesse. ^ A. H Q. 



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[An. 1236] LiBRO primo. 179 

sindaco a ci5 specialmentc eletto dalla Re|)ubblica, come 
Buonfigiio vescovo di Siena e Bernardino de* Pii modanese lor 
pbdesta, con Buonagrazia, particolare lor sindaco in questo 
aflTare, e oUre a cosloro Pagano vescovo di Volterra, lldebrando 
vescovo di Fiesdle e Ranieri vesco>'o d'Orvieto con molti altri 
prelati e cavalieri ; dichiarando il legato fra le cose piii prin- 
cipalis che i Sanesi fussero (enuli a rifare Montepulciano , a 
non molestar Montalcino, e a restituire ci5 che avean toUo 
agU Orvietani, dovendo i Fiorentini restituire a' Sanesi i loro 

f>rigioni ogni volta che Montepulciano fosse rifatlo (1). Cessata 
a guerra di Siena, i Fiorentini si posarono per alcun tempo 
dalle cose di fuori , e attesono a godere i comodi delta pace. 
Imperocch^ essendo Tanno 1236 podesta di Firenze Ruba- 
conte di Mandella nobile milanese, gittarono sopra Arno il 
lerzo ponte, il quale dal nome del podestk infino a' present! 
tempi il ponte a Rubaconte^ chiamato (2). Somigliantemedte 
fecioDo lastricare tutte le vie delta citta , non essendo prima 
se non alcune poche vie maestre mattonate ; il che oltre la 
bellezza fu ^iudicato tornar anche comodo per la salute degli 
abitatori, difendendosi maggiormente dalFumidilh che gitta 
la terra. La Repubblica non solo 'rimase oltre modo soddis- 
falta della diligenza che in qiieste oosc avea usato il suo po- 
deslk, ma per pubblico decreto il giudic5 degno del pennone 
e della targa con Tarme della cilth, e per segno di singolar 
benivolenza e d'onore il ricoftferm6 podestk per lo nuovo anno 
1237; nel quale (3), essendo I'imperadore Federigo aira.«se- 
dio di Brescia, molti Fiorentini, cosi guolfl come ghibellini, 
si Irovarono in quella guerta piu per private studio, che in 
nome della lor Repubblica ; la quale sobbene avea gia com- 

(1) A' 4 poi di luglio Irovandosi in Firenze Gac la no di Salvi fiorentino, 
podesta d'Onieto, il Pollroni podesta di Firenze con il consenso de' con- 
soli, de' priori delta arli, e dieci buoni uomini di ciascun sesto (*), pro- 
messe al podesta d*Orvieto , che non ostante la pace seguita co' Sanesi 
quando quesli moleslassero gli Onietafii, che sarebbero in loro aiulo ("J, 
ric«Yendo simil promessa dal podesti^ d'Onieto in servizio de' Fiorentini. 

A. il G. 

<^) Oggi : Pofile alle Graue da una cappella al capo dcstro del ponte 
<l(ilicala alia Madonna degli Angeli. 

(3) Non stando i Sangimignanesi airaccofdatd co* Volterrani qualtro anni 
avaati dal podesta fiorentino, il [Kidest^ Mandella fu costretto di comandar 
'oro soUo pcna di niille raarchc d'argento di non far novita conlro a' ca- 
^telli di Montignoso e di Monteveltraio, e di eroendar le fatte. A. il G. 

'i Stsliere, o una dcUc set parti in cni era scgiiata la eittii. 
{*') Cio^: che i Fiorentini 8arebl)ern in aiulo degli Orvietani. Molto caUiva 
•^^iniilone di periodo. 



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180 DELL*ISTORIE FIORENTINE [All. 1239J 

preso il veleno delle parti nei membri , i quali erano i suoi 
cittadini, non era ancor penetrate nel cuore di essa Repub- 
blica (1), manlenendosi (juelli che reggevano il comune, non 
ostante tante perturbazioi)i« uniti nel beneficio universale 
della cittk. Ma Tanno 1238 per una ordinaria opera della na- 
tura fu presQ il popolo d*una insolila paura e spavento. Im- 
perocch^ essendo a' 3 di giugno in sull*ora di nona scurato 
tutto Torbe del sole per buono spazio » credettero ie femrni- 
nelle e gli uomini di simili cose ignoranti che quello fosse 
un segno che il mondo avesse a mancare o che alcun grande 
infortunio dovesse aH'uraana generazione avvenire. Altri sti- 
mavano quello dinotare Tabbassamento della Chiesa e Ie per- 
secuzioni e travagli che pativa il {)ontefice Gregorio dall im- 
perador Federigo; onde molti si volsono a frequentare i 
sacramenti ecclesiastici , conosciuto solo queslo sempre per 
ottimo e non mai fallace rimedio nei casi certi parimente e 
incerli(2). Ma senza alcun dubbio non solo alia Chiesa nocque 
rimperator Federigo, e a tulta Italia, ma spccialmente a ri- 
renze; poich^ restate vitlorioso delle guerre di Lombardia, 
con maggiore atrocita incorainci6 a sputare il veleno della sua 
rabbia centre i seguaci della Chiesa roniana. Neile quali mo- 
lestie entr5 Tanno 1239 (3] , nel quale come scrivono autori 
^ermani, n^ la Germania fu libera dalle sue persecuzioni; la 
quale, non ancora infetta del to^co delPeresie, ne volea piili 
per lo romano ponleflce, che non per lo tedesco sue irapera- 
dore; c contulloci5 come Iddio comparte spesso a' mortali i 
beni co* mali, non fu quel secolo nel nubile di tante tempeste 
privo di rhiarissimi ornamcnli,' come si scorse manifesta- 
mente in Firenze con la dotlrina d*Acchrso, illustrissimo illu- 
minatore dolia ragion civile. Cestui (4) nato nella villa di 



(1) Anche qui la gramatica h oflcsa. Qual d il verbo principale di la quale? 
qual ^ il nome o il rcggente del yerho penetrare? Poncle un fsso (veFcno) 
avanti a non era, e allora cMntenJeremo. Badioo i Piemontesi che noi 
siamo Ilaliani e adoperiamo nel linguaggio italiano Ie voci adottate.per 
cinque secoli dalla sapienza italo-latina, e non il linguaggio matto de* suoi 
meiodisti! 11 linguaggio da noi usato 6 inteso da 34 milioni, quello da 
metodisti nemmeno da chi pur Tusa ; pcrsecuzione o non persecuzionc che 
si faccia a chi paria come noi pariiamo. 

(9) Acquietava la coscienza di chi temca il (iniinondo o qualche grande 
punizione celeste. 

(3) Podestii della cilt& N. del Gesso, il quale ricevd in nome della Re- 
pubblica sotto la sua protezione e guardia Tabate di Coltibuono con lutt^ 
ie persone e beni del monastero. A. il G. 

(4) Francesco (Hglio) d'Accursio. V. Dante, Inferno XV. Mori nel 1229. 



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[An. 1240] LIBRO PRIMO. 181 

Bagnuolo posla a dirimpeUo di Montobuoni , di some rusti- 
cano. ioDanzi gli anni del Signore 1190, tanfoltre crebbe col 
lungo studio, col corso degli anni, e con la capacity grandis- 
sima del suo intellctto in quelia scienza , che come che da 
quel tempo ii} qua grandissimi uomini sicno surti in ouesta 
profession^ niuno gli ha tolto giammai il primo luogo cn'egli 
oUcnne in essa d'interprete ; anzi secondandolo ognuno, e da 
esso imparando, non meno alia dottrina e agli oracbli suoi si 
prcsta fcde di quello che si faccia a' propri giureconsulti (1). 
Crescevano tuttavia gli affanni del buon pontellce Tanno 1240, 
prosperando in contrario nelle cose apparenti Timperadore 
Federigo; ne* cui successori la divina giustizia, che hon Ta 
ralto, serbava forse d*avventar le saette della sua ira, poichd 
piii Yolfe scomiinicato , sempre ritroso e contumace , sotto 
varii colori, e non mai mancando di favorire per ogni via i 
concetti suoi, si era del cqntinuo opposto a' capi della Chiesa 
di Dio. Ma qual felicita potea dirsi la sua , costretto a incru- 
delire contra il primogenito suo, gih da lui creato Cesare, e 
pri?ato della dignitk mortosi nelle prigioni di Calabria? sen- 
tilo piii volte lo ribellioni infin dentro le domestiche mura 
da*piu cari e inlimi suoi? Vcndicatosi, ma che dilelto d*aver 
ogni d\ a esercitar non solo le mannaie e i capestri» ma in- 
soliti supplicii e pene inaudite? Copioso di figliuoli, ma con 
la morte.di S6i mogli, e forse di non minor numero di con- 
cubine? Vittorioso de' suoi nimici, ma per vincer quelli man- 
(enitore di Saracini, e favoreggiatore delle loro crudelth? In- 
tanto in Firenze era stato podesth in quest'anno Castellano di 
Caflferri; e quel che mi fa credere , che Timperatore alcuna 
auloritli vi esercitasse , h che io trovo Guidalolto , VoUo dal- 
rOrco e Ubaldino di Guicciardo eletti per Taccatto del futuro 
anno per conto de' soldati deirimperatore. II quale dalVusalo 

(1) Allora quegrinierpreti o insegnanti appellavansi maestn. Dopo 
<|uattro secoli quel titolo parve povero e vennci ftiort il profusore, lasciala 
ia maestranza alia musica, alia teologia, alia pittura e alle artt sorelle. A 
ogni modo chi insegnava era maestro; e il titolo rimqse anche a quelli 
^'a b e d'ogni cosa. La miseria degrinsegnanti fti grande quando i frati 
« i preti yivasero Tistnizione : la miseria partori la venalitik, questa la vilt^, 
e b riiU il dispre2zo dei pagtnti. Quando bisognd risollevar la classe de- 
gTinsegnanti, le fu dalo il titolo di professor e, e allora chi insegnava a 
WBoscer le lettere ^aWalfaheto e le cifre deirafcoco si trovd pari in titolo 
^ ^hi insegnava analasi matematica, eloqiienza, storia, filosofla, economia 
>Qiniale, ecc. Eranvi i titoli, mancavano le sostanze. Noi awertimmo 
^ Censore (periodico nostra del .1849) la sconvenienza ; gli abecedarii ci 
Gotten) mangiare ! Gran forza del vero ! — Ogni savio che insegna si gloria 
^ Utolo di maestro, essi ignorant! lo aborriscono. Sono giusti! 



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182 DKLL*ISTORIK FIORENTINE [An. 12411 

iiiodo di vivere non variando perch^ si variassoro le stagioni, 
fu ne' inedesimi pensieri trovato dell' anno 1241 (1), stanco 
omai il pontefice noo solo df' presenU mali, ma dalla ine- 
moria delle passate offese ricevute da Federigo; il quale pro- 
messo d'anaarc al passaggio d'oltremare , non cosi tosto 
Tanno 33 entr6 in nave in Brindisi, che prestamente in terra 
se ne ritorn5, sparsa fama che il papa gli volesse occuparc il 
reame di Napoli. Tornatovi per scorno Tanno 34 fece il pas- 
saggio, acqiiist5 la citth e il regno di Gerusalemme e in essa 
Terra Santa ne fii Tanno 35 re'coronato; ma conosciule le 
sue fraudi dal patriarca, da' Tempieri, da' Spedalieri, da' ca- 
pitanide' pellegrini, e da allri signori di Soria, furono ancor 
prestamente conosciute dal resto del mondo, quando apparito 
essere inganno ci5 che si era fatto, prestissimamente la citl^ 
e il regno di Gerusalemme ricadde m maho de' Saracini (2). 
Rotto 11 freno alia vergogna , fu I'anno 36 per esser raano- 
messa la persona stessa del pontefice in Roma, se ricorso alle 
teste de' beati apostoli Pietro e Paolo e quelle con solepnis- 
sime processioni, orazioni e digiuni portate per le piii celobri 
chiese di Roma, il popolo romano che era per abbandonarlo 
miracolosamente non si fusse volto a favorire il popteftce suo ; 
il che ripresse I'orgoglio e le ^peranze di Federigo. Ma quel 
che sopra ogn'altra cosa I'affliggea era, che convocati Tanno 
37 moUi prelati di Francia e d'lnghilterra al concillo ch'egli 
intendea di fare in Romagna, postisi moiti di loro per venire 
di Nizza per mare a Roma su legni de' Genovesi proweduti 
dal pontefice, assaliti da Enzo re di Sardigna, figliuol natu- 
rale di Federigo , tra porto Pisano e l' isola di Corsica , con 
Tarmala de' Pisani presso una piccola isola delta delta Mel- 
loria, qui fur tutli raiseramenleratliprigioni: de' quali coloro 
che quivi fur geltati in mare ebberpiii destra fortuna, avendo 
coloro i quali serbati a piu lenta ira sua fur confinati nelle 
prigioni ael regno, patito tutte quelle acerbitk che da nimico 
superbo e crudele siposson palire; a molti de' quali fendcndo 
la cotenna del capo in quatlro parti a guisa di croce, costoro 
chidmava i crociati suoi, poich^ il papa avea ancor egli contra 
di lui banditp la croce; onde si crede il successor suo pii^ per 
questo che per segno d'onore avere a' cardinali conceduto i 
cappelli rossi, perch6 si rammemorafisero d'aver per servigio 

(1) Ncl quale governava Firenze per podesli Goltifrcdo Conti. A. il G. 

(2) 11 papa avrebbe voluto che Federigo stesse lontano poich^ gli dava 
noia 4a sua cura di sostenere i diritti di re ; avrebbe anche voluto che 
avesse preso Gerusalemme pel* papa. Federigo prese Gerusalemme ma per 
s^, e per non islare in pefpetuo fiiori del regno il prese per Irallalo col 
Sultano. 



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|AX. 1243] LIBRO PRIMO. 183 

di Dio apparecchiato sempre il capo a palire il martirio. Ma 
che lasci6 di fare egli nel passato anno in Faenza, e in altre 
terre di Romagna a' danni di sanla Chiesa? Dalle quali cose 
afflitto Gregorio, vedendo in tanto timore e bassezza ridotta la 
Cbiesa di Dio, che non aveano i chierici pur animo di ram- 
maricarsi, non che di contrastare alia potenza di Federigo, 
nel mese^d'agosto del gi^ deUo anno pass5 santissimamenle 
di questa vita (1). Fu dopo seltanta giorni creato ponteflce e 
delto Celestino IV il cardinale Gofiredo di casa Castiglione, 
Bobile milanese, uomo di antica et^, e il quale alia cognizione 
delle leltere (la quale era non piccola) avea congiunto molta 
perizia degli alTari del moudo. La cui vita non si distese oltre 
il giorno 17 ; talch^ volendo i cardinali crear nuovo ponteflce, 
non sapevano sopra chi deporre in tempi cosi importuni peso 
si grave. Ma eglino furono an che a cio disaiutati dairimpe- 
ratore Federigo ; il quale veoutone I'anno 1242, nel quale si 
trovava podestli di Firenze Alberto Can ale , con esercito in- 
toroo le mura di Roma intendea di prendet vendetta de' Ro- 
mani, come egh dicea, suoi ribelli. Contuttoci5 mostratogli 
che oltre Taltre offese fatte a santa Chiesa, questo era un vo- 
lere impedire Telezione del ponteflce, anzi ch'egli dovea li- 
berar i due cardinali che con gli altri prelati avea fatto pri- 
gioni alia Melloria, si pieg5 in questo alle preghiere de' padri, 
e lasciata libera Roma rimise il cardinale Prenestino e il car- 
dinale Bianco in lor podesth ; i quali andali a incontrar da 
tutto il collegio de' cardinali infln in Anagni, quivi fu final- 
mente tenuto il conclave, e quivi dopo passati ventun mesi 
dalla morte di Celestino crearono Tanno 1243 (nel qualiB fu 
podestk di Firenze. Bernardino Rosso) , del mese di giugno, 
ponteflce Ottobuono del Fiesco nobilissimo genovese de' conti 
d'Alavagna (2) ; il qual voile nel suo pontiflcato esser chiamato 
Innocenzio )V. Cestui ancor che mentre era c$irdinale fusse 
amicissimo di Federigo, col vestirsi del man to pOntificio si spo- 
gli5 de' privali affetti. Onde richiese tostamente- I'imperatore, 
che dovesse come buono e cristiano principe restituire quel 
che a santa Chiesa avea occupato ; al cui governo trovandosi 
^gli proposto,, ancor che indegna mente , da Dio , non potea 
tare che alia pubblica causa non posponesse i particolari ri- 
spetti. Diedegli piii volte infenzione rimperatore di convenir 
seco e di restare in buona pdce con santa Chiesa, ma non ve- 
nendosene giammai a capo, il ponteflce su legni d'aroici e 

(1) Questo papa affidd rinqutsizione degli erelici a' Francescani e ai 
iKMBenicani. I prtmi semi d'inqiusizioDe sono del 1184, ma fii nel diritto 
e neU'oflicio dei vescovi. 

(2) Oggi Lavagna. E Cama cbe udita Federigo la nomina del Fiesco a papa 
il^ccsse: £ceo che not perdiamo un amko e acquistiamo un nemico. 

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184 dell'istoriie fiorentine [An. 1247] 

parent! suoi si fece di chelo I'anno 1214 couduri'e di Roma a 
Genova, e quivi alquanto soggiornato se ne and5 per la ria di 
Provenza a Lione. Ove ragunato un concilio di molti vescovi, 
crealovi dodici cardlnali, ai quali concedette il cappel rosso, 
per raostrar che bisognando esporrebboDO il lor capo alia 
spada per gloria di Dio (1) data la croce al re Luigi di Francia 
per andare airimpresa ai oltre mare (il qual re lu poi per le 
sue buone e preclare opere collocate nel numero de* santi) , 
cit6 anche Tiraperadore, perch^ in detto concilio d*alcune 
coipe che gli si opponevano venisse a purgarsi ; al qual concilio 
non essendo Vimperadore comparito, procedette Innoceozio 
Tanno 1245 a scomunicarlo, onde piCl che mai si suscitarono 
gagliarde le contese tra la Chiesa e I'lmpeho. N^ Fedengo 
manc5 punio con Tarme, con Tingegno, con git amici e con 
la potenza del danaio di far viva e potente la causa sua il piii 
che fusse possibile in tutte le cittk d'ltalia ; tra le quali sa- 
pendo egli in Firenze esser vive I'inclinazioni non piii verso 
la Chiesa, che in favor dell' Imperio, pens6 che quando egli 
porgesse aiuto allti fazion sua facilmente sarebbe a* Ghibellini 
riuscito di discacciare i Guelfl loro avversari, e cosl per con- 
scguente poter aver quella cittk tutta a sua devozione ; per 
questo ohre aver egli gia mandate Tahno 1246 genii in to- 
scana sotto Federigo principe d'Antiochia suo flgliuol natu- 
rale, fece con caldissime leitere e con solleciti messi inten- 
dere alia famiglia. degli Uberti (la quale era capo e quasi 
principe della parte ghibellina) che era il tempo di potersi 
appieno vendicare dei loro nimici , perciocch^ egli era per 
presiargli ogni aiuto e favore, quando ella si disponesse a 
saper conoscere il beneficio della fortuna. N^ a ci6 fu di molti 
confortl mestiere , perocch^ trovando per la morte di Buon- 
delmonte gli animi acconci a ricevere il cattivo seme , dod 
tard6 molto a nascerne I'amaro frutto della civile discordia, 
la quale ^ran^emente afilisse Tanno 1247 la citti^ di Firenze. 
Perch^ ogn'allro studio lasciato da parte , si corse di nuovo 
airarme, alle violenze, agrincendi, alle rapine, e a tutti quei 
mali, de' quali maggiori non si possono aspettare da barbari 
nimici, com batten dosi la citt^ in tutti i sei sesti can odio acer- 
bissimo, di giorno e dl notte; talchd parea una immagine di 
sei campi che contendessero insieme, de' quali quattro furono 
notabili per quattro forii luoghi Che possedevano i Ghibellini^ 
ove p6r questo le zuffe furon piii flere e piii sanguinose. In 
S. Piero Scheraggio combattevasi neUe case degli Dberti ; ie 
quali eiano ove ora h il palagio ducale. Quivi essendo egiino 
seguiti da' Fifanti » Infang^'ti , Amidei , Malespini e da quelli 
di Volognano pugn^vano aspramente co' Bagnesi, co' Puici e 

(i) Qutsti QoUzia de* CanUiudi inaDca alTedixioue del 1600. 

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[An. 1246] LiBRo PRfMo. 185 

CO* Guidalotti, le quail tre famiglie guelfe si tiravano dietro 
Gherardini, Foraboschi, Sacchetti, Manieri. que* da Quona, 
Lucardesi , €hiermoDtesi , Compiobbesi e Cavalcanti. Era 
I'altra pugna nel Duomo intorno la torre di Lancia de* cattani 
da Castiglione e da Cercina , con la qual famiglia concorre- 
^ano Barucci, Agolanti e Brunelleschi, che contendevano coi 
Tosinghi, Agli, Sizi e Arrigucci. L'altra battaglia e forfezza 
era in porta S. JPiero, ore erano capo de* Ghibellini i Tedaldini 
molto Torti di palagi e di torri, e con loro facevano capo Ca- 
ponsacchi, Lisei, Giuochi, Abati e Galigai, e con questi con- 
irastavano Donati , Visdomini , Pazzi , Adimari , Delia Bella , 
Ardinghi, Tedaldi, della Vit.ella e Cerchi. La torre dello Sca- 
rafaggio de* Soldanieri in S. Pancrazio era la quarta fortezza 
della fazione imperiale , ove i Lamberti col seguito de' Ci- 
priani, Toschi, Amieri/Paiermini, Migliorelli e Pigli guer- 
reggiavano con quaitro famiglie principali guelfe di quel 
sesto, le quali erano Tomaquinci, Vecchietti, Bostichi e gli 
stessi Pigli perch^ non solo Tun cittadino contendesse con 
Taltro, ma quelli d*uno stesso casato con pi^ che con ferina 
rabbia avessero scambievolmente a desiderare dUmbrattarsi 
le roani del sangue del consorte e parente loro. II quale 
eserapio perch^ non fusse solo, non manc6 ancora in borgo 
OTe i capi delle fazioni erano i Buondelmonti da un canto, e 
gU Scolari dalFaltro. tutti e due d*un ceppo medesimo; a 
quelli s'accostara no della fazion guelfa, Giandonati, Gianfi- 
gliazzi, Scali, GuaMerotti e Importuni; a costoro aderivano 
Guidi, Gain, Cappiardi e Soldanieri. Oltr'Arno i conti dei 
Gaftgalandi, gli Ubbriachi e i Mannelli erano Ghibellini. Guelfi 
erano i Nerli , i laeopi detti Rossi , i Frescobaldi , i Bardi e i 
Itozi. Nd costoro procedevano pi^ mansuetatnente di quel che 
si facessero gli altri di qua dal flume ; anzi in moUe altre 
parti della citt^ erano le medesime battaglie , combattendosi 
le torri e le case di ciascuno, e quasi ogni spanna di terreno 
col sangue; onde in luogo di nozze e di feste sUntendevano 
mortori e uccisioni, ora d'un cittadino e ora d*un altro. Nd la 
plebe s'astenne d'imitare i suoi maggiori ; la quale dividendosi 
ancor ella rec6 alle piccole case I'odio e la superbia, peccati 
de' grandi, non disdegnandosi d'entrar Tambizione sotto gli 
nmilt tetti , purch^ per tutte le parti deirinfelice cilta trion- 
fen do non lasciasse luogo veto del sgo yeleno. 

Erano gik di buona pezza queste battaglie incominciate , 
quando Timperadore veggendo le cose procedere ollre ga- 
gliardamente, mandd Tanno 1248 Federigo suo iigliuolo con 
mlllesecento cayalieri tedeschi verso Firenze, dove si irovava 
podesta lacopo di Rota, per abbattere in tutto la parte guelfa ; 
la quale inflno allora non solo avea gagliardamente fatto re- 
sifttenia a' Ghibellini, ma spesso avea fatto loro di niolti danni. 



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186 dell'istorie fiorentine [An. 1249J 

Onde i Ghibellini ripresono grande ardimento, e i Guelfi ac- 
corgendosi chc li conveniva far presto avauti che i nimici si 
congiugnessero insieme, piu spesso cercavano d'urtare coi 
loro nimici, i jquali OTtifiziosamenle andavaao ritard^ndo, fin- 
ch^ il soccorso de' Tedeschi fu arrivato ; nel qual tempo non 
curando di abbandonar I'altre fortezze che aveano della citl^, 
adunarono tiilte Ic lor forze a casa gli Uberti, stimando, che 
ogni volla che riuscissero vincitori suUe piazze rimanea loro 
facil contesa d'cspugnar le torri e le case le quali non poteano 
esser guardale se non da pochi, con Tesempio di.queUi ca- 
pitani i quali procacciano d'insignorirsi prima della cam- 
pagna , . poiche dietro quella vittoria par che seguiti il piil 
della volte di necessita quella delle fortezze. Nh and5 vano il 
disegno: imperocch^ ossendo dipoco entrato Tanno 1249, 
partendosi i Ghibellini a grandi schiere dalle gik delte lor 
case con poca fatica, essendo in cosigran numero, superarono 
i Guelfi in tutle le conlrade da loro possedute. Tardi s'accor- 
sero i Guelfi deirarte tenuta dai loro nimici ; onde volendo 
provredere che non fussero spenli aflatto, parte abbandonando 
e parte avendo perduto ancor gli altri luoghi, si ragunarono 
ancor essi tulti nella vicinanza e serraglio de' Guidalotti e 
Bagnesi, avendo la raedesinia speranza che , purch^ in quel 
luogo si potessero tener forti, leggiermente avrebbon pof un 
giorno riacquistato i luoghi perduti ; ma le lor forze erano gi^ 
indebolite, e quelle de* Ghibellini accresciute: onde le zuffe 
non procedeano del pari, perche conoscendosi manifesla- 
mentc essere inferiori , dopo aver egregiamente 'lulte le cose 
tentato, la notte del prime di di febbraio si partirono di Fi- 
renze. Raccontasi di loro un alto non indegno di lode , che 
essendo nelle precedenti battaglie ferito d'jiin quadrello nel 
viso Ruslico Marignolli, cavaliere di grandissima autorit^ fra 
i GuelG e quasi capo della fazione , il quale avea quel di la 
loro insegoa in mauo, e erasi in tulte quelle battaglie portalo 
valorosamente, acoadde che di quella ferita si mori 1 istesso 
giorno che i Guelfi si partirono poi di Firenze la notte; i quali 
in lanta perturbazione di cose, e in cos^ grande loro pericolo, 
andarono armati a prendere il corpo del morto cavaliere; e 
perch^ da' GhibeUini non fusse, secondo allora si costuraava, 
straziato, a S. Lorenao il fecero seppellire con tanta pompa 
milltare (la .quale fece piu grande listesso scompigUo che 
Tordine) che ebbe piultoslo immagine di trionfo, che di mor- 
torio ; perciocch^ essendo la b^ra portata sulle spalle da fero- 
cissimi cavalieri armati, i quali aveeno aeiraltre (1) lance o 
balestra , parea che quella fusse piuttosio la seggia trionfale 

(1) Cio^ suiruna spalla aveano il cataletlo, atfalira posato Uncia o ba- 
lestra. 

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[An. 1249] LiBRO primo. 187 

che il lello funebre; inforno al quale e dinanzi e di dieiro in 
luogo di facello e di torchi, tu non vedeii rilucer allro che 
arme, e corazzc , e spiedi , e ronche, e simili instromenti da 
guerra di quelli tempi. Solo nelle bandiero, che si portavano 
strascinando per terra , parea che quelle fusse il morlorio e 
non il trionfo. Ne* visi di ciascuno si vedea bene il dolore, ma 
il quale esprimeva piuttosto ira e desideriodi yendetla, che 
tu da quello potessi comprendere gli animi essere ammorbili 
dairangescia o dalla paura. Ed era ciascuno tanto lontano a 
piagnere quella morte, che invidiandola e celebrandola dice- 
vano essere stata migliore la fortuna di Rustico, che rimaneva 
morlo onorataniente nella sua patria, che essi i quali se ne 
parti?ano vivi con danno e con vitupero; dalle quali parole 
rincorati i giovani. piii feroci minacciavano di dover tornare 
alia zuffa, e di volere piultoslo morire in sul loro lerreno, e 
di essere seppellili nelle sepolture-dei loro maggiori, che an- 
darsene con le donne e co' piccoli bambini privali d'ogni bene 
tapinando ne' luoghi stranieri; e parea che fussero per pren- 
dere questa e qualunque allra piu fiera deliberazione, se dal 
censiglio de' piu maturi non fussero stati raffrenali. Gon que- 
sto apparato fu portato alia sepoltura il corpo di Rustico Ma- 
rignoUi cavalier fiorentino di parte guelfa, il primo giorno di 
febbraio deiranno 1249. E in questa maniera i Ghibellini vit- 
toriosi, cacciati i Guelfi la notte seguenle, restarono assoluti 
signori e senza competenza nel governo della cittk. 



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DELL'ISTORIE FIORENTINE 



LIBRO SECONDO. 



Anal dl CrUto itft«-19«9. 



Non si porlaroQO piu lemperatamentefGliibellini Delia vit- 
toria di quel che avesser fatlo nelle passate battaglie , impe- 
rocch^ come se rovinassero la cilta de* Guelfi e non Firenze 
cotaune lor patria , quel che non era prima nelPaltre civili 
conlese accaduto, si diedono crudelmeute a disfare e a gittare 
a terra lutte le lorrie forti, abitazioni e palagi delta parte con- 
traria, le quali h fama essere arrivate al numero di trentasei. 
Fra queste per bellezza e allezza furono molto riguardevoli 
quella de'Tosinghi, la quale era in su Mercalo vecchio, chia- 
mata il Palazzo, fatta a colonnelli tli marmo, alia novanta 
braccia (1) e un*altra che arrivava a centotrenta. Ma quelle che 
mi raccapriccia Tanimo a scriverlo fu che I'odio loro si distese 
empiamunte infln alle chiese sagre e dedicate al culto di Dio 
avendo avuto in mente'di rovinare I'anlico tempio di S. Gio- 
vanni, chiesa nllora catledrale della citta (2,; e queslo non per 
altro, se non perch6 i Guelft solevano in tutle le cose loro far 
capo e convenirsi in quella chiesa. II che non manc5 per loro 
di mandare ad esecuzione , se piCi per divina che per umana 
opera la chiesa non si Aisse da cotanio furore e pazzia ripa- 
rata; concio^iacosach5 avendo i Ghibellini fatlo tagliare un*alta 
e bella torre, che era alFentrare del corso degli Adimari (deUa 
la torre del guardamorlo, perch^ seppellendosi anticamente 
quasi tutta la buona gente a S. Giovanni, di quindi si potea 
facilmente vedere), e quella fatta in mode punlellare, che raet- 
tendo fuoco ne* puntelli andasse a cadere sopra il Duomo di 

(1) Villani e Malespini afleiinano la casa distrutta dai Ghibellini nel 1248. 
Ora distrusser la torre. 

(2) Non era S. Reparata la maior chiesa di Firenze ? 



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190 dell'istorie piorentine [An. 1249] 

S. Giovanni (cosa veramente miracolosa),la torrecomea sommo 
studio si fusse travolla, rovinamlo giii, schifb di cadere dove 
aveano gli empii Ghibellini ordinato. La qual cosa rec6 al 
popolo in un medesimo tempo e maraviglia c allegrezza gran- 
dissima. Seguitarono poi con I'aiuto delle genti iniperiali a 
ordinare e a riformare la terra a lor inodo, e tenuto ottocento 
cavalieri tedeschi al lor soldo sotlo la condotta del conte Gior- 
dano Lancia capitano di Federigo, s*apparecchiavano di spe- 
gnere i Guelfldi tulli i luo^hi di Toscana; perciocch^ i Gueld, 
come che fussero discacciati di Firenze, non si erano per5 
perduti d^animo, ma ridottisi al castello di Montevarchi in 
Valdarno e i)arte nel castello di Capraia e in altri luoghi vicini 
con buona inlelligenza in fra di loro stavano provveduti in 
tutti i casi, e solto nome delta lega de' GuelQ spesso ardivauo 
di fare scorrorie e venir predando infiuo alia citta di Firenze. 
Onde i Tedeschi, i quali stavano in guernigione nel castello 
di Ganghereta, andarono ad assalire quelli che erano a Mon- 
tevarchi; e bench^ da cidscuna delle parti non fusso molia 
gente, nondimeno combattessi aspramente da tutti i lati e alia 
fine restarono sconfltti i Tedeschi, essendovi la maggior parte 
di loro restati morli, o prigioni. Questa rotta fece tanto mag- 
giormente disporre i Ghibellini a cercar la rovina di quella 
tazione, e per questo sapendo che i piu principal!, c di mag- 
gior consiglio e autorila si erano ridotti a Capraia, proposero 
a ogni modo, o di vincere, o di aver la terra per assedio, sti- 
mando in quella copsisterc la somma di tutte.te cose; e perci5 
senza perder piu tempo fatto un grandissimo sforzo del mese 
di marzo ivi si condusson«, e non uscendo i GuelQ in campa- 
gna, essendo molto inferiori di numero, presono partlto come 
gih aveano disegnatodi strigner la terra non mcno con I'arme, 
che con la fame. Attendevano valorosamente i Guelfl a difen- 
dersi; ma essendo venuto nel campo Timperador Federigo con 
uuove genti, il quale tornava da Parma, ove era stato rotto 
da' Parmigiani, le cose loro si ridussero in maggior difficolta. 
E nondimeno erano per far molto piu lungo contrasto di quel 
che feciono, se non losse loro venuta fallita la vellovaglia. E 
contutloci6 sapendo occullare le lor necessita, essendo inco- 
minciato a Iraltare di arrendersi, avrebbono avuto ogiii largo 
patto che essi avessero cercato,^e un calzolaio flbrentino il 
quale era stato un grande anziano, sdegnato di non essere 
stato chiainato a quel consiglio, non si fosse fatto alia porta e 
gridato a' nimici che guardasser bene a quel che facevano, 
perch^ la terra non era per potersi tener piii un giomo ; come 
lusse cosa onorata vendicare I'ingiuria privata con la pubblica. 
Questa cosa rimosse quelli deU'esercito da sorte alcana di ac- 
cordo, onde quoi di dentro, essendo gia il mese di maggio, 
dopoessersi valorosamente difesi poco men di tre mesi, furono 



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[An. 1250] LIBRO SECONDO. 191 

costretti rendersi alia discrezione deli'imperatore. Era aUora 
Federigo a Fucecchio ; perciocch^ (rovato per giudizi d*astro- 
logi d( dover morire nel fiorentino. non avea mai volulo en- 
trarein Firenze: ove presentati che gli furono il conle Ridolfo 
di Capraia« e Rinieri Buondelmonti cognominato il Zingano, 
cavalieri di gran coDto capitani de' Giielfi, c molti altri citta- 
dini de*pi6 stimati col rinianeDte de^prigiorrt, essendo in pro- 
cinto di partirsi per lo reaine, quasi tulli se li men6 seco in 
prigione in Puglia, ove, a istanza de* Ghibellini , a coloro i 
quali erano di maggiore riputazione fatto prima Irar gli occhi, 
fece poi crudelraente gitlare in mare. Di lanti cavalieri e cit- 
(adini di gran pregio solo a Rinieri il Zingano, trovatolo savio 
e magnanimo cavaliere, diede in dono la vita ; e nondimeno 
perch^ Don ricevesse questa lode d*un intero e non corrotto 
e/felto d'umanita, non voile a colui a cui avea conceduto di 
vivere, far merc^ di vedere, avendolo prima insi«me con lulti 
gli altri fatto abbacinare. Ma Rinieri cavando della sua miseria 
largo e copioso compenso, chiarito abbastanza delle leggerezze 
del mondo, ritiVatosi in suirisola di Montecristo, ivi a guisa di 
religioso con grandissimi segoi di tolleranzd e fortezza d'animo 
fini sua vita. 

Parlito rimperadore di Toscana, conobbero i Ghibellini non 
essersi per la presa di Capraia , come essi aveano stimalo, in 
tutto assicurati, anzi essendo alia partita deirimperadore ag- 
giunta L'anno 1250 la rotla e presa del re Enzo suo figliuolo 
a Bologna (1), i Guelfl incominciarono piil tosto a montare. 
Per la qua! cosa- prima che prendesser piu animo, deliberarono 
i Ghibellini di strignerli nel castello d'Ostina in Val d*Arno , 
ove gran parte de' Guelfi si era ragunata. Ma essi erano forzati 
se volcano far qualche profilto in un medesimo tempo a tener 
I'assedio'a Ostina, e aver buona guardia in* Figline, perch^ i 
GueW che erano a Montevarchi coMoro amici non potessero 
dar soccorso agli assediati in Ostina. Ma non usando quella 
diligenza e guardia che conveniva porsono comoditk a' Guelfl 
che erano a Montevarchi, i quali non dormivano, di far loro 
un notabilissimo danno ; perciocch^ usciti la notte che seguiva 
il 21 di settembre , giomo dedicato a S. Mattec^ Apostolo , di 
Montevarchi e conducendosi chetamente a Figline, quando 
furonoa'bor^hi, fatto ^rapito, attesono gagliardanfente a ferire 
i Ghibellini : i quali, e per Foscurilh della notte, e per I'improv- 
viso assalto, e perch^ i piii si trovavano occupati dal sonno, 
furono quasi la maggior parte per le ca§e stesse e in sui propri 
letli, mentre desti al pomore erano per correre alFarme, man- 
dati al fll delle spade o fatti prigioni. DelFimportanza della 
qual rotta fu bastevole argomento I'essersi incontanente che 

(1) Famosa rotta cantata da Alessandro Tassoni nella Secchia Rapita. 



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]92 DELL'iSTORIE FIORENTINE [An. 1250] 

la nuova giiinse in Ostina levati i Gbibellini dairassedio, o quasi 
quasi alia sfilata con grandissimo spavento tornatisene in Fi- 
renze. Ma elia si portb ancota in groppa cosa di molto maggior 
considerazione di questa, che fu la mutazione dello stato della 
citla, avendo il popolo incomincialo a conoscere le sue forze 
e Taltrui debolezza e per questo dato principio a liberarsi dalla 
potenza de*^ grandi. Aveano i Gbibellini esercilato Torgoglio 
della lor potenza non solo verso i grandi e nobili guelfi, i quali 
aveano gik discacciato dalla citta, ma verse la ulebe e il popol 
minuto, il quale era restalo a Firenze ancorcbe non fusse piu 
guelfo che ghibellino ; perciocch5 solto pretesto che Convooiva 
loro tener continuamenle assoldati fanti e cavalli per la guerra 
che aveano co* Guelll, i quali aveano occupato molle castella 
vicine, e spesso spesso venivano predando, e facendo scorrerie 
iufino alle mura , imponevano (utlodi strane e incomportabili 
gravezze al popolo, e usando ancor la loro alleKgla negli aUi 
e nelle dlmostrazioni, non sapendo addolcire gli aSanni delle 
continue contribuzioni e gabelle con la piacevdezza delle pa- 
role, erano per quest! conti fieramente divonuti odiosi alia 
plebe. La quale non potendo piil lollerare le storsioni e ingiurie 
che dai nobili gbibellini le erano falte , che tutte riconoscea 
ella dalla casa degli Uberti, per antico costume di quella fami- 
glia odiosa parimente e odiatrice del popolo, spogliatasi ad \m 
tratto il rispetto e la riverenza si levO a romore, e fatto capo 
alia ohiesa di S. Firenze incpminciarono tutti di uh animo e 
d'uua volonla a dire e a traitare in fra di loro di nuova sorle 
di reggimento e governo nella cilt^. Ma dubitando fortemente 
che gli Uberti col seguito loro in quel luogo non I'assalissero, 
e sotto lo scudo de' magistrati e delle leggi come perturbatori 
della pubblica quiele non li ^astigassero , non li parendo di 
stare in quella chiesa sicuri si ridussono a S. Croce nel con- 
vento de* Frati Minori, mormoreggiando (uttavia che la signoria 
degli Uberti non era in conto alcuno piu da tollecarsi, e che 
prima voleano farsi tagliare a pezzi che in questa guisa per- 
meltere d*e.sser malmenati da loro. N^ era lontano a succedere 
quello che ess^minacciando s'andavano augurando; perciocche 
gli Uberti pensando frcnarli piQ col timore,che mitigarli con 
la mansuetudine, s'armavano per andarii ad abbattere dentro 
il convento e tempio slesso di S. Croce. II che nondimeno fuce 
efTetto contrario, conciosiacosach^ crescendo nel popolo il so- 
spetto e la paura, crebbe ancora la rabbia e Tostinazione di 
liberarsi da quello imperioso dominio, veggendo che nol fa- 
cendo gt^ sarebbono slati rigidamenle puniti, e facendolo di 
peggio non potovano temere ; onde ridotte le cose in somma 
disperazione, e per questo non giudicando piu sicura la seconda 
stanza della prima, si ritirarono armati alle case degli Anchioni 
di S. Lorenzo, le quali erano molto forti, e quivi di nuovo inco- 



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[An. 1250J LiBRo SECONDO. 193 

minciarono ad esclamare della superbia e orgoglio di quella 
faroiglia, servendosene per uno stiniolo ardcpllssiino a farli 
ricuperare la liberlii: — Che aspettiamo piu, dicevano ebsi, a 
chiarirci .deirinsolenze di questa casa? Non furono gih eglino 
i primi semmatori delle nostre discordie , quando prendendo 
Tarme contra colore che guidavano fti nostra Repubblica, sotto 
cerli lore vani colon s'andavano infin d'allora provando d'oc- 
cupar la nostra libertk? Che non fecero essi allora ? E qual 
male e qual rovina non accadde per conlo loro in questa cittk? 
Non Tabbiamo noi, essendo fanciulli , udite ricordare queste 
cose da' nostri vecchi? VoUono poi gli Amidei vendicarsi del- 
Tiogiuria ricevuta da' Buondelmonti , e perch^ questi valenti 
uomini non perdessero le ragioni d'esser gli autori delle floren- 
tine discordie subitamente se ne feccra capi , non bastandoli 
d'esser compiigni. Queste cose non I'abbiamo gik sentite ricor- 
dare, ma molti di noi vi si sono trovati presenti, e con la rovina 
delle facoltk, e coi^lo spargimento del sangue nostro e de* nostri 
coDgiunti si serba ben viva, ma acerba e amarissima, la memoria 
di cotanti mali. Non si parli ora di Guelfi e di Ghibellini, bench^ ^ 
slrana cosa, che in Firenze s'abbia a parlar d'altro che di Fioren- 
tini : ma chi sonai capi a menar la danza? Gli Uberti. Chi hanno 
gittato a terra le torri e procacciato di rovinare rantichissimo 
tempio di S. Giovatini (cosa che non pensarono di fare i Goti 
e i LoDgobardi), se non gli Uberti? Chi ora sono i dissipatori 
de' nostri beni e delle nostre fatiche con le immoderate tasse 
e imposte, se non gli Uberti? Questi dispettosi uomini reputa- 
rono per cosa onorata fra gli altri lor belli e nobili cosiumi 
d'essernostri nimici, perciocch^ vantandosi d'esser discesi dai 
principi di Alemagna, chiamauo noi altri villani e contadini, 
e ci disprezzano come fussimo composli di un'altra massa, e 
fussimo d'altra condizione e d'altra natura; anzi minacciandoci 
con I'arme ci vogliono tenere a freno con le busse e con le 
catlive parole, a guisa di schiavi comprati a contanti da loro. 
Si yanno questi sciagurati gloriando d'essere gli Appii fioren- 
tinl, perch^ hanno Irovato che certi Appii in Roma furono 
sempre nimici de' popolani. Sono queste cose da iollerarsi? 
Abbiamo noi a patire queste indegnita, in una citth libera, dai 
cittadini nostri medesimi? — Con queste e simili parole riscal- 
data la plebe non tard5 piii a dare eftelto alia sicurczza e for- 
lificazione del popolo. Del quale creali trentasei caporali, ri- 
inossi i vecchi magistrati e tolto la sigporia al podesta, elessero 
per capitano di popolo Uberto Rosso da Lucca, a cui per con- 
siglio di lui , e guardia e reggimenlo della clttk aggiunsono 
dodici uumini, prendendone due per sesto, i quali chiamarono 
Anziani del popolo. Con questi ordini parea che si fusse otii- 
naamente provveduto al governo civile ; ma per non avere a 
dubilare de' nobili e degli Uberli , senza la qual provvisione 
Vol. I. ^ 18 Ammirato. htorie Fiorenline. 

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194 DELL*ISTORIE FIORfiNTINE [An. 1250] 

niun'altra cosa sarebbe staid sicura, si ordin6 di dar I'arme al 
popolo, e insiememente di crear capitani che lo reggessero , 
sotto i quali al suon d'una campana, la quale era appresso del 
Capitano nella casa della Badia, dove il consiglio della cilt^ si 
ragunava, ivi an cor essi si ragunassero. Tutte queste delibe- 
razioni con molti altri ordini o staluli furono conchiuse e fer- 
mate fra loro il ventesimo giomo d'oltobre; ma perch^ le cose 
prudentemepte ordinate ricevessero ancor maesta con lo splen- 
dor deli'iusegne, il capitano con Tautoritk degli anziani avendo 
diviso i sei sesti in tre caporali per sesto^eccett'Oltr'Arno e 
S. Piero Scheraggio che n avoano quattro per uno, a ciascuno 
di essi don5 un gonfalone variamente Tun dall'altro con colori 
e imprese divisato. Ma con tutte queste provvisioni non si era 
riguardato ad altro che a' bisogni di dentro ; perch^ giudicando 
esser cosa necessaria pensare a* fatti della guerra, dettero anche 
i gonfaloni in contado a novantasei pivieri (1), i quali fossero 
in lega insieme, acciocch^ Tuno fosse in aiuto dell'altro, es- 
sendo obbligati di venire cosi nella cittli come nel campo se- 
condo il bisogno ricercasse. Ordinarono parimente Tinsegae 
de' cavalieri, avendo ciascun sesto la sua , e quali dovessero 
esser quelle del Carroccio, quali quelle de'BaJeslrieri, de'Pa- 
vesari, degli Arcadori, della' Salmeria, e dc'Ribaldi. Oltre alle 
gi^ delle cose presono ordine, che si fond^se il palagio pub- 
blico, ove gli anziani avessero a.ragunarsi quosto fu poi dello, 
e dggi si dice il Palagiodel Podesla (2)), non essendo.infino a 
quel tempo nella cltta stato assegnalo luogo fermo e proprio 
che servisse per la residenza del Comune. Non stimarono opera 
laudevole dover imitar colore, per conto de' quali essi aveano 
fatto questi movimenti; e per queslo vcggendo aver conse- 
guilo quello che desideravano senza contesa, si aslennero dal 
sangue, non facendo oUraggio agli Uberti nb ad alcuno altro 
de' nobili, poich^ essendosi quelli ^ccorti di non polere stare 
a petto eol popolo, volontariamente erano slati i primi a posar 
Tarme. Somigliantemente, non giudicando tempo opportune 
di far deliberazione alcuna d'inlorno a' fatti de' Guelfi o dei 
Ghlbellini, essendo massimamente in Firenze uomini dipen- 
denti dail' imperadore Federigo, lasciarono ciascuno vivere 
socondo i suoi umori, tenendo per nimici colore che fussoro 
per travagliare la citla, non come Guelfi, ma come uomini che 
le prendessero Tarrae contro. 



(1) Novantasei distretli di pievi ; pivieri per pievieti. L'eli deiranni 
dai 15 ai 70 anni. Ma si esclusero i Gliibellini, i Grandi, le loro famigUe 
si in citt^ che fuori. I pivieri raccoglievano i popoli delle parocchie regi- 
strale alle pievi. 

(2) Ora d detto dei Baiigello. 



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[An. 1250] LiBRo SECONDO. 195 

Con questa nuova e particolar forma di Slato della fiorenlina 
Ropubblica (1) par che andasse del pari una nuova forma data 
all'elezione deU'Imperio. Della quale parendomi, e per I'oscu- 
Tiih sua, e per gli errori che vi si pigliano, e percn^ in gran 
parte attiene a qualunque altro principalo che sia in Italia o 
allrove, esser degno che per noi si dia alcuna chiarezza, con 
quella brevity che polro maggiore, facendomialquantoda alto, 
cercherb di spedirmene. L'Imperio romano da Cesare inco- 
minciato, e da Augustocon piik saldi stabilimenti formate, tnfln 
ch'egli si conservo mlero perdue vie and5 innanzi : o dell'ere- 
ditaria successione, o della volontaria elezione. Questa raris- 
sime Tolte per opera del senato, e spessissime per procaccio 
de'soldati, ebbe anche mplte volte effetlo dairarbitrio del prin- 
cipe-f nelfe quali elezioni , come cosa che avanti Tavveni- 
mento di Cristo Signore nostro ebbe principle, nulla ebbe che 
fare Taulorilk del pontefice; ma cessato per lo spazio di piu 
di 300 anni Tlmperio ifi ponente, e per opera dipapa Leone IV 
nclla persona di Carlo Magno I'anno 801 restituitogli (2), cam- 
mino egli mentre la casadi Carlo Magno fu in pie per via di 
ereditaria successione ;pur che dal pontefice fussero incoro- 
nati\ finch^ venuto il bisogno per mancamento di stirpe di 
venire allcleggere , cominci6 quello , che era gici eredilk , a 
divenire elezione. Alia quale non nuraero alcuno prefisso o 
distinto dipreti e di secolari, ma quasi tutti i maggiori signori 
e principi, e cosi insiememente prelati di Germania con alcuno 
taiora d Italia, ebber luogo. Ma scomunicato Federigo impe- 
radore piu voile, e prima Enrico langravio d'Assia crealogji 
contro re de' Romani, e dope la niorle d' Enrico, Guglielhio 
conte d'Olanda, certa cqja h, nella elezione di cestui primie- 
ramcnte e non in altra avanti solo que* sette principi es^re 
inter\'enuti. Ire prelati e quattro secolari , ne successori dei 
quali si e poi innno a* tempi nostri cotale autorith manlenuta. 
Furono costoro: i prelati, gli arcivoscovi di Colonia, di Ma- 
gonza e di Treveri; i secolari, il conte Palatine del Reno, il 
marehese di Brandeburg, il duca di Sassonia e il re di Boemta. 
Da costoro nella citth (FAquisgrana, e di quivi nella maggior 
chiesa, Guglielmo condotlo e a mode di diacono dolla dalma- 
Gca veslito, I'anno ch'a questo prccedelle a calende di novem- 

(1) O«esto fu il primo popolo nominalo da G. Villani. II Gonfaloiie 
loet^ bianco e met^ rosso fu abbandonato ; il Comunc popolesco che avea 
nri giglio bianco in campo rosso mM I'impresa in un giglio rosso incampo 
Wanco (Dante, Parad. XVI) ; I'abolito fu presddai Ghibellini. V. an. 1251. 

{2) Fu Leone III e co^l scrisse eziandio rAmmirato a suoluogo. Mala 
cofonazione fu fatta nel giomo di Natale 800. Disse all^anno 4 '230 che 
per questa istoria usa deiranno coinune; ma qui si ser\'e del Fiorentino! 

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1^ bELL*fSTOniK FIOBENTINK [An. 1250] 

*>''^(1), ricevutalabenedizione, fudopo la consacrazione dell'ar- 
civescovo di Colonia posto a sedere nella sedia reale/essendo 
presente a laota solennila Pictro Gapoccio diacono cardinale al 
velo d'oro, e della sede apostoltca legato ; nella qual sedia dal 
gik detto arcivescoYo collocato, g\i disse egli in lingua latina, 
come neU'ecclesiastiche cerimonie si costuma, queste parole: 
Sedele sopra 11 trono della gloriosa sedia, e fate nel mondo il 
diritto e la giustizia. Cristiano arcivescovo di Magonza gli si 
appress5 poi con I'olio santo, e gli unse la^ man destra dalla 
parte di fuori, dicendogli: Degnisi di consacrarti in re de* Ro- 
man! Tonninotente Iddio, il quale per la mano di Samuel pro- 
fcta comando che fusse unto David sopra il popolo degli Ebrei. 
Venne poi oltre Arnoldo arcivescovo di Treveri, il quale ponen- 
dogli la mano sopra il capo, disse: Disc'enda sopra' di vol lo 
spirito della sapienza, deirintelligenza, della scienza, della 
pielh, della fortozza, e del consiglio, e siata ripieno dello spi- 
rito del limore del Signore. Finilo che ebbero rufflcio loro gli 
arcivescovi , fu il primo a farsi innanzi de' secolari Lodovico 
conte palatino del Reno, arcidapifero del regno, con la palla 
deiroro, il quale in mano presentandogliela.'gli disse: l*ren- 
dete la palla ritonda , acciocch^ al romano Imperio tutte le 
nazioni delP universo sotlometliate , e moritamente possiate 
glorioso Auguslo appellani. Recogli poi innanzi ihmarchese 
di Brandeburg, camarlingo del regno, Tanello, e presentando- 
glielo in mano, soggiunse: Prendele il segno della monarchia, 
perch^ il romano Imperio nel suo vigor conserviate , e con 
mvitto valore da ogni assalto de' barbari il difendiate. II duca 
di Sassonia, che suol portare lo stocco avanti del re, glielo 
diede allora con queste parole : Prendete lo stocco reale, ac- 
ciocch^ con severo correggimento potenteraente i ribelli do- 

(1) Non nel 1-249 ma il 4 oltobie 1247 fu Guglielmo dal papa falto 
elegger re di Germania, e coronare poi in Aquisgrana Tanno 1*248 nel- 
rOgnissanli, scmpre colla mira di lener'divi*^ la Sicilia dalla' Germania. 
Del reslo la dignilA imperialc fin da' t^mpi di Ottonc 1 ribn era piu in ar- 
bilrio del papa. Quel principe avea ordinalo che da lui in poi i soli re di 
Germania sarebbero gVimperalon , e Rodolfo d'Aubsburgo fece poi Taltro 
decreto che per nominai'si iniperatore niun bisogno fosse di andarsi a far 
coronare dal papa ; onde imperatori furono senz'essere coronati. Quindi ^ 
che se I'impero era de' Tedeschi , e papa Leone VllI avealo ricojjosriulo 
(riconoscere un diritto o un aUo non vale esser padrone della rosa a -cui 
queU*alto riguarda) , nessnn elettore'slraniero ai Tedeschi vi avea a far 
nulla, t bene anertire die non solo i papi riconobbero quel diritto, ma 
eziandio I'altro cite non s' insediassere papi senza Tapprovazione deirim- 
peratore (poichd Roma era terra imperiale, essKeudatarid'impero); come 
diflfalto si osservd sino a Gregorto VII. 



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[An. 1251] LIBRO SECONDO. Id7 

miate, e i benvoglieoti in tranquilla pace governiaie. II re di 
Boemia, coppiere dell'imperadore, di conseotimento deirarci- 
ves'covo di Coloaia gli pose sopra il capo la corona d*argento, 
e cos'i gli disse: Prendete lo splendido diadema, perch^ siate 
di virtuose opere in guisa chiaro nel mondo, che possiate meri- 
tared*aver la corona deU'eterna felicita nel cielo. Appena erano 
queste cose-finite d'assettare quando negli eslremi giomi del- 
TanDo arrivarono avvisi in Firenze : I'imperadore esser morto 
in Ferentino, terra di Puglia, mentre egli vanamente guar- 
dandosi di Fireqze, parea d'esser sicuro di non poler morire 
altrove. Poche cose aveva sentito per Taddietro questa citla 
che le aressono recato pari con ten ta men to a quel che fece la 
morte di Federigo, parendo con la morte sua di esser restata 
libera affatto d'ognj sospetto ; e recatasi a felice augurio per 
riscontri delle lettere, che in quella stessa notte ch*era morto 
Timperadore in Puglia , in quelia medesima in Firenze fosse 
morto Rinieri da Montemerlo suo podesl^, per un v61to cadu- 
togli addosso dormendo nel letto suo, quasi ci6 fosse un segno 
che affatto si dovesse spegnere ogni sua signoria in quella cilt^. 
^jSgiugnevasi a questo, che molfl stalichi da lui raandati a 
pigliare di molte terre di Toscana , udita la sua morte a Ma- 
remma, si liberarono dalle guardie, e bench^ poveri e bisognosi 
nondimenocon molta letizi^tornarono a Firenze e aU'altre eittk, 
a'parenti, a'figliuoli e alle donne loro. Per la.qual cosa, ri- 
mossa del tutto quella paura che avcva tenuto a segno i Fio- 
rentini, parve loro di aggiugnere una r6cca alia ricuperata 
liherta se richiamassero a casa i Guelfi, i (pali erano stati cac- 
ciati avendo con chi raffrenaro negli accident i che potessero 
avrenire la superbia de'Ghibellini; il qual consiglio^ giudicato 
da tutti per ottimo e salutare alia Repubblica, fu subitamente 
mandate ad esecuzione. Onde il d\ 7 delPanno 1251 i GuelTi 
rieotrarono in Firenze, essendo pochi giomi meno di due anni 
stati fuori. Fu questa entrata molto quieta e paciflca, perciocch^ 
glianziani prima che fermassero il decreto di restituidi, ebbero 
cura di farli pacificare co* Ghibellini. Ilsangue d'un solo par 
che avesse allor cancellato I'offese scambievolmente ricevute 
e falte dalFuna fazione airaltra. Questi.fu il calzolaio da cui 
furonoi Guelfi traditi a Capraia quando mostr5 a*nimici in che 
streUezza si trovavan le cose loro; il qual riconosciuto da al- 
cuno di es3i in questa entrata a grido di popolo fu lapidato, e 
^Imente per li fanciulli strascinato per la terra d gittato a' fossi. 
Mori nel principio di quesf anno jl v^scovo Ardingo, a cui 
succedette Gio. Mangiadori di famiglia nobile e potente di S. Mi- 
niik) al Tedesco, il quale del mese di maggio fece solenne- 
mente la sua entrata nella cittk. Trovandosi le cose tn questi 
termini, o la naturale inclinazione del popolo fioreniino alia 
P^rte guelfa, o il desiderio di guadagnarsi la grazia del ponte- 

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198 dell'istorie fiorentine [An. 1251] 

ficfe, il quale stalo con la corte in Lione agli. avvisi della morte 
di Federigo si preparava di ritornare in Italia, o il sospelto 
della venuta di Currado flgUuolo del morto imperalore, il quale 
con grande esercito si diceva ch'era mosso, o che era per muo- 
yersi d'Aleraagua per ricuperar il regno paterno occupalogli 
da Manfredi suo fratello bastardo, e dubitavasi che yenisse cod 
animo di voler favorire la parte ghibellina , onde non parea 
cosa utile in sirail caso d'aver vicini petenti di fazione conlraria; 
qualunque di queste fusse stata la cagione , fu da Fiorentini 
stimata opera necessaria alio stato presen(e,.essendo podcsta 
Uberto di Mandella milanose (perciocch^ I'ufflcio del podestA 
fu rimesso), di prender Tarme contra i Pistoiesi per costri- 
gnerli a rimette^ dentro la parte guelfa. Ebbe questa delibe- 
razione di molte contese fra cUtadim; peBciocch^ alcuni capi 
di Ghibellini veggendo colore i quali governavano la Repub- 
blica penderedalla parte contraria, incominciavano a ramma- 
ricarsi, e a dire: cne questo era un voler ritornare a quelle 
parzialith che coianto aveano in lore mede^imi biasimato, e 
che non conveniva a gente che diceasi almeno dover starsi di 
mezzo (poich^ era proposta*al goyerno delle cose pubbliche), il 
prestar aiuto piu all'una parte che all'iiltra ; che essi sofferi- 
rono che i Guelfl fussero richiamati , perciocch5 il iitolo era 
pieno di laude e di pieta cbe i cittadini fussero restituiti alia 
patria, ma ora il muover gnerra a' Ghibellini di Pistoia che 
cosa altro yoler dinolare se non che essi erano inimici special- 
mente di quella fazione, e non delle fazioni, e che quando riu- 
scisse lore di cacciar (juelli di Pistoia avrebbono ariche pensato 
di cacciare i Ghibellini di Firenze. Ma il popolo rispondea, che 
egli non movea guerra a* Pistoiesi per esser Ghibellini, n^ per 
(^acciarli di casa lore, ma perch^ essi riducessero alia patna i 
medesimi lor cittadini ; questo convenirsi al popol fiorentino 
come a cattoiico e ubbidienlc figliuolo di santa Ghiesa, non es- 
sendo ragioijevole che quelli che aveano sempre favorite e ser- 
vito la sede apoetolica andassero a guisa di ladroni sbandili 
dalle case lore. Questa ossor la cagione che li movea a prender 
Tarme centre i Pistoiesi, e non altra, e che trattiindosi di resti- 
tuire i cittadini che eran fuori per pace e concordia della cittli, 
era pazzia a pensare che in essi fusse animo di voler cacciare 
quelli ch*erano dentro per avere a muovere una nuova guerra ; 
pet questo lasciassero con simili sospetti di Offuscare dopaco- 
iante tenebre labella luce di questa presente quiete domestica, 
e andassero lietamente a questa giusta guerra , della quale 1 
Pistoiesi medesimi^ poich^ fussero ridotti a sanita, erano per 
renderli grazie immortali. Ma costoro, non dubitando piu della 
mente de lor cittadini, mentre scusandosi aprivano Tocculta 
disposiziooe dell'animo lore, dope le contest delle parole, ne- 
garono apertamente di voler con esse lore concorrere a quella 

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[Aw. 1251J LIBRO SECONDO. 199 

^erra, chiamandola violenia e ingiusta. II che nondimeno Don 
impedi che Tesercito oon fosse condotto ai confioi de' Ptstoiesi, 
serbando a miglior tempo la vendetta delUinubbidienza e sedi- 
zione commossa. Fecionsi i Pisloiesi incontro a Monte Robo- 
lini, ove fu attaccato il fatto d*arme molto vigorosamente da 
ciascuua delle parti, come conveniva a due popoli toscani, vi- 
cini, e amendue molto bellicosi. Ma essendo i Fiorentini reslati 
superiori, i Pisloiesi fur cacciati inilno alle mura della citta con 
grande uccisione e non piccolo numero di prigioni, ancora che 
i vincitori non conseguissero per questo di rimettere i Guelfi. 
Nondimeoo tornata I'oste vittoriosa a Firenze, costrins^e di par- 
tirsi della cittli tutii coloro che aveano ricusato di ubbidire , 
preodeudo in compagnia del governo quelli che eranodi parte 
gaelfa, i quali per segno di nuova fortuna cambiaronola divisa 
della loro insegna , mutando il gigho bianco dal campo ver- 
miglio in giglio vermiglio posto nel campo bianco. 

Non era ancor finita U state, perciocch^ queste cose accad- 
dono del mese di luglio, quando s'intese che gii Ubaldini 
moveano Tarme in Mugello. Questa famiglia potente in To- 
scana, doude s'abbia origine, per la sua antichita, difficil cosa 
e rinvenire ; bene 6 certo Tavolo, o il bisavolo per avventura 
di cosloro, i quali in questo tempo viveano, essere stato caro 
al primo imperadore Federigo ; il quale trovandosi a caccia 
di eervi in Mugello, e vedendo averne Ubaldino fermato uno 
per le coma, n6-per forza del cervio esser senza alcun pe- 
ricolo, mossosi di corso sven6 il cervio, e fattogli troncar la 
testa dal collo, di sua mano a Ubaldino la presentb dicendo- 
gli: TogUete, Ubaldino, e sia questa testa per I'avvenire, in 
memoda del presente avvenimento, gradita insegna della 
vostra prosapia; imperocch^ in un tempo medesimo i vostri 
, successor!, e della vostra animositk e perizia della caccia, e 
della nostra cortesia e amorevolezza verso di voi si ricorde- 
jraono. Ma. che egli fosse di antica schiatta nato in Toscana, 
qaesto h grandemente arduo a provare, rarcontaado egli 
stesso essere stato figliuolo di Ugizio, il qual fu di Guarento, 
il qual fu d'un allro Ugizio, il qual fu d'Azzo,. il qual fu di 
Ubaldino, il qual fu di Qottichino, il qual fu di Luconazzo. 
Ora questi i quali aveano sotlo di loro di moltte castdla, in- 
sieme cbn Tamicizia de' Ghibellipi aveano ra^unato un gran 
numero di genti in Mugello con pensiero di condurle a Mon- 
teacinico.per occupar quel luogo, il quale non era ancor loro. 
I Fiorentini vi cavalcaronq, e venulo alle raani con gli avver- 
sari, li cuppon facilmente con gran danno di quella gente (1). 

(I) Intanlo avendo Ranuccio d'Ugo Rossi, Enrico de' Gasci, Alberto di 
^^T(s « Buooaecolto di Baldoino, quali trovo tulti col titolo di messere 
€ di nobile, ambasciadori della RepuM)Uca, traitato con gU aQibasciadori 



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200 DELL*IST0R1E FIORENTINE [AN. 12521 

Inteso somigUantemente che i Ghibellini usciti di Firenze es- 
sendosi congiunti con alcuni Tedeschi deile reliquie di quelli 
deirimperadore Federigo aveano preso Mootaia in Valdarno, 
noD gudrdandoaIi*incomodo della stagione ch'era gia nel cuor 
del verno tostamenle vi cavalcarono per far opera di ricupe- 
rarla; ma essendoi nimicigagliardi, non aspettarono a lasciarsi 
cmgere dentro la torra , ma usciti fuori animosamente anda- 
rono ad investire i FiorentiDi, a'quali non solo vietarono che 
s'accampnssero con Tesercito intorno al castello ma dopo molta 
resisteDza li forzarono ritornarsene a Firenze in sconfllta. 

Questa rotta fece pensare a* Fiorentini di congiugnersi coi 
Lticchesi, non potendo tollerare Tingiuria ricevuta dai loro 
usciti, che non ostanie Taverli occupato un castello, raves^r 
cacciati in rotta. Onde se mai feciono impresa alcana con fer- 
mezza d*animo, questa fu dessa: essendo tornati sopra Hon- 
taia del mesu di gennaio del seguente anno 1252, sotto -la 
podesteria di Fiiippo degli Ugoni da Brescia, con tutti i cava- 
lieri e pedoni che potea far la cittk; la quale ostinazione 
parye pih notabile, essendo queiranno state pieno di grandis- 
sirae nevi, e quel mese sopra tutto asprissimo e duro quanto 
mai si ricordasse d'essere stato ciascun altro. Gli usciti 
veggeodosi a duri partiti, perch^ il castello s'andava cingendo 
tuttavia di battifoUi e trincee, e con ogn*altra provisione atta 
a strigbere una terra, ricorsero per aiuto a^Sanesi e a'Pisani, 
s\ per essere questi popoli natural men te ghibellini e si perch^ 
per le rotte ricevute da' Fiorentini sapeano esser poco amici 
di quella nazione. 1 quali, parendo d'essersi proferta loro la 
opportunita di potersi vendicare delle passate offes^^ non ri- 
cusarono Toccasione e con quella diligenza che fusse possibile 
maggiore mandarono di molte genti cosi cayalieri come pe- 
doni al soccorso di Montaia ; & non potendo penetrare fin 

di Lucca di tirar dalla loro i Sanminiatesi, s'accordarono a' 17 di agosto : 
che il comune di Sanmiaiato sarebbe unito e in compagnia con Firenze e 
Lucca (*) con aver amici e nimici contuni, e di non dar raccetto ad alcun 
. nimico e ribelIo.dell*aUro , con promettere i Sanminiatesi di non ricevere 
per rettore e signore alcun sospetto alle due Hepubbliche, le quali Tolsero 
esser tenute a difenderli da cbi si fosse, n primo di settembre ilMandella 
podesti con Uberto Rosso da Lucca, capitano del popolo fiorentino, con- 
fermarono la lega e compagnia che s'avea con gli Orvietani contra Sanesi, 
e per fortificarsi maggiormente a' 10 di novembre il medesimo podest^ e 
Fiiippo Cass^ri nuovo capitano del popalo ratificarono la compagnia e 
unione fitta per dieci anni co^Genovesi contra Pisani. A. il G. 

C) Awerta la gioventh ctuellc che nh il giorane o^ il vecchio Ammirato 
aTTertiroD6,-di evitare certi iDc6ntridi sillabe che rendane mai suonooome 
qui Iuoc«Mxm. 1 Latloi erano tanto- attentissimi ! 



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[An. 1252J LiBRO secondo. 201 

dentro ilcastello s*accamparoDO alia badia a Goltobuono, un 
miglio presso alia terra, con animo (quando non potessero far 
altro, nel tempo che i Fiorentini fussero per dar I'assailo alia 
tarra^-di urtarii alle reoi in raodo che avendo i i^mici dinanzi 
e alle spalle leggiermente venissero a patir le pene della loro 
temerita. Ma i J^'iorentini, lasciata parte delia gente a guardia 
degli steccati, con molti cavalieri e pedoni eletti si dirizzarono 
Terse i Pisani e i Sanesi per costriogerli a disloggiare, e vo- 
lendo la zuffa, per combatter con esso loro. Non basto a' ni- 
mici ranimo d'aspettarli , perch^ si partirono vilmente la- 
sciaodo tutte le loro bagagiie e arnesi nel campo; e contuttoci6 
furono moKo danneggiati alia coda da chi li teneva dietro, 
talcb^ non essendo a (|uelli del casiello restata speranza alcuna 
dj salute, si renderono per vinti a* Fiorentini i quali, abbattulo 
e disfatto il castello, ne li menai-ono tutti pri^ioni in Firenze. 
Volentieri si sarebbono volte Tarme contra i Pisani o con(ra 
i Stinesi per vendicarsi deiraiuto da to a* loro nimici, se la Re- 
pubblica non fusse stata costretta di nuovo a pensare ai casi 
di Pistoia; sVper esseme oltremodo sollecitata da'Guelfi, che 
con molto incomodo e pericolo stavano fuor delle case loro e 
si perch^ quella tanta vicinity d'una fazion contraria potea 
esser un- di di grande pregiudizio alio Stato suo. L'esercito si 
condusse a Pistoia, ma dopo aver dato il guasto al paese non 
coDseguirono pii^ di quello che s'avesser latto I'anno passato ; 
imperocch^ se bene i Pisloiesi non ardirono d'uscire in cam- 
pagna, nondimeno tennero. in modo guardata la terra, che 
non furono costretti a ricevere dal niraico legge alcuna. I Fio- 
rentibi per non perdere il. tempo indarno vennero a Tizzano 
castello de* Pratesi (1), non si sa se per aver gli uomini di quel 
castello preso Tarme in^favore de' Pistoiesi. Stette Tassedio a 
Tizzano, per esser forte di sito, dl molti giomi; nel qual tempo 
i Pisani con Faiuto de' Sanesi mossero guerra a' Lucchesi, in 
aiuto de* quali erano per vplgersi subito i Fiorentini per di- 
feodere i lore amici, che fusse stato espugnato Tizzano, quando 
fuor della credenza d'ognuno vennero novelle nel campo, 
come attaccato dagli eserciti il fatto d'arme a Monopoli, i Luc- 
chesi erano stati superati, e che i Pisani se ne tornavano vin- 
citori a casa. Questa novella rec5 grandissima noia a' Fioren- 
tini; talch^ senza perder momenio di tempo, conceduto a quel 
di Tizzano i patti che voUono, s'inviarono verso il campo dei 
Pisani e camminando con grandissima celeritk, passata la Gu- 
ll) Deil*antica grandezza di questo castello , dice Ranalli che discosto 
circa,sei nuglia da Pistoia e quattordici da Fii'eaze , non resta che una 
torre ael [^ alto del poggio, in ay vi ^ il palano del podesti, e a poca 
distaaza la chiesa e qua « \k delle rovine. 

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202 DELL*ISTORIE FIORENTINE [AN. 1252] 

sciana in Valdarno, sopraggiimsono i Pisani a Pontadera nel 
contado di Pisa, i quali invitati a combattere,' superbi della 
fresca vittoria, non ricusarooo la battaglia. Dur5 la zuffa liinga 
ora, ma finafraente i Pisani riraasono rolli, avendo da'Fioneo- 
tini la caccia inftno alia badia di Sansovino presso a Pisa a tre 
miglia, e reslando di loro, oltre i niorti nel campo combattendo 
e nella fuga, un infinilo numero di prigioni, perciocch^ e*non 
si dubita esserne stati condoUi presi^ in Firenze tremila. Vi- 
desi, quel che fu raollo notabile in questa battaglia, un grande 
esempio de' rivolgimenti della fortiina , iraperocch^ i Luc- 
chesi , i quali con le mani avvinle dalle funi e dalle catene 
erano condotti con scherni e beffe da' Pisani vincitori prigioni 
in Pisa, furono quelU i quali in un butter d'occhio, mutandosi 
la sorte delle cose, ne menarono i Pisani legati a Lucca, con- 
sentendo ci6 facilmente i Fiorentini , perch6 i compagni sen- 
tissero piu dolce il frutto delFaiulo ricevuto. Scrivesi questa 
giornata esser succeduta il primo giorno di laglio, nella ^ale 
(e questo fu anche stimato pec cosa onorevole) Ira gli altri pri- 
gioni pervenne nella podesta de'Fiorenlini il potest^ slesso di 
Pisa il cui nome fu Angelo, di patria romano. Mentre i Fioren- 
tini erano stati occupali in queste guerre, gli usciti ghibellini 
insieme con Taiulo del conte Guido Novello della casa de'conti 
Guidi aveano occupatoil caslello di Figline, e di quindi faceano 
spesso scorrerie per tirtto il contado ; onde i Fiorentini prima 
cne I'esercitd vittorioso si dissipasse, senza lasciarlo pun to 
soggiornare, lo mandarono a campo a Figline. Stettevi Tassedio 
intorno tutto il roesedi luglio, e parle d'agosto, non avendo 
cessato con sorte alcuna di macchme e di assalti di superarlo ; 
infmo che veggendosi il conte con gli altri capi che v' erano 
dentro non poter fare pih lungo contrasto si resero con questi 
patti ; il conte e i foreslieri di potersene andare sani e salvi 
ove volessero: egli usciti, di esser rimessi in Firenze. Fu opi- 
nione che il conte si conducesse aprender queslo partito, non 
tanto perch^ non gli d^sse il cuore di potersi piii lungo tempo 
difendere, quanjo perch^ vi era sospetto che alcuni della casa 
de'Francesi per danari avuti da'Fiorentini tenessero maneggio 
d'introdur dentro i nimici, e fu chi disse che la parte de'ter- 
razzani che pendeva da parte guelfa, a cui non piaceva la 
signoria de^Ghibellini, avesse tenuto mano in questo tratiato. 
Comunque la cosa si fusse andata , gli usciti furono restltuiti 
nella cittk , e al conte fu fedelmente osseryato quel che era 
stato promesso; ma la terra, quel che da Fiorentini si preten- 
desse in contrario, fu dopo Tcssere stata data a sacco , con 
non minor crudettk arsa o abbattuta. Fomita la guerra di Fi- 
gline, non per qudsta Tesercito tomb a casa ; perciocch^ Mon> 
talcino canocie pemtua di^battaglie tra*Sanesi e-i Fiorentini 
lo tirb a se, troyanaosi motto stretto dall'arme de'lor nimici ; 

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[An. 1252] LiBRO skco?(do. 203 

n^ Teslto della batlaglia fii diverso da quello ch*era stato I'altre 
volte, perciocche i Sanesi furono rotti da' Fioreatini con per- 
dita di moUa della lor gente, ollre coloro che vennoro vivi in 
poter degli avversarii ; n^ rimanendo per allor altra causa di 
lener le genti piii fuori, avendo ottimamente fornito il castello 
di Montalcino, furono ridoUe a casa con grands allegrezza e 
giubilo di tante vittorie, esultando sommamente il popolo, 
che sotto il suo reggimento moUo piii si fusso ampliala la 
grandezza e ripulazione del nome ftorentino nel breve spazio 
di tre anni , che non avea prima fatto in raolti sotto 1' acerbo 
e imperioso governo de'nobili. E in vero chi prendc vaghezza 
d'andare le cose di que' tempi minulamente considerando , 
non si maravigliera di cos'i felici progressi ; poich^ trovan- 
dosi allora il popolo unito andava con le proprie persone a 
cavallo e a piede secondo il loro polere nelle baUaglie , cerli 
di partecipare come deile faliche, cos'i deUa laude e deironore. 
Oueste cose degne di niemoria accaddono di fuori, Tanno 
1252, nel quale n^ alcune che avvennero dentro sono da di- 
spregiare ; perciocch5 oUre che si fece il ponte a Sonta Tri- 
pila, grandemente in ci6 adoperandosi Lamberlo Frescobaldi 
il quale aveva le sue case in quella contrada e era in quel 
tempi tra il popolo riputato per grande anziano, diedesi anche 
ordine per procaccio de'mercalanti e d'altri che amavano la 
crescenle gloria della patria loro, che ^ batlesse moneta d'oro, 
non avendo infino a quell'anno coniatasi in Firenze altra mo- 
neta che d*argento. Chiamossi dunque la prima moneta, il 
nome della quale dura infino aJpresenti giomi, conforme al 
nome della cittb, fiorino, d'oro unissimo, e secondo la mae- 
stria degli artefici di que' tempi egregiamente lavorato di va- 
luta di 20 soldi Tuno; Timpronta del quale daH'uno de'lati 
aveva il giglio, e daU'aUro rimmagine di S. Gio. Battista le- 
nuto per protettore della citt^. Racoon tasi di questa monelci 
co^ non mdegna da raccontare^ e per avventura ancora non 
inutile, se si pon ment^ come con le buone arti , nelle qqali 
valse sem]^re molto questa citt^ , sia facile strada a potersi 
anche acquistare la benivolenza de'barbari principi e da noi 
non raai conosciuti, onde n^ a me sark noioso di riferirla ; la 
quale accadula forse dopo alcun tempo, ho ripqsto in quesio 
lu©go,*per non dividerla dalla sua materia ; oltrech^ a me ^ 
flascosto in qual anno fusse particolarmente avvenuta. Es- 
sendo dunque quesli fiorini incominciati a spareersi per tutto, 
De pervennero alciini , come della moneta suoTe avvenire , a 
Tunisi in Barberia, e vedoti dal re, il quale era molto savio e 
intendente prin ''pe, trovatili-di fln oro, li commend6 molto-; 
poi^al nome del santo, per quel che da suoi tnlerpreti gli era 
riferito , conoscinta esser moneta di crisUani e la cittk che 
quella moneta coniava aver nome Florenzia , vennegU voglia 

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204 dell'istorie fiorbntine [An. 1252J 

di saper che citta fiisse qucsta e in qual paese de* cristiani 
posta ; e essendo appr^sso di lui mercataDti pisani, i quali in 
quel tempo trafficavaoo per tutto, domandd ad alcuni dJ loro 
che cilta fusse tra*cristiani Florenzia. Sono costoro, rispose 
audacemente il Pisano, i nostri Arabi per terra, quasi volesse 
dire i nostri montanari (1); a cui il re con discreto raodb ri- 
spose: ella non mi par punto, o Pisauo, moneta d'Arabi; ma 
voi ditemi, qual moneta d'oro 5 la vostra? Rimase il Pisano 
confuso, perocch^ in Pisa non si battea ancora moneta d'oro. 
II re accortosi della sua malizia si il dim,and5 se v*era alcuno 
in Tunisi che fusse mercatante di Firenze e che a lui fusse 
fatto venire; per che trovandovisi appunto uno, il cui nome 
fu Pela Balducci , giovane molto avveduto , fu introdotto dal 
re, il quale umanamente il dimand5 c^e gli d^sse conto del- 
I'essere e stato della sua patri*, e come era che i Fiorentini 
fussero gli Arabi deTisani. II giovine-fiorentino con bell'or- 
dine raccont6 al re molte cose in lode e magnificenza della 
sua citta, e quando venne a quella parte ch'era stato ricerco 
degli Arabi, rispose. Se i Pisani, alto re, intendono noi es- 
sere i loro Arabi, perciocche facciamo scorrerie e prede nel 
lor paese, egli non sono stati di nulla bugiardi alia vostra 
maesth , imperocch^ noi poveri montanari siamo venuti a 
questo potere di battere moneta d'oro per le molte vittorie 
avule sopra questi ricghi uomini di mare. Sorrise il re del- 
Taccorta risposta del sagace florentino, e stimonnelo per savio 
giovane e d assai, e insieme con lui cosi si riput6 dover esser 
tutti gli altri di quella nazione, avendo massimamente ri- 
guardo al nobile artificio e conio della moneta ; per che sti- 
mandoli degni del suo favore, li fece franchi nel regno suo e 
concedette loro che avessero abitazione e chie§a in Tunisi , 
con altri privilegi e grazie non altrimei^te che i Pisani. Rife- 
riscono I'antiche cronache (siccome dei duri Lacedemoni i piii 
antichi autori lasciarono scritto) che i Fioren(ini in questo 
tempo vivevano in grande sobriety, non solo ne'cibi , i quali 
erano di semplici e grosse vivande formati , ma HBgli abiti , 
ne'costumi e in ogn'altro loro afl'are; conciossiach^ la mag- 
ffior parte in questo pih somigliante ai pastori, che a uomini 
di citth . portavano le pelli scoperte sul dosso con usatti in 
piede, e schiette berrette nel capo. E quel che ^ moKo mag- 

(1) Non essendo gli Arabi i montanari di Tunisi, I'interpretazione delio 
storico non 6 esatta. Penso che piii maligno fine avesse il pisano di mor- 
dere i Fiorentini, i quali assaltando or questi or quei paesi poteano dallo 
sdegnofto pisano somigliarsi agli Arabi del deserto che vivono di continui 
assalti. E di fotto cost IHnterpretd Pela Baldocd. Del fiorino d'wro vedete 
il Targioni Tozzetti. 



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[An. 1253] LiBRo skcondo. 205 

gior maraviglia, n^ (1) le donne erano moUo piu molli e de- 
licate di quel che si fussero gli uomini; perciocch^ il mng- 
giore ornaraento della piil nobile e ricca doniia di Firenze 
non era altroche una ben strelta gonnella di grosso scarlaUo, 
senza altra cintura che d'uno scheggiale airantica, con un 
mantello foderato di vaio cotasello di sopra , 11 quale come 
s'usa oggidi in alcune terre di Puglia porlavano-iu capo. La 
maggior dote non passo giammai il numero di trecento lire; 
cosa che achi riguarda lostato de'tcmpi present!, parrh piut- 
tobto degna di stupore, che di maraviglia, se egli consido- 
rer^ che con quello ch'era sufficiente e ricca dote d'una nobil 
donna, appena sone possa oggiallogaroun'umilissima serva (2). 
L'amio 12^ cssendo podestk Paolo di Soriano, e capitauo 
de/popolo l.ambertino di Guido Lambertini,.8i torn5 da capo 
a* fatti di Pistoia; tanto imporlava a' Fiorentini che i Guelfl 
fossero rimessi in quella citta. La qual impresa tentata due 
volte in lutti i due anni passati non era ancora stata condotta 

(1) Qui il Ranalli pose : Nolisi qnef ne, usato spesso, e con molta ele- 
gaiua, daU'Ammirato aflermalivamonte, c in liiogo di congiunzione. Ma il 
Ranalli prese errore. Qui il ne 6 bens) congiumione, ma per negaiione, in 
vecc di e non; cioi e le donne non eran di molto piu molli, ere. II ne usalo 
spesso dairAmmirato ha sompre il signiQcato di nemmeno e di non e se ne 
vide quivi poco p\i\ sopra dove propone di raccontare Taneddoto banbaresco. 

(2) Oui rautor^ molto volgarmente parla; poich^ non 6 uno istessa il 
valore dellc 300 lire della metA del secolo xiu, e quello delle 300 del fmire 
del secolo x\i. Le lire 300 del xni erano rappresentate da 300 fiorini d'oro, 
i quali Si titolo di 24 canrii, ossia al puro, eran del iaglio di 96 la libbra 
di niarco. Nel 1693 (rAmmirato leggeva^i suoi primi dieci libri il 1595 al 
Grandnca) i| taglio era di 97 1/3 e il valore di lire 7 10. La differenza fra 
il taglio del primo e l^Uimo fiorino ^ dunque di 1/72. Se si aggiunga per 
qnesto teifipo il valore lolto al Horino antico avremo'un equivatente 
di 7, 12, 1. Ma Irasandiamo questi rigori. Le lire di quest'ultimo tempo 
valevan dunque setle volte e mezzo pid che nel tempo primo ; le lire 300 
del secole xm al secolo xvi sul Gne valevano lire 3-250, ma contro i 
geoeri di prima necessity valeano il doppio , o per lo meno (secondo i 
calcoli falti da tanli) la met^ » un terzo della meUt oltre il valore calcolato 
sui generi di lusso. In questo calcolo le lire 300 del secolo xiii, ossiano 
i 300 pezzi d'oro che nel secolo xni valeano lire 300, nel fine del xvi 
dovean valere lire 3716, dote abondante per una umilissima ser\'a, la quale 
si sarebbe tenuta ben ricca (e si terrebbe anche oggi se avesse appena 
le 2250). — U Zanetti raccolse ci6 che t scrilto delle Zecche Fiorenline ; 
il Cibrario discorse dei valori comparati oella sua Economia del me- 
dio evo , opera eccellenle che ba avuto il merilato onore di molte tra- 
dozioni. ' 

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206 dkllSstorie fIorextine (An-. 1253J 

a fine. Per questo com'era cresciuto il desiderio di darie com- 
pimenlo, cosi crebbe lo sforzo, c fecionsi maggiori le prov- 
visioni deU'usato; perch^ condolto I'esercito intorno la citt^, 
e dato il guaslo al contado, e con ogni vigore altendendo a 
baiter le mura e ad espugnar la terra, i Pistoiesi non volendo 
aspeltare gli estremi pericoli si resono a' Fiorentini con patti 
di rlmettere i Guelfi, e cKe a' Fiorentini fusse lecilo per sicu- 
rezza delle cose loro per Tavvenire di potere edificare un ca- 
stello in quella parte della citta clip essi volcssero ; il tjuale 
edificarono in su la porta ondo si viene a Firenze (1). Tomato 
Tesercito a casa s*intese come quelli di Hontalcino erano 
grandemente stretti da' Sanesi, e che per difalta di veltova* 
glia leggiermente si correa rischio di perder^ se nOn era 
soccorso. I Fiorentini andarono sopra Siena, e costretti i Sa- 
nesi a pensare a* casi loro, dopo aver guasto il paese passa- 
rono a provvedere Montalcino. E contuttoci6 presono Rapo- 
lano e moUe altre caslella e fortezzede' Sanesi, in modo che 
Tesercito ritorn5 a Firenze -quasi trionfando, lieto ancor 

(1) Conforme lasciarono smtto il Malespini e il Villani; il che tutlavia si 
vede nel contralto della pace fatto il primo di febhraio detriinno 1254nella 
pieve di S. Andrea d'Empoli Ira Albizo Trinciavftlli e Alberto, di Risloro giu- 
dici, e Aldobrandino Otlobuoni sindaci della Repubblica, e i sindaci di Lucca 
e di Prato da una, e quel della cittii di Pistoia daH'altra ; nel quale facendo 
paee si promessero la difesa scanibievolmenle si per le persone, come per 
le robe r. che i Pistoiesi non lascerebbero fare castello, o fortezzanel pog- 
gio di Carmignano ; che libcrerebben) da' bandi tulti quelli che fossero 
stati in aiuto dc' Fiorentini e de' Pratcsi nella guerra, come ancora quelli 
che erano in Tizzano quando fu presa, con restituir loro ogni bene e ra- 
gione ; che per lemiine di sei anni i Pistoiesi non fosser obbligati d'andare 
in aiuto de' Fiorentini e de' Lucchesi contra Pisani e Sanesi ; che i Fio- 
rentini , Lucchesi e Pratesi rilasciassero tulti i prigioni Pistoiesi , quelli 
perd che non abltassero in Pisa o Siena avanti la guerra, e opercrebbero 
che fosse fatto lo stesso da Sanminiatesi ; che i Pistoiesi depositassero in 
raano di Ventura canonico di Pistoia , e di OfTredo piovano di- Massa il 
castello di Belvedere, da' quali fosse pol giudicalo se dovea essere de' Luc- 
chesi, de' Pistoiesi ; che per I'avvenire non si astririgesse per dcbito che 
il particolare debitore; che i patti accordali altre volte tra' "Fiorentini e 
Pistoiesi fossero nulli, e si ossenassero quesli, i quali ii doveano ginrare 
ogni dicci anni con pena di mille lire per ogni capo che non fosse osser- 
vato. Gli anziani, che tre giomi dopo la giurarono in santa Reparata, fu- 
rono Buonagiunia da Passignano giudice, Rinieri di Caccia notaio, Spigliato 
di Cambio, Arrigo di Spedito, Simonctto di Bellindotto, Rinucciuo di Chia- . 
vello, Visao del Bello, Guido della Pelle, Uguccione di Morello, Falco di 
Baldovino, Manoito di Pretazzo, e Guamieri di Ristoro. A. U G. 



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[Xff. 1234] LIBHO SKCONDO. 207 

moUopiik che neU'altre vittorie; perche luUe due Timprose di 
quest'anno diceano essere state nun per guadagnar terra e 
paese o comodo alcuno privato alia loro Kepubblica, ma solo 
per beDeficio e utile degli amici ; a Pistoia per rimeltervi i 
Guelfi, 6 a Moutalcino per cuslodirlo dalle maiii de* Sanesi. 
Seguita Tanno 125-1 [1) anno feHcissimae glorioso alia Re- 
pubblica, perciocch^ dalle molte vittorie che ella ebbe fu co- 
gnommalo Tanno vittorioso (2). La prima impresa de' Fioren- 
tini fp quella di Siena, siccome era stala anche T ultima 
deiraniio passalo, e la cagione della guerra era la modesima, 
il.castello di Montalcino; perch^ ne i Saoesi poteano aver pace 
di DOD tirarlo sotio il loro dominio, ue i Fiorentini conlenorsi 
di non favorirlo, poich^ era loro raccomandato. Onde essendo 
Tapparecchio per questa presente guerra grande, e gli eflfetti 
non minori alia fama (perciocche in un medesimo tempo si 
guastava il contado, e si assediava Montereggioni e si battea 
Siena )« i Sanesi non potendo reggere, domandarono la pace, 
e fu loro conceduta con -queste condizioni : che cessassono 
per ravvenire di molestare gli uomini di Montalcino, e che 
in conto alcuno non dessero aiuto e favore a' nimici della fio- 
rentina Repubblica. Si volse poi Fesercito a Poggibonzi , il 
quale in quel tempo si reggea a comune, e inchiitava insieme 
eo' Sanesi alia fazion dell Imperio e credesi aver cercalo d'im- 
pedir il parsso a* Fiorentini in andando a Siena , e senza bal- 
taglia si rese a palti. Ma Mortennana, caslello dt^lla famiglia 
degli Squarcialupi, avendo voluto far resistenza si ptese per 
forza, e a coloro i quali furono i primi ad entrar dentro, per- 
ch^ oltre Tardire fu ancho utile I'industria loro onde ebbono 
la comodita dVntrar nel castello, fu in Frrenze concrduta per- 
petua franchigia dalle fazioni det comune. Delle cittk nelle 
quali era superiore la parte ghibellina in Toscana, una era 
Volterra ; ma la fortezza del sito di quella citta, per la quale 
era riputata per una delle piu forti d'ltalia pcrch^ ella b posta 

(Ij Nel quale era podeslS della citt^ Guiscardo da Pietrasaiita milanese, 
e rapitano del popolo Guglielmo de' Rangoni. A. il <?. 

(•2) In questo i conli (Juidi venderono alia Repubblica i castelli di Mon- ' 
tfmurlo { ) e di Monteguarco, e i conti che possedevano Porciano furono 
i primi a far la delta vendila , non ostante die il Malespini e il Villani 
sfrivino che nun vi volessero acconsentire, e la ponghino sotto I'anno 1209. 

A. il G. 

!*; A. il V. diode la vendila di Montcmurlo nef 1209; A. il G. uel i!2i9 
diwe che il CasicHo fcra tenuto dai Guidi ad onor de'*^F1orenllni, e per ci6 
> Goidi facean dai villani pagarc un censo a S. Giovanni. Ci5 volova dire 
cbe i Gaidj aveano ceduto ai Fiorentini U dominio dirctto nel I200, ora 1^54 
cs<l«vaiio U dominio mile,' e si spogtiavano d'c^ni diriUo. 



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208 DBLL^ISTORIE PIORKNTINE [An. 1254] 

sopra un luogo rilevalo, non pprgeva a' Fiorentini speranza 
alcuna d'averne vitloria. Voltaronsi dunque Tinsegno pih con 
intendimento di darle il guasto intorao e (ornarscne a Fi- 
renze, che con pensiero d*espugnar la citUi. Per questo giunti 
su per le piaggio e vigne di VoUerra atlendevano a meUerle 
a fuoco e a ferro. 11 che non polendo patire i VoUerrani, che 
in su le porte della lor citla fussero cosi superbamenle ol- 
traggiati da' Fiorentini, c che a guisa di spettatori stessono 
oziosamente mirando la rovina de' loro poderi, con grande 
baldanza e orgoglio si mossono a vendicare quell' ingiuria » 
confldandosi in uno slesso tempo non meno della moltitudine 
delle loro genti che deiropportunit^ del luogo. E in vero 
aiutati grandemente dal vantaggio che aveano della scesa del 
poggio , incomiDciarono a danneggiar aspramente i fhnti a 

fiiede , non potendovisi cosl bene adoperare la cavalleria e 
'avrebbono facilraente condotti a duro partito se avessero 
avuto alcun capo ; n>a Tessere usciti impetuosamente , e piik 
tosto mossi da una certa subila ira che da matura considera- 
zione, senza aver certo capitano o ordine distinlo di quel che 
s'avessono a fare, terminaron questo raovimento con poca fe- 
licity. Imperocch^ i cavalieri fiorenlini veggendo il pericolo 
nel quale si trovava il suo valoroso popolo a piode . il quale 
avendo vigorosamente sostenuto la battaglia era in alto di 
piegare, superando con Tardire la difflcoUk del luogo spinsono 
aniraosamente i cavalli at poggio, e giugneodo freschi incontro 
a' Volterrani gik slanchi della zuffa e presso che allenlati dalla 
speranza deiraver vinto, li costrinsono a rilirarsi e da questo 
a volgcr le spalle o a fuggirsi. Ove fu tanta la fretta e velocity, 
e di chi fuggiva parimente e di colore che seguitavano, che 
le porte ohe erano aperte per ricoverar dentro gli amici rice- 
vettero ancora i nimici; e furono prima dentro i Fiorentini, 
che in quelle s'avesse potuto dalle guardie usar riparo alcunoa 
proibire loroTcntrata. Ma i Fiorentini mentre appena credono 
a se stessi d'aver occupata VoUerra, perch6 cotanla felicita non 
se li volgesse in miseria, non atlesono con quella furia con la 
quale erano entrati a correr la cilta, ma fallo alto, e aspetlate 
tutte le gcnti, posono guardia alio porle, e altri dislribuirono 
su per le mura con animo (assicuratisi di questi luoghi im- 
portanti) di dar poi il sacco alia lerra e di tagliare a pezzi chi 
avesse animo di conlrastaro ; onde essendo per la citta lo spa- 
vento grrfndissimo, si erano in tanto, come m cosi fatte sven- 
ture suole avvenire, tutte le donne voUerrane coi loro piccioli 
bambini e con alcuni deboli o impotenli vecchi ridotte alia 
chiesa maestra, aspetlando Tostrema ruina deirinfelicepatria, 
ove erano tutti i chierici e il vescovo della cittk convenuti, ai 
piedi del quale le semplici feraminelle atlaccandosi, glidoman- 
davano, con\e se egli non si trovasso ne' medesimi pericolic 



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[Ar. 1254] LIBRb SECONBJ. 209 

aiuto e consi^lio. Altre come se allorft avessoao alia gola i 
coltelli del Biinici , gli chiedevano la remission de* peccati. 
Chi slringendosi i figliuoU nel seno, dopo tfverli fisamente ri- 
guardati, amaramente come se piu non Tavessono a rivedere 
si mett^^BO a piagnere e piagneado faceano maggiori stridi 
gittare agi'impauriti fanciullk 11 tempio' Fimbombava di^so- 
spiri/di pianti e d'ululaii profondissimi e diversi.Tu ne ve- 
devi alfre prostrates! innanzi alle sacre immfi^ini baciar la 
tena; altr^ cod le man! giunte e con gli occhi fermi restar 
immobill com^ statue, aUe immagini delta madre di Dio, e 
altre abbr^cciatesi alle croci e a' piedi del Crocifisso chiamar 
il lore Salvatore, che le scampasse d^lla morte e dalla verge- 
gpa. Ma noti era cosa a vedere piu dolorosa e piu mtserabile 
di quelle, che §tracciandosi i capeili e la faccia « pijignevano 
non che le presenti e le future miserie, quanto le pas^tite, 
dnbitando, che o QgliuoU}, o marito, o fr^llo, o paare non 
fusse restate mart^ nella disavYenturata battaglia. A cotante 
e cosl grand! misene oltimo' jimedio presejl'valenle vescovo , 
il quale ordinate a' preti che si vestissero le cotte, e le croci 
e le Tenerabili reliquie in mano ]^rendes§ero, e se medesimo 
adoroato -del manto e delta mitra yescovale^ use! delta ehiesa 
in pcocessione a trovare i nimicf, e i sacrosanti salmi e le 
pietose pre.ci c^ntandp perch^ Iddiio dalla soprastante rovina 
scampasse la sua.fedele e'dev^ota cittk.^Seguivano, con qufel- 
rordine che potest farsi in cod fatto case, le denne scapigUate 
gridando.e dimandando ad altissime voci ai Signer! Oorentini 
pieta e misericordia ; nh restajfono di quelle, che Ym deiraltre 
ardite si gittassero a' piedi lpro» le man! vittoriose baciandoli, 
e con supplicheyoii vpcr se stesse, la patria« i ligliuol!, i pa- 
rent! e gk amici raccomandandoli. II quale kcrimevole $pet- 
tacolo, a(^conapagnato dalta riverenza delta religione e dal- 
Ttfver gli allri posato I'firme, noa^ dubbio alcuno d'aver mosso 
ajpieta i nimici; ! qual! cknossa per questo ogni prima deli- 
berazione, incontanente mandarine tin bando, che niuno ar- 
disse di (sa^ ruberia alcuna o di ms^omettere cbi che sia,' sottq 
pena del capo. . 

lorcosi fatto mode ! Fiorentiji! vinsono contra ogn! lore 
credenza Volterra, la quale riformata a lor iaodo e mand^tine 
solamente alCuni cap! de' Ghibellini in esilio si voflarono, e$- 
sendo ancora.il mese d'agpsto^ sopra di Pisa.' Ma era tale lo 
spavento. de' Pisani pet ,1a fama cne per tutto si udiva delle 
viltorie de' Fiorentini^ che deliberarono non mettersi al rischio 
deUa battaglia ; anzi li mandarono incontro ambasciadgri, e 
per segno d'umiltk con ess! le chiavidella terra, prpfereodosi 
di accettare quell! paftti e convenzioni che da lorp fossero giu- 
dicale cpnvenienti, si che la pace e concordia tra quelle due 
citt^ potesse duirar lungo tempo. Queste supplicazioni non 

Vol. I. - 14 Ammirato. Istorie Fiorentine. 

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210 DBLL'iSTOHIE FIORINTINE [Alf. 1254J 

parve aTiorentini da dispregiare, aT^ndo il caso di Volterra 
insegnato loro a ppter dubitare de'sinistri, e insifememente a 
usar le vittorie con moderazione. I palti dun(|ue con che s'a- 
veva a stabilire la pace furono questt : che i Fiorentini fussero 
franchi d*ogBi dazio, gabella o diritto di mercatanzia ch'cn- 
trasse o uscisse di Pisa cos! pef terra come per mare in per- 
petuo; che4 Pisani fussono temiti pr^nderil pesoela;nisura 
segnata dai Fiorenlini cos\ circa le cose de'viyeri, come di 
panni e di drappi, e insiememente una lega d\ moneta ;^ die 
n^ in segreto ne in palese porgessero aiuto o favore a*loro 
inimici » e che oltre alle detle cose dessero loro qual piA i 
Fiorentini Tolessono, o il castello di Eipafratta, o la terra di 
Piombino, servando sempre quella comunitk perpetua e buona 
e leale amicizia e confeaerazione , senza inganno , malizia o 
fraude alcuna. Volentieri acconsentirano a tatte Taltre capi- 
tolazioni i Pisani per non patire noaggiori infortunii; ma I a- 
vere a spogliarsi di Piombmo, h con ik compdit^ di quel porto 
aprire la strada aTiorentini ad applicar Tanimo alle cose del 
mare, parea loro una domanda molto acerba e intoUerabile, 
e dairaltro canto non ayen<)o ardimento di frastor^ar quello 
che ayqan promesso non ^eano che partito pigliarsi. Onde 
nel loro senate erano continue dispute e discorsi in trotare il 
rimedio che in cos\ fatto caso s*avesse a pigliare. Nolle quali 
sospensioni e travagli d'animo levatosi su un loro cittadino, 
il cui nome fu'Vernagallo, dicesi Aver usato ^imili parole : lo 
non mi marayiglio , prestantissimi cittadini , che sia grande 
FaiTanno di ciascune di noi intorno ki cosa che ora si tratta; 
imperocch^ a me pare, che qui non ii dispula che Piombino 
sia piii de*Pisani o de* Fiorentini, ma di chi di fftiesU due po- 
poh ha ad esserela maggiqranzae rimperio ne7atti del mare; 
perche io non dubito punto , se noi aiamo Piombino a' Fio- 
rentini, die in un memento non veggiate girar la grandezza 
e riputazione di questa i;ittk alia loro^, conciossiach^ non cosi 
tosto gusteranno questi Uomini industriosi la grande utllitli e 
beneficii che vengono dal mare , che rerrk lor TOfflia di far 
galee, d'andar in corso, e insomma non content! de*lbr ter- 
mini distender il piede e V animo infino neirisole del hiar 
Tirreno. E «nondimeno il negare di darglielo d recherebbe i 
medesimi pericoli e forse maggion. Dunque e'bi^ogna trorare 
una'via che noi non K neghiamo*Piombitfo, e che essi nen 
Fabbiano; al che una sola strada stimo che ci abbia a con- 
durre,.senoi mostreremo di dubitare piil.di'Ripafratta, che 
di Piombino , perciocch^ essi senza alcuii dubbio s* attac- 
cheranno a volet queHa cosa la quale ineno noi moslreremo 
Toglia di Toler dare; e cos\ di leggieri ci potrk riuscire che 
ci sia irilasdiato quello che dnbitiamo concedere. A. che ci sa- 
ranno buoni mezzani i Lucchesi nostri nimici, i qiiali tor- 
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(Ah. 1£54] libro sicondo. 311 

naodo ioro comodo di godere la possessione di Ripafratta (e 
4peraiidp d'areria daTiorentini Ioro confederal e amici), oon 
ogni furore li consiglieranao e cooforteranpo a prender anzi 
Ripafratta, che Piombino. lo per me non veggo altro scampK) 
ajle cose nostre. Se altri ci ^ di voi, che abbia spediente mi- 
gliore e da poter riuscire, non tardi a proporlo, perch^ a fa- 
Uea occorrera ua'occasione nella quale possa essere piii gio- 
▼eyote Topera e *1 conaiglio dUin buon citladino che in qilesta. 
Piacqne a tatti il partite pres6 da Vernagallo, il quale riifsci 
appunto secondo il suo awiso ; perciocch^ ntfostraddo eglino 
di coiiceder piii Tolentierr Piombino, feciono risolvere i Fio- 
rentini a voler Ripafratta, dal giudicio de'Pisani argomen- 
lando deirimportaoza del luogo, n^ molto and5 che fu poi da 
Ioro conceduta aXucchesi. Gosi la pace ebbe efTetto a'4 d'a- 
gosto, bencfa^ poco durabile ; avendo i Pisani per osservanza 
delle cose promesse mandati cento cinquanta statichi a Fi- 
reaze ; o?e htom6 Vesercito del mese di settembre con sin- 
golareietizia e festa di tanti prosperi'successi(l). Perch^ non 
ayendo da dubitare de^nimici di luora, e dentro non essendo 
per Mora niuna turbazione , fu fl restante dell' anno molto 
quieto (% Negli ultimi giorni del quale nella cittk di NapoU 

(1) Essendbst inche tssicorati V 25 d'agosto della parte Guelfe d*Arezzo ; 
ia^qoale arendo loaQdati suoi sindaci^a Pittnze, promessero nella chiesa 
di S. Lorenzo a Guide di Gnidalotto e a Gtiido di Mancino stndaci deputati 
dafla Repubblica , ctie non solo averebbero difeso 1^ persone e robe del 
Fkuienlini, ma fatlo gfUerra a* Ioro nimici, co* quati non si sarebbero acCor- 
dati senza il \qt consenso ; che averebbero operato che la Repubblica avesse 
bal/a e forza per un anno in Arez^ con mandarvi un podestii a sua ele- 
zione; che tlinaldo* Boscoli riraette^e in lei ogni differenaa che avesse con 
particolari fiorentini; e che lo stesso facesse il comune d*Arezzo delle sue 
con Gugii^lmo eletto areiino^) si per eonto proprio come del vescovado. 
£ la modesima parte guelfia; la quale farebbe compagaia con Teletto, s'im- 
parenterebbe ancbe co* suoi congiunti-conforme al gusto della Repubblica, 
per sicorezza 'della quale il tutto sarebbe gtnnito da dugento Aretini, con 
poia di^mille marche d'argento, non ossenrando. Mediante 1e quali pro- 
messe i sindaci 6orentini obUigarono la .Repubblica sotto la medesuna 
pena a dorer aiutare e difendere gli Aretmi contra ogni persoiia, e tanto 
pid Tivamente , quango fosse lor mosso guerra per rUpetto di questa 
imione. - * , A. il G. 

(2) Rinieri picclolino degli UberTi vend^ alio Repubblica per millequat- 
trocento lire plsane il caslello di Pulicciano o Puliccianello posta di U 
<rEIsa appresso la 6adia d'Elmt, 6on le ragioni che avea contra di Rinieri 
dctlo di Volterra. ; A, U G. 

C) Cio^, eletto tmooto, non ancora insediaU). 

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212 DELL*ISTORIB FIOREIfTINB [An. 1254] 

parti di quesla vila Innocen^io ; il quale non solo avea veduto 
la morte di Federigo imperadore, nimico suo e di aanta Chiesa, 
morto come fu fama costantissiina<di quel secolo, per essergU 
stata accelerata I4 morte da Manfredi suo flgliuolo oatural^ t 
siccome egfli ad Enrico suo primogenito Taveva afflrettata ; ma 
vide nella casa sua rinnovellati tutti gli esempl orribili di tra- 
gica crudelt^ : perciocch^ Curradq , il quale gli doveva snc- 
cedeFe aU^imperio , non gli piacendo che iL regno, di Napoli 
smembrandosi si desse secondo la disposizion ^el padre ad 
Enrico siA) fratello, nato d'altra madre^il fece ^ccidere di 
tradimento da un capitano saracine nel castel|o di san Felice^ 
in Basilicata , nh coo minore ferith tra le vivande nella doK 
cezza della mensa avea col veleno fatto levar dal mondo neiia 
citta di Melfi un flgliuolo d'Enrico gia stato morto dal padre, 
chiamato Federigo; e Onalmente il medesimo ^urrado pagato 
della moBeta che egli al fratello e al nipote avea ingiusta- 
mente fatto pagare , dal fratello Manfredi fu insidiosamente 
fatto morire. Esempio memorabile a' priocipi secolari di la- 
sciar vivere in pace i Vicarh di Gristo , poiekd si rigida e si 
presta upparisce la sferza della mano sua ne*pers6cutoi^ dei , 
suoi ministri; de*quali ancorch^ fosser perversi ; egli che in 

Suella cura gli ha posti, e non altri, vuol esserne gastigatore. 
licerca questo luogo, prima che da Innocenzid mi parta 
S)oich^ io non ho anno distiqto e sicuro, ove quel che ho da 
ire , abbia, a ripormi) , che io non lasci di narrare da esso 
Innocenzio essere stato collocate nel numero de^santi Pieiro 
da Verona frate dtsan Domenico, che fu poiS. Pietro Marlire 
cognominato. It qudl Pietro stato in Firenze^ e quivi predi- 
cate, e contra gli eretici di quel ternpo non solo con le parole, 
ma con I'arme combattuto, aver -con raiuto;dQ' buoni cattolici 
che in essa.erano, e spezialmeote con pafticolaf lode della 
famijgtia de* Rossi, diessi- eretici riportato in quelle contese 
gloriosa vittoria; e sono autori.non indegni a' quali si debba 
prestar fede, i qaali narrano, che stata in un giomo zHffa tra 
queste due parti di qua e di Ik d'Airno, la colonoa che io 
S. Felieila h posta di }k d'Arno con ta statua di essa e Taltra 
colonna che di qua d'Aroo si vjede esser tuitavia in^i^Jn 
S. Sisto col segno della croce sopra di essa, con per altro es- 
sere state poste che per contrassegnare con perpetua memoria 
que* luoghi, ove per Tardente caritk e- zelo del santo uomo i 
seguaci deireretica pjra^itd erano stati scodfitti. Anzi aflerma- 
tamente aggiungono : essendo i^r illusioni del diavolo in una 
predica che egli facea nella piazza di Mercato vecchio, come 
fu spesso costume di que' tempi, apparilo un ^^atallo indomito 
e ferocc (il quale era per metlere in scompiglio e in fuga 
tutti gli Bscoltanti) egli con un segno di croce, avendo fatto 
sparir via, senza mai risapersi di cui il caviJlo stato si fosse » 



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[All. 1255] LIBRO SEC05D0. 213 

o onde scapolat^, o dove si fosse aodato a riparare. Di die 
-apparinhe inlin a questi giorni dipintura nella piazza di S. Gio- 
Taoni, in quella iacciaia che si trova a man manca, nelio 
^beccar che si fa in essa piazza dalla via che vien d'Orsanmi- 
chele (1). Kel quarto giorno dell'ann<y 1255 fu in luogo d'ln- 
nocenzo crealo Alessandro IV continuando in Firenze la quiete 
gia intominciata mentrd altrove la fortuoa gitlava i ionda- 
menu ai nuovi scompigli di Toscana, Heti in sul principio e 
prosperi a' Fiorentini, ma in processo di tempo di grandi lore 
Tovine e calamila cagione. Imperocch^ Manfredi, il quale a 
Currado era succeduto^.essendo principe di grande animo, e 
^dicando non poter il regno maivagiamente acquistato senza 
ie medesime arii mantenere, attese a far viva e a metter su 
quella parte, che Timperadore suo padre favorendo, era slato 
cosi grande e tremendo in Italia (2e3). Ove prima s'incomincia- 

(1) Create papi a* 25 di dicembre Ale5;sandro IV, tra le prime cose che 
fecesse, fu che a* 2!8 unl a Vallombrosa il Monastero di S. EUero per esser 
molto guasto e inal condoito ; e avanti che le monache volessero ubbidire 
Ti si consumd molto tempo,* avendo la badessa delta Dionisia il favoredel 
podesti e del capitano del popolo di Firenze ; onde il papa fti costrelto a 
ordinare die gli mii e Vallra fossero scomunicati, assegnando alle monache 
rabilazione di'S. Pancrazio,di Firenze, con ordine che non ^e ne vestis- 
sero piii, e che Tabate'di Vallombrosa facesse loro le spcse. Continuando 
In Firenze la quiete giii incominciata , e non parendo , come si d detto , 
cooreniente alia grandezza del popolo fiorent'mo il non aver palazzo pub- 
blico, come aneora il suo capitano, il quale net principio di quest'anno 1255 
era Bartolomeo de' Nuvoloni; e faceva la sua residenza in casa de* Bo- 
scoli , fu Ditto' compra d! raolte case particWari per fabbricarlo. 1 eonti 
Gaidi conoscendb ^mpre pid quanto fosse diflkile il tener signorie vicino 
a una citti cbe si volea far grande, il cotite 6uido Novello vend^ a' 6 di 
maggio' alia Repubblica la quarta parte che avea ne* castelli d'Elfnpoli, di 
MoQterappoli, di Vinci, di Cefreto, dt CoUe^nzi, di CoUapegio e di Mu- 
fignan^ con ogni rendita e giurisdizione per prezzo di lire diecimila di bDon 
denari pisani, dichiarando di donare queUo che detla quarta parte valesse 
davantaggio. A. il G. 

(i) La gramatica b restia. Vuol dire quella parte, dalla quale favorito 
Timperatore, o per essere da essa fiivorito, era stato, ecc/ 

(3) Percbi i Fiorentini per poter meglio mantenere la parte cpntraria, 
sUmarono a proposito il riunipsi.co* Sanesi, e cos^ il sabato ultimo di lu- 
glk), nella pieve di S. Dooato in Poggio, Oddo Altoviti e lacopo da Cer- 
reto, giudici sindaei delta Repubblica, fei:marono lega da durar perpetoa- 
nenttt co* sindacf de* Sanesi a-difesa coraune, con patti in tempo di guerra 
di soccorrersi Tuna Fattra con cento cavalli e cento balestrieri per quindici 
gionii a proprie spcse di chi soccorreva. Per levar le cagioni, che le Kti 

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314 DBLL*]ST0R1B FIOBENTINB [AlC. I256J 

roiro 1e parti di Manfred! a risentire fu Viterlio, il quale Tanno 
1256 con altri suoi vicini gbibellini avea mossa gberra ad 
Arezzo. Andarono di Pirenze cinquecento cavaiieri in aiuta 
degli Aretini, sotto la condotta delconte Guido Guerra. Ma it 
capitano, contra il conseniimento della RepubbKca, a' con- 
forti de* cittadini d'Arezzo di parte guelfa si pose di sua to- 
lontii a cacciare i Ghibellini di quella terra ; la quale opera fu 
riputata molto biasimevole parendo che i Ghibellini, i quali 
se ne st^vano allora quieti in Arezzo, fossero in un certo moda 
slati ingannati sotto la fode de* Fiorentini ; onde in Firenze se 
ne fece gran romore, non tanto per lo danna che n'era venuto 
a quella fazione nimica, quanto perch^ dubitarono non fosse 
questo un tirarsr addosso Todio di tutti i GhibelHni di Toscana, 
e insiememente del re Manfredi , il quale per non raostrarst 
indegno figliuolo di Federigo, non cessava di molestare il 
pontefice Alessandro. e di' essere e apparire manifesto prqtet- 
4ore e fautore de* Ghibellini. Mandossi per questo comandanda 
al conte Guido, che dovesse in ogni modo rimettere i Ghibel- 
lini in Arezzo ; a* quali comandamenti non vol^ndo egli ubbi- 
dire, finalmente i Fiorentini convennero d'andarvi con Teser- 
cito, e essendosi accampati sotto le mura , tanto vi stettono 
intorno che condussono quelli di dentro a rimetter gli usciti. 
E nondimeno h cosa certa il conte Guido non essersene voluta 
partir giammai, se prima non gli furono dagli Aretini contale 
dodicimila libbre , le quali prestate loro da' Fiorentini, noD 
resono poi giammai. Scrive Leonardo Aretino che rimessi 
che ebbero i Fiorentini in Arezzo, rinnoyaron Tamicizia con 
esso loro per cinque anni, e che gli Aretini si cobtentarona 
che il rettore che essi erano usati di elegger forestiere, si 
chiamasse per tre anai dalla cittk di Firenze e che il prima 
fu Tegghiaio cavaliere figliuolo di Aldobrando degli Adunari. 

e differenze private non alterassero la qaiete' comnne, accordarorio, come 
s'era fatto altre volte, che i particolari per conto di dare* e avere non po- 
t^sero andare che contro a'propri.debitori, e nelKaltre differenze noa 
fossero aiutati e foment^ti dal pubblico, anzi trattati gli uni dagli altri 
come sudditi propri ; non fosse dato ncetto a' banditi per omicidio, forto, 
falsity, ferite, rubamento alia strada e per causa di sedizione e cospiradone 
contra lo Stato; e di questQ capitolo 4 sindaci fiorentini ne promessero 
Tosseryanza per i comiini di MoDlepuldane e di Monialcino : che i Fio- 
rentini non facessero nel lor douuoio p^re alcun pedaggio, ower guida, 
gabella a* Sanest. E vpllero che qnesta lega non fosse di pregiudisio 
air altre che avessero queste due repubbliche con altri, d6 aVpatti'acoor- 
dati altre volte fra loro, pena doeDiila marebe d*argento a cbl ne Bum^ 
casse, promettendp pure i Fiorentini per i Montepukianesi e MontaldnesL 

A, il G. 



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(All. 1256] UBRiO SBCONDO. 215 

Segue appresso che fu anche rinoovata la Lega con i^aDesi 
e cue gli ambasciadori di quest! due Coinuni si accoztarono 
A conchiudere le cose a S. Donato in Pog^io : per parte del 
Fiorentini Oddo AUoviti e Jacopo Cerrelani ; dal lato d^* Sa- 
nesi, Berlinghieri Cionti e Provenzale Salvani. E le conven- 
zioU pripcipall essere slate queste : che niuno dei due popoli 
da^ ticetto agU usciti deiraltro, anzi si dovessero scambie- 
volmente aiutare Tun Taltro negli accidenti di guerra, e aver 
amicLetiimici comuni (I). 

U secondo movimepto fu incominciato da*Pisani, ne*quali 
pot^'tanto Tautorita del re Manfredi, che non riguardando 
a*DU0Ti patti fennati con i Fiorentini, ruppono la guerra a'Luc- 
chesi, co'quali sapeano i Fiorentini aver lega; onde si posono a 
cainpo a ub ca3tello di Lucca detto il Pontaserchio, predando 
tutto il paese vicino. Essendo recate da ci5 novelle a* Fioren- 
tioi, non si stette a diisputare di dare aiuto agli amici, ma su- 
bitamente si mosse Tesercita, e congiuntosi con quel dei 
Luccfaesi andarono a trovare i Pisani ; i quali non potendo o 
non volendo schilar la battaglia, s*azzu(Tarono insieme e fu- 
rono* in breve oria roiti, essendone moUi di lore morti , mol- 
tissimi fuggendosi affogatinel fiunie del Serchio, e piu di tre- 
mila di lore fatti prigioni. Non parve a* Fiorentini di lasciar 
raflfreddare il lieto corso della vittoria, ma seguendo tuttavia 
oltre andarono infino a $. lacopo in Valdiserchio assai presso 
a Pisa, eon animo di governarsi secondo le cose accadevano. 
Nel qual luogo veggen^o un grandissimo pino, fattol tagUare 



(1) 11 fratto suUa fede delTAretino era stalo tolto dal G. il quale pose 
io suo luogo questo. • E sicuri siamo, che a* 24 di marzo Verde di Stoldo 
del gii Chiarissiipo Lasdanomi sindaco della Repubblica essendo in Arez2o, 
alia presenza d*Alamatino deOa Torre podesti di Firenze la seconda volta 
e Teghiaip d^Aldobrandino degli Adimari fiorentino podest4 d*Arezzo , fa 
uniooe e lega col sindaco di quella ciUii a difesa comune, e comuni do- 
veano essere gH amid e nimici; £ perchd Tuna e Taltra cittli stesse in 
quiete, la inqiufetata Jovea esser soccorsa dalPaltra fin coo procurar di 
cacdar ftiori i .turbatori dello Stato. Non vollero che fosse ledto fin loro 
di dar ricetto a* banditi; che per sette anni fosse permesso si a* Floren- 
tini come agU Aretini di passar con rol^ mangialive compre in allri luoghi 
per Ton comone e per Taltfo ; che non si pagasse ni dagli vni, nd dagli 
altri gabelle; che per tre ftniu da g^nnaio 1257 il comune d*Arezza do- 
?esse pigliare il podest^ nominatogli da* Fiorentini; che ddl giomo di questa 
lega fino alle calende di marzo 1257 piglierebbe il capUano del popolo 
datogli pur da* Fiorentini,. come lo dovea pigliar poi per tre conforme al 
podestii. X* 26 d*aprile avepdo di gii ricevuto per capitano del popolo 
Rinieri di Caccia da Firenze, gli Aretini catificarono questa compagnia .» 



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216 DELL*1ST0RIB FIORENTINB [An. 1256| 

fecer(vsul ceppo di esso batter florini d*oro, quasi per segnc 
di giiirisdizione , i quali in memoria di quel fatto a guisa 6. 
un piccolo albero aveano un trefogUo posto a pi^ del S. Gi)- 
vannl. 1 Pisaui vedendo i uimici presso alle mura, il re Mm- 
fredi, nel quale aveano vanamente sperato, lontano in guare 
domestiche impacciato , furono costretti di nuovo piegarsi A 
domandar la pace; la quale comprarono molto cara , atendo 
i Fiorentini ^1) imposto loro acerbissime condizioni, giudi- 
cando che cosi si dovesse domare la contumace superb'iawPi- 
sani (2). Di questi nuovi patti co'quali»si ferm5 la psce, uno 

(1) Confonne aU*autonti datane loro per il compromessa taitone dai 
Pisaoi nel podest^» oapitano del popolo, e anziani di Fireius?. A. il G. 

(2). 1 quali avendo mandato Mense da Tico giudice e Marignano del 
gi^ Lionardo di S. Paolo in Orto lor sihdaci a Firenze , la domenlca 23 
di setlerabre nellachiesa di S. Reparata, dove si Croravano il podesti 
della cltU^ Pancuocio da Concesio c^pi^no del popolo, Guiscardo da Pie- 
trasanta podesli di Locca, gli anziani di Firenze co* consigli, fu dichiarato, 
che tutlo queUo che fosse faUo contra la pace de' 4 4'agosto del 54 fosse 
annuUato, volendo che quella s'intendesse;m)n essere stata violata nd rotla ; 
e t sindaci pisaoi s'obbligarono in virtu delle sentehze e lodi date da' Fio- 
rentini , di dover dar loro in mauQ il castello di Mutrone , la rdeca di 
Massa, il castello di Trebiano, e la terra di Vezzano con ogn'allro luego 
che fosse dalla Magra in su verso Genova> perch^ ne disponessero a lor 
volont^. Promes^ro ancora di daie al coroune di Firenze i castelli di 
Montopoli, di Praliglionc, di S. Gervasio, di Montecastello, edi Palaia 
con la met^ di Colleoli, Ten>piano, e Toiano, da restituirsi al ves€ovo 
di Lucca, il quale dovesse far Gne al comune di Pisa e a'particolari 
Pisahi di quello che pretendesse da loro, con levargli, come ancora agK 
abitanti de' castelli, la «coniunica. S'obbligaron parimente i sindaci {Msani 
di rinunziare a' Fiorentini le ragioni, che'potevano avere sopra il castello 
d*llice, e di dar \oro in mano queldi Montebicchieri'pcr restituirio al co- 
mune di Sanminiato ; come ancora vollero esser tenuti a &r ogni sforzo 
perchd i nobili particolari pisani restituissero a' noliili di €orvaria la rdeca 
e guardia d'Arbetreto, e le-rdcche di Cor\aria ; le qualiquando i Lucchesi 
Tavessero a pigliare per forza, il cepiuhe di Pisa non dar«bbe loro impe- 
dimento. Che i Pisani disfarebbero i) cafetello del Pontadera con le sue 
fosse, e la fossa grande senza rifarle mai pid. Clie darebbero U guardia 
del castello di Ripafratta a' Fiorentini fintaotoMirh^ restassero soddisfatti di 
queHo che dovevano avere da* Pisani , a spese de' quali vi ^ dovea tencr 
la guardia, purrlid non passasse la somma di sessantacinque lire il mese. 
Che i Fiorentini e Pratesi noif pagherebbero gabelle dcUc lor fflcrcanrie 
in Pisa, o Pisano, n^ anchc per mare, safvp il dirilto decaiie, -orvero le- 
gatie, che erano soldi quiiidici pistni minuti per ogni mercanzia che va- 
lesse cento lire ; c per i torselK di panno che i Fiorentini facevano venire 



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[Ah. 1256J LiBRO seconik). 217 

per lo yirtuoso dtto <l*un cittadino fu roolto notabile, e passd 
perquesto alia iqemoria de'posteri. Gio fu, che a beneplacito 
del popolo fiorentinQ erano i Pisani tenuti di disfare o di ceder 
Joro senza esser aUrimente tocco il castello di Mutrone, do- 
mandato per non esser meno coitlodo a'Fiorentini che a* Luc- 
chesi per aver libera quella spiaggia per le lor mercanzie, 
imperoceh^ Mutrone h posto da quella parte della mariDa che 
ligHarda Terso Lucca. Cadeyano i Pisani nelle prime diffi- 
coltk, Tedendo che i Floreotini incoroiDciavano a volger V a- 
nimo alle spe;'anze del mare ; ma non si parlando d* allro ca- 
stello in suo scamtio, non si potea usar la fraude di Piombino 
•e di Ripafratta; oHrecch^ alcuna cosa s'era bucinaladi quel- 
le in^anno, e dubilavasi che i Fiosentini se ne fossero accorti. 
£per questo ipcofsono a'nuovi artifici di vedere di corrom- 
pere con moneta alcuno degli anziani , il quale fosse d^auto- 
n\k nel coDsigUo: non perch^ Mutrone si rilasciasse loro, che 
ci5 non era da sperare, ma perch^ si roTinasse ; giudicando 
per cosa utile, poich^ essi il perdevano, che i loro nemici nol 
iossedessero. E perci5 venuto un lor xliscreto segretario a 
rirenze.e intesofra gli anziai)! che feggeano quellanno esser 
di gran riputazione Aldobrandino Ottobuoni , ma non molto 
agiaU) de' beni della fortuna'/credetie costui dover. poter venir 
comodo al sue dlse^no, avendogli con grande segretezza per 
mezzo d*un suoamico fatto proOerire quattromila florin! d'oro 
e maggibr «omma se V avesse trovato duro , purch^ facesse 
opera che Mutrone si disfacesse. Appupto sltrovaya Aldobran- 
dino esser stato d'opinione che Mutrone fosse disfalto, n'^altro 
restaya se non chB il giorno seguente si conchiudesse il par- 
tito; ma accortoai delr error che prendea , noD taoto per la 
confessione del segretario pisano quanto perch^ cosi vera- 
mante era, senza dar segno che si fussesdegnato, date parole 
airamico torn6 il dV seguente in qonsiglio, e trattandosi di 
nuoyo del faltodi Mutrone gik coneorreva ciascuno che si dis- 
facesse*, quando venuto ad Aldobrandino di dire la^ua sen- 

d*oltre a*monti a Porto Pisano soldi venticinque sunili per torsello. Che i 
Pisani In Firenze n^ in Prato pagherebbero. pedaggto o curat^ra, ein con- 
trattando la lor mercanzie eon FiorentiiA o Pratesl userebbero i medesimi 
pesi e misure che si costumavano in Firenze. Che Tjana repubblica all'altra 
hrthhe p%are i debiti de* paiticolari da venti anni indietro. Che non si 
darebbe ricettcTa* banditi. Che $i renderebberoi beni de' partitolari ancora 
the stati aggiadicatl ad altri. Che>dopo tre giornt fai consegi^ delle ca- 
Stella e rovina di Pontadera, i Fiorentini dovessero Hberare i prigionL dei 
J^Ssani, da' qilali si doveva far >)i lo stesso de* Fiorentini, con altre cqp- 
dizioni meno important!, e pena dt dnemila libbre d'oro per Tosservanza. 

A. n G. 

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218 dbll'istoeib fiorentinb [An. 1256| 

tenza, con parole gravi.essendogik vecchio, e conanimo molto 
riposato in questa maniera pado : La neeessitk del fattom'in- 
segna, che prima che io dica 11 mio papere, mi faccia un poca 
di scusa con esso Yoi , conciossiacosacb^ se senza altro ini 
mettessi a dire il eontrario di quel che mostrai di senlireieri^ 
meriiamente dubiterei che da vol non mi s* imputasse nota di 
leggerezza , il <\ml peccato in questa etk h molto grave. Ma 
comunqve dh su, UMga Iddio die mi. lasci condur giammai 
a tanta pazzia, che per mostrare di non potermi ingannaro 
Yoglia anzi nel preso errore mattamente perseverare, che da 
quelle virtuosamente ritrarmi. Vero ^ che lo dissi ieri in^ieme 
con yoi, che era bene che Mutrone fosse disfatto; ma perch^ 
considecatovi piii maturamente stanotte, mi sono occorse ra- 
gioni in contrario, non ho volutolasciaredi dirle, qualunque 
biasimo fussi certo che potesse pervenirmi di questa mia mu- 
tability, amando anzi cop scemamento del mio onore gio?are 
i\)la patria, che con molta mia gloria nuocerle. Due cose Te- 
ramente ci moveano tutti a dire , che Mutcone si disfacesse : 
r una il privar i nemici di quel castello.e Taltra il liberar noi 
dalla noia e da! peso di mantenerlo. In quanto alia prima ogoi 
Tolta che noi faremo che i Pis'ani non ci abbiano phe fare, e 
ch^ da quello non traggano uUlitk n^ giovamento alcuno , o 
resti in pi^ o si disfaccia egli noi abbiamo conseguito I'lnten- 
dimeutonostro. In quanto alia seconda iononcrederei, quando 
ben fosse vero che la guardta di quel luogo ci avesse a co- 
stare con molti diinari, che per questo siavess6 a disfare pa- 
rendomi che nella ragione degli Stati possa il piii delle volte 
non meno la riputazione, bench^ alquanto dannosa, che ua 
largo guadagno; imperocch^ ^ piii esposta agli occhi della 
maggior parte jdegli uomini V ampiazza de' conAni e la copia 
dei sudditi, che non i conti delle gabelle , e quanto appupto 
sono le rendite del comune per biascun anno. Le quali cose 
rimuovono molti dal pensiero d'offenderti, altri volontieri in- 
vitano alia tua compagnia, e quando pure i nimici sono dis- 
posti a ogni modo a travagliarti , porgono loro non minor 
carico di guardarsi. A me pare, che non solo noi nen stiamo 
al rischio del ^erdere se conserviamo Mutrone, ma che egli 
per la comodita' del mare abbia eosi a noi, come a*LuccUesi 
nostri aaiici, a recare grandi utiiitk per cont« delle mercanzie, 
senza aver sempre a stare a discrezion de*Pisani se lerobe 
nostre hanno a andare o a tornare per Arno. Sono per questo 
diopinione, che niunacosa sentiranno eglino pii)t acerba, che 
la novella che qui sia state dejiberato che- Mutrone resti in 
piede, perch^ essi non vorrebbono, credetelo a me , che noi 
c'impacciassimo nel mare. Onde nasce, che talora sc^emeo- 
doci ci chian^ano i loro montanari. Gia si sono gloriati, per 
quel che ho sentito per buona via,N)he ora sono due anni « 



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[An. X257] libro skcondo. 21^ 

c*ingannarono col farci pigliar Ripafratta in luo^o di PiombiDO; 
taDto ^ grande la lor gelosia, che noi noo li duren^hiamo per 
qaeste vie superior! io acquit come abbiamo fatlo in terra. E 
per qaesto non possoao patire^che noi ci accostiamo al Uto, & 
che io su la mariDa abbiamo pur unot torre o una capanniiccia 
di pescatori. Vorremo noi dunque in questo esser esecutori 
della mente e della volontk de' Pisani? 1 quali pmthh em mq 
fnoridi quelcastello, chi hon sa che inogni case, senza questo 
rispeUo, possono verisimilmente desiderare che si disfaccia; 

Serciocchd non ma| sark per oscurarsi la lore perdita mentre 
[utrone starain piede ; siccome noi distruggendolo ci yerremo 
a privare del frutto delle nostre vittorie, e imprudentemente 
seppeUiremo la fdrpa dell* avere rinto nelle rovuie di Mutrone- 
dis^tto. Or non h dunque megho, c[uando non p6r altro, 
conservarlo in piede per un testimonio del nostro valore e 
della nostra virtii? Oh i maggiori nostri usarono, vinte che^ 
aveano le castelia del contado, tuUe quasi disforle. Questo h 
vero; ma eib essi fecero per amplhir la nostra eitta ; oca h pur 
soveroiiafnente ellaampliata^ enoQ durando ipih la medesuna 
ca^ne, non ha datiurar Teffetto che nasceva da essa, benclT^ 
n^ in quel tempo arrebbono essi pensato di riempier Firenz6 
degM uomini di Mutrone tanto lontano, n^ noi, credo che abr 
biamo oggi quests pensiero ; oltrecch^ n^ in quelli antichis- 
simi tefbpi arebbono 1 padri noStri.perriempir la nostra citta 
(a che non mancavano dfverse vie diprovvedere) disabitato ua 
luQgo di roare^ comodo a una ciit^ mediterranea per moltl 
conti; perciocch^ trattandosi in questo case d*interesse mag- 
giore, di necessity il mihore sarebb^ state proposto. La con- 
clnsione del mio ragionamento si ^, ch^per.niun conto llu- 
Xrone si debba disfare, .e quando non per alcuna delle ragioni 
gik dette, almenpper questo, che essendo Mutrone gik nostro, 
a egni ora e a ogni memento sara in nostra libertii ii coman- 
<lare che sia ipianato,^0¥e disfacendolo noa sarkcosi facile ad 
ogni nostro piacerf^ di riedifloarlo. — Non pass6 senza cdntesa . 
la seotenza d'AldobrandinOf si per aver quasi ciascuno con- 
chiuso nell*animo sue che Mutrone si dovesse disfdre, e si 
perch^ i Fiorentiui, levato il comodo di condur le merci, non 
aveano per altro V animo a* fatti del mare. Nondimeno esa- 
minando di nuovo la cosa, e venute in considerazione V altre- 
ragioni da lui proposte, fu deliberate, che per allora Hon si 
facesse altra novitli in Mutrone , se non <;he mandatavi al- 
cana guardia^i tenessequelluogoper laRepubblica. Ap[)res80- 
la qoai d^tiberazione segui 1* anno 1257 con poche noWta di 
fiM»i ; perciocch^ non si fece altro, che, essendo podestii Ghe- 
rardo di Correg^ da Parma, mandar le genti n Poggibonzi 
per alcuni movimenti, che si sentivano de* Sanesi. E noA 
ostanle le 'knolte siqppliche degli abitatori di quel castello^ i 

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220 bell'istokib fiorentinb [An. 1258] 

quali mandaronoambasciadori a Firenze, che non fossero loro 
battute^e mure, il castellofu diroccato. Ma ben fu ia citta e il 
popolo occupalo in celebrare le iodid'AldobrandinoOttobuoDi 
essendo venuto a notizia ( siccome Don mai le buone n^ le cat- 
live opere possono star iungo tempo nascosle ) che egli area 
rifiutatoquattromiia fiorini d'oro, solo perch^ consigliasseche 
Mutrone fusse disfatto. E considerata la sua poverta, furono 
alcuni che ardirono con titoli non falsi chiamarlo Fabrlzio to- 
mato ; ayendo massimaraente riguardo, che gli sarebbe stata 
minor fatica a jJerseverar in quella opiniene che egli avera 
tenuto il di innanzi (perch^ pubblicata una cosa tutte le altre 
si pubblicarono ) che non fu il ritrarsi da. guella. £ era da 
altri recato parimente a maraviglia cosi Taver dispregiata la 
roonela, come la gloria che da quel dispregio ne gli veniva ; 
parendo che in un medesimo tempo fosse stata invitto contra 
gli assalti deiravarizia e deirambizione.. Da che era slimato 
che non solo avesse adempiuto Tufflcio di bu'on cittadino, roa 
eziandio di persona cristiada e di religiosa. £ come syol^are 
il popolo, il quale nelle sue cose non ha mai mezzo, altn con 
veementi dispute contrasravano, qual delle due opere fusse 
stata pi^ preclara e degna di lode in Aldobrandino , avendo 
secondo gli alTetti di <;iascuno, Tuna causa a Faltra vafi se- 

fuaci. Le quali lodi e contrasti crebbono molto piu Tanno 
258, nel quale con molta sua felici<h, se riguardialio come 
soglia esSere spesso fallace I'aura del popolo, parti di questa 
vita presente ; perch^ quella piet^, che lasciano eziandio gli 
uomiui mezzi^namente buoni di -s^ morendo, accrebb^ nel- 
Tupmo ottimo appresso il popolo non ancor fastidito della sua 
gloria , il desiderio^i lui , e insiememente le lodi .della vita 
passata ingrandite e illustrate soprammodo da cosi illustre 
opera fatta presso alia noorte. Non si cootentb la patria di 
averlo celebrate con le parole, ma gli voile esser ancor grata 
coA j^li onori della sepoHura ; avendo a sp0^ del pubblico 
fatto seppellire il siio corpo neHa chiesa di S. Reparata in un 
monuniento di marmo per segno d*onoranza piik che-nuiraltro 
sollevato da terra (1). Quando nuovi 'accidenti torsero gli animi 

(1) Intanto per proyvedersi di graoo, e per obbligarsi Hero del gii 
Pai^aoo da Susinana di Romagna^ la Repubblica ne comprd da lut pttocento 
jnoggia pagaodogU il danaro anticipata, con patto che -ne dovesse dare 
-ogn'anno cento moggia condotto a Castiglione di ValdHamona, il qual ca- 
^telk) insieme <vDn tutti gli altri che Piero con Bonifozio sue fralello pos- 
sedevano, furono obUigati per sicurt^ a' Fiorentini. A' qualt gli Aretin- 
mandarono Federigo Marabottini giudici ^r arobasciatore 6 sindaco a rini 
novar confMerazione e compagnia con la Repubblica. E non focendo men- 
jtoDe della fatta daUa parte guelfe due anni addietro, la fecero ben di 



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[Ak. 125IS\ LIBRO SBCOMDO. 221 

da'citiadini e del popolo alia considerazione di nuove coto, 
essendosi scoperta essere nella citUi alcuna congiura contra 
a presente governo. N^ fu dubbio V autore di essa essere il re 
Maoffedi ; n^ rinstromento, la fomiglia degli Uberii ; sperando 
I'uoo e TaltFa non dorer la cosa riuscire con minore feliciUi, 
coeavvenne a'lempi deir imperador Federigo, col favor del 
quale gli Uberii stesai eacciarono la fiazion guelfa di Firenze. 
Ma come avriene che dove h raaggior laconfidenza, ivi ^ meno 
la guardia de' pericolic gli Uberti iDCominciarono a menar 
qaesta pratica in guisa, che a colore che reggevano la ciitk 
ne venne alcun sentore ; i quali- volendo prowedere che lo 
State non pattsse alcun incoraodo, incominciarono a proeedere 
civilmente, facendo citare i sospetti che venissero a render ra- 
gjooe delle colpe a loro impu|ale. Ma costoro piill baldanzosi 
che oon-bisogaava, non solo non yollono ubbidire, n^ ritrarsl 
in luogo sieuro, veggendosi scoperti, ma stimhndo esser ve- 
nuta Toccasione opportuna a menar la congiura ad effetto, si 
diedono- a ferire aspramente la £amiglia del podest^ ; e 4a 
questo a unifsi insieme e a iiarsi forti con ammo di mano< 
mettere qualunqoe osa^se oltraggiarli e insiememente di pi- 
gliare il govern o in mano e cacciar fuori la parte awersa. 
Ma laplebe, strumento gagliardissimo a conservare la libertli, 
veggendo, ^e sprezzaie 1^ leggi s*era ricorso alia violenza, e 
che (jfbesti nuovi movimenti uscivan fuori di quella casa tanto 
da lei odiata, died^ ancora eUa di mano all' arrai, e corsa a 
fuTQre alle case degli Uberti, vi uccisono Schiaituzzo uomo 
principale di quella lamiglia con alth^uoi famigUari e seguaci. 
E preso a man salva Uberto Gaini pur degli Uberti e Mangia 
degrinfangati, avuto da loro per tormenti Tordine della con- 

queUa.del J^. Qnesta fu a difesa commie in perpetno, volendb gli Aretini 
conservar i patti cfae aveano con t conmni di Blassa e del Borgo a San 
Sepolcro, e i Fiorcntim non voHero alterar i loro con chi si fosse. Assi*- 
corapono bene U sindaco arelino di non ne avere n* con Perngia n^ con 
Citt^ di Castello. Fu questa compagnia accordaia, come accadeva 1) piu 
delle volte, nella chiesa di S. Rep'arata a* 15 di maggio, trpvandovisi laco- 
pino del g^ Bernardo d*Oiiando dei Rossi da Panna podestA di Firenze, 
Guidetto da Pontecarralicapitano del popolo,' e no^c anziani, i nomi dei 
qoali sooo Giovanni di Ridolfo, Bello Borgoli, Capitano Falchelli, lacopo 
Ghiselli, Oi*landino Ard)uzi, Dino de' ^uffoli, Bello de' Rondinelli, Benti- 
vegna Gambit, e Buonafede dei Carri. Grescendo tuttavia la riputaziooe 
deUa Repobblica, come capo ^ parte guelfa in Toscana, ^ilippo abate del 
mooastero di S. Reparata in Romagna diocesi di Faenza, jion potendo 
difeodersi da-molti che lo ttavagliavano, ebbe ricorso .alia sua protezione, 
c a)sl a' 19 di giugno le fece raccomandigia , con cederle ogni ragione che 
avea nol cast«*Ilo di Marradi. . A. il G. 



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232 I>BLL*IST0HI8 FI0HVNTIN8 [kit. 1258] 

giara, a tutti due in parlamento in Orta San Michele fu fatta 
mozzar la testa. N^ a cosl poco numero sarebbe terihinata la 
popolar sfiveritli, se gli altri partecipi del trattato non spates- 
sero per lo migliore eletto volontaria esilio. Le famiglie piu 
principali che iiscirono di Firenze fur queste, Uberti, Fifahti, 
-Guidt, Amidei Lamberti, ScoTari, parte degli Abati, Capon* 
^cchi, Migliorelli, Soldanieri, Infan^ti, Ubbriachi, Tedal- 
dini, Galigai, quelU della Pressa, Amiera*, q^ue*da Gersino, e 
Razzanti, senza Taltre, delle qu&li gli scnttori non tenner 
conto. N^ si poterono contenere che non a?essero a questa 
Toltaimitato le crudeltk dei loro awersari, quando*da essifu- 
rono nel 49 discacciati. Imperoceh^ con la medesima rarbbia 
e pazzia feciono tutte le lor torri e palagi di^fare, in tanto pih 
pietosi, che si servirono delle pi^tre a murar la cittk oitr*Arno 
dalla parte del pog^o a S. <^iorgio. Ma perch^ol resto fusse 
accompagnato itdelitto del sacrilegio, non avendoira co*tempi 
di pietra, ricorsero ai yivi, imbra^tando le mani profane col 
sangue degli uomini reliffiosi ; peroiocche per una fama che 
TAbate di Vallombrosa de signori di Beceheria di Pavia avesse 
tenuto mano nel detto tradimento, dope avergli per pena di 
molti martirii(l) fatto confesBare che ne fusse state partecipe, 
senza guardare a ordine sacro, a lui altresi feciono mozzar il 
capo. La qual morte non solo fu con. quel mode, che poterono, 
vendicata da'suoi parenti sopra tiitti i Fiorenttni, a*quali at^ 
cadde passare per le loro contrade, ma mosse a tanto sdegno 
papa iUessandro che interdisse la citUi di Firenze e partico- 
larmente colore che guidarano ilcomune ; essendo in que* tempi 
medesimi stata opinione, non esser veramente TAbate- di cio, 
che gli sr era state opposto, colpevole. E crcfdettesi per questo 
le toying, che ivi a non molto tempo succedettono <^la Re- 
pubblica, non per altro che per cotale impietkesserle succedute. 
Sono scrittori i qu^li dicono essendosi qiieste case scacciate 
ridotte a Siena, aver i Fiorentini mandate ambasciadori a quel 
comune per mostrare, che questo ricevere i suoi useiti non era 
altroche una manifesta contravvenzione a-pattt stabiliti fra 
loro Tanno 56; e costoro esser stati Albizzo trinciavegli e la- 
copo Gherardi, tutti e due dottori di/leggi per peter meglio 
difendere le ragioni della ciHli ; ma i Sanesi mossi non meno 
dalle preghiere de^ribelli che dalle speranze grandi del re Man- 
fred], aver date parole agli ambasciatori, e perc|6 flniilmente 
esserli stat^l da* Fidrentini protestata la guerra, la quale segui 
poi molto memorabile. Ma tra tanto,. perch^ la severity, de^li 
anziani apptfrisse eziandioin qqelli del medesimaordine, ben- 
ch^ in meno importante faccenda notevole, condannarono in 
mille Hre'un anziano per aver mandate alia sua ViHa un can- 

(1) Qui per pena vale col me%%o del patimerUo. 

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[AK. 1259J LIBRO SVCpKIK). 323 

oeBo Tecchfo, che stato della chiasa del leone, andaya per lo 
fanto per la piazza di S. GiovaDni. La qual coDdaDoagione fu 
dagli anziani, )ra le molte imperfezioni di quel secolo, impu- 
tata ad una gran lealtk e dirittura verso le cose del comune. 
L'anno 1259, ancdra che fosse pieno di sospetti, tenendo tut- 
tavia gli asciti per mezzo del re Manfredi nella citta di Siena 
Tarie Draliche, e non ostante che ^li Aretini sotto la podesteria 
di Stoido de* Rossi nobile fiorentincdi notte tem|)o con scale 
e altri iogegm fiirtivamehte fossero entrati , e insignoritisi di 
Cbrtona, con la qual cittii i Fioretitini aveano Wa, onde parea 
che perci6 gli Aretini avessero rotto la pace (1), nondimeno 
inand6 la Repubblica del mese di febbraio il suo podestk Da^ 
nese CriTelk) milanese con le genti a Gressa castello molto 
forte per aver due cinte di mura del vescovo d'Arezzo, e si 
ToecuparodD e disfeciono, Somigliantemente ebbero Vemia e 
Man^ite. Erabo queste due castella del conte Alessandro del 
conti Alberti, il quale essende piccolo garzone, e dubitando dei 
suoi consorti, s*era raccomandato a* Fiorentini. II che tanto piii 
sollecit6 41 conte Napoleone delta medesima casa, il quale era 
ghibellino, a insignorirsene. Onde la Repubblica stimo conve- 
nire alia sua riputacione di riacqcristare come tolte a lei le 
castella perdute e di conservarle al fftovinetto signore, siccome 
fece molto fedel^ente, quando fu il tempo opportune. Fomite 
qneste due piccole imprese e facendOsi per lo fuluro anno ^an- 
dissime preparazioni fu commossa per brevi ore la citlk a 
grande spavento. Uscito un leone, per mala guardia di chi 
ii'aveacura, della sua stta, e corso per tutta la terra con incre- 
dibil paura tlel popolo, nondimeno essendo in atto di nuocere 
ad un fanclullo, n^ a lui, n^ alia madre che corse a prei^er- 
glielo di dentro le branche/fece alcun nocimefito; la qual cosa 
paruta allora gran maraviglia, parve molto maggiore in pro- 
cesso di tempo avendo quel faneiuUo , che per questo fu poi 
dettoOrlandnccio del Leone, preso vendetta deirucciditore del 
padre morto innanzi ch'eglinadeesse, come non bastassq niqno 
accidente a cami>ar colui, che dovea morire per mano di lui, 
in pena delFomicidio commesso. Ma altri stimando queste cose 
leg^ien credettero dope il fatto, che questo fosse stato un pre^ 
sagio delfe novit^ che seguirono ajppresso; le quali ancorch^ 
terribili e spaventose presto ebber fine. E non b dubbio alcuno, 
che'infln di questo anno non fusser succedute cose memora- 



(1) La qual en difiesa da loro per aver fotto la sorpresa di Cortpna per 
CtogKelmo lor vescovo, il qnale pretendeva cbe queUa terra fosse di sua 
ginrisdizione, si nello spiritUale come nel temporale, ancora cbe il vescovo 
come grato agli Xretioi di questa azione ne avesse donate loro la signoria. 

A. U G. 



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224 DELL*ISTORm FIORBNTINB t^W. 1260] 

bilissime, non che in Firenze, ma quasi in tutti gU Stati dd 
mondo; perciocch^ in quest'anno i Greci, cacciati i LaUni, 
ripresono Timperio di Costantinopoli. Nel 126q, notevol bat- 
taglia succedelte tra ire di Boemia e.d'Ungheria; Ezzelino di 
Romano crudele e famoso tiranno in Lembardia fti uociso ; Al- 
fonso re di Castiglia e Riccardo conte di Comovaglia, fratello 
del re d'lnghilterra, delFimperio contendevano. 

In compagnla di cotante lempeste e scompigli, jer far piu 
illustre la sua calamity, cammin5 alia suarovina lo' Stato del 
vecchio popolo fiorentino, durato e mantenutosi con non piccola 
sua gloria, per lo spazio di dieci anni. La qual rovina, avuto 
principio dalla caccjata de' Ghibellini , fu favorita dalle fone 
e autoriti del re Manfredi, condolta innanzi dalFarti e insidie 
degli uomini da guerra, ma soprattutto datole il tracoUo daila 
matta credenza de'temerari cittadini, come non bastassero mi- 
nor! assalti a giltareB terra le saldissime mura di quel gorverno. 
Tenendosi dunque i Fiorentinioflfesi da' Sanesi per avere, contra 
il tenore della lega che aveano insieme, ricevuto e dato.favore 
agli usciti lore, e per questo ayendoli protestato la guerra un 
pezzo innanzi, parea Che fossero per perder molto deiracjiui- 
stata riputazione, se non focessero vederujon gU effetti Fau- 
dacia delle parole. Ma erano anche a ci5 fare costretti per 
esser prima assalitori che assahti ; perciocch^ i Ghibellini da 
qu^lFora che furono , cacciati di Fipenze, non s'erano- posati 
giammai, e tenendo tuttodi diverse pratiche col re Manfredi, 
davano molto da dubitare a quelli che erano restati al goverao 
della citta ; i quali pensarono per la prima coea da rifuggire 
ancor essi agli aiuti delle fazioni , e mandarono per questo 
Brunetto Latini ambasciadore ad Alfonso re di Castiglia • }^ 
quale era favorite della Ghiesa, confortandolo a venire in Italia 
ad abbatterei Ghibellini e lapotenza del re Manfredi. Sperando 
dunq.ue molto deirindustria del lore ambasciadore, molto fa- 
moso in quei tempi per eloquenza e per dottrina, seuza perder 
pill tenipo menarone frattanto del mese di maggio I'oste contra 
1 Sanesi (1) e in poco spazio presono Vice, Mezzano e Gaciole 

(1) Trovandosi podesti di Firenze lacopino Rangoni modanese, e ca- 
pitano del popolo Filippo de' Vi^domini piacenlino; uscirono a' 19 d'aprile 
della citta, menando I'oste contra Sanesi, sotto la condotta del podestA 
Rangoni, e di.dodici capilani della Repubblica, oltre a* Gonfaloni de* Sesti, 
tanto di cavalli , che di fanti , e cjipitani de' Pivieri. 1 nonii de' capitagi 
dell'esercito farono, per il sesto d'.Oltrarno Lapo di Michele e Gianni di 
Ridolfo, per S. Piero Scheraggio Ciece di Gherardino e Guaraieri di Ri- 
storo di Oomenico, per Borgo Rinieridi Gavalcante e Ugo di Spina, per 
S. Pancrazio Giovanni de' Tornaquinci e Benciveoni di Girifu, per Duooio 
Odoaldo de' Tosinghi e Alberto di Ristoro di Basciabechi, e per S. Piero 

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[An. 1260] LiBBO iBCOBBO. )B5 

loro castella , e non content! di ci6 posono il campo intorno 
Siena. Gli usciti per moUo che si fossero atfaticati a disporre 
il peMaofredi a venir caldamente a quesla impresa, mosirando 
che si tpattafa del suo interesse, e che ogni sinistro che suc^ 
cedesse a' Ghibellisi in Joscaiia potrebbe a lui recar turba* 
zione e travaglio ne'fatti del regno, e che all'incontro se quella 
parte era yittonosa facilmcpte si sarebbe egH potuto insignorir 
dltalia, come fece Timperadore suo padre maseimamente men- 
tre i due Cesari contendevano insieme dell'lmperio, all'uno del 
quali si sapea i FiorentiBi aver mandalo anibasciaderi per muo- 
Terloj>ar(icolarmenle contro la sua maest^, lire non s era per6 
egli mosso a j>rometter loro maggioro aiute che di cento cava- 
lieri tedeschi, o oerch^ parendo a Manfredi essersi quasi a»si- 
curalo del reame non avea animo d'entrare in nuovi pericoli, 
e insiememente dispregiasse i lontani apparati del re di Casti- 
glia quando ben fosse per pigliar quejla impresa , o che egli 
non tenesse molto cento de conforti degli usciti generazione 
di uomim che rare volte corrisponde con la felicita dei fatti 
alia sroisurata ampiezza deUe promesse. .Dicesi che Farinata 
de|[li Uberti, e per la grandezza dclla famiglia e per la ripu- 
tazione del proprio valore capo non solo deiramoasceria roa 
diiulta la tazione, mentre turbati i compagni della debole prof< 
fertafatta da Manfredi erano in pensiero di ricusare cosi'po- 
verp aiuto, mo9tr6 loro don doversi per questo sconfortare, n^ 
perci6 dover rifiutare sussidio alcuno del re. per piccolo che 
egli si fosse, 'Ch^ pure che avessero i Tedeschi con una inse- 
gna, a lui bastava l^animodi metterla in si fattoiuogo, che il 
re fosse di necessity costretto a porger loro molto roaggiore 
aiuto che quello non era. N^ puntp venne fallito il suo avviso. 
Imperocche siando i Fiorentini con Tassedio presso a Siena al 
monastero di S. Petronilla, il quale era allato aU'antiporto 
della citt^, Farinata preso il tempo comodo fece un di molto 
bene dar da rnapgiare e here a' Tedeschi , e quando li vide 
pres^ che inebriati , caldi e lieti della virtO del cibo e della 
oevaoda/Ii cacci5 fuoci a combattere co* nimici, avendoli anchre 
per piu tostd abbagliarli adescati'con lo splendore deiroro. cou 
averli promessa paga^doppia, e doni altn grandissimi. 1 Tede- 
schi portati non meno dal caldo^ del vino che dalla speranza 
del guadagno^ ministri potontissimi a muover quella nazione, 
assalirono con taiTto vigore itcabipo de' Fiorentini, che giuuta 

Teghiaio di A)dol)raadb e Cambio di FalcomeFe;.fuor del quale, e d'Ugo 
^ Spina, e di Gaarnieri di Ristoro* tutti gli altri sono col titolo di mes- 
sere, ende non sarebbe gran cosa che fussero stati caiyalieri. Con Tesercito 
^noo ancora sei degli anziani, ma al podestft era riserbato il sommo del- 
I'iotoriti sopia tutto Tesercito. A. li (?. 

Vol. 1. — 15 Ammirato. F9tori$ Fiortntine. 

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226 DELL'iSTORiB FIORBffTINE [An. 126^ 

al furor loro la trascuraggine de'nimici, causata dal soTerchio 
ardimento presosopra i Sanesi, loro' feciono in queirimprov- 
A iso assallo non piccol danno e rergogna. fih si dubita che 
moiti cavalieri e fanti non si fossero voiti a fuggife, non po- 
tendo credere cho cosi poco numero di gente fosse ardito di 
uscire ad assaltare un campo cosi ^ande. Ma fermati da' capi- 
tani, riinproTerando loro Tinfamiadi cotanta poltroneria e 
fatto Yoltare i visi incontro ai nimici, rawedutisi della piecola 
schiera dinanzi la quale cosi strabocchevolmente fuggirano, 
si senli ciascuno pugner da tanta rergogna neiranimo, che 
assaltando e davanti e di dietro e da ogni canto i Tedeschi ^ 
bench^ egregiamente si difendesserO) tutti in poco d*ora po- 
SODO al ill delle spade, senza che pur uno neiosse iornato a 
Siena a salvamento. Sulla qualrabbia piutCosto che sdegno, 
avuta I'insegna del re, quella anche strascinarono per tutto il 
campo, come ancor ella fosse stata cagione di tanta loro igno- 
minia (1). N^ passarono molti di che veggendo di non poter 
poi cavar gli usciti n^ i Sanesi alia battaglia, se ne tornarono 
a Pirenze, avendo prima in segno di viUoria piantato un nlivo 
in cima una torre da essi prima per altro mestierc edificata ; 
di quali simiji dimostrazioni fu quella et^ molto vaga (2). 

Farinata veggondo ; per le cose succedute , i Sanesi fiera>- 
mente disposti a prender qualsivoglia parlito, trattandosi ormai 
non piu del danno degli usciti che delle^roprie ingiurie, instil- 
lato loro massimamente agli orecchi tuttodi letante rotte rice- 
vute da' GuelQ (non volendo nominare per non muovere odio 
e invidia a se stessi, il no'me de' Fiorentini) e che volea pure 
il dovere, che a un tratto si Volgessero a fate uno sforzo gran- 
dissimo per vedere se era destino celeste che essi avessero ad 
esser sempre vinti e che i Guelfi fossero invincibili; e a ci6' 
era essere il tempo opportune, che egBno si eran potuto accor- 

(1) Segul queslo falto d*arme, conforme a che sta strilto nel fibro in- 
titolato Montaperti (*), lunedi 17 di maggio; nella sera del qual giorno 
trovandosi Teserciio ne' poggi di S. Martino, e d^lla badia di Vico, vicino 
a Siena, il podest^ di Firenze co' suoi consiglieri, anziani, e i dodici ca~ 
pitani ordioarooo che de* prigioni fatti quel giorao nella rotla data ai Tede- 
schi , come di quelli che fossero fatCi in awenirc, si paga^e dal comune 
per ciascun cavaliere dicci lire, per il fante che fosse dttadino soldi c^to, 
e per il fante del contado lire tre. A. il G. 

(2) E essendo la sera de' 20 stato I'eserdto nella. \illa vicino a Quer- 
ciagrossa, il venerdi 21 del mese cr^ venuto a S. Donato in Poggio. 

A. U G. 

(*) 11 G. coUa smania deirintarsiare guB8t6 sempre i coDceiti, ma flnat- 
meote cita le fonti. 



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[An. l:260j- LIBRO 9EG0ND0. 227 

gere quanto vilmeote s'erano portati fuggendo innanzi a cos'i 
piccola auantita di Tedescbi, perch^ qoa aveano a dubiUrr 
panto delia vittoha, quaodo avessero alcun buon numero di 
quella valorosa e feroce nazioae , e questa- potersi avere con 
somma Don molto notabile di ddoafi. Con queste e simiii pa- 
role si fattaoiente h accese, cbe impegnata la r6cca di Ten- 
tenoapa, e altre castella del comune, accatlarono veatiraila 
iiorini d*oro dai Salimbeni, mercalanti allora molto ricchi e 
famosi in quella citla, per assoldarne Tedeschi. Parimente vo- 
lendo e dalia temerila de' Tedeschi, come avea prima divisato, 
e ddll'oltFaggio da' Fioreoiini fallo all'insegna reale, che era 
anche riuscito maggiore della sua speranza, cavar profllto, 
sapendo che il piii delle volte gli uomini grandi sono mossi 
piu da un lieve dispregio clie da. grandissime ingiucie , fece 
subito noUfican al re le maravigliose prove fatte da' Tedeschi 
contra i nimici, e coo quanta loro gloria, avendo messo in fuga 
tutto im canipo e uQciso molti degli'avversari, restarono com- 
battendo i^orti nella battaglia ; onde si potea leggermente com- 
prendere da qual lalo sarebbe stata la viMoria, se il numero 
losse stato alquanto maggiore. Appresso facendo ancor ere- 
scere con Tartificio delle parole findegnith usate airinsegna 
reaie, acerbamente commosse Tanimo di Manfredia danno dei 
Fiorentini, e essenda presta la moneta de'Sanesi, contentan- 
dosi il re di tJontribuii!e per Taltra metk, diede loro ottocento 
cavalieri tedeschi *solto la condotta del conte Giordano, uomo 
molto stimato appresso di lui, si per lo parentado che avea 
seco per lato di madre e si perch^ avendolo in molte cose cosi 
diguerKa come di pace adoperato, in lulte I'avea trovato serapre 
con molta sua lode valoroso e fedele. Giunto il conte Giordano 
verso Tuscita di luglio a Siena , rec6 singolare allegrezza a 
quella cilta e a' Ghibellini di lulta Toscana; da'quali fu rice- 
vuto a guisa d'un.loro Iddio. Tanto volentieri, impazzano gli 
uomini «quando sono lusingati dalla speranza della vendetta, 
senzo'die avendo i Sanesi ricorso per aiuto a'Pisani, e ad altri 
loro confederati e amici , oltre le schiere de' fanli a yih dei 
quali il numero non era piccolo, si trovavano avere infino a 
niille oltocento cavalieri s la maggior parte tedeschi, gente 
molto buona e esercilatti. nelle battaglie italiane; talche per 
vendicare in parte I'oUraggio ricevuto da* Fiorenlini, bandirona 
osl§ sopra Montalcino loro confederate, con speranza o d'insi- 
gnorirsi di quella terra molto comoda alio stato loro.o per ca- 
gione della quale s'era lante volte combattuto , o iiscendo i 
nimici a soccorrerla , di venir con esso loro alle mani e di 
riportarne certa vittoria. Ma Farinata, I'animo del quale non 
posava giammai , considerando i Tedeschi non esser condotti 
per piu che per tre mesi^ e gia esserne passata la metli, e nel 
fine della condotta non vi esser danari da ralTermarli, vedeva 

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228 DELL*ISTORIE FI6RBNTINE [An. 1260J 

che tutto questo moTimentd era per dbver riuscire di poco o 
di niuno giovamento, i[uando i FioreiHini non uscissero alia 
campagna, e €i6 non fusse avanti, cbe le pagfae de* Tedeschi 
fusser finite; ch^ d*assalir la citt!k, n^ ai Sanesi, ni a' fuoru- 
sciti yenne in pensiero giamraai, giudicandola per impresa 
piuttosto impossibile che difficile. Per la qdal cosa area piii 
volte nel oonsiglio del Ghibellini ricordator, che si pensasse 
con quai modi e industria si potessero trarre i Fiorenlini alia 
battaglia, non giudicando che quando bene si guadagnasse 
Montalcino, fusse sufficiente premio delle lore fatiche; poich^ 
non si ricuperava per simile acquisto la patria, che era quella 
perch^ si contendeva. Fu finalmente a lui stesso e^ a Gherardo 
Giccia de' Lamberti dato il pensiero,. che s'ingegnassero a spiar 
del modo, il quale ritpovato tostamente il misero ad esecu- 
zione. E stimando in prima allora Tinganno proqeder felice- 
mente quando le personcf per mezzo delle quali si tratta sono 
elle prime ad esser ingannate, e trovati due frati minori^ mo- 
strarono lore come essi non poteano*pii!k reggere a* modi su- 
perbtche tenea ProVfenzano- Salvani citladino di tanta autoritii 
m Siena, che quasi per lui tulte le cose pubbliche si governa- 
vano; e che per questo erano parimente disposti a voler dar 
la cittk a* Fiorentini, quando da lore avessero diecimila fiorini 
d'oro. E questa cosa m questo modo doyer poter venir fatla , 
se i Fiorentini sotto cagione di venir a fornir Monlalclno'venis- 
sero infmo al fiume deir Arbia ; perch^ essi col lero seguito li 
darebbono la porta della citta , che guarda su la strada , che 
mena ad Arezzo, detta la porta di S. Vito : ma questa faccenda 
di somma segretezza aver mestiere, e perciii non doversl pale- 
sare se non a poche persone, e con sagramerito. I frati cre- 
dendo tuttoci6 esser vero entrarono in cammino, eperVenuti 
a Firenze furono prestamente a trovar gli anziani e mostrarono 
che eran per dire cose di grandissim»importanza in beneficio 
della Repubblica, quando due persone elette da lore, a chi 
simili coge si aveano a riferire, giurasserd di tenerle gcciflte e 
di osservar i patti che sarebbono loro domandati. Subitamente 
furono eletti due deH'istessoordine, Funo chianiato lo Spedito, 
uomo di vil condizione ma molto vivo, e, come di si fatti uo- 
mini quaado ad alcun grado son monlali suole avvenire, ollre- 
modo prosuntuoso ; e Faltro, il cui nome fu Giovanni Galcagni 
di Vacchereccia, stimo fosse dottor di leg;ge. Costoro, udito il 
trattato con tulla quella solennit^, che i frati proposono, e 
perci6 tanto piu vero credendolo, incontanente trovarono i die- 
cimila fiorini, e messili in deposito ragunarooo il consiglio 
della citta, ove intervenivano i grandi (cosi eran chiamate le 
famiglie nobili in Firenze) e il popolo; e ph)posono da parte 
e per giudicio dei signed anziani krro colleghi, esser cosa 
uecpssaria tornar con I'esercito a Siena, acciocchd mentre i 

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|An. 1260] LIBKO SECONDO. 229 

Saxiesi erano occupati a difender le mura della lor patria , si 
potesse farnire il castello di Monlalcino ; per cagipoe del quale 
es^endosi fatte iante guerre e battaglie co' Sauesi, non parea 
cosa coQveniente d'abbandouarlo in cos\ fatia occasione* affine 
che non ayveoisse di quella terra, come Id altri tempi avvenne 
di Uontepulciano, cho prima i Sanesi il rovinarono, che-egliuo 
gU potessoQO porger aiuto. Non fu opera diificile disporre il 

Sopolo, e la maggior parte della citta, di sua natuva e per i 
eU successr acconcia a entrare nei fortunosi casi delle batta- 
glie;, ma ai nobili guelfi e al conte Guido Guerra, il quale era 
con ibro, non^piacea punto che questa impresa anda&s^ avanti, 
ricordandosi dell'ardir mostrato dai cento Tedeschi i giorni 
addielro, $ airincontro della yiltk usata dal popolo ilorentino ; 
il che li focea dubitare di alcun sinistro avv^mmeBto, ora che 
il numero dei Tedeschi era tanto accresciuto ; e dicevano che 
Hontalcino si poteva provredere senza menarvi Tesercito, prof- 
ferendosi gli urvielani di guemir ottimamente quel luago. La 
pratica era incominciata a mettersi in dispute, non mancando 
foutori delUuna parte e delFaltra. Nondimeno la ferocia degli 
anziani era tale, che gia si vedea qual^ei due partiti era per 
yincerei rimbroUantU) tuttodi lo Spedito fira gli altri della' vilt^ 
4e'grandi. I quali, dicea egli, non cont^nti di voter starsi all'om- 
bra'e al rezzo, ci vogliono anche fare star gli altri, perch^ con 
rinfingardaggine pubblica meno apparisca la loro. In vero fu 
tanta lunga e pericolosa la guerra di questo maggio, che non 
sono bastati loro tre mesi per ristorarsi; Or se tra noi e Siena 
fossero VAlpi, che terminano Tltalia dalla Francia, e che aves- 
siroo npi avuto quelle fatiche a passarle, che si racconta gi^ 
arer avule Annibale quando yenne in Italia, che ne Carebbon 
qiiesti nosiri capitani yeterani, i quali per essersi Xrovati in su 
una due scaramuccie, vogliono essi soli esser quelli che sap- 
piano consuUare delle guerre? 1 nostri maggiori non furon gia 
cosi dilicati che d*una mezza guerra fussero stati content! in 
un anno, ma combattendo e travagliando in ipid parti e in di- 
Terse stagioni ci acquistarono questa gloria, la quafe se non 
sapr^mo cooservare, saremo fih aimili a colore che furon vinti 
che a'vincitori. Ma che vaio cercando le cose lontaoe? Nel- 
Tahno del 54, gia s6no sei anni, non costrignemmo noi i mede- 
simi Sanesi per lo medesimo castello di Hontalcino a doman- 
diarci la pace? E contuttoci6 non fummo cos\ frettolosi a venirci 
a Dosare , ma prendemmo Poggibonzi e Mortennana , e indi 
Tdlgendopi a Volterra guadagnaramo quella citt^ fortissima fra 
tutte Taltre dltalia ; poi girati sopra di Pisa, gli costrignemmo a 
yenir supplicheyolmente a domandarci la pace,- la quale perch^ 
ottenesser da noi , lasciaronp nel nostro arbitrio, oltre Tajtre 
capitplazioni, di pigharci Ripafratta o Piombino.' Tutte queste 
cose furon fatte m un anno. Or che novit^ ^ adunque questii 

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230 l)ELL*lSTOBtE FIORENTINK [An. 1260] 

la nostra, che in una citth non avvezza a starsi oziosa s'abbiano 
a far tanti liligi, perch^ condotto I'esercito a Siena queslo mag- 
gio, ora che siamo al fine d'agosto ^ gik presso il seltembre, 
per una causa tanto- importante non vi si possa conducer di 
nuovo? Maio saprei conforlar costoro a deliberarsi tosto, perch^ 
quantoprima prenderemmo4I partiio d'andare, tanto pii^ presto 
sark il ritorno; onde eglino non perderanno affattb la speranza 
d*avere 'Sl goder questi altri diletti che sopravan^ano. 

In questa guisa mormoreggiando accendea Id Spedito il po- 
polo a prender Tarnie con odio de*nobili ; partito sopramodo 
biasimato da Teghiaio Aldobrandi degli Adimari, cavalier di 
grande slima tra nobili; perc*occh6 alia scienza militare avea 
aggiunto la prudenza del governo civile, e quel che va dirado 
insierae, ollre esser tenuto per uomo di buona mente, era 
quello che con I'arW delle parole sapea molto" ben favorire i 
concetti dell'animo suo. Questi, salito in ringhier^r, parl6 agU 
anzitfni e al consiglio in questa maniera: Non h cosa nuova, 
magnificisignori anziani e voi prudentissimi cittadini, che gli 
uonihii timidi ricuoprano spesso la vilta deiranimo lore sotlo 
lo scudo di ricorrere a'consigli pruiienti ; siccome h ahcor coSa 
usiiata che il pid dclle volte per la medesrnia cagione siano 
gk tiomini cauti riputali per paurosi. Da che nasce che sem- 
)re agli audaci siano sospetle le persone considerate, e come 
*audacia par che a prima vista rilenga molto della fortezza, 
e per la sua ostentazione s'appressi grandemenie alia gloria, 
quindi avviene che la temerita sia ricevuta con grati oreccbi 
dal popolo, e colore che lafavoriscono. come uomini valorosi 
e amanti della loro Repubblica, siafno* con somme lodi innal- 
zati nel cielo ; dove quelli che ardiscono di scostarjsi da cotale 
opioione, sono ceme gente moUe e effeminata mostrati a dito, 
e pressoch^ scherniti -e villaneggiati dalla moltitudine. lo non 
dubito punto di tirarmi oggi addosso questo carico, essendo 
del rtumero di cosloro ; ma cos^ m*ha insegnato la caritii della 
mia patria, che io non debba ricusare biasimoalcuno, ove si 
tratta del suo beneficio. E perch^ il parlar di se stesso fu sog- 
getlo sempre pieno d'invidia, e al presente mi par poco ne- 
cessario, io-non start) a disputare se nel processo del viver.mio 
io m'abbia date saggio di vile o di valoroso ; ma 6 bene di- 
scorrdre della cosa per s^, se e* si debbe andar con Tes^rcito 
a Siena, o starcene; perch5 quando apparirinort esser utile 
che I'oste s'abbia a muovere, questo consiglio o da un timido 
da un ardito vi vcnga dato, non creder6 io che a voi abbia 
a importar molto. E senza dubbio se noi abbiamo ad andare 
a Siena, io non slinlo che per alfro fin vi si vada, che o con 
speranza di guadagnar Siena o per guernir Montalcino. Se per 
prowedere Montalcino, gh Orvietani nostri amici si sono prof- 
ferti prowederlo senza alcuno nostro incomodo, onde ranaarvi 

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{An. 1260] LIBRO SBCONDO. 231 

Don ^ cosa necessaria; se per aver Siena, mi pare impresa 
Don solo temeraria, ma anche pericolosa. Impercioccn^ se 
questo maggio non Tavemmo, che non v'erano dentro piill che 
cento Tedeschi, come Taremo al presenle, che ve ne son mille 
e oUoceQto?Oh diranno: Non si avr2i mai dunque a tornare 
all' espugnazione d'unaviU^, onde tu t'abbia una volta partite 
ienza vittoria? Gerto non mai, se le condizioni tue non sono 
migliorate, e quelle del nemico peggiorate. Chi di noi abbia 
nugliorato opeggiorato, guardisi a questo: che noi non siamo 
piii quelli Fiorentini che tante volte abbiamo sconfitto i Sanesi, 
perciocch^ noi siamo scemati la melk, essendo fuori di questa 
citt^ tutli 1 Ghibellini, i quali insieme con noi intervennero 
in quelle battaglie. N^ i Sianesi sono ora quelli che tante volte 
soiro stati sconutii da noi ; imperocch^ pltre gli aiuti dei Te- 
deschi, eglino banno dentro le mura di Siena la metk della 
cittkdi Firenze; perch^ noi essendo cosi notabilmente dimi- 
nuiti, conlendiamo in ua medesimo tempo co'Sanesi, co' Te> 
deschi e con gli stessi nostri Fiorentini. E dove allora in Siena, 
quando andavamo ad assalirla, eraun solo pensiero di difen- 
dersi, ora essendovi due popoU, ve jie regnano due ; Tuno di 
difender la lore citt^« e Taltro diricuperar la nostra. Che 
necesfiitk dunque ci spigne a prender una guerra di niuna spe* 
ranza, e di molto pericolo? La speranza esser nulla,. voi la 
vedete, ma forse ci6 non vi muove ; perciocch^ d ripulato in 
ogni Hiodo atto glorioso Tandare a piantar gli uUvi«u le torri 
presso le mura di Siena, e batterei lioTini dell'oro sui ceppi 
dei pini« quasi dentro le porte di Pisa, se bene non si otte- 
nesse poi altro; ed loin questo modo non in tended 'esser tanto 
^ev€^o che voglia dissentire da voj. Ma chi ci fa sicuri del ri- 
schio che si pu6 correre e della reputazione se una volta co- 
minciassimo a perder da dovero, e di -questo state nel quale 
ci troviamo se i nimici vincendo volessero usar bene la vit- 
toria? lo non desidero addurre esempi dispiacevoli, potendo 
ogn*uoiDoricordarsiche il nostro campo tutto fuggi questo mag- 
gio dalla presenza di -cento soliTedeschi; n^ ho voglia diaugu- 
ranni male che costoro siano venuti per vendicare il sangue 
degli.amici e parenti loro; ma voglio hen dire che quantopiill 
siamo usi a vincere, tanto pid ci abbiamo a ingegnare di non 
perdere; conciosiacosach^, siccome le ree femmine, awenturata 
che on» volta abbiano la loro onestli, niuna cura poi ritengono 
di essa, cosluna volta che abbia un popolocominciato ad esser 
battuto, egli ieggiermente rimane esposto alle libidini di cia- 
scuno; altri danneggiandoti ne'confmi, aitri predando le tue 
castella, altri taglieggiandoti co'denari, e altri assediandoti 
con gli eserciti dentro le pfoprie mura. Che furore ^ dunque 
questo, il quale h nato nelle nostre menti, d'andare senza pro- 
positoalcanO'Che buono sia, econ tanto nostro disvantaggio 

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Sd2 DBLL^ISTOHtR FIOBftNTlNB [An. 130^] 

con Tesercito a Siena? Non ci accorgiamo chc questo h un 
tentar Iddio? che qualche grave nostro peccato ci spinga a 
dar fama ad alcun luogo di Dimici con la nostra niina? put 
sark faiale a'Guelfi la casa di Svevirt? Che come per opera del- 
rimperadorFederigo, medianlela famiglia degli Uberti, fummt 
gik non sono molti anni cacciati dl questa cittk, cos^ ora di 
Duove col mezzo degli stessi Uberti n abbiamo ad esser cac- 
ciati per procacciadel re Manfredi suo figliuolo? Ma gli uo- 
miiii savi non hanno per questo con le cose passate aregolar 
le presenti? Coloro che sono proposti al governo della Repub- 
blica, non hanno del continue, come i nocchieri, a conside- 
rare in che mari si trovino, con quai venti navighino; e i{uel 
che i nuvoli e segni del cielo dimostrino? Non veggono ora 
etii la tempesld' che minaccia sui nostri capi questa burfasca 
tedesca? Dunque e*conviene posarci nel porto, e lasciar qhe 
ella ;»ia dissipata e sparila via, e poich^ aremo il vento favo- 
rdvole, melterci di nuovo lietamente nel mare. Per tre mesi 
sono assoldali i Tedeschi. n*hanno servito gia dOei finrtcTche 
aranno quest'altro cherimane, cisscuno se n'andrk a casa sua, 
e noi allord senza tanti pericoli potremo far quelle che ci tor- 
neria comedo. In quel tempo non pure mi disperer5 io d'aver 
le co^e nostre alcun prospero successo, ma avr6 ferma fede 
che siaroo per poter sortire ogni lieto e ifelice fine, che d'una 
g.iena simile si possa ragionevolnienle sperare. Se allrimenti 
tianio per fare, Tanimo mi dice che rovineremo, imperocch^ 
d'un*impresa temer^Tria non possono nascer frutti se non eon- 
fornu al seme onde ellino son generati. 

Appena avea Teghiaio flnito di ragionare, che lo Spedito, 
il quHle con grande irapazienza Favea ascoltalo (faceado con 
la bfutlezza delle parole ritralto del suo^il nascimento) gli 
disse, che :ie egli avea paura, si cercasse le brache. Non pot^ 
il cavaliere, per quanto la riverenza del magistrate pativa, so- 
steiier di non dire, che egli a un gran pezzo non sarebbe ar- 
dito di seguirlo nella battaglia cola ove egli entrerebbe. Dope 
le qnali parole, non apparendo ^egni che il ragionamento di 
Te, hisio avesse fatio alcun pioflito, si lev5 su Cece Gherar- 
dii i, e egli altresi cavaliere, per dire e confermare il mede- 
siuio che Teghiaio avea detto. Ma-fugli dagli anziani coman- 
dato che solto pena di cento lire egli non dofesse intal materia 
parlare; e nc^n curandodi pagarle, purch^ dicesse la sua sen- 
tenza, gli fu la pena raddoppiata. Volea contuttoci5 parlare, 
ed eia in somtna raultiplicata la pena in quattrocento lire, 
Stan do pur tuttavia fermo a dir liberamente il suo parere, 
aiinndu gli fu posto pena del capose egli faceva parola. Onde 
rimpreaa fu deliberata, e ^ese^CLto si mise in-punto, Si crede 
il iii.iggioie di quanting aves.se mai per I'addietro fattolaflo- 
lr«ni Da Repubblica i perCiocoh^ etsenddvi veauii iutti i popftli 

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{jbf. 19^] utKO sttcoNDO. 233 

amjci e compagni, come furono i Bolo^esi, i Pistoiesi, i Pra- 
tesi, i Samminiatesi, i Sangimignanesi, i Volterrani e i Col- 
ligiani, fu cosa certa i fanti e^sere ascesi al numero di tren- 
tamila^i cavalieri passarono mille e trecento, de*quali ottocento 
n*eran pagati, gli altri venivano come amici. Con qnesto eser- 
cilo si partirono i Fiorentini per andar sopra Siena, aU'uscita 
d'agosto, trovandosi in Firenze capitano del popolo Buonconte 
di Monaldo de' Monaldeschi da Orvieto, menando con esso loro 
il Carroccio e la Harlinella, e ogni altra pompa e solennitk che 
siffatto apparato ricercava, non essendo rimasa casa a Firenze 
per picoioia e privata ch*ella si fosse, che di quella non fusse 
'andata almeno una persona al campo d piedc o a cavallo. 
Giunti che furono in sul flame dell'Arbia, nel lupgo ove si 
dice Montaperti," trovarono la cavallefia de'Perugini e degli 
Orvietani, co*qu^li, e ton altri ch'erano sopraggiunti dope che 
Teste era mosso, il numero de*cavalieri crebbe a tremila : eser- 
cilo da imprendere ogni grande impresa, e da superarc ogni 
grandissimft difficolta, eccetto linsidie e gFinganni, ai quali 
si contrasta piCl con le forze dell'ingegno che col numero di 
cavalli ^ di fanti. Ma quivi essendo la ragione e i buoni con- 
sigli stati postergati dalla pazzia e dalla temerita, convenne 
che cosV vigoroso e nobile esercito rovinasse coif utile ammae- 
stramento allaRepubblica, in far loro Yedere quanto sia opera 
plena dHmprudenza ne' fattidella guerra massimamente, ove 

I piceoli errori, non che i grandi, sono pericolosi, il valersi 
p\h del consiglio de'roagislrati ehe degli uomini esperti in quel 
mestiere. Imperocch^ Farinata, acciocch^ meglio il suo in- 
tendimento venifise fornito, mand6 di nascosto nuovi frati in 
Firenze ; perch^ alcuni occuiti Ghibellini che v'erano restali, 
cosli de'grandi come del popolo, aggiunsero Topera loro in 
cos^ sopraslante bi«ogno ; il che dovea essere in questo modo. 
Che quando Tesercito giunto nell'Arbia fusse sonierato, e in 
ordine per attendere il cenno de'fuorusciti, eglino per sbigot- 
tirli si partissero dal campo, e venissero dalla lor parte, e al 
sicuro la vittoria sarebbe stata de'Ghibellini. Venuto dunque 
Tesercito in su'coUi di Montaperti, fu comandato che le ban- 
diere si fermassero per aspettare, secondo Tocculta promessa 
del falso trattato, so alcuno venisso di quelli deila citta per 
metterli dentro. Kel qual tempo alcuno odqre pervenuto della 
cagione di siffatta tardanza a'Ghibellini ch'erano nell' istesso 
esercito, mandaronosegrelamente un cittadino florentino della 
loro fazione, detto Razzante, a Siena, per scuoprire a' fuoru- 
sciti come si dubrtavft di tradimento, e che stessero sopra di 
loro, perctocch^ si mormorava nel campo che una porta della 
citt^,per trattato diquelti di dentro, dovea essere dataa*Guelfl. 

II quale non solo quelle che gli^era stato imposto raccont6 loro 
minUUundntei ma aggiuiise ilcam^ de* Fiorentini ess«r bent 

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234 DELL*fSTORIB FIORBNTINK [An. 1960] 

io ordine, il numeroessergraDdissimoe poderoso, eper que- 
sto che Don pensassero id conto alcuDO di venir a giornata ; 
ch^ sarebbono perdiiori. E era per seguire appresso piik oltre, 

Suando gli fu dello che se aVea cara la vita di lutti si guar- 
asse a ogni modo di esporre in pieno consiglio a* Sanesi sif- 
fatte cose, imperocch^ se ora non si combattea (che aveano 
quest! TedeschiJ, eglino indarno potrebbono poscia sperare di 
ricuperare la patria, la fa ma corsa del iFadimento essere stata 
di loro trallato, per costrignere i .Fiorentim condotti in quel 
luogo a venire alia batlaglia; per questo non facendo di ci6 
meneione, dicesse anzi lulto il contrario: i Fiorentini essere 
tra loro discordi, non ubbidienti a'capitani, non quel miQiero 
che si diceva, la metk di lor esser Gnibellini, i quali nel me- 
nar le mani gli si scoprirebbono contra, e in somma, venen- 
dosi a battaglia, esser certissimo che per queste cagioni la vit- 
toria sarebbe stata de' Gbibellini. Le quali cose tutte seppeam- 
pliare, e accrescere in guisa Razzante, che accompagnandole 
coi movimenli del corpo, e con segnidi somma letizia nel volto, 
discorrendo per tulto a cavallo, con una ghirlanda in testa, come 
avesse g'lk vinto, accese tutti maravi^liosamente a combattere. 
VedendoU il capitano pur soverchiamente inflammati a ve- 
nire alia battaglia, non ebbe in su quel fervore a far altro, che 
a menarli fuori delle mura, e a'Tedeschi, che aveano addi- 
mandata paga doppia, fu con molta liberalitk largamente pro- 
messa. 1 quali vollono per questo la vanguardia deiresercito, 
promisono d'assaltare impetuosamente e con grande ardire i 
nimici. Seguitava appresso Taltra cavalleria e popolo mesco- 
lati insieme, cosi dei fuorusciii come de' Sanesi, e avviaronsi 
per trovare i nemici tantoignoranti del loro vicino infortunio, 
che i consapevoli del trattato stimavano quella sera d'aver a 
cenar vincitori dentro le porte di Siena^ e quelli che di ci6 
non erano partecipi ogn*altra cosa avrebbono siimato prima 
che dover aver cosi nolabil rolta. Ma scoperto I'esercilo de' Sa- 
nesi, che ne veniva piik con sembianti di combattere che di 
far altro, sommo e insolito spavento-entr6 negh animi di cia- 
scuno ; perciocch^ veggendo innanzi tutti gli altri cosi grossa 
schiera di Tedeschi, in un memento si rappresent5 loro la mala 
pruova choaveanofatto il maggio passato dinanzi a cento soli 
di quella nazione. Per questo tu non vedeti queU'usalo vigorc 
e ferocia che era solita in tutte le altre hattaglie apparire nel- 
Tesercito de*Fiorentini, quasi [>resag hi -delta soprastante cala- 
miih : contuttoci6 insegnando il biso^no quivi esser mestieri 
di menar le mani, e di opporsi al meglio che potevano incontro 
a' nimici, incominciarono ad ordinare le schiere per ricevere 
Tincootro degli awersari, e per attaccar la battaglui (1). Non si 

(1) L^esercito era gnidato dal mede«mo lacopino Rangoni, del maggio 

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jAw. 1980] LIBRO SICONDO. 2^ 

sa chi particolarmente condiieesse Tesercito deTiorentini, se 
noD ehe quelli che guidavano e reggevano il tutto erano gli 
aozjaoi, come moTitori cosi anche guidatori della guerra, e 
fra quest! non solo il piik nomiuato, ma guello che solo fra 
tulli gli altri era nominato lo Spedito ; n^ di lui si sa il proprio 
Home n^ la famiglia, stimando quello esser piuttosto un co- 
gneme tnessogli per avrentura come suole awenire, dalla sua 
spedita e frettolosa prestezza. jQuesti si crede, ancorch^ codo< 
sciuto il suo errore, non essersi perduto per6 d*animo, ma con 
quella veemenza che avea confortato i citladini alia guerra a 
casa, con quella e molto maggiore averli quel d\ confortati a 
combattere nelcapipo; discorrendo per tutto armato, e spesso 
▼olgCDdo tl parlare a*suoi popolani, e a quelli massimamente 
che aveano in guardia il Garroccio , mostrando loro : con 
quello aversuperato quasi tutti i popoli di Toscana, con quello 
tante volte esser (orifati vittoriosi a casa, e di niune popolo piu 
spesso che de'Sanesi, i quali non ora sarebbono stati arditi a 
uscire alia battaglia; se non avesse loro date animo la com- 
pagnia degli stessi loro ribelli. Ma costoro non vi sbigotliscano 
piinto, dicea egli, perciocch^ essendo loro natura di combat- 
tere non solo col terrore delFarme de*soldati, ma delle man- 
naie e de*canapi de'cameflci, come dislealie traditori del loro 
coipnne, non cos'i presto vi vedranno nel viso che si raette- 
ranno vergognosamente a fuggire; parrii loro di vedere quel 
tribunate e quei magistrati che Thanno giustamente per tanli 
loro misfajti cacciati dalla patria. E se diloro non avete punto 
a dnbitare, chesoho pure Italian! eFiorentini, meno vi muova 
lo scontro di quelle bestie ol tramontane rPerch^ che cosa pu5 
uscir d'onorato da soldati d'un parricida? Non lo sapele voi, 
compagni miei, che Manfredi empio signer di queste genti ha 
ucciso rimperador suo padre e il re Currado suo fratello, e poi 
per occupar il regno fece piagnere per morto il re Corradmo 
suo nipote, il quale oggi vive in Alemagna? Perseguitatore 
de' pontefici, nimico di santa Ghiesa, occupatore do* ben i ec- 
clesiastici, e'contaminato di tutti i vizi e ribalderie de'Gentili? 
Vengona questi meschini a piagner gli errori e le colpe dello 

passato, durando aottr la sua podesteria della citt^. Non erano gi^ gli 
stessi dodici capitani del comune, poichd i nomi degU undici che si Iro- 
¥aoo registrati nel libra di Montaperti di questa spedizione sono Berlin- 
ghieri de* Marsili, Diedi Mtrveri Tail , Tano di Huggerino , Bernardo di 
Giovanni di Bernardo, e lacopo Giuocbi, tutti cinque col titolo di mestere, 
come ^ tl metseri anche a quello che vi manca per fare il nomero di do- 
dici; gli altri sei sono Maglio di Bernardo Magli, Uberto di Rovinoso, 
lacopo della Scala, Corso VillanuzzL, Neri Bordello , e Gianni Mazzocchio. 

A. UG. 

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[An. 1280] 

scellerato Manfredi, acciocch^ rimanendo noivincitori, abbiamo 
poi a Hberar lo Stalo di Roma da cosi fatti mostri e da cosi 
malvagio liranno ; perciocch^ questa giomata d*oggi non solo 
libererk noi in perpetuo dairaflfanno de' nostri fuorusciti, ma 
Alessandro pontefice e la sede apostolica dalle battiture e dalle 
percosse di quel nuovo FaraoDe, acciocch^ lasciaino ai noslri 
successor! onorato e illustre titolo di liberator! e redentori 
della Gbiesa di Dio. Quando Qsercito piik poderose avemo noi 
avuto di questo, ove sono trentamila fanti e tremila cavalli? 
Quando piCi bella occasione di spegnere in una giornata e di 
abbattere affatto lo stuolo e la possanza dei nostri neniici, si 
che possiamo dormir sicuri a Firenze, che piik Tinsidie de'Gbi- 
bellini non abbiano a nuocere alio Siato n(&(ro? Or facciamoci 
dunque animosamente incontro a costoro che ci vengono a 
trovare, e poich^ fummo maqsueii a condannarli a casa, siaiBO 
rigidi a gastigarli al presente ; acciocciiQ la nostra giustizia 
sia approvala dairavvenimento della battaglia, e la loro teme- 
rity rinianga secondo il suo merito doppiamente punita. 

Noa ^ dubbiocfae non avesse grandemente rincorato i.Fio- 
rentini lo Spedito a combatlere con.queste parole, e gia es- 
sendo gli eserciti avvicinati si erano andati fleramente a in- 
contrare, e bench^ il prime assalto de'Tedesrhi fosse state 
molto terribile, non fuper6debole ilcontrasto e Topposi^ione 
de*FiorenUni. Ma quelle che agghiacci6 il cuore a tutti fu I'a- 
yere sul prirrcipio della battaglia veduti molti del lor campo 
passar a quel de'nimici, i quali volgendosi poi contra loro at- 
tendeano a ferirli e a jpercuoterli con rabbia non reinore che 
si facessero gli stessi Tedeschi. Lo sdegno nondimeno di cosi 
notabil tradimento aggiunse dope qualche intervailo alquanto 
di vigore a' traditi, e p.erci6 si combattea con maggiore spe- 
ranza che non si era incominciato, quando un atto di somma 
perlidia pose in somma disperazione le cose dei GuelH, non 
sapendo in qual parte fossero piil i nimici, o nel campo de* Sa- 
nest nel loro medesimo. Portava quel di Tinsegna della Re- 
pubbhca un cavaliere della famiglia de' Pazzi, H cui nome fu 
lacopo del Vacca; uomo di gran valore, e perci6 eleito perca- 
pitano della schiera de'cavalieri iiorentini. Molto appressodel 
quale si trovava Bocca Abate, si per essere ancora egli ornato 
di queirordine, e si per essere di molto chiarn e orrevol fa- 
miffUa nella cittk. Questi essendo della fazione begreta de'Ghi- 
bellini, e giudicando che il passar alia parte awersa senza dar 

gualche pegno della sua fede non fusse per 6sser giudicata 
pera di molto pregio, commise la maggior scelleratezza che 
avesse mai cittadino alcuno contra la sua patria adoperato ; 
perciocch^ veggendo lacopo tutto intento a resistere a*n6mici 
e il quale in.un medesimo tempo e combattendo e confortando 
i suei a far il medesimo facearufficio di soldato e di capilano, 

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[An. 1260J LiBRO SBCoiiDO. 237 

egli fellonescam^ote gli spinse il cavallo addosso di dieUro, e 
tirandogli d^uD gran colpo a quella mano con che tenendo Tin- 
segna ta braiidivainconlroa*Diimci, glielatagli6 Delta e iosieme 
con la bandiera gliela fece cadere ^ul campo. La qual cosa mise 
in tantodisordinei Guelfl, chci cavalierimassimamente, i (]uaU 
furono i primi ad accorgersi dresser traditi, non sapendo di chi 
piii fidarsi si diedono impetuosamente a fuggire. 11 che fu ca- 
gione che di lore non ne rimanvssero piiY che trentasei di qual- 
che riputazLOoe (ra morti e fatti prigioni in quelta battaglia. Ma 
il popolo, a cut il fuggire per trovarsi a piede oon era partito 
cosi sicuro, nfe era slato presente al solenne tradimento di 
Bocca, e il quale, proposto alia guardia del Carroccio, solea 
quello con incredibil valore difendere, fece per lunga ora egre- 
gia resistenza, essendt) la maggior parte di essi tagliati a pezzi 
intomo le bandiere. Trovo per memoria di private scrillure 
essere stato propostoparticofarniente alia guardia del Carroccio 
quelgiorno Giovanni Tornaquinci, cavaliere di antica eta, come 
quello che era molto presso al settantesimo antio, ma a cui 
per6 non avea la lunghezza del tempo scemato punto del vi- 
gor deir animo ; il quale essendo di famiglia (iapo de' Guelfi 
nel sesto di S. Pancrazio, e trdvatosi infin da giovinello in tutte 
le battaglie di fnori e di dentro, era stimalo come grande amico 
dello slalo popolare cos^ molto valoroso e esperto ne' falli delta 
gu^rra. Qaest.i avendo con seco un suo figliuolo etre parenti 
del medesimosangue, ^eggendo gia la battaglia delta sua parte 
iochinata : e che penseremo di far noi, figliuoli e parenti, disse 
egli, di fuggire? per a ndar dove, forse a Firenze, ove costoro 
giugneranno prima di noi vincitori? Gik fu chi ebbe invidia 
alia morte di Ruslico Marignolli per essere restate morlo nella 
patria, quando noi la prima volta fummo cacciati della cxiik. 
Facciamo che altri per I'avvenire abbia invidia alia nostra, re- 
stando morti sul flume dell'Arbia , per non essere i primi a 
veder qaeste insegne, commesse alia guardia nostra, perve- 
nire (il che non ^ ancora mai awenuto) in poter de' nimici. 
Econje io sono prima nato di voi, cos\ voglio, come ^ giuslo, 
farvi prima la via ad una onoratissima morte. E ci5 detto 
spinse il cavallo incontroa'nimici, da'quali egli, e il figliuolo, 
e i consorti, valorosamente combaltendo, furono morti. Non 
reatara piik dubbio che la vittoria fosso de'niniici ; (Jnde posto 
I'esereito in sconfitta si mise ultimamente a fuggire, satvan- 
dosi molti di essi nel castello di Montaperti, come che ci6 fosse 
poco giovftto; perciocch^ presivi non molto dopo dentro per 
torza, quasi lamiglior parte fu posta al fil delle spade. I mo- 
demi scrittori, forse pereccitare la maraviglia, dicono esservi 
morti trentamila uommi in quel fatto d'arm'fe, onde seguirebbe 
che lulti i pedoni, senza camparne pur uno, fossero stati ta- 
gliati a pezzi, poicW) de' nimici si sa esser morto pochissimo 

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238 dell'istorie fiore.ntine [An. 1260] 

nuroero. Gli aaiichi, tacendo degli altri, eonfessano de'Fio- 
rentini solamente esservene morti duemilacinqueceuto, e in- 
torno a milaciDqueceoto fatti prigioDi. Ma comunq[ue si sia, 
noD si dubitaquella essere staia una delle piil saDguinose bat- 
taglie di queMempi, e quella dalfa quale piCl Dovitli succedes- 
sero. Talch^ a me pare, se le mediocri cose alle grandi si 
possono assomigliare, lei in gran parte potersi comparare alia 
rotta che ebbono i Ronani a CaDoe, causata Tuna e Taltra 
dalla temerity de'magistrati plebei, quella da Varrone consolo, 
e questa dallo Spedilo aDziano. E cosi parimente tulle duedis- 
suase da'nobili, quella da Lucio Paolo, questa da Teghiaio de- 
gli Adimari. L'aver Annibale per nimico, e non i medesimi 
ciltadini, fu cagione che non si abbandonassero le mura di 
Roma; bench^ fossero slali di coloro nel campo che ebbono 
pensiero il*abbandonare Tllalia ; ma per avventura fu virtu 
de* GuelG il partir di Firenze, perch^ conoscevano esser essi i 
nimici, e non la patria ; U quale non slimo io che fossero slati 
per lasciar giacnmai, se avessero potulo inducersi a credere 
che si avesse a disputare se Firenze dovesse restar in piede o 
disCarsi. Questa h dunque quella memorabile e sanguinosa gior- 
nala di Montaperti, ovvero dell'Arbia, succeduta a' 4 di set- 
tembre tra i Fiorentini e i Sanesi, nella quale la prima volta 
il Carroccio, e la campana della Marlinella, e i carriaggi tuUi 
dei Fiorentini e degli amici loro pervennero in poter de'ni- 
mici, e per la quale restando abbatlula aannullata la signoria 
del vecchio popolo e degli anziani in Firenze, e dei Guelfi in 
tutta Toscana, non solo in quella provincia ma iq tulta Italia 
crebbe grandemenle la potenza de' Ghibellini ; diventando per 
questa cagione cosi superbo e imperioso Torgoglio del re 
Manfred! conlro la Ghiesa, ch*e^li slesso e tutta quella fazione 
rovin6 poi sotto T iusopportabile peso della medesima loro 
grandezza, divenuta odiosa agli uomini e al Gielo.' 

Sarebbe opera molto minore del Vero ogni prova che si fa- 
cesse in mostrare con Tapte dello scrivere quale fu la confu- 
sione di lutli, udita la novella della dolorosa scon ruta a Firenze ; 
ma renda di'ci6 intera fede la deiiberazione pesa dalle reliquie 
dell'esercilo rotto dopo che torn6 alia citta, perciocch^ non 
veggendosi alii a poter resislere a'viucitori nemici, non con- 
fidando moko dell inOma plebe, la quale non curando mol^ 
degr interessi de'grandi, vilmenle suole andar dietro alia for- 
tuna di chi vince, n6 volendo esser cagione della rovina della 
lor patria, serbandosi a fortuna piu benigna, abbandonarono 
la citt^, partendosi di quella il tredicesimo di di quel mese, 
nove giorni dopo la rolta ricevuta; giorno tanto piil misera- 
bile e calamitoso di quello nel quale venne la nuova deir in- 
felice rotta, quanto che in questosi yeniva a sentirepiCl vivo 
e apparente reffetto di quella sciagura, come se caduloallora 



y Google 



[An. 1260] LIBRO SEGOHBO. 239 

iniermo il corpo della misera Repubblica dei Gueifi ora si por- 
tasse a seppellire. Le famiglie che partirono furoDO tutte quelle 
che altre yolte sono stale annoverate tra'Gaelfl; ma ollre a 
quelle ve oe furouo molte altre del popolo, le quali nel pas- 
sato goverao degli anziaoi erano incominciate a venir grandi 
e Dotabili. Queste furono del safttod'OItrarno : CaDigtanit Magli, 
Machiavelli, Belfredelli, Agolaoti, Orciolinit Rinucci« Barba- 
dori, Battimamme, Soderioi, e Ammirati. Di S. Pietro Sche- 
raggio: Magsjolli, Mancini, Bucelli, e quelli della Vitella. Di 
Borgo: Altoriti, Giampoli, e Baldoviuetti. Uscirono anohe ollre 
i gia deiti altre volte Spini, Bostichi, Malespini, parte de'Man- 
nelli, MinerbeUif Beccanugi, Bordoni, Marignolli, e fragli altri 
quello, che fu chiaro non meno per la molta dotlnna che per 
essere stato fortunate io aver discepolo piit illustre del pre- 
cettore, Brunette Latini, maestro di Dante; il quale mandato 
da' Guelfi per ambasciatore al re di Castiglia, prima che la sua 
ambasciala fornisse udi Tesito della disavventurata battaglia. 
Non fu bisoguodi maggiore tardanza a' Guelfi; perciocch^ ai 
16 giunsono a Firenze i Ghibellini, i quali avendo occupato 
tutto (|uel tempo che era corso in mezzo dal di che ebbono la 
vittoria infino a questo in partir la preda fra lore, la quale 
fu stimota grandissima.cos^ degli arnesiguadagnati nel campo 
come delletaglie di molti prigioui, non vi si erano potuti con- 
dur prima. Entrati nella cittk, e non trovando d*usare la lore 
crudellli negli uomini, che se n'erano partiti, si volsero al- 
Tusata pazzia di disfari palagi e Tabitazioui de'Gnelfi, e quelle 
che piii di ciascun'altra cosa increbbe al popolo, e che superd 
Qgni legge d'umanita, fu Taver abbattuta la sepoltura d'Aldo- 
brandino Ottobuoni ; cavandono indi il corpo gia di tre anni 
seppellito, il (|uale dope aver strascinato per tutta la citt^ git- 
tarono a' fosst; non sapendo che I'ingiune che si fanno agli 
uomini virtuosi sono un render piii chiara e pli!k notevole la 
gloria lore, e airincontro un ricuoprire d'elerna infamia e di 
vitupero i commettitori di tanta scelleratezza. Indi pensarono 
a riformare lo Stato. 1 poderi e altri simili beni dei nimici mi- 
sono in comune. 11 conte Giordano feciono dichiarar capitano 
geoerale de' Fiorentini. La Repubblica, reggendosi secondo 
la volontk e cenni del rerManfredi, da lui solo dipendeva. In- 
soauna mutala la faccia di tutte le cose in Toscana, essendo 
i Guelfi stati scacciati non solo di Firenze, ma di Prato, di Pi- 
stoia, di Volterra,^ di San Gimignano e di piik altre castella e 
citta, per tutto signoreggiavano i Ghibellini ; solo l.ucca es- 
sendo per allora stata riserbata per un ricetto in tante cala- 
mity de' poveri e miseri discacciati. Dicesi che avendo quivi 
Teghiaio veduto lo Spedito, che con tan to orgoglio avpa nel 
consiglio parlato, non pot5 eontenersi di non gli dire : Ecco 
a che ci ha, Spedito, condotto la tua follia; ma h vero quel 



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240 DELL*IST0R1B FlORBtfTlNI [An. 1^60] 

che si dice che i pazzi fanDO gli errori e ai savi conviene di 
piagnerli. N^ egli si vergogob di rispondergli : Terrore essere 
stalo di coloro che gli credevano ; niostrando esser piu degna 
di reprensiooe la colpa di chi si lascia ceggere dagli uomini 
imperiti, che non Terrore di quelli che non sapendo procurano 
d*esser guidatori e maestri d£gli.«Uri. E noodimeno in tanta 
felicitk de'Ghibellini, infln da queli'ora fu la loro rovina, re- 
cata che ne fu la oovella a Roma, da uno del collegio de'car- 
dinali iDfallibilmeote aotiveduta. Essendo a cestui, il cui nome 
fu il cardinal Bianco, uomo molto esercitato neirastrologia giu- 
diziaria, rapportato che il cardinale Ottaviauo degli Ubaldini 
ilorentioo e della fazione ghibellina, avendo la rotta di Mon- 
taperti sentita, neavea moslro segni distraordinaria allegrezza, 
si lasci6 inavvedutamente uscir di bocca. che egli non avrebbe 
fatto cosl gran festa se avesse potuto veder il fine di quella 
guerra. La qual cosa riferita a'cardinali, fece a ciascun veair 
vo^lia di saper quello che il cardinal Bianco avea voluto con 
tall parole dinotare, e ricusando egli di dido, non parendo che 
alia sua dignitk convenisse Tattendere a si fatli indovinamenti,. 
tanto procacciarono che gli.fu comaiidato dal-papa che dicesse; 
il quale a guisa d'un oracolo in brevi parole rispose. I vinti 
virtuosamente yincerauno, e in eterno non saranno vinti. 1] 
che come che allora paresse cosa malagevole a credere, non- 
dimeno conobbesi in processo di tempo essere state veris- 
si mo. Pure, quali i discacciati Guelfi in quel tempo sL fossero, 
DOD lasciavant liberamente posare senza la noia di qualche 
amaro pensiero I'animo de' Ghibellini. 1 quali dppo Tavere 
per loro ambasciadori ringraziato Maofredi del capitano d 
deiraiuto gagliardo de'Tedeschi che avea dato loro, da'quali 
insieme essi riconoscevano tutta quella vittoria, lo prega- 
vano a voter rafTermar per lor capitano il coftte Giordano, 
con Tacdire e prudeaza del qual uomo speravano avere in 
breve a rassettarc per sempre lo State di Toscana; si che in 
perpetue avesse ad esser devotissimo e fedele alia casa di Sve- 
via. Ma perch^ il re avea risposto che avea egli bisogno di 
servirsi della persona del conte, e quelle era perci6 costretto 
ritornarsene nelrcane, parve a'Ghibellini prima che egli par- 
tisse di far un parlamento d'intomo fdle state comune, per 
trovar una forma con che Tincominciata riputai^ione e gran-^ 
dezza potesse assicurarsi. Fu il luogo del parlamento, come 
piii comedo, deputato Empolr, eve convennero il conte Gior- 
dano, i Fioientmi, i Pisani, i Sanesi, gli Aretini, i conti Guidi, 
i conti Alberti, i conti di Santa Fiore, gli Ubaldint e tuttii si- 
gnori e baroni di Toscana ; e cominciatosi a trattar di quel che 
s'avesse.a fare per sicurezza dello stato universale, dope molte 
coosulte venivano d'ugual veto A una sentenza, cne se si 
avea a temer di pericolo alcuno, quello non altronde potea 



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.gi, 



[An. 1260J UBRO secondo. 241 

venir loro che di FireDze ; la quale essendo naturalmente di 
fazion guelfa, tanlo avrehbe sopportato di star soggetta al go- 
venio de'Ghibellini quanto la forza Tavesse costrelta; ma se 
mai se le scoprisse occasione favorevole, non esser dubbio al- • 
cuno ch'ella avrebb^richiamato i Guelfi e discacciatone i Ghi- 
bellini, di ci5 gli esempi eseer freschissimi ; perciocch^ non 
avendo piik che died anui addietro i Ghibellini discacciaio i 
Guelfi e restati sigoori dello State, non molto dopo presa Top- 
portunila del tempo aver i cittadini restituito i Guelfi, e non 
conienti di ci5 aver finalmente discacciati i Ghibellini e giu- 
stiziati e uccisi molli di loro, per questo se desideravano as- 
sicurarsi una volta per tutto, a ci6 non esser allro rimedio che 
disfar la citlk di Firenze e recarla a borghi, tanto che rima- 
nendo priva di mura e di nobiltk non avesse in eterno mai 
piik podere di sollevarsi. Al qual voto concorrevano non solo 
gli ambasciadori pisani e i sanesi, e tutti gli altri i quali erano 
intervenuti a quel consiglio, ma molti degli stessi Fiorentini 
i quali, e aveano tenute castella nel contado di Firenze, e du- 
bitavano che stando in pi^ la Repubbiica lungo tempo un di 
avrebbe lolto loro quelle giurisdizioni ; perch^ senza dubbio 
il partito sarebbe vinto, se solo Farinata degli Uberti non si 
fosse opposto a cotanta impieta. 11 quale avendo con grandis- 
sima.indegnazion d'animo udito andare attorno cosi scellerata 
sentenza, levatosi su, e con parole, quali venivano formate 
dairira e dalFimpeto: avr5 dunque io (disse) durate tanle fa- 
tiche e messomi in tanti pericoli per disfare, e non per ricu- 
pefare la patria mia? E a me non dico italiano o toscano, ma 
iiorentino e antico fiorentino patirk Fanimo di veder con questi 
occbi abba tier le mura di Firenze, come se fosse un ignobil 
castello di Piemoote o di Lombardia? Dunque il fruilo deila 
vittoria dell'Arbia sark il celebrar Tesequie e il monorio di 
cosi nobil cittk? perch^ questi anni addietro sono sUti me- 
nati al macello Schiattuzzo e Uberto Gaini della m'", e alcuni 
altri d'altre famiglie, sar^ per questo lecito vendicar ringiiirie 
private con le pubbliche? E sara cosi vile e di cosi poco pregio 
la cittk di Firenze, ch'ella abbia a gir sotto per la morte di 
quattro o sei suoi cittadini? Tolga Iddio questa macchia dal 
sangue nostro, che si dica mai che Farinata degli Uberti, qua- 
luoque gran causa egli se n'abbia avuto, sia state conse.zienle 
alia rovina della patria sua. Anzi fra tanti travagli c.'ne ella 
potra per awentura contare d'aver sostenuto per con'.o della 
mia famiglia, metta se non allro questo unico beneficio atto a 
scancellare ogn'altra offesa o danno patito, che per mentre io 
avr6 vita, e saranno in me forze da operar questa spada, non 
sara niuno colanto ardito di manometter quelle mura ; per- 
ciocch^ se pur cosi b delilKrato nel cielo che Firenze abbia a 
cadere, onorata morte sara la mia, che io caggia insieme con 

Vol. I. — 16 Ammirato. Istorie Fiorentine. 

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342 dell'istorie fiorentine [An. 1261] 

lei; acciocch^ Tarti da me usate secondo il costume della 
guerra per vincere i miei avversari, aon sieno con giuste voci 
appellati soleonissimt tradiraenti, mostraDdo con cosi sozzo e 
disonorevol fine d*averle operate per rovinae desolazione della 
patria mia. E ci5 detto a guisa d'uomo infuriato crollando la 
testa usci del consiglio, come per congiugnersi con gli amici 
e seguaci suoi dove bisognasse difendere 11 suo parere con 
Tarme. Perch^ considerando ciascuno la grande autoriUi che 
avea quelFuomo in tutto I'esercito, e come per lo suo consi- 
glio si era stata maneggiata quella guerra, e che per mezzo 
del suoi artificii s'era conseguita la yittoria, e percio i grandi 
scompigli che poteano nascere dalla sua alienazione, denosto 
addietro ogni pensiero di roTinar la citt^ , attesono a placar 
Farinata, e a pensare a prender allri partiti, non essendo ri- 
maso niuno dubbio a'posteri che per 1 ardire e yirti]l di questo 
preclarissimo cittadino fosse restata in piede la citlk di Fi- 
renze. 11 qual suo nobilissimo falto essendo stato grandemente 
illustrate dagli storici parimente e da poeti che appresso lui 
seguirono, fu chi prosunse agguagliarlo a quel di Gamillo ; 
perciocch^ siccome amendue erano stati bandit! , cosi per far 
pid chiara la lor virtu, Tuno e Taltro furouo liberatori delle 
patrie lore. Onde il granduca Cosimo, ottimo stimatore de'me- 
riti e del valore de^li antichi e present! cittadini della sua pa- 
tria, serba Timmagine di tanto uomo tra i ipih nobili e illustri 
ritratti della sua guardaroba, non senza alcun pensiero d'er- 
gergli un di una statua in quel feroce atto, che parlnmentando 
nel consiglio gli convenne con la destra far cenno d'impugnar 
Telsa della spada (1). Le deliberazioni prese fra Taltre, furono 
queste, che si facesse lega tra lore fermissima per tutti i casi 
che potessero nascere cos^ in stabilimento e accrescimento 
della fazion ffhibellina come per abbattere la parte guelfa; la 
qual lega dal numero de*cavalli e de*fanti che ciascuna citta 
ocastello dovea contribuire, si chiamava laTaglia di Toscana, 
ovvero de* Ghibellini. Appresso dovendo il conle Giordano par- 
tire, fu costituito vicario generale di guerra Guide Novello 
conte di Gasentino e di Modigliana, il quale dovesse far resi- 
denza principalmente in Firenze ; in mano del quale dovesse 
ancora essere il governo della giustizia. 

Essendo dunque entrato il nuovo anno 1261 il conte Guido 
Novello, a calende di gennaio, prese il possesso del suo go- 
verno, c la prima opera ch*egli fece fu il far giurare a tutti i 
cittadini che rimasooo in Firenze fedeltk al re Manfred!. Ap- 
presso, secondo si era convenuto co' Sanesi, fece disfare cinque 

(1) La statua gli fu posta pocht anni sono dalla societii deirabbellimeoto 
del portico degli Uffizi, ove sono anche quelle di Dante, Giotto e altri il> 
lustri. 



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I An. 1261J LiBRO SKCONDO. 243 

castella del contado di FireDze, le quali erano molio alle fron- 
tiere de* Sanesi. Egli facendo residenza nel Palagio del Po- 
desta, fece aprir la muraglia della cilta che usciva su quella 
ria, e farci una porta, acciocch^ per quella potesse aver nbera 
TeDtrata e Tuscita a' bisogui suoi, per eDtromettere o mandar 
fuori ad ogni occasione cos\ delle genti della lega come del 
suoi pariicolari sudditi e amici quelle genti che bisognassero. 
La qual porta fu poi detta la porta Ghibellina. Apport6 a' Gbi- 
beUini atlegrezza la morte di Alessandro pontefice, morto la 
state di questo anno in Viterbo, non sapendo che non men 
dure awersario si preparava alle cose loro, come awenne 
dopo tre mesi di yacanza con la creazione dTrbano IV pon- 
tence, nato di bassissima condizione in campagna di Francia, 
ma per gravity di costumi, per scienza, per santilk, e per gran- 
dezza d'animo non indegno d'essere state alzato a quella gran- 
dczza. II conte Guide Novello, consumata la maggior parte 
deiranno nelle provrisioni di dentro, volse Tanimo alle cose 
della guerra per cacciar i Guelfl aifatto di Lucca e di Toscana. 
E fatto della taglia un numero di tremila cavalieri e popolo 
grandissimo, del mese di settembre usc'i sopra i Luccnesi, e 
quasi in su la prima giunta tolse loro Caslelfranco e Santa- 
croce, mt trovando gagliarda resistenza a S. Maria a Monte, 
vi si pose col campo attorno per averla per assedio ; e certo 
se non veniya a guei di dentro lallita la vettovaglia, sarebbe 
state vano ogni sforzo che egli vi avesse fatto, ma finalmente 
a capo di tre mesi si resono a patti, salve le persone e I'avere. 
Acauist5 poi Calvi e Pozzo, ma voltosi di \h a Fucecchio, trov6 
molto maggiore e piii dure conlraslo che non avea trovato a 
S. Maria a Monte, perch^ oltre che il luogo e per la natura e 
per fa stagione era molto paludoso, e per questo malagevole 
ad esser espugnato, y*era anche dentro il fiore di tutti gli usciti 
guelfi 4i Toscana ; onde essendovi state intorno per lo spazio 
d'un mese con avergli dati terribili assalti e batterie, fu forzato 
partirsene, e non essendo pii!k tempo da polere stare con Te- 
sercito fuora, se ne torn6 a Firenze quasi negli ultimi giorni 
deiranno. 

Queste cose furono fatte dal conte Guide Novello nel prime 
anno del sue capitanato ; nel qual tempo veggendosi i Guelfi 
molto stretti dalla potenza de' Ghibellini, e considerando non 
poter da se soli lungo tempo resistere a tante forze, si volsero 
agli aiuti forastieri, i quali non potendo aver d'ltalia, la quale 
parte volenlieri e parte forzatamente quasi tutta ubbidiva o 
almeno temeva di Manfredi, cercarono d'Alemagna da Corra- 
dino figUuolo diCurrado re di Napoli, a cui Manfredi avea con 
fraude occupato il regno paterno. Gli ambasciadori a questo 
line mandatidaifiorentini ruorusciti, i quali v'andaronoinsieme 
con quelli di Lucca, furono Bonaccorso Beliincioni degli Adi- 

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244 DBLL*ISTORIB FIORBNTINB [An. 1262] 

marie Simone Donati, anoendue cavalieri e per nobilta e indu- 
slria molto in que' tempi stimati. Gostoro trovaroao nella madre 
di CorradiDO grandissima disposizione a prender Timpresa del 
regno e a voler lore porger aiuto , ma I'elk del fanciuUo era 
lale che non era abile a prender Tarme ; per che ritornarono 
piii carichi di speranza cne di effetlo veruno. Raccontasi cosa 
veramente piccola a dire per se slessa, ma grande a chi per 
essa viene in considerazione quanto sieno polenti gli eftetti 
delle parti. Ci6 fu , che non potendo gli ambasctadori recar 
altro delta loro andata che prontezza e volontk grande, si fe- 
ciono donare una manlellina foderata di vaio che usava portar 
Corradino, la quale portata a Lucca, e a S. Friano a* Guelfi 
mostrata, non altrimente vi traevan le genti a vederla, che se 

3ualche solenne e celebrata reliquia fosse stata data loro a ve- 
ere. Contuttoci5 non per questo s'abbandonavano, anzi nel se- 
guente anno 1262 ardirono per trattati occultamente tenuti in 
Firenze, entrar di notte tempo in Signa, e impadronirsi di quel 
castello con animo di fortiAcarlo, essendo il luogo a ci5 molto 
opportune per travagUar di \h tutto il contado di Firenze a danno 
del loro arversari. Ma il conte Guido riputandosi a grande in- 
giuria che contra tanta potenza una sola cittk collQgata con le 
forze di cos\ poveri fuorusciti avosse animo di occapargli in 
su gli occhi un luogo non pii!k che sei miglia discosto di Fi- 
renze, facendo ragunar le genti della taglia, cosi de'Pisani e 
de* Sanesi come degli altri popoli, si mosse con poderoso eser- 
cito per andare sopra Signa. Ma i Guelli non avendo finite di 
ridur le cose loro in modo che si potessero tener denlro la 
terra, se ne parlirono prima che i nimici vi arrivassero ; i quali 
non avendo a far cosa alcuna in Signa si voltarono sopra le 
terre de' Lucchesi e ebbono a prima giunta Castiglione; onde 
i Lucchesi dubitando che non facessero scorrerie per tutto il 
loro contado, insieme coi Guelfi fiorentini si feciono loro in- 
contro e non dubitarono di venir con esso loro alle mani (1,. 
Ma siccome Timpresa fu temeraria, non essendo a gran pezza 
pari le forze loro con quelle de' nimici, cosi fu poco felice 1 esilo 
della battaglia , nella quale essi rimasono sconfitli con gran 
perdita delle loro genti ; fra le quali notabile fu la morlc di 
Cece Buondelmonti cavaliere, figliuolo gia di Rinieri, detto il 
Zingano. Quesli venulo in mano dc' nimici, e messo in groppa 
da Farinata per camparlo, Piero Asino fratello di Farinala, per 
avventura pih simile a se stesso che al valor fraterno, con una 



(1) la quest'anno la parte guelfa pose sotto ii giglio rosso in carapo 
bianco del Gonfalone un'aquila rossa tenente fra gli artigli un drago vcrde. 
II popolo per pwiprio prese la croce rossa in campo bianco che era coraunc 
a quasi iutti i municipii popoleschi d'ltalia. 



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[Alf. 1263] LIBRO SKCONDO. 345 

mazza di ferro percolendogliela su la testa I'uccise. Non si 
conlentarono i GhibelUni di questa vittoria, ma procedendo 
piu oltre, se^uitando la fortuna delta guerra, presono il castel 
di Nozano, il Pontasserchio, Rotaia e Sarzana con animo di 
metter campo sopra la stessa citta di Lucca, e farle ogni danno 
e rovina che fosse possibile. Per la qual cosa veggendosi i Luc- 
chesi a duro partito, e queslo non da altra cagione avTenir 
loro. che per voter favorire i fuorusciti di Firenze, gente in 
quel tempo povera, e in t)assissimo stato, come quelli che seoza 
speranzadi beneHcio alcuno poteano temer danni grandissimi, 
incominciarono a trattar accordo col conte Goido; ma ci6 con 
taneasegretezza, che bench^ fusse la conclusion di questa pra- 
tica menata per la lunga infino all'anno 1263, mai di ci5 non 
pervenne odore alcuno a' Fiorentini. Furono finalmente sti- 
polati i capiloli delFaccordo in questo modo : che i Lucchesi 
fossero tenuti d'entrar nella taglia de' Ghibellini ; di prender 
vicario, siccome avea fatto Firenze , in nome del re, e di di- 
scacciar incontanente della lor citt^ i fuorusciti fiorentini senza 
porgere loro aiuto o favore alcuno, e essi per Tavveaire non 
fossero pih molestati nelle loro castella ; riavessero tutti i loro 
prigioni, i quali erano stati fatti nella rotta di Montaperti; e 
Don fusseio costrelti a discacciar niuno cittadino della citta, 
per guelfo ch'egli si fosse, dovendo il vicario, il quale fu Goz- 
zuolo da Ghiazzuolo, costituito dal conte Guido, forzarsi a man- 
tenerli in unita e pace senza nutrir brighe e parzialita veruna 
fra loro. Dopo che fu pubblicata la pace incontanente uscl un 
bando, per lo quale si comandava a* fuorusciti che dovessero 
fra tre di sotlo pena della vita e delta roba sgombrar di Lucca 
e di tutto il suo contado. Fu cosa molto miserabile veder tante 
povere gentildonne coi figliuoli in braccio traversar TAppen- 
nino per andare a Bologna, a molte delle quali convenne su 
I'alpe di S. Pellegrino tra Lucca e Modena partorire i loro fi- 
gliuoli; perciocch^ in Montecatini, il qual castello solo in To- 
scana si proferiva di riceverli, non pareva che potessero star 
sicuri. In questo modo addoppiando Tesilio e la miseria furono 
i Guelfi cacciati in tutto dai confini e termini di Toscana; e 
noudimeno si vide per isperienza esser verissimo Tantico pro- 
verbio , che la necessilii fa gli uomini industriosi , perocch^ 
veggendo i Guelfi ridotta la lor condizione aU'estremo, e tut- 
tavia la lor miseria andarsi facendo maggiore, molti di loro 
presono partito d'andar oltramonti in Francia a procacciar 
loro Ventura, ove non erano prima usati d'andare; il che fu 
poi cagione che molti di loro arricchissero, e in processo di 
tempo , non solo a privati ma al pubblico, grandi comodita cf 
ricchezze ne pervenissero in Firenze. Ma intanto fiera e ama- 
rissima fu la condizion di coloro che reslarono in Bologna , 
finch^ daU'altrui tempeste apparve sopra di loro alquanto di 



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246 DELL*ISTOBfB PIORBNTINS [An. 1263] 

sereno ; perciocch^ essendo in Modena venuti a baitaglia quelli 
della fazion guelfa e ghibellina, e secondo Tusanza di Lorn- 
bardia staii molti di Id su la piazza del comune affroDlati senza 
molto yantaggio d*alcuna delle parti, finalmeDte mandarono i 
Guelfi a Bologna per soccorso agli usciti di Firenze, e essi desi- 
derosi d*avere onde vivere, v*andarono chi a pi^ e chi a cavallo 
secondo 11 poder di ciascuno, e da to loro una porta inconta- 
nente ne vennero alia piazza, e come gente la quale deside- 
rava o morire per liberarsi di tanta miseria, o col vincere di 
migliorare alquanto la lor fortuna , si portarono in guisa che 
non poterono i Ghibellini sostener la furia di quelV assalto , 
perch^ convenendo piegare, furono alia fine sconfltti e molti 
di loro morti e tutti gli altri cacciati della terra, rimanendo le 
case e beni loro alia preda de' fuorusciti ; con le quali facoltk 
postisi in ordine d*arme e di cavalli , parea che Topera loro 
non fusse per Tayvenire da essere disprezzata da alcuno ; sic< 
come ayvenne ivi a pochissimo tempo, quando leyatisi i mede- 
simi romori in Reggio, i Guelfi di auella cittk mandarono con 
lo stesso esempio per aiuto a' Guelii di Firenze, che non erano 
ancora partiti di Modena. E essi con la medesima celeritk y'an- 
darono subiio, ayendo create per lor capitano un cayaliere 
degli Adimari, detto Forese. Ma non fu cosl facile il contrasto 
come quelle di Modena ; perciocch^, oltre che i Ghibellini di 
Reggio erano molto pidpotenti di quelli di Modena, era ancora 
a tutta I'impresa di grande profitto la yirtil d'un solo uomo. 
Cestui ayanzando di grandezza di corpo la comune statura del* 
Taltre persone, era cognominato ilCaca, oyerCaccodi Reggio, 
n6 del vigor corporale avea men robusto Tanimo ; il quale ope- 
rando nelle zuffe in su la piazza una mazza di ferro, non era 
alcuno che a lui s'appressasse, che con quella nol buttasse, o 
morto guasto della persona, in terra, e in molti di ne ayea 
ucciso molti ; talch^ parea che per lui solo tutti gli avyersari 
fossero ayviliti. La qual cosa parendo oltre mode grave a molti 
giovani florentini, che tanti insieme non bastassero a spegnere 
un solo, elessero tra loro dodici i piii valenti di tutti gli altri, 
i quali chiamarono i paladini, e a costoro fu data la cura che 
con le coltelle in mano facessero in mode di strignersi sotto 
Cacco, e d'atterrarlo. II quale come che fosse costretto final- 
mente cedere a tanta ostinazione e morire, nondimeno egli 
uccise prima molti di loro, e moslr5 morendo quanto il valor 
d*un solo uomo contrappesi molte volte alle forze di molti. 1 
Ghibellini veggendo morto il lor canipione, come se con liii 
fosse caduta ogni loro speranza e virti^ , si misono in fuga , 
iasciando ricchi de' loro beni i Guelfi ; i quali fatto perci6 un 
nuihero scelto in fra di essi di quattrocento uomini bene a 
cavallo, si trovarono molto opportuni alle novitli che seguirono 
in Italia. Concio«siacosachd a Manfred!, nimieo non punto piCl 

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[kv, 1265] LIBRO SBCONDO. 247 

mansueto d*Urbano che si fosse stato d'Alessandro « coi lieti 
success! era cresciuto I'orgoglio, e Urbano grandemente con- 
fortato da' fuorusciti fiorentini, i quali essendogli ogni giorno 
a' piedi, continuameDte gli raccoDtavano le loro miserie, non 
polea con tranquillo animo sostenere che la sede apostolica 
liisse oltra^giata da cosl fatto tiranno ; perch^ ricorse per aiuto 
ana Francia, la quale ahre volte avea medicato le piaghe di 
santa Chiesa, e cominosse Carlo conte di Provenza e d'Angi5, 
frateUo di Lodovico re di Francia il santo, a pigliar Timpresa 
contra Manfredi, intitolandolo re di Sicilia e di Puglia. 

Essendo iaquesti movimenti enlrato Tanno 1264 (1), gli usciti 
entraroDO ancor esei in grande speranza che per auesta via 
s'aresse in tutto o in parte a raffrenare la potenza di slanfredi ; 
qoando nel meglio segui la morte del papa antiveduta in parte 
da una grandissima cometa, se a simili cose si dee prestar fede, 
la quale durata tre mesi continui con splendore grandissimo 
terinin6 guella ste«6a notte che ebbe fine la yita del pontefice. 
I fuorasciti ricadevano nelle prime molestie> veggendo per la 
breve vita de' pontefici con deboli fondamenti potersi posare 
su le loro speranze. Ma a Dio non mancano esecutori della sua 
volont^, quando essendo i peccati degli uomini trasandati hanno 
acceso sopra'di loro il furor deirira divina; perocch^ essendo 
succeduto a Urbano Clemente IVintorno al principio deU'anno 
1266, uomo e per lettere e per innocenza di vita molto vene- 
rabile, sapendo ^anto i suoi predecessor! e la Ghiesa di Dio 
era stata malvagiamente vessala da Manfredi, deliber5 tirar 
rimpresa cominciata da Urbano gagliardamente inoanzi, fa- 
cendo calar in Italia il gia detlo Carlo ; perch^ considerando i 
fuorusciti che le cose loro avrebbono facilmente potuto comin- 
ciare a mutar faccia , per favorir ancor essi con quelle forze 
che si trovavano questa impresa, mandarono loro ambascia- 
dori al p^pa, proflerendo primieramente Topera loro a quelle 
cose che bisognassero in servigio di santa Chiesa» moslrando 
come essi erano quattrocento cavalieri bene in ordine di tutte 
le cose , e pregandolo appresso a raccomandarli al nuovo re 
Carlo ; alia presenza del quale dicevano mil grati dover com- 
parire, se come soldati del pontefice e di santa Chiesa aves- 
sero alcuna bandiera segnata con Tarme o con alcuna altra 
impresa di sua Santitk. II papa non solo ricev^ benignamente 
la loro proferta, raccoraandandoli al re Carlo, il quale giunto 
era a Roma con Tarmata del mese di maggio , ma dette loro 
denari, li benedisse, e per segno che quelli fussero una sua 
mili2ia, don6 loro la propria sua arme, che h quella che ancor 
oggidiritiene la parte guelfa, cio^ un'aquilavermiglia in campo 

(i) E SQCcedato nella podesteria della dttft, a Manfiredi di Lupo de*Ca- 
mifi, Marco Giuitiniano da Veaezia. A. il G. 



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24B I>ELL*ISTOIUB PIORSNTINti [Ar. 1266] 

bianco sopra un serpente verde, come che v*avessero giunto 
in proceaso di tempo un giglietlo vermiglio sopra ii capo del- 
Taquila. Avendo in questo modo assetlale le cose, essendo lor 
capitano il conte Guido Guerra, andaroao a incontrare i Fraa- 
zt*i\, che venivano per terra infiao a Mautova, e con esso loro 
venendoue a Bologna, per Roraagna, per la Marca, e per io 
ducaio, perch^ per Toscana non poteano passare essendovi 
niolto gagiiarda la parte ghibellina, ii dtcembre si condussero 
a Roma. 11 re non prese la corona inflno al sesto gioroo del- 
Tanno 1266, di celebre per la solenne festa dell'Epifania del 
Signore. Ma ci6 fatto entr5 subilamente oel reguo, e avendo 
guadagnaio il passo di Ceoperauo, non piu (ardi che rultimo 
giorno di febbraio si atlacco fra i due re il fatto d'arme, memo- 
rabile e famoso fra quanti dagli anlichi tempi in qua ne sia 
mai succeduto alcuno altro in Italia, non tanlo per to numero 
de*morli quanio per le novita che dopo quella giornala segui- 
rono. essendovi mono il re Manfredi, e per oi6 venutala pos- 
sossione di cosi nobil regno a' Franzesi ; ool quate Slalo e con 
rainicizia de'ponlefici divennero poi molto ^randi e poderesi 
in I alia : perch^ non solo ogn*altra piccola stgnoria e dominie 
ne ^en(i mulazione, ma Tampio noma e possanza del iitolo 
imperiale venne hiltavia ad andare scemando in queste parti, 
senlendo^i per luilo, in luogo delle geati tedesche che soleano 
si^noreggiarvi, Franzesi e allri uomini simiUdi quella nazione; 
iiifino che ancor essi dopo un lunghisdimo rii^Igimeuto d'anni 
fiirono costretti cedcre alia fortuua e felicita degli Spagouoli. 
Talch^ a chi va queste cose considerando, parra molto- simile 
la venuta di Garlo I in Italia, a quella che ?i fece Carlo VIII 
Tanno 1494. Dicesi che lo squadrone de' fuoruscili fiorentiDi 
apparve quel di per lo splendore dell'arme e bonta de'cavalli 
oitren)odo riguardevole e vigoroso. Onde il re Manfredi ebbe 
a dornandare che gente quella si fosse, e udito esser^ i Guelll 
di Firenze, averli sommamente commendati, egittato qiialcbe 
sospiio, essersi rammarirato di non essere comparito in ser- 
vigio suo niuno de' Ghibellini, per i qu«li si era egli in tutti i 
loro bisogni cosi caldamente adoperato. Perciocche e* doq si 
fa menzione di pers(ma allra di conlo de' Fiorenlini, che fosse 
in quella battaglia irovatosi con lui, che Piero Asino degli 
Uberti. 

Richiede il debito dell'ufficio che io ho preso alle mani, dt 
non labciar senza memoria un accidenle in questa battaglia 
avveniito, per lo quale si da a una nobil famiglia iiorentioa 
comincianiento. Fra questi fuorusciti i quali preser Tarme 
in favor del re Carlo, che altri dice essere stati dugentocin- 
quanta ed esser capitanati da Giovanni di Montemagno del 
coniado di Pistoia. fu un Arrigo da Passignano, il quale ppr- 
tava Qci cimioro dcirclmo una gatla per impresa, il quale 



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[Kv. 1266] LiBRO sscONDO. 249 

essendosi in quella gioroala ralorosamente adoperato aweDDe 
che ragioD«ndosi dopo la vittoria tra gli uomini d'arme fran< 
zesi, come si costuma, di chi si potesse affermare che avesse 
«iel di fafle pruove di ^a persona, tuUi concorrevano a dire 
one il sir del gaUo si fusse s«nza alcun dubbio egi-egiam«nte 
portato; onde per Tavyenire non p\ii Arrigo da Passignano, 
ma Arriffo Sirigatlo fu coDtinuato a chiamarsi. Questi fu bisa- 
volo di Lapo, il quale prima port5 nella sua casa il goofalo- 
nei^to Tanno 1401, ma dal nome del padre di Lapo cognomi- 
naronsi poscia Niccolioi. 

Ma Don soio nel regno, ch^ in Toscana eziaudio s'era 
incominciata ar scoprire la mutazione della fortuna in favor 
de' Guelfi (1), dove appunto a tempo che il re prendeva la co- 
rona del reame in Roma, il vescovo d'Arezzo della famiglia 
degli Uberlini diede le terre del suo vescovado in guardia agli 
allri fuorusciti guelfi di Firenze i quali erane reslati in To- 
scana. Era coslui di fazion ghibellino, ma avendo alcuna di- 
scordia con gl! allri Ohibellini che reggevano Arezzo (come il 
pii!i delle voito avviene, che tra la corte ecclesiastica e secolare 
sieno delle conlese per conlo delle giurisdizioni), e ricevendo 
ogni giorno a4cuna molestia dal vicario del re nelle sue terre, 
voile gillarsi dalla parte de* Guelfi ; i quali per la venula del 
re Carlo aveano incomineiato a far grandi scorrerie e prede 
in Valdarno e finalmeute inoignoritisi (2) di Castelnuovo la 
presa della qual tenra fu cagione che il come Guido v'andasse 
COD Tesercilo e avendole in piii volte dato di grandi batlagiie, 
I'avea ridotta ia termine che poco piii lungo tempo si sarebbe 
potuta teoere, se la sagacita del rapitano del presidio non 
avess« riparalo ove mancavan leforze. Questi, il quale si dice 
essere stato de* Pazzi di Valdarno, ma di coloro che teneano 
CO* Guein, e il suo nome essere (Jberto per soprannome detto 
Spioranato, nato d'una sorella del vescovo d* Arezzo, si Onse 
una lettera che gU veaisse dal zio e a quella attacc5 un sog- 
gello con Tarme del vescovo, la qual lettera conteneva che 
fraBcamente perseverasse a guardar la terra, perciocch^ di 
presence sarebbe giunto un soccorso di ottocento cavalieri 
iranzesi del re Carlo; e uscilo a scaramuociare, cautamente 
se la Iasci5 cader da lalo con una borsa di seta e con alquantd 
moneta che dentro vi era ; la quale pervenuta in poter de' ni- 
mici, e credeudola vera.porse loro tanio terrore, che incon- 
tanente si levarono dall'assedio , e a guisa d'uomini roiti e 
po6ti in fuga si ritrassero a Firenze. Questa cosi subita e im- 
prowi&a ritirata accrebbe grandissima riputazione a' Guelfi, 

(1) Ciod : Ma 000 d a dire che soltanto n%\ regno si scoprisse mutazioa 
di fortune pm'che anche in Toscana ecc. 
(3) Si erano insignoriti. 



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350 dbll'istoiitb fiobbntinb [An. 1366| 

perch^ tutte le terre di Valdarno ei ribellarono a'Ghibellini, 
ricevendo dentro i presidii e le forze de' fuorusciti. Ma arri- 
vata la novella della yittoria del re Carlo, molto maffgiormente 
incominci6 a crescere Tardire e ranirao a' Gueln ; essi non 
dubitarono di venire insino a' 9ervi di S. Maria a tener con- 
siglio di quel che s'avesse a fare, con speranza cbe il popolo 
si scoprisse favorevole verso di loro. tih fu in tutto questa 
loro speranza vana; perciocch^ se bene il popolo non ardi di 
prender Tarme contra lo State, nondimeno gik liberam^te 
mcominciava a mormorare delle immoderate spese e imposi- 
zioni ordinate dal conte Guide Novello ; i quali pretesti sono 
stati senipre i prinai e piil potenti istrumenti che mettono le 
arme in mano de' popoli. E per tutta la cittk si vedevano ra- 
gunate, e desiderio di cose nuove; onde colore che si ricor- 
davano di quel che era succeduto dopo la morte dell*impe- 
radore Federigo, che indebolendo la fazion ghibellina era 
montata la guelfa, molto temevano che il simile non awenisse 
al presente che le cose erano molto piik notabilmente mutate; 
perciocch^ se allora era morto I'imperadore e I'imperio era 
msiememente uscito della casa di Svevia, era nondimeno re- 
state Corrado sue figliuolo, signer -d*un ricchissimo e nobil 
reame in Italia, e morto Corrado era pur sopravanzato Man- 
fredi con la stessa potenza; ma ora con la morte di Manfiredi 
si era anche perduto il reame, e quelle pervenuto ad un nemo 
e a una casa del tutto nimica de' Ghibellini ; per la qual cosa 
colore che reggevano la repubblica cr«dettero rimediare a 
questi inconvenienti proponendo al governo della cittk uomini 
che non fussero pii^i ghibellini che guelfi, e de* quali per Topi- 
nione che s'avesse di loro, il popolo avesse a rimaner sodis- 
fatto senza pensare^ad altre novitk. 

Era poco innanzi cominGialo in Italia un ordine di cavalieri 
di S. Maria, chiamati frati godenti, i quali facetano profes- 
sione di difender le vedove e pupilli, e d'entromettersi a far 
paci tra nimici, con altri buoni ordini e instituzioni a guisa 
di religiosi; e per dar riputazione a queste cose con Tabito, 
portavano sopra le robe bianche il mantello bigio , e la croce 
di che andavan segnati era vermiglja in campo bianco con 
due stelle di sopra : del qual ordine fu instilutore un gentil- 
uomo bolognese il cui nome fu Loderingo di Liandolo, it quale 
essendo allora uorao di molta riputazione, insieme con Cata- 
lano de* Malavolti, frate godente ancora egli, fur da* Fiorentini 
chiamati a Firenze, e date loro siccome a due podestk il go- 
verno in mano della cittk; parendo che pendendo Tunc a parte 
guelfa, e Taltro a ghibellina, Tuna parte non avesse a soper- 
chiar I'altra, ma con iscambievole moderaziooe la cittk ne 
avesse a viver quietamente. E incominci6 veramente il go- 
verno a procedere in sul principio cop grande giustizia, per- 



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[An. 1^66] ' L1BR0 SBCONDO. %l 

ciocchd i due podesta, con Tautoritk del popolo, si elessono 
treDtasei cittadmi de' maggiori arleGci e mercatanti della citt^, 
cniasi an senato per consullare insieme cosi delle spese come 
d'o^ni altro falto della repubblica ; tra' quali trentasei y'erano 
indistintamenie e di coloro che erano ghibellini e di quelU 
che si credea che avesser incUnazione alia parte guelfa. Ap- 
presso essendo il popolo grosso distinto in sette arti, le quali 
si nominarono poi Tarti maggiori, a differenza di quelle che in 
processo di tempo furono dette minori, vollono che ciascuna 
avesse il suo console e capitano col gonfalone di quell'arte, 
a^ciocch^ se akun potente volesse sorger su per opprimer la 
giustizia e i raeno potenti, fusse presto il popolo con Tarme a 
difender la ragione. Nelle quali arti per la prima entravano i giu- 
dici e notai, per la seconda i mercatanti di Calimala di panni 
franceschi (l\ appresso i cambiatori, e cosl di mano in mano 
quelli dell* arte della lana, i medici e li speziali, i setaiuoli e 
merciai, e ultimamenle i pelliciai (2). Ma siccome spesso av- 
viene che le cose quando si partono da un estremo piii volen- 
lieri trabocchino neir altro che elle si fermino nel mezzo , o 
pure che ci5 avvenisse per malvagitk dei due podestli, piii in- 
tent! al comodo particolare che a conservar ta incominciata 
quiete, il popolo da una grande bassezza incominci6 per questi 
nuovi ordini a montar molto presto in una straboccnevol po- 
tenza ; n^ solo parea che non avesse a dubitar pii^ deiringiurie 
de' grandi, ma i grandi ghibellini eran quelli che incomin- 
ciarono a sospettar di lore, e dicevano che questo era un la- 
sciarsi tdrre il governo delle mani ; e che essendo gli umori 
e le infermitk che venivano su simili a quelle del 50 , era 
anche necessario che partorissono simili effetti. Che altro 
aver fatto allora il popolo , che creati dodici anziani e tren- 
tasei caporali di popolo, e ora arer create trentasei governa* 
tori, come quasi trentasei anziani, e sette gonfaloni, ayer mu- 
iato alquanto i nomi e le voci, ma gli andamenti esser quelli 

(1) Questi mercanti introducevano dalPestero i panni greggi, li cima- 
vano, li lustravano, e li rivendevan poscia al doppio valore. 

(2) Ciascuna avea residenza propria, cassa,giurisdizione civile e criminale 
sopra i suoi membri ne'casi detenninati da*suoi statuti. Per insegne i Giu^ 
dici e Nolai avevano una Stella d'oro in campo azzurro; i mercanti, un*aquila 
d*oro in campo rosso sopra un sacco ammagliato ; i lanaiuoli, on agnus dei 
in campo azzurro ; i setaiuoli, una porta rossa chiusa ia campo bianco ; 1 
medieiy una Madonna in campo d'oro ; doppia Taveano i pellicdai : in campo 
bianco una squadra nera, doe sbarre oere, e due rosse sott'esse ; un agnus, 
dei in campo azzurro e pelli di vaio a tavoliere. 

L'arte della lana 6 la piii antica. A?ea consoli nel 1204. Gli UmiUaU 
introdotti is Fireoze nel 1239 la perfeziono. 

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252 DBLL*ISTORIE FiaRENTlNE [Alf. 1266] 

medesimi? 11 popolo esser quel medeskno, aver le stesse voglie 
e desidorii al presente che avera allora. Ma tanto essersi egli 
stato e doversi stare per alquanto poco di tempo quieto, quanto 
egU ha penato e penerk a riprender maggior forza e autorita; 
ripresala esser necessario d'andar dietro a' siioi appeliti. I 
quali non esser altro che ricbiamar i Guelfl ntlla citta, e loro 
dar la signoria e autoritii di tutte le cose, e airincontro non 
contentarsi gik di discacciarne, ma di sperperare e di spegnere 
affatto il nome de' Ghibellini; perch^ g'lh si era incominciata 
a scorger la nascosta virtii di questi nomi, non voler quasi dir 
altro Guelfl che lo stato popolare, n^ Ghibellini altro che qvteUo 
degli ottimati. E come i Ghibellini aderendo airimperio ama- 
vano piii la forma del reggimento de'pochi, simile a quella 
del principato, cosi i Guelfi accostandosi alia Chiesa erano de- 
siderosi del governo popolare (Ij nel quale per piu larga porta 
entrassero tutti gli uomiui da bene, o nobili o plebei cnc si 
fossero. 

Ma come conoscevano i grandi Ghibellini queste cose esser 
vere, cosi vedevano dalPaltro canto per Timpazienza loro es- 
sersi -raltra volla procacciali la propria ruina, conciosiacosach^ 
il popolo statosi allora quieto per alcuni anni, non avea posto 
mano al sangue infino al 50, n^ a ci6 essern mosso se non 
provocato da loro medesimi. Onde i Ghibellini da se stesei fu- 
rono in quel tempo coslretti partirsi dalla citth. Vedevano an- 
cora per far le co^e p'\h simili, i movitori de' medesimi scandoli 
esser la stessa famiglia degli Uberii, perpetiia cagione di tutte 
le perturbazioni di Firenze, accompagnati da' Fifanti, Scolari, 
Lamberli, e dagli allri seguaci delle famiglie grandi de* Ghi- 
bellini; e per questo ammaestrati da' vicini e domestici esempi, 
giudicando che si avesse a proceder con maggior cautela, ri- 
corsona al conte Guido Novello, e si gli mo:?iinrono ch'egli 
sarebbe stato il prime ad esser tagliato a pezzi dal popolo, il 
qual tuttavia per la vitloria del re Carlo andava ripigliando.le 
antiche forze, se non provvedeva a' casi suoi, facendosi forte 
dentro la cittk co' soldati delta lega ; la tardanza essere stata 
sempre biasimata, ma allora mollo piii quando gl'istanti peri- 
colic avendo bisogno d*una presta deliberazione, non possono 
aspeltare gl'indugi d'una matura consulta; per questo non esser 
da perdere tempo a prender partito alle provvisi#ni neces- 
sarie, se punto avea cura ch« lo stato de' Ghibellini non rovi- 
nasse. Conobbe il conte esser vero quel che gli si diceva, e gia 

(1) Chi leggerji le Lettere Diplomatiche di Guido BentivogHo da me 
pubblicate in questa Biblioteca trover^ che quando Is curia Romana si era 
faiia forte coU'appoggio del popolo dava ad intendere che la forma popo- 
lare era neraica alia monarchia della Chiesa ! Ora inteode airassoluttsmo ! 



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[k:s. 1266] LiBRO SECONDO. 253 

avera da s^ preso lo slesso partito e mandato ordiue a tuUi i 
popoli confederati che mnndaseero Ic genti che eran tassate; 
lakh^ in breve ebbe in Firenze con secento Tedeschi ch'egli 
tenea, un numero di millecinquecento cavaliori. Ai grandi 
ghibellini crebbe I'anirao, e siimaron non dover piu differire 
a mandare a effelto i loro pensieri; cib era di disfare Tufficio del 
trentasei, e riordinar lo Slalo a lor modo uccidendo chiunque 
ardisse di opporsi alle loro deliberazioni. L'effello de'quali pen- 
sieri fu grandemente affrellato da un'occasione di avor il po- 
polo indugitto a (rovar il modo di pagare una gravezza iraposta 
dal conle Guido per le paghe de' Tedeschi; conciosiacosache 
i congiurati con quesla occasione Irovandosi arraati, inconiin- 
ciarono a esclamare contra il governo de* trentasei, dicendo 
che si doveano meltere al fil delle spade, poich^ per loro non 
restava che lo Slato ricevesie alcuno notabil danno. E delle 
parole non furono meno acerbe le dimostrazioni: avendo i 
Lamberti particolarraente con esso loro di molti partigiani e 
amici, co' quali corsi in Calimala, ove i trentasei si erano ra- 
gunati a constglio nella residenza del magistrato del consoli 
de' panni franceschi, facevan scmbiante e per lutte le vie pro- 
cacciavano di manomeltere il reggimento. II romore e lo spa- 
vento per la citth fu grande, e dubitando ciascuno di se stesso 
e dellt cose piu care , il popolo serrate le boUeghe attese ad 
arraarsi, riducendosi per fare un borpo insieme nella via larga 
di S. Trinita. E perche non mancasse un guidatore principale 
di ianta moltitudine, non dubil5 di farsi capo di essa Giovanni 
Soldanieri, desideroso d'onorar la dignita ch'egli avea di ca- 
valiere con alcuno notabil fatto. II quale veggondosi inlorno 
un seguito maraviglioso, fatto un serraglio a pie della torre 
de' Girolami, mostrava che non era per schifare di combattere 
col conte, quando avesse tentato di fargli forza. II conle pen- 
sando, di poter domare il furore del popolo con quelle genti 
chq si trovava, avendo ragunato tutti i suoi cavalieri in su la 
piazza di S. Giovanni, si mosse per andm-gU contro con gran 
dimostrazione d'ardire, e accostatosi al serraglio in sui calci- 
nacci delle case de' Tornaquinci , fece vista di voler combat- 
tere, essendosi alcuni Tedeschi spinti co' cavalli innanzi per 
venir alle mani con esso loro. Ma atlendendo il popolo franca- 
mente a difendersi non solo con le balestre e con altre armi 
da' ripari del serraglio, ma gitta^do di grandissime pietre di 
sopra le torri e dalle finestre delle case addosso alle genti del 
conte, il costrinsono a pensare a ritirarsi con tanto spavento 
di non reslar morto dal popolo, che non tenendosi salvo in su 
la piazza di S. Giovanni, si ritir6 a quella di S. Pulinari (1); 
n^ ivi stimando poter star sicuramenle, si mise a gridare che 

(1) Intend! S. ApolUnare. 

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254 DELL*ISTORIB FIORBIITINE [An. 1266J 

gli fussero recate le chiavi delle porte per uscirsi della cittk, 
Tolendo che dairun lato andasse Uberto de' Pulci, e dairaltro 
Cerchio de* Cerchi, e di dietro Guidingo de' Savorigi, i quali 
erano de* trentasei e dei piil stimati uomini della citt^ ; cos\ 
fu I'animo suo preso da timor di non esser coperto da* sassi 
che veniyan giii dalle case de* ciliadini, o percn^ questo pro- 
cedesse dalla conscienza di aver tirannicamente govemato, o 
Berch^ sia cosa naturale che chiunque superbamente usa il 
beneficio della fortuna, vilmente le ceda qualunque volta av- 
venga ch*egli la pruovi contraria. Fatta dunque fare una grida: 
che (utti i Tedeschi si ragunassero alle bandiere, e cosk pari- 
mente tutti gli altri cavalieri de' confederati, ancorch^ i due 
podesta dalle fineslre del palagiogridassero al Pulci e al Cerchi 
che facessero tornar il Conte addietro, tenendo egli la via larga 
di S. Firenze per di dietro a S* Piero Scheraggio e da San 
Romeo, se n'usci per la porta vecchia dei Buoi, facendo il suo 
cammino per li lossi dietro a S. lacopo e per la piazza di 
S. Croce, senza ricever molestia alcuna, che ne* borghi dei 
Pinti ove gli furono gittati dei sassi ; e di 1^ volgendo per Ca- 
faggio se D'and6 la sera a Prato, essendo quel di, qual suole 
esser lieto a' Tedeschi per la festivila di S. Martino (Ij, stato 
loro infauslo e disonorato. Gonobbesi la brutta e vergognosa 
opera di quel giorno molto piu la mattina seguente , quando 
cessato lo spavento s*incominci6 a veder quanto vitupero- 
sa mente si rosse abbandonata una cittk di tanta importanza 
quanta era Firenze, senza pure esservi sparsa un*oncia di 
sangue. 11 capitano credendo di poter con presto rimedio am- 
mendar il fallo commesso, montato a cavallo con tutte le sue 
genti si condusse con grandissima celerity di nuovo la mat- 
tina alle mura di Firenze. Ma trovando la porta del ponte alia 
Garraia serrata, e non volendo in conto alcuno essergli aperta, 
avendo in rano ora con lusinghe e or con minaccie tentato di 
entrar nella citt^, anzi essendogli alcuni de' suoi piii arditi 
degli altri stati feriti, poich^ da ora di terza infino a nona non 
vide di poter far altro profitto, pieno di scorno e di pentimento 
se ne torn6 a Prato. avendo per rabbia ma con la solita vani ik 
dato battaglia nel tornarsene al castello di Capalle. Non fu 
ninno de* soldati che non biasimasse manifestamente in tutte 
le cose la mala condotta del suo capitano, il auale essendo 
stato crudeie col conte Simone suo fratello e col conte Guido 
Guerra suo cugino, avendoli pressoch^ disertati sotto pretesto 
che fossero di fazion guelfa, avendo usalo rapacita con la ca- 
mera del comune di Firenze, la quale avea votata di tutte le 

(1) Era lieto e sacro eziandio ai Borgognoni. Ora ^ pi(k poco risguar- 
dato. S. Barbara ha preso i! posto di S. Martino presso Tedeschi e 
Frances!. 



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(An. 1267] LiBRO SBCONDO. 255 

Daiestre del saeitamonto e dell*altre guernigioni da guerra, 
di cbe era moito fornita, apparve uUimamente, per macchiar 
il oome suo di nuova infamia, vile e timido co' nimici quando 
a meno errore gli sarebbono stati imputati i rizi deiravarizia 
della crudeltk. Ma non furono gik tardi i Fiorentini a prov- 
vedere alle cose lore ; i quali volendo riformar la cittk per i 
disordini seguiti mandarono incontanente a Orvieto per aiuto 
di gente, e per aver due gentiluomini che servissero per po- 
destk e per capitano. A che trovarono gli Orvietani molto ben 
disposti, avenao mandate cento cavalieri a guardia deUa citta, 
e Ormanno cavaliere della famiglia de' Monaldeschi , molto 
principale in quella ciltk, per esercitar Tufficio del podesta, 
come teciono anco del capitano, bench^ il nome suo sia oscuro. 
Venuti che furono costoro in Firenze, si diede licenza a' due 
frati godenti ; ed essendo gik entrato Tanno 1267, per meglio 
slabilire la quiete e riposo della cittk rimisero tuUi i fuorusciti 
cos'i guel6 come ghibellini ; Ira* quali furono procurati molti 
matrimpni, perche tra loro non avesse a succedere per Tavve- 
nire cagione di nuove discordie : perciocch^ Bonaccorso Bel- 
lincioni degli Adimari diede a Forese suo figliuolo per moglie 
la figliuola del conte Guide Novello, e Bindo fra telle di Buo- 
naccorso tolse una fanciulla della casa degli Ubaldini, Caval- 
cante de* Cavalcanti (tutti questi qualtro erano cavalieri) diede 
a Guide suo figliuolo la figliuola di Farinata degli Uberti, e 
Ugolino figliuolo di Farinata s'iroparent6 con Simone Donati, 
prendendo per moglie una sua figliuola. Talch^ parve in quel 
tempo la citta molto fiorita, si per esser ripiena di tanti citta- 
dini, i quali erano stati fuori, e si perch^ per tutto s'udivano 
suoni, e si vedevano celebrazioni di nozze e di feste, con in- 
eredibile piacere e allegrezza del popolo. Ma si h vedulo per 
lunga sperienza che la caritk e il legame de' parentadi h di 
deboli forze, quando gli uomini hanno infra di loro interesse 
nel dominare ; imperocch^ essendo gli altri Guelfi insospettiti 
per sifTatti parentadi, e i parenti stessi non si curando piii in 
fa del danno dei nuovi congiunti, veggendo che per la vittoria 
del re Carlo non era piu tempo da nutrir i Ghibellini a casa, 
n^ di proceder con esse loro con tante riserve, mandarono 
segretamente al re per genti, e perch5 insieme con esse man- 
dasse loro un capitano il quale con le forze e autoritk regia 
assettasse lo state di Firenze ; liberandola in tutto dal dominio, 
o partecipazione che in quelle avesse la fazion ghibellina. II 
quale considerando quanto importasse per man ten ere a ubbi- 
dienza il nuovo regno, I'avere amicizie e intelligenze con gli 
altri dominii d'ltalia, senza perder memento di tempo mand5 
a Firenze il conte Guide Monforte con oltocento cavalieri fran- 
zesi, capitano e gente fanto migliori del conte Guide Novello 
e de* suoi Tedeschi, quanto fu anche superiore la for tuna di 

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256 dkll'istorie fiorentine lAn. 1667) 

Carlo a quelia di Manfredi. Per la qual cosa dubitando i Ghi- 
bellini mollo di questa venuta, dopo essere slati aiquanto so- 
spesi, se doveano fermarsi o partire della cilt^, flnalmente sen- 
tendo che il conle doveva arrivare a Firenze il di-della Pasqua 
di Resurrezione, senza esser cacciati da persona alcuna, la 
nolle precedenle se ne partiron tuUi ; essendo recato a mara- 
viglia, e quasi indubitato segno della divina giustizia, che in 
quel di avessero i GhibelHni perdulo la palria e le possessioni 
e facoll^ loro, che 56 anni addielro aveano crudelmente, senza 
aver riverenza alia fesliviik di quel santissimo giorno, ucciso 
Buondelmonte Baondelmonti, e quel che fu mollo peggio, con 
quelia morte stali autori di lante calamilh, quante furono 
quelle che seguirono poscia in Firenze, e in lutta la Toscana. 



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DELL'ISTORIE FIORENTINE 



LIBRO TERZO. 



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A me pare, quasi dopo foltissime tenebre, incominciare a 
scoTger la luce, avendo nei libri passati condotto le cose fatte 
dal popol fiorentino iosino alia seconda cacciata del GhibelUni, 
firutto Dato dalla yenuta del re Carlo I in Italia; perciocch^ 
di quelle cose che. avanti al re Carlo succedettono, non solo h 
oscura la memoria nel reame (dove per aver egli spento quasi 
'o^i vestigio deUa casa di SvoYia non dee parere gran mara- 
vjgli^), ma oscurissima h in Toscana, in Lombardia, in Geneva, 
e in Vinegia stessa ; la quale per non aver paiito mutazione 
alcana, dovrebbe ritenere le sue memorie conservate per lun- 
ghissimo spazio di tempo. II che fa iodizio che ci6 proceda 
non tanto per Tarsioni e allagamenli della cittli, e per altri 
casi che arreca seco Tantichitk stessa, quanto percn^ vera- 
mente dopole venute de'barbari in Italia, e dopo la corruzione 
della lingua, mancarono gli scrittori, i quali son quelli che per 
mezzo del testimonio delle scritture mandano fedebnente a'po- 
steririnteraedistinta notiziade7alti passati. Onde come di cose 
succedute in un altro mondo si ragiona da questo tempo in 1^, 
o da^li arditi con molto sospetto d'andar favoleggiando, oda'mo- 
desti con poca chiarezza e lume della veritli. Per Tinnanzi 
s'aodrk camminando tuttavia per macgior luce, finchfe di nuovo 
ricadremo in alcuna tene])ra,la quale se sark illustrata da noi, 
cirimarrk poca cagione di rammaricarci deiraltrui negligenza, 
avendoci serbalo questa lode d'una non mai stanchevol fatica, 
o ricadendo nel medesimo errorescemeremo con .essere a parte 
del biasimo, la colpa dei passati scrittori. 

I Fiorentini intanto veggendosi restati liberi dalla superip- 
ritk de' Ghibellini, e questo beneficio esser venule loro per la 
viltoria di Carlo, per mostrare al re segoo di gratitudine, e 
Vol. I. — 17 Ammirato. htorie Fiorentine. 



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258 dbll'istorik fiorentinb [An. 1267] 

perch5 sottomeltendosi a lui volentieri togliessero il pensiero 
ad aitri di soggiogarli, gU mandarono proflferendo per dieci 
anni il libero e pieoo dominio della cittk, -sperando ancora 
potere tra questo mezzo in guisa ordinare lo stato loro, che 
poi con maggior quiete potessero goder il frutto della riavuta 
libertk. E bench^ il re, dicendo di contentarsi della proniezza 
e volontk de' Fiorentini, ricusasse la giuridizione che se gli 
proflferiva, s'indusse nondimeno per iDstanza di nuovo fatta- 
negli a prenderla semplicemeDte, mandandovi d'anno in anno 
suol vicari; a'quali la cittk deput5 quasi per consiglieri e com- 
pagni dodici cittadini, detti da loro doaici buoni uomini, in 
quel modo che faceano gli anziani, quando anticamenle reg- 
geano la Repubblica, senza la deliberazione de*quali nulla cosa 
di memento o spesa polea farsi ; anzi fatto il partite conyeniva 
nel seffuente giomo ch*egli si confennasse nel consiglio del 
podesla, il quale era d'ottania uomini tra grandi e popolani, 
con le Capitudini delParti (1), e quindi passasse al general 
consiglio, che era di trecento uomini d*ogni generazione, e 
questi eran chiamati i consigli opportuni, nel qual consiglio 
si davano gruffici di castellan i, e altri uffici piccoli e grandi. 
Oltre alle dette cose coiressero tutti gli statuti e ordini cirili 
the Tuso area mostratoche avesser bisogno di corregeimento. 
Gostituirono camarlinghi della pecunia i Religiosi della Badia 
di Settimo, e quelli d'Ognissanti di sei mesi in sei mesi. Ma 

Suello che pareva cosa pid difficile ad assettare erano j beni 
e'Ghibellini ; imperocch^ volendone la Repubblica a suo modo 
disporre, i Guelfi, i quali dope le rotta di Montaperti efano 
stati privati deMoro beni, pretendevano che quesle facoltk si 
dovessero partire in fra di loro in ammenda del danno patito; 
la qual domanda come in parte parea giusta cos\ ricevea anche 
dimdta difficoltk cercando ciascuno nel far Testimo delle cose 
perdute ingiustamente molto piii di quelle che di ragione se 
^i apparteneva. Onde il comune fece sembianti di chiedeme 
consiglio dal papa e dal re, piii per dar vigore alio stabili- 
mento di detti beni, e per bel modo costringere alia ditesa 
della legge gli aulori di essa, che per altro. Giudicarono il 
pontefice Glemente e il ke Carlo, che de^beni de' Ghibellini si 
dovesser far tre parti, Tuna delle quali andassein ristoro delle 
robe che i Guelfi ayean perdute, Taltra doyersi incorporar 
nella camera del comune) e deiraltra se n'aresse a yalere il 

(I) 11 GonsigKo delle Capitudini deUe arti era composto de* GobsoB, 
Gapitani, Gonfalonieri e altri ufflziali di esse arti. D Consiglio degli ottanta 
era iV Consiglio di credenna. Le leggi erano dal Capitano portate succes- 
*«yafnente a quel ConsigHo, poi a questo del Podestii, finalmente al GoD- 
sigtio generate. 



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[kK, 1267] LIBRO TBRZO. 259 

magistrato di parte ^elfa. Non h cosa del tutto certa se qnesto 
magistrato in questi tempi o pure alcuni tfnni innanzi avesse 
avuto principio ; bene h certo (a sua autoriU essere stata molto 
arnpia, e la suacura particolarmente essersi distesain vegliare 
in beneficio dello slato de^Guelfi, esaminando particolarmente 
quali fussero que* cittadini che come sospetti di fazione ghi- 
beltina si do?essero rimuovere dai govern i delta citta, o man- 
dare a*conflni, e succedendo conflscazione di beni tenerne 
pensiero. I primi cittadini deputali a questa cura furono tre, 
chiamati consoti di cavalleria, ilcui ufficio dnrava di due mesi 
in due mesi; ma in processo di tempo chiamaronsi capitani 
di parte ; il qual magistrato e yoce dura infino a'presenli tempi. 
Appena era finito di dar assetto alle cose di dentro, che 
s*incominciarono a sentire le perturbazioni di fuori; percioc- 
ch^ non potendo sofTerire Vaitiero animo de*Ghibellini di 
esser cacciati della patria senza tentare gli estremi oasi della 
fortuna, fatto un corpo di essi di ottocento uomini nel castello 
di S. Ilario, detto Tolgarmente di S. Ellero, crearono lor ca- 
pitano Filippo da Volognano col quale ingrossando tuttavia 
maggiormente di gente ardirono trascorrere infino alle porte 
della cittk predando gli uomini e guastando il paese a ^uisa 
di giusti'nimici. Questo ardire volendo raflhrenare il capitano 
il quale era per lo re Carlo in Firenze, il quale alcuni dicono 
essere stato Malatesta da Verrucchio (1), con le genti franzesi, 
che egU avea appresso di s^, e coi due sesti della citt^ usci 
incpntro ai Ghibellini, e non solo U costrinse a ritirarsi nel 
castello ma deliber6 di combatterli dentro le mura. 11 che gli 
riusci conforme al felice corso della fortuna del re suo signore, 
a?endo in non molto spazio di tempo preso il castello, e ta- 
gliatovi a pezzi quasi tuttele genti che v'eran dentro, tra'quali 
vi furono de'pii^ notabili alcuni degli Uberti, deTitanti, de Vo- 
lognesi e degli Scolari, senza molti principali del popolo. Ma 
in niuna cosa apparve maggiormente quanto sia grande Todio 
dalle parti che in auesta. Imperocch^ un giovane degli Uberti, 
per non venir nelle mani de'Buondelmonti, si.gittb giil dai 
campannile e morissi, volendo innanzi terminar la vita che 
pendea dalla lunga speranza, e aspettar Tarbitrio de* nimici. 
Puronvi presi alcuni della casa da Volognano, e menati presi 
in Firenze fur messiin prigione nella torre del Palagio, la qual 
fo poi da lor detla la Volognana. Questa cosa oltre gli altri 
lieti saccessi, perciocch^ moUe cittk« terre diToscana erano 
tomate a parte guelfa, accrebbe grandemente Tanimo a* Fio- 



(1) Ma trovando per le serittnre di Volterra essere ancora vicario del 
re in Toscana il conte Goido di Monforte, e in Firenze vicario Emilio di 
Coibano, qnesti com*6 verinmile. A. U G. 



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260 dbll'istobib fiorbntiiib [An. 1267| 

rentini, i quali esseodo in loro ardentissimo il desiderio di 
vendicarsi della rotta di Montaperti drizzarooo tuUi i loro stu- 
dii alia vendetta contro i Sanesi, i quali non ostante l*afltica 
nimist^ in questi presenti scompigii aveano somministrato 
aiuto e favore a*fuorusciti. E con certe genti tedesche che 
aveano cosi essi come i Pisani, non s*erano contenuti di far 
delle prede in sul contado fiorentino. Oltre che si sentivano 
andare attorno gran romori de*preparamenti delgiovane Cor- 
rado, detto per (]uesto Corradino, ngliuoio del re Corrado, per 
venire a riacquistare il reame patemo, non da altri a ci6 piiH 
caldamente sollecitato che da.costoro, tra'quaii si credea che* 
fusse fatta lega a'danni de*Guelii e dello state del re Carlo. 
Per la aual cosa il capitano del re, senza badare, cavalc5 neL 
cuor della state sul tenitorio di Siena, danneggiando e ardendo 
il paese con ogni sorte d'odio e acerbitli. Nel qual tempo non 
parendo a'Sanesi d'uscire a battaglia co'nemici, e attendendo 
a fortiflcarsi dentro della citt^, se per awentura Tesercito si 
accostasse alle mura, fu rapportato al capitano del re, che i 
fuorusciti avendofatto lega con gliuominidi Poggibonzi, erano 
da loro stati ricevuti dentro il castello ; perch^ entr6 in so- 
spetto di non esser cdlto in mezzo, e per questo deliber6, ab- 
bandonando Timpresa di Siena, la quale era senza aican dubbio 
molto difficile, massimamente non potendo tirare i Sanesi 
fuor delle mura, a volger le forze a Poggibonzi, castello il 

?[udle essendo state rifatto nel tempo che il governo dl FireDze 
u in poter de*Ghibellini, era in quel tempo riputato molto 
forte, si per la forte2za del site, stando egh molto ben collo- 
cato nella piii eminente sommitk del poggio, e si per Tindu- 
stria de*terrazzani, i quali reggendosi a comune, e tenendosi 
a parte imperiale, aggiugtievano alle forze naturali e a quelle 
dell'arte, I'ostinazione degli animi, della quale non ^ difesa 
alcuna piii malagevole ad espugnare. Fu in quel tempo di tanta 
importanza Tespugnazione di Poggibonzi (essendo la somma 
della guerra tutta ridotta in quel luogo, imperocch^ i Ghibel- 
lini, i quali eran di fuori, con Faiuto de* Sanesi e de*Pisani 
faceano di grandi ragunate per soccorrerlo ) che convenne al 
re Carlo trovarsi egli stesso in persona nelrassedio. Era Gu- 
glielmo, il quale fu create imperadore contra Federigo, state 
ucciso in Frisia in tempo che avea deliberate di venire a pren- 
der la corona deirimperio in Roma, Tanno 1256; dope la qual 
morte nata discordia tra gli elettori, mentre ciascuna delle 
parti vuole il sue imperadore eleggere, e dall'una-^ create 
Riccardo figliuol di Giovanni re d'lnghilterra, e dairaltra Al- 
fonso figliuolo di Ferdinando re di CastigUa, si pot^ con verltli 
dire che niuno ne elessero, non essendo mai dalF universale, 
come non legittimamente creati, n^ Tuno n^Taltro legittimo 
imperadore riputato. Per queste cagioni essendo il re Carlo in 



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{All. 1267] LIBRO TBRZO. 261 

questa yacanza d* Imperio stato creato vicario d*Imperio in To- 
.scana dal pontefice, a lui ragionevolmente parea che s^appar- 
tenesse di provvedere a' mali di quella prorincia. 

Avendo dunaue acchetate le cose del regno, partitosi del 
mese di luglio di Puglia, il primo di d^agosto giunse a Firenze, 
OTO ricevuto con somme dimoslrazioni d*onore f 1), andandogli 
incontro il Carroccio, e egii similmente avendovi onorato 
moUi nobili deH'ordipe della cavalleria, non essendovisi pii^ 
•che otto di fermato, co'suoi baroni e con quasi tutla quella 
parte della nobilta e popoio il quale era restate in Firenze, 
ii'and6 a Poggibonzi. La persona d*un re vittorioso, le cui 
genti penetrate per tutta I'ltalia non aveano trovato conte'asto 
aicuno infino a'conflni del regno, e la cui armata schemendo 
i ]ej§^i nimici s'era a salvamento condotta a* liti di Roma, e 
indi quasi in un baleno vinto e ucciso nn re potentissimo in 
campagna, spenle le forze di tutti i baroni, i auali ardirono di 
contraddirgli in Sicilia, al nome della venula d un suo capitano 
cacctati i Ghibellini di Firenze, e quasi ridotte tutte le citlli 
<li Toscana a parte guelfa, parea che solo con la presenza sua 
dovesse incontanente far rendere cosi piccol castello. E non- 
dimeno ^ in guisa superata ogn'altra potenza dalla grandezza 
« costanza dell^animo, cli*egli pen6 quaitro mesi prima che 
Poggibonzi penrenisse in sua balia , ancorch^ si fusse proce- 
duto ih queirassedio con ogni sforzo e industria militare. 
Sono scrittori i quali dicono aver quel del castello tentato di 
limuover prima il re Carlo dairimpresa in yirtii del titolo il 
quale egli teneva, non essendo cosa ragionevole che colui il 
quale esercitava Tufficio della maeslli imperiale muoyesse 
guerra a'sudditi e deyoti.deir Imperio: ma con le medesime 
ragioni aver il re Carlo risposto loro, che anzi per questo do- 
Teano essi riceverlo dentro la terra, perciocch^ egli era com- 
parito in quel luogo in nome deir Imperio, avendo il ponteflce 
con la pastoral cariUi, che abbraccia tutte le cose, proweduto 
ancbe in questa parte, che non restasse la Toscana senza il 
debito reggimento. N^ altre volte piii che in quel tempo parve 
che fusse stata con maggior fervore agitata questa causa della 
podesta del pontefice; alia quale ben che molti volesser de- 
trarre, diceva nondimeno il re Carlo, e i suoi consultori, che 
se il ponteflce era quelle 11 ouale avea proweduto il ponente 
d'imperadore, potea tanto piu facilmente provvedere una par- 
ticolar provincia di vicario d'lroperio, e che come a lui era 
stato possibile e lecilo dirizzar di nuovo Y Imperio in ponente 

(1) Fn le dimostnzioni d*oiiore che i Fioreatini fccero a Carlo re, fti 
^ eondorio a vedere la celebre Madonna cni aTevadipinto Cimabue; onde 
per la gran gioia e festa del borgo, il borgo stesso acquist6 quel nome che 
doragli ancora &"AUegri, 

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2G2 DELL*ISTORIB FIORBNTINB [Alf. 1268] 

per mantenimento e accrescimento della sede apostolica, e di 
santa Ghie^, cosi sarebbe in ogni tempo per esser possibile 
e lecito a ciascun altro pontefice il disfare e abbattere quel 
nome, quante volte facendo il contrario di quello per-che era 
instituito mostrava dt non meritare il grado di quella sopra- 
eminenle dignitk ; esser cosa sodslica attribuire a quest! im- 
peradori quelle ample ragioni che aveano gli antichi Cesati, 
perciocchS gia erano state prescritte dai re got! e loogobardi 
1 quali non piil con titolo imperiale ma di regno possedettero 
ritalia per lunghissimo ordine d'anni ; che se cosi fusse, la 
Spagoa parimente e la Francia dovrebbe appartenere all'Im- 
perio : non il medesimo procedere ne*pontefici^ le cui ragioni 
e diritti non polendosi per lunghezza alcuna di secoli prescri- 
vere, era sempre a tempo a riassumere la sua ainpissima ben- 
ch^ in qualunque modo occupata e oonculcata autorit^. Tro- 
yandosi egli capo di Roma e del senato e popol romano, a cui 
se air antiche ragioni s'avea ad andar dietro, s'apparteneva la 
ragione di creare grimperadori, eziandio per questa ragione, 
senza aver riguardo a quella universal podesta concedutagli 
da Dio sopra la cura di tutti i popoli, avrebbe sempre potuto 
metter mano a simile creazione. Gl' imi)eradori all* incontro 
non potendo con qualsivoglia esquisita industria di colorata 
invenzione attaccar la loro dipendenzaa quella 41 Gesare, erano 
costretti riconoscer il titolo della lor diffnit^ dal ponteflce, e 
dalla cittk di Roma; perch^ inflno aqueui imperadori,i quali 
senza aloun mezzo succedevano armata mano e per via del 
sangue air Imperio, desideravano riconoscere quella autorit^, 
che almeno fusse in qualunque modo approvata dal Senato 
e poppl romano. Ma queste e simili ragiom avendo biso^no di 
essere aiutate con la potenza daH'armi, il re Garlo strmse il 
castello in modo, che veggendosi quelli di dentro fallitala vet- 
tovaglia, gli si resero in sugli estremi ^iomi dell'anna. Onde 
egli ordind che per tenerii per Tawenire a freno, vi si edi- 
flcasse una fortezza la quale avesse ad eseer guardata dai sjioi 
Franzesi. E rimanendo ancora alcuni pochi di di quell'aanO; 
instigato da'Fioreotini e per sua deliberazione cavalc6 sul Pi- 
saoo, e ne*primi di dell^anno 1268 si trov6 aver preso a*Pi- 
saoi di molte castella e guadagnato loro il porto e abbattuto 
le torn, le quali intorno esso erano, con gran danno di quella 
Repubblica. Poi chiamato da'Lucchesi, (I) and5 a campo a 
Mtttrone, il qual castello stimato inespugnabile e guadagnd 
con un'astuzia di goerra, mostrando di tagliar il castello dfi 

(1) Ndh quil cHti si troviTa a* 18 di febhrtio, e gli fiirono Mi p^gar 
daaari da* Fioreatini, come gliene pagarooo ancora il dl 37 per il mUo 
dM toeetva loro de* daqueceato cavalU della taglia de* Guelfi di Toscaoa. 

A.ao. 

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[kM, 1268} UBRO TBRZO. 2^8 

piede, la qiud cosa nondimeno ricercava lunghissimo tempo, 
es^ndo le mura di esso grossissime ; imperocch^ la notte fa- 
cen yenir calciDacci d^altra parte, e quelli il d\ gittandoli fuori 
delU cava, dava ad iotendere che fussero tolti dal muro, con 
la qijttd arte pose tan to terrore a quel di dentrp, che se gli re- 
sero; i quail usoki fuori, e accortisi deirioganno, tardi e in- 
vano piansono la loro frettolosa credenza. 

Ma da spessissimi avvisi che s'aveano , che Gorradino era 
con Tesercito venuto a treuto, e da una subita e improvvisa 
novella che Roma si era ribellata per opera di Don Arrigo di 
Gastiglia, e che in Sicilia e in Puglia erano grandissime muta- 
zioni, 6 che i Saracini di Nocera aveano j^reso Tarmi in favore 
di Gorradino, egli fu importunamente richiamato nel regno; 
e nondimeno Iasci5 due Guglielmi, Tun detto da Berselve, e 
Taltro Stendardo (1), con otlocento cavalieri tra Provenzali e 
Franzedi in Toscana , si per mantenere le cittk di quella pro- 
vinda a sua devozione , e per difesa de' Fiorentini , e si per 
impedire in quanto potessero i pro^ressidi Gorradino ; il quale 
passato di Trento a Verona, e di la a Pavia caiato alia riviera 
di Geneva, s'era imbarcato alk spiaggia di Varegine, e venu- 
tone del mese di maggio, in tempo cne si trovava podestk di 
Firenze Gottifredo della Torre, a Pisa, essendo in un mede- 
simo tempo le genti che venivano per terra per le montagne 
di PoDtremoli arrivate a Sarzana , e indi congiuntesi col re a 
Pisa. Rare volte fu la cittk di Firenze in simile confusione , 
perciocch^ ancora che dope la morte deirimperadore Federjgo 
fusser succedute diverse novitk, e dl grande importanza, non- 
dimeno non era stata mai persona reale in Toscana , n^ con 
tanto seguito e fama con quanta era venia Gorradino. E se bene 
dope la rotta di Meptaperti le calamity de* Fiorentini erano state 
grandissime, aveano nondimeno trovato rifugio in alcuna citth; 
ma ora molto temeano che la fortuna di questo giovanetto non 
s'avesse a tirar dietro tutto Timperio d'ltalia, e che egli se- 
guendo Tesempio delFavolo, non avesse particolarmente a in- 
crudelire con ogni fierezza contra di loro ; ricordandosi molti 
del partite preso dairimperadore Federijsp de' prigioni fatti a 
Gapraia appunto venti anni addietro: i €|uali, condotti uqI 
regno, furono da lui per diverse vie fatti misereniente morire.. 
Anzi allora si rinnovellava il romore di certe crudelt^ eserci- 
tate da quel pfincipe, le quali occultate mentre egli vivea (se- 
condo alcuni dicevanoj o vere o false che fussero, empievano 
ora gli animi di ciascuno d*orribile e spaventosa paura ; essendo. 
nma, oltre a quelli che egli faceva strangolare e gittar nel 

(1) n G, matd il pabo cosl : Uueid il Blatiha e Guglielmo Stendardo. 
Qu era il BUuUva, che non potea indicarsi coWarticolo poicb^ ancora 
son Boiounato? 



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264 dbll'istorib fiorbhtinb [kK. 1366) 

mare e qaelli che confinava a* solitari e sterili scogli, che egM 
era usato a condannar t suoi nimici a lunghe e aspre prigiom, 
e ivi farli morir di fame, o di freddo, o con altri nuori e iou- 
sitati tormenti straziarli, eziaadio con far portar loro capp< di 
piombo su la persona, e simili cose strane pure a i)ensarie non 
che ad esser tollerate da forze umane. Contuttocid diceadosi 
che Corradino era per yenir con l*esercito sopra di Lucca , i 
Fiorentini con le genti del re animosamente v'andarono, e non 
solo ebbero ardire di difender la terra sopra la quale egli era 
renuto con le sue genti, ma usciti fuori due migna della citt^ 
a Pontetetto oto era il campo de' Tedeschi fecer mostra che 
non eran per recusar la battaglia quando Corradino avesse 
deliberate di voler combattere. Ma essendo amendue gli eser- 
citi in ordine, e non agendo in mezzo altro che Guscianella, 
niuno rolle esser il prime a passar il flume ; ma dope Tessere 
stati in questo mode lunga ora, quasi di {)ari eonsentimento 
vollaodosi indietro , Corradino a Pisa . e i Fiorentini con le 
genti del re Carlo a Lucca, si ritornarono. Credettesi che non 
si fosse combattuto dal lato de* Fiorentini^ perch^ non parea 
loro far poco se eglino faceano resistenza a cotante forze , o 
pure perch^ a* capitani del re fosse state commesso d'andar 
trattenendo e seguendo i nimici , e non di combattere ; e dal 
canto di Corradino, perch^egli volea mantenere il suo eser- 
cito intero e robusto per la giornata che s'avea a fare nel regno, 
che era il fine per lo quale si^ra egli mosso di Alernagna. Qua- 
lunque di ci5 si fosse la cagione, eg(li senza fermarsi piilk a Pisa 
per la via di Poggibonzi (ii quale ribellandosi a* Fiorentini e 
al re Carlo gli mand6 subitamente le chiavi) pass6 a Siena, e 
le genti del re Carlo accompagnate da* Fiorentini marciavano 
per passare in Arezzo ; se non che a Montevarchi, parendo loro 
d'andar sicuri, licenziarono la compagnia degli amici. La qual 
cosa venuta a notizia degK avversari, furono incontanente al- 
cuni degli Ubertini con altri fuorusciti di Firenze a trovar Cor- 
radino, e a mostrargli come queste genti erano del sicuro vinte 
se egli mandasse una parte deiresercito a certl passi che sareb- 
boil mostrati loro ; perciocch^ essendo i nimici costretti a far 
quel eammino, era impossibile che non fosser cdlti alia trap- 
pola. II che facilmente fu lor consentito Per che si posono m 
aguato presso a Later ino in un sentiero molto sfretto e perci6 
molto comedo airinsidie ; il quale quasi maestrevolmente di 
qn^ h chiuso da monti, e di Ik dalle ripe d*Arno, sopra di <;ui 
h gittato un j)onte detto a Valle, onde i Franzesi areano a pas- 
sarb. Questo luoge sopra tutti parve opportune, ove s*avesse k 
dar la stretta a* nimici, siccome avYenne; perch^ avendo con 
mirabil silenzio preso le poste, e i Franzesi attendendo a cam- 
minar con somma trascuratezza non cosi tosto furono al luogo 
disegnaio, che si sentirono da tutti i lati assalir dai Tedeschi, 



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[Ah. 1268] LiBBO TBKZO. 265 

da* miali cdki a man salva la maggior parte fur fatti prigioni, 
e coloro che si toUodo difendere rur tagliati a pezzi, pocbis- 
simi uscendo yerso il Valdarno si salvarona; e nondimeoo non 
ebbero piii ventura degli altri essendo stati presi da* contadini ; 
i quali come indistintamente sogliono esser oltraggiati dagli 
amici e da'nimici, cos^ quando hanno il potere contra gli uni 
e gli altri parimente incrudeliscono. Questa yittoria, la quale 
accadde on di dopo la fesliriUi di S. Giovanni, tuttoch^ avesse 
dato grand'animo a Corradino e a* partigiani suoi, e fusse stata 
cagione di diyerse ribellioni in moUi luoghi, non smosse per6 
punto la citta di Firenze ; ma attendendo a far gagliarde prov- 
visioni , se eosa sinistra succedesse al re Carlo , aspettava il 
fine delia battaglia, la quale aveya a seguire nel regno (1). 
Quando ossendoyi eik ayyisi dopo Tarriyata a Roma, che Cor- 
radino per ValdicelTe era entrato in Abruzzo, giunsonocon mi- 
rabil celerita noyelle certissime essere state attaccato il fatto 
d*arme tra i due re nel piano di Tagliacozzo, il re Carlo dopo 
essere state a pericolo di perder la giomata , finalmente per 
consiglio d'un cavalier franzese, il cui nome fu Alardo di Val- 
leri, esser. restate yincitore, e Corradino dopo la battaglia, la 
quale era succedula a* 24 deirinstante mese d*agosto, non es- 
sersi troyato n^ yivo nd morto. Le quali noyelle liberarono 
affatto la citti d*ognisospetto, e la riempierono d'incredibile 
allegrezza, parendo che ormai la cau§a de' GuelQ non pii^ fosse 
aiutata dalFarti e provyisioni umane che dal fayor divmo. Per- 
ciocch^ qual ragione o discorso ayer mai yoluto che Corradino 
doyesse perdere, il quale avea la meik piu gente che non ayea 
ilreCarlo, il quale andaya a ricuperare un regno oye per tanti 
anni ayea regnato la aasa sua , in fayor del quale Arrigo di 
Spagna avea riyoltaio Roma, il cui.esercito ayea sconfitto le 
geoti del re Carlo in Toscana, e all'armi del quale parea gia 
che tutta Italia ayesse piegato il collo? Nondimene qual mara- 
yiglia doyer ahri prender di queste cose, se a lui come a sco- 
municato di santa Chiesa era accaduto il medesimo che era 
ayyenuto al re Manfredi sue zio? Non esser cosa nuoya n^ 

(1) Intanto il boon yescovo Giovanni , sabato 30 di giiigno, mdsse la 
prima pietra deUa chiesa del Carmine, intiiolata della Beata Yergine Maria 
del Monte Cannelo, posta aDora fiiori delle mura della cittit nelKangolo 
deSa strada che si andava alia porta a S. Friano : oggi chiesa e convento 
de* belli e ben oflBziati della dtti, del qaale si ha d*aver obblij^ a Clone 
t\h figlioolo di Raaieri Yernaccia, il quale fecendo testamento avea la- 
sciato alia sua mogiie Agnesa da distriboir molta roba per Tamor di Dio. 
Onde questa donna dond a* frati e convento del Carttine il terreno ove 
fcndar la chiesa, e danari da prindpiaria, con obbligo a' medesimi frati di 
Cini poi il convento, e in quallo abitare, e olBziare la chiesa. A, il G. 

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266 BBLL'iSTOaiS FIORBNTIMB |A9. 1268J 

dubbia doversi le scomuniche de'ponteflci, o giuste o in^iuste 
che elle vengan date, temere (I), lui all'lncoatro averle dispre- 
giate ; oltrech^ si vedea negh aoctdenti del mondo i iOgliueli 
bene spesso portar la pena della malvagitli de* padri o degli 
avoli loro. Di tuttoci6 essere assai manifesto segno quello di 
che tutto il popolo, come cosa miracolosa, avea allora ingom- 
brata k mente. Gi6 era che il ponteflce Clemente, il quale per 
la bont^ de* eostumi era tenuto uomo di santa Tita , sermo- 
nando in Viterbo la mattina del di appresso ch*era segaita la 
battaglia, come tirato in eslasi, e quasi tocco da divino furore^ 
aveva predetto ray?enimento di tutta quella giornata. 

Ma se la citl^ senti soddisfazione di questi successl, molto 
piii si rallegr5 quando in processo d'alcun altro giorno rice-^ 
vette lettere dal re, come Corradino col duca d* Austria e con 
Don Arrigo e con alcuni altri signofi era istato tatto prigione, 
e gia venulo nella podestk sua (2). Onde ella alleggerita d*ogni 
sospetto (3) ripos6 m tranquillissima pace intlno alia seguente 
state deiranno 1269 (4). In questo tempo ricordandosi i Fio- 
rentini della ribellione di Poggibonzi mandarono molte com* 
pagnie a dar il gudsto al paese ; la c^ual cosa pose Tarme in 
mano a* Sanesi, e ridest6 la guerra m Toscana. Era gia per 
invecchiata autoritli, ma quella accresciuta sopraromodo dopo* 
la vittoria di Montaperti, diveouto* quasi assoluto signore di 
quella cittkProvenzano Salvaiii, uomo il quale, imputando per 
le molte prosperity al valore e virti!^ sua quello che era in gran 
parte laTore della fortuna, era per questo diventato molto su- 
perbo. Aveva a cotal mancamento aggiunlo^ina pazza e super-^ 
stiziosa vanita ; perciocch^ trovato per certi indovini , se egli 
venisse mai a battagiia co* Fiorentini* dover la testa sua subli- 
marsi sopra quella di ciascun altro, grandemente perci6 desi- 
derava la guerra. Per la qual cosa trovandosi in Siena il conte 
Guide NoveUo con molti fuorusciti fiorentini, e avendo la citik 
alcune squadre di Tedeschi e di Spagnuoli (evano queste fpenti 
sopra vaneate della rotta di Gorramno) e concorrendo i Pisaai 

(1) Non era di questo parere il somroo teologo e pobblicista Sarpi, n^ 
altri grandi prima di lui. Le scomuqiohe mgmte dqii valgon Bu0a. 

(2) Cario avuto aelle maai Corradino^ teone consulta s# era me^ sfe- 
gnerk) o aerbario iu vita. Dicesi che il papa gM riapose con qudle parole: 
Vita Carradmi mors- Caroli : Man Conadmi vU^ OffoU : e lo sf ev» 
ft] d^Gollato nel mercato di Napoli. 

(3) Potd Isnardp Ugoliui vicario del re hr una grap dichiarazione e copr^ 
dennigibne di GhibeUini, si della aUk come del contado. A. il G. 

(4) Nel qual anno a* 2 d*aprile il vescovo Giovanni avea dato licenxa a 
sei fonduUe di poter edificare un aonastero a Lepori, e in quello ridanl 
fino al numero di dodici per servira a Dio. A, U G. 



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[An. 1269] - UBRO Txazo. 267 

con la loro cavalleria , che ttUti insieme faceaoo un numero 
di millequattrocento cavatieri, e oltre a ci5 avendo messo^ in- 
sieme oltomila pedoni, giudic6 aver genti abbastanza per poter 
far quatche efTetto, poco stimaodo le lontane forze del re Carlo, 
quaodo era certo che in pirenze uon avea piik che quattrocento 
cavalieri firanzesi. Partitosi dunque con queste genti di Sient 
venne a combattere il castello di Colle posto in sul fiume del* 
VElsa il quale era confederato co*Fioreiitini, stimando o facil- 
mente in questo modo peter vendicar Tingiuria fatta a Poggi- 
bonzi, se non ri veniva soccorso, o avendo i nimici ardire di 
venire a difender la terra e voter battaglia con esso loro, feli- 
cemeDte conseguir quelle che gli era stato predetto. Recate di 
cio le Dovelle a Firenze, il vicario per lo re Carlo in Toscana, 
de((o Gian.Bertaldo (1) cavalier franzese (essendo vicario regio 
Delia citt^ Malatesta da Verrucchio), incootanente fece armar 
la matlina seguente i suoi Pranzesi , e la ditk facendo sonar 
la campana a martello diede segtio che i suoi cavalieri e fanti 
secondo il costume s'armassero ; e senza perder momento di 
tempo, non essendo piik che ottocenlo cavaheri, giunsono Taltra 
sera a Colle, seguiti da pochissimo popolo, per non poter i pe- 
doni ritenuti dal caldo condursi prima con maggior diligenza. 
Eransi i Sanesi attendati di U dal fiume alia Badia a Spugnole, 
e intesa la venuta de' nimici , Taltro di sul far del giorno (di 
dedicato a S. Barnabaiipostolo), mossono il campo per prendere 
mi^liore alloggiamento. 11 capitano del re volendosi servir del- 
Toccasione, disse a' suoi che i nimici disloggiavano per paura, 
e che per questo sapesser valersi delFopportunit^ , dando la 
caccia a colore che fuggivano, rammentandosi che in quel 
campo erano anche di quelli Tedeschi che TaBOO innanzi 
aveano tagliato i loro compagni a Laterino ; a* Fiorentini ri* 
cord5: che mai piu bella occa^ione non potea venir lore di 
vendicar i f^atelli e parent! uccisi neirArbia simile a quella. 
E che per questo non stessono aspettando che venisse il resto 
della fanteria, assai genti esser in quelle esercito, davanti al 
quale il nimico fuggendo per propria confessione gli si ripu- 
tava inferiore, ma non peter esser eosa peggiore in ciascuna 
impresa che lo star con due cueri. Lui, acciocch^ essi delibe- 
rassono o di vincere o di morire, aver proposto di tagliarsi il 
ponte dietro; per questo non sperassero d aver a trovar altro 
8campo«che nella vittoria. Fu da tutticon grandissima anlmo- 
sitk risposto che erano per dar dentro cocaggiesamente, e'che 
per questo eseguisse liberamente il piacer sue. Non si pose 
mdugio ad attaccar la battaglia, avendo i nimici poi che s!erano 
accorti di non poteria fuggire ordinate le schiere per ricever 
Tincontro de* Fiorentini. Nel che si conobbe quanto sia cosa 

(1) A. il (r. lo diee : Gio. Briotmd Signore d'Angid. . 

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S68 DBLL*IST0R1B FlORSNTIIfB [An. 1269J 

dannosa il lasciarsi condurre a combattere coDira sua vogUa, 
iDcominciandosi primieramente a far una cosa secoDdo il voler 
del Dimico. Gombatt^ssi nondimeno con grand'odio e acerbitli, 
perciocch^ i Fioreotini eraoo rincorati dal desiderio della ven- 
detta e dalla disperazione stessa di non polersi in altro modo 
salvare che vineendo. E a' Sanesi dava animo il maggior nu- 
mero delle genti, la riputazione della ancor fresca Tittoria e 
i conforti e la presenza di Provenzano, il quale discorrendo 
per tutto confortava a portarsi ciascuno valorosamente. Ma non 
poterono lunga ora i Sanesi .resistere airimpeto e furor dei 
Fiorentini; onde incominciando a volger le spalle diedono 
principio a far Tuccisione maggiore, non essendo alcuno fra 
tanti che avesse Tanimo a far prigioni. Pochi si salvarono, fra 
i quali fu il conte Guide Novello molto cauto ne' pericoli a riti- 
rarsi in sicuro. Ma Provenzano essendo siato pi-eso, gli fu incon- 
tanente mozzo ii capo, e quello per tutlo il campo portato fitto 
sopra una lancia ; da che leggiermente si pot^ vedere quanto 
sono vicini i confini del vero e del falso, e come sono le cose 
vere per lo piCl da molte tenebre ricoperte ; perciocch^ ei non 
fu bugia che la sua testa doTeva inalzarsl sopra ciascun*altra 
di tulto quell'esercito, ma in troppo diverse modo che egli non 
s'avea follemente date a persuadere. E nondimeoo fbce com- 
mendabile la fama di Ptovenzano un attodi sommapielaper 
Taddietro adoperato da lui; che fatto prigione un suo amico 
dal re Gaflo, e-messogli taglia diecimila scudi, i quali non pa- 
gando fra un ^erto tempo dovea perder la testa , Provenzano 
disteso un tappelo su la piazza di Siena, si pose ad accattarli 
dagli amici e parenti suoi. 

Gredettesi aver i Fiorentini a ragguaglio del popolo di Siena 
in questa battaglia bastevolmente vendicata la rotta di Monta- 
perti, per che ritornarono con somma letizia a casa, e diedesi 
principio a praticare che i Guelfi fossero ammessi in Siena e 
cacciatine* i Ghibellini, col qual mezzo aveva a seffuir buona 
pace e concordia tra queste due Repubbliche. Ma non era 
ancora del tutto mitigata la furia del caldo, che giunsono no- 
yelle nella citlii : i fuorusciti ^ibellini insieme con la famigJia 
de' Pazzi, la quale possedeva di molte castella nel Valdarno, 
aver ribellato il castello d'Ostina. VI si-andb di settembre con 
Tesercito, e dandogli di moUi assalti s*accorsero quei di dontro 
che pet mancamento di vettovaglia non era il castello per po- 
tersi tenere lungo tempo. Ma non sperando poter aver da' ni- 
mici que' patti che avrebbon voluto presono partite d'abban- 
donarlo di notte tacitamente. Ma essendo sentiti dalle guardie, 
il campo si mosse ad arme e , dando sopra i nimici, di tutto 
quel numero pochissimi rimasero che non fussero morti o fatti 
prigioni. Erano le genti per tomarsene a casa, quando avendo 
1 Lucchesi chiamato il capitano del re in loro aiuto contra i 



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[kK. 1269] LIBRO TBRZO. 30^ 

Pisani, fu costretto metter il campo intocno Gasti^lione id 
Yaldiserchio ; e avendogli falto alcuo daono prese poi Asciano 
perforza, indi corsono infino alle mura di Pisa e fattovi 1 
Lucchesi per alterigia militare batter delle loro monete, con 
gratfdissimo fasto se ne toni5 ciascuno alia patria sua. 

Ma quanto fu rauno prospero a* Fiorentini di fuori, tanto fu 
disavrenturato nella cittk; ove per molta piova venuta dal 
cielo crebbe si faltamente la notte di calende d*ottobre il fiume 
d'Arno (siccome aneo feciono tutti gli altri fiumi d* Italia) che 
uscendo de* termioi suoi , ^au parte della cittk e del paese 
iiitomo aUag6 con rovina4i case e con roorte di molti uoraini. 
A qaesto s*aggiunse un altro male che avendo la yiolenza del 
flume sbarbalo di molti alberi, e menando eon seco altro le~ 
gname tagliato, con quello venne in guisa ad attraversarsi ai 
piedi del ponte di S. Trinita , che non potendo reggere alia 
piena la quale guanto era piik ritenuta facera maggior forza, 
coDvenne ch^ rovinasse ; perch^ sgorgando Tacqua con mag- 
gior furia Tenne a fare il medesimo efletto al ponte alia Car- 
raia. Onde di quattro ponti, rest5 in un d'l la cit(k spogliata di 
due. Ma come sono usate le genii per un certo natural pec- 
cato della superstizione umana , raga di prodigi , imputar a 
miracoU quello che per lo pii!k suole esser opera della na- 
tura (1] fu chi credcftte aver questo accidente signiflcato i tra- 
vagli di santa Ghiesa ; poich^ morto Clemente infiu delFanno 
passato noD era ancor per le lunghe differenze nate tra' car- 
dinali creato 11 nuovo pontefice. Ma quelli che non aveano 
raoimo occupato in cose attinenti fuor del ^overno e stato 
della loro citta, n^ in quello sentivano le passioni delle parti, 



(1) Veramente la superstizione viene dair ignoranza, e siccome la su- 
perstmone ingrassa qualcimo, la si vuol mantenere, e percid si perseguila 
quale irreligioso ed einpio chi sparge la luce. Ma il peggio ^ che chi pro- 
mette luce al popolo stende la bacchetta di protezione a chi la ignoranza 
▼uole e biastma chi la disirngge. lo so quello che dico ; ed d vargogna che 
on jnaestro di civilt4 e di verity sia biasimato di propugnare il vero, e di 
ostare a tutti i disordini a cui pud, dopo che i Rappresentanti della Na- 
zioae respinsero le icalunnie che la setta buiante portd contr'esso infino a 
loro; d vergogna che riconosciuti i disordini e i guai non si puniscano 
Del fianco i peccatori che, se non si pol^r firenare, si poterono almeno 
denunziare. Fatta inutile la censura vigile, ogni guaStatore guasteri impu- 
oedente; si far^ largo alia dissimulazione, alia tristizia, alia codardia; 
le tenebre staranno per la luce, la menzogna pel vero. Si vogliono ge- 
nerazioni migliori dall'awenire? Oh la redenzione deve avere altri uo- 
mim, (arsi per altre opere, con iillri riguardi, con altfanimo, con altri 
rispetti! 



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270 dell'istorib rioRBMTiiiE [An. 1270] 

allora doUono mala interpretazione alle rovine fatte dal fiume, 
qnando ne' principii della state delFanno segueote videroseguir 
la morte di molti lor nobilissimi cittadini ; conciosiacosach^ es- 
sendo segaita la pace incpminciata a praticare tra i FioreDtiDi 
e i Sanesi eon patti espressi che in niun conto dovesSero i 
Ghibellini aver ricelto in quella cittk, furono perci6 i fuoru- 
sciti di Firenze costretti a partirsi di Siena. Tra' quali essendo 
partiti in un drappello insieme per ridursi in Gasenlino tre 
della famiglia degli Uberti: Azzolino, il quale era cavaliere, 
Neracozzo e Conticino, e un cavaliere de' Grifeni da Figline 
detto Bindo, tutti e quatlro con la loro compagnia furono presi 
e menati prigioni in Firenze; e scrillo al re Garlo che ordi- 
nasse quetlo che a lui piaceva che di cosloro si facesse, ri- 
spose che si eseguisse la pena della legge scritta contra del 
traditori, ecoelto che Gonticino per esser molto giovane fusse 
mandate nel regno, ove nondimeno poi si mori prigione nella 
torre di Gapua. Per la qual cosa il comandanieptoxlel re fu da 
Berardo d'Ariano suo podesta in Firenze eseguito U di di san 
Hichele di iha^gio, nel quale andando i giudicati a dicollarsi, 
essendo Azzohno dimandato da Neracozzo dove essi andas> 
sero, si dice che il cavaliere con animo molto posato rispose 
che andavano a pagare un debito lasciatogli dai loro padri, 
tanta sicurezza apparve in cestui infmb nelFestremo della 
morte; nel che mosir6 di non tralignare pun to dal valore e 
generositk di Farinata suo padre, la cui memorabil piet^ di 
aver salvata la patria, fu per5 cosi bene guiderdonata in poto 
di spazio di tempo nel figliuolo di lui. Ma n^ la ^randezza del 
re Garlo, h^ la rigidezza de' giudici, n^ la felicUii della for- 
tuna (1) sbigoltirono per queslo i fuorusciti con gli altri della 

(1) Nd il vedere i Fiorentini rappaciflcati co* Pisani, co* sindaci dei quali 
Rinieri degli Agli ghirisperito sindaco del comone di Firenze area a* 2 di 
maggio nella chiesa di S. Bartolommeo in Pistoia alia presenza dl doe 
procaratori del re fatio pace rimettendosi ogn'ingiuria e offesa, con pat^ 
di non dare ainto a chi volesse offendere Tuna parte o .raltra, cccettaato 
perd in quello che fossero obbligati al re Gario. Che i Pisani avreU)ero 
annuUato ogni convenzione che avessero co* Ghibellini di Firenie e suo 
contado; che terrebbero per banditi tutti i banditi da* Fiorentini, non s*iii- 
tendendo di quelli che avessero abitato in Pisa per dne anni. Ghe i Ghi- 
bellini di Toscana ribelli del re« ancora che stessero In Pisa, o sno eon- 
tado, ne fdssero cacciati sessanta giomi dopo la pubbllcarione di qaesta 
pace. Ghe commettendosi nel'Pisano alcnn delitto da* Fiorentini fassero 
pnniti cone Pisani. Ghe essendo stalo privato per la guerra ateon floren- 
tino de* beni che possedeva nel Pisano gH ftisser-restitoiti. Che i Pisani 
liberassero tatti i prigioni di clie provincia si fossero, si Lorobardi che 
Tedeschi, Spagnuoli, Gatalani e Provenzali, che militassero al soldo iei 



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[An. 1270] LIBRO TBMO. 271 

i$x\fme a tton procurar tuttavia contra lo stato*de* Guelfi; 
onde appena era enirato il seguente mese di giagno, che si 
senisk la medesima famigUa de' Pazzi, ia quale areva TaDno 
passato ribellato Ostiiia, arer in questo ribellato il castello di 
PiaDdimezzo, argomento iodubitato della grandezza di ^uella 
easa, che solo con la compa^ia d'alcuni pochi fuorusciti nel 
pi^ felice stato de* Guelfi ardtsse di contrastare a tuUo ua po- 

?)olo cosi grande e cos^ nnmeroso come era il florentino. Vi 
urono subitamente mandate le genti attorno, e dope alcuni 
giornt d'assedio quelli di dentro si resono con patti d'esser 
salve solamente le persone ; i quali furono fedelmente attenuti, 
e il castello st diede incontanente ordine che fusse diroccato. 
Fecero poi il medesimo a Ristncdoli castello molto forte dei 
Pazzi. Quindi tomati a Firenze, di Ik andarono a Poggibonzt; 
dal qual luogo non^ partiron mai insino che non videro in ^ugli 
occhi loro spianar le mura di c|uel castello, e ridur i terrazzani 
ad abitar nel piano a modo di borghi. Fa tenuta opera moHo 
cmdele la rovinadi quel castello^ il quale in guisa era cinto 
di buone mura, e di torri, e di cosi magnifiche chiese e pievi 
e hcche badie dotaio , con fontane larorate di marmo e co- 
node e belle abitazioni, e quasi posto nel bilico di Toscana, 
che parea che si potesse paragonare con ciascuna delle piii 
belle cittk d'ltalia. Ma il non arere attenuto cosa alcuna delle 
promesse fatte al re Carlo, anzi Tarere sempre dato ricetto ai 
inorusciti di Firenze e tenuto lega con le terre- ghibelline di 
Toscanti, costrinse di necessity a prender quel partite, il quale 
come avea in s^ qualche nota di erudeltk, cosi era accompa- 
gnato di molta sicurezza e qniete. Venne in quest'anno nella 
citta Adoardo figliuolo d'ArrigoYe dlnghilterra ; U quale arm6 
cavalieri molti gentiluomini^orentini, donando loro cavalli e 
arredi e abbigliamenti da guerra molto riochi e belli a vedere ; 
onde tanto maggiorpietk lascid negii animi de* cittadini della 
sventura accadutagli a Viterbo. Venira egU col re Filippo di 
Francia e col re Carlo di Napoli e con altri principi e signori 
dalla guerra di Barberia, ove era morto il re Lodovico il Santo, 

Fwrentini. YdDero i Fiorentini poter andare e passare con le lor mercanzie 
liberamente per Pisa e Pisaoo, e estrame tutto il sale e biade senza pa- 
gare gabelle, confennando per6 di dover pagar qnelle accordate altra volta 
per le inercanzi& di mare, le qaaH non si potessero accrescere ; con pro- 
mettere a'skidaol ptsani, che sarebbe ossenrato 11 contenuto di dascon 
capitolo Terse di loro dal comune di Firenze, il quale rolle in oltre esser 
tenuto a fiu*. opera, ancbe col mezzo del re, percM il papa ratiflcasse 
qnesta pace, e assohresse i Pisani dalle censare e scomuniche, mettendo 
pena airin^sservante-duemila libbre d*oro. E qoesta pace ne* libri pabUici 
clnamata la seconda tra* Pisani e Fiorentini. A. il G. 



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272 dbll'istorib fiorbntine [An. 1271] 

padre di Filippo e fratello del re Carlo di Napoli. E troyandosi 
tuttavia la sede vacante n'erano iDsieme andati a Viterbo per 
sollecitare con la loro autorita la creazione del naovo ponte- 
fice ; nella qual dimora il conte Guide di Monforte , volendo 
vendicar la morte del conte Simone sue padre , state ucciso 
Tanno passato da alcun della casa reale, uccise di sua propria 
mano, quando si celebrava il sacrificio divine nella chiesa di 
S. Silvestro , Arrigo conte di Comoyaglia cugino camale di 
Adoardo, di che e^li oltre il dolore si tenea fortemente offeso 
dal re Carlo, di cui Guide era vicano in Toscana. L'anno 1271 
stette Firenze (1) e cosi quasi tutta Toscana molto quieta, per- 
ciocch^ trovatidovisi presente il re. Carlo s*era ingegnato di 
spegnere ogni eagione di guerra ; a che era state anche aiu- 
tato dal beneflcio del tempo , essendo gik mancata affatto la 
progenie dell*imperadore Federigo ; poick^ dopp tante scia- 
gure ne* principii di quest*anno era abcor morto nolle prigioni 
de' Bolognesi if re Enzo sue figliuolo bastardo, come a Dio 
non piacesse per niuna via il seme di quella casa, stata cosi 
aspra e fiera perseguitatrice di santa Chiesa. Ma il re Enzo 
non fu per conto sue odiosa principe ; anzi molto si dilettd 
egli de' Toscani componimenii, e yivono anche i testimoni del 
sue ingegno: cosa tanto.pii!^ maravigliosa, quanto che fore- 
stiere e re non avesse disprezzato il pregio delle lettere , ma 
con iscambievole beneficio la laude ch egli ncev^a dagli studi 
poetici avesse restituita loro, con avere quella professione con 
10 splendore del grade reale onorata. Fu tra tanto fuor der 
numero de' cardinali, essendo in Soria, create pontefice Teo- 
baldo Visconte nobile piacentino, uomo di lodatissima vita, il 
quale tomato dal viaggio santo, Fanno seguente, prese la oo- 
rona del pontificato in Viterbo^(2), di che la citta ricevette 
sommo piacere ; come che ivi a non molto tempo ci5 le fosse 
stato di qualche molestia eagione. 



(1) Dove trove vicario del re Isinardo Ugolini. E gli uomioidi Gangfae- 
reto per non essex molestati s*obb1igarono a* Ftorentini di rovinare il lor 
castello posto nel poggio,\e dl fabbricario oel piano. Stette anche molto 
quieta quasi tulta Toscana. A. il G, 

(2) Da tre anni il Collegio era chiuso in Viterbo dal Podestii e iion 
poteva adunarsi. S. Bonaveotura per finiria propose .un compromesso in 
sei, che fu accettato. I sei elessero Tebaldo Visconti piacentino canonic;o 
di Lione e arcidiacono di Liegi; il quale a prowedere ehe in ftituro la 
cristianit^ non riniAnesse piii ianto tempo, come innanzi a lui, senza capo» 
fece a Lione quella istituzione del conclave che anche oggi insostanza si 
osserva. Ma non fu coronato a Viterbo, come Ammirato dice ; il fu a Roma 
nel 27 marzo 1272 dopo ricevuta ivi stesso la consecrazione. 



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[An. 1S73J > LiBRO TBRZO. 273 

Ib questo stato di cose «ntr6 Tan no 1273, famoso alia ciUk 
per la yenuia e stanza che vi fece il ponlefice, per la pace fatta 
Co' Ghibellini, per quella poi molto presto i^tta, e per Tinde- 
gnazione di do vesutade al papa, n quello chiB di essa segu). 
Avea il naovo pontefice, il qiiale si clilam5 Gregorio X, Tanimo 
grandemente volto al passaggio d'ollre mare ; come quello il 
quale essendo stato nel paese, conoscea il bisogno che sopra- 
stava aUa Gristianitk che quelle parti non venissero del tutto 
in poter d*infedeli, come awenne poi, e*come vediamo mise- 
rabilmente perseverare infino a*tempi oostri. Ma c'onoscendo 
diffidlmente poter -raai simile impresa andare jnnanzi, se 
prima oon si d^sse alcuna forma alio stato ajQitto di ponente, 
nel quale vacava ancora Timperio, si dispose con grande co- 
stanza e fortezza d'animo di far un concilio generde a Lione 
^ Trancia, acciocch^ create il nuovo imperatore, e assettate 
le cose di qua, di pari volonUi e con le f<^rz^ comuni s'uidasse 
a cosi glonosa impresa. Stimava ancora esser cosa molto ne- 
cessaria, sapendo quanto era membro impoitante per tutta la 
guerra t& provincia d'ltalia , si per Tantica riputazione , e si 
per la Yieinita, oltre esservi un .notentissimo re a sua^evo- 
zione, come era il re Carlo, the ella spogliata dalPafTetto delle 
parti noii fusse discordanle tra jse medesima. E per questo 
yenutone il diciottesimo giomo di giugno a Firenze (l) per 
seguir peiil suo camifilno ne* prlncipirdeirautunpo, e troyando 
la cittk per antica usanza infelta daU'umor delle parti, e i Ghi- 
beHini esser fuori, pi|ry0 conyenire all-uflScio di hii.'e tomar 
molto utile al sno intendimento, che ella si tappacificasse coi 
suoi cittadini. Per qtiesto dope che si feoiono le cerimonie 
solite a riceyere nn pontefice, e con grande splendore e ma- 
gnificenza dellaxitt^, il papa fu riceyutq ne* palagi de' Mozzi, 
6 Baldoyino discacciaio dairimperio di Costantinopeli nel ye- 
scoyado, e il re Carlo nel giardino de' Frescobaldi, e a tutti i 
cardinali, baroni, e signori, the cosi tre gran corti seguiyano, 
fur dater buone e orreyoli abitazioni per la.oiM^. lncominci6 
il papa, dope che ebbe la cosa col re Carlo comunicata e tro- 
yatolo conformed parer suo, chiamati a s^ i magistrati, a 
praticar la pace tra i Guelfl e i Ghibellini, la quale ayula in s^ 
alcuna dilBcoU^, fu flnalmente conchiusa; perch^ Tundecimo 
giomo, di luglio fatti fare gran palchi, e pergami di legname 
Del greto d'Amo a pi^ del ponte Rubaconte , oye i sindachi 
delFuna e defl'altra parte erauo preSenti, essendoyi iLpapa in- 
compagnia deirimperadore e del re e di tuttl i prelati e baroni 
e deila Signoria e popolo di Ficenze comparito, promulgb la-^ 
pace fatta tra' Guiam e i Ghibellini, e in sua pr^senza i sin- 
dachi d'ambedue le fazioni fece baciare, fulmmando grayis- 

(1) Dove era vicario del re Carlo Reberto de*BoberU. A. il G. 
Vol. I. — 18 AmnRATO. htorit FiorentiM, 

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274 DELL^ISTORIB FIORENTINB [Alf. 1274| 

simQ censure contra colore i qualliossero i primi a romper la 
dettajpace, o per cui cagiOne si avesse a rompere; per stabi- 
limento della quale voile che i Ghib^liai rendessew) tutte le 
castella che teneaoo occupaie in poter del re Carlo. £ perch^ 
si togliesse loro coniodita d'aversi a uentire, fece delU una parte 
e deiraltra dar mallevadod estatichi. Glofnofelicissimoa Fi- 
renze*, se le cose bene e cariteVolmente ordinate fussero poi 
con pari prontezza state eseguile. In quel medesimo di vo- 
lendo la famiglia de' Mozzi (la quale ammipistrava i denari di 
santa Chtesat ed erano a quel tempo grandl e ricchi mercatanti), 
foRdare a onore di Dio una chtesa, il pdnteiice stesse yi si 
irovo a fonjarla seconds il rito di quelle cerimouie che nei 
libri de* ponteOci sono ^crilte (1). Ma non passarone ^uattro 
gi.orni, che tutto ci5 che era ordinate e deliberato fu guasto, 
per opera (secondo si disse) del maliscalco del re , il spxiie a 
petizipne de'Guelfi di Firenze, incontratosi una mattina nei 
sindachi de* Ghibellini , che se ne tornavano ad albergo in 
casa i Tebalducci in Orto S. Michele, disse loro. che gli farebbe 
tagliarc a pezzt se non si partissqro subito ii Filrenze. II papa 
sdegnato con la citta se ne parti incontanente.ancor effli, e ri- 
cevulo in Mugello dal cardinale Ottaviai^o degli Ubaldini ivi 
per insino alia fiue della stale si fecm6, lasciando la ciitk ma- 
Iade4la per aver violate la. pace e il s^gramenlo per questa'ca- 
gione prestato; nh ciQ.seDza averne conceputa odio contrail 
re Carta, per opera del quale si credeva che quel disordinc 
fusse seguito. Perch^ andatone poscia il papa a concilio> la 
citt^ rimase negU umori soliti (2), ondeTanno seguentes'inco- 
minciarono a satire dell'usate perlurbazioni , beuche fuori 
della cilt^ ; .conciosiacosach^ essendo in Bologna nata briga 
tra' Quelfl e Ghibellini, inoontanente vi mandarono i Fio'ren- 
tini de* |or pedoni 6 cavalieri, ma essendo gik i GuelQ restali 
superiori e cacciatone i loro nimici, non parve a' Bolognesi di 
ricever dentro la terra i Toscani^ allegando che essi non vo- 
lcano che le \fixo parzialila gua^tassono Bologna come avevan 



(l)'La quale per memoria di liii intito16 del nomc di S. Gcegorio, e alia 
citU di Pisa avea fin ne' 20 di giiigno restituito la dignity delParcivcsco- 
vado statagli levata da Clemente IV. * A. il G. 

(2) n mese d'ottobre il conle Giiido Salvalico de' coiti Guidi restitui al 
comuntfdi Firenze quelle castella che il conte Ruggicri suo padre e il cont« 
Cuido Guerra suo zio gli avean fill* Tanno 1255 vendute, e che poi nelle 
rivoluzioni di Firenze se Terano ripigliate ; avendo prima i conti ricevuto 
di ricompensa oltooiila life di denari piccoU fioreotim, e il Roberti che 
ric>ev6 la coiisegna delle castella in nome del pubblico*, 4 in quest'atto chia- 
mato podcstft di Firenze. * AUG, 



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fAw. 1275] LiBRO TBBZO. 275 

fatto Fireaze; di che volendosi in^un ceiio modo il- capilano 
<]i Quelle genti riseirtire, fu da loro yillanamente ucciso (1 ). 

Nel medesimo anno Giovanni giudice di Gallnra cacciato di 
Pisa ^ua patria, bve egli era stato in grando potenza e autorith, 
fu ric0vuto in lega da' Fiorentini, e da tutti i Guetf) della taglia 
di Toscana; e la lega per fargti spalle gli diede genti, e egli 
del mese d'oltobre si pose col campo sopra Monte TopoH (2) ; 
. il quale ebbe a patti, e tennelo per s$; ma nol god^ lungo 
tenapo, essendosi morto ivi a non moito tenopo in S. Mtniato. 
Nel gioFno estremo di qnesto anno si mori auche in Firenze 
il vescoro Mangiadori ; morte grave alia dltk per essersi egli 
portatO'lodevplmente nel sue uflcio, e s\ perch^ si pQn5 poi 
' lungo tempo per varie cagioni di venire alia creazione del suo 
successore. Non mancaronotierseguente anno CS) inslrumenti 
^i nuove guerre^: pc^rciocch^ il conte Ugoltno de Gherardeschi 
veniTto a sospetlo de* Pisani (come spesso a'grandi cittadini 
iDterviene) e per questo caecialo del mese di maggio della 
-citta, venne a raccomandarsi ancor egli a' Fiorentini e agli altri 
confederati. N^ .essi fnrono meno pronti -a riceverlo; -e a por- 
^er^itiiuto^ essendo di luglio andati con gente di guerra sopra 
la ciltk di Pisa, e guastato il contado prendendo VicopisaiH) e 
roolle allre castella. Ma perch^ non poterono tirar i niniici a 
battaglia se ne tornareno; quando s'udi che i Pisaui messo 
un esercito ihsieme erano per uscir in campagna e vendicarsi , 
deH'ofTese ricevwte, tornossi di nuovo con Vesercito sul teni- 
torio pisano. Aflfrontarofisi gli eserciti ad Asciano luogo Ire 
miglia lontatio di Pisa e quivi s'attacc6 la baUagli« il secondo 
di di settefnbre, nella quale-ji G<ielfi rimasono vincitori con 
in«>rte«presura di molti Pisani; guadagrfbssi ancor il ca'stello 
d' Asciano, e di eoniune consentimentD cosi de' Fiortintini come 

(1) Alia fine del mese di agosto, che in Firenze era Vicari© del rePal- 
merolo di Fantino da Fano, volendosi il c^nte Simone de* conti Guidi ri- 
durre a parte euelfa e separarsi dal conte Guido Npvello suo fratello e 
dagfi aUri ghil»eUini, i capitmii di parte giielfa, i nomi de* cjtiali sono Tom- 
maso di SpigHato, Uberto Ai Rovinoso, Manetto di Spina, Ruggerrao dei 
PiUi, Lapo d'Arrigo e Cherico del Pazzo, avutane Tautbrit^ da' consigli 
generali de] Trecento, e ^al particolare de* novanta, e ddlle capitudini delle 
sette ^rti maggiori^ lo ricevettero per amico insieme con 'Guido suo (1- 
gfiu'olO.e eo' suoi fedfeli,- promettendo difenderfo e mantenerlo nelle ^ue 
gioridizioni^e onori , e d'aiutarlo percbd il castello di Gattaia ritomasse 
nelle sue mani , o in quelle di parte guelfa, e che pot^se fabbricare in 
PDppi uo palazzo e fmtezza. * A. il G. 

' . (2) Oggi Montopoli. ^ 

(3) 1275 risicdcndo vicario regio in Toscana Gualtieii Aypard6 da Be- 
Tagna, e Hella citti Guido marchese di.Yaliano. A. il G. 



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276 DBLL'iSTOIUB PfOREIfTINB [An. 12S76) 

del raaliscalco del re il quale con le forzd regie era interred 
nuto in quella giornata / e di tutu gli aHri popoli guelfl dell» 
lega, fu donato a' Lucchesi. • 

Quest! successi mossono a grand'ira il pontefice, il quale^ 
gia ritornaTa dal concilio di Lione, ove con laude sua non 
piccola avea fatte moUe fouotie provvisiom in< beneficio della 
Gristianith, e per Timpresa d*oUremare; poich^ vedeva non 
solo i Fiorentini non avergli ottemita la pace pron^essa e giu-^ 
rata tra* Guelfi e Ghibehini> b con tante cerimonie stipolata in 
Firenze, ma esser tuttavia procedati a' danni de* yicini popoli^ 
prestando aiuto a'*fuorusciti pisani, e conducendo gli eserciti 
sopra le loro castella con grandissimo scomptgUo dt tutta la 
Toscana, non-ostante la pace che era tea loro. Per la qual cosa 
essendo per passar del contado di Firenze a Viterbo, avea pro^ 
posto in conto alcuno di non toccar \k citt^ ; ma essendo Arno 
lAgrossato, convenne in ogni modo passar per lo ponte Ruba- 
conte , n^ perci6 fu rimedio che egli dovesse levar Tinterdetto, 
se non per quanto dur6 lo spazio che e^li pass6 per la citt^, 
segnanao il popolo (1); anzi sdegnatissimo contra IHnubbi- 
dlenza de* Fiorentini fu spesso udito dire quel verselto del 
salmo che contiene: doversi frenare col morso la mascella'di 
coloro che non s'accostaho al Signore. Stettono in guesto 
modo i Fiorentini inflno alia creazione- del nuovo pontefice: 
la quale segui il ventesimo giorno delFanno 1276 (^> essendo 
promosso al ponteficato Innocenzio V, perch5 Gregorio era 
mopto dieci giorni innanzi in Arezzo : anno illustre p^r av.er 
poi veduto in meno spazio di nore mesi la moria di tr« pon- 
teilci, e la creazione del qaarip, la vita -del quale n^ ella fu 
mollo lunga; cosamon prima n^ dopo accaduta daHa crea- 
zione di Pietro apostolo infino a* jpresenti giorni. 

Innocenzio gia detto Pietro di Xarantasio, di nazion borgo- 
gnone, e il quale primo deirordine di S. Domenico pervenne 
aU'altezza del ponteOcato, e fu per lettere e per santil^ di vita 
illustre, lev6 Tmlerdetto; ma non per questo i Fiorentini leva- 
rono le gU6rre,i quali a Soramossa del conte U^olino e degli 
altri-fuorusciti guelfi di Pisa misero in ordine un nuovo eser- 
cito; nel quale erano millecinquecento cavalieri, e popolo 
assai, o essendovi concorsi i Lucchesi, i Pistoie^, e gli altri 
guelfi », e col maliscalco del re entratono al jirincipio del 
mese di giugno ne'.loro confirii con animo di costrign^r la 
citta a ricever per forza.i suoi fuoruscili. Ma i Pisani non 
ignoranti delle foirze proprre e di quelle de' nimici. veggendo 
che a battaglla giudicata non poteano* contender con esso loro 

(1) Gio& : benedicendolo col segno della croce. 
(3) Piuttosto il 31 febraio; onde \t elezione sarebbe stata di giorBi40 
posteriore alia morte di Gregorio. 



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lAv. 1276] LiBRd'TBRZO. 277 

-del pari, areaao oito miglia lungi della cittk )>oco di Ik dal 
PontadeFa fatto ud foeso di dieci miglia liingo, if quale met- 
leva in Arao, molto foeD fornifo di steccati e di beiiesche di 
legnami , pessando cob quello impedire i progressi de' loro 
avrersari. E doq erano del iuUo stati vani i loro disegni ; per- 
-ciocch^ tforato i Fiorestini questo nscontro, bench^ ardente- 
mente si combattesse ^r sUperarlo, non trovavaDO il modo 
di passar innanzi; se >iod cbe accorti^i alcuQi i quali erano a 
piede cbe il fosso si sarebbe potuto Talicare in quel luogoove 
«gli si congiu^era <col fiume , preso il tempo opportuno , 
^nande gli aliri occupati x^el mezzo deU*ardor della oattaglia 
difendevand i luoghi ineno pericolosi, si posono tacitamente 
a passarlo. Cpstoro seguilaii da aleuni caralieri incomincia- 
roDO a ingrossare, e inffrossando, ad essere scoperti da- Pisani 
i quali, yeduto che la difesa del fosso arnonrco (che cosi da 
«8si fii chiaraato) nqti era piiH a loro d*alcun proAtto, si misono 
nnpecuosamente a fuggire, e i Fiorentini con non minor im- 
peto a aeguitarii; nuuU di loro furono morti, e fatti pngioni, 
per la quale scMiOtta (1) veggendo Hitte le loro forze aobattute^ 

(1) L*iina parte e l^altra silascid tanlo piu facilmente ridurre aUa pace, 
Te<fendo i Pisani di non poter resistere a tante forze, e a* Fiorentini ba- 
stando'di rimettere i Guelfi ; la pace dunque trattata da (rh Vefasco ve- 
«covo E^taniense nunzio dil papa, da Hinajdo de'<PonzelU vicarie di Carlo 
in Toscana, da Stefano moDacQkcist6rcien^,.da Riccardo d*Airo1a, e da 
maestfio d'Albaoaalle cberico , ambasciadori del re Cark) , fu comchiusa ai 
tradici di giugno m sabato nel felice esercito de* Fiorentini , posto alia 
fossa amonica, distretto di Pisa, sotto il gran padiglione del comune di 
Firenze; sopia del i|uale era un leone dorato, alia presenza di Cor^db di 
Palaxzo yicario regie in Firenze,. di Giovanni di Brai^ podesti di Lucca, 
di lacopo Prendiparte^odest^ di Pistoia, di Uguccione de' Boondelmonti 
podestii di Pnito , di Folco Lavandario pode^U^ di Sanminiato , « di Gu- 
glieioio'd^Alba.gitidiee del Ticario del re, tra* Fiorientini, Lucchesi, Pisto- 
iesi, fiiomsciti guelfi .di Pisa, Pratesi, Saominiatesi, e Sangimtgnanesi da 
una, e i Pisani dall*altra, con promettersi Tosservania de* petti accordati 
Dell*aHre paci, e in oltre che i lUoruscili guelQ di Pisa eh'e ^veano giurato 
<on gli'kltri Godfi Ibssero rimessi da' Pisani -a* ler beni t giaridizione e 
oaori, e asseluti da ogni bando e cendennagione. In oltre che i Pisani 
rendessero a' Lacchesi i cgsteUi di Castiglione e di Cotoiie con le loro per- 
tineo^y e fra i{ueUe 4i GastigUone fosse compcesa-ta tarra deirAquila , 
cheienevano I Lucchesi; i quali dpyeano dare in mano deKnunrio del 
papa tatti i prigtoQlche aveano.de* Pisani, eccettuatone venti die aveano 
a senire per statiehi per il tempo che fusse piaciuto «1 papa ; che i Pi- . 
sani^rflasHasiere tuttt i prigioai cbe avevano dei soddetti comuni colle- 
gati, coif mettar in mano del nunzto del papa i castelli di Sangervaso e 



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378 DELL'iSTOAIB FiOIIBIfTINE [An. 1277] 

furono costretii a prender le leggi che. i Fioreotini rioerca- 
rono, che fu tl rimeUer in F4sa,ii coi^le Ugolino con tuULglL 
altri fuorusciti di quella' fazione: . 

'Men^re in questo modo cresceva-la citta di faori in ripuia- 
zione e in continue vitlorie sopra de' k)ro uimiei; mollo. piik 
montava dentro (ra loro, come nelle felicila suole ^Vvenire,. 
la superbia e rorgoglio, accresciuta oUse i suoi natlirali ali- 
mentt dalla bfjBve yita de'pootefici, esseOdo in questo mezzo 
morto Innocenzio. e non molto appresso di lui Adriauo (1) o 
a' 5 di maggio dt^Fanno 1277 Giovanni XXl, la morte del quale 
fu pi^ che dlciascun altro memorabile alia eiUa per la Mrana 
e maravigllosa visione avutane da un lor cittadioo. £ra questi 
mercalante della .compagnia degli Speziali, il suo nome -fu 
Berlo Forzelti» il quale per vizio naturale sdleva la notte dor- 
mendo levarsi a.eedere in sul letto e a parlare, e domandato 
di quelle cose a qispondere^non altrtmenttckei ▼igiionU UanOt 
con singolar maraviglvi di chi Tudiva. Ora trovai^dofsi questi 
in ako mare in una nave per andar per suoi fatti in Afcrt, fu 
la notle che accadde la morte del papa preso da^iun simile ac- 
cidence, ma quasi con insolito spavento e roihore; perciocchS 
postosi secondo iL sue costume a sedere sul letto, incomindd 
a gittare stddi'e lamenti grandiasimi, come se altri il vole^se 
percuolefe, *e domandate da .coloro che^accanto gli stavano 
che cosa egli si avesse, dornretido e gridando pur tuttavia« 
disse di vedere un ucmio uero con una gran mazza in mano, 
il quale voleva abbatter uHa coTonna che sdsteneva hna v61ta 
e quasi ia un istante se^ui: ei Tha abbattuta, ed h morte; e 
richiesto che dicesse chi fu§se morto, rispose: il papa. E ci^ 
detto, come se niuna di siiiiili cose gli (osse avrenurta, si torn^ 
quielamente a dormire. Notate da'-mercatanti Uora e la notte 
che ci6^avvenne, giunti in Acri, non and^ guari che yi venae 

di Prataglic con le lor vHle, « la meta de* caslclU di Tempitao^'di Cd- 
leoli, C'di Toiana che tenevano della chiesa di Lucca ^condisiane apposta 
fin nella pace del 56) ; che in Pisa a ricHiesta dei fuorusciti gueM H pon- 
teOce proYvedesse ^i podestil e oiflziarK e che al conte Ugolino di Dodo- 
ratico fosse rcs^iUiKa* la sua terra. E per ftf aHre- differenze che flissero 
tra le parti ne fu fotto le sC^sso giomo c^mpromesso nel papa, aTqaale 
i Fiorentini oo* loro eoUegati s'obbKgarono di pagare diccimila raaache d'ar- 
gento in caso dinosservanza, e i Pispni dettero in mane M nunito i ca- . 
stelli e fortezze di Ripafhitta , di Vicopisano, del Pontadera e di MiPte, 
pefch^ il papa 'li avesse potuli dare a chi gli /us^ piaoiato , qoandosi 
ftisse mancato dalla ior baitda, c(^n sottoporsi ad Dgn*altra peDaanebe spi- 
rituale. -A.-HG. 

(1) Adri^a V (Oltobono Fieschi genoYeat) aCOtte papa elbtie 95 <B,iDa 
non orcKnato prete, nd consacrato papa.* 



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]A!f. 1279J ■ LWRO TUI20. 279 

la Rovella della morte del peptt^ nonaUrimeiUi che Berto aveya 
sognato ; perciocchd egli mori por una ?oita cadutagU addosso 
della camera ovo era a dormire (1). Onde rtfccoDtata poique- 
sta maraviglia a Firenze quasi non d'altro si ragiono infmo 
alia creazione del nUovo ponteflce, la quale dopo esser vacata 
la Chiesa per disoordia d^'cardinali piii di sei nesi suecedeKe 
Teiso la floe deiranno (2). Ma essendo entrato ranQol278 non 
avendo la citt^ guerre di fuofVi, incominci6 pii^ che mai a tem-^ 
pesiar -dentro.; non perch^. i ^elfl conteodessero co'Ghibel- 
lini, f quail teneano gih fuori, ma per esser coi^trarie discor- 
danti ^li stessi che ^i chiamavano uuelfi trti 9e ipedesimi, solo 
per quelli^ pazzia*che ^ geoerata negli tiomini dalla poteDza 
e dalle ricchezze ; leqi^hh non cosi fostadiscacciata la poverty, 
mettmio in b^ndo lacdfitii e la pazieoza, che id lor vece ri- 
cevond Taltetigia e I'orgoglio, semi potentissirai delle gare e 
delle diss^nsloni^ che sibno la rorina deg¥ Siati e delle citlk. 
Queste brighe erano grandi e pericolo^ particolarmeute Ira 
la famiglia degti Adimari e quella jde'Donali. Ma^ostoro, es- 
seodo gli Adimari molto grandi e' possebii, s' erano ajccom- 
pagnftti co'Tosinghi eco' Pazzi; i qaali incontratisi per Ri cittk 
spesse TOlte erano yeouU in tra di loTo alle mani con feHte di 
molti elalora. con morte d'dlcunodiciasouna delle parti ;*e come 
' ciascheduna di queste famiglie avea granseguito ai parenti e di 
amici, cosi si vedea ch^ era p.er tirarsi un di dietro tutla la 
cittli, molto pporttadi sua natura alia divisiorie. 11 che gran- 
demente rincrescera a- colore 4 quali amavano la qaiete e il 
buono e tranquiUo state della lore Repubblica ; e dopo aver 
temite molte Tie l*Bnno 79 per acquetarli iosi^me, e trovatde 
tatlcvaAe, nd pdtendo conie forzQ frenarrli, deliberarom> il 
oomnne e- i capltant di parte gu^lfa di prender la medicina di 
queslb male dalle mani del pontefii^e, mandandolo (3) per lore, 

(Ijllbello 6 che' avend(^i im astrdogo detto che dovea averlango 
ponUficat(i erasi allestlte^presso -VHerbo magnifiche stanze. 

(3) Nel ^uafe era stato vicairio del re in Firenze Pietro de* Goiifalonieri 
da ^scia,,e ci era capHano della massa di V^rte gilelfa Guido da Cor- 
reggio pamigianoT L*anno 1978 Tedice da Sanvitale , vicario regio, con 
licenza de* dbdici deputati sopra il buone stato e custodia della inttA e del 
con&do, e degUaltri del goreoH), fece sei sindaci a comprar da dii^ersi, 
e IB particelare da* frati d*Ognissantt deirordine ddglv^Uariliati padroni di 
S. Lucia a ^. Eatebio, pj{i ierre poste fira Amo e Magnone per fabbncar 
il borgo detto *d*Ognissadti, e in testa di esso meiter b porta della citti, 
Its^iando avanli alk^ chiesa h piazza che ancor oggi vi si vede. A. il G. 

(3) Per tl cardinale de' Tomaquinci, Gherardo de,' BuondelDMmti, For- 
tebreecio de*Bostlehi, tuUi tre oavalieri, e per.Oddo AUoYtti giudice. . 

• >4. ilG. 



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380 DEi4<*IST0Jl|B FIOEEIfTINE [An. 1279] 

ambasciadori e siodaci, pregando a v(^r come padre e i>a- 
store universale preodersi la cura di pacificare la lor divisa 
cittk ; la qiiale se nqn riceyeva presto rimedio, si vdde?a cam- 
miuare a manifesta e indubitata rovina (1). Essendo ^uesto 
movimento peirenuto^alla notizia de* (uorctsciti ghibelliai, si 
YoUerO anoor e^sivaler delta preseDte.occasione; e maodando 
ambaseia4ori'al ponteflce, si Qitsero a pregar la SaDtitk Sua, 
che doYesse £ar opera cbe la seotenza deila pace .data da papa 
Gregorio Taono 73doYesse a^er effetto (2). fi jopinione che il 
ponteiice, il quale fu Giovanni Orsino d«tto nel pontiticato Ni- 
cola III, fusse venuK) im>lto Tolentieri a farandar quesia pace 
innanzitraTiofentini^non solo per i^sseimestato riehie^d tanto 
instantemente da loro, ollre quello che s'apparfeDeva al suo 
ufizio, ipa perch^ si, era accorto il re- Carlo aver in un certo 
mode tenure sempre-vive le gare di quella citti^, perch^aveudo 
ella continuo bisogD9 di lui, egli continuameote n'avesse po^ 
tuto trarre i suoi qomodi. Ma colore i ,qua|i^iudican4o seoza 
passtene non aveanoinxib piii rispeUo al re che al ponteQce 
credettpno esser vero che 11 re Carlo avesse talbra^ maliziosa- 
mentelrasandate alcune co^ per tener in neeessitii i Fiorentini, 
e il papa avergli volute tdrre questa occasione con paciiicargli 
insieme^ ma questo non tanto aver fa^to per benefi«io de* Fio- 
rentini quanto per vendicarsi delta repulsa avuta'dal re il quale 
richiesto xla lui con grande instapza a dover far un certo paren-' 
tado fra loro, con superbia non meno reale che f):anzese aveva 
risposto: perch\egli fusse pontefice non^sserxlegna la famiglia 
Orsina d'unparentar^i con la casa. di Francia^ non essendo la 
ffrandezza de'papi cosa eredilaria, ni^avendoi suoi termlQi piii 
lunghiche siabbia la breve vita d'un vecchio. Qualunque dicio si 
fusse la cagipne, egli diede la cura di q.uesta impress^atc^a Latinp 
Fregapane (3) legato apostoUco.in Romagna, uomo di somma 
autorilk, ^\ per la sua molta'scienza e dottrina, e si per la gnu 
zia efavOre che avea appo il 4)onteiice, essendo natod*una so- 
rella di lui. Questi aveudo la commessione amplissima dal ppn- ' 
teftce, con trecento cavalieridella Chiesa giunsaTottavo giqrao 

(1) Ol^igandosi di aver per grato e fermo UH^ quelto che ia Cio fiisse 
ordiaalo.da sua Santitd ^tto pena di einquantamild marche d^argento. • 

(%) Non si resiava intanto da^ dodici e da Baglione da S. Giovaoni vi- 
cario del re in Firenie, e da Adcnulfb Conti proconsola de* Komani» ca-« 
pitano deila massa..di parte guelfa, djl prowedcre che maggiori disordiiii 
non nascessero, e perci^ mandarono a terminare i conflni fira; VoUerra t 
S. GimigiMno e Montignoso. . A. U G. 

(3) Altii scrittori lo dicpno Frangiptme, Certo la fiuni(^ifl sua poi ^ 
scrisse sempre cost. 



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fAH. 1281], LIBRO TEMQ. 281 

di otjo^re in Firenze ove fQ riceTuto pon grandissime dimo- 
Mrazioni d'onore^ coneiosiacosach^ oltre Je processioni del 
clero e de'reUgiosi-dell^ cillii gii usci incoDtro il Carrpccio, 
tuUo il popolo e di moUi speziali ciUadini deputaii a tenergU 
campagni^a e quello che nelle Dotabiii feste solea costumafsi, 
un^raDdissimo numero 'd' armeggiatori. I'cufiosi d«irairti- 
chita dicoDO, che costoro eranogiovani nobili a cavallo, iquali 
TestWano a Uyrea con svolazzi di zead^do colerali, i qjiiali ca- 
TalcandocoD stafHp cortissiR^e, quasi aU'usaDza moresca, quando 
volevarto roinpei: 1^ lance nel saraeino, si levavano rilti, fa- 
cendo della ^eitezza della ioro persona bellissima mostra aVi- 
^ardaoti. ?ion voUe il cardinafe esser ricQ.Tuto altrove che a 
S. Maria Norella, chi^a commessa alia guardia deil'ordine 
de'Predicatori onde e^li era $talo frate ; percb^ stimava usar 
in uo certo modo uQcio di gratitudine onorando con la gran- 
dezza della ^resen^e fortuna qucirordine nel quale egU era 
sUib nutriU>« anzi gli fu soromament^e caroi*es^rsi abbatluto 
a IroTarsi a leropodi poter fondare e benedir la prima pietra 
della nuova chjesa che i frati muravano 11 d'l dedicatoa S: Luca 
Evangelis.la. Consumossi tutlo il resto delFanno, e il mese 
di gennaio del 1281 a praticar le pa6i tra le parti, a ricever 
malleyador? per Tosservanza diesse, e a fimuover le difficoltk 
che in lante contege oedorr^ano, quando del mese 5i febbraio 
ayen^Io la citt^ fatto apparecchiare di grandi^simi pergami e 
palchi di Jegoame sulla vecchia piazza di detta chiesa, e quella 
quasi UMa coperla 4i panni, sentendoil legato es^ere gik tutto 
il popolo ragunata in compagnia de'magistrati, de'sind&cbi 
delle parii^jB-dj. aio^ti prelati, venne con grandissima celebrita 
al luogQ preparatogli, rig^ardevole per la nobilla della fami- 
gUa, per la profbndlth della scienza^ e'per Tallezza del gr^do 
oel Quale si trovava ; ma sppratutto in somma aspettazione del 
popoie, oltre la cosa istessa per qui egli venwa in quel luogo ; 
perciocch^ avendp fama disomonir ed eloquentissimo pr^dica- 
tore, si sapea che avea quella mallina a 3ermonare intorno . 
a'comodf e benefici della pace ; come colui a cui nou era na- 
sct>sto quanto eopra tutti gli altri argomenti talora le sole forze 
delf ignuda eloquenza fossei'hastdnti a levar Tarma di mano 
a^li uomini infuriati, a.plboar ^li odii, ea risvegliare ne*petti 

fk incominciati aYnitigarstil dil^to ela delcezza della qmete. 
veramente i)ench^' fe cose ^ussono gik. conchiu^ e delibe- 
rate, lion fufono le sue parole inutill a far esegufr quella Con- 
cordia con niiaggior prontezza e.incUnazion delle -parti. Pub- 
blieati adonqne i capitoli della pace, e^ffkirata da -ciasCuna 
delle faziohi Tosservanza di essi, fece che i sindachi a ci5 
eletti per noroct e per parte di tutti i cittadini-cosi gueFfi come 
ghfbellini (j)er i qualiesai intenrennero in quell* affare) siba- 
ciassexo insieme; cancellando d'ogni-bando e condennagione 



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282 dell'istorie fiorentiwe [An. 1281 | 

i nomi de'fuorusciti*(eceetto alcuni pochij ai quali pet Tav-. 
venire fosse leciio il venire a starsi;iena citth-partecipando 
degli OBori e pe$i di essa; come ciascun allra buon citfadino, 
e facendosi a xjiascuno di essi "quella restituzione de'beni a 
aramendache Ibsse possibtle, procuqindo tra di lorodimollt 
parentadh . afBnB che con ogoi umana indostria si riparasse- 
che i fondamenti di que]la pace per nuova tempesla non aveV 
sero a rovinarc. E come fece Ira Guelfl e.Ghibellini, cosi s*in- 
gegn5 di fare nelle speziali brighe (6) frJ^ gli stessi (Juelfir 

(l) A.il G. ha rifatlo a suo modo il tratto delle^ pact. Ectolo in n(A» 
tutto quanto : — ft A* 19 pei di novembre, giornodi'domenica, adunatt sulla 
plazM vecchia di Sanla Maria Novella, Seurf a della ■Porta vicario ifcgio, Adi- 
nolfo Gonti capitifno della massa di parte girelfa con i dodici-copsfgU e popolo, 
il cardinale per poter trattare e far la, pace con maggiore stabilitli'e fer- 
mezra, doniand6 ff.oltenne , oltre Tautorita avularte.dal papa', di poterla - 
fare con la stessa che avrebb^ polulo tutto il popolo fiorenttne, e di matter 
pene pecaniarie , pubblicar- beni , coniiscarae , pigliare osfaggi e terre ,_ e 
fare ogn'altra eosa stimata da hii necessaiia per meltere ad effetta slbuona^ ' 
e santa opera. Consuioossi tutto il .festo delKanne in pratirar le paci e 
^1 rimuover le*4ifficult^ che m l^nte cofitese oceorrevano ; quando a* 18 di 
geqnaio ^\ 1280 avendo 1^ cHiik fatto apparecdiiare grandissimi palehi e 
pcrgamo di legname su la detta piazsa, e qnella quasi iutta ooperta di 
panni, sentendosi esser gi4 tutto il popolo nigunal^ il lefato aceompa- 
gnato da fra Giovanni arcirescbvo di Baii« da Paganello-vescovo di Lucca, 
da GuidalOste vescova di Pistofa, c da Guglielmo vgscoxo d'ArctzO,' e da 
altri personaggi , venne con ^ndissimB colebriti al luogo preparatogli , 
esseodo uomo riguardevole per la nobtttji della famiglia,' per U profonditJt> 
della scienza, e per Taltezza d£l grado nel quale si trovava; e soprattutto 
in sorama espettazione' del popolo, ^oltrc la cosa stesSa pet* cui egli veniva 
in quel luogo ; percioccli^ ayendo' fanta di sonyAo ed Clequentis^imo pl'e-i 
dicatore,. si sapea che avea quella niattina non splo a sermonare intomo 
a*comodi«e beneQcii della pace« ma* a ordinare e comandare quelloche 
per tanta buon^opera fusse stimato da lui utile e necessario. E cosi alia 
presenxa di Pierq Stefano Rainei> romano^ pedestd di Fireifte, del jcapitana 
deila massa di parte guelEa, 3el consigtio generale de' tcecento, del parti- 
colate de' novanta^ e del consiglipngenerale 6 df dredcnza della massa di 
parte ^udfa. con i dodici e quattordici buoni uomini, e di4i|tte il jiopoltt 
della citti, aopb aver rimostntto quanto tass€ utile la ptiSe p^ il vtter 
politicd e cnstiano« prenunzio e lod6, Cbe flisse pace tra le parti ^gveUla . 
e ghibeltina, si della citti conetlel fontado e disiretto, la quale ^e che' 
ftisse'dichiarata t cohfermiita col bado da* sindaci delle parti-, che per i 
Gnelfi erano stati elettt Bardcr Ammirato e laeopo d^Augfclotto gii^ri^peritiy 
per i GhibeHkii della citti Pilippo Spinelli e lacopo di Omgnaoo giudid. 



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[An. 1281] LiBRO TBRio. 28^ 

meUeDdoin p«ce i DonaCf con ^H Adimari, gli Uberti coi Buon- 
deliDobti, e ogn'rfllra femiglia cos\ in citta come in jcontado» 
noD senza essernv grandemente celebrata Iff dtligenz^ sua, U 
quale in' qiiesto f^grandissima. E ccnntuitoci5 per niuno sua 
procaccio pel^ eonseguire che i flgliiroli di Rinieri Buondel> 
montL, il ZingaBO, a deCte paci 9Ssentissero ; cos^ al(e radici 
avea spa^o negUanimi \dro I'antica nimistk nutrifa continua- 
mente da naoTe offese^ cos\ fatte cpihe ricevute. 
Acqtieta^ in questo-naodo la dltlTT perch^ ciascUno avesse 

& per raniversiti de* GhtbeNint di fuori della cittJi e del -distretlo Bon?o- 
lino- dt Bonzolo c Lottieridi Variungo giurisperilo. Che daj romune di 
Fireme hsse KStituito a ciascuoa delle parti lutti i benl che avc^f occu- 
pato di- loro , e a' Ghibellini fussero in oUre restiliiiti i fhilti presi' delle 
loro possessioni, qodli pcrd ehesi Irovasscro in essere, con difelcarrtele 
spcsc fiitte^per la guardia de'*cestelH d'Arapinana e di Monlaguto, i quali 
si guardsTttoo dalla Ghiesa rortiana/ come fiii ordinato da papa GregoribX. 
Cbe i b^ tra^'Goelfi e Ghibellini^ atienati da alcuna delle parti senza il 
consenst^ 4)eiraltra, fil3seH ancor essi restitnitr. Cbfe le divisioni di case e 
terre btle dagli -oOziali del comnnQ irfT GneM e Ghibellini resfassero in 
essere, sc per* n«n vi*ftisse chi in quel tempo non. avef^se potiito moslrare 
le sue^ragioni; i»me anche reskisscro riella lor ralidil^ le senten^ date 
daglt HlUali del coBiiine in tempo che le'parti erano in ptice. Che per i 
debiti q^e avessero i Ghibellini siati ribelli co* partkolari non ne pptesserv 
essene astretti elfe dopb quattro roesi, qiieQi perd cben^ fbssero rispetto 
airesiliecadn^ in bisogna. Che i siti dofe il comune avesse fatloThiese, 
strade, ptane', o ease Fiissero pagati s) a* Guelti come a^ Ghibellini. Che- 
fiissc ammlkito ogni bando, pena, condennagioife , scntenza, o privazione 
di beai lattt in tempo deirultime discordi^, ecc^tuato per6 T'banditi che 
avessero avuto htuMh di difendersi , o die fussero stati '4rbTati a rubare 
ammazfaro persone' ecclesiastiehe in.Yaldanio; o che fDssero banditt 
per fobari, assassiiiii, o-^viDlatori di clfiese. Che perle pad e'tregne fatte 
per il passato non si polesse far pagar pene. Che il podesta e eapitano 
do«essero on mese depo quftto ledcr con dodtci*uoioini , sei guelfi e sd 
ghibelliiii, for 'luu rifonriia de* consigli e uM delta dttlin ^n fare uiia 
desGrizione tanto de* GueM ehe de* GblbclUni, e dTquelli che flnssero in- 
difle'rejill, da* Y6itu.n*«ino fino a* sessanta, e tatti- ammeKergli agli uffizi 
seeoiidoU aotnero di ciaScan'a ddle ire sorte ; ecod nfermato gli -uflSd 
e codsijfti,* eleggere dopo oUo |[iomi nemtni sovi per riformarc gli statuti 
della eitta b<^ quiete e ben pubblico. Che le concessioiTi fafte dal commie 
al papa ded^elezioiie del podestii e eapHano della citti stessero ferme. Che 
in afvewn si H capilano prc^^ente cotte '^ialtr^ da deggersiiKJh si ehia- 
mastero pill <capitanr di, iqassa di parte guelfa^ n^ -d^ftUra parte, ma eapi-^ 
tani del popdla fiorentino e eoiiservadoH.di pace. Che essendo negli staiaii 



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284 DELL*ISTORiB FIORBHTIlfB [kjX, 1281] 

la saa parte nel gorerno, di ordioe del legato si crearono gual- 
tordici buoni uomini, d^* quali otto fossero guelfi e sei gfaiibel- 
lini, sotto 1} cui reggimento mutandosi di dde mesi in due mesi 
e sotto nl capitano del popolo e prime consefvadore dr pace, 
che fu Giovanni di S. Eu^iachio, preconsok) de' Roman!, inco- 
ininci6 ciascuiio a godere i fratti d'una dolcissima 9uiete% se 
non che alcun dubbio regnava nelle ifienti di-coloro i qnali se- 
devano al governo della- Q^pubblica per fi eleztooe del nuovo 
iniperadpre Ridolfo: il quafe 9e bene da- piccolo coiiled*Au6- 

fiorentini cosa alcuna in pregiudliio deirtina parte dell^altra, conifa la 
Kbertii ecclesiastic^ , fin d*allora s'uiiendesse anoullata-e levaia via. Che 
dovendosi ancbr per due anni .elegger dal j)apa i podesti e eapitaMi deOa 
€itt&, dovessero aver biascunQ per senizio deU*uficio ctoquanta uomioi a 
cavalk) e cinquanta a piedi; e dopo, gli aitii4>odesUe capitani dovessero 
tener canto^ cavalU e cento fanti, con licenziar tatti^iraltri sUpendiatt che 
si tenessero dal comune a dalle parti. E'pefchd dopo relezione del podesti 
e capitani da farsi dal papa non sf d^ss^ occasione, mediaAte qiu^, di 
alienar la cittji da santa Chiesa , dichiar6 cbe non ^i ppiesse per ^ied 
anni for elezione di persone » tali ufici che fiisse ribello,*o nimioodi santi 
Chiesa. Che un mese.dopo la rifonna de*consigii e ufici della cittii siJ£i- 
cesse nuova lira ed estino de* beDi , tanio delta citti^ ch^'det contado. 
Annulld ogn*obbMgo, giuramento, e compagnia fatta dall'una (aziona»e part^ 
contra Taltra; con proibizione di forne di nuo^, eecettuando le comnagnie 
per cause* di mercaUifa, come proibi il farsi feste.p^r cagione di vtUorie 
-avute l*una parCe contra Taltra. Voile per fenqezia e sicu^z<» di qveeCa 
pace cinquanta mallevadori a sua elezione da tiascuda delle parti, i qu^ 
in caso di rottura pfomettesserp di pagar la pena di cinqoantamilanaiarche 
-d^argehto, e l*una parte nan potesse prometter per Taltra, ma ben potest 
sero ftrto quelli Che non fiissero nd deiruna fa^one nd deM*aitra. Qhe in 
•awenire %* capitani delU citti stesse Taver particolar cura- della, eonser- 
vazione. della pace, e «he le capiUi^i delle arti eon le* lor compagnie 
^iutassero m questo il capitano, non intendendo perdd dimbmir ^lunto 
rautoriti del podestir. Che gll ostaggi-e casfcelK d*Ampuiana^ d\ MonCiguto 
•e di Filiccione', che«si lenevano per la Chiesa romana / si.seguitassero a 
tenere a beneplacito del papa , con poter eambitr gli ostaggi. Che Tuna 
f)art^ e Taltra fiisse tenuta a dare altd ostaggi .e casteUi, secondo che 
|)iaces9e al papa e a faii, per sicurezza dt quests pace^r-e che il commie 
di Fisenze sommimstrasse le spese nefiessari^ per la guardia de^castelli^ 
per il viito degK ostaggi, nel qualg ^ tassato U comune m cinquanta soldi 
di moneta u$uale il mese per ciascono. Che oltre alia conferm^zione che 
ne doveantwe i sindaci delle parti eol bado,, voile ohe dnqoanta aomini 
per parte focesyro kr steasa con obbUgare tlor bem. Che cpoe fiisse 
WU tal ooBfermazieoe, i Ghibellini di Ftrenie e dtatreUo potetoero stare 



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[Alt. 1281] LIBRO TBftZO. 28S 

pargh era venuto airimperio, st sapea nondimeno con guantd^ 
'yalore aveva 6^e anoi inDanzi vinto e ucciso in battaglia il r& 
di Boemia, con quanta autoritihdella maeslb imperlale seTavea 
prhnfL suo malgrado faltp slar ginocchione da?anti , e perci^ 
ID quanta rmutaziou^ era montato appresso tutte le nazioni 
OTO U grido d^Ua sua foma ei^a penrenuto. E bench^ egli fusse 
in gran par^ state creato imperadore per opera e procaccio di 
papa <^regono, e per qij^esto giudicassero molti che eglLavesse 
aMl esser sempre ubbidiente a santa Chiesa, e per conseguente 



iieHa dlti e dtstretto, godeodo i lor beoi pacificameote, e quei delta ci- 
Tilti^ cittadinanza. Nomind quellt che dovevano andare a confinp oel pa- 
Crimooio, e stare in qnepoogiii da dichlararsi da lut tra Orvieto e Roma, 
coo obbligo di rappresentarsi a* rettori , e di -non s*allontabare per dieci 
migtia senza lieenza del' papa, aUqUale stesse il Hcenziargli ; promettendo 
ehe Sua Santitil lo fiirebbe subito che .si fossero ridptti a pace e a'micizia 
per taenq di pareotadi , o in aHra maniera; obbligandogli ancora a dar 
manevadore^per piocuratore avanti al capitanoili Firenze, non solo di non 
partire dal conQno, nia di comparire, pnr per pfocuratore, ogni'volta che 
fiissere'dtati dagli ufiziali del.comone, si per cause civiU come per 
criminaK. I confinati fbrono<del sesto di S/Piero Scheraggio^ Lapo e 
Federigo del %& Faripata^ M^rito, Schiatta detto Tolosato, Lapo det 
giiL'Pien) Asino, e Neri Gbignrtutti deglt Uberti. Biigolino e Perino 
del giii Rainieri de*'Bo'k)gnensi < Caste di Tnifla de^Fiflinti, -Chianni a 
PoliiAO del gift Currado, Tano del giji riHppo\ e Tdndinelio d^l gik Corso 
tolti de' Gangalandi, Neri Culacciata del gi^ Tniffa, Banco del gi& Corsino^ 
e Nerfdel gii Rainieri detto Mooacella tntti degli Kmidex , Bertaldo da 
MoDtespertoli,vAibizo de* Malferari, Lapo del gi& Gaido de* Galli, e Duccio 
del gii Bombemarda degli Schebni. Del sesto di Borgo, Bernardo, Schiatta 
di Bozo , Neri detto C^ind del gii Filippo , Cch del gii Brancaleone, e 
Seolaio del giii SinibaMo tutti degli Scolafi. Francesco del gi& Mazzingo 
de* SoMaaieri. Gnidino di Gianni e Meo di Florehzio de* Guidi, e Paccolla 
de* Ciappardi. i)el sesto di -porta S. Piei^ , Alberto -di Rainieri Rustici , 
Nucdo di Cherardo de* Pilato, Guido Cavaloro e Banconli Rainieri de* Te- 
bBdini , e fioscolino de* Boscolf. Del sesto di porta di Duomo , Giovanni 
di Lione e Cecco di Martello de^ Caponsacchi, e' Giuseppe da Castigljone. 
Del sesto -di porta S. Pancra^lo, Primerano, Ceflb) Tecco di Gherardo^ 
Xsinello di Tmdemmictolo e Berto di Ruggieri del Mosca tutti de* Lam- 
bertl, Seda de* Migliorelli, e Lapo (|e^ Ghiandoni. Del sesto d*OItramo^ 
Vinatdo di BencWenni, GHino di Cherardo f e Martinacdo d*Aldobrandino 
tniti ire degli Ebriachi, Tommasino <lel gi^ Rinucdnq dei MannelK, Neri 
di Razzanello de* Razzanelli, Gifido Omod^,'Tomabene de* figflluoli di Da- 
niello Bianco , Bartolo di Meglio de* Quercetani , Ifente d*Andi^a d*Ugo 
Medici, Goglielmo Pazzi di YaldamO) e Guglielmino de* RicasoU. Alconte 



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286 DELL*ISTOaiE FIORENTINB [All. 1281] 

.^mjca di coloro che teneaoo coo lei, nondimeno per antica 
speri'enca s'era vedulo quanto malegevolmenie conveniva^b 
nisieme la sede ^postolica ^ Uinip. rio; e quando pure.nel r^sto 

.non avBsse animo 6 cagione d*alienacsi dalta Ghiesa, not\ ai^csi 
a credere che egli fusse perchicchessi» jper.lascil^r ftndar male 
le ragioni imperiali. lu loscana esser t Piftabi e i Sanesi popoli 
devoli molto agrimperadori. Costoro, tputi bassiper la poteoza 
del re Carlo, laeilmenle av^rsla dubUara che fius^ru in ogni 
tempb per sollevardi, se avedSonocbTporgesseioraquelcaUlo, 
iliquale infino a quel tempo era- btato dale ai loro avversari. I 
quali sospetli crebbono ancor moUo piii; percioccho dicendo 
egli di dover venire in Italia, avea maudalo innffnzhne' fnesi 

Guido Novello lascio che stesse fuori, di Firedzc e suo di3tF^tlO' a bene- 
placito del papa. Ordin6.clic ollre a* suddavr-conlioati « tutti gli Ubeili, , 
Scolail, Laniberli, Fifanti e Bplogncnsi reslassero^fuori della cittit lontano 
diecilniglia per sei mesi. Oltre ^lla pena ^ cinquanUinila marche d*ar- 
gento da applicarsj la meik alia parte o&servanle, c I'altca m^i^ alia Ca- 
tnera della Chie^ romai^^, priv6 i particolari die non osservassero d'ogni 
feudo che tenessero dalla Ghiesa , e della inel4 de' hem loro propd, ton 
rendergli inabili ad ogni ufizio, c privargti della cfttadinanza : scoiftitfucaado 
e privando d'ogni benefizio ecclesiastico quel clierico cbe faccsse cosa al- 
cuj\a cohlra qu&sla pace e suo lodo. E facendolQ la ciflii*e il comune lo 
priva d'ogni feudo e piwiWgio ch^ avesse dalla Qiiesa, sottopopendUlo fin 
d'allora airinterdetto, ollre la pena pecuoiaria. Tton voile che a* Ghibellini 
fusse leeito sollo nessuo pretest© o rispello, ancora cho impcriale o neale, 
d'andar contra la Ghiesa, aHricneDti cadessero nelle pene di .violato/i della 
pace, e alia Ghicse ne stesse la dicbiar^izioiie. AnDiUld ogni ordine e sla- 
luto del comune, che in alcun modo^potesse esscre ^otra quesia pace; 
gli osservatori della quale furooo assokiti dalla soomiimca data da papa 
Gr^orio per la^ fatla far da lui, e non ossciVata,; riservando a si e alk 
Ghiesa Tautoritili .di poler arcrescere e dtminuire a questp suo Jodo,*il 
quale fece' apprarar da quei. cbe si Irovaron presently Finila si celehre 
azione con applaiiso universale , si atlese a jueller io efietto le cose de- 
terminate, e a' X di febbraio i Gu^lti e. QhibelUni uugran numero non solo 
la rattilcarooo e oonfemiarono, ma a' 18 poi Tuna pisirte c Tallra ne dl^tte 
mallevadori per le cinqnantamila marcbe d*argentOL A' 27 i conli Guidi, i 
conti di Mangone , i Patzi di Valdamo , e gli Ubaldinl della Pila s'obtii- 
garono a mille msnrche d'argento pec ciascuno per Tosservana » daisdone 
piallevadori ciltadini ftoreiifmi. Quests diverse aziopi di quesia pace se- 
guita di febbraio son forse cagione cbe, coofondcndolc gli serilton pen- 
ghino la pnncipale fatta a' 18 di gennaio nel mese di, febbraio. L^uHima 
che noi ne iroviamo registrata ae* libj^ pubblici 6 il giuramento che ne 
fcrero per rpsservanza i consoli delle artt al medesimo cardioafle a' 7 
di marzo. » 



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[An. l^lj LiBRC Tj^RZo. 287 

passati Tarcivescove di Treveri, significando fra gli altripopoli 
a'Fioraitini ste^si la'sua venula: talchi^ stavano gli anirai di 
cIas«UDO sospesi, ye^gendo cod quanli eguali pcricoli si riceve 
q si ricusa^di ricev^e un liomo pqtentc a casa. Questa paura 
era tania in loro maggiore, quanlo cho vedeano lo slesso re 
Carlo, principe eccelfentissimo e di singolar ^p^odezza nel- 
Tarme, epotente d6b meoo per lo parentado del re di Francia 
AVLO nipoie- carnale*che per l(j proprie forze, essendo signor 
' delVuDa eValtra Siciliae <iella Provenzapt oltre quel che pos- 
sedeva in Francia di sua eredita paterna, aver apcor luLdato 
silcun segno di dul?ilare delfa venula deirimperatore, avendo 
con grande instania procuralo d'imparen tarsi con seco in pren- 
dendo per nroglie di Carlo Marlello fijgliuolo del prejice Carlo 
sue iigliuolp ufta figliuola deiriniperadore. ^h era di poco rao- 
mentQ a questi tra'vagli Tesser sopraggiuntaln quest'anno del 
•mese (Tagoslo la^orle del papa, 'e Tapparir dimcollainlorno 
al crearO' il nuovo ponteCce (1). E dontuUocit) ricusando quoi 
della terra di Pescia per se^uitarela fazion^gWbeHina d'ubbi- 
diisea'Lucchesi, e.essendovi i'Lucchesriandati con I'-esercito, 
iTiorentiQi con^^ lorq amici non restarono d*an(Jacvi, bench^ 
s*ingegnas8ero di rappacificajii insieune. Ata i Lucchesi ripren- 
dende i Fiorentixii c^e non^ venirano f Ite guerre cbn quelle 
ardore dhejper U ten\pi' addietra costulnavano, p^:esa che eb- 
bon^ la terra la pos()(io a fuooo. L'imperadore Ridolfo, soUe- 
citato dalla fazioo ghibellina coniinuanlenie a venire a ricono- 
scere le imperial! ragiorii occupate.in Halia, vi mando un suo 
vicario cHianiato Uott4Pi il quale g cou le-forze o con I'autoritk 
cosljrigneise i pdpoli sudditi airimperijo a giurar/edellk all'eletlo 
impertidore, Matostm non essendo venuto con pidVehejJrece^lo 
cavalieri, ancora che (acendo residenza in S, Miniato al Tede- 
sco ayesse prontissimi a tutli i suoi voleri i Pisani, e pgr questo 
si fosee po6to a far guerra co' Fiorentini e co' Lucchesi, i quali 
ricus.avano d'ubbidir ay'imperadore, dicendo ch'egU aou avea 
ragienealcuna nelle Ipro citUi, ineominciava ad esser disprez- 
zatb da- nimicl ; nQassinianaente che ciascuno s'incpminciava 
ad.accofgerg che.rimperadore per Timprese^ che avea in Ale- 
magiia, non ayrpbbe mai avuto il destro di passar in Italia. 

. (1) Papa Nicoli costriose Y Impec^tord a rendere alia sedia ponlificale 
ilgiuramenio che aveva o^atto dalle Ron^agne (30 giugno 1278), tolse a 
Ca^lo d'An^^d il Vicariato deH'Impero datogtl da Clemente IY,«la digaitii 
di Seoatore- cooferitagli 4» Urbano IV. Quasi tuUi gli scriitori affermano 
che mirasse a porre de^ suoi du€ nipoti^ uno re di Lombifrdia , Taltro 
di NajH^li. 

La se^ rimase vaeapte sei rae^ fra tumulli gravi degU Orsini e degli 
Anuibaldi. ' ^ 



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288 dbll'istorie fiokentine [An. I281]| 

Onde parea che quesio niandar iricario in Toscana fusse piii 
per tagUeggrar quelle citt^ libere in a!cuna "somma di denarii 
per valersene nelle guerre d^Alemagna, pbe per/arcosa*d*al- 
cuna impoftanza in Itaiia. N^ i Fiorenttni sotlilisstmi invest!- 
gatori delle menti de' privati hoe che de' principi, s*inganna- 
Tono punto in questo; imperocch^ ipcommciato' a tenlare ii 
vicario dell'iniperadore.^Bjrovatdlotoolto^irrendevole nel fatto 
del denaro, si portarond in guiea con lui, che datogli'uua coa-r 
veniente somma diVioneta soito pretesto che rimnerador (sic- 
come fece)^ gli antichi*pVi?ilegi da^altri imperadori ottenati 
confermasse Ibra , di. cheto e amichevolmebte 11 condussoqo 
poi a partirsi di Toscana (1). . • 

Appena era no queste cose iTcquetate, ch^ .apparvero segnt 
di nuove pertucbazioni, essendosi fisola* di Sicilie/ per la su- 
perbia e libidine che in quella senza alctin freno esereitavano i 
soldati franzesi^ ribellata al re Carlo, e i Sicitiani aveano preso 
e nominato a lor re Piero re d* Af agona ; non solo p^r lo valor 
di quel re* da cut ^peravano poter ess^r dlfest, ma per esser 
roarito\ii Oostanza fligliuola del re "Manfred!; talche 8*iheo- 
ni!nciaya*a'<lubitare del regno -di Puglir/ pavendo che fusse in 
piede la^vera e leg!ttim»erede ti quel rean^i. Quind! pe; cop- 
seguente nasceva il jBdvvertimenlo di iutto lo StalQ di parte 
guelfa ; la ouale, ancorch^ fossero in Fiienze ricevuti i fuorvi' 
stJiti ghlbellin! , era 'ner5 quella che preyaleva nel govemo e 
ammiriistramento*deIlo Slatb. Cercarono*i Florenlini con ogni 
Idro mdustrta di provvedere in cosi grande accidenle alle ne- 
cessiUi del re Carlo; siccome airantica-amtcizia e obbligh! che 
aveano con qnel re si conveniva.f! perauesto glimaOdaroao 
un aiuto iimio piii notabile per la quaFita cne* per lo numero 
delle genti. ImpercTcch^ erano cinquafita cavalier! di corredo 
insieme con cinquanta donzelli (cosi si chiamavano colore che 
erano designati-cavalieri) delle pii^ nobili e principal! Case di 
Fkenz^, ma con tanti altri beaa cifairallo, che tutli insieme 
facevano in ogni modo un^ compagnia di cinquebtfnio ciivalli, 
sotto la guida del conte Giiido da Battifolle ; al quale fa fiepub- 
blica avea donato il padiglione del pubblico per onorar^con 

(1) Nel principia deiranno 1^1 fra i primi pensieri de* Fiorentini fii 
per mezzo dt Geri di 'Cardinak> e di Giovanni del Volpe di fare assicurare 
le loro mepcanzie ^* Genovesi per terra e per mare, roentre che fiissero 
in vascelM di Genova ^corae accordarono poi con Aldobrandino lloricuopi 
aipbdsciadore delta, terra di Fabbriano, che non. si pagasse gal»eUa alcoii* 
da* Fioreiftini in Fabbriano e sue contisido, e cosi da quest! in Firen^ ; e 
perchd messero pena a chi.contraffiaeesse, voUero cbe la pena fusse ptj^ta 
alia sempUce parola di chi fiisse stato eostrelto di pagar la gabella, il che 
sia detto per mostnur la realtji in mateKa tli mercatura. A. il G. 



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[All. 1281] LIBRO TBRZO ^269 

quaote maggiori dimostrazioni potessero Taiuto che porgerano 
al re. Ma non per questo era raoimo de* Fiorentini quielo. Im- 
perocch^ alii scompigli del rfegno s'aggiugnevano i movinienti 
di Romagna, tanto piii pericolosi quanto erano p'lh vicini ; con- 
ciosiacosach^ Guide conte di Montefeltro, capitano sagacissimo, 
entrato in qiiella provlncia cod la forza de^Ghibellini, s*era 
impadronito di molle terre, e benchft il niiovo pontefice, il 
ouale fu di nazione franzese (l\ detto Martino IV, per rime- 
diare a questi mali, rinaosso da quel govemo Berloldo Orsino, 
▼*avesse mandate Giovabni d'Epa, franzese, Domo moUo famoso 
neirarme, e questi per tradiraento avesse ricuperato Faenza, 
Dondimeno non molto dopo per sagacitk del conte Guido era 
da lui con tutte le sue genti slato rotto a Forl'i ; da che si vedeva 
molto la parte ghibellina andar riprendendo forze e potere. 
Per la qual cosa (2) essendo in Firenze gran gelosia dello Stato 

(1) Simone di Brion gi4 tesoriere di S. Martino di Tours. 

Vedendo que* di Yiterbo che la non si flniva di creare il Papa perchl^ 
re Carlo volea ed i cardinal! rifiutavano, \\ chiusero e fecerli digiuntro a 
pane ed acqua. Martino eletto scomunicd per cotesto i Viterbesi. 

(3) Fu mandato dugento cavalli in aiuto della Ghiesa sotto la cofldotta 
di Sinibaldo de* Pulci e di Gberardo de* Tornaquinci. Per la Caciliti cbe 
si trovava in Firenze da perturbatori della quiete pubblica nel farsi can« 
cellare i bandi e le condennagioni, s'accresceva sempre pii!i il numero 
dentro della citt& e fiiori degli oppressanti e degli omicidi. 1 proposti al 
govemo stimarono che fusse bene di accrescere Tautoritii al podest^ , il 
quale era Maffeo de* Madii o Maggi , perch^ potesse proceder del fatto 
contra i malfiatlori, come anche punire e gastigar quelli che fiissero andati 
andassero contra la Chiesa romana, e che il capitano del popolo atten* 
desse con piu vigore alia conservazione delle paci fatte dal cardinale Latino 
e delle da (arsi. E perch^ d'ordinario dalli scioperati e malestanti ven- 
gono piu facilmente le soUevazioni e le rapine, ordinardiao che quelli che 
Mn aveano patrimonio o arte da poter vivere fiissero c^cciati della citti 
e del dominio, e quelli delle case grandi c potenti in particolare, fussero 
costretti a dar raallevadore di vivere quietamente ; come vollero che il 
pod^ti fistrignesse quelli che aveano odio e inimicizie per alcuna offesa 
ricevuta, a darlo di non offendere. Gli ordini e le leggi senza la forza da 
fadi eseguire son piuttosto incitamento che ritenimento al far male ; ordi- 
narono peroid : che i quattordici buoni uomini con quei savi che paresse 
loro fscessero elezione di mille uomini della cilti amatori e zelatori del 
ben pubblico,'de' quali dugento fussero del sesto d*01tramo, dugento di 
S. PilJipo Scheraggio e centocinquanla per ciascuno degli altri quattro sesti 
^ un ^onfaloniere per ciascun sesto ; e ciascun gonfaloniere avesse la 
^aa insegna de* colori di quella del Carroc<;io, divisati come appresso. Che 
i gonfiilonieri de' sesti d'Oltramo , di Borgo e di S. Pancrazio avessero 
Vol. I. — 19 Amhirato. Istorie Fiortntine. 

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290 DBLL*ISTORIB FIORENTINB [AN. 1281J 

loro, e per queslo parendo alia maggior parte che i Ghibellini 
secondo la forma lasciata dal cardinale Latino partecipassero 
inolto dello Stato, e che nelle importanti cose che poteano tut- 
todi avvenire Tarer ad accozzar sempre qualtordici uomini 
generasse gran confusione, si posono ad andar cercando nuoya 
forma di governo. E sopraltutto parve che si avesse avulo ri- 
guardo a fondar uno Stato affatlo popolare, non volendo che 
fussoDO ricevute al governo persone cne non fussero comprese 
sotto il nome e insegna4*alcuna arte, eziandio che quelle arli 

nelle insegne il bianco di sopra e il verniiglio di sotto , e ncl bianco di 
questi tre sesti fusse I'insegna di ciascun sesto, cio^ d'OUramo un pon- 
tiCello vermiglio, di Borgo una capretla nera e di S. Pancrazio una branca 
di leone verraiglia". Le insegne de' sesti di S. Piero Scheraggio, di porta 
S. Piero e di porta di Duomo avessero il vermiglio di sopra, e il bianco 
di sotto. E nel vermiglio di S. Piero Scheraggio fusse un carrello di 
color celeste o azzurro. In quel di porta S. Piero le chiavi gialle , e in 
quel di Duomo I'insegna di S. Gio. Battista, e cosi fussero dipinti i pavesi 
e Tallre anni di ciascun sesto. Di questi mille uomini, quei d*01trarao« di 
Borgo e di S. Pancrazio dovean radunarsi e servire per il capitano del 
popolo ; e quei degli altri tre sesti per il podesta, con doversene farogpi 
anno nuova descrizione, con proibizione ad ogn'altro in tempo che questi 
fossero armati e chiamati a suon di campana o m altra maniera , di far 
radunanze e usdre delle loro contrade ; e le insegne e gonfaloni si dovean 
dare in pubblico parlamento dal podesta e capitano. Fatte queste provi- 
sioni per la cilta , pensarono a fortiflcarsi di fuori col far unione e lega 
co'popoli vicini.Fu percid a' 10 di febbraio dell'anno 1282, che in Fi- 
renze era capitano del popolo Niccoluccio degli Uguccioni da lesi , e po- 
desti lacopino da Rondelia, da' sindaci della Repubblica convemito in Prato 
co*sindaci di Lucca, di Siena, di Pistoia, di Pralo e di Volterra, lasciando 
luogo a Colle, a SImgimignano e a Poggibonzi, di far lega per dieci anoi 
a difesa comune con taglia per un anno di cmquecento cavalli armati di 
lingua francigcna con un cavallo e un ronzino per ciascuno. I patti piu 
importanti furono ; che nessuno de' collegati potesse muover guerra senia 
il consenso delle due parti ; che mossa ad alcuno de* collegati tulti gii 
altri lo dovessero aiutare , come anche dovessero essere contra chi Icn- 
tasse di mutar lo stato o governo di alcune delle dette comuniti. Che fra 
detti collegati non si pigliasse gabella o dazio di robe e pcrsoae, ma clic 
si potesse andare liberamente per tutlo , con procurar che il vescovo di 
Lucca permettesse lo stesso per i luoghi del suo vescovado. Che essendo 
gli amici e nimici comuni , non si potesse far alcun trattato di pace*o di 
tregua senza il consenso di tutti ; e che si eleggesse un capitanp della 
taglia, il qual irovo poi del hiese d'ottobre essere stato il conte Guido 
Salvatico dc' conti ^uidi. A. U G, 



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[An. 1281] LIBRO TERZO. 291 

non esercitassero ; perciocch^ siccome non stimavanocosacon- 
veniente il levar in tutto il governo di mano de* nobili, cosi 
giudicavano esser necessario che almcno col nome che pren- 
devano depouessero parte dell'alterigia che porgea loro quella 
boriosa voce della nobilla , acciocch^ la distinzione che avea 
fatto ne'cittadini in processo di tempo la virtii o la fortuna, si 
agguagliasse ora in quanto piu sipotea sotto il titolo dell'arti, 
DOQ meno comune al nobile che airignobile. II che h stato 
anche osservato benissimo infino a' present! tempi con la voce 
di ciltadino; talch5 il nome di gentiluomo h stato da molti usur- 
pato piii come cosa forestiera che per propria della citta , e 
come il nuovo governo in apparenza e m lalli s*avea a coto- 
mettere in mano d'uomini di costumi quieti, cosl non vpllero 
altro nome arrogarsi di quello che altre volte nella cittk si era 
costumato, massimamente essendo di questo reggimento stati 
i primi ritrovatori i mercatanti di Calimala. II numero primie- 
rament^ non fu piii che di tre, n^ il tempo, il che si osserv6 
quasi sempre, passo lo spazio di due mesi. I primi che a questo 
ufficio fussono eletti furono Bortolo de' Bardi , Rosso Bache- 
relli e Salvi Girolami. II primo veniva per lo seslo d'Oltrarno 
per Tarte di Calimala, il secondo per S. Piero Scheraggio per 
I'arte de' Cambi^tori, il terzo per lo sesto di S. Brancazio per 
Tarte della lana. A costoro furono deputati sei berrovieri e sei 
messi, i quali aveano cura di richiedere i cittadini. Fulli asse- 
gnata abitazione nejla casa della badia, ove per tutto lo spazio 
che durava il loro magistrate si aveano a ministrar loro le 
spese jlal comune , perch^ stando quivi di e notte potessero 
come ^i luogo pubblico esser presti tutti insieme alle bisogne 
della citt^. E a' cittadini insiememente non fusse fatica d'andar 
per le case private cercando colore della cui opera aveano di 
oisogno. In compagnia di questo magistrate andava ilcapitano 
del popolo, col quale tulte le grandi e gravi cose della Repub- 
blica s'aveano a governare. Finite da costoro il tempo del loro 
magistrate alia melk di agosto, perche gli si era date principio 
alia metk di giugno, s'avvidero i cittadini, che la cosa pro- 
cedea molto bene; se non che essendo tre priori solamente, 
e de' tre sesti per volta, parea che in ogni priorata ora Tuna 
mela e ora raltra della citta reggesse la Repubblica , e non 
tulta insieme. Onde deliberarono che essendo la cfttk divisa in 
sei sesti, sei per conseguente dovessero essere i priori delFarti. 
E per questo alle prime tr4i aggiunsono quella de' medici e spe- 
ziali , de* setaiuoli e merciai, e rullima de' pellicciai (1) . In questo 
jjccondo pjriorato venne a Firenze Carlo principe di Salerno fi- 

(1) Alle sette arti maggiori furono poi aggiunte 14 rainori. 1 heccai 
colVinsegna di un montone nero in campo bianco ; i calwlai con tre stri- 
scie nere traverse in campo bianco ; i galigai con bandiera bianca divisa 

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292 DELL'iSTORie FIORBNTINE [An. 1281] 

gliuolo del re Carlo, richiamato di Provenza dal padre per tro- 
varsi coa esso lui alia guerra che s*avea a fare in Sicilia per 
la ricuperazioae di quel regno. Fu ricevuto dalla citti con gran- 
dissimi onori ; perciocch^ oltre che a lui s^appartenea la suc- 
cessione de* reami e stati paterni , avea incominciato a dare 
tali segnt di magnificenza e di liberalita, di cui non hanno i 
principi instrumenlo pxii atto con che prendere gli animi dei 
sudditi e degli amici, che molti credeltero che di gran lunga 
dovesse egli avanzare la gloria del padre ; al valore del quale 
essendo di grande spazio restato inferiore, aggurfgliale nondi- 
meno le virlu e i vizi delFuno e delFaltro, poterono fare non 
meno grata la memoria sua che quelladel padre. Intanto perche 
restasse in questo principio a' Fiorentini alcuna memoria della 
passata sua, egli vi fece tre cavalieri della casa de' Buondel- 
monti, con gran piacere della cittk, ehe ella si venisse tutlavia 
illustrando nella dignity de* ciltadini suoi; essendo I'ordine della 
cavalleria il piii supremo onore che possa ri^pvere lo stato ci- 
vile. Ma appena era il prence Carlo parlilo di Firenze , che 
giunsero nuove come il re Carlo, il quale con un grande eser- 
cito s'era accampalo intorno a Messina, a' ventiselle di set- 
tembre era stato sforzato di partirsi quasi rotlo dalFassedio, e 
che il capitano floreniino v'avea nel ritrarsi perduto il pa"'' 
glione del comune; il che fu cagione che con tanla maggior 
diligenza attendessero i Fiorentini alio stato delle cose lore, 
non mancando intanto in quel che poteano di giovare agu 
amici, siccome feciono poco dopo la passata del prence Carlo, 
ricevendo con qgni sorte d'onore Pietro conte d'Alenzone fra- 
tello del re di Francia, il quale con molti cavalieri passava nel 
regno in aiuto del zio. Le quali cose tulle furono tanto piu 

perpendicolarraente da striscia venniglia ; i maestri (muratori) con una 
scure in campo rosso ; gli oliaridoH, un Hone rosso con rarao verde in 
campo bianco ; i linaiuoH , una bandicra di due lisle una biadca e una 
nera; i chiavaiuoli, due chiavi in campo rosso; i coraaoi, una 
spada vermiglia e un'armatura azzurra in campo bianco; i coreggiai, 
campo bianco diviso da due strisce rosse ; i legnaiuoli, un albero ritlo 
sopra una ca^sa di Iegno;gIi albergatori, una stella rossa in carapo 
bianco ; i fabbri con le tanaglie in campo bianco ; i virmttieri col calice 
azzurro in carapo bianco ; i fomai, una slella bianca in campo rosso. 

La differenza delle arii minori dalle maggioji era che il Gonfaloniere di 
Giustizia non si poleva eleggere che dalle raaggiori. Le bandiere delle arti 
sono anchc oggidi esposte fuori di Orsanmichele a Firenze il dl di S. Anna, 
memorabile per la cacciala del Duca di Atene, avvenimenlo di cTie * parola 
alPanno 1843. Le statue che oniano le pareti eslcrne di quel portico del mer- 
caU) del grano ridolto a tempio sono operc d'insigni artisti a spese delle arti 
stesse. Cristo e S. Tommaso son del Verroccbio, S. Giorgio, del Donalello. 

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[An. 1282J LiBRO TBRZO. S93 

degne di coDsiderazione, quanto che in quelFanno fu grandis- 
simo caro di vettovagUe in Firenze, e died d\ ioDanzi al natal 
del Signore, appunlo il di che fioiva il terzo priorato, per so- 
verchio di piova Arno crebbe in raodo, che allag5 quasi tutto il 
sesto di S. Pietro Scher&ggio, e altre strade che sono appresso 
il fiume con grandissimo dan no de' cittadini. Tulle queste cose 
passarono cosi dentro come di fuori della ciltk Tanno 1282, 
memorabilissimo sopra tutti gli allri per incominciar quindi il 
magistrato de' prion, ond'^ tra ciascuno volgatissimo il Libro 
del priorista , avendo la cilia con perpetuo e certo ordine da 
questo principio continualo d'anno in anno i nomi di tutti i cit- 
tadini che a queirufficio inlervenivano, ma sopra tutto perch^ 
datosi adito a nuove genti di venir innanzi per la participa- 
zione del reggimento, vennero su nuove famiglie; onde quasi 
spenla del tutto , o almeno invecchiala , queiranlica cittadi- 
nanza, s'incorainciava a sentir sorgere quasi in una nuova ciltk 
un'altra propagine di genii: Strozzi, AcciajuoU, Albizzi, Buc- 
celli, Mancini, Rinaldi, Guicciardini, Soderini, Pitti (1), Ricci, e 
di quest! allri moltissimi. E si vedranno gli antichi condurre 
[lanto pu5 lo scambiamenlo delle cose umane] se del nuovo 
gDverno vorranno parlicipare, pian piano a nuovi nomi ripren- 
dere, e quasi mascherarsi sollo altre insegne, perch^ non fus- 
sero del seme e delle schialte di quelli primi uomini ricono- * 
sciuli. Conciosiacosach^ quello che airaltre cittk suole recare 
splendore, in Firenze era dannoso, o veramente vano e inulile. 
Di qua si yedranno i Tornaquinci in Popoleschi, in Torna- 
buoni, in Ginchinotli , in Cardinali e in Marabottini Irasfor- 
marsi; i Cavalcanti in Malatesti e in Ciampoli; gl'lmporluni 
in Cambi, e cosi allri molli; e in sonima chi I'arme, cni i co- 
slumif e chi gli esercizi mulare. Se pure, come anche a raolli 
accadde , non furono di coloro i quali con allerigia piil che 
loscana amarono piil loslo il nome di quella antica nobillk , 
ben che ignudo e povero rilenere, che ricever in casa, ancora 
che piena d'utile e di riputazione, quella voce e quei costumi 
e quelle arti del nuovo popolo. Da che sorgeranno le contese 
mortali delFuna fazione e deirallra, acciocch^ quando accaderk 
darsi bando al detestabile nome di Guelfi e di GhibelHni, non 
rimanga la ciltk, ove fecondamenle alligna Tumor delle parti, 
privff della semenza di fresche divisroni. Da quesli rampoUi, i 
quali in quest'anno furono senza dubbio gittali, a tale si vedrk 
crescere il favore della pazza plebe , che vedrai pervenire il 
govemo della c\i\h neirarbitrio de'Ciompi, risedendo nel pii!l 
sublime luogo del reggimento, e dando le leggi al popolo no- 
renlino colui (2), il quale uscito poco innanzi dalla bottega 

(1) Quest! PUH prima erano degli Ammirati. Ne dice Vaotore nel libro iv. 

(2) Michcle di Lando. 



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294 dell'istorie fiorentine [An. 1283] 

unto d'olio, e di bruitura ripieno, avea scardassata la lana; 
perch^ infmo ne' petti degl'uomini amanlissimi delta liberta, 
venuta puzza e orrore di simil condizione di vivere, nascesse 
in processo di tempo hon ingiusta n^ punto disonorata voglia 
di jpassar ad una moderata forma di principato. 

Gia era entrato I'anno 1283, quetissimo alia repubblica fio- 
rentina (1), quando a' 14 di marzo il re Carlo venne a Firenze 
per passar in Guascogna; ove di comune consentimento s'a- 
vea a lerminare la differenza del regno di Sicilia con Pielro 
re d*Aragona, non con maggiori eserciti che cento cavalieri 
per uno con la stessa persona loro. N^ in questo uficio voile 
mancare la cittk a tantore, perch^ non usasse seco ogni segno 
d'affezione e di gratitudine. essendosi trovati molti cavalteri 
e cittadini fiorenlini i quail se gli profersono largamente per 
dover esser di quel numero. Ma egli fattovi otto cavalieri tra 
Fiorentini, Pistoiesi e Lucchesi, pass6 airimpresa deliberata 
per esser con poca sua riputazione beflfato dal re catalano, il 
quale giudicando esser opera piii regia il saper conservare in 
qualunquc modo un regno di nudvo acquistato, che Tespor 
la persona propria al pericoloso accidente d'una quasi singolar 
battafflia, avendo maestrevolmente levato Carlo di Sicilia, e 
tiratolo in Guascogna, con pari arfeiGcio lo schern'i, quando es- 
sendo opinione che egli non dovesse piu comparire in Bor- 
della ove s'avea a combattere, avendo in un di cavalcato no- 
vanta miglia, vi venne in sull' estrema ora del giorno tanlo 
tardi che il franzese se n'era parlito, acciocch^ al re Carlo in 
cosi importante e notabil perdita di un reame non restasse 
almeno questa vana consolazione d'aver con la corporale bra- 
vura costreUo il nimico a confessare che non gli era bastalo 
Tanimo d'affrontarsi seco in quel particolare corabattimenlo. 
Quasi nel medesimo tempo che il re giunse a Firenze vennero 
novelle come le genti del papa aveano ricuperalo Cervia, e 
come le cose de'Ghibellini e del conle di Montefellro anda- 
vauo Mittavia peggiorando; n^ molto and6 che s'ud'i Forli es- 
sersi resa alia Chiesa, e cosi quasi (utta, Romagna i quali suc- 
cessi non potevano dispiacere a'Fiorenlini, veggende superiore 
la fazion del ponteftce, a cui essi eran devoti, e avean man- 
date genti in aiuto. Anzi fu opinione di molti che n^ In per- 
dita di Sicilia fatla dal re Carlo fusso nel segreto in Firenze 
stata molto grave a coloro che governavano ; non perch^ de- 
siderassono essi nuova potenza in Italia, ma percho molto le- 
mevanovche il trovarsi quel re bellicosissimo in una conlinua 

(1) E avendo il primo di febbraio domandato licenza Paolo Malalesla 
da Vemicchio, capitano del popolo, d'andarsenc a casa, fu elctto pertutto 
aprile in sue luogo Bernardino della PorU) da Parma , il qual era nella 
ciltft con titolo di difensore delle arti e arlefici. A* il G> 



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[An. 1S83] LiBRO TBRzo. 295 

ielicit^, non gli avesse ud di a generar qualche pensiero nel 
capo di occupare \o Stato loro ; talch^ a chi amava la sicu- 
rezza della sua Repubbiica parea cosa utile che egli fusse in 
simili travagli occupato. Cosi h circondato da continui sospetti 
e quasi sempre pieno di gelosia Tamore della iiberta. Per le 
quali cagioni sentirono veramcnte i florentini queU'aDDO moUo 
prospero; oltre che le ricchezze de'cittadini per Tindustria 
propria de'Toscani, e per la quiete d*alcuni anni passati vdti 
di guerra, erano molto accresciuie ; di che ne diedono segno 
i giaochi con grandissima pompa celebrati per la festa di San 
Giovanni. Conciosiacosach^ la famiglia de'Rossi, raesso insieme 
di molti denari co' lor vicini e amici, ordinarono una nobile e 
ricca cumpagnia detta deiratnore; nella quale convenendo 
mh di raille uomini vestiti luUi di bellissime robe bianche in 
teste e in balli si sollazzavano , e in gran conviti di cene e 
di desinari riccamente e con reale magniflcenza spendendo ; 
alia cui^fama, perch^ il corso di cotali feste dur6 pii^ di due 
mesi, non solo concorsono buffoni e piacevoU uomini di tutta 
Italia, a cui si donavano robe, e erano ben veduti, ma molti 
gentiluomini e cavalieri che le corti di grandi principi erano 
usati di frequentare vi vennero i quali onorevolmenle rice- 
Yuti erano ancora accompagnati a cavallo per la citth e di fuori 
come alia qualitii e meriti di ciascuno si conveniva, con tanto 
splendore della citth e de'cittadini, che quelli non a modesta 
e sobria civilt^ avvezzi parevano, ma come se per lunghissimo 
spazio di tempo co'grandissimi re neVeali palagi fus^ero stati 
allevati. 11 che a molti diede materia di ragionamenti, dicendo 
che quelle erano troppo morbidezze, e che piii lodevolmenle 
facoTano i loro antichi i quali rozzamente veslendo e mode- 
stamenle mangiando, le grandi imprese a pro della loro Re- 
pubbiica fornivano. Ma con le immoderate spese crescere im- 
moderatamente la cupidity delPavere, la quale torcendo Tamor 
del pubblico ai privati comodi, riempie la citlk d'ambizione e 
d'invidia, morbi pestiferi per mezzo de'quali vanno a certa 
roTina i piccoli insiememente e i grandi imperi. Ma altri piil 
benignamente queste cose interpretando dicevano che non 
erano da calunniare coloro i quali piuttosto a pubblica lotizia 
che a'privati diletti parte delle loro facolf^ impiegavano, co'quali 
modt-la cittk stessa tra Taltre d'ltalia ne monfava in gloria e 
riputazione. Anzi doversi sommamente commendare che con 
auella opportuna liberalith miligassero Tacerba fama della 
norentina parsimonia. N6 fii sentita grave, come di loro emoli 
e di fazione contraria, la perdila de'Pisani in questo anno i 
quali venendo di Sardigna con cinque navi grosse e cinque 
galee sottili cariche di molte mercatanzie, scontrati sopra Ca- 
pocorso da' Genovesi, dopo lunga battaglia erano stati vinti 
e fatti prigioni con danno notabile diquella Repubbiica; poi- 

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S96 dbll'istorib fiorbntinb [An. 1284, 

cb^ oltre piCk di millecinqueceQlo di essi, che n*andaroDO le- 
gati a Genova, la valuta delle robe perdute, senza i corpi delUe 
navi e delle galee e delie munizioni che in esse erano, fu sU- 
malo che passasse la sorama di centovenliinila fiorini d*on). 
Ma raddoppiossi il danno de* Pisani Taprile deiranno seguente 
per un'allra molto raaggior roUa che essi riceveltono dai me- 
desimi Genovesi, avendo in ua'allra battaglia navale d'iuia 
nave grossa e di trentacinque galee, perdutane la melli, e il 
conle Fazio lor capitano pervenuto in poter de'nimici. In Pi- 
renze nel medesimo tempo avendo Arno allagata gran parte 
delta citia, e per questo con niaravigliosa niina cadutene tutte 
le CHse del Poggio de' Magnoli sotto a S. Giorgio, venne la con- 
traJa di S. Lucia ad esser aspramente danneggiata. 

Ma le calamitk de' Pisani andavano tuttavia diventando mag- 
giori ; i quali avendo messo in ordine un'armata di cento galee, 
veiiuti coi medesimi Genovesi a giornata presso I'isola delta 
M^'loria, ve ne perdetlero quaranta le quali pervennero in po- 
ter de' niroici senza altre mol^ che furono messe in fondo, 
e restaronvi tra morti e afTogali in mare p'lh di sedicimila Pi- 
sani; traendo i buoni uomini a divina operazione che in quel 
luogo fussono eglino cosi sanguinosamente stati sconfltti ove 
for^e cinquanta anni addietro essi sconflssono i Genovesi, nel 
qunl luogo aveano scelleratamente annegato in mare tanti pre 
lati che di Francia venivano al concilio romano, intimato da 
papa Gregorio IX per provvedere a'danni che santa Cbiesa ri- 
cevea dall'imperador Federigo. Vendetta lungo tempo aspet- 
tata da coloro i qiiali, dal non veder castigate le scelleratezze 
de'popoli, molto dubitavano che allri non prendesse tuttavia 
mag;jior ardimento a usar male la pazienza delta divina bontlt. 
Non si atlristarono i Fiorentini di quesla ultima rotta de' Pi- 
soni ; ebbero bene ond^ dolersi per la sconfltta ricevuta in 
mnre del prence Carlo figUuolo del re Carlo, il quale era stato 
pot'O innanzi fatto prigione da Ruggieri dell' Ona ammiraglio 
del re Piero d'Aragoua. Cotante rotte ricevute da'Pisaniiurono 
cagione che veggendo i Fiorentini il destro di poter leggier- 
men le abbattere le forze loro ogni voUa che su auesta occa- 
sione si coUegassero co'Genovesi, si posono a farlo con ogni 
diligenza, avendo tirato dalla loro 1 Sanesi, i Pistolesi (1), i 

(1) n Ranalli stampd Pisani , ma il testo dice Pistolesi e dice bene 
percbd anzi erao contra i Pisani, e non ler collegati i Fiorentini. 

A. WG. fece a suo modo tutto questo tratto, e scrisse : « Furono cagione 
che i Fiorentini si lasciassero persuadere da' Lucchesi ad entrar con loro 
e CO* Genovesi in lega per la loro total ruina. E perci6 i sindaci di Genova 
e di Lucca il venerdi tredicesimo giorno d'ottobre radunati nella casa 
diUa Badia in Firenze, dove &i trovava esser podest^ Bartolonuneo de' Maggi 



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[An. 1264] LifiRo tbrzo. 397 

Pratesi, i Volterrani, i Sangimignanesi e i Colligiaoi. N^ si 
dubilava della vittoria se questi popoli di Toscana per terra, e 
i Genovesi J3er mare, siccome era delibe'rato, si lossero volli 
d*uD medesimo animo contra la cittk di Pisa ; conciosiacosach^ 
g'lh si poteano scorgere chiaramente i segni della presta ro- 
rioa di quella Repubblica ; poich^ avendo i Fiorentini dal canto 
lore mandato dalla parte di Volterra seicento cavalieri, e cosi 
ciascuno altro popolo della lega secondo la tassa a ciascuno 
iraposta, le avevano in Valdera occupato di moUe castella, e 
tuttavia procedev/ino innanzi con animo di accamparsi alia 
primayera deiranno seguente sopra la citta di Pisa, massima- 
roeote, perch^ i Genovesi per mare con sessanta galee aveano 
abbattuto Porto Pisano, e i Lucchesi aveano ^randemente 
guasto quel paese che guarda verso i loro conflni. Ma appena 

da Brescia, e capitano del popob Coiradino de* Savignani da Modena ^ 
fecero lega con Brunetto Latini e Maoetto di Benincasa , sindaci del co- 
maoe di Firenze a questo effetto , Don solo per il tempo che durasse la 
gnerra che si faceva contra a* Pisani , ma- per venticinque aoni dopo, con 
patti che i Genovesi dovessero far guerra per mare a* Pisani, e i Fiorentini 
e Lucchesi per terra , da cominciaria in termine di quindici giomi e se- 
guitare ogn'anno, con tener i Genovesi cinquanta galee grosse contra ai 
Pisani, mentre che Tesercito gli guerreggiasse perteita. Fu lasciato luogo 
airaltre comunitii di Toscana d'entrar neila lega, come fu ditto di venti 
ciUadini pisani di quelli che si trovavano prigioni in Genova, purchd giu- 
rassero di for guerra co' castelli che aveano nell'arcivescovado di Pisa e 
in Sardigna a quella dttii , e di non tomar in essa n^ nel suo dominio 
per ottener pace. Vollero ancora che il conte Ugolino , il qua! era pur 
prigione in Genova, come anche i suoi figliuoH e il giudice di Gallura, ci 
potessero entrare in termine di un mese, con patto di farsi cittadini ge- 
novesi , e di tener in feudo da Genova le terre e castella che aveano in 
Sardigna e giudicato di GaUura , conforme che le tenevano da Pisa , alia 
qual citt4 dovessero far guerra alia volont^ de* Genovesi, con altre condi- 
zioni. Che se Anita la guerra per mezzo di pace o in altra maniera di con- 
eordia i Pisani la rompessero ad alcuno de' collegati, gli altri lo dovessero 
atutare. Ghe i Fiorentini e i Lucchesi non dovessero pagar gabella di \Ci- 
tovaglie che per mare toccassero Genova e suo dominio , e i Lucchesi 
promessero a parte a* Fiorentini che non le pagherebbero in Lucca e suo 
distretto, con procurar che facesse lo stesso il vescovo per il dazio e pe- 
daggio di Montopoli , come anche in Lunigiana di qua da Magra ; e tutto 
in considerazione (Vessere i Fiorentini entrati in tal lega a lor richiesla; 
ft percid si trovarono prftsenti al contratto il podest^ e capitano di Lucca. 
Fatta quesla lega, nella quale entrarono altri comuni di Toscana, e eletto 
per capitano della taglia Nello da Pietra, il quale secondo gli scrittori sa- 
nesi i di easa Pannoehieschi , i Fiorentini mandarono dalla parte di Vol- 



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298 dell'istorie fiorentink [An. 1285] 

era entrato Tanno 1285 (1) che le differenze deTiorenlini co'Pi- 
sani si composono congrandi querimonie della lega, che senza 
saputa dei compagni e senza aver riguardo alle conyenzioni 
avute tra loro, le quali erano slate fermate con solenni sagra- 
menti da ciascuna delle parti, avessero preso cos\ fatto par- 
tito; ma quel che fuancora peggio, non senza alcun dubbio, 
che essi fussono a ci6 stati indotti da' danari del conte Ugo- 
lino ; il quale veggendo in cosi fatti scompigli potersi insi^no- 
rire di Pisa, ogni volta che cacciandone i Ghibelliui la ridu- 
cesse a parte guelfa, fece di maniera coTiorentini, oltreaver 
lasciato in poter loro le castella occupate, anioltide* quali che 
aveano il governo in raano mostrando di mandar a donar Oa- 
schi di vernaccia li mandd pieni di fiorini d'oro, che U co- 
strinse a posar Tarmi, le quali essi poi feciono posare sC Sa- 
nesi, lasciandocomodithal conte di reggerquella citti secondo 
11 piacere di lui (2). 

terra seicento cavalieri, e in Valdera occuparono di molte castella, essen- 
do$i fra gli altri sottoposto loro i conti di Monlccuccheri coLloro castello, 
il quale fu conscgnato a Coppo e a Bernardo de' Rossi sindaci della Re- 
pubblica. A' 21 del mese di dicembre Rinieri vescovo di Voltcrra avendo 
nel suo vescovado ricevuto di molti danni da* Pisani con esscre stato pri- 
vato di molte cast^la, le quali non potendo riavere senza Taiulo de' Fio- 
rentini, valulosi perci6 di questa occasione, ne concede alia Repubblica fin 
al numero di ventisetle, per certo termine da approvarsi dal papa, e tutto 
per rimborsarla deHa spesa che avea fatta in riacquistargli , con autorit^ 
di poter iabbricare un porto di mare in quel del vescovado. Procedendo 
cosl i Fiorentini innanzi con animo d'ar^mparsi alia primavera delKanno 
seguente sepra la citti di Pisa, massimaniente. » 

(1) Nel quale in Firenze esercitava la carica di podesti Giliolo de* Mac- 
carutn da Padova, volendo quei che govemavano metier rimedio alVabuso 
dei chierici, e di quelli che vestendo come tali in luogo del brevario por- 
tavano armi offensive o difcnsive per la citUi e per il c^ntado, fecero uno 
staluto nel quale era ordinato che tutti quelli che fossero Irovali con esse, 
per non proceder centra le lor persone, e che avessero padre, avo, fra- 
felio , zio , altro parenle da lato di padre , da' quali cfrellivaniente non 
fussero divisi, la condanna che andava sopra del cherico si posasse sopra 
del parenle piu propinquo. A. U G. 

il) Ma non devo io Jasciar di metier qui la scusa che ^e addussero i 
Fiorentini a' Luci*hesi il primo d'agosto, facendo Tambasciadore di quest! 
mstanza in Firenze d*aiuto di gente per lo esercito che intendevan di fare 
contra a* Pisani. La quale fu che fin alii 8 di giugno passato quando si 
trattava di fare esercllo gcnerale contra de' Pisani, lacopo vescovo di Fi- 
renze (questo fii lacopo nato in Castelbuono, contado di Perugia, e cavato 
dalla religione, era slato fatto vescovo di Firenze, dopo esser questa ehiesa 



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[Ax. 1285] LIBRO TER20. 2^9 

Quasi nel medesimo lompo giunsero novelle della morte del 
re Carlo ; la morte del quale, essondo s(ato grandissimo amico 
de* Fiorenlini (non ostante che talora si avosse avuto alcun so- 
spello della molta potenza sua), grandemente increbbe a lulta 
la cittk, massimamcDle che verso gli ultimi anni suoi molto 
avea coraincialo il re a sentire la fortuna avvorsa ; la ribellione 
di Sicilia, la rotta deirarmata, la prigionia del flgliuolo erode 
del regno, oltre la propria morte succeduta in tempo che si 
preparava per vendicarsi deU'offese ricevute ; in modo che 
siccome I'aver prima vinlo e morto in due grandi battaglie due 
re, acquislato cosi nobile imperio, fattoa se tributario il regno 
di Tunisi, e disteso la fama del suo nome e lascinto parte di 
ragioni e di pretendenze agli eredi suoi nell' imperio di Co- 
stantinopoli, gli avea acquistato appresso di tulti ben gloria e 
ripulazione grandissima, ma quella accompagnata da somma 
invidia e timore, cosi le prcsenti sciagure, scemando negli 
animi de*popoli la paura, aveano generato in tutti una certa 
piela c compassione de^sinistri e infortunii di cosi valoroso e 
nobil re ; dal quale se tu levi la crudelta molto biasimata in 
lui per quella memorabilee tremenda ingiustizia che fece del 
giovane Corradino e di tanti altri signori presLin sua compa- 
gnia, certo a falica Iroveresti principe alcuno che per molti se~ 
coli innanzi o dopo gli si pptesse ragionevolmente aggua- 
gliare; perciocch^ fu Carlo uomo intendentissimo de'fatti della 
guerra e soprammodo coraggioso, di sano consiglio, fermo 
nelle promesso, molto vigilante in qualunque cosa si mettea 
a fare, largo co'soldali, onesto di coslumi, di poehe parole ma 
di grandissimi fatti, e dalla bocca del quale siccome non s'udi 
mai bugia, cosi fu da lei lonlanissimo il riso, o qualunque altra 
cosa la quale gli potesse dar segno di vanitli. A che s'aggiu- 
gnevano le doti della natura, grandezza di corpo, fortezza in 
tuttc le membra, e aspelto pieno di maestk roale; se non che 
nelle guerre, e quando egh si crucciava,oltremodo diveniva 
terribile c feroco, come quello che essendo di colore ulivigno 
e di gran naso ritenea molta fierezza ncl riguardare, parendo 
che gillasse dagli occhi scintille di fuoco. Ma i Fiorentini es- 
sendo nel resto le cose loro molto quieto, non avendo guerra 

sbla vacante pifi anni, da papa Onorio succeduto ncl ponleficato quesl^anno 
a Martino, c cosi le discordie de' canonici del capitok) ftorenlino, volendo 
una parte per vescovo Schiatta d<?gl! Ubaldini e TaUra Lottieri della Tosa, 
cbbero fine) delegate . del papa , avea fatlo inslanza con ammonizione ai 
Fiorentini che non solo non si procedesse alia guerra, ma che si desistesse 
da ogni atlo d'ostililii contra a' Pb>ani, volendo Sun Santiti traltar la pace; 
€ che parendo alia Repubblica cosa ragionevole Tubbidire in questo al 
ponteGce, non poteva sodisfai^ alle domande de' Lucchesi. A. il G. 



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300 DBLL*ISTORIB FIORENTINE [An. 1286] 

di fuori e dentro vivendo in molta tranquillity, volsono ranimo 
ad ampliare la cill^, che fu la lerza e ultima cinla di 'mora 
insino a presenti giornl, dopo che ella era stata edificata, il 
che tutlo segu'i col consiglio e ordine d'Arnolfo di Lapo, chiaro 
e famoso architetto di quei tempi. Lastricarono la loggia d'Orto 
S. Michele, ove si vendeva il grano, e s'inconiinci5 grande- 
mente a riparare la Badia la quale per la sua antichitk era raolto 
guasla; operandoin ci6 molto Tindustria de' priori che furono 
a quei tempi ; la memoria de'quali non pare che meriti di stare 
nascosla alia notizia de' posted. Questi furono Gio. Ugolini, 
Manetto Ferraccini, Lapo d'Ugolino, Ruggieri Tornaquinci, 
Donato Ristori e Passa Finigiierra (1). Fu notato da raolti, che 
quanto questo anno era slato a' Fiorentini prospero per le cose 
loro, cos\ fu di fuori calamitoso p^r la morle di molti prin- 
cipi, essendo oltre il re Carlo morti il pontefice, il re di Fran- 
cia e il re di Aragona. Continu6 Firenze nella sua quiete quasi 
per tutto Tanno 1286 (2) : nel quale il nuovo pontefice Onorio 



(1) Trovandosi in questo tempo capitano del popolo Balduino degli Ugoni 
fu dato danari agli uomini di Monteluco della Berardenga per finir di ctgner 
di mura il lor caslelb. A. il G. 

(2) Nel quale si pose rimedio alle luolte difficolt^ che nascevano nel 
riscuotersi le allirazioni , si per i sesti della citt^ come del contado , con 
danno e spesa di quelli che spesse volte erano astretli a pagare in due 
luogfai. Furono per tanto eletti, trovandosi capitano del popolo Florino da 
Pontecarali da Brescia, sei ufficiali per rimediare a tale inconvenienle. E 
il conte Alberto da Gapraia trovandosi allirato come nobile nel popolo 
di S. Michele a Pontormo in mille lire , cosa insolita a' conti di Gapraia, 
essendo allirati i suoi fedeli per il coraunc di Firenze , ottenne d'essere 
cancellato. Fu dato anche ordine del mesedi luglio delmododelproceder 
contra a' debitori fuggilivi , a' quali non vollero che polesse giovare n^ 
feria, nd statuto, nh che potessero esser difesi senza dar roallevadore. E 
perch^ in una citt^ ben ordinata ogni cosa non buona d^ fastidio, fu li- 
mitato fin il prezzo all'ingordigia de* fomai per la cocitura del pane , del 
quale in quesfanno fu in Firenze carestia. L'ottobre poi essendo capitano 
del popolo Monaldo de* Monaldeschi da Orvieto, e podest^ Matteo da Fo- 
gliano da Beggio, furono fatte leggi contra grandi a favore del popolo, 
costrignendoli a dar mallevadori di non offender gli arteflci, i beni de* quali 
essendo molestati , la legge obbligava. i grandi che davano la molestia a 
dovergli comprare, volendogli gli artefici vendere. L'aver il papa dato 
animo e fovore a Prinzivalle Fiesrx) de* conti di Lavagni suo cappellano, 
fti cj^one di farlo ele^ere vicario deirimperio in Toscana ; la qual carica 
avendo volutd esercitare co' Fiorentmi, e. non volendo questi riconoscerio 
per nulla , fu cagione che venisse a dicbiHrazione di bandirgli e condeiH 



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[Alf. 1287J LIBRO TBRZO. 901 

vedendo la Chiesa fiorentina essere stata molti anni senza 11 
suo vescovo, u6 i canonici divisi, chi io volere Schiatta degli 
Ubaldini e chi Lotlieh della Tosa, pie^arsi di convenir flnal- 
mente in uno, promosse a quella dignita un religioso, 11 cul 
nome fu fra lacopo d'un castello del Perugino detto Castel- 
buono. Li plebe fu alquanto aflfannata per lo caro delle vet- 
tOYaglie, 6 verso il principio del verno s'incomlncio a sentire 
alcuoa perlurbazione di guerra. L^origine e 11 One di questo 
movimento fu tale: Era vescovo d'Arezzoun gentiluoroo della 
faniiglia degli Ubertiul di YaldarnOt detto Guglielmino, di sua 
Datura piu'inchinato all'opcre della guerra che a' fatli della 
religiooe, e oltre a ci5 di f.-izioue ghibelllno, il quale come 
uomo inquicto e desideroso di fare alcuna opera lodevole a 
pro/itto della parte, menando un sottile traltato con molti fuo- 
rusciti non men di Firenze che di Siena e d'Arezzo, fece in 
modo che ribello a'Sanesi il Poggiodi S. Cecilia, castello posto 
nel loro contado assai forte, e dal quale rimanendo in po(ere 
de'ChibelUni, grand! progress! si poteano fare contra colore 1 
quail amavano lo state di parte guelfa ; perch^ consideVandosi 
rimportanza di questo successo, 1 Fiorentini essendo di ci6 
rlchiesli, volentieri aggiunsono lelor forze a quelle de'Sanesi 
in compagnia degli allri popoli confederati. Ando I'esercito 
della- lega sopra il Poggio niolto vigoroso, cos'i per la raolti- 
tudine de'soldati come per la tiobiha del capitano, il quale era 
11 conle Guido Monforle, quegli da cul gli anni addietro era 
In Viterbo stale ucciso per vendetta del padre Adouardo conte 
dl Cornovaglia; e contnttoci5 non prima che passati cinque 
mesl, essendo entrato Tanno 1287, ilpoterono conseguire. Im- 
perocch^ il vescovo, uomo coraggioso, sommovendo per tutlo 
le forze de'GhibelUni, avea piii volte tentato di liberar 11 ca- 
stello dairassedio; ma essendo ognl opera indarno per la 
superiority de'nimici, e per questo veggendosi quel di dentro 
dl^peratl da potersi pih tungo tempo difendere, la notte del 
sabato deirulivo, del mese d'aprile, abbandonarono il castello, 
ma DQn In modo che sentiti dalle guardie molti non fussero 
stall tagliati a pezzi, e altri pervenuti vivi in poter de'nimlcl, 

nargli, della qual cosa ne fu fatto dalla Repubblica appello airimperadore 
Ridolfo, al papa, o ad altro giudicc competente a elezione dei Fiorentini. 
I qoali volendo provvedere al buon governo de* popoli di Valdelsa soggetti 
in parte a Rinieri vescovo di Volterra, convcnnero con lui di mandarvi un 
vicario a vicenda. Verso il principio del verno s'incoraincio a sentire alcuna 
perturbazione di guerra, e percid fu in Firenze eletto sindaco, perch^ in- 
sieme con quelli di Siena, Pistoia, Volterra, Prato, Sangimignano , Colle 
di Valdelsa e di Poggibonzi radunali in Castclfiorentino fac«ssero taglia 
iosieme di cinquecento cavalli. A. il G, 



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302 dell'istorib fiorentine [An. 1287] 

i quali, menati a Siena, furono come disleali e traditori del 
loro comune aspramente giustiziati. Qiiesto fine ebbe per al- 
lora il movimenlo de'Ghibellini (1), essendo nel inedesimo 
tempo morto Onorio ponteflce, nobile romano di casa Savella, 
il quale era succeduto a Marlino, la cui morte non fu discara 
a' Fiorentini, conciosiacosache contra la natura degli altri pon- 
tfefici suoi predecessori avesse piultoslo favoreggiato i Ghi- 
bellini che i Guelfi, soddisfacendo in ci5 piu al costume della fa- 
miglia che a^li antichi interessi de'pontefici (2). Appena erano 
tornali i fanli e i cavalierl a casa che la citta ebbe a correr 
rischio di cadere in una civile battaglia, se dalla virtil di Matleo 
da FogUano di Reggio, il qualeera in quel tempo podestii, non 
vi si fusse riparalo ; i cui giudici avendo condannato a morte 
per un omicidio fatto TotloMazzinghi daCampi, caporale d*uo- 
mini sanguinari e per altre scelleratezze famoso, e andandosi 
perci5 a guastare (3), Corso Donati cavaliere (era quesli nipote 
di Donato Donati, chiaro per esser nel 17 intervenuto neirim- 
presa dij)amiata| la cui autoritA e s^guito era molto grande, 
qual se ne fusse la cagione, accompagnato da molti suoi se- 
guaci voile tor per forza il Mazzinghi a'ministri che il mena- 
vano alia gtustizia. Ma il podestk fatto sonar la campana a 
martello, fu cagione che il popoloincontanente corse all arme, 
e venutone chi a pi6 e chi a cavallo si pose a fare spalle alia 
famiglrn, con altissime voci gridando che la giustizia si ese- 
guisse (4). Il podesta voggendo il popolo armato in favor suo 
comand5 che Totto in luogo di mozzarglisi il capo fusse stra- 
scinalo per terra, e poi come infamc impiccato per la gola. E 



(1) Quando in Firenze reggendo la caries di podesli Bertoldo de' fi- 
gliuoli di Stefano proconsolo de' Romani, fu prowislo a richiesta degli am- 
basriadori di Padova, che tra Tuna e Taltra citti non si desse rappresaglia. 

A. UG. 

(2) I Fiorcntini stimando neccssario di forlificar la taglia, mandarono Ri- 
nieri de' Pilli cavaliere e lldebrandino da Cerretoguidi giudice a CastelGo- 
rentino dov'erano i sindaci dcirallre comunita, con ordine che si riducesse a 
niillecinquecento c^valli armigeri, e perchd si procurasse che le citta di 
Lucca, d'Aiezzo, di Chiusi 6 la terra di Montepulciano entrassero nella 
taglia, c^n cercare di quietar Pistoia e gli altri comuni, i quali pretendevano 
d'essere slali aggravali da Rinuccio da Famese, generale della taglia, nelle 
condeimagioni per i soldali non rappresenlali. A.ll G. 

(3) Guastare per gimthiare. Pregh coluif che a giiastare il menava, ecc. 
Bocc, Nov. 47. (A wise del Ranalli), 

(4) Mirate rispetto ciie si avea per la giustizia e perle leggi, che senten- 
ziate si aveano ad eseguire, e al niinimo cenno il popolo, senza scusa, o ri- 
chiesta, immantinente ponea mano. 



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[AZT. 1287] LIBRO TERZO. d(& 

coDtentandosi che i cominciatori dello scandolo fossero con- 
dannati id raoiiela fere cessare il romore, essendo molto com- 
mendato da ciascuDO cos'i doiranitnosita dimostrata in punir 
il reo- come per la prudeoza di non voler far prove nel resto 
deira potenza di cosi gran ciltadlno, come era Corso Donati, 
se avesse volute procedere criminalmente conlro la sua per- 
sona. Senl'i ancora^queH'anno la citta i danni del fuoco due 
volte appreso in diverse parti, non senza gran danno d'alcuni 
cittadini. La prima fu nel palagio de'Cerretani pressoal Ve- 
. scovado, il quale con molte case attorno arse tutto, e la se- 
condain porta S. Pietro nelle case e palagi de'Cerchi, ove il 
danno fu stimato molto maggiore ; perciocch^ essendo i Cer- 
chi grandi e ricchi citladini* tutti i loro mobili e arnesi di casa 
i quali erano di pregio e molti, con miserabile strage furono 
preda del fuoco (1). 

Vacava tuttavia la sede apostolica, e i Ghibellini tra per lo 
passato favor di Onorio, e per trovarsi il Ogliuolo del morto 
re' Carlo prigione, e per non esservi di presente ponlefice al- 
cuDO, aveano incominciato a prender gran baldanza. Quindi 
nacque che s'insignorirono d'Arezzo , e ci5 fu cagione della 
guerra tra* Fiorentini e gli Aretini ; la quale perch^ fu poscia 
molto notabile, non sara fuor di prepo«ito narrare piii oa alto 
Torigine di cotal movimento, perch^ i leltori piu distintamente 
e con raaggior chiarezza comprendano i primi semi e le ca- 
gioni delle guerre e discordie de' popoli. Gli Aretini avendo 
veduto come i Fiorentini dopo che avevano create il magistrate 
de' priori le cose loro erano procedute assai bene, con Tesempio 
di essi, pres^ono partite d'inlrodurre una simil forma di go- 
verno nella loro Repubblica, e perci6 coslituirono un capo 
chiaraato priore del popolo ; essendoii accorti per lunga espe- 
rienza che la liberie e meglio difesa dal popolo che da nobili. 

(1) Non ostantc quesli mali incontri nella cillS, non'si restava di pensare 
aUe rose di fuori, e volcndo soccorrere Carlo il j^iovane nipote del re Carlo 
f»eril suo passaggio con osercito in Sicilia, fii dato ordinc nel principio di 
luglio di trovar denari ; e passando poi di novembre la princi^iessa Maria sua 
madre per Firenze, che se n'andava in Ppovenza per procurar la liberazionc 
di Carlo suo marito, quello che fu poi delto Carlo U, oltre agli onori faltogli, 
fu regalata dal pubblico d'una tazza d'argento dorata entrovi cinquecento 
fiorini d'oro ; regalo, a chi non ha riguardo alia copia dell'oro e delKargento 
di questi tempi, di non poco rilievo. Fu ben di grande importanza e rigo- 
roso rordini? rhe s'era falto nella citta per Icvar via il concubinato, avendo 
posto la pena del fuoco a tutti quelli die tenessero donne per tale effelto a 
loro spese, o obbligate con scritta, o in altra maniera , conoscendosi molto 
bene quanlo con tal peccato andasse congiunto Timpediraento de'matrimoni. 

A. il G. 



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304 DBLL*ISTORIE FIORSNTINB [All. 1287| 

Ma siccome ciascuQ governo facilmenle trabocca negli errorl 
piii vicini, il prtore del popolo aretino iRcominoid per si fatto 
modo a traboccare ne* peccati della popolarita, perseguitando 
i grandi e coloro i quali erano piii possenti , che gener6 in 
molli desiderio dt cose nuove, non parendo loro di poler lungo 
tempo reggere sotto quello impotente iraperio della plebe. 
Capo di costoro fu un cavaliere della famiglia de' Boscoli detto 
Rinaldo, il quale comuDicato prima il suo pensiero cou gli altri 
Guelfl e con Tarlalo cilladino di somma ripulazione, fece in 
guisa che preso il priore a man salva, e cavatigli g\i occhi, pre- 
stamen te ridusse il governo in mano de' nobili ; tra* quali erano 
indistintamente i Guelfi e i Ghibellini^ Ma i GhibelUni essendo 
ingrali del beneficio ricevulo, e non volendo aver compagni in 
quel dominio che non s'avcano saputo acquistar con la propria 
virlu, St volsono per via del tradimento a cacciar i Guelfi dtella 
palria, e tenulo segrelo trattalo col vescovo GugUelmo » col 
padre di Buonconte di Montefellro, co' Pazzi di VaLdarno, con 
gli Ubertini, e con altri fuorusciti di Firenze, diedono loro di 
notte tempo una porta della citt^ ; e in questo modo entrati 
in Arezzo ae cacciarono i Gueltl, i quali di loro niuna guardia 
prendevano, e subito diedono la signoria e governo della ciltk 
m potere del vescovo GugUelmo, come uomo stimato valoroso 
e grandissimo partigiano. Aggiunsesi a questo moto la venuta 
di Princivalle del Fiesco, vicario dell'imperatore in Arezzo, 
chiamato primieramente da quei Ghibellini i quali aveano tQ- 
nuto mano al trattato contra de' Guelfb; il quale con alcune 
genti che avea menato con seco, e con la lega delle terre ghi- 
belline di Toscana, incominci5 a far guerra a' Fiorentini e ai 
Sonesi; onde la citlk fu piena di grande spavento. Gontut- 
tocio i Guein discacciati d' Arezzo, avendo preso il castello 
di Rondine e il monte a Sansavino, moslravano le cose loro 
non essere in tutto disperate, e cercando Tamicizia de' Fio- 
rentini leggerraento Totlennero, e di comune consentimento 
della lega fu loro assegnata la cavalleria della taglia, la quale 
era di cinquecento cavalicri, perch^ tenessero molestala la 
citla d'Arezzo (1 :. In questo modo s*incominci6 la guerra tra 

(I) PercW a' 17 d'ottobre, essendo capitano e difensore del popolo in 
Firenze lacopino Ricco da Trevisi, adunati i sindaci de* ceniuni della taglia 
co' sindaci della citt^, che erano Arrigo del Boccaccio e Lapo del gi4 Rinuo 
cino, nella chiesa di S. Giovanni, risolveltero che fosse dato loro cinque- 
cento cavalli col capitano della taglia, con sollecitare che si meltessero in 
punto tulti i millecinquecento della taglia, per augumpnto della quale ne 
fussero distribuili trecento da vantaggio tra* collegati ; e per impedire che i 
particolati, rispetto al guadagno, non portassero in Arezzo roba o mercanzia 
d'alcuoa sorte, vi posero pene assai rigorose.ll sindaco de* GuelG usciti 



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[An. 1288] LiBRO terzo. 905 

qnesCi due popoH, tirando cia^cuno con s^ la sua fazione ; ma 
quelki de' Ghibellini giudicata tanto mk potente, quanto aveano 
con sh gli'aiuti deirirhf^eradore, e i Guelfl mancavano di quelle 
forze cop le quali solevano esser superiori, massimamente , 
che creato il nuoYO papa Niccola Iv il dtcioUesimo gtorno 
deiranno 1288 (1), non parea che avesse ad esser pih favore- 
Tde alle cose toro di quelle che si fusse stato il suo predeces- 
sore Onorie (2), perche essendo il febbraio i Ghibellini ira- 
s'corsi in sul confado iiorentino, ardendo intornoaMoDtevarchi 
di molte case e capanne, non fu ifinno che ardisse uscirli in- 
coniro. Anzi passaiido in quel de' Sanesi, cacciarono la parte 
guelfa di Chiusi , e feciono lega co' Chiusiai. N^ tra Tjuesti 
lermioi parea che avesse a posarsi Torgeglio deffli Aretini, il 
cui vescovo Guglielmino non contento d'aver falto yenir il 
Ticario deir imperadore , d'aver preso la signoria d*Arezzo, e 
d'e^sersi in un certo mode assicurato con la confederazione 
di tutti i popoli che teoeano parte ghibellina in f oscana , si 
Toke anche agli appoggi di fuor di quella provincia, congiu- 
gnenjdosicon quelli del ducato, con Marchigiani, e con Roma- 
gnuoli, 1 quali venutigagliardiin Arezzo, minacciavano d^aver 
a questa volta ad abbattere in tutto il nome de' Guelfi in Italia. 
Per la qual cosa i Fiorentini furono costretli a pensare a* casi 
lore, e a risolversi di far un grandissimo sforzo, congiugnen- 
dosi con tutti i confederati e amici lore, per resistere a questo 
impeto; e conoscendo, poich^ era cosa necessaria venir a bat- 
taglia, esser partite non solo piii onorevole, ma in parte piu 
sicuro, andar a incontrar il nimico che aspeltarlo, deliberarono 
che la guerra si facesse inlomo le porte e mura d*Arezzo, te- 
nendo quanto piii fusse possibile i nimici discosto di casa. 
Erano nelFesercito de' Fiorentini tremila cavalli e il numero 
de' pedoni aggiugneva a dodicimila. Ma perch^ d cosa utile 
conoscere qhali erano le forze delta Repnbblica in quel tempo, 
e quali quelle de' lore coUe^ati, e in che mode concorrevano 
alle contribuzioni delle genti che mandavano alia gaerra, sark 
hene fame in questo luogo menzione. I cavalieri delle caval* 

SAreao promesse di non far pace nd accordo di sorte alcnna senza il con* 
sense de* Fiorentini e degli 4tn colle^ati, e di non si ^legger persona per 
capo signore, e di tener a loro spese almeno cento cavalli per attendere 
9i\A rtcuperazione d'Arezzo, dove riuscendo loro d*entrare, non risolvereb^ 
bero che quello che fusse di consenso di tutti i collegati. A . il G, 

(1) Girolamo da Ascoli ftrancescano, ma eletto il 15 febraio; rinnnziddua 
volte Jd digniti e non consent! a teneria che ai 22 del raese stesso. 

(9) Percid in hrenze entrato nuovo podesti Anlonio di Fnxirago da Lodi 
il primo dl di gennaio, fu dato ordine di far assoldare dugenloeinquanta ca- 
valli e di prowedersi d*un buon capitano. A.ilG. 
V©1. 1. — ao Ahmirato. Istorie FiorerUine, 

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306 DBLL'iSTORIE FIORENTINB [An. 12B8] 

late di Firenze erano duemila. Ohiamavaosi cavallate le bande 
ordinanze de* cavalli^ pcrcioceh^ ciascun citladino, cbe avea 
il podere, dovea quando veniva il tempo della guerra l^ovarsL 
col suo cavallo in ordine , siccome faono oggi i fanti a pi5 e 
siccorae faceano anticamentd i Romani. Ad altretlaDtb mimero 
arrivavano i cavaUeri, i quali erano condolti al soldo del co- 
muae. I cavalicri della taglia de' GuelO erano»d'prdinario cin- 
quccento. Questo numero non si altera va mai, ma era cosi 
determinato inAn da quel primo tempo, che si faceva osi 
rinnovava la lega. Ma negn accidenti importanti che occor- 
revano, faceva, oltre questa prima. taglia^ ciascun comune un 
altro* numero di cavalieri, second© ricercava il bisogoo e se- 
condo il poder di ciascuno per soccorso (1) e aiuto degli amici 
loro. Lucca dunque mand6 trecento cavalieri, ne vennero in 
Pistoia cinquanta (2] e altrettanti ne di^ ciascuna di queste 
terre; Volterra, S. Miniato, e S. Gimiguano; CoUe coutribui 
trenla cafalieri, e da prkati signori, come erajQO i conti (%idi, 
Maginardo da Su^inana, lacopo da Fano, Filippuccio da lesi, 

(1) A. il G. pose: per rinfano della taglia. 

L'esa'cito eratcomposto di molti (unVre pochi cavalli. I cavalli forniti dal 
popol grasso. Le compagnie prendevan nome cletto : della Spada^ deHa 
Luna, de^VAquila. Qui ne vediam dellMmore. Nel 1985 i cavalieri partiti 
conlro Pisa furono 208 ; d'ordinario guardavano il carroccio. Dov'era mag- 
gior cavallata le leggiere ingaggiavano la bSttaglia poi si poneano a gtiardia 
del carro, a scorazzar.d'intorno, chd veramente la guardia era di cavalleria 
pesante. La fanteria stava iotorno alia martinella che suonava le raccolte. 
Seguivano due schiere di balestrieri, poi i palvesari, poi gli arcieri, quindi 
la salmcHa, inflne i saccomanni. L'ordinanza di battaglia era quadnipla: 
prima ta^sa di feritori, palvcsari, balestrieri, i primi nel centro, gli altri 
nelle ali, e descrivevano 4in semicircolo ; dope i ferilori i fanti, nerbo del- 
Tesercito, pronti ad invesUre il nemico ; ierza/la salmeria con molti fanti 
per daHe agio a ritrarsi in caso d*incalzo; finabnente altri pedoni per la 
risenra. * 

Dalle milizie escludevansi i magAati. Altrove i notai, altrove gli awo- 
cati. in Pisa i Guelfl, m Firenze i Ghibellini. 

A Firenze le cavallate davano SOO uommi ; aUretUnti si prendevano a 
soldo; le legbe de* pivian e comuni ne davano 'altri 500, o pii^ seooado 
il bisogno. Lucca fomiva 300 cavalieri, Pistoia 50, Vollerra 50, S. Mi- 
niato, S. Giminiano^ CoUe, 30 ; i conti Guidi, gli Alberti, altri signori, S50 ; 
< Siena -quando si univa alia Lega dava queillo ohe in quesia occasione diede. 

Tutto Tordtne della scbiera bo posto qui estratto dai Documenti on- 
ginali pubbKcalo dslVArchivio storico ; rAmmirato all*anno 1289 qualche 
cosa ne dice, e se ne vegga. 

(2) Con Bernardino d! Guido da Polenta suo capitano. A. il G. 



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}AN. 1288] LIBRO TBRZO. 307 

i conti Albert! da Mangone, e allri baroncelli di ToscaDa, ne 
veoDero dugeDtociaquanta, sen^ le geati che si a$peUavano 
di Siena, le quali giunsono poi nel caropOt partito che fu Te- 
sercito di^Firenze; che furono quatlroceato cavalierie tremila 
pedoni (Ij. Veggendosi dunque i Fioreotini aver tante genti 
che giudicavano poter assaliri Dimici, crearon capitano del- 
Vesercito ilpodesta Fuxiragc^ e ci5 fatto bandirono 11 veote- 
simo giorno di maggio la guerra contra gli Aretini. 

Bandivasi la guerra, non come faceano gli antichi mandando 
il sacerdote feciale, ma con animosity non dissimile si pone- 
vaoo rinsegne dell'esercito alia Badia di Ripoli , ove stavano 
otto giorni spiegate in segno che la guerra era bandita contra 
i nimici, affine che essi potessero provvedorsi, e non rima- 
nesse loro occasione di dire di essere a tradimento e airim- 
prowisa stall assalili. Onde a me pare che scioccanienle fac- 
ciano coloro i quali sono usati a dispregiare tutte Topere di 
questa mezzana antichita. Imperocch^ elTa senza alcun dubbio 
in molte cose tanto piil si accost6 alia virtu di quelli piu cele- 
i)rati antichi, quanto meno di noi fu da essi I6niana ; e per 
awentura chiunque h per giudicare, libero d'ogni affetto, sti- 
luer^ c^e noi Ci siamo piu avvicinati con la nostra prudenza 
alia malizia, che non feciono essi con la loro epertezza alia 
semplicit^. Ma finite lo spazio della pubblicazione delta guerra, 
il primo'giorno di giugno, trovandosi in Firenze capitano del 
popolo Gherardo da losano da Cremona, si.mosse Tesercito 
Terso il contado d'Arezzo, essendo ferma opinione, dopo Ic 
genti che furone condotte all'Arbia, non aver, la Repubblica 
messo insieme piu bello n^ piCi poderoso esercito di ques(o ; 
perch^ non-parendo agli Aretini partito d'incontrar i nimici 
iR caropagn£P^«6i tenLeraforti dentro la citta, metlendo ogni 
iudustna di difendere co^presidii alcuni luoghi piu impor- 
tanti. A' Fiorentini fu lasciata comodita di far di moUo danno 
per tutto il contado. Imperogch^ in su la prima giunta disfe- 
ciono 11 castello di Leone, presono Castiglione degli (Jbertini, 
e le Cojiie; e passando ogn'ora piu innanzi, in poehi giorni 
occuparono piu di quaranta castella e fortezze in Val d'Ambra. 
Tfovarono un po^di contrasto a Laterino, il quale era com- 
messo alia guardia di Lupo degli Uberti; ma;34<itiello fu piu 
lungo di otto giorni, perch^ veggendosi Lupo far gli steccati 
intomo, senza voler aspettar i pericoU della battaglia si rese 
a pallida' niiaici, promettendo di ricever le genti che vi vo- 
lesser tenere per far guerra ad altri e che vi si potesse fare 
una fortezza; e tutto non senza grandissima infamia sua, es- 
5endo il castello ottimamente di tutte le cose necessarie guer- 
nito per poter regger Tassedio-e la forza per tre mesi; ancora- 

(1) Col conte Guido Salvatico lor podesti. A. il G. 

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308 DrLL*ISTORIE FIORENTINE [An. 1288] 

ch^ egli senza rossore del proprio mancamento motteggiando 
si scusasse, non esser co&tum£ di lupi a lasciarsi rinchiudere. 
I Sanesi ancora essi giunti che furono nel campo; non lasoia- 
rono di sfogare Vodio loro contra i nimici comuni, guastando 
tutte le vi^ne e giardini che erano intorho ad Arezzo, e per 
maggioT dispregto li tagliarono rolmo. Ma cadiite grandissime 
pioggie dal cielo, con turbini e.venti , che si levarono impe- 
tuosi la vigilia di S. Giovanni sopra tutto il campo, e special- 
mente sopra quello de* Sanesi, ove non lasci5 trabacca, n^ 
tenda, n^ padiglione alcuno che non abbattesse o stracciasse 
in piii parti, gli Aretini imputaronx) questo a miracolosa opera 
di S. I>onato lor protettore ; conluttocid non lasciarono i Fio- 
rentini il ^iorno seguente, essendo schier^ti in sul prato (il 
quale era intorno alle mura d'Arezzo), d*esercitare Talterigia 
militare, altre volte contra i lor nimici usata ; ci5 fu di correre 
il palio, quasi non avendo i nimici per nulla col Ynostrar di 
fare quelle cose le quali si costumano fare in una somnut 
quiete. Ed essendo le cose succedute prosperamente, fecera 
dodici cavalieri di corredo, quelli pef avventura i quali aveana 
dato maggiori segni di virtii nelle scaramucce passale. Pcf- 
sono(l] dentro La teri no cento cavalieri pertener conrtinitamente 
infestati gli Aretini ; e nel resto giudicando il tentere di prender 
la cittk irapresa da non riuscire, feciono pubblicare.la levata 
a tutto lo esercito, facendo a* Sanesi intendere che era ben& 
che ne venissero insieme con esse loro infino^ a Montevarchi, 
potendo per la via di Moptegrossoli ritornarsene a casa. Ma i 
Sanesi avendo in animo di dare il guasto alcastello di Ltici- 
gnano posto in Valdichiana, ricusando la compagnia de' Fio- 
rentini, vollono tener la via diritta, ricercando^o che andasse 
con loro il conte Alessandroda Romena, il qualS^ra il capitafia 
della taglia, e questi con poca parte delle sue genii. I Fioren- 
tini ritornarono a casa con gli amicirloro a salvamenlo. Ma i 
Sanesi pagarono la pena della loro temeritii, perciocch^ pre- 
sentita da quel di dentro la mal proweduta partita, due capitani 
fra gh altn, Buonconte da Montefeltro e Guglielmo de' Pazzi, 
preser la cura di romperli ; i quali condotto con loro non piii 
che trecento cavalieri e duemila pedbni andarono ad aspettar 
i nimici al passo della Pieve del Toppo; ove datoli animosa- 
mente addosso, in breve ora li misero in sconfitta, essendo tra 
morti e presi mancati piii di trecento cittadini de* migliori 
di Siena; la qual rottd fece roaggiore la morte di Ritiuccio 
Farnese, capitano di molta fama e grandemenie stimato ia 



(1) Di queste terminazioni delle terze persone de* verbi del nomero del 
pm d da considerare ci6 che ho ne* miei AwertimetUi GramaHctdi alia 
voce Passato, e altrove ; ediz. dl Solari. Piacenia, 1849. 

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(Ah. 1288] LiBRO tbrzo. 309 

que' tempi (1). Raccontasi essere^Uto in questa guerra un citr 
tadino sanese, il cui nome fu Lanouil quale avendo tulte le 
sue facoliluspese per coniparir orrevole in campo, avendo agio 
di salvorsi in quesia rotta (t^'suoi cittadini, voile piutlosto 
moiire, cacciandosi fra le piii folte schiere de* nimici, che 
tornarsene povero e disonorato a casa. 

Mentre quesle cose in tal knodo passavano di fuori» in Fi- 
renze fu dato principio alia piil nobile e pietosa opera, che 
per avventura di simile si serbi memoria in tulta Toscana. Era 
fuor delle mura della cittk una chiesa intitolala in S. Egidio, 
presso la^quale avea Folco Portinari iigliuol di Ricovero case, 
pezzi di terra, e altri suoi beni; il quale commosso da ardente 
zelo di caritk deliberd di ridurre in forma di spedale per rico- 
veranrt povereiti , infermi e altri bisognosi per amor di Dio; 
e perch^ questo suo pensiero avesse piik felice esecuzione de- 
liber6 parimente di fondar una chiesa, la quale dovendo esser 
perpetuo padronato de' suoi successori maschi , avesse il suo 
rettdre, il quale oUre il servigio di essa cbie^a, di cotali po- 
▼eri che nello spedale ricorrevano avesse pensiero, pregando 
Andrea vescovo della cittii, che a queste cose d^sse con la sua 
autorita stabilimento. II che per pubblica scrittura fu posto ad 
efletto il ventitreesimo giorno di giugno, nel qual fu daf Por- 
tinari nominato il rettore^ e dal vescovo concedute alcune in- 
dulgenze alia nuova chiesa, S. Maria Nuova intitolata, perch^ 
di mano in roano da questo mosse le devote persone, piu 
quesia buon'opra favorissero. La qual opera, come alia divma 
fLaesih ^ piaciuto, ^ in guisa andata accrescendo, che a' tempi 
presenti in notabili ricchezze ampliata, e gia dalla cura della 
Kepubblica, e ora da quella de' principi procurala, ^ uno dei 
piu preclari ornamenti di questa ritta, e ove a niuno infermo 
la porta chiudendosi, si puo con veritk dire che sia il ristoro 
de' miseri, de' quali e molti campano che p.erirebbono, e molti 
infelicemente alia vita porrebbou fine, forse non senza danno 
dell'anime, che de' roedici e medix^ijie temporali e spirituali 
aiutati, seven te con maggiore sussidio all'allra vita ne passano, 
che ad alcun povoro cittadino nellQi propria casa non av- 
viene (2e3). Ma la rotta de' Sanesi,allecose di fuori ritornando, 



(1) Antenato di Paolo HI papa. 

(2) Folco Portinari figliuol di Ricovero ! Questo patronimico io non credo 
BO]pe umano, ma d^ofigine locale. Fors*egli fu esposto alia cariti pubblica; 
e ibrs*egli memore della sua fortuna tocco nel cuore di piet^ de' suoi si- 
nrili voile per quanrera in lui prowedere' alle disgrizie de* molti infelici 
cbe dalla durezza de* genitori snaturati sogliono scendere. Anche ora d 
ilhistre quello Spedale, che ba oltre U carit4 grande mcjta sapienxa per 



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310 DELL'lSTOmB PIORBNTmS [Alf. 1288| 

diede grande animo agli Aretini, il quale crebbe loro aocor 
molto pii^ per le mutasioni succedute quasi ne* medesimi 
giorni a Pisa. Teneva il goverpo di quella cilth il «onte Ugo- 
lino de' Gherardeschi, sostemitod grandemenle dal favore che^ 
gli era p^(o da' Fiorenlini. Ma perch^ egli non polea patir la 
compagnia di Nino giudice di Gf«llura , il quale era polente^ 
nel governo, ancora che fusse Yiato d*una sua figliuola, e desi- 
derava, levatosi il nipo(e<da canto, Tassoluta signoria e prin- 
cipato delta patria, con intelligenza di Ruggieri degli Ubaldini 
arcivescovo pisano, di contra'ria fazione, tenne lali modi che 
gli venne fatlo di cacciar della cittJi il nijpole. Ma Tarcivescovo, 
il quale si era mosso a molto diverse .nne di ouello che non 
avea date ad intendere , veggendo abbassata la parte guelfa 
col mancamento di Nino il quale era venuto a raccomandarsi 
a* Fiorentini e a* Lucchesi, ebbe facoltk di potere con piii agio 
abbattere la potenza delconte Ugolino, a cui apponendo che 
egli avea tradilo la patria rendendo le castella a* Fiorentini e 
a' Lucchesi senea consentimento de*cittadini, per potere ^ser- 
citar la tirannide a modo suo, gli commosse il popolo addosso 
per SI falla maniera che senza trovar alcun riparo fu preso, e 
con due figliuoli e due nipoti nati d*un suo flgliuolo messo 
crudelmente in prigione. Fugli ndla presura morto «n fl- 
gliuolo baslardo, e poi che si ebbono asaicurati della persona 
sua, cacciarono' tutta la sua famigHa e seguaci di Pisa. Ondfr 
i Ghibellini moiltarono in grande orgoglio per questo successo 
in Toscana, e in Firenze parlicobfmente fugran dubbio che^ 
congiugnendosi gli Aretini co* Pisani non volessero vendicarsi 
deU'ingiurie ricevute. Nondimeno le cose erano -bilanciate in 
modo in Toscana, che essendo dalFun canto i Fiorentini giunti 
CO* Sanesi e Lucchesi, e dalFaltro gli Aretini co' Pisani, la 
parte guelfa sarebbe in ogni case restata superiore, se il so- 
spetto il qual generava in lei questa paura non fusse venuto 
di fuori, veggendo che lacopo d'Aragona re di Sicilia figliuj>l 
del morto re Pietro ave& ancora in prigione il giovane Carlo 
re di Napoli, e che oltre alFimperadore ancora il ponteflce 
pendfeva dal lalo de* Ghibellini. Ma i sospetti non rimoveano 
per questo Tingiurie, poich^ col portarsi moderataniente non 
volea niuna delle parti dar segni di dubitar del nimico (!)• * 

le scuole di chiraica e di nl^icina che vi sono stale aggregate ; 1« biWi<>* 
teca egregia, ramore di tiitla Firenze. (3) Fu anche dal pubbfico com- 
prato dalla famiglia de' Cerchi delle case e degli orti per far la piazza alia 
nuova chiesa di santa Maria Novella. A. ^ ^• 

(!)• Perch^ /essendo stati sentiti in Firenze gli ambasciadori de' ^"f*^^, 
% del giudice di Gallura, fti risoluto di dar loro aiuto di cento cavalU, «^ 
trecento fenli, e bandito, conforme alia richiesta fattane da' Lucdie«»i <** 



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[An; 1288] LiBRO terzo. 311 

Lucchesi furono i primi che per favorire i fuoruscili si mos- 
sero per t6rre il caslello d*Asciano a* Pisani. Andarono di Fi- 
reuze a questo assedio oltre gli aiuti pubblici dodici cavalim 
di corrtdo e dugento cavalieri soldali dalla Repubblica. Era 
il casteilo posto presso a Pisa tre miglia, e contultocid non 
poterono i Pisani dargli quel soccorso che bisognava / talch^ 
egti si rese a patti ai Lucchesi. 

Questo succedette Tagosto. Nel mese seguente avendo i Fio- 
rentini notizia per vth del gtudice di Gallura, il qual era in 
S. Miniato, che i Pisani aveano condotto il Conticinod'llci di 
Maremma con dugento cavalieri , comandarono con grandis- 
sima segretezza a Gut^lfo Cavalcanti e a Bernardo da Rieti (1), 
conesfa.bile della laglia, che si congiugnessero con Nuccio da 
Bisarno, e quello che lor comandasse, eseguissero. Nuccio 
avendo in tutto trecento cavalieri attese in luogo assai co- 
modo i nemici,,e dato loro animosamente sopra, li ruppe senza 
contrasto, restandone la maggior parte morti o prigioni: Solo 
con alcuni pochi scamp5 il Conticino d'llci. Le loro insegne 
furono con grande allogrezza recate a Firenze, e appic- 
cate con sommo giubilo ne' tempii mil celebri della eitta ; la 
quale per onorare la diligenza e- industria ,di Nuccio gli fece 
doni, e arm511o cavaltere di corredo in testimonianza di sua 
virtii (2). N6 gli Aretini stavano a perder tempo, 1 quali avendo 
i Guelfl tolto loro il caslello di Corvano, e consegnatolo in po- 
tere de' Fiventini, v'flndarono con Tesercito, e facevano ogni 
prova per averlo per forza o per assedio. I Fiorentini, e per 
quel one toccava alia propria riputazione , e soUecitati con • 
graodainstanza da* fuorgsciti, deliberarono di soccorrerlo con 
menar le lor genti in Arezzo, per metlere i nimici in pericolo 
dfelle cose loro , e per questo drvertirli dairimpresa di Cor- 
vano. Non misero insieme.per la fretta che ricniedeva il hi- 
so^no piill che cinquemila lanti e poco piii di mille cavalieri, 
de quali non erano pifit che dugentocinquanta soldati, che 
tulto il resto erano le cavallate ordinarie della Repubblica. In 

••I 

nessun fiorentino e del dominio potesse andare a Pisa, e che t[uelU che vi 
erano ne partissero fra otto giorni. Ai il G. 

\l) Lor contestabile, che con trecento cavalli andassero a tagliargli il 
cammino; il che fecero coo tanta diligenza e cosl ^ftumc^^amenle, che da- 
togti addosso in luogo assai eompdo lo ruppero, ayendone morti la mlglior 
parte, e fiiUi prigioRi quelli cber coo la fuga ooh si potessero salvare, tra 
i quali fa il Gonlicioo stessa. A. il G. 

(2) A. U G. pose Bernardo in vcce di Nuccio , o almeno cosi * nella 
sua edizione ; igii9raiMlosi se la correiione fbsfle gii stata preparata dal- 
Faotore. 



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312 dell'istorib fiorbntinb [An. 1288] 

questo piccolo esercito alzarono la prima volta i Fiorentini la 
insegna del re Carlo , la quale coDsegaata per allora a Berto 
Fi^scobaldi cavaliere» usaroDO poi in tutte le lor battagUe. GU 
Aretini coDoscendo il rischio a che 6i mettea la propria pairia 
per guadagDare ud castello, dl nolle lempo , ma a guisa di 
rotti, si parliroQO dairassedio, lornandosene con gran limore 
in Arezzo. Ma perch^ parea loro in un certo modo d*essere 
slali messi in fuga, per ricuperare con qualche ardita dimo- 
slrazione Tonore che slimavano aver perduto, con gran bra* 
vura mandarono dicendo a* Fioreniini, che rattendessefo, che 
Toleano con esso loro batlaglia; la jfuale i Fiorenlini dissono 
lielamenle di voler acceltare, e per queslo Tarebbono aspellali 
intorno al castello di Lalerino. Gli Arelini con le loro amisladi 
di Marchigiani, Romagnuoli e degli allri fuoruscili ghibellini 
di Toscana fecero un esercito, qve erano setlecenlo cavalieri 
e ottomila pedoni, co* quail vennero a vi^ta de' nimici intorno 
a Lalerino di la d'Arno, in un luogo chiamato Candella Riccia; 
i quali scoperli che furono da' Fiorenlini, toslamente ancor 
essi s*armarono e ordinate le squadre si posero di qua d'Arno 
in su la stessa ripa del flume. Era Arno m quel tempo molto 
soltile, lalch^ si potea agevolmente passare cosi dagU uomini 
a cavallo come dai fanli a pi^. Ma qu«ndo i Fiorenlini lo 
avesser passalo^ rimanea loro un'allra fatica d'andar a trovar 
i nimici, i quali erano in un*erta dove con grandissimo disav- 
vanlag^io loro slancbi di due faliche acebbono atlaccato la 
batlaglia; per. che mandarono a dire agli Aretini, (fhe se essi 
volcano ammendare la vergognosa partita di Corvano, conve- 
niva che calassono al piano accoslandosi tanto alla^ ripa del 
fiume che dessero lor campo di pote^ combatlere, percli^ es- 
sendo in quel case le cose del pari Tardire sarebbe state di 
colui che fusse state prime a passaj il fiume. Gli Arelini ri- 
sposono che essi non aveano a dar contp di quel che aveano a 
fare a' nimici, e in tanto aveano mandatb spiando, se avessono 
poluto con alcun loro avvantaggio passar il fiume , il quale o 
perch^ non ritrovasserp, o che non d^sse lor Tanimo di venir 
alia batlaglia , dope che furono stati.alquanto schierali senza 
allro si pa^tirono dal campo lornandosene con poco onore in 
Arezzo. I Fiorenlini continuarono di stare nel campo con le 
squadre ordinate, come avessono a combaltere, infino a vespro., 
giudicando che quqsto tornasse a grande lor gloria ; e flnal- 
lAente, non si^veggendo piii i nimici in niuna parte, se ne 
tornarono a Lalerino. E venendo in Firenze disfeciono per 
strada Monlemarciano, Poggiotazi e Montefortino, castella dei 
Pazzi di Valdamo (1) essendo in ci6 stali assai bene imitali 

(1) 11 qual MonteforUno con la fortezza fii dato loro^a Uberlo Spiovano 
it* Pazzi ribello della Repubblica, la quale gliene pag6 mUleceiitD fiorini, 



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{An. 1288] UBfto tbuo. 313 

<lagli Aretiei, i quali trovandosi a Bibbiena in Gasentino per 
coiMioUa di certi banditi ghit^elliDi ribelli di Valdisieve, tras- 
corsoDO iaGno al Pontassieve, presso a Firenze a dieci miglia, 
rubaodo , ardendo , e guastando per quelle contrade ci6 che 
trovaroDO. 

Tutte queste cose siiccedeltono fuor della cittk Tanno 1288; 
la quale verso il fine dell'anno seoti deutro Tingiurie del- 
Tacqoa, dal cui impelo cresciuto il fiume d'Arno fuor di ogni 
sue termine, e. sboccato impetuosamente nel ponte a S. Tri- 
nita, fece grandissindo danno alle case degU Spini e dei Gian- 
figliazzi , non essendo ripulata minor la ruina falta per tutlo 
il contado. £ra ^ia entrato Tanno 1289 (1), e la guerra tuttavia 
contjnuava -quanto fusse plu fiera e orribile in Toscaiia, te- 
Dendo i Fiorentini e i Sanesi dall'un canto contra gli Aretini, 
e i Fiorentini e i Lucchesi dalFaltro contra i Pisani , lulto il 
paese in arme , e secondo che or Tuna parte e or Taltra era 
£uperiore, erano vicendevolmente danneggiati i luoghi e le 
castella circonstanti, ora da quesli e ora da quelli. I primi che 
furono a muoversi in questo ahno del mese di marzo furono 
g\\ Aretini, i quaH con tremila pedoni e con trecento cavalieri 
Tennero insino a Montevarchi mettendo a fuooo e a ruba ci5 
che incontravano; e non contenti d^arder il borgo feciono prova 
d'espu^nar la terra; combaltendola per tutto un di intero; 
certi di essi traseorsono infino a S. Donato in Goliina, sette 
nit)sUa presso a Firenze, mettendo fuoco nelle case e capanne 
<]e' contadini si che il fumo si scorgeva infin dentro della cittk, 
tagliarono 1 olmo di S. Donato [2), e tornaronsi a Figline, senza 
cheper&oda osasse uscir di Firenze per opporsi a cotanlo ar- 
dire; essendo grande il sospetlo che alcuni cittadlni ghibel- 
iiiu , i quali erano restati nella citt^ , non fusser consapevoli 
di questo moTimento, ^ perci6 dubitando forte, lasciando la 
citta vdta d'uomini , che non se ne insignorissero. 11 che fu 
cagione che esaminata bene la. cosa , n^olti de* sospetti furon 
mandati a* confini. Liberata la cittli dalla paura domestica si 
preparava con gliamici e confederati suoiui oondur.resercito 
luori, n^ meno gli Aretini che i Pisani erano in dubbio; per 
la qual cosa gli uni e gli altri attendevano a fortiflcarsi per 

e quindici moggia di $(rano rispetto alia dole della moglie, perpnettendo il 
Fuxirago capitano dell>esercito che fi Pazzi potesse portar fuori del con- 
tado di Firenze tutlo quello che vi avea. A, il G. 

(1) E in luogo del Fuxirago era venuto nuovo podesUi in Firenze Ugo- 
lino de* Rossi da Parma. .^ X. U G. 

(2) Le citti libere erano ^use colUvare olmi o altri alberi egregi dinanzt 
alle porte deHa bro citti ; usarano i nemici aggressori per di^prezzo re- 
dderglieli. 



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314 DBLL*ISTOttIB FIOHEMTINB [AlT. 1289J 

non trovarsi sprovveduti .agli assalti de' bimici. I Pisani con- 
dussono per lor capitano il come Guido da Montefeltro ^od 
osUnte che dal ponteflce si trovasse conflnato in PiemoDie, 
onde egli insieme* con tutta ia pisana Ropubblica fu scomuni- 
calo; la qual Irovandosi aver prigione infino dall'anno passato 
il conte Ugolino, e dubitando, se egli divenisse mai libero, di 
aver un acerbo vendicatore degli oltraggi ricevuli trascorse a 
fare un alio di somma crudella. Imperocch^ chiuso a chiave 
Tuscio della lorre, ove il conle coi due suoi ilgliuoU e con gli 
allri suoi due^iccoli nipoti figliuoli del cbnle Guelfo sue fi- 
gliuolo era in prigione, e le chiavi di essa giUale in Amo, 
viet5 che vivanda alcuna fusseioro porlata, e^quello che fu 
cosa dT mollo maggior abominazionc, perch^ il conle sujprpli- 
chevolmente e con grandi grida domandasse che gli fusse 
alcun prele o frate oonceduto per confessarsi (secondo i cri- 
sliani precelli) de*suoi peccali, non glielo -voile inai concedere, 
per che tra pochi giorni miserabilmenle luUi i cinque mori- 
rono; i quali dairinfame lorre cavali, la quale perci6 fu poi 
chiamata la torfie della fume, non piii pielosamenle furona 
sollerrati ; non senza biasimo di quella citlk, la quale fondata 
nel mezzo d*llalia e vivendo sotto la mansuetudine della cri- 
sliana religione, e quasi in sugli occhi della Ghiesa romana, 
avesse ardito a por mano a cotanta soelleratezza. Talch^ ra- 
gionevolmenle pol6 esser detto da alcuno giudizioso poela, di 
aver Pisa in quel lempo rinnovellato i cnidi e miserabiliesem]pi 
deiranlica Tebe (1). 

Nel mezzo di queste preparazioni e avvenimenli giunse nel 
secondo ^iomo di raag^o il secondo re Carlo in Firenze ,.li- 
berato gia dalla prigioma del re lacopo, per passarne alia corte 
a Rieli, ove il papa si rilrovava , da cui dovea prender la ce- 
rona del reame di Napeli. Rinnovossi .col nuovo re Tanlica 
amieizia incominciata Ira la Repubblica e il padre di lui, infin 
dalla sua prima venula in Italia, confermando 'il re con lar- 
ghissimi privilegi Tautorrlk di poter portar i Fiorenlini ne'loro 
eserciti linsegna reale, e contentandosi, essendo co^ da essi 
richiesto, di dar loro un capitano, che con cento cavalli in- 
tervenisse in lulle le guerre e occorrenze della Repubblica con 
Tauloril^del nome reale. Quesli fu Amerigo diNerbona, uomo 
mollo eserciiat^o nelFopere della guerra e perci6 slimato molto 
valoroso;'a cui, dopo averlo prima il re <y sua mano crealo 
cavaliere, diede il carico della capilanfa, comandandogli che 
non altrimenti jsi portasse in servigio de' I^iorentini di quelle 
che farebtie per. la corona sua propria : e ci5 fatto, non essen- 
dosi piii che Ire di fermalo in Pi^enze , ove fu grandemente 

(1) Alhide a Dante; II quale perd non paria del confessor chiesto e n*- 
galo. Tutti conoscoQO il Canto che riguarda il conle Ugolino. 



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|An. 1289J LIBRO TBRZO. 315 

onorato e presentato, si parti per la corte. Appena s*era il re 
alcnne poche miglia allontanato dalla citia, cne con grande 
prestezza vi giunsono novelle, come gli Aretini s'erano messi 
ID ordine per paSsare in sul g)ntado-di Siena con intendimenta 
difar il re prigione, sapendo non esser con lui tante genti 
che dalla lor fanleria e caYalleria non potessero agevolmente 
esser vihte. Rade voUe fii usata da pepolo alcuno diligenza 
sin)ile a quella che usarono allora i Fiorentini. Imperocch^ in 
poco d'ora furono in ordine tremila fanti e oltocento cavalierly 
1 quali' con diligenza grande camminando raggiunsono il re, 
D^ nmi il lasciarono fifn che non Tebbero condotto di la dalla 
Bricolaa'confini del contado di Siena e d*Orvie(o, non essenda 
gli Arelini stati arditi dopo che ebbono noUzia della mossa 
de' Fiorentini d'andare et iticontrare il re, oltreraodo restate di 
cosi pronta e cortese dimostrazione obbligato a' Fiorentini. 
Questa fresca occasione non fece piu stare in dubbio sopra 
qual parte s'avesse a monar Tesercito, essendo state delibe- 
rato de tutta la cittli che egli si cenducesse sopra d'Arezzo. 
Preso danque per capitano d! tutto I'esercilo Amerigo di Ner- 
bona, e Tinsegna reale data a Gherardo TenXraia de'Torna- 
quinci ; il tredicesimo giorno di maggk) fa bandita la ffuerra 
contra gli Aretini ; essendo secondo il costume 1' insegne por- 
tate alia Badia di Ripoli. Un astui^ia militare trovo io usata in 
quesla impresa, che avendo falto visla i Fiorentini di volere 
assalir gV Aretini per la via della Badia; ove F insegne erano 
state spiegate, quandoposcia l*esercitofu pressoche in ordine, 
il secondo giorno di giugno si passb Arno , e per lo ponte a 
Sieve si prese )a via di Casentino. Fecesi alto in sul monte al 
Pruno, ove ragunati quel che manj^avano, furono annoverati 
mittenovecento cavalieri, e inlorno a novemila pedoni, gente 
elctta e alta a fomire ogni gfande impresa. Tra i cavalieri non 
solo vi furono gli aiuti degli amici ordinari, come furono Lnc- 
chesi, Pistoiesi, Sanesi, Volterrani, Sangimignanesi, CoUigiani 
e Sanminiatesi, ma vi vennero infin di Bologna.cento cava- 
lieri insi^me con gli ambascladori di quella citth, i quali in- 
tervennero in tutta la gfuerra ; e Maghinardo da Susinana non 
solo mand5 de'»uoi Romagnuoli quelle genti ohe egli soleva 
come amico altre volte contribuire, ma vi venne egli stesso in 
persona. Era questi di fazion ghibellino : nondimeno per es- 
sere state alia morte di Piero Pagano sue padre gr^n gentil- 
Qomo e signore in Romagna ,. essendo egli piccolo garzone , 
lasciato insieme con le sue terre^come allera si costumava di 
dire] alia manovald^ria ^ guardia della Repubblica fiorentina, 
e da quella benignamebte guardato, e le sue cose con sue gran 
beneficio accresciute, serbo di ci6 sempre cosi grata memoria, 
che io tutte TiiUptese de* Fioreniini si ritrovb, o con Guelfl o 
con Gfaibellini avesser contesa, e qnelli fedelmente serri oon 



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316 dell'istorie fiorektire [Aif. 1289] 

ogni suopotere; uomo in quelli tenii)i, e per molte cose feli- 
cemente succedutegli e per la sigDoria di molti buoni kioghi 
che possedea tra CaseDtino e Roroagoa, ^ per lo seDoo e pru- 
deDza sua cosi inlorno il governo de*suoi fedeli come nel me- 
atier della guerra mollo stimato. liiuDto che fu Tesercito nel 
piano di Casentino attese a dare il guasto al paese danneg- 
giando soprattuUo le terre del conte Guido Novello aiitico av- 
versario de* Fioreniini, e allora podestk d*Arezzo. II vescoro 
Guglielmino sentendo le scorrerie cheiacevano i Fiorentini, e 
dubitando cbe non desser Tassalto a Bibbiena, trovandosi un 
esercito d*ottomila fanti e di oUocento oavalieri con molti va- 
lorosi capilani tra i quali di chiaro nome era Buonconte di 
Montefeltro e Guglielmino de'Pazzi di Vdldarno, dpliber5 di 
farsi incontro ai niniici, non facendo coHlo che i nimici di 
cavalli e di fanti Tayanzassero. Imperocch^ essi dicevano per 
dispregio , che i Fiorentini mettevano piQ tempo a lisciarsi a 
guisa che fanno le donne, e a pettiuarsi le zazzere, che a pulir 
Tarme. Venuti dunque a vista de* nimici. quando furona appi^ 
di Poppi in una conUrada detta Certomondo, e in quel piano 
che SI dice Campaldino, mandarono richiedendo i Fiorentini 
delia battaglia, la quale allegramente accettarono, e cosi si po- 
sero aAiendue gli eserciti in ordine per attaccare il fatto d*arme. 
Niuna fatica stimo io meno conVeniente alio scrittor di una 
Gloria, che il raccontar Itf cose non come sono, ma come tleb- 
bono essere, mettendo agli uffici, agli ordini delle fanterie, a 
quelle de'cavalieri i nomi antichi, ordinando le squadre e gli 
eserciti secondo la vera disciplina militare , e come si dice 
mascherar tulle le cose ; nel qual modo non h possibile che il 
costume d'un'etaod*unanazione daun*altraapparisca; perch^ 
rimanendomi iodallo spaventar gli uomini ignoranti delle let- 
tere col noml de*prelori, de*centurioni c delle kgioni, atten- 
derb ad esporre i nomi e gli usi di quelli tempi, acCiocche di 
mano in mano , eziandio con pih diletto di chi questa opera 
leggera, possa apparire la mutazioue fatla come in iuUe Taitre 
cose CQsi noU'opera della guerra. Feciono dunque i Fioren- 
tini di lutto il lore esercito quattro squadre: nella prima po- 
sono centocinquanta feditori ; cosi jchiamavano colore i quali 
aveano carico di appiccar la battaglia ; di questa era capo Vieri 
de'Cerchi cavaliere di moltastima,.e per sua difesa aveva due 
ali di pavesari» di bale^trieri e di lance lunghe, che lo circon- 
davanoa guisa d'una mezza luna, con amendue i corn! destro 
6 sinistro secondo -gVi aniicbi, e tra questi erano pedoni e oa- 
valieri. La seconda era chianidta la schiera grossa, che si eol- 
locava dietro a* fedilori, perch^ succedesse con la inaggior forza 
deiresercilo a^pericoli e alia vicenda della ballagiia; dietro 
alia quale per conse^uente era distesa la terza, ove si nieAtea 
tuUala salmeria, cosi chiamavano le bagaglie,.con alquaato 



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[Aw. 1289] ' LIBRO TBRZO. 317 

nomero di pedoni per fare spalle, e per ritenere quanto piik 
po(ies9ero quando fusse rin(;ijlata la seconda schiera. Di fuor 
di qaeste tre schiere , guasi in disparte , misono una schiera 
di dugento cayalteri e di moiti fanti Lucchesi e Pistoiesi e altri 
amici, la cuca de* quail fu data a Corso Donatio che in quel 
tempo era podest^ di Pistoia, con ordine sotto pena del capo, 
che senza comandaniento del capitano non si muovesse a cosa 
niuna. Quasi il medesimo ordine tennero git Aretini, se non 
che accrebbero il numoro de' feditori inflno a trecento , fira i 
quail elessero dodici caporali, uomioi faitiosi in arme. i quali 
chiamarono paladini. Essendo in qqesto modo ordinate le 
schiere, Amerigo avendo dato il nome airesercito, Nerbana 
Cavalieri, non us6 molte parole a confortare i soldati, se non 
che ricordd loro con quella prontezza doversi portaro al com- 
battere , con la quale poco innanzi s'erano mostrati hi fare 
spalle aLre Carlo, ({uando quella genie temeraria era venuta 
a tale ardire, che aVera irapreso di voler fare un nohilissimo 
re prigione : e che quelli era no que*Ghibellini tante volte vinti 
e abbattuti da* loro, a* quali se cosa alcuna era riuscila pro- 
spera, non era awenuto per altro se non per mezzo d'inganni 
e di tradimenti; ritenenao il govemo dellapatria loro piiH per 
opera dei Guelfl , che re Taveano mtrodotti , che per cagion 
dell* industria e valor proprio. E se Pisa non avea mai retto 
alia potenza e fortuna de Fiorentini , cittVricca e potente, e 
e per Timperio del mare gloriosa per tutte le lontane parti 
dei mondo, che voler contrastare la citta d*Arezzo in questo 
tempo massim^mente ch'era vdta di tanti cittadini, i quali si 
Irovavano nel campo loro, e che aveano Tarme in roano per 
torlaa que'fUorusciti, a*quali Tavean restituita? Con molte piA 
parole si distese il vescovo Guglielmino , il quale aveva dato 
alle sue schierOiil nome di S. Donate, uomo oltre la scienza 
deU'arme non ignorante di lettere, raccontando Tantica gran- 
dezza degli Aretiai , pregiandosi que'popoli oltremodo della 
loro anti'chit^ ; il medesimo fece poi magniflcando i* M archi- 
giani e i Romagnuoli i quali erano in lor compagnia , come 
quello che con fatti e con le parole era molto usato « prendere 
gli animi detle persone, ma soprattitto innahEando al eielo il 
titolo con che si moveano a quella guerra, che era il sostenere 
la partcimperiale. Depo le quali dicerie sentendosi risuonar 
Taria di tfombe, non penarono gli eserciti ad andarsi a inoon- 
trare con incredibil ferocia dell una parte e delPaltra; impe- 
rocch^ I'animo del capitano franzese, oltre la natural furia 
(Jella dazione, e la sp^ranza della propria gloria, non era vdto 
d'un potente stimolo di vendicarsi delroltraggio che gli Are- 
tini aveano tentato di fare al suo re. K^ al vescovo, guerriero 
valorobo, mancavano sproni ardenti che lo pugnessero a por- 
tarsi egregiamente, trattandosi dello state, della ripotazione, 



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318 dell'istorib fiorentink [An. 1289] 

e delU vita di ciascuno. E veramcnte non si combatte mai con 
eguale sperpinza e pericolo, nh tho meno si conveniase far 
beiTe del nimico. Imperocch^ i feditori aretioi assnlirono con 
tanto impeto quelU de'Fiorentini, che molli di essi furono git- 
tati da cavalio; noDdimeno raggruppandosi e fonnodandosi 
insieme comDaKevano coo oslinazipnegrande,e i pedoni con 
Tale ordinate slngegnavanodi rincbiudere in mezzo i nimici. 
Ma era tale la sollecitudine e Tardire de'cavalieri, i quali ina- 
nimiti niaggiormente per la prosperilk del primo inconlro tras- 
correvdQO per tutto', disordinando e aprendo con gl' inconth 
de'cavalli e con le lance lunghe Tordine della fanleria, che in- 
cominciava dal lato de'Fiorentini ad esser maggiore ildubbio 
d^Ua speranza ; quando Corso Donati, che lun^a ora era stato 
fermo per lo rigido comandamento riccvuto dal capitano, non 
potendosi piii contenere, esclamando coo alta voce disse : Dun- 
que staremo noi, soldati miei, a vedere a guisa dt-^peitatori 
sconfitto queslo esercito, perch^ sani e salvi abbiamoa narrare 
dinanzi a signori priori, conia successe partipulamiente la 
rotta delle nostre genti? ar5 io a preporre'il rischio della 
te^ta mia al pericolo della salute e dell'onor di tanti? Anzi 
diamo animosamente dentro , ^ se abbiamo a perdere , mo- 
riamo onoratamente con gli altri nostri ciltadini a guisa di va- 
lent'uomiui nel mezzo della battaglia, ma se, come io spero, 
Iddio ci dark la viUoria , allora venga a noi chi vuole per la 
condannagione a Pistoia; ed esseildo con maraviglioso ardire 
iseguititto da'suoi, i quali conosceva, e da* quali tutti era oUi- 
mamente conosciuto, come uomo parligiano^e favorevole di 
simili uomtni, nrt6 con ianto sforzo i nimici gia incomiuciati 
ad ailargarsi per la vittoria che parea loro avere in mano, che 
Don ^ dubbio alcuno lui essere stato principal cagione della 
vittoria de*Fiorej[itini. Ce^ed di rimediare n, queslo inoonve- 
niente il vescovo, mandando a dire al conte Guido Novjello, a 
cui con ana schiera di centocinquanta cavalieri era stato dato 
ordine/quando ved^sse il tempo di ferire per costa, che non 
dovesse j>iii difTerire il bisogno. Ma il conte , il quale aveva 
avuto sempre piCl cura della salute che deU'onore, non voUe 
ingannar niuno deiropibione che pet mohi anni innaozi sV 
Yeva acquistato ; perch^ dato prima con vergognosi pretesU al- 
cuno indugie, non prima incomincid poi Tesercito^ piegare 
cho attese a saWarsi vituperosamente luggendosi alle sue ca- 
Stella. Non fece cosi il vescovo, il quale rincorando i suoi, e 
facendo per tutto ufiicio di capitano e di soldalOr n^ volendo 
poich^ Tide ta^liare a pezzi le sue genti sopravvivere a tanta 
ro?ina, sicaccid nel mezzo deU'ardor della battaglia, e ivi va- 
lorosamende combattendo rest6 ucciso (1). Di simil morte pe- 

(1) I Padri della Gbiesa biasimaroBO il papa che an<{^ in persoaa ooatra 

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[Ah. 1289] LiBRO tbrxo. 319 

riroDO Bu^nconie di M ontefeltro e Guglielmo de* Pazzi, i quali 
si portarono egregiamente ; bnde gli Arelini privi di cotali ca- 
pitani furono prestamente rotti. 11 numero de'prigioDi fu due- 
miia, de' quali settecentoquaranta ne vennero legati a Firenze. 
Gli altri ftironopirte peramistke parte perdanari trabaldati. 
I morti passaroDO il numero di nnllesetteceDto, tra'^uali, ollre 
i gia detU di riputazidne, furono tre degli Uberlini, due* del 
Grifoni di Fi^line, GuMerello d'Ocvielo, che port6 quel di Tin- 
segna imperiale , uno dell& famiglia degli Abbati , fuoruscito 
fierentino, e,duenipoti di Guglielmo de*Pazzi. Dal lato de'Fio- 
rentifti i feh.ti furono molti , ma i morti ascesero a piccola 
Bomma, e (ra quesCi di cbnto non vi rimasero se non Bindo del 
Baschiera Tesinghi cavaliere, Tied Visdomini, e il Balio del 
capitano, cavaliers di^an pregio, chiamato Guglielmo Ber- 
taldi ; la cui sepoltura si vede iusin a' presenti giorni nel chio- 
stro della Nunziata. Fu grandemente in questo fatto d'arme, 
il qnal succedette rundecimo giomo di giugno, dk dedicate a 
S. Bamaba apostolo, commendata la fama di Vieri de*Gerchi, 
il quale trorandesi egli malato d*una gamba, e potendo ono- 
ratamente ricUsare il carice d*intervenire nella battaglia, es- 
sendo capitano di f editor! , nol voile fare in alcun conto ; anzi 
essendo in suo arbitrio di eleggere uno in luogo suo del'suo 
sesto , non voile gravar persona plcuna , ma elesse se mede- 
simo, il flgltuolo, e i nipoti, non dicendo altre parole, se'non 
che chi amava la patria lo seguitasse.; la qual CQsa fu di tale 
e (ante esempio aga altri cittadini, che molti altri de*nobili si 
misero tra la schiera de* feditori. Fu anche molto lodata To- 
pera del podeslli Rossi, il quale come uomo intendente della 
guerra Yolle trovarsi nella battaglia. £ cosa ^certa ess^e in- 
terv.enuto in que^ta giornata Dante Alighieri ancor g[ipvane, 
qnegli che poi divenne cosi chiaro e illustre poeta ; il quale 
con una sua lettera e effica6e testimonio in approvare il sue- 
-cesso di questa battaglia. Nh rimase dnbbio alcuno che se i 
Tincitori se^fza fermarsi si fnssero dirizzati ad Arezzo, sareb- 
bonsi insignoriti della cittk ; ma h icero che tutti non sanno 
conoscere il beneflcio della fortuna, e chela molia alle^zza, 
siccome fa anche il timore, ilnpeclisce il piii delle volte i buoni 
consigli ; perch^ parendo al capitano pur somma felicitk Taver 
acquistato simil vittoria , e dall'altro canto giudicando esser 
necessario aver prima 'Bibbiena, fece sooare a raccolta.e con 
Tesercito ordinate s4nTi6 verso la terja, la quale avuta senza 
contrasto fu posta subitamente a sacc6 cOn infinita allegrezza 
de' soldati ingordi del guadagno. 

i Normanni. Che detto avrebbero cii questo vescevo? I vescovi d^Arezzo 
mnmentano illor potere guerresco teaendo ne* pontifical! imche ogfidl 
sii]i*altare dmo e knmdo, colla mitra e il pastorale. ' 

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330 DBLL'iSTOJIIB FIORBNTIIfE [An. 1299] 

Intanto i messaggieri mandati da Amerigo ^iunsono a Fi- 
renze la sera medesima cod gli avvisi della vittoria ; I'allegrezza 
della quale trovarono nondimeno essere slata anticipata, per- 
ciocche trovandosi in queU'qra che fu fatta lagiornata hsignori 
priori per le molle fatiche e gran vegghiarb fatto \h notle di- 
nanzL a posare, con grande empiio fu sentilo picchiar Tusclo 
ove dormivano, con una voce cne si l^vassooo ^u, perciocch^ 
gli Aretini erano stati roUi. Levatonsi <ncon(aDen(e i signori^ 
e fatto aprir Tuscio, e cercando delFaulore della lieta novella, 
non fu possibile per moUa diligenza che vi usassero, che se ne 
avesse indizio alcuno, affermando i famigliari che eradb desti 
alia guardia non aver veduto n^ nditb perSoua. Era tra questo 
mezzo divulgata la nuova per la citt^, ma certificati poi deirin- 
certezza deiravviso, Tallegrezza di cosi ^ran cosa se ne era ila 
in fumo, quando flnalmente i veri avvisi pubblicdli da' signori 
priori, eveduti colore che aveano recate le lettere, richiama- 
rono il diletto e il piacere negli animi di ciascuno. Erauo prion 
in quel tempo lacopo da Certaldo, Ruggieri da Quona , Dino 
Compagni, Pagno Bordoni, Dino detto Pecora, e Bernardo Adi- 
marl; i quali avendo a finire il lor magistratO a' 15 di quel 
mese, desideravano oUro mode che come setto il lor magistrate 
yi era conseguita cosi bella vitloria , cosi anche se possibile 
fusse si facesse Tacquisto d'^rezzo ; onde mandai'ono scrivendo 
che lasciala ogni altra cosa da canto, il capitano volgesse le 
forze a quel luogo. Ma troyaudosi Tesercito carico di moila 
preda, e occupato a metterla in salyo, oltre che si attendee 
pur a vincer tutto d\ le castella yicine (perch^ non.lasciahdosi 
iuogo nimico alle spalle, con piii sicurta si potesse andare al- 
Tespugnazione- d'Arezzoh non polette se non passato Tottavo 
giomo condursi intorno le muradi quella cittk ; la quale avendo 
avuto tempo di prowedersi, essendo in essa rifuggiti tulti co- 
lore i quali erano scampati daira rotta , e infinito numero di 
contadini, tolse a' Fiorentini Toccasione d'insignorii*sene. At^ 
tendossiil campo in sul Vescovado vecchio d'Arezzo, overizza- 
rono molti editici, e mangani, e torri di lej^name per abbattere 
la terra ; i quali essendo prestamente forniti, s'incominciarono 
a dare diversi assalti al)e mura, difendendosi quei di denlro 
con somma costanza, inaspriti maggiormente, oltre i danni che 
poteano ragiodevolmente temere dalljQi ruina della lor patria, 
dal dispregio che riceveano da* nimict-, non sazi con barbarico 
e poco religioso esempio in qnesta parte, di manganeggiar 
spesso mm con la *milera in capo per rimproccio del morto 
lor vescovo denlro della citla. Fmalmenie fu comandato che i 
soldati facessero un ultimo lore sforzo, veggendo di metter 
fuoco iix quella partQ della terra, la quale mancando di mura 
di pietre, era stata fortiflc^ta con travate e altra materia atta 
a prendere il fUoco. Erano i Fiorentini venuti in tanto desl- 



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|An. 1289J LIBRO TBRZO. 321 

derio e anch^ speranza di guadagnare Arezzo, che, q[uello che 
non aTeano altre volte cosiumato, avendo i nuovi priori preso 
il raagistrato alia metk del mese, due di essi furono mandati 
nel caippo, perche con TautoriUi e maeslk del magistrato (1) 
desser animo a coloro che combattevano, e aggiugnessero con 
ogn'industria caldo e favore all*opera. Combatl^si per questo 
assai vivamente, e il muro fu arso e abbattuto, e con grande 
agevolezza sarebbono i soldati saltati dentro le mura, se i ca^- 
tani importunamente non avessero fatto suonare a raccolU , 
non senza romore d'essere alcuni di loro stati co'rrotti daUa 
pecunia degli Aretini; perch^ incofoinciarono tutti grand^- 
mente a raureddarsi , e gli Aretini servendosi delPoccasione 
ebbero facoltk la notte seguente d*usdr fuori, e di metter fuoco 
alle macchine de'tiemici. 11 che fece in tutto rimuover la spe- 
ranza che la terra s'avesse ad aver piii per battaglia:' perch^ 
fu deliberato che Tesercito si conducesse a casa. Lasciaronsi 
nondimeno presidii in Castiglione Aretino, in Montecchio, Ro^- 
dine, Civiteua, Laterino, nel Monte Sansavino, in Lucigi^aqb, 
e Chiusura di Valdichiana, castella, alcune guadagnate prima, 
ma la miglior parte di esse acqMistatein questa ultima guerra, 
perch^ continuamente lenesseroinfestato Arezzo. Giunse Feseir- 
cito in Firenze il 22® giorno di luglio con poropa veraraente 
trionfale ; perciocch^ il capitano entr6 con palio ai drappo d'ofo 
sopra capo, e Ugolino de Rossi cavalier parmigiano, il quale 
in quel tempo si trovava podestk della cittd, ebbe simile ono- 
ranza. Ma il ehericato uscito inconiro al generale in proces- 
sione, il popolo armeggiando con Tinsegne e gonfaloni, cia-. 
scuna arte con sua compagnia, il palio portato con bigordida 
cavalieri, e tutta la nobiltS^ riccamente veslita, feciono parer 
quel di roolto ^lorioso ad Amerigo di Narbona. Monto gran- 
demente la citta in riputazione per questa vittoria, e a*Guelfl 
ne crebbe tanto Tanimx), che da Chiusi ove'eta capitano Lapo 
Farinata degli Uberti fu cacciata la parte ghibellina, e i Luc- 
chesi andarono con Uesercito intoruo a Pisa, aiutaii da' Fio- 
rentioi di quattrocento cavalieri e duemila pedoni ; i qualicortte r 
che non potessero aver la citt^, danneggiarono nondunenoper 
venticinque di tutta la vaile di Calci e quella di Bi|ti, e pre^ 
sono il castello di Caprona*, e corsono per la festa di S. Regolo 
il palio intorno le mura di Pisa, e senza oflesa alcuna se i\e ' 

(I) A. il G. rifece cosi il testo : « Che avendo slabilito a' 20 di giagflo 
che Tesercito oHre al termine prefisso stesse fuori ancora uff mese, il gioroo 
dope risolvettero quello che altre volte non aveano costumalo, che fti che 
de* nuovi priori, i quali avean preso il magistrato alb meUi del mese, di^e 
ne andassero aU'esercito, percM con Tauloritt, che fu la stessa che se vi . 
fnssero tuUi, e con la maesta del magistrato. 

Vol. I. — 21 Ammirato. htorie Fiorentine. 

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3^ dbll'istorie FiORBirtmB [An. 1290] 

ntornarono a Lucca (1). Nod era anche compiuto ranno che 
s'ebbe grandissima speranza che i Fiorentini per un occulto 
trattato occupassero Arezzo. Fu subitamente cdmandato , so- 
nando la campana a martello, che le ca vallate uscisser della 
cittk prima che la candela accesa alia porta si consumas^e , 
sotto gravissime pene; perch^ sproDando ttitta notte compar- 
sono la mattina sopra Giyitella per andarsene di quivi in Arezzo, 
quando per un inopinato accidente la pratica fu rivelata. Im- 

gerocche cadendo d*uop sporto uno il quale era partecipe del 
attato, e veggendosi alia morte, ne chiese perdono al con- 
fessore, da cui il caso fu subitamente rapportato a Tarlalo cit- 
tadino di ianta autoritk dope la mprte del yoscoyo, che gik si 
potea scorgere che egli gittaYa i fondamenti del futuro prin- 
cipato, per che^ gastigati i complici, e fatte le provvisiom ne- 
cessarie per guardia della terra, a* Fiorentini convenne tomar- 
sene a casa senza fare per queiranno altr^ cosa memorabile 
di fttori, se non che quelli del popolo dentro gelosi della lor 
libertii , e soprammodo sospettosi cjie i nobili per Forgoglio 
dell*avuta vittoria non li ^cavassono^ si ristrinsono.insieme, e 
congiunsonsi le sette arti con Taltre cinque, imponendo tra 
loro arme e paves! e certe lore insegne, quasi per un Yincolo 
di confederazione e buona intelUgenza tra loro ; da' quali semi 
nacque in processo di tempo mutazione di state. 

Ha n^ per questo, n^ peresser nel nuovoanno 1290 la citt^ 
stala spaventata dal fuoco, il quale appreso ohr'Arno in casa 
Neri Pegolotti ^rse lui e tutta la sua famiglia ^ si rimossono i 
j^nsieri della guerra aretina ; perch^ stimando i^ Fiorentini 
per esser quella cittk oltre mode afflitta de* danni patiti po- 
tersi agevounente vincere, di nuovo vi condussono reserato, 

(1) In quests aH^rezza della citti comparsero in Firenze da dugento 
MQffliiu de* coffluni <jE Pulciano , di Grezzano, di Molezzano , di Piazzano, 
di Gampiano, e d'altri luogfai del Mugello di qua e di \k dal fiume Sieve, 
i quali con lamentevoli querele rappresentaroao in Senato, come essendo 
«M)Ugati aUa canonica di' Firenze d*alcuni servigi, questa trattava di ven- 
dergli con diminuzione deU'onore e della giuridizione della Repubblica agli 
Ubaldini, e perdd supplicavano che si volessero pagare duemila trecento 
lire alia canonica, e liberar quei popoli. n che non solo fii fiitto pronta- 
mente, ma a' 6 d*agosto si fece una leggc, per la quale vcniva proUnto d 
a* Fiorentini che a' forestieri di poter comprare nel dominid della Repob- 
Uica, sotto quaisivoglia colore o pretesto, giuridizione di sorta alcana, 
eon pena a* notai, procuratori, e sindaci delle parti di lire mille per da- 
scuno, e di nullita della vendita. E perchd gli Ubertini di Gaville erano 
come banditi staU condennati in perdita de' beni da Folco Buzzacchefini 
da Padova capitano del popolo di Firenze, Giapo Gavalcanti sindaco della 
Repubblica entrA in possesso del castello di Gaville. A. il G, 



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[Alf. 1290] LIBRO TERZO. 323 

Del quale erano seiinila pedoni e mille cinquecento cayalieri. 
Ma conobbero e^ser opera gitiata in vauo ci5 che vi si facesse 
per abbatterla ;4 (all erano state le provvisioni fatte da Tarlato, 
onde dopo aver in ventotto di royinato tutto il paese d*intomo, 
e Catio correre il palio alle porte, deliberarono di tomarsene 
a casa. Ma boo volendo che questa toraata fusse senza dan no 
degli inimici, presono la via del Gasentino, per dare il guasto 
aUe castelia del conle Guide Novello. II che riusc'i lore felice- 
mente, avendo preso Poppi, Gastel Sant^Angelo, Ghiazzuolo, 
Cietica, e Montauto di Vaidarno, e per Tantico odio portato al 
coDle de'mali porlamenti da lui ricevuli quando fu vicario per 
il re Manfredi a Firenze, ars9no la rdcca e palagio di Poppi, 
con grande allegrezza d'arer nel cassero del caslello ricono- 
«ciuto le balestra da lui imbolate al comune nel tempo del sue 
ricariato. Raccontasi questa ruina del conte Guide Novello per 
via di motto esser^li stata in un certo mode p rede Ita dal conle 
Xegrino il vecchio il quale mostrandogli e^IivCome uomo molto 
borioso, dopo la rotta di Montaperti i suoi amesi e arredi e fra 
Faltre cose di grande pregio un baloardo pieno delle balestra 
de' Fiorentini, e domandandogli quelle cne ne gli paresse, 
avvisatamente e da savio rispose: parerneglibene, se non che 
intendeva i Fiorentini esser grjiudi prestatori ad usura ; volendo 
significare che ilon arebbono lunge tempo sofTerita quelFin- 
giuria senza conyenevol yendetta. In questo esercito fu la prima 
volla dale il pennone 'de'fehtori diviso per metk dairarme del 
re e dal giglio yer^niglio in campo d*argento. E in questo anno 
fu il tempo della podesleria di rirenze ristretto d'un anno in 
sei mesi , essendo chiamato primieramente a questo ufflcio 
Rosso Gahbrielli d'Agubbio (1). 

(1) S^nza gli uomini della qual citt^ panr^ in pregresso di questa storia, 
die non si potesse reggere la Repubblica fioreotina, avendone cavati taiHi 
podeslii, capitani di guerra , del popdlo , esecutori degli ordini della giu- 
stizia, bargelli, e altri ufiziali. Non volendo i Fiorentini che Ugolino Vi- 
scoDti di Pisa giudice di Gallura restasse senza Taiuto che domaudava , 
non tanto per guardare alcune lerre e fortezze che si tenevano per lui , 
come per avex comoditi di molestar i nimici de* coUegati , mandarono ai 
comuni della taglia Ostigiano de' Pilli cavaliere e Guid6tti de* Canigiani 
giurisperito per confortargli a dare al medesimo Visconti, oUre a* fanti che 
gli btsognavano per mantenimento delle castelia, trecento cavalli per tcr- 
mine di sei mesi, e a far ricevere nella taglia il conte Guelfo del conte 
Ugolino di Donoratico, Non dovendo le guerre di fuori dar campo a nutrir 
le discordie di dentro, i priori che avean fatto far la pace tra le case della 
Tosa e de* Lamberti , e per maggior fermezza s*eran falti tra loro paren- 
tadi, voUero che dal camarlingo del comune si pagassero duemila lire per 
aiuto delle doti. Iritantoeran^^mparsiambasciadori della Gitt^diCastello» 



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324 DELL*1ST0RIE FIORBNTINB |An. 1290J 

Rimanevano ancora quattro mesi deiranno quando t Fio- 
rentini, stimolatiae da^ Lucchesi e dal giudice di Gallura,i 
quali erano-d'accordo co' Genovesi, andarono'con le lor genii 
sopra di Pisa, lasciato prima trecento cavalieri con moiti fanti 
nel Valdarno di Sopra, per non rimaner da quella parte esposti 
alle scorrerie degli Arelini. Ma oltre i danni del contado, i 
quali furono grandi, non conseguirono piii di quello che aveano 
wtto intorno ad Arezzo. Presesi nondimeno Portopisano per 
forza, e Livorno. Quattro torri che aveano in mare cot fanale 
de!la Meloria furono diroccate , e gli uomini che V*erano alia 
guardia gittati in mare ; furono rotti i palazzi e villag^ d'in- 
torno, e con moUi legni grossi, B navi piene di pietre. m gran 
parte fu ripicna la bocca del porto, e fatla inutile a* legni di 
gabbia. Ma non facendosi cosa di maggior jnoniento gli eser- 
citi furono licenziati; e tornandosenei Fiorenlrni per Valdera, 
oltre averpresee disfalte piii caslella, la«ciareno un capilano 
in Valdera; ma il conte Guido da Montefellro capitano de*Pi- 
sani, cavalcato con le sue gentr; ricuper6 Montefoscoli e Mon- 
tecchio, e fece prigione il capitano de' Fiorenlini, i quali avendo 
ci6 sentito, con mirabile diligenza cavalcarono a Volterra, onde 
trovando i nimici parliti^ non potorono far altro che raddoD- 
piar i presidii, e tornarsene indrelro. Soprattiitlo stimarono one 
si dovesse gagliardamente guernire il caslello del Ponladera, 
essendo per luogo messo in piano tenuto per uno dei fortl ca- 
stelli d*ltalia; per questo vi lasciarono due casfellani Guido 
Begherelli de' Rossi cavaliere, e Nerino de'^Tizzoni, con una 
guardia di centocinquania fanti, e con tuUe le provvisioni ne- 
cessarie, raccomandando alia fede loro con gran solleciludine 
il carico di cos'i imporlante fortezza. MS n^ carila di signore, 
n^ zelo di proprio onore, n^ vincolo alcuno 6 cosi potente che 
basti a conlenere gli animi di coloro i quali sol una voita s'ab- 
biano lasciato occupate daU'ingordigia del gutidagno: cosi lo 

• 
del qual luogo si trovava ppdesta Rosso della Tosa cavaliere fiorentino, i 
quali rappresentando in senato il bisogno che quel comune avea d'esser 
aiutato per tirare avanti Tassedio dWnghiari, fu loro somministrato danari. 
Entrato il raese di luglio governava Firenze come podest^ Guido da Po- 
lenta da Bayenna, e capilano del popolo Beccadino degli Artinisi da Bo- 
logna ; e volendosi dare adito a' cittadini di^poter godere della dignity del 
priorato, stimandolo ancora utile per il buon governo, fu fatta una legge 
che dava tre anni di divieto a chi era stato priore, avanti di poter essere 
un*alt;a volta. Fu ancha provvisto che per abbellimento della citti e per 
assicuraraento dell'acqua d'Amo fusse fatto un muro dal ponlcvecchio, 
che pep linea retta andasse al caslello AUafront,c al ponCe a Rubaconte, 
e di solto fuio al canto di Tardibuono, e che dal muro alle case di' LAin- 
garno reslasse la strada larga quattordici'braccia. A. il G^ 



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[An. 1391] LiBRO TBRZO. 325 

spleodore deU'oro h uso sopra tutte le cose ad abbaffliar le 
bieati deboli de* morlali. Non tenendo dunque i castellani in 
luogo di centocinquaDta fanti p'lti che cinquanta, perimborsar 
ie pagbe della Repubblfca a propria comoditk, porsono agio 
al conte Guido, cbe Don-dormiva, d^iogannarli ; massiinamente 
che alia malizia aveano a^giunto i castellani la dappocaggine, 
concedendo a molli de' cinquanta fanti restati che «ndassero 
a far \a pasqua del Natale in Firenze. II conte, avuto intelli- 
genza, con alquanti terrazzani del castello, oresa Topportunita 
della notte della domenica cheprecedeva alia pasqua, la quale 
era molto buia e tempestosa, recati con s^ nayicelli, e superati 
i fossi, i quali erano largbissimi e pieni di acqua, con scale 
di funi e allri instrumenti,fece salire alquanti suoi soldati 
sopra le nuira, i quali trovando ogni cosa ingombrata dal sonno, 
aiutato a farvi salir degli altri, in breve occuparono il castello, 
ove fatCo prigione Giiido uccisono Nerino e 1 nipote di Guido 
defto il Bigonta, e tutti gli altri fanti, i quali tardi correvano 
a difender (fuel caslello che non aveano snputo ^uardare. Indi 
fecero i Pisani ribellare il castello di Vignale m Camporena 
a* Samminiatesi , onde i Fiorentini dubitando di questi anda- 
menti, esSendo gia entrato Tanno 1291 , e fatto eonfermare 
per capitano della taglia Am«?rigo di Narbona, ordinarono che 
T'andassero tutte le genti le quali erano annoverate sotto i 
tre sesti della citia, cosi popolo come cavalieri, i quali 
accampattsi intorno al castello, costrinsono quei di dentro 
a prender partite dei casi lore, non avendo da' Pisani soc- 
corso; il che feciono con tanta lor laude, quanto fu il bia- 
simo, e de' Pisani parimente, che non ebbero ardire di prestar 
a cos\ valorosi uomini aiuto, e de' Fiorentini, per mezzo del 
catnpo de'qviali usciti del castello di notte si condussono 
in luogo salvo senza riceVer oflfesa veruna. Credesi che Tin- 
famia di questo accrdcnte avesse mosso i Fiorentini a far nuovo 
esercito sopra di Pisa, prendendo queirimpresa per se soli, la 
quale gli anni innanzi usati erano di pigliare in compagnia 
di Lucchesi e di Genovesi. Scrissonsi subilamente le genti, 
diedesi Tinsegna reale a Corso Donati, e gia non rimanea altro 
che inviarsi col campo, quando Timpresa, (jual se ne fusse la 
cagione, fu distornata. Onde Vieri de' Qerchi incominci6 a dire, 
questa cosa esser dinon piccolo biasimo alia Repubblica fio- 
rentina, e essere un principio di scemare I'acquistata riputa- 
zione, se dopo la perdita del Pontadera, e dopo I'aver Insciati 
partire salvi gli assediati del castello di Vignale, la fama di 
menar I'esercito a Pisa lornasse ancor vana. Polette tanto Tau- 
torita della persona sua, sapendosi per tutto quanto onorata- 
mente si era portato nella battaglia di Campaldino, e perch^ 
insiememente si trovava in quel tempo capitano di parte, che 
Tesercilo si rifece, e senza perder tempo fu menato luori della 



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3^ DBLL'iSTORIB FIORBNTINE. [An. 1292] 

citta, e condotto insino al Gastel del ^psco. Ma i Pisani par 
che avessero avulo in quel tempo Iddio favorevole, perciocch^ 
per otto giorni contioui fu tanta la pioggia che venne dal cielo, 
che fu Tesercito costretto tornarsene ^Firenze senza far nulla. 
Nd per queiranno si fece altro che aver a palti , dopo lungo 
assedio, il castello d*Anipinana in Mugello dal conte Manfredl 
flgliuolo del conte Novello, per lo quale i Fiorentini ^orsa- 
rono finalmente tre. mila florin i d'oro, onde usarono per Fav- 
venire ragione ne' comuni e villate del detto castello, il quale 
nondimeno disfeciono e gittarono a terra inflno a' fondamenti. 
L*anno 1292 (1) si prep4r5 di nuovo la guerra contra i Pisani, 
avendo i Fiorentini condotto per capitano della taglia Gentile 
Orsino nohile romano, il quale comparito nella cilik con du- 
gento cavalieri romani e di Campa^na , gente moKd eletta, 
diede di s^ grande espettazione nel popolo, avendo oltre il 
nome d*uomo valoroso fama di niQlto affezionato alia parte 
guelfa, come h stata sempre tutta quella (amigliftw Dettesi Tin- 
segna reale a Geri Spini, e il pennone de* feritori a Nanni dei 
Mozzi, araendue cavalieri (2); resercito fu di ottomila pedoni, 
e di due mila. cinquecento cavalieri, il quale essendo in ordine 
di tutte.le cose, del mese di giugno fu condotto sopra la cittk 
di Pisa. Non mancava a* Pisani capitano di quella fama, anzi 
di molto maggior grido e riputazione, che fusse Gentile. Ma 
U conte Guido di Montefeltro dicea bene mancare a sd quelle 
genti e quelle ardire che appariva ne' Fiorentini; per la qual 
cosa, ancor che egli si trovasse avere ottocento cavalieri atti 
se non a combattere almeno a infestare il caropo de* nimici, 
non voile mai uscire in campagna, stimando- non far poco se 
in simili tempi difendesse le mura di Pisa. Da ohe i Fiorentini 
ebbono agio di far tutte quelle cose che costumavano i vinci- 
tori, in fuor di prender la terra; imperocch^ essi dettonp il 
guasto e arsono quanto era dal fosso Arnonico inflno a Pisa, 
luogo nobilmente adomatp di giardini e di case, gittarono il 
campanile della Badia a Sansavino, e per onta de* Pisani vi 
taffliarono un grand*albero di Savina. E quelle che era il sog- 

Sello di tutte le cose, corsono finalmente il palio per la festa 
i S. Giovanni presso alle porte della cittk. In quests fazioni 
avendo messo ventitre giorni, tornarono a Firenze; la quale 
trovarono soprammodo tocca dalla riverenza della religione, 
avendo una figura della Verg^ine dipinta in un ^ ilastro della 
loggia d*Orto S. Michele, ove si vendeva il grano, incominciato 

(1) Voleodo il ponteficis metter d*accordo le comuniti di Toscana, i 
Fiorentini gli avean mandato a questo effetto quaitro arobasciadoii , ma 
impedita si buooa opera dalla morte del papa. A, U G. . 

(2) E fira' cootestabili erano il conte Alberto del conte Alessandro di 
Mangone, e il conte Manente di Sarziano. A. il G. 

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[Air. 1292] LiBRO tbrzo. 327 

a fare di grandi e manifesii miracoli, sanando infermi, diriz- 
zando attratti, e sgombrando imperversati con gran frequenza 
e deTozione non solo del popolo florentino, ma sparsa che ne 
in fama di fuori, di tutta Toscana: a cui eziandio nell'antica 
religione fu per particolar costame attribuito la cura e credu- 
lity delle cose divine ; e coniuttocib come ayyiene spesso che 
gU uomini scienziati e quelli che sono eletti alia cura delle 
cose sacre non sempre ammettano questo fervore de' popeli, 
atti per la loro semplicitk a prender degU errori, si troTarono 
in que' tempi molti de' frati Predicatori e Minori, i quali non 
consentivano che quelle cose fusser vere, onde vennero in non 
buona opinione de' Fiorentini (I). Cos\ termin6^ Tanno 1292. 

(1) 1 qnali volendo aiotar h liberazione del fconte Lotto ligiioolo del gii 
coote UgoUno prigione in Genova, fecero assicurare i Genovesi che U conte 
averd)}Ms in tennine di died anni eseguito qoanto avesse promesso. Trovo 
per gli aUimi sei mesi di qoest^anno essere stato podesti di Flrente Gentile 
de^ Orsini da Roma , e capitano del popolo esser Catalano de* Malevolti 
da Bologna. A. il G. 



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DELLISTORIE FIORENTINE 



LIBRO QUARTO. 



AbbI dl €rUi«« M999 -^ ft: 



Le continue guerre nelle quali i Fiorentini per cotauti auui 
erano sUiti occupati aveaoo in gran parte ienuto oppressi i 
semi delle civili discordie; ma poiche i nimici plan piano si 
iocominciarono a condurre in tal termine che a' Fiorentini 
era agevole H vincerli, e per esperienza fu veduto che eglino 
da simlli guerre cavavan pih beneficio che danno, ritornando 
il popolo carico della preda de'suoi avversari a casa, la cilia 
come spesso in somiglianti casi suole avvenire incominci6 
quelle arnii che solea usare contra i nimici a volgere in se 
stessa/ essendo diveniKi i suoi cjtladini per le molle ricchezze 
superbi e per I'uso della guerra feroci, e perci6 molto pronli 
al ferro e al sangue, Onde spesso non si sentiva altro che fe- 
nte e morti , senza che la giustizia soprafTatta dalla temeritk 
e, poteoza de' grand! potesse rsercilare il rigor delle leggi 
contra de' malfattori. Ma la stessa potenza de' grandi agevoT- 
mente con scambievoli omicidi adempiva in un certo modo 
Tufficio della legge , ingegnandosi ogni ofTeso , e con le ric- 
chezze e co' parenladi e seeuaci lore , di non lasciar ToiTen- 
dilore senza vendetta. Quello che parea oUremodo grave a 
potersi tollerare erano gli oltraggi e Tingiurie che i grandi e 
nebili faceano ogni giorno contro a* popolari e impotenti, so- 
percbiandoli non solo nella persona ma neiravere, e cosi nella 
cittk come, nel contado entrando nelle loro^tenute, e spesso 
de'loro beni spogliandogli , e in sqmma portandosi con esso 
loro in tutte le cose tirannicamente. A'qoali inconvenienti 
come che i4>opolari si fussono ingegnali piu volte di porger 
cimedio, e quando fu falto TulBcio de* priori « e finalmente 
quando tre anni innanzi si congiunsono le arti insieme , si 
^edea nondimeno tutte queste provvisioni non esser a ba- 

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390 DELL'ISTORIB FrORBNTINB [All. 1293] 

stanza sufflcieoti a raffrenar la loro insoleaza ; perciocch^ i 
faTori de* parentadi , la riputazioDe d'una invecchiata nobiltk 
e la fresca gloria di essersi portati molti di loro valorosaAiente 
Delle passate battaglie, aveano tollo Tardire agli olTesi di ac- 
cusarli, niuDo osava testimoniarli contro, n^ gli slessi giudici 
si arrischiavano quando pur il giudizio fusse procedulo ditre le- 
gittimameDte di gastigarli; si faltamente che le querimoaie tra 
la plebe eraDo grandi , e eontuttoci6 meoire ciascuno avrebbe 
Toluto provveder alia sdlute e libertk comiine a niuDO bastava 
ranimo di farsene capo. E quando pure si discorreva nelle 
frequenze del popolo della forma che in ci6 s'avesse a tenere, 
non si trovava cosl facilraente il modo. II solo valore e io- 
dustria di un ciitadino sped\ tostamente Tinyiluppo di queslo ne- 
gozio, e lrov6 per allora la via d*tfbbassaterorgogUo dei grandi 
e di accrescere in f^uisa lo sUto dei deboli j che poterono di 
mano in mano assai facilmente montar sopra lo stato di colore 
da* quali erabo stati prima cos\ notabilmente dispregiati. Questi 
fu Giano della Bella, di condizione popolare ma nato di nobil 
famiglia , e per ricchezze e s^guito fra tutti gli altri ciltadini 
molto conosciuto ; il <{uale Tenuto a conlesa dentro la chiesa 
di S. Piera S ch e gagy o con Berto Frescobaldi , cavaliere dei 
grandi, per eerie ragioni che fferto-vtlfiaii Giano occupar per 
forza, mont5 il Frescobaldr in tanto orgoglia coufcg <mel della 
Bella che postagli la mano in sul naso disse ad alia yoce cfae 
gliel taglierebbe, se avesse dvuto cotanto ardimenio di cozzar 
seco. Egli tenuto a mente cotanto oltraggio, e sapendo molti 
altri non meno di lui 6sser ofTesi da' grandi , aycndo tixato a 
sh Duccio e Cipne Magalotti, Toso Mancini, Lapo Talenii, Bo- 
nato Alberti, Albizo Corbinelli, Buoninsegna Beccanugi, Baldo 
RufToli, Giovanni Aglioni, Rosso Bucherelli e molti altri po- 
tenti e nobili popolani, e oltre costoro veggendo commoaea la 
plebe a grande ira e quasi tutta aver fatto capo a lui, quando 
s'accorse non altro attendersi che i cenni suoi, fra molti ii loro 
insieme ragunati cosi si ()ose a parlare. — « Carissimi cilta- 
dini, se lo non misurassi lo stato vostro dal mio, che hon 
ostanti le facolt^ e i pa^enti che io ho non mi son potuto di- 
fendere dairinsolenza de' grandi, sicuramente vi dico che non 
avrei posto mano Idl'lmpresa , nella quale or pongo , perch^ 
non mi sarebbe mancato quando che sia di vendicarmi delle 
ingiurie loro. Ma vedendo quanti di voi lo possan far molto 
meno di me, n^ potendo piii patire di vedeme andar in rovina 
la liberty della nostra Repubblica, la quale in vero Tapparenza 
e una certa esteriore immagine ritiene di libertk ma in so- 
stanza ella b serva e schiava tanto peggiore delFaUre che aono 
ad alcuno tiranno soggette, quanto che ove quelle n'hMnno 
uno noi n'abbiamo molti, e ove quelli pur si consolano talora 
con la speranza che un dl con la morte d'un solo abbiano a 



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[An. 1293] LiBRO quarto. 331 

tejmlDar le loro scia^ure , indarno possiamo Doi aspettar la 
morte di tanti i quali germogliando conlinuarnenle fanno i 
Qostri mali immortaU; per questo h necessario, prima che 
auesta loro tirahnide ripr^Dda piu forza, che noi c'itigegniamo 
di rimediarci se noD voeliamo in vano ritornare a*fetnminili 
lamenti, coine abbiamo fatto inOno a quest'ora ; e perch^ tiitti 
i nostri daniii procedono dalla infermita edebolczza di chi h& 
a giudicare e dalla polenza e grandezza di coloro che banno 
ad esser giudicati, bisogna che attendiamo a trovar una via^ 

£er la quale a quelli s*accrescano forze e a costoro si scemiuo. 
a qual via quaudo fiara htrovata, non h dubbio che i nostri 
mali lermineranoo, e ciascuno baderk a fare i fatii suoi senzft 
TDolesiar il compagno. Stimo io dunque per quelle che ho pi^ 
volte meco medesirao di questa materia trascorso, che si debba 
in prima creare un capo de* nostri priori, a cui sia dato il gon- 
falone della giustizia, e col quale in ogni case che bisognasse 
far alcuna esecuzibne contra alcuno de* grandi, un numero di 
mtlle cittadini convenga, doTendosi nel resto mutare di sesto 
in sesto, e df due mest in due mesi, non altrimenti che fac- 
ciamo de* priori. Le cui forze e autorit^ raffreaenHM^nrgnn 
parte Tinsolenza de* grawit, cam^nt i qaaU s'hinoyeranno tuUe 
le ieg^ e staMt cbe per antico in frenar il loro orgoglio e 
temerita sono stati ordinati e priverannosi di tutti gii uffici 
della ciuk, acciocch^ alia potenza che hanno pur soverchia 
in private noo s'aggiunga Tautoritk pubblica. Procederassi 
contra di loro per tesiimonianza di fa ma e del malefieio com- 
messo sara tenuto Tun consorte per Taltro. So molto bene che 
a ciascuna cittk ben ordinata parrebbon molto strane e oni- 
bi!i queste leggi , e per avventura ancora in un certo modo 
empie; ma chi non sa ne* mali grandi delle Repubbliche, sic- 
come avviene alFinfermitk del corpo, esser molto piu dannosa 
la pieta della crudeltk? Piacesse a Iddio che noi fussimo in 
state che amorevolmente e d'uno stesso animo potessimo reg- 
gere insieme il governo della comune patria ; perciocch^ qual 
cosa h al mondo pii^ giovevole e mil cara della earitk e della 
Concordia? Ma la costoro superbia e tale che non pate la nostra 
compagnia, anzi ^ ella ridotta a tale che a guisa d'indomita e 
fnrioea flera combatte e smania con se medeaima. Onde pu5 
ciascuno vedere le mortali gare e bri^he che hanno in fra di 
lore. Quante ferite, quanti crudeli omicidii commettono Tuna 
cootro dell'altrol Talch^ io giudico che non si debba piil ri- 
tardare a prender quelle prowisioni, le quali differite potranno 
iarci pentire d'averle trascurate. Nd tempo piii opportune ri- 
conosco di questo, nel quale av&ndb poco a travagliarci delle 
cose di fuon, ci resta prontissima occasione a pensar a quelle 
di dentro ». Fu con maravigliosa attenzione ascoltato da tutti 
il parlare di Giano, e con maggior fervore e concorrenza posia 

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332 dell'istorie fiorbntinb [An* 1293] 

ad efTetto (1|, non osando i nobili d*opporsi a leggftanto pre- 
giudiciaii alio stato loro per trovarsi infra di essi in molte 
brighe impacciati, iinperocch^ gli Adimari aveano nimista coi 
Tosinghi, i, Rossi co' Tornaquinci , i Bardi co' Mozzi, i Gherar- 
dini co'Manieri, i Cavalcanti co^'Buondelmonti , alc\ini del 
Buondelmonli co* Giandonati, i Visdoroini co* Falconieri , i 
Bostichi CO* Foraboschi, alcuni Foraboschi co'Malespini, e i 
Frescobaldi co' Donati ; per che leggiermente venne fatto ai 
popolani di abbassar in un d^ la potenza de* grandi , scemata 
da se slessa di forze e di riputazione per la pazzia delle loro 

(1) Trovandosi podest^ della diih Taddeo de' Bnixati da Brescia, e ca- 
pitano del popolo Currado da Sorecina o Sondna mitanese^ s'unirono coi 
priori il diciottesimo giorno di gennaio a far gli ordinamenti della giustizia; 
de' quali i piil iipportanti fiirono. Che in awenire la elezione de* priori si 
facesse alia presenza del capilano del popolo, il quale adunalo co* priori 
Tecchi, e con le capitudlni delParti maggiori, e con quel numero di citU- 
dini sayi artefici che paresse loro, ne facessero la elezione d*uno per sesto 
i quali non solo fiissero descrilti alia matricola , ma che effeliivamente 
fussero artefici e non cavalieri, per durar due mesi solamente, e non nt lus- 
sero due d*una siessa famigUa o casata, e che non potessero rifiutare; con 
giurar in niano del capitano d^eserdtar bene e fedelmente. Che eletli i 
priori si eleggesse uno per gonfaloniere di giustizia , alia quale elezione, 
oltre a' suddetti, ftissero chiamati doe cittadini per sesto; da* qaali dodid 
nominatine sei pur delle arti maggiori di quel sesto a chi dovea toccare 
tal dignity e messi a partito, quello del maggior numero de* voti restasse 
gonfaloniere, non si volendo per6 che ftisse di alcuna famiglia della quale 
vi fusse nello stesso tempo alcuno de' priori e che ogni due mcsi si h~ 
cesse rdezione a vicenda di ctascun sesto acciocch^ in capo alKanno ogni 
sesto avesse avutojl suo gonfaloniere, dando non roeno a lui che a' priori 
due anni di divieto e il gonfaloniere e priori dovessero abitare insieme, nh 
si potesse pariar loro che in pubblico. £ in pubblico fusse dato dal capi- 
tano del popolo a1 gonfaloniere uno stcndardo di zcndado bianco entrovi 
una croce rossa da imo a sommo. Si annuUarono e levaron via li due 
stendardi chiamati vessilH di giustizia, come anche li duemila fuiti soliti 
andare sotto di loro e in lor luogo ogn'anno di febbraio si dovea far ele- 
zione dal capitano del popolo, da* priori e gonialoniere, di mille fantr che 
a suon di campana dovessero trovarsi in.piazza pronti al comando del gon- 
faloniere ; il quale a spese pubbliche dovea tencr pronte ogni sorte di 
anni. Ma perch^ queste prowisioni non fbrono stimate bastanti per ab- 
bassar Taltcrigia de* grandi, ordinarono, che offendendo questi alcun po- 
polare dal quale avessero poi la pace non vollero che valesse loro a di- 
minuir la pena, la quale quando fusse stata pecuniaria e Tavessero 
pagata, doveano aver divieto cinque anni da tutti gli ufizi. Ma quando 
il popolare per Poffesa fusse morto o restalo ferito bruttamente, il gon- 



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[Alf. 1293] LIBRO QUARTO. 333 

private discordie (1). 11 primo gonfaloniere di giustizia per il 
sestiere di porta di Duoino fu Baldo RufToli, il quale entrando 
pritno.di qiiella dignita nel nuovo ma^istrato a' 15 di febbraio, 
doveva finirlo alia inela d*aprile. Qiiesti, considerando di quanta 
imporlanza fusse nel principio d'un nuovo slato confermar le 
cose slabilite col ri^or della giustizia, e per illustrare il nome 
suo ne*futuri secoli con alcun falto ilhistre^sentendo uno dei 
grandi, delto Segna de'GalH, aver ucciso in Francia due fra- 
telli di Vaoni Ugojini e non potendo aver in sua potest^ Tuc- 
ciditore, incdntanente fece cniamarc sotto il suo gonfalone i 
cittadioi dcputati a quello mestiere. e con costoro armati an- 
daroDO a^disfar le case e a guastar le possesioni de'Calli, con 
tanta animosilk del popolo e spavento de'nobili, che non fu 
alcuno cne ardisse far pure di ci5 parola ; perche veggendo i 
popolani riuscir loro felicemente Timpresa, finite il tempo del 
magisl'rato del Ruffjli, crnarono gonfaloniere MigUore Guada- 
gni (2) e cosi di mano in mano pvr lo rimanente di quelFanno, 

foloniere coo mille (anti e un giudic« del podestii dovea andare alia casa 
di quel grande , fiisse nella cittik o ne' borghi, e rovinarla. E perchd si 
sarebbe potuto dare il caso che qualche grande condenn^ in danari non 
avesse avuto il modo di pagare la condennagione, e che da' parenii o 
amid per via df collelta o accalto si fusse voluto aiutare , proibirono il 
farlo, con metier anche pena a'chi d6sse per tale elTetto. E per esporii 
maggiorraente alia volonta di chi si fusse, che gli avesse voluli offendere 
senza averne ad aver paura, furono ordinal! due tamburi, che uno per 
solto la loggia niiova del palazzo del podesl5 e Taltro per quello del ca> 
pilano del popolo , nc* quali fusse lecito a ciascuno di metier polize con 
accuse conlro i grandi. A. il G. 

(1) E quesr^ il secondo popolo. 

(2) In quello di Ding Compagni, essendoscne intromesso trk Francesco 
da^ucca, priore provinciate doirOrdine Eremilaho di 8 Agoslino, fu a' 12 
di luglio conchuisa in Furecchio la pace Ira la compa'gnia di Tosrana, con 
la quale era Ugolino Visconli giudice di Gallura, si^ore della lerza parte 
del regno galieritano e generate della laglia da una, e i Pisani dairallra. 
Come suidaci della Repubblica v'intenennero Migliore Goadagni, nel gon- 
lalonerato del quale s*era cominciato il traltalo, e Arrigo Paradisi. 1 palti 
furono la restlluzione de' prigioni. I comuni della compagnia fosspro esenti 
In Pisa e suo dominio d*'ogni gabella, pcdaggio e malatolla, s! per le per- 
sone come robe, tanto per terra che per acqua, e lo stesso godcssero i 
Pisapi ne' comuni della Compagnia. Che in Pisa per quatlro anni fusse 
eletto in potest^ o in capitano uno delle comunitt^ della compagnia, e 
per la prima volta slesse a' Lucchesi il dichiarar se si dovessc elegger o 
il podest^ il capiUno; eTuno uffiziale o Taltro che per quel tempo re- 
slava d*elezione libera a' Pisani, non polessero faria di persona di ribelli 



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334 dbll'istorib fiorbntinb [An. 1293] 

6 a tempi conveDienli Dino Compagni, Giovanni Buiamonte, 
e Goso Mancini. Sotto costoro si feciono in queiranno molie 
cose notabili si per fortiflcazione del loro staio, come in bene- 
ficio delta Repubblica. Iniperoccb^ avveggend< si eglino con- 
ferir molto al presenle ffoverno, che le cose di fuori [)osassero 
almeno inflno che quelle di dentro pii^ saldamente si stabilis- 
sero, si contentarono di volger I'animo airaccordo della pace 
domandata loro dai Pisani con grandissima sollecitudine ; la 

3ual segui tostamente, avendo i Pisani per ci5 disfatto Ponta- 
era, licenziato il conte Guido da MontefeUro, ,e riconcediito 
ai Fiorentini tutte Tantiche franchigie e privilegi. che avevano 
per conto delle loro mercanzie dentro la ciltk di Pisa. Consen- 
tirono a quesla pace i Lucchesi, e lutte le terre gueHe di To- 
scana le qiiali era no confederate co* Fioreiitini , onde fn una 
grandissima tranquillita per lutlo il paese, rare volte awezzo 
a star in qualche parte di esso senza fremito di battaglia. 
Scrivono Tantiche cronache,'alle quali prestiamo fede, non 
veggendo gli allri onde Taltre cose si cavino, in segno dt^Ua tran- 
quillita di que' tempi, che in Firenze di notte non si serravan 
le porte, che hi citt^ non avea gabelle, e che il comune per 
non mettervene di nuovo, avendo bisogno di danari, vende le 
mura vecchid e i terreni dentro e di fuori a coloro che v'erano 

de' coUegati, d^ meno d*alcuno de' conti di MontefeUro. Che il conte Guido 
da MontefeUro, potest^ e capitano del popolo e di guerra dal comune di 
Pisa, e i ghibellini forestieri, ancora che stati fatii cittadini pisani dopo 
Tuscita di Pisa del giudice di Gallura, fiissero mandati fiiori con ogni lor 
masnada, e per sicurezza che cid fUsse per seguire i Pisani darebbero ven- 
ticinque ostaggi de* migliori lor cUtadini, da doversi rilasciare otto giomi 
dopo la partedza di Pisa de* suddetti. Che ratificando fra tre mesi a questa 
pace, i conti Guelfb e Lotto di Donoratico per loro e lor discendenti ma- 
schi del gii conte Ugolino, fussero liberali da' Pisani, da ogni bando e resti- 
tuiti a' beni tolti loro dopo la partenza di Pisa def giudice di Gallura, come 
dovessero fare i conti de* tolti a' Pisani. I sindaci de* quali proroessero ai 
sindaci florentini, per maggior stability della pace, che si sarebbero rovi- 
nate le mura e torre del Pon^dera, e ripieni i fossi senza' mai piii rifarli; 
e i Fiorentini promes'sero di rilasciare il castello di Montecuccolo con Ogni 
altro luogo* che tenessero in Valdera de* Pisani ; e gU uni e gU allri di non 
raccettare alcun cessante o fuggitivo, anzi di darseli prigioni, e che per il 
tempo deHa guerra non fosse corsa prcscriztone alcuna per i creditori. Al 
Gompagni segul nel gohfolonerato Giovanni Buiamonte, trovandosi podest^ 
di Firenze Giuliano Novello de' Carravi da Treviso, quando non venendo i 
Pisani a fine di metier in esecuzione quel che avean promesso nelh pace, 
furono mandati a PisaBuggieri d'Ugo Albizi e Cambio d'Aldobrandino di 
Bellincione per sollecitarli, e per render loro il castello di Pecdoli state 
tcnuto dal giudice di Gallura a requisizione He' Fiorentini. A. UG. 



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[Am. 1293] LiBRO quarto. 335 

a lato. Accrebbe similmeoie la Repubblica molto le sue giu- 
hdizioDi , perciocch^ vennero sotto la sua ubbidienza Poggi- 
bonzi, Certaldo, Gambassi, e Gatignano. A*conti si tolse la 

g'uridizione di Viesca, del Terraio, Ganghereto, MoDcioue, 
irbischio, del castello di Lori, e di casa Guicciardi. In Mu- 
gello molte possessioni ingiustamente occupate da' medesimi 
conti Guidi e dagli Ubaldini, e da altri gentiiuomini, di nuovo 
furono riacouistate dalla Uepubblica. Riacquistossi lo Spe- 
dale di S. Sebio, che era gik del comuue, e i grandi ci avevano 
messe le mani sopra. N^ persona fu , a cui podere, o-cosa al- 
,i^uBa fosse stata tolta da* grandi , cbe di ^tto non se gli fosse 
readuta; la laude delle quali operazioni grandemente si attri- 
buisce a Garuccio del Vefre popolano d*oltr*Arno , uomo va- 
lente e leale in tutte le cose appartenenti alia RepubbUca (1). 
Racconlasi ancora per mostrare la maesth di quel governo, 
cbe arendo i Pratesi per manleniniento della loro liberal ri- 
cusato di rendere a* Fioreniini uno , il quale comroesso un 
roaleficio in Firenze si era da loro rifuggiio, vi fu da' Fioren- 
tlni mandato un solo lor messo con una letlera , per la quale 
>condannaYano quel comune in diecimila libbre se piii ritar- 
dava a reslituir loro il malfaUore, e che per tutlocib non mo- 
vendosi quelle a ubbidire fu comandalo che si aprisse spac- 
ciatamente la camera deirarme, e Ic masnade a piede e a 
eavallo s'armassero e bandissesi Teste sopra la terra di Prato« 
(con-ianta ^losia aveano impreso a ritener la riputazione del- 
rincominciato reggimento!) le quali cose in Prato udile aver 
commosso ii^ gui$a quegli uomini, e che menkronne prigione il 

(1) Nel gonfalonerato di Goso Mancini, ^ssendo veoato nella ciltii per 
capitano del popolo Beraardino della Porta da Parma, si elessero tre uffi- 
ciali Garuccio del Yerre, Cino Colli, e Lippo Falchi per alii rare quei della 
dttae del cootado. In questo tempo dolendosi preie. Bartolommeo del 
Vita rettore dello spedale di S. Eusebio, vicino a Firenze su U prato ap- 
presso al campo della chiesa di Santa Lucia d'Ognissanli, che molli beni 
di quel luogo -erano stati occupali, perchd dato dal gonfaloniere e priori 
la cura a* tre soddetti cittadini di rinvenirgli con ogni rigore e senz'ap- 
pello; non fu persona che di fatto non gli restituisse, conmolta lodedei 
medesimi uficiali, e in particolare di Garuccio del Verre popolano d'Ol- 
tramo, uomo valente e reale in tutte le cose appartenenti alia Repubblica. 
fu poi questo spedale messo Tanno appresso sotto la protezione de' consoli 
di Galimala, perch6 avessero cura che i leprosi vi fussero ben nutiiti, e 
non ve ne fussero ricevuti altri che del piviere di S. Giovambatista. Ma 
stimando a proposito allontanar questo luogo dalla ciltii, fu ordinalo che 
fiisse fatto un nuovo spedale di \k dal fiume di Mugnone, luogo delto Cam- 
paluccio. E nel vecchio fusse dato raccetto a* poveri miserabili e vecchi, 
e massime a persone nobili. A. il G. 



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336 dell'istorie fiorbntine [An. 1294] 

malfaltore in Firenze, e la condanna'gione del non aver prima 
ubbidito pagarono. Ebbesi anche riguardo alia piela delle cose 
sagre ; perciocch^ Tarte di Calimala oer abbellire il tempio di 
San Giovanni si pose a cingerlo de* gheroni di marmo neri e 
bianchi, quali oggi si veggono, ove erano prima di macigni e 
levaronsi via col consiglio d*Amo]fo architetlore tulti i monm- 
menti e sepolture e arche di marrao che gli eran accanto. 
D'intorno le quali si favoleggia aver molti anni dopo Guido 
Cavalcanli schernito la brigala di Betto Brunelleschi, uomini 
morti chiamandoli, mentre essi lui credevano di schernire 
scioccamente. Tulle queste cose succedetter queH'anno, Tin- 
tera felicity del quale fu impedita da un grandissimo fuoco, 
11 qual appreso nella contrada di Torcicoda tra S. Pietro Mag- 
giore e S. Simone, arse con danno non pfccolo de* cilladini 
piil di trenta case, come che persona alcuna non vi perisse. 

Ne'primi due mesi delFanno 1294 fu create gonfaloniere 
Lapo Angiolieri, dietro al quale segui Rosso degli Slrozzi 
chiaro per i descendenli ; perciocch^ di quattro figliuoli lasci6 
molti nipoti, e da questi in processo di tempo nacque una ffran- 
dissima famiglia. Appresso lui venne Tingo Altoviii, nel cui 
magistrate seguendo i.Fiofentini a servirsi delPopera d'Ar- 
nolfo lor famoso architetto, si fond5 la prima pietra delki gran 
chiesa di S. Croce di frati Minori, cosi intitolata ad onore del 
ritrovamento della Croce del Signore, nella solennitli del qual 
giorno, che viene a* tre di maggio, si gittarono t primi fonda- 
menti del nuovo tempio (1). Prcse poi il gonfalonerato Daviz- 
zino Davizzi figliuolo di Ruggieri, lieto alia citt^ (nella quale 
era state confermato Tufficio di podestk nel Vernaccia) per 
aver udito, dopo la vacazione della sede apostolica di ventisei 
mesi, la creazione del nuovo pontefice Celestino fatta in Pe- 

(1) Essendo podesli della citli Pino de' Vemacci da Cremona, e capitano 
del popolo Rinaldb del gi& Manente.da Spoleli, e irovandosi la signoria 
occupata in opere pie, ni^sse sotto la protezione delKarte de' mercataati 
di porta Santa Maria lo spedale di S. Gallo, si perch* queH'entrate fussero 
bene amministrate, come per owiare agrinconvenienli che seguivano nel 
ricevimento de* bambini^ e nella soslenlazionc de' poveri. Intanto avendo 
un ambasciadore de' Bolognesi rappresentato in Senalo che quef coniime 
voleva far esercito per aver il castello di Cavrcnne dagVUbaldim, e che 
percid pregava i padri a non gli voler porgcre auilo, n* di genti, ni di 
vetlovaglia, fn stimato cosa ragionevole il compiacemegli. Fu poi dato or- 
dine al capitano del popolo che per quiete della citta ponesse fine alle liti 
che erano tra. due faraiglie grandi: Ferrantini e Donati; e alle donne fh 
proibito il comparir personalmente avanti del podesti, capitano del popolo, 
e altri ufficiali, a* quali Ai posto pene al sentirle, come sesso stimato molto 
pencoloso a fare stravolgere la giusUzia. .4. H G, 



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[Air. 12^] LIBRO aUARTO. 337 

rugia, nel quale oltre la bont^.oode fu poijnesso nel numero 
de' saoti, e per yeder quasi miracolosanieDteiicquetata la lunga 
discordia de' j^ar^intult , parea visibilmen^e esser concorsa la 
grazia deUo Spirito Santo per esser &gli stato eletto.papa fuo'r 
del coUegio. Imperoccb^ essendo egli sprezzatore deirumane 
poiBpe, se pe vivea sotto abito di eremita uella monlagna di M07- 
rone in Abruzzi sopra a Sulmona. A Davizzino 3uccedette Betto 
Rinaldo, e a Betto per gli ultimi mesi di.queiranno Bonac- 
cino Ottabuoni, 4|uando con somiQa maraviglia (1) di tutti fii 
rapportato, gele^tinO'il giorno di S. Lucia 'aver rinunzialo al 
suo ponteiicato, e il suo abito ripreso essersene alfusata vita 
ridotto, amando meglio servir a Dio, povero e umile, che metter 
in periglia la salvezza deiranima sua , costituito nella gran- 
dezza di si sublime dignitare nondimeno vi *^ stato .chi ha 
aUnbuita cotafe rifiulo a villa. Era gik entrato I'anno 1295, e 
il gonfalonerato era pervenuto in PaciiH) ^ngielieri^ e la po- 
desleri^f della citt^ in Gianni da Lucino di Como, e nel ponte- 
ficdto gik«i er§ notiflcato e^ser pervenuto il cardinal Gaetano, 
chiamate poi papa Bonifacie Vlll, coji fania non dubbia d'esser 
stato opi^ratbre con Celestino a rinunziar al papato (2), quando 

(1) A\ principio d^agosto fti ri'soluto di far una^orta alle mnra delta citti, 
che risppndesse retta Tinea alia via del ponte alla-Oarraia fino alia Cucula. 
A Davizzino succedette "nergonfaloneratb Betto Rinaldi, nel qual tempo i 
sindaci de; Penigini promessero che >er dieci anni non sarebbe stata presa 

'alcuna gabella ni in Perugia n^ suo contado da alcuno Horentino. Crescendo, e 
abbell^dosi sempre piu la citU, f^ fatto ricoprire il condofto che conduceva 
Tacqua dalla porta gbibellina alia porta di S. Simone^ di dove B*andaya 
alia nuova«chiesa ^i santa Groce, acciocch^ Tacqua entrando'nel hotfo di 
&. Sinaone andasse a sboccare in Arno. Fu anclie ordinato che si com- 
lirasseco case per accrescer la piazza della cliiesa di 6. Spirito. E perch^ 
la iiiagniii<ynza della Repubblica apparisse parknente fuori nelle persone 
de^suoi mmtstri, Ai ac6re8ciuio il salarto agli ambasciadori che dpvean 
'Comparire nelh corte di Roma. Al Rinaldi per gli iiHimi mesi di j^uel- 
Vanno succAdft Bona(*dDo Ottobuoni, il quale vedendo gli 'Statuti del po- 
dest^ det capitano, e del comune esser ridotti a numera tale, ciie trovan- 
dosi spesso l\in contrarib airaltro, in inogo di dar facility neirammimstrar 
giustizia cagionftvano confusione e disordine, e cosi lunghezza e spesa nelle 
lit!, fece dezionedi quattorflici cittadimsavi, con autoriii^ baWa di ri- 
rfurli a numero minorc, levandone le superfluity e\e dubbiezze. A il G. 

(2) J)ante apostrofd di vilti papa Celestinp V, menlre si sapea univer- 
.salmente avere il cardinal Gaetano usato iodegni artifizi per sorprendere 

la divota ii^aginazione del buon monaco. Viviamo in tempi as'sai straor- 
dinarii! E venutodi moda il febbricare apologie per le piii triste persone 
vissule ; e raentre il tempo ha logoro le tradizioni, e le vicende giiastato 
Vol.1. — 2^ knuiKAio. fstorie Fiorentine. 

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998 ^ dell'istorie fiorbntinb [An. 1295] 

la cittk , che ancot ella ebbe !1 suo nu6vo vescovo Francesco 
da Begnarea-, quasi stanca d*una lunghlssima pace, dprese le 
antiche discordie. Ayeva*Gorso Donati in ub& mischia, che si 
era troyak) avere con Simone Galastrone suo consorle, uccisou 
siccome era fama , un famigliare del detto Sh&ojie , e essen- 
done perci5 stato chiamato dinanzi al podestk, e comparitovi, 
attemtea il popolo che il podestk il condafinasse , non tanfto 
ricordevole di esser eelt stato buona cagione della vlttoria dl 
CampalQino, quanto dSprenutogli odioso per esser compreso nel 
nUmero de* grand! e perch^'con la ripntazion saa parrea che 
molto soprastasse alio stato degli altrL Tratto dunque fuori il 
gohfalone della giustizia per far reseciizidne' ove Corso si 
asp^tava che doveSse esser jcondannato , letta che fu 1» sen- 
tenza/come la cosa s*andasse,.si vide che egU era stato pro- 
sciolto dal podest^, Q,in suo luogo.condannato Simone coine 
a^itore della J)riga e delle rerite e morte seguUa;*la qual cosa 
«ommosse a tanto sdegno il popolo minuto ; che uscito a gran 
fiiria *di palagio corse a pigliiiir Tarme, e desiderando di veder 
*|iunito non meno Corso che il ditore della ^entenza , escla- 
tnando con alte grida la morte def podestfLs'unirono quasi tutti 
a ca$a Giano della Bel.b, facendogU instanza che insieme con 
esBO.Ioro dovesse uscife a •far opera che la giustizia avesse il 
mio lu«go; poscia che eglf era quelle da -cut il pres^te go- 
'gerpo era primieramente stato ordinate, e mostranddgli che 
nulXsL le buone leggi e ordini gioverebbonb, se non £usse*chi 
le f^cesse ubbidire. Giano invitto contra il favore delFaura 
popolare mostr6 Joro come essi $vean fallata la strada; impe- 
rocch^ doveano andare a ritrovar Pacino Angiolieri, i^ quale 
era gonfalon i^re e avea la pubblica autoritk, e non lui-il quale 
jprlvato ciftadino, assicilrandoli che Pacino non si sarebbe pot- 
tato meno VlvaMente di quelle che fece Baldo RufTdit e per 
questo.^nza ptire uscir di^casa, detto al fratello che accom- 
pagrtasse la ptebe'al palagio de* priori per seguire i^gonfalene 
^eua g^iustizla, se li lerb dlnahz(. |la la plebe infunata sprez- 
zando i consigli suoi corse al palagio del podestA, e messo nioco 
alia porta 6 per es^a'eiiirata dentro Tituperosamente tuUo il 
rubarDiio; bel mezaade'quaU sconr^li dubitando'Gorso^d^ 
persona sUa , si iftise a protiuitfr il suo scampo per la via '^i 
tetti ; nel qual' i»odo si librerd dal furor loro. Questo accideote 
increbbe^^opramniodo a' priori e al gdnfaloniere , giudieando 
che questo tiisse an proceder molto violento, e che potesse an 

i dociimenii, si vuole oggi sapere piOi e Meglio che cid che sapevasi sei- 
ceato aimi fa. II monaco TosU ha voluto difendei^ Bonifozio Vm e d«d 
poeta^belline e da tutti gli scrittori ; noi abbiam mostrato nelle Apphutid 
deirAacHivio Storico Itauano quanto siii inutile queU*dpologia. MUica il 
vedere provato eccellente papa TAlessandro V! ! 



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{Am. 1295J LIBRO QUARTO. 339 

di dar. occffsioDp a* grandi di for tirmulto , veggendo che il 
popol minuto malamente usava la sua aulorita. E veramente 
a* grandi cost fatte lurbazioni porgevano in un.certo modo 
piapere « parenda loro in hiuna altra maniera pdfcr nascere 
nuova nuitazione di stato , se quello che a}}ora reggeva non 
fusse molto ben pdma corrotto ( ma sopraUutto stimavdno ne- 
cessaria opera il 4dr di mezzo Giano della Belia«*come capo e 
guidalore del popolo, e da cui era proceduto, e procedea tut- 
tavla, n loro abbassamento. Imperocch^ Giano oltro gli ordini 
presi (I), avea tolto a' capitani deUa parte il soggello, e i mo- 
Dili. di essa parte i (fuali ertfno in gran quantitS avea operato 
che sr recassero iq comune, e sebbene nel fresco roihor levato 
dalla plebe egli non erainteryenuto, alcuni credevano che ci6 
Don Aisse stato-latto senzi suo4;onsenlimento,^D pure dispiacea 
loro che quando cgli avesse voluto avess^ ancora potuto. dU 
T^nuto. per questo odioso a' grandi grandemente n^ a molti 
de* pqpoiari* era del tulto grata cotaota riputazio^e ; e di co- 
storo molto merio al collegK) de* giudici e nolai , i quali per 
aver afuto altun freno alle loro ruberie si teneano fortemen(e 
gravati da lui, perch^ si diedono a tentar tutte le vie per di- 
struggerlo, delle quftli niuna stihiando piii spedita, che avere 
if fuluro gonfaloniers e priori alia lor devozione , con ogni 
studio 'procurarono che Cussero a ci6 eletti persone comfidenti. 
Essendo dunque create nuovo gonfalohiefe Ghenerdo Lupi- 
cini, non parve loro piii tempo di ritardare, ma unitisi insieme 
feciono formar un processo contra Giano e alcimi aftri suoi 
consorti e«seguaci co'hie perturbatori del quieto epaciflco slate 
della cittk, diceodo ^iano esser colui per opera del quale era 
stato con tanto vitupepo del coroune manomesso il palagio del 
podestii, e percib dover egli quivi comparire per purgarsi delle 
coipe che se ^Fimputavano. Non fu cosa che sentisse il po- 
polo minoto con maggior dispiapere, veggendo che questo era 
un abbatter la base e f fondamenti della sua liberla ; perch6 
disposti a djfender con Tarnre la causa loro, endarono'di nuovo 
a ntrovar Giano lacendogli animo a noo dubitare, p^rciocch^ 
essi erano pronti a difenderlo InHno alla-morte; anzi ac^en- 
navano bisognando di voler correr la terra e di tagliar a pezzi 
qualanque ardisse di dichiararsi suo nimico. E gik il fratello 
era saltato in Orto S. Michele con Tarme e insegne del popolo, 
Don.restando alcun dubbio crie grandi uccrdimenti e ruine 
sarebbon seguite, se Giano si fussp voluto servire della pron- 
tezza e'favori della plebe. Ma considerando esser in ogni modo 
partito migliore di ccder egli all'onde di que^a fortuna con 

(1) 6li ordini presi ordinamenta jusiitiae definivano i diiitli e i doveri 
reciprophi fn nobili e popolo, e miravano aircguaglianza, ma posero la 
plebe sopni tutti, e ci6 dissero governo popolare. 

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340 dell'istorie ?iorentink [An. 1295f 

salvezza della patria, che quella con lo scampo d*iin solo met^ 
t^e in tanto pericolo, con celebratissima fama della sua mo- 
derazione dfehberb di el^ggersi volontario esilio, avendo prima 
alia pl6be che gli stava d'intorno persuadendolo a vendioaTst' 
de* supi nimici u^to queste parole : — « Gik 6 di poco inco- 
minciato il terzo abno, onojrati miei cilta'diRi, che con Taiuto- 
di Dio e voslto, e per mezzo dett'opera e diligenza fhia , noi 
riprendemmo Tauloritk e forze nostfe nella RepubbliQa, e fu- 
per noi ralterigia e Torgo^Uo' de' grandl abbattuto. Non sarei 
di nuovo pigro a ipettermi in nuovi pericoli, se nella presente 
caUsa io vedessi disputarsi -pid della liberty vostra che dello 
stalo mio. Ma perche di quella nqa si tratta, e quando io yo- 
lessi ostinalametfite ritener questa aiiXbrit^ da voi conQedutami 
Sarebbe un, metier in bilancio le fortune di totti, ^ uflcip di 
buon dttadino preporre i comodi e quiete pubblica allft pri- 
vata. Liberisi dunque d*ogni sospetto la patria, eio volentieri 
mi prender5 da me medesimo Tesilio, cosi per como mio^lielo, 
stu^iandemi d*esser annoveratotra quelli bnon.cittadini chfe 
per non mettere in pejicolo la patria si contentarono dfcetjere 
a' loTo nimici, come per conto vostro, spntendo grandissimo* 
diletlo di aver conosciuto la vostra prontezza, di cbe h grands 
I'obbligo che io ve ne debbo sentire. Omio per^nou pagarvi di 
ingratilud^ne, conyiene a me studiartni che voi per troppa ca- 
rita non erriate , imbrattandovi le mani'delfsangne ai'tanti 
voslri cittadini per lo scampo e riparo d*un sol ciitadino. Oltre 
che io mostrerei in molto gran pregio teoer questa breve vita, 
che mi sopravanza, quando mi bastasse Tanimo df metier in 
s\ gran rischio la virtil e valore di tanti. LSsciaterdunque questi 
pensiferi torbidi da parte, e facciamo a gara un'opera di somma 
lode awezzandoci a ubbidir alle leggi de* nostri maggiori , o 
giuste ingiusle ch'elle si sieno. E rimangdci una dolce me- 
moria, per la quale e io della vostra amorevolez2a abbia «emp^ 
a ricordarmi, e voi delli mia cosfanza non v'abbi^le a dolere. 
Usar piu parole .fntorno cosi fatta materia darebbe per awen- 
tura seg6o di debolezza ; per questo siavi argomento d'aver io 
fermato I'animo a non dolermi d'alcuno.*» Detle ques/e parole, 
avendo abbl-acciato i parenti e gli amici, s'usc\ deHa citt^ ; la 
quale non mitigala puntd per la deliberaziono da se stesso 
presa (1), il condanno come centumacS nella persona, dichia- 
randolo ribello, e ne' beni di lui procedendo come in beni di 
rubello.; i quali tutti o disfece o mise in comune. 11 medesimo 
fece contro iliratellp, e gli' altri congiuli suoi; la qual ani- 

(1) La voce pronorainale se non pucVusarsi qnando si riferisce.al sog- 
getto del verbo. Qui il soggctto 6 cittd, e la deUhera%ione nctn 6 della 
ciltd, raa di Giano; dunque in v^rce di se era da scrivere lin. V. Avitr^ 
iimenti citati, alia voce si:. 



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\Am: 12d5J LIBRO QUARTO. 341 

mesiift ( 1)> non coDOSciuta per avventura allora per le passioni 
delle qaali teaea cia^cuno ingonibrato ranimo , si vide dod 
ipolto dopo essere stata cagione di molti raali, avendo da 
f uesta pruna origine. ipcominciato i nobili a risentirsi e per 
coDseguente a prender aiiimo a^teotar cose Duove. Ma essen- 
dosi egUno accorti, i loro roali nan da altro esser proceduti 
cbe'dalla lor divisione, in tuito il tempo del gonfalonerato che 
SjBgui appresso nei qual risedette Nulo Marignolli, non ad altro 
attesero che a fappaciiloarsi insieme ;4alchd in poco magglore 
spazio' che di due mesi « oltre molle speziali nimista acque- 
tate, gh' Adimari co'Xosinghi, e i Bardico^* Mozzrsi furon 
paciiicati (2). 

(1) Anzi ilj>apa medesimo, o pregatone da' grandi della'Cittd, o come it 
fatto s'aitiasse , sctisse im breve Ule a* priori e gonfalonieri imtandoli 
mai^nDeiite contra .Qiano come perturbatore della quiete e unione della 
dtU, ch^ vemie fin a scomunicar per'esso luUi /jueUi che in qualunque 
iBodo gB de^sero '«iuto o forore per farlo tomare nelia citU o dominio, 
sottopooendo b citU medesima alia scomunipi hi ogoi caso che Giano vi 
tornasse, e sotto la medesima censiira voile che fusse mandato fiiori Taldo 
suo fratelh), e Ranieri di Comparino' delU Bella lor nipote. Forse aveva 
il papa per tanto peggior uoroo *Giano, perchft Tamu) avanti essendo stato 
podesU di Pistoia, Tommaso che R*era vescova era stato costr^tto a sco- 
municarlo; e Giano con la sua' autorit^ aveva poi ottenuto'Vialla signoria 
di.Firenze rappresaglia contra* i Pistoicsi. 11 mal tcaftamenlo fetto al po- , 
desti, fii i^gione che non finisse Tuikio, e il suo luogo Tebbe Maffeo o 
Matteo de* Maggi da Brescia, avendo la carica di ca()itano del popolo Gu- 
gliekno del gi4 Currado pur de' Maggi, il quale avea a* 17 di febbraio, 
non solo condennati come«ribeHi in pena deUa (iesla il medesimo Giano e 
gli altri,. }na anche Caterina figliuola di Giano moglie di'Calassino de* €a- 
stellani. Tcpvo che a* 12 d'aprilequestoGugliebno c^itano del popolo fa 
il suo testamentd, e che neiruficio viene Garlo dM gi^ Minente da Spoleto. 

* , A.UC. 

(2) Mentre che i nobiK plensavano a prevalersi della cacciata di Giano, 
la signoria aveva fetto'elezione di Ponzardo de' Puici e di Vanni de' Mozii 
amendue cavalieri, di Lapo^allarelli, e di Migliore Guadagjii per mandargli 
ambasciadori al'pontefice. Ma continuando i sospetti che si aveano per la 
venuta in Toscana di'Giovanni di Chialone o di Celona, mandataa richiesta 
de' Ghibellini dairimperadore Alberto, fii dato balia a' priori, gonfaloniere, 
podesti, e- capitano del popolo perch^ vedessero che hi Repubbhca non ne 
sentisse patimento alcuno ; e cosi il prinm di giugno nella chiesa della 
Pieve d'Empoli da Aldobrandino da Cerrelo, Pafrnieri AHoviti, e Gino Dio^ 
tisalvi sindaci della Repubblica fu fatto compagnia per dieci anni .co' sin- 
dacf dl Lucca, di Siena, di Prato, di Sangimignano e di Golle, lasciando 
luogo a Pistoia e all'altre Comuuit^ di Toscana di potervi entrare a difesa 



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342 DBLL*ISTORIB FIORBNTINB [An. 1295} 

A queste paci s^aggiugnevji Tavere i nobili, nel caso di Giano, 
spiccato il popolo minuto dal grasso, in poler del quale*era al- 
bra il governo onde (an to piQ agevolmenie stimavaoo di poter 
inandar innaDzi i loco disegpi; parendo che la plebe fussd 
stata inganrrata da^pop^lani sicchi, i quali favorito rumor dei 
grandi in abbassaf Vautorrta di Giano, ma per diversi ^ni, 
aveano finalmente anche ingannata qneiraltra pf^ie. Presa 
dunquo il nuovo raagistrato ^' 15 di giugno Vieri Baldovini , 
non fasciarono passar mdli di, che deltberarono d'averin ogni 
modo a far corref gere i capitoli della ^iustizia oontra loro ordi- 
nali. Ma prima mandarono a far ci6 iiHender,ea*priori,_corae 
volessero ottener questo paciilcamente. Ma le dimostrazioni 
erano molto diverse dalle pclrole; perciocch^ essi domanda- 
vano il correggiinento d^la legge con Tarme in raano, quasi 
accennassero que41o che non erano pep ottener di cobc6rdia, 
voler alfine iti' ogni oiodo conseguir per forza ; nondimeno-dote 
speravano che (1 pppolo minuto almeno per rancore e odio che 
avevano a' popolani grassi non fusse tn tCitto avverso alie cose 
loro, avvenne tutto il cmi^trario. Imperocch^ entpala la plebe m 
sospetto che i ricchi popolani non se Tintendessero.co' grandi, 
primieramente aggiunse a' pripri sei altri cittadlni -uno per 
sesto, e ci6 fatto prese con grande impeto Tarme in manq e 
ragunatasi lotto le sue insegne jb bandiere, mostrava di non 
aver a concedere senza grandi'ssima battaglia le doman4e dei 
. grandi. Bransi anche i grandi mplCb ben (^rovveduti , come 
quelli cbe con Vi fatto animo s^erano messi vnsieme; percioc* 
ch^ essi eran mofltati a cavallb coperti secondo I'uso di quei 
tempi, intorniati da molti masnadieri e contadini fatti venire 
dalle loro ville e daUuoghi vicini. E poich^ aveano conosciuto 
la mente del popolo linilo insieme esseflale che da quello non 
poteano sperare f he Tasprezza degli ordinati capitoli in parte 
alcuna si miligasse, ^ran venuti id una crudeltssiBia .dispo'si- 
zione di cdrrer 1& terra, e di abbalter in-tutto'con Tarme lo 
state de' popolari. Eransi' per questo in tre luoghi, e sotlo tre 
principali capi dtrisi, per poter meglib da tuftte le parti in uo 
rtiedesimo tempo cc)rrer la citta. Una parte avea fatto testa in 
S". Grovanni aotto Tinsegna reale, cRe a quel gidrao era-^tata 

coraune, e'contro a'nWici di santa Chiesa. E per levar tra loro ogni oc- 
casionc di differenze, tolsero via per detto tempo ogni rappresaglia e ogni 
peda§gio,'dirittura, ripa, malatolta, teloneo e gabclla, con manclare a [ire- 
gare il vescovo d^ Lucca ^ivoler ferlo slesso' ne' suoi luoghi. Fu nmesso 
da tutti i collegati nella signoria di Firenze il dichiarar la taglia di ciascuna 
comunitii'; gli ambasciadori dejle quali si doveano trovar in Siena per ^dar 
tulti insieme a Roma a dame conlo al papa, e pregarlo a vdlerla benedire 
e aiutare, e 11 coUegio de' cardinali a consigliarla. ' ■ A. il G. 



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(An. 1295] LIBRO QUARTO. 343 

daU a Forese Adhnari,, Taltra alia piazza a ponte sotto VaDoi 
4e^ MozzU e Tallra in Mercato Nuovo solto ueri Spini , tutti e 
tre cavaiieri. 1 popolani ci6 veggendo, si posono id pi(i parG 
adasserragnareievie dellacitlk perch^ a* cavaiieri sito^hesse 

rdi poteria correre a lor modo ; e Jion aspettandosi altro 
rinoominciacsi ad uflare, la cari4^d*alcuni ciltadini ripar5 
alia soprasianie rovina della divisa palria. Costoro mostraroBO 
a' grandi ehe degli ODori a lor told dod <era gik stata cagion^ 
tanto i'arroganza del popok) quango la stessa loro superbia la 
qual, tioQ sapendosi moderare n^l goveroo da loro tenuto, 
aveva slrascinaio i popolani per fbrza a pigliar il partito preso. 
II Toler^ ora con la Tiolen^a riagquislare quello che per pooa 
prudenza aveano perdulo non esser altro che far uu errore 

{)eggiQre del primo, perch^ e metterebbono in rovina la patria 
oro, e essi dod coDseguirebboDO qujello che intendevano di 
fare,, aozi leggiermeote potrebbono peggiorar le.condizioni 
laro; dovoDdo tener per tersoo dor altra cosa alia fine esser 
il Donfe del]a nobilta che una* opinione , la qua! si mantiene 
piik con let riputazione che<OR vere forze, e quando la plebe 
o' il popolo h gUizzicato in modo che roippa unci volta quella 
rivereoza, diventar una cosa leggiera, e di piccioj momento. AI 
popolo dalUaltro canto digevano : non esser atto pieno di pru- 
denza U Yoler la vittoria di tuttele imi)rese'; davergli bastare 
d*essersi Mberati d^lla potenza de' nobili , e d^aver ridolto le 
cose in un ceilotermine che non avessero a tamer ylh di loro. 
Alcwne doipande che essi facevano doversi ponderare« e quelte 
le 4ualiconc^dendosi .^on eranoper turbare lo stato della Re- 
pubbHca, non doversi lor dinegarersi per non esser cosa ra- 
giopevole, e si per non aver in s^ tutta quella si«yrezza che 
essi stimavai^o, essendo i nobili, bench^ inferiori tli numero, 
ooD4imeho superior! di eavalli, e forse d*induslria e arte mili- 
tare. tssersi cohtentati di cedere il sommo magistrate, ma 
quello che al presente addomandavano non esser. altro'che la 
mitigazioDe di quelle leg^i le quali erano intomo le prove del 
testiniu>ni; onde aon si venira a trattare di guadagno o utility 
loro alcuua, quanto di- fug^ i danni e pericoli che 11 sopra- 
stavano. Stava tuttavia jduro e ostinato it popolo a dover cosa 
akuna acconsentire in beneficio de' nobili se I'autoritk del gon- 
falomere e de' priori non fusse aquesta volta /prevalnta , la 
quale iipildimeno delle cose che i^ nobili addomandavano^niuna 
altra c^needette loro, salvo ohe'ove la prova della pabblica 
lama era per due'testimoni, per rawenire.fusse per tre, oome 
che poco tempo dopo si fusse tomato nel primo stato. Queslo 
giutHcio come fece argomento della debolezza de* nobili, veg- 
gendosi con tanta facility acquetare a si piccolo privilegio, cosi 
accrebbe di mano in roano per Tavyenire Tincominciate gare 
fra essi e il popolo; a niuna cosa attendendosi da quel tempo 



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344 DELL*ISTORIB FIOBEllTmE [An. 1295] 

in Ik con maggior fervore da^mbe le parti che a trovar modi 
e-vie come Tuna parte airaitra resiasse superiore. Ma sempre 
and6 montando la.parte del popelo, la quale 'per megUo as^i-' 
curarsi de*Dot)ili, li spogli6d una parte deirarmi, e ci6 furono 
le balestre grosse le quali feciono yendere al cdmune. 11 eke 
indusse i nobili a pregare*che fussero ficeyuti net DBmero del 
popolari, poich^ s incominciarono ad accorgere il nome della 
nobili^, che altroye suole essere di splendore e di rtputazione, 
in Firenze esser di peso e dr carico ; e da- popolani volenCteri 
furono rfceyull, desiderosi con simili occasioni di acqi^istarsi 
forze, e di scem&r il potere de* grandi. Ma lo sdegno delU 
plebe contra il gonfaloniere » i priori, rafifrenato f>er la riye- 
renza del magifitrato , si sfag6 nel tempo che essi depospno 
I'ufficio; perciocch^ nelFandarsene a casa ikiren picchiate lor 
dietro le panche con le cayiglior e furon tratti loro de' sassi, 
come sospetti di essere stati consenzienti « fayoWre i "graAdi ; 
rimanenclo pfincipi dello Stato Mancini , MagalotU , Aitoyiii , 
Peruzzi, Acciaiuoli, Cerretani»'-e molli altri. 

Fu tratto gonfalonierd per li' se^uenti due mesi Chiaro del 
Cantore, sotto il quaje'si diede principio a rinnovare la chiesa 
maggiore delKl cittii; la quale chiamata inflnoallora sotto ti- 
tolo di S. Reparata incominci6 per Tayyenire a dirsi S. Maria 
del Flore, esseudo consecrata per \in cardinal legato del papa 
nella festivitk di S. Maria di sett^mbre, c(ftne che non per 
questo si tralasclasse Tantico sUo nome. Alcuni credono, die 
questo principio si fusse dato I'anno piassato, essidndo gonfa- 
lontere Betto Rinaidi. L'ultimo gonfaloniere di jqaefst^anno fu 
Tiferi Gorsini: sott6 il quaienon.d memorfa, che cosa alcuna 
partibolare'sia stata fatta. Beiie apparisce ayere in quest'apno 
1 Fiorentint dato tremila cinquecento s«udi d Gianni di Geloria 
cayaliere borgognone, il guale mandate dairitdperatore- Al- 
berto ad istanza de'Ghibelhni-in Toscaha, e iricommciate certe 
piccolo guerre co' Fiorentini o Sanesi, alia flne^venutoin so- 
spetto degli stessi Ghib^llini, come uomo' di naziona franzese, 
era stato costretto ritornarsene in Borgogna, akitato c^i-dai 
denari de' Fiorentini, come deiralfre terre guelfe diToscana (1). 

[])A.ilG. apconcia cosl questo'passo ^ « Furono ancora dati danari a' frati 
pitdicatori per aiulo delta fabbrica della chiesa di S. Maria Novella, e a quelli 
di S. Agostino per quella di S. Spfrito. L^uHimo gonfaloniere di quesraiiiio 
fii Neri Gorsini, sotto il quale conforme aU*ordine dato agli ambasoiadori che 
si ritrovavano in Roma, fu per mezzo del papa oonchiu^ di dare alcuna somma 
di denarfa Gioyanni di Ghialone cavaliere borgognone. cbe sr dice va vkario 
del re de* Romani in Toscana chiamatoci come si h detto dai Ghibellini, ai 
quali venuto poi in sospetto per essere di nazione franzese, ebbe per bene> 
coi denari avuti da*Fiorentini e con gfi altri dell^altre terre guelfe di t^oscana 



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[Air. 1296] UBio quarto. 345 

Mori in quesi*aDno3runetto Latin i, uofno di chiara memoria 
nalla sua patria, perciocch^ fu quello che primo di tutti dest6 
l*amor delie lettere in F* iretize , stale per lunghissimi tempi 
seppellite in queilo universale dimeniicamento di tutte le buone 
arti J caasato dalla pestilonziale ioondazione de* barbari. Fu 
eg^ sommo . fiiosofo ed eccellente oratore, e da cui primiera- 
mooie i Ftorentini appre^no i preceUi.dell'ornato parlare, 
cavati motto aceonciamente da lui dal (Airo fonte degli autori 
latini. Fa s^^tario della R^pubbiica uonde ei s*ingegn5 dai 
libri di Aristotile di.mOstrare aocora quella arte cbe riguarda 
intorao a* governi, perch^ si pu5 dire che egli fos^e stato molto 
utile alia sua patria, e che perci5 meriti di essere ragiooevol- 
meote annoverate tta i supi piii illustri cittadini,.come che 
Taver aruto imputazi6ne d*essere stato molto arrendevole ad 
amori poco onestii avesse4o gran parte oscurato la gloria delle 
sue molte ^ntiii (1). $ono iQemorie aver in questo anno la citta 
rlceyuio due re con grandissima pompa; il re Carlo II, ilqual 
Teniva di Francia co' flgliuoli Jiberati dalla prigiooe del re.d'A- 
ragona per lo nuovo parentado fatto conesso lui e il re d'tJn- 
^eria ugtjuolo del detto re^Carlo, venuto di ISiapoli per incQn- 
trar il. padre e i iratelU; i quali dimorati in Firenze per pii^ 
ffiorni raflegraroDo la citUi non solo per molti cavalteri che vi 
fecioDO, e per la orrevolezza dL tanti signort- omati di tanti 
ricoliiabbigliamenu e assise quanti erano quelli massioiameDle 
c\^e col re d*Onffheria erano venuti di Napoli, ma per una sin- 
^olare amorevoTezza mostrata con somma pron|ezza jn tutte 
le cose ad ogni ordine di citladini. L^anno 1296 {% stetlero i 
Fioreotini molto quieti dentro della ciltii; e.percio il popolo 
molto sqjlecilo in stabilir tuttavia la sua potenza, e in diminuir 
le forze de'grandi, oltre alle prprvisioni fatte dentro la citl^, 

di tomarsen^ in Borgogna. Era al priacipio di novembre venuto in Firenze 
Gnelfo degli Oddohi da Piacenza nuovo capilano del popolo, il quale ve- 
dendo the i grandi non si volevano astenere d'oflendere ' i popolani, ne 
condann5 cinque de* Cavalcanti per aver'ferito Lotto del gid Biliotto. E 
parl^af la difficultii di eonrocare gli ufflziali della citt^,iu detto che si 
focesse una campana e si ponesse sopra la torre idel palazzo comune, la 
quale ^nrisse a questo effetto. i 

(1) Veramente mqri Tiaamo 1294. Esule dopa la battagiia di Blonteaperti 
diinor6 in Franciar, ove nella lingua del luogo ospitale scrisse il Tesaro 
ch*^ una vera enciclopedia del tempo. Degli amori disopesti Dante gli fa 
rampogna ncl xv deirM/emo. 

Nell*anno istesso mod fra Gnittone d'Arezzo de* cavalieri Gaudenti autore 
di rime amordse; dt lui parla Dant^ n^l Purgatdrio xx. ^ 

(2) Al prineipio del quale prese in.FirenzQ Tu^io di podesUi Giliolo dei 
Macchemffi da Padova. A, U G. 



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346 DBLL*ISTOBIt FIORENTtNE [AK. 1206] 

pens^ di aggiugnem quelle di fnori : dove essendp jaei Val- 
damo di Sopra due (amiglie molio potenti, Pezzi e Ubertini, 
grandeiT»en(e dubijiavaoo che quelle non.prestasser col tempo 
favore a*grandi di dentro«*e con la comodita dico^i fatti kiogki 
non turbassero lo stato loro: per questo per metier ioro una 
briglia eon che li tene^isero a freno, deHberarono diedificarli 
a lata duebuone fbrtez^e. Tana trft FigUne e Montevarclii, la 
quale dal nome del protettore della Toro ciuk chiamarono 
S. Gievanni, e Faltra m casa UbeYli airincontro^assaco Amo. 
e quesla chiamaronoXSastelfranco; agU abitatori de* qnali luoghi 
concedettODQ per dieri anni tanle" fVanchigie e immunitii.che 
molli 6uddiU dellp gik dette dtre famigHe, e di flue* de' Ricasoli 
e de* Conti , e d*ahri baroncelli vicini vennero a farsi terraz- 
zani delle nuore casteHa, le quali percit> diyennero in pocojdi 
tempo assai buone e grosse terre. I gonfalonieri furono Gambio 
d'A4dobrandino Bellincioni,Arding9de' Medici flgliu(nodiBuo- 
nagiimta, Cante ^Guidalotti, Lapo Minutoli, Gino Golti, e kpi- 
nello Girolami (1). 

(1) Nel qual tempo fu sentito VHtano de' Tedebtsi e Tancredi de* Sa^ 
badini ^mbasciadori de' fiolognesi, i quali trovaadosf travagtt^i gagliani»- 
tnente dal iharchese di. Ferrara e daMaghinardo da Sosinana mnti.eongli 
altri Ghibellini di Komagna, domandavano d'^ssei; soccorsi di gent! daHa 
Repubbfica, alia quale (*) non parendo ragionevole d'abbandonar gli amid, 
fu ordinato «he fusse iato loro aiuto per difendersi ma non gid per offen- 
dere, non §\ vdendo entrare in Kti nd col marchese n6 con altri. Nel gon- 
falonerato di Cante Guidalolti, che era arrivato \n Firenze per nuovo ca- 
pitapo del popolo FIbHno da Ponlecarali *da Brescia, continuandosi U guerra 
in Romagna, e oon parendo a' padri di doyere stare sproweduti, si fecere 
dar baUa dMmporre le cavalcate. Intanto per il buon govemo della citti 
furono fatte leggi : Che non si ddsse la.restituzione in integro a* maggiori 
di diciotto anni, se dopo la prima sentenza conUx),iive^ero avuto ki se- 
conda deirappcllo conforme* Esscndo la piazza delle chiese di^ S. Giovam- 
batista e di S. Reparata assai piccola e non capaoe della gente in tempo 
di solenniUk, e che il vescovo o altri prelati e religiosi vi predicavtfio^ i 
consoli di Calimala e gli operai ottennero dalla signoria. di kvame lo ip^ 
dale di S. Giovanni con fabbricarlo fiiori e >1cinq alia porta della via jouova 
ilegli Spadai, o in altco luogo pii^ comodo su *1 terreno del comune, e che 
levato lo spedale, le case che restassero so la veduta della piazza fussero 
astrette a pagar quel "denaro stimato ragionevole per abbellirle. Fo volen- 
tier! menzione di queste cose, che fors^ da altri saranno stimate minuzie 
non necessarie, perchd dji esse si riconosca il sito e stato della citt4. La 
signocia ch'entrd cpl gon&lonerato di Lapp Minutoli ddtte udiiynza a* nuovi 

(•) Cio^ non parendti a W, ecc. ordfnd, ecc. ovTero : perchi ^um fareva a lei 
ragionevole d'abbandonar gli amid fu ordinato (dai magislraU) cfU fuue, ecc. 

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[Ah. 1297] LiBRO quarto. 347 

L!anno 1297 fii molto piik quieto; per6 che non avendo Ik 
cittii guerre di fuori ; e le discof die di dentro essendo atTora 
mofto piOS|te, ciascuno attendee a vivere in una somma tran- 
quillita; ed ^ fama, nioUi cLltadini ammaestrati dall'ingegDo e 

jttBbasdadori mandati dallrcittJk di Bologna, U quale fftceya instanza die 
ta§&e lasciato ancor per due mesi in sno aiuto la gente d*arnie che vi s^era 
manda^. Maoon piacefido^l p^a quesia guerra, fkceva ogn*opera perchS 
il martbesc di Ferrara co' suoi aderenli si rappartficasse co' Bolognesi, e 
percM tal sua volont^ avesse fiuono effetto, ne avea data la cura al car- 
dinal PieiTO da •Pipemo sue legato. Ouesti deLmesc i\\ luglio venuto in 
Fireoze, dov*era podest^ Antonio d^Xaltuzzi da Bologna, non solo ci (a 
ooorato e regalatO, n^a per favorire e dar calore a cosl bnon'opera, il 
gonfaloniere Cino Colli co* pritri suoi dbmpagni maqdd in Lorobardia co^ 
(^rdinale con titolo d'ambasciadori. dcUa Repubblica Forese di M. Buo- 
flaccorso Bellincioni, Gherai-do de' tomaquinci, Guido d'AccoUo de* Bardi^ 
^eri Pesta de' Buondelmenti, Hidolfo Guidalotti, Azzolino de' ^oslichi (i 
quali per esser col-titok) di messere io credo cavalieri), e lacopino Alfani 
e Saldino de' Fakonieri. Non era in questo tempo permesso ad atcun se- 
colare di'poter vendere nh fermntarbeni stabili conalcuno ecclesiastico ; 
onde Dolce di Loffredotle' Pazzi volendo for permuta d'un suo podere con 
altre icrre del proposto e capitolo de' canonid di Fiesole, otteiuie licenza 
dalla signoria di poterlo fare :* legge lanto migliore, quanto .che. si vede 
nsala dalla Chiesa stessa. Questa signoria voile che si-lastricasse il ponte 
a S. Trinita ; e per comoditi del traffico stabili che si battesse un nuQvo 
flonoo d'argento di valuta di due soldi' fioriiy piccoli con lega di undid 
once,'e deoari quattordici di buono argento con Timpronta solita dj S^ 
Giovambatista da una banda , e dall'altra il giglio , e per accrescergli il 
corso fu poi proibita tjuella d'argento 'di Volterra e jji Cortdna, e i turb- 
nesi, e i carlini d'argento (*). A' 23 d'oltobre dovendo entrar|puovo capi- 
tano del popolo il primo di novembre Bernardo da Varafio di C&meruid, 
presld il solito giuramenlo- in man di Spigliato d'Afdobrandinp da Filicaia 
tmo d«* priori entrato in ufficio col gonfaloniere Spinello Girolami in S. Re- 
parata ; la fabbrica. della qual chiesa desiderando il vescovo Francesco che 
si tirasse avahti, ottennea'jSdi diccmbre dalla signoria phe ciascuiib che 
fiicesse testamento dovessc lasciare alcuna cosa a quell'bpera, e che non 
lascjando. g:li eredi fussero ip ogni modo obbjigati a pagarli per sussidio 
soldii yenti iiorini piccioli per una volta tainlo. Per ovviare a' disordini, e 
levare gli scandoli, fu ordinato che confbrme che si facevano le guardi6 
la notte per la citli', si facessero anche per i borghi e sobborghi. Furono 
poi Jette in'Senatd le lettere dicredenza e sentiti gli arabasciadori del re^ 
CariO) ik quale volendo alia primavera passage con esercito in SiciHa contro 
a' suoi ribelli, domandava d'esser soccorso dalla Repubblica. A.ilG. 

C) I tvronesi erano monete di Turs, i carlini di Carlo d'Aojou re di NapoH. 

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348 DELL'ISTORIB FIORBIifTIIlE [Alf. 129^} 

industria del gik detto Brunette LAtini, allora maesimamente 
aver^lo accrescimeDto agli'Studi delle lett^e e della poesia, 
i quali uscitL poi dalla fanciunezza*fecioDO cod gli aopi maturi 
illustre Tela che segui appresso. TroFO, essendo m questa 
tempo podesta Simone di Vico d*Argine padovano e Betnardo. 
di Varno da GameriDO capitano difensere e conservatore deUa 
pace della cilik di FirenzQ, eletti Lapo.'deirAinmoDito per lo 
«esto d*01tr^no, Duccio Magalolti per S/ Piero $cheraggio, 
Gentile di messer pddo (son quesli gli Altoviti) per Bbrgo, 
Maso di messer Buggierino (son costoro i Minerbeiti) per porta 
S. Pancrazio, Duto Marignolli per porta di Duomo, e Ner^Gui- 
dinghi per porta S. Piero , uflciali a trovare e Hcuperare le 
ragioni e giurisdizioni della cilt^. Fu gonfaloniere per i primi 
due mesi Duccio Anselmi (^. Questi fu seguitafo da Lapodi 

fl) Nel qual tempo Arrigo di Boccaccio d&* Rossi cavaliere e Guidoltq 
di CorbizoCanigiaiiigiurispento sindaci e ambasciadori del comune, oon* 
clusero lega con' la citt4 di Perugia a difesa comune e de' toro aolici, non 
-sMntendendo'mai nd contro al papa n^ contra la Chiesa, con obbli^ di 
«on si dar ricetto n^ dairuna citt4 n^ daU*aUra a' lor traditori e.daercanti 
ftfggitivi. Che i suddiCi delVuna, che andassero in guerra contra dell'altra, 
ftissero dtchiarati ribelli, e Qhe non si ten^sse mano a tratte di veltovaglie 
deirun comune nh deirnltro. Avendo sempre quei che govemavano gli 
occhi sopra de' grandi della cittli, fii fatlo ordine, perchd non avessero 
occasione di turbar'la quiete pubblica, che quelli che si trovavanp m ni- 
micizie non potessero andare fn^ragunate di -sorte alcuna nh per la citti 
ni fuori. Finendo a mezzo ^marzo Inghiratoio conte di Bisemo il tempo 
d^Ua $ua carica di capitano generate della taglia di Toscan a, (u pensiero 
del gonfoloniere Lippo di Manno Manni il farb ratfermare per altri sei 
mesi. Alia fine d*apri)e» lisedendo gonfoloniere Clone Canigiani GgUuolo di 
Piloso, Rosso Stefani da Citta di Castello prest6 il giuramento della carica 
di Capitano del popolo^ E continuandosi a tirare avanti le fabbriche' delle 
cbiese di S. Maria .Novella, t|i S./Croce e di S. Spirito fti fatto pagar d^ 
comune per tale efteflo tremila lire. Al Canigiani venne appressonel gonfalo- 
nerato per la met^, di giugno intino a quella d'agosto Pacino P^rdzzi (questa 
famiglia ^ opinione^ver dato il nome ad una dielle pbrte della citli), nel tempo 
della qual signoria com^arve in sen^^to Ruberto arciprete di PraCo con 
mandato del papa a domaildare aiuto contra i ribeTIi delta Chiesa, -e in 
particolare de* Colonriesi, nel che fu volentieri compiaciuto, essendovisi 
mandati cavalli e fanti 'della taglia. U/Villani scrive Qhefurono seic«nto 
Ira balestrieri e^pavesari crociati conie sopransegne del comune di Fi- 
renze. II primo di luglio entr6 podesU della eittjt Bonifazio de* Gjacani da 
Perugia, e perch& a mezzo settembre spirava H tempo della taglia, furono 
perci6 mandati a Empoli Neri de*Pigli cavaliere ^Giuliaqo da Ganghercto 
giudice, sindaci delta Repubblica, i quali insieme con gli altri sindaci la 



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[An. 1296] LiBRO qvarto. 349, 

Marino: a cui succedette €ione Canigiani figliuolo di Piloso. A 
Cione venne appresso per la metk di giugno inHno a quelia 
d'agosto Pacino Peruzzi: questa famiglia h opinione aver^lalo 
il nome ad una delle porte della cUtk.* Arrigo de' Rocchi e Pa- 
gno ffgliuolo di Stroz^a furono i gonfatonieri degli altri quaUro 
mesi. Da qyesto Strozza usc\ I aliro ramo degli Strozzi per 
le rtccbezze e per le cose Jatte tnolto piii chiaro e illustre di 
quelko di cui iDuanzi fu fatta menziene, come che gran parte 
del sno splendore avesse' ricevnto dal parentado,»e iDsieme- 
roente dalla nimi^ avuta con la casa de* Medici (1). 

CoDtinu^va tuttavip nella incomiticiata quieto la citta Fanno 
1298, di the fd'ottimo argomento Taver dato principio a fab- 
bricar i! pala^o pubblico, non giudicando.coiivfcnirsi ortnai 
pii^ alia magniilcenza di cosi nobil popolo il ridursi in case 
private, ctme era quelia de*Ccrchi dieiro alia chiesa di S. Bro- 
colo, ore erano usi di ragnnarsi; ollre che non era del tutto 
stimato luogo «icuro, se avvenisse che i nobili suscitassero 
alcttn tumulto. Elessono durique quel luogo, ove iilfino a,* pre- 

confermarono ancora per un anno a' 30 d'agoslo, risedendo in Firenze 
gonfSoniere AriigoRoc<:hrnolaio, includendo. in essa CitUi di Castillo: la 
taglia fu eonforme al solitd di cinquecenlo cavalieri, tra* quali ne daveano 
essere piii di corr^dp che fusse possibile, e ciascuno dovea avere un buon 
cavaUo annigero, e un ronzino con le lor coperte di ferro o di cotone o 
altra otUe e sniliciente alia difesa. Fra cavalieri e soldati non voUero che 
▼i potesse essere aVnino aretino, o obbligato in alcuna maniera a quelia 
citt^ ; dove per r4mettere in buono stato i Guelfl, fu risoluto* di raandare 
an)basciadori at papa, perch^ volesse aiutare a si utile impresa La distri- 
bnzione deWa taglia fu tale. A Firenze toccava -a pagare centoscssantasei 
cavalli, a Lucca centoqiiattordici, a Siena centoquatlro, a Pistoia qnaran- 
lasette, a CittA di Castello venti, a Volterra dicioHo, a Prato quindici, a 
Sangiraignano sette, a Colic cinque, e a Poggibopzi quattro. 11 gonfaloniere 
CO* priori, trovandosi presenti i sindaci de' comuni deHa taglia, n*elessero 
per capitano Bertoldo de' Malpigli da Sanminiato ; al Rocchi segul a mezzo 
ottobre nel gonfalonicralo Pagno figliuolo di.Slrozza. A. il Gl 

(1) Essendo la ricolta del vino stata moUo scarsa, e votendo la signoria 
ppovve(lere- clie nella cUtA non se ne patisse, n^ che montasse a prezzo 
rigoroso, fu facilitata la gabella, ' perch* 'ne potesse venir duftiora, con dare 
a ciascuna sorte di vino il prezzo, avendo riguardo a ciascuna stagione. 
II prirno di novembre entrt in Firenze capitano del popolo Todelraanoo 
de* Todelmalini da Bergamo, e del roese di dicembte fu mandato Cambio 
d*Aldobrandino BelKncioni ad accoipodar le dilTerenze de* contini con la 
citU di Volterra dalla banda di Montignoso, mentre che in Firenze dovendo 
entrar il primo di gennaio podesti Obertinode'-Sali da Brescia Ae ditteil 
soKto giuraraenlo in S. Reparata. • A. U G. 

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850 dell'estorib fioubntine [An. 1299] 

setiti tempi si ved^ esser posto , predso al qual luogo dipesi 
essere slate le ca^ degli Uberti e d*altri Ghibellini ribelli delle 
quali fecer piazza, e sopra altre case comprateda cittadini edi- 
itcarono il palagio, la torre del quale, che oggi vediamo, Don 
si dubita essere stata fond^ta in su una torre de* Foraboschl 
assai alta , detta la iorre della Vacca. AfTeripasi che.fu laoto 
Todio particolare che si portava alia memoria degli. Uberti, 
che colore i quali ebber. cura della fabbrica ordioaroiib che 
in niun conto dovesse il palaf;io toccare del terrene di quella 
famiglia j.il cbe fu cagione di non farlo molto scostare dalia 
chiesa di S. Piero Scheraggio, anzi di metterlo ismudso non 
ostante la gagliarda opposizione ip ci6 fatta da Arnolfo, il quale 
mostrando ^sser .questo notahile errore desiderava che il pa- 
lazzo fus3e messo in isquadra. Questo h quel palaffio,il quale 
miglioralo con grandissime spese a' tempi nostri dajGran Duca 
Cosimo, e dal principe Don Francesco sue figliuolo, e nfolto 
pii^ ultimamente dal Gran Duca Ferdinando, h sopra tuttofatto 
illustre pet le nobilissime pilture della sala grande ove quasi 
tutti i fatti della Repubblica e Tultima guerra di Siena, onde 

Suesto Stale ricevelte cosi notabilejiccrescimenlo'per mano di 
iorgio Vasari areli.ny egregio pittorej[l), si veggono in^ra- 
mente dipinli. Furono i gonfalonieri di quesl'Rnno Lap^UB- 
yieri, Mannino Acciaiuoli, Pagno Bordoni, Lapo Orciolini, 
Borgo Bigliorati, e Andrea de RiccL Da queste famiglie ^11 
Acciaiuoli e LRicci grandemente si nobilitarono per fa v venire^ 
nella citth : come che gli Acciaiuoli si fossero anche ingran- 
diti molto piii fuor dei termini di Toscana cbu titoli molto illu- 
stri (2). L*anno 1299 s^nli la Repubblica odentroo fuorimaggior 

(!) ^kul solo il Vasari dipinse le slanze di Palazzo (or detto Pakato 
Veechio) ma fecevi come architetto la parte posteriere. Nelle stanzc del 
.priifto piano di Palazzo il Vasari disegnandoleazionidi Casa Medici fermd 
i ritratti di Cosimo il Veechio, Lorenzo il Magnifico, Clemente VII, Gio- 
vanni d^le bande nere e d*aUri che la posterity continua a riguardare coo 
curiosity maravigliosa. 

(3) Lapo Ulivieri primo ^onfaloniere di quest*anno> sentendo rinstansa 
cbe faceva papa Bonifazio per mezzo d^l cardinale Matteo d'Acquasparta 
suo legato -d'esser soccorso di nuovo contra i suoi ribelli t^lonnesi,. gli 
mand6 sotl^o il comando d*AlbeclD de'Boscoli cavaliere aretino,*m)o dei 
capitani della Repubblica, cento cavalli. Nelle gtierre tra gli Estensi e 
Bolognesi quel di casa MalevoHi di Bologna non s*erane astenuti d*f ntrare 
con cavalcata nel comune e castello di Tirli contada di Firedze, e fattovi 
€om*d solito de* soldati di molti danni-; perch^ la signoria enjirata eel gon- 
falooiere Mannino Acciaiuoli, famiglia nobilitata grandemente nella citta, 
ma ingrandilasi' molto piu fuori de' termini di Toscana' con titoli molto 
illastri, ne fece doglienza co' Bolognesi, i quali mandati ambasdadori a 



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]KM. 1399] * XIBRO QUARTO. 351 

molesUa di queila- che aresse avuto per i tre anni passati anzi 
comunicb i frutli della sua quiete con Taltre cittk ; perciocch^ 
esJ^ndo stata una lunga guerra e discordia tra i Bolo^oesi 
d'uBa parte, e il roarchese \zzo da Este signor di FerrAr^ e 
Maghinardo da Susinana daU^alira , fu per procaccio e iodu- 
stria de' Fiorentrni tra gli amliasciatori di tutte le parti con- 
chiusa la pace in Firenze , entraodo il comune mallevadore 
4ieiraccordo futto. Quale ordine de' priori, o qual gonfaioniere 

Firenze » boo solo rappreseutarono ii disgusto che sentivano di quanto era 
3^into, sapondo la rivereosa che dovevano al comune di Firenze, ma che 
ooo foteodo le ooa*qoelk> che place va a' Fiorentini, nmett«vano alia lor 
voloDtiiquello che ftisse dt bnrsi ; lasignoria contenta del rispetlo de' Bo- 
logaesi, comaod6, per rimediare a siraili scorrerie, che fiissero rifatte le 
muragHe del eastelto di Tirli. Otto dt' VacbtBi da Goroo Auoto capitano 
del popolo giar6 TolBzio a* 22 d^aprile^el gonCrionierato di Pagno di Ghe- 
rardo Bordoni, il quale, perch^ non era permesso a* forestieri il coroprar 
beni stabili nel domuiio della RepubMica, ordin6 co' priori suoi compagni 
che quelli che ne aveano comprati da venti anni in dietro gli dovessero 
rivendere. Fu anche stimato necessarip di prowedere alia sicuretza della 
strada peV la quale si andava in Romagna ; perchd fu delto che si fabbri- 
casse. una torrt per tenervi gijardia nel luogo detto crucifera come che si 
ftkcesse un cassero in Laierina. Lapo degU Orriolini entrato gonfaioniere 
a mezzo giugno approv6 rallungamento della tagfia per un allro anno, fatlo 
in OastelfioreMino da Guatano de* Pigli « Ubert'uio dello Strozza giurisperito 
sindaci della Repubblica adunatisi con quel degli altri comuni. In tanlo il 
•prime di luglio a^ea presoia podesteria della cittii Gante de* Gabbrielli di 
Agubbio. A^rgo Mtgliorati gonfaioniere dopo TOrciolini vennero lettere del 
re Gario, nelle quaii ringraziava i Fiorentrni de' quattronila Qorini d*oro do- 
natigti per aiuto al passaggio in^ Sicilia contro a' suoi ribelli, e li pregava 
a fiir opera che i Pistmesi gliene dessero dueniila, e i Pratesi nrille, con- 
Ibrme alia promessa fattagliene. Non avendo mai posato la Repubblica di 
cercardi oietter pace fra i roarchesi Azze e Fran<^co d*Este fratelli, e la 
dtti di Bologna, ^i uni e TaHra a* 18 di novembre, che in Firenze era 
goiilMenieredigittstiKia' Andrea de*Kicci, ecbe c*era venuto capitano del 
popolo Rinieri de* Ttfrri da Onrieto , ne fecero oompromesso nella Re- 
pubbHca, e per lei in Nerio de^Nerii, teghiaio de* Frescobaldi, Brunette 
d^Brtmellescht, e Neri d^* Buondebnenti Intti quattto cavalieri, in Ugolino 
d^^Tomaqtnnci e* Dozo deY'Borgo giurisperiti, e in Bandino de* Falconieri 
ein fiapodel Glbdice tutti suoi^arabasciadori, con autoriti di terminare 
ogm lot fliflbrenza e guerra per mezzo di pace, e non in altra maniera, e 
pcK^ossenranza di quanto pn^messero, il comone A\ Bologna dovea dare 
in mane de* Florentini tl caslello di Plumaccio, e i marchesi quello di Spi- 
llihberta da ienersi eguardarsi a spese delle parti della Repubblica in 
- nome proprio e del pontefice, il qual si dovea prima pregare da* Fiorentini 

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352 DELL*I6T0RIB FIORBNTIfTE [AN..12d9} 

di quesl'anno a?esse ci5 operate, a me d nascosto; opn sa- 
pendo il tempo panicolare, nel quale fu condotta la pacenella 
cittA. L'Aretiao dice, che jion potendo il popoio fiotentioo in- 
tramettersi in quesla pace senza il ^conseotimento della sede 
apostolica, dalla cui autoritk le dette terre dipendevano, inten- 
dendo di Ferrara e di- Bologna, mandarono al J)apa, parte 
della nobiUa e parte del popiDio, setle arabasdatori : e che co- 
storfurono Rinieri Buondelmonii, Brunetto'Brunelieschi,Bior 
gieri Tornaquinci, Albizo Corbinelli, Baldo Auguglione, Gentile 
Alloviti, e Borgo Rinaldi, i-quali avutb il consenso del ponte- 
lice, pronunciarono la pace. Ben h manifesto {Jer i primiil 
gonfalonereto essere pervenuto' in persona fli Ctuscio de' Me- 
dici, fratello d^Ardin^o, il quale era stato gonfeloniere tre aoni 
addietro, scoprendosi infln da quei tempi il favoF di questa 
casa tra i ciltadini delta sua patria ; onde fu poi sublimata sopra 
tutte I'altre d'ltalia infino airaitezza dello slitto reale. II se^ 
condo gonfaloniere fu Lapo BQcelli Qgliuolo di Ta lento, i quali 
gia sono spenti molti anni sono. II terzo fu Borgo Rinaldi; 
cestui , TAretino dice, essere slato uno degli ambaisciatori al 
pontefice. II quarto Durante figliudio di Bonfantino giudice. 
11 quinto l9iccol5 Ardingh'elli , famjglia e uonie nobilitato al 
tempi nostri per la persona d'un Nicool5, uomo-, oltre le let- 
fere, molfo chiaro per essere slato promosso aha dignitk di 
cardinale da Paolo III (IJ. L'uUimo gonfaloniere dell*anno fu 

di voler lodare e terminace tali diiferenze, confonne j\ compcomesso fatta 
prima in sua Saotit^, e non lodando, lodassero, i Fiorent'mi ; sC quali fu 
data autoritA di poter fare aprire le strade si- per lerra^come per acqua? 
acciocch^ restasse libero il transito e '1 tra^ico aVmercanti e agli aHri, con 
la pena di cinquantamila marche d'argento alia parte cbe non Tosservasse. 
E ill quesla confermitji, non se ne.cnrando per allora il papa^ feceroj 
Fiorentini far la pace su la piazza di S. Giovanni, onorando e regalando 
i sindaci de' raarcliesi e de' Bolognesi. . A. U G. 

(I). A. il G. cos) ritece il tratlo dal.l$99. — « L'anno 1299 non seati 
la Repid)blica o dentro o fuori niaggior molestia di quella che avesse afuta 
per i tre anni passati; e il primo gonfalonerato perveiuie in persona. (B 
Guccio de' Medici fratello d'Ardingo, il qual era stato gonfaloniere tre anni 
addietro, scuoprendosi infin da quel tempi il favor di questa casa tra' cil- 
tadini della sua patria; onde fu poi subliipata sopra tutte Taltre d'ltalia in- 
fino airaitezza dello slato reale. Podestft dal primo di l^nnaio era nelU 
citt^ Monfiorito di Coderla, e alia taglia di Toscana comandava come ge- 
nerate fin da mezzo n}>vembre Taddeo conte di Monte^rgiali di Marittima. 
II secondo gontaloniece fti Lapo Bucelli figliuolo di Tal^oto, i quaU^sooo 
spenti molti anni sono. Questa signoria per metier qualche freno al, lasso 
delle donne impose una gabella di cinquanta lire Tanno a quelle cb^ v»- 
lesser porlare omamenti d'oro, d'argento sodo, o gioie ancorcb^ false iA 



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[An. ]299] LiBAo quarto. 353 

Tuccio Ferrucci, al qual nome diede non piccolo splendore il 
Ferpucci, uno de' capitani in tempo dell'uuimo assedio per la 
Repubblica. N^ a questi tempi fu oscuro il gonfaloDierato di 
Tuccio, essendosi in esso iDComiiiciato a fondare le nuove e 
terze mora della ciiik , alle quali dato principio TanDO 1285 
Don s*era poi seguito per diversi affari cosa alcuna. II vescovo 
di Firenze e quello di Fiesde e di Pistoia , in compagnia di 
molti prelati e reli^osi > furono a benedire la prima pietra , 
seguitali'da popolo mnumerabile e da tutta la signoria e ordini 
della cilt^. Ma strana saperstizione avea preso gli animi delle 
persone ; ci6 era : accadendo p^r certe case del comune comin- 
ciate a fondare a pi^ del ponte Vecchio sopra Arno verso il 
castello Altafronte far un pilastro a pi^ del detto ponte, ore 
era la statiia di Marte, e ove ne' tempi addietro Buondelmonte 
de* Buondelmonti era stato ucciso, convenne che la stataa che 
t' era su si rimoyesse e nel torn aria a collocare , dove guar- 

capo, e altre ctnquanta a quelle che ne volessero portare in fregiatura o in 
altro modo, al mantello o ad altra parte deH'abito. 11 terzo gonfeloniere 
fa Borgo Rioaldi in tempo del quale venne in Firenze capitano del popolo 
Riccardo degli Artimisi da Botbgna, al quale fu data Tautoriti d'esercitare 
anche la carica di podestii Qno al primo di luglio, che arrivd nella cittii 
Ugolino di Correggio da Parma, poichd Monfiorito non solo non esercitava 
pid la podesteria, ma era sindacato con ogni rigore. Perlevar le baratterie 
furono da' priori e gonfaloniere fatti piii ordini, tra quali fu proibito a* grandi 
Tentrar ne' palazzi se non per cause apparent! e necessarie. 11 quarto gon- 
faloniere fu Durante figliuojo di Buonfantino giudice, sono i Carnesecchi (*). 
A questa signoria arrivd un mandato con lettere del re Cario con la nuovt 
della vittoria avuta in mare contro a' suoi ribelli Siciliani. II quintoi^onfar 
loniere fu Niccold Ardinghelli famiglia e nome nobilitato a' tempi aostri pei 
la persona di un altro Niccold, uomo, oltre le lettere, molto chiaro pef 
essere stato promosso alia dignita del cardinalato da Paolo HI. A questa 
signoria comparse un broye del papa esortandola a mandar suoi ambasci^- 
dori, a Roma per terminar le differenze tra gli Estensi e i Bolognesi ancora 
che i Fiorentini avessero fatto far la pace e cosl paresse superflua quest^ 
diligenza fuor di tempo del pontefice, tuttavi^ premendo piii alia Repub- 
blica la quiete c che Sua Santil^ come padre comune restasse soddisfatto 
che qualsivoglia altra cosa, furono eletti e mandati a Roma ambasciadori 
Neri Buondelmonti e Brunetto de' Brunelleschi cavalieri, che s'erano tror 
vati a lodarla, Albizo Corbinelli e Baldo d'Auguglione giurisperiti, Bingerio 
de' Tomaquinci, Borgo Rinaldi stato gonfaloniere, e Gentile degli Altoviti, 
de' quali cinque son post! nel lodo che regisira il Gherardacci nella sua 
storia di Bologna » . 

(*) Vuol dire che i Carnesecchi rappresenlano la famiglia di quel gonfalo- 
niere. La manera cosl elittica d falsa. 

Vol. 1. — 23 Ammirato. htorie Florentine. 

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854 DELL*I8T0RIE FIORBNTINE [An. 1300] 

4ava prima verso levante, fusse rirolta verso tramontana. La 
qaal mutazione, per Tantico augurio e osservanza de* vecchi 
circa ropieione del moyimenio di cotaie statua, avea messain 
molto timOre c'he alcun sinistro avvenimento non accadesse 
alia Repubblica , come che se^o alcuno non apparisse (non 
oatante le dissensioni de' nobili e del popolo) di tutura pertor- 
bazione. Anzi non mai la ciiik in maggiore e piii felice stato 
s*era trorata di quelle cbe allor si ritrovava, coei di uomini 
come di riccbezze e di riputazione; perciocch^ de' cittadini 
atti airarme passava il numeroili trentamila, de' contadinie 
distfeiluali a s^ttantamila aggiugneva. In Toscana non solo 
Hon era citUi alcu&a che le poiesse metter paura, ma essendo 

Srandemente scemate le forze de' Pisanie qaasi spenlo il nome 
ella faziene ghibellina, cos\ guella Repubblica come lutti gli 
altri comuni , o come auggeUi o come amici , le venivano ad 
ubbidire. Per I'ozio di con faUa quiete tiorirano allora molto 
le lettere, onde pot^ quel secolo generare molti eccellenti uo- 
fmni, e^apiUura quasi cavaia (k un londo di folUssime tene- 
l>re flUera cominciava a venir su. II Dome de' metcataoti fio- 
ceftUni'Con vere lodi d'industria e di leaU^ non solo in Italia, 
ma quasi per 4utte le forestiere prevtncie del mondo nobil- 
nente risuonava. E . i cittadini seguendo I'esempio del loro 
comune, ({uasi a gara attendevano a sollevar di terra bellissimi 
casamenti e palagi (I). 

In questa somma tranquillity entrb I'anno 1300 felicissimo 
)tnb<>ra a tiitta la cri^ianiui per aver in quelle il ponteflce Bo- 

(1) VifttSai til ifMMe ftma aalle hitlere Ainmo oltre Dsntis, Giovanni 
VfRtfli itdrfeo, GulAo C^«fcuiti fllosofb e poeta, Francesco Barberino an- 
tH^ Si OA Ttiii^ '^m&tty GhM> da Ptstota legists e poeU, l^i Glam- 
ftMu v6lgart2%atofe de^ T^^ro (fi Bnmetto Latini, Tautore del NovelRno, 
DiHo OimpaMi cronisb purgatissimo. Fino di Tedahio avea dipinto nel 
^^rto ^el^^ourane, vi^a Gim^ei e gil lavorava il Giottb (kmoso, ben 
iK|i»a Ai pttfsi poi comte ardntetto di ihmoe ad Amolflb di Lapo nisnpertto 
ingegao. %e chtese di 8. II. del llere, di 8. Spiirtto, di 8. Croce, ilPa- 
htza'dM^tiMmme, il CUidipMifle di 8. H. del Fiore sono nMmmenti ebe 
palea^rtto'irta fyrtA trapov^iMis d'ingegni degli artisti, ma eriandio nna nia- 
Kntdfflltl sfr ad rdfa a ffa di tiCtadbli. Di iftoTti e molti milioni spMidemloi 
popoli dbe triAb fib^ ^1 jp^ensaVe e al ftre; e di (Juel teMpo i To$«^ e 
S U>mbhrdi ei^o'in ben l^te as^bChiziotii i ban<^ieri dei Ptindpi dlfo- 
ropa, i IndittopoKAi d^ pecmiia tihe'bisognava a Franda, a Spagna, a 
Ingbiltdifa, airOlanda , alia Oennaflia, at P^pa. T^nto generasi e KberaK 
in p^tHa (|ttanto usufai'fiWri, que' ricdrissiAii volentier davano o prorre- 
devano perchd la gloria del paese si manifestasse ai Aitufi con mo&umenti 
iUustri. Dopo quelle opere Tedemmo il Doomo di Milano , il Vaticano , il 
S. Cario di Napoli ; ma al pnmo concorsero a foraa tutti i privatt e i pob- 



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(Ah. 1300] LIBBO QUARTO. 355 

niCscio in»tituito il gjobbifeo (1). In cos^ riposatissimo stato (2) 
per i prtmi due mesi pre»e il goofalonerato Cecco di Ciaio di 
Ristoro, s^uitato coo pari fortuna da FiKppo iUnucci, ma non 
con -la mededima feiicila linito da Guido Ubaldini, il quale preso 
il magisiraio a' 15 d*aprile 0), dovea finirlo alia metk di giu- 
ffoo, perciocch^ per nuuve gare succedute tra due priocipali 
lamigiie delia-citt^, Cerchi e Oooati, si gittarono i semi fecon- 
diiibimi di nuove teitipesta, le quali con diversi nomi ma con 
diversi eifettt divis>ono e partirono i ciltadini non altrimente 
ebe i Buondelmonti e gli Uberii anticamente s'aresser faUo ; 

Uiei saddtti del vasto domkiio Y'tscoateo ; al lecoado totU Cristiafiitii, al 
teno le inpomziooi alle Due Sidlie. Ai fiorenlini monumenti, e molti e 
graadi e eontemparanei di quel tempo ta dato solo il denaro de* Fioreatini. 

(1) Fa on'iBdulgenza plenaria offerta a chi avesse visitato il Sepolcro 
da* SS Pietro e Paolo, e che si concedefa ad ogni compimenlo di secolo. 
n titolo di Giubileo non fu dato nd dal papa, nh allora. Sorsero da tatte 
parti i popoli e corsero a Roma, le Kmosine date fiirono grandi. Cle- 
mente VI, applicandd, il primo, il tesoro dei meriti di Cristo e de* Santi, 
ridusse Tindulgenza ad ogni cinquantesimo anno, n Yisconti vedendo mal 
Tolentieri Unto moto di popolo , e tanto dono di pecunia ad altari non 
patrii, volieed ottenne al 1400 che Tindulgenza presa a MHano valesse 
come presa a Roma ; proibl il pellegritiaggio, spartl col papa le offerte fatte 
a MUaao. Lui imitarono poi rimperatore e gli altri principi ; indi anzichd 
^artir le offerte, ne fecero una 4^ a S. Pietro, e finalmenle cessato il 
fimatisfflo, e premute le genti dal goferao assoluto, nulla piik diedero tanto 
piu che i vascovi egfr abattdesiderosi anch^essi di partedpare perle loro 
ehiese alle offerte avevano ottenuto e andavapo ottenendo speciali indul- 
gence che poi i predicatori e i confessori rendevano care e gradite ai divoti. 
n Giubileo fu ridotto ad ogni yenticinquesimo anno da Paolo 11 nel 1470. 

(3) Reggendo la cittii per capitano del popolo fin dal primo di novembre 
Currado d'Ormanno de* Monaldeschi, e per nuoto podest^ succeduto a 
UgoHno da Correggio stato fatto capitano della tagUa Gherardino da Gam- 
bera da Brescia. ' A. H G. 

(3) La mala costruzione e la sgrammaticatura di un passo non virgolaio 
deiredizione del 1647 mi lanno awertito che il passo stesso sia fattura del- 
YA. U G. ho mando adunque a pi^ di pagina cogli altri, e restituisco al- 
TAmmirato la prima lezione. Dopo Cecco di Ciaio di Ristoro A. U G. 
seme : — • 11 quale co' priori suoi compagni ricev^ i ringraiiamenti del re 
Carlo del nuovo sussidio mandatogli per la sua armata di cinquemila fio- 
lint, quali dicf falere mille u)nce d'oro, come gKene lurono mandati altri 
tremila nel goiifiilonerato di Filippo Rinucci seguitato con pari fbrtuna del 
Ristori ; ma non con la medesima felidt;^ finite U suo da Guido Ubaldini 
da Signa, il -quale preso il magistrate a' 15 d'aprile, e venuto il primo di 
m^igio DUOTO capitano del popolo Gherardo degli Opinoni da Tortona », 

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356 DELL*ISTORIB FIORENTINB [An. 1300f 

conciossiacosach^ siccome per mezzo di quellu entrarono m 
Firenze le parti guelfa e ghibellina, cosi per mezzo di costoro^ 
quaodo le aet|^ parti erano quasi estinte , i Neri e i Biancht 
lurono introdotti ; delle quali dannose e gravi- discerdie per 
mostrare quali fossero stati i principii incomincierd la cosa ud 
poco pii^ da alto. Fu gi^ in Pistoia un cittadino chiamato Can- 
celliere, uomo nato di mezzana coudizione ; ma il quale per 
avere nelie mercatanzie molto guada^ato divenne uUima- 
roente ricchiBsimo. Questi di due mogli cbbe piii figliuoli, dai 
quali parimente in processo di tempo molti aliri figliuoli Da- 
cquero e molti nipoti in tanto numero, che nel tempo che le 
cose che noi racconteremo succedettono, erano intomo cento 
uomini tutti ricchi e di gfande aflfare, e soprattutto dati al me- 
stiere delParmi ; onde non solo di Pistoia ma erano stimati dei 
jiiik possenti legnaggi di Toscana. JMa o per naturale superbia 
d'alcun di lore, o per conto di beni, o quai'altra sene fosse la 
cagione, fra il ramo di quelli che discendevano delFuna donns 
e quelli che nascevan delValtra, nacque alcun disparere, e di- 
visonsi , e per riconoscersi gli uni degli altri , questi Cancel- 
lieri Neri , e quegU altri Cancellieri "Bianchi furon chiamati. 
Nel quale state trovandosi accadde che essendo un di venuti 
infra di lore alle mani, vi fu uno di essi ferito dal lato dei 
Bianchi chiamato Petieri (Njccol5 MachiavelU chlama cestui 
Geri , e dice essere state fighuolo di Bertaccio cavaliere, e il 
ferilore nomina Lorefigliuolo di Guglielmo e egli'altresi cava- 
liere) per che volendo Guglieimb con alcuno atlo di cortesia 
riparare airingiuria che il figliuolo aveva altrui fatta, gli oo- 
mand6 che andasse a casa il padre delFofTeso, e del case se- 
guito gli chiedesse perdono. Non ricus6 Lore di ubbidire al 

Fadre; ma la sua umiltk non mitig6 per questo Tanimo del- 
ingluriato, il quale fatto prendere da' suoi famigliari il gio- 
vane, da lore gli fece suso una mangiatoia tagliare la roano, e 
dicendogU che tornasse a casa, e dicesse a suo padre che Vior 
giurie de' fatli non si toglievano con le parole, il lasci6 andar 
via. QuesK) villano atto pieno di somma crudelti tocc6 in guisa 
Tanimo del padre di Lore e di tutti gli altri Cancellieri Neri, 
che con ogni lor somrao notere si diedono a fame alta ven- 
detta; e in modo andaron le cose per molti omicidii seguiti tra 
Tuna parte e I'altra, e si grande fu il s^guito che cioscuna delle 
fazioni per soverchwr I'altra s*and6 procacciando, che in po- 
chissimo spazio di tempo insieme con essi tutti gli altri citla- 
dini si partirono in parte nera e bianca, con grandissimo danno 
non solo delta patria lore ma del contado; essendo inflnonei 



poveri e rozzi alberghi de'contadini entrato Tamore e Todio 
delle fazioni. 1 Fiorentini, a* quali apparteneva che le cose di 

3 restituend 

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Pistoia stesser quiete come quelli che cihquant*anni addietro 
s'erano tanto afTaticati per metterli in pace restituendo i Guelfi 



[Alf. 1300] LIBRO QUAftTO. 357 

lero faorusciti alia ciUk, si posono in mezzo e con il consen- 
thnenlo dello stesso comune di Pistoia presono la signoria della 
terra, e per liberarla dal morbo delle parti che Taveva ingom- 
brata gli uoi e gli altri Cancellieri mandarono#' conflni a Fi- 
reoze ; ove e per parentadi e amicizie che aveano con molti 
dttadini , i Cancellieri Neri a casa Frescobaldi Oltramo , e i 
Biancki a casa Gerchi Hel Garbo, si ridussono; non s'avveg- 
gendo di tirar dentro le mora di Firenze quella peste che aveano 
cacciata via dalla cittk di Pistoia. Iniperocche molti de'nobili 
principalmeate , oziosi per non trovarsi impacciati nelle fac- 
cende pubblklie e morbidi per la lunga quiete e buono state 
ia che si iroravano incominciarono pian piano in detle parti 
a dJTidersf^ aentre per una certa naturale inclinazione degli 
oomini, idconi a farorire Tuna faziono, e altri in dar caldo e 
iavori att'altra si riTolgerano; onde avvenne quelle che nei 
corpi umani simple avyenire, i quali quando in alcuoa parte sono 
offesi, se da altra malattia sono sopraggiunti il mil delle volte 
in quella parte vengono a sentir la possanza del nuovo malev 
ove era la Tecchia offesa : e avendo la ciiik incominciato a here 
il Teleno del morbo pistoiese, le fresche gare che tra' Gerchi 
e Donati accaddero, tostamente in auella malattia si conver- 
tirono, e le faville delle fazioni guelie e ghibelline, presso che 
seppellite destarono, e la misera lor patria di crudelissime 
fiamme accesono. 

Erano queste due famiglie molto potenti : i Donati per Tan- 
tica Dobiltk, e per esser uoraini che seguitavano il mestiere 
deirarmi, grandemente rilucevano ; i Gerchi per le ricchezae, 
e per i grandi parentadi che aveano, da molti erano segui- 
tati; per che essendo queste famiglie venule in contesa coi 
Donati , de' quali Gorso era capo quegli per cui gli anni in- 
nanzi era succeduto il romor della plebe in Firenze, ^s'acco- 
starono Pazzi, Visdomini, Manieri; Bagnesi, Buondelmonti , 
Spini, Gianfigliazzi, Tomaquinci, Brunelleschi, Gavicciuli, e 

{larte de' Tosinghi e de* Foraboschi con Taltre case che so- 
eano andare co* Guelfi. Go' Gerchi, de* quali era capo Vieri 
cavaliere molto ricco e di grande riputazione, aderirono gli 
Adimari, gli Abati, Mo^zi, Scali, Malespini e gran parte dei 
figliuoli della' Tosaede*Bardi, Rossi, Frescobaldi. Nerli,Man- 
nelli, Gherardini, Bostichi, Giandonati, Pigli, Vecchielti, Arri- 
gucci, Gavalcanti e tatti i Falconieri possenti popolani e in 
somma ciascun*altra famiglia che per antico solea esser ghi- 
bellina ; e dell*una parte e dell'altra molte case del popolo e 
cosi parimenle tutto il contada si divise, essende i Donati con 
la lore fazione compresi sotto la parte nera,e i Gerchi co' loro 
seguaci sotto la bianca ; onde Tumor ghibellino veniva a ri- 
destarsi nella parte bianca, e il guelfo nella nera. Per la qual 
cosa volendo i capitani di parte guelfa a quedto mal prowe- 



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35§ DBLL*ISTOIUB PIORBIITINE f^N. 1300] 

dere mandarono ambascialori al pon(e6ce, pregandolo che si 
dovesse rauovere a riro^diar con la sua aiitorUa a* mail deUa 
lor patria con aflfetto di caritJi simile a qiieUo che fu i" ""^* 
cola HI, il qua^ per mezzo del cardinale Fregapane (1) suo 
nipote pose pace fra i Guelfi e Ghibellini. II papa desideroso 
di coosolar i Fiorentini, oltre che questo giudicava parlicolar- 
mente convenirsi al sue uficio, non voile ^mandar allnmeate 
persona alcuna in Firenze, o dnbitando che non bastasse, o 
che pure stimasse esser piii npuiazione d lla sede apostolica 
il cos\ fare ; ma fece intenderc a Vieri de* Cerchi che venisse 
in Roma da lui, il quale alia sua presenza venuto fu dal pon- 
tefice con moUe cagioni conforiato a pacificarsi con Corso Do- 
nati» e a depor quegli odii che non solose medesimo-^loStato 
suo poteano sowerlire, ma la patria, i parenti. e gli amici; 
perch^ oUre che cosi facendo egli farebbe quel che dovea fare 
ogni buon cittadino, e molro piik quel .che a nobile e a en- 
stiano s'apparlerrebbe, da lui anche riporteria grandi^inai pf®* 
mii, promettendogU in tulle Toccorrenze di tener conto della 
casa e della persona sua. A cui Vieri, tuUo che neJraltrecose 
fosse stimato mollo savio cavaliere, zoticamenle rispose : non 
aver con alcuno contesa, onde non parergli dover far pace 
con cui non avesse guerra. Della qiial rigida e pooo cortese 
risposla lasciando fortementesdegnafo Tanimo del pontefice, 
di sua natura altiero, se ne toni6 a Firenze, ove toslo il cao- 
ceputo odio partor\ doloroso frutto. CostumaTasi in Firenze 
allora, per la tranquillitk che regnava, di farsi per 1«* calenda 
di maggio qtiasi per tuila la ciua di molle piacevoli fesle e 
brigate nelle quali donne e uomini conveuendo in balli e con- 
viti e SI falti dilelleroli Iralienimenli per moUi gi^irni si tra- 
stullavano ; fra molle delle quali una ve n*era in quel gioroo 
nella contrada diS. Trinila molto pomposa, e ove tulle lepiu 
belle giovanldi Firenze per ballarvi secondo il costume s'eraQ<> 
ragunate; per che iooontanente trasse in quel luo^o lutto u 
popolo, e fra gli allri molli de' Cerchi e de' Donati, i quali par 
10 sospelto deirincominciate gare erano quel giomo a cavallo 
e assai ben armali e con tanto segulto, che oltre i serridori e 
masnadieri che arevanoa piede^piti di trenta uomini poteano 
essere da ciascuna parte a cavallo; i qtiali o che non volesser 
darsi luogo Tun Tallro, o che pure Todio che era Ira loro 
avesse bisogno di poco incitamento, avendosi incomincialo a 
pignere co'cavalli e a mirarsicon occhi sdegoosi. preslamenla 
posono mano alle spade, e non essendo chi ardisse di porsi 
m mezzo fra tanti,-«tltaccarono una crudelissima zuffa, ««J.^ 
quale ollre molli che vi furono ferili, a Ricovero figliuoio di 
Kicovero deXerchi cavaliere nH)lto stimato in quella famigha 

(1) Poi FrangipaAe. 

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[Aji. 1300] Limo QUARTO. 3601 

diMYTeAtHroBamente fu tagliatoil Da8o,onde crebbe ma^fiore 
il rancore negli aDinii loro; e mentre oestoro per veiulicani^ 
e color per doq lasciarai offendece, procaoeiano luiove amiei^ 
zie e faTori , di dboto tutta la dxth scompifftiaDo, armaDcbsi 
ciaidioo per eseer Id aiulo e (avore di quelTa parte alia <|iiale 
aveano prestata Topera ; per la qual ooaa da capo si maadd al 
pontefice, aoGorgeadosi ciascuno cbe oltremodo la parte bianea 
incamiECta^a a provaler negli uflci detta ciltli, e dabilando 
perei6 bob fiiasero quest! motivi poteati ub giorso da far per- 
oere is tutio la riputazione di parte g«elfa. Per che il papa 
ordiad legato ip questa occorveaza frale^VatAeo d'Aquasparta 
cardiutl portuease , il qual del mese di giugoo venae ia Fi*- 
reaae, esseado tr^Ula buoto goafeloaiere Fazio da Micciola; 
Bel tempo del cui magistrato sed^ de* priori Daate Aldighieri. 
Ma il cardattak, come che con j$raaai onori fosse riceyuto, 
BoadiBieoa quaado venae a richieder la balk per polar nfor- 
raare la cittk, aoo gli fa cosa alcuaa aoooaseatita (1). Eraj;li 
state detto che bob si faeeva mai auora dezioae de' priori e 
goaCaloaiere che per gelosia delle parti quasi tutta la citta 
BOB si moresse a scompiglto ; per la qual cosa vql^a egli che 
si raccumueassero gli uiici, e quelli che eraao degai d'esser 
priori cosidell'una parte come d6ll*altra.si metlassero la sac- 
chetti a sesto pear sesto, e di due mesi in duo mesi, secoado 
che la sorte veaissef si traessero, si che alcuao non ne potesse 
venir graiato. Ma i Biaachi dobitaado d'esser iagaanati dal 
papa, guidaado la sigaoria della terra, aou toUobo ubbidire 
al J^ato; il quale toraatosene a corte mal soddisfatto lascid 
la citta interdetta,e pregaa di cattivissimi umori^ perch^ tutto 
il goBfalqaerato che segu^ appresso di Braccino Triaciavelli 
fu pieao di sospetti, e molto piO I'altro uel quaXe sedette Te~ 
daldo Tedaldi (x). Imperocch^ abbattutosi a ritroyatsi iaaieme 

(1) Avea ben ottennto prima ogni aatoritii e baHa per poter for le pad 
tr^ue fra le parti detta cHUi. A< il G. 

(2) A. U G. allargd il tratto per bene : — « II quale partendoseae mal ' 
soddblatto lasdd la dtt^ interdetta, senrendosi anche di pretesto-cbe fin- 
gK statoti del coomne ne fossero coiitro la liberie ecclesiastica, e in per* 
ticolare di nea dare il bracdo secelare airinqaisitore contra gli ereCiei 
pateriaL La ^ignoria, sapendo non eseer tra gli statvti del conuine nd 
altri contra la liberty ecclesiastica , tanto pii^ volentieri, profeseasdesi i 
Fiocenlini de^oti e ubbidienti figliuoli di santa Chiesa, e volendo mostraigti 
a 800 oesequio in ogni conte, cassA e annull^ tutta qvel die, vi fosse, o 
potesse essere. Era in qnesta mantre venuto in Firenze per nuavo podesti 
Brodato di Ormanno da Sassofeirato, e sapendosi da* padri qaanto il fotto 
ddla mooeta importi in ogni prindpato, deliberarono die i sopraatendenti 
di qaella d*oro, de* quail uno era per Tarte di Caliaiala, a Taltro de' Cam- 



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ddd DBLL*ISTOtiiB FIORBNTIIfB [An. 1901J 

nel mortorio d*una donna de' Frescobaldi Gorso Donati e se- 
ffuaci suoi con quell! de* Cerchi , e incomincialisi a guardare 
Fun I'altro sdegnosamente, furono per venir alle mani, se tutta 
la gente che s'era ragunata, la quale era grande, non si fosse 
levata a romore onde ciascuna delle parti si rifcir5 alle lor case 
facendo maggior provisione d*uomini e d'arme per azzuffarsi 
insieme ; e parenda a' Cerchi di essere piii gagliardi, avendo 
Gentile cavaliere di quella famiglia con s^ Guide Caralcantif I), 
Baldinaccio e Corso Adimari, Baschiera della Tosa,Naldo Gne- 
rardiui, uomini tuUi di conto e aliri molti tutti ben armati a 
cavallo e numero t;Mnde d'uomini a pi^ , c'o^sono in porta 
S. Piero a casa Donati per attaccar la briga con esse loro, e 
non trovandoveli spronarono a S. Piero Maggiore pve aveano 
inteso Corso Donati co' consorti suoi aver fatto capo, contra il 
quale ivi ritro?atolo feciono grandissimo impeto; ma egli va- 
lorosamente sostenendo Tassalto si port6 in mode che m poco 
d*ora con gran vergogna de' Cerchi li ributt6 e molti di loro 
fer\, per conto deUa qual briga Tuna parte e Taltra fu dalla 
RepuDblica condannata. Non fu perci6 raffrenato rorgoglio 
deUe parti; perciocch^ avendo preso il gonfalonerato Oilan- 
dino Orlandi, e al principio dell anno 1301 la podesteria della 
citta Bisaceione di Ormanno da Pignano, i Donati non con- 
tent! di avere rintuzzata la superbia dei loro awersari, come 
si recassono a ^rande ingiuria che 1 Cerchi aressero avuto 
animo d'assalirli vollono provare se ancora essi sapeano esser 
assalitori e percib avendo notizia che alcuni de' Cerchi i quail 
stavano in contado a Nipozzano e Pugliano. voleano tornar in 
Firenze , proposeno , avendo prima ragunalo di molti loro 
amici, di assalirli a Remolo. Non trovando gli avv^rsarl del 
tutto sproweduti, la zuffa non fu senza comune pericolo 
d*ambe le parti, la quale finalmente con molti feriti da cia- 
scun lato si divise. Per questi nuovi assalti furon di nuovo 

biatori, come ancora i sommatori e saggiatori che fin aliora avean servito 
senz*aUra rimunerazione che quella deiraver ben operato per la patria, 
assai grande per chi non ^ oppressato dal bisogno, fosse in awenire asse- 
gnato lore stipendio. A* %5 d*agosto, nel gonfalonerato di Braccino Trin- 
ciavelli, Guidotto Corbizi giurisperito e Ruggieri d*Ugo Albizi sindaci della 
Repubblica fecero lega nella terra di Valli contado di Firenz^ co' sindaci 
di Bologna a difesa comune per il termine di tre «nni. Ma se il gonfoU>- 
nerato del Trinciavelli era stato nella citt& pregna di cattivissimi um^ 
pieno di sospetto, fti molto piu Taltro, nel qual sedette Tedaldo Tedaldi, 
e comincid il suo uficio di capitano del popolo Gualfreduccio di Giovanni 
de* Baglioni da Perugia • . . 

(1) Guido Cavalcanti altr'occbio di Firenze con Dante (die qaest'amio 
fti de* Priori) e apo amtco. Era genero di Farinata degli Uberti. 



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[An. 1901] LIBKO QV4KT0. 961 

araendoe te parti dal comoDe condaoDate ; di che ancora dooti 
mali procedetlofio. Imperoccb^ essendo i Donati compariU in 

fladizio, e cosUtuiti prigiooi per oon aver a pagare, parve a 
oirigiano de' Cerchreavaliei^ che il somigliante doTessono 
fiar i saoi, noB giudicaiido commodo alia casa il lasciarsi im- 
porerire per le coodannagioBi come che ci6 da Vieri fosse 
grandemeote dissoaso : per la goal cosa tro?andosi i Cerchi 
DCsUa pngione delta della Pagliazza oryero de'grandi alia 

3aale eraiio d'ordinarto soprastanti de* medesiroi graDdi» che 
aTan malleTadwe al comone per la buooa custodia, e es- 
seodo appaoto uno di essi Neh Abati, dae di loro furono da 
Neri Bella ceaa in on migliaccio arvelen^ti ; per che tanto 
pi& crescevano gli odii e le cnideli nimista tra le arrabbiate 
parti, facendesi ad ogni raomento maggiori le cagioni delie 
yendeite. Nel mezzo de* qnali scompigli cadde nell'animo a 
Corso Donati sotto Tapparenza d*una cosa agevolmeDte poter- 
giiene riuscir doe ; cio^ mentre procurasse di riassettar la 
<aUk delle presenti bri^he per mezzo del pootefice Teder di 
ritomar in stato e di npigliar il reggiroento della citt^, dal 
quale i nobili per opera de popolani eranostati cacciati ; oltre 
che non se gli poteva partir dalla memoria il pericolo nel 
quale la plebe Taveva messo, quando corsa in arme fece tIo- 
lenza al palagio del podestk non per altro fine che per far ese- 
guire la morte di lui; perciocch^ ^ fama, oueiruomo di 
grand*animo e ardire poco esaersi curato de* Bianchi o dei 
Neri; ma non per altro esser direnuto partigiano che per 
acquistarsi per questa via ripotazioDO e grandezza e per ay- 
yentura per farsi un di principe della patria sua ; talch^ accu- 
sando le fazioni deirunadeue quali era capo mostraya non 
altro desiderare che la quiete, yeggendo nello stato nel quale 
le cose si ritroyayano (essendo i €erchi potenti nel goyerno) 
non potergli riuscir cosa che egli desiderasse. Pens5 duoque 
quasi si>ogliaDdosi d'ogni affetto di palesav a ciascuno questo 
suo desiderio, e per questo ayendo con seco, ottre la parte 
sua, i capitani di parte ^uelfa i quali con grandissime arti si 
ayeya guadagnato, fattili tutti ragunar a S. Triuita, ivi cosi si 
dice ayer con esse loro parlato. — « lo non posso se non ayyam- 
par d'una gran yergogna nelFanimo quante yolte considero io 
ste6») e la famiglia mia, per non fayellar degli altri, antica e 
nobu famiglia di questa ciiik essersi a tale ridotta che s*abbia 
a ehiamar Nera da' discendenli d'un lato di ser Cancelliere, 
ignobile mercatante pistoiese e sinceramente dice la mede- 
sima yergogna sen tire per conto de' Cerchi miei ayyersari 
(pef ch^ in questo precede Fonor della nazione e la carit^ della 
patria agrinteressi particolari)v essendo pur eglino quelli che 
sono COD tante altre nobili famiglie che Paderiscono, che con 
eguale miseria s'abbiano a ehiamar Bianchi da' successori 



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362 dbll'istorib fiorshtinb [Am. 13(H| 

deiraltro lato di questo fortaaato ser CaDceUiere; e molto 
maggiori seoza alexin dul>bio sarel^ono le mie dogUeaxe, Be 
io non cooosceasi questo esser pi^ toslo un fatto lagrimev^ 
della nostra cittk che difetio. o peecato pariiccdare di noi, 
quando o perch^ cosl influisca questo cielo, o pecch^ TaBtico 
e strano rimescolamento di due popoli av^sse cidpartodle si 
vede non esser cosa [>ossibile che lungo tempo possa questa 
cittk star senza fazioni; perciocch^ non cos\ presto cessaroao 
le recchie difTerenze deglii Uberti e del popolo, che rovioosa- 
mente sottentraron* quelle degli stessi Ubecli, tteatre vo- 
gliono vendicare le ingiurie degli Amidei, 4io' Buondelmonti, 
e quasi per continuata successione, come ii figliuolo nasce 
dal padre diverse di nome ma non di legnaggio, dalle fa- 
zioni de' Buondelmonti e degli Uberti le aon mat appieno 
detestabili parti guelfe e ghibelliue ebbero origine. Non erano 
queste posate, che incominciarono le gare tra i nobili e 
ii popdo ; e ora per condire tutte le cose, la nera e la biaoca 
fazione ha ingombrato le menti di tutta qoesta dttk*. Per 
quel che tocca a me, nobilissimi cittadioi, fwnMto avrei nel- 
Tanimo quel che mi si convenisse di fore quando cedendo 
io, capo d'una fazione, a queste gare credessi che la oitta si 
restasse quieta e in pace ; percioccb^ o me n*andrei a qqest^otta 
a trovar i Cerchi e dar lore Tinta Timpresa, o con sgombrare 
di dentro le cerchia di queste mura, le quali per oonto reio 
non potesser quietarsi, le lasoerei senza me goder quella pace 
che 10 ibsieme con lei non potessi godere. Ma troppo innanzi 
sono le nostre discordie, e roolti uomini e molte famiglie sono 
quelle che y'hanno gli stessi interesai; pereh^ n^ per cederio 
cederebbe la mia famiglia, n^ quando quella. ancora cedesse, 
sarebbono per cedere tante altre case le quali soiKrumiche 
de* Gerehi e delle case congiunte co* Cerohi ; oonciossiach^ 
questo male a guisa d'una contagione ha ammorbato gli animi 
dt molti, e non solo-akune speziali famiglie ma tatta Tiutera 
cittk e tutto il nostro contado ^ diviso. Ma quando ci giovasse 
potere sperare che la bianca e nera fazione si spegnesse, chi 
credera che unita insieme di nuovo la nobiltk non sia per cer- 
car le ragiooi oceupatele dal popolo nel goTemo della comune 
patna? Sark niuno si scioccoche si dia ad intendere che lunga 
stagione abbiano a star i nobili conae uomini di un'altra cittk 
esctttsi dalgoyemo e dairamministrazionedi quella patria,la 
quale essi piii che altri hanno con tanii chiari e illustri Ifatti 
nobilitato? non s'accorge il popolo questo aver cacciato i 
nobiH dal goverao, aver prodotto Tumor di queste parti, me&- 
tre per starci neghittosi ci siamo vdUi a mr quella cosa die 
prima ci si ^ porta dinanzi, e che questo non sark per succe- 
dere ogni volta che noi saremo tenuti oecupati ne civili go- 
yemi della nostra Repubblica e del nostro comune? Se pore 



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[An. 1301] LIBRO QUARTO. 36$ 

Don si reca a guadagno le disseDsioni nosire ; il che crederei 
esser vero, quaodo essi de' medesimi mali non participassero. 
Noo rede il popoLo cbe quello perch^ si h mosso a cacciar i 
nobUi dal goverao fa degDO ad esserne cacciato ancor effli , 
Tolendo spogiiar gli allrt e privarli di tutte quelle digniUi e 
onori per ti quali altri h chiamato cittadioo, e per la qiial co- 
munaaza questa coogregazion d*uomini ^ detla comune o Re- 
pubblica? Gerto Id qiiesto modo non si potr^ raai con ragion 
chiamare comnne questa citt^, ore una parte di cittadini co- 
mandi e Tallra a guisa di senri ubbidisca ; ove Tuna abbia (utti 
gli onori e ali'altra tocchino tutti i pesi e Uilti i carichi. lo 
stimo da che si cre6 la suprema digniUi del goofaloniere, es- 
sere inflno a quest* ora presso che cinquanta gonfialonieri stati 
creati. Ora andate un poco contando se Toi ve ne trorate pur 
QDO che sia de* Pazzi o de' Frescobaidi, o de* Tornaquioci, a 
de' Giandonati, o de'Gianfigliazzi, o de' Gavalcanti, o de* Ger- 
chi. o de^ Donatio o de* Nerli, o de' Mannelli, o di qualsiToglia 
delle famiglie nobili e antiche. Gerto niuno ve ne troverete : 
ma ben vi sentirete nominare del Gantore, e de* Rocchi« e 
An^iolieri, e Buonlantini, e da Micciola, e OttobUoni, e Lupi- 
cini, e Buiamonti, e Rinucci, uomi o non mai piii sentiti in 
questa citta o pure venuti su dalla feccia della plebe e popol 
minuto; e sealcunivene sono de* nobiii« in guisa si^sonoma- 
scherati, che a fatica li potrete conoscere, arendo mutato no- 
mi e insegne con strano e particolare costume di questa citt^, 
ove la Yiltk sia grado d'onore, e la nobiltk state dimiseria; 
non aKrimente che si favoleggia di quello imperio che era 
sottoposto alle donne ove somma infelicita era a ciascuno Tes- 
ser nato maschio ; perciocchft niuna cosa h in questa cittii in 
maggiore dispregio, che Tesser da nobili parenti procreato, 
Tabitare grandi palagi/il nutrire cavalli, I'aver le case pien» 
di famigliari, il ricever forestieri a tavola,e il vestire magnifl- 
camente; ma h bene in pregio e riputazione grandissiBfia Tes- 
sere come in nome cosi in fatti popolare, attendere a trascerre 
6 accavi^liare la seta, a sbioccolare e neltar la lana,^ rimen- 
dare e dizzeccolare le pannine,e in somma in niuna cosa dif- 
ferente da* minuti artenci, col grembiule innanzi da mattina 
sera starsi nolle botleghe lacendo ogni vile e indegno me- 
stiere. Ma siano qneste lor arti beate e feUci,purch6anoi non 
sia cosa miserabile lo splendore delle (amiglie ; percioccfa^ io 
non intendo riprender niuno della vita che mena, nd mentre 
biasimo le parti , far nuova parte ; se non che per metter la 
nostra patria in riposo e quiete far che ciascuno partecipi della 
cura e pensiero di lei. La qual cosa n^ penserei che si aovesse 
in conto alcuno ricercar al presente, se il patire per alcun 
tempo queste cose fosse un melterci fine per sempre, e se tor- 
nasse a comodo e beneAcio della patria nostra li nutrir gli 



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364 DBLL*IST0R1B FIORBNTIIfB [An. 130IJ 

animi de' nostri cittadini in taota bassezza ; perciocch^ se nella 
pace alcuna oosa giova questa popolaritk, o per dir meglio 
questa grettezza, noa so quanto fosse poi per gioTarnelle guerre 
ove I'ardire, la magDanimita e molte Tolte Tostentazipiie e una 
pazza e boriosa gloria h cosa necessaria, la quale per lo ipid 
ne* nobili apparisce, allevati cod gli esempi domesticl nel desi- 
derio degli onori, che non fa in quelli Topera de' quali non ^ 
stala altra che a guisa di femmiDe aver tuUa la lor vita menata 
nel mesUer della laoa. Giudico dunque, nobilissimi ciUadini , « 
per loglier via queste s^tle, per bandir della nostra cittk le nere 
6 biancbe fazioni, per levar queste differenze de* nobili e del 
popolo e introdurre una egualitk e concordia-onde ragioneToi- 
mente ci possiamo dire e chiamare una sola e indivisibile co- 
munanza, dover di nuovo mandar al ponteilce pregandolo a 
por la sua salutevole ma no a curar le piaghe della nostra la- 
cera e divisa cittk ; acoiocch^ quieta e tranquilla pace godendo 
possa nelle nobili arti , negli studi delle lettere, nel pregio 
deirarme, nella magniflcenza degli ediflci-, nella cultura del* 
contado, e nella oomoditk delle ricchezze surmontare sopra 
tutte Taltre cittk d' Italia, come dubbio alcuno non h di felicita 
e prontezza d' inge^i tutte I'altre lasciarsi addietro^ Ma per- 
che il pontefice ragionevol cosa non h che per questo conto a 
Firenze ne venga, ch^ per avventura non patirebbe questo la 
grandezza della sua dignitk e Tautoriti de legati che bench^ 
^randi non vediamo esser bastevole, solo una via veggo per- 
ch^ a questa cosa si truovi riparo,se egli procacciera che noi 
abbiamo alcun principe della casa reale di Francia a cui il 
venir in Italia non gravi per acquetare le nostre discordle, 
poich^ porta il pregio per sicurezza della sede apostolica che 
noi ci acquetiamo « quando quasi sempre si h teduto dalle 
perturbazioni di Firenze esser cagionate quelle di Toscana, e 
bene spesso quelle di Toscana aver la comune quiete di quasi 
tutta Italia turbato. Questo ^ quelle perch^ io vi ho in questo 
luogo chiamato, nobilissimi cittadini; non. per menarvi con 
meco ad iissalir le cade de* Cerchi come essi feciono poco in- 
nanzi quando vennero me neUe mie ad assaltare ; n^ per ven- 
dicarmi della plebe la quale dimenticalasi che io col mio va- 
lore, non curando il pericolo del capo, fui buona cagione della 
gioriosa vittoria di Campaldino, come a procurar la morte d*uD 
assassino corse a furore al pala^io del podestk per far eseguire 
la mia morte, onde a guisa di gatte e di faine mi convenne 
procacciar la salute, fiiggendomi su pe' tetti del palagio, ne 
per levar con Tar me il popolo da quella possessione della 
quale ingiustamente hsnno spogliato noi ; ma perch^ pacifica- 
mente consultiamo senza adetto alcuno di parte al comane 
riposo della nostra cittk,- mandando al pontefice universal pa- 
dre e pastor di tutti perch^ con la sua autoritk a* nostri mall 



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[An. 1301] , LIBRO QUARTO. 365 

provregga ; n^ pu6 alcun dubitare che io domaodi ad alcuno 
cosa pregiudiciale o di pericolo ^uando si ricorre al pastore 
e si cerca il rimedio delF infermitk dal medico. Ondn a vol 
appartiene, se le cose proposte vi paiooo ragionevoli, procu- 
rare che siano con conuine consentimento di tulti mandate ad 
effetto 9. 

. Nob rimanea dubbio che la proposta fosse accettata, n^ che 
a auesto carico noo* fosse elelto it medesimo Corso, percioc- 
chd Don era uomo in quelli tempi in Toscana clie piu fosse 
eloqoente di lui , n^ ohe maggior pratica avesf^e degli Stati. e 
4elle corti del moado , n^ in cui concorresse e per nobiltk e 
per cose fatte maggior riputazione e autoril^: le quali cose 
tutte egli accrescea con la bellezza della persona, e con la lie- 
tezza e grazia del voUo , con la quale mdravigliosamente era 
«tto a guadagnarsi gli animi delle persone. Ma non cosi tosto 
del consiglio avuto e della deliberazion presa si senti cosa al- 
cuna bucinare per la cilt^ che grave ira assali le menti del 
popolo, e di coloro che avevano in mano il governo, veggendo 
che questa era congiura contra lo Stato e un sollevar da capo 
i nobili alia speranza di cose nuove, onde un*altra voUa tutte 
le cose piu di quel che erano turbate s*avessero a turbare. 
Perch^ avendo il nuovo gonfabniere Chiarissimo Buonapace 
(furon poi questi detti di Chiarissimo, oWer de'Cionacci) col 
priori che erano entvati nel magistralo a' 15 di febbraio dato 
ordine che di ci6 si facesse diligentissima inquisizione, e tro> 
Tato^Corso essere stato capo del consiglio e insiemement^ 1 
complici che a ci5 aveano tenuto mano con lui, contra Corso 
bench^ assente dieder sentenza di ribello condannandolo nel- 
I'avere e nella persona. Sinibaldo suo fratello. Rosso e Rosso- 
lino della Tosa, e Geri Spini, tulti e tre cavalieri, furono 
mandati a' confini al Castel della Pieve, e gli altri in non pic- 
ciolo numero-condannarono in piu di ventimila lire. E perch^ 
di cosi fatle turbazioni parea che buona cagione fossero stati 
i Cerchi per gli assalti fatti a' Donali e per le brighe tra loro 
passate, delle quali non erano interamenle stati gastigati, e 
perch^ in questa ultima ragunata de' Dooati aveano preso le 
arrae, per mostrar il popolo che in ci5 non procedesse con 
animosila piil verso I'una fazione cheJ*altra, confinb anche a 
Sarcana Gentile , Torrigiano, e Carbone, tutti e tre de* Cerchi, 
Baschiera della Tosa, Baldinaccio Adimari, Naldo Gherardini, 
Guide Cavaljcanti con molti consorli di ciascuna di queste fa- 
miglie, e Giovanni Giacotti Malespini, parendoli di restar in 
riposo avendo cacciati via i turbatori della pubblica quiele. 
Ma Corso, ranimo del quale non posava giammai, essendo a 
Roma arrivato non mancava di soUecitar il papa che .volesse 
a'mali della sua patria prowedere, mostrando quelle che im- 
portasse lasciar crescere in Firenze una fazione di diretto con- 
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306 DELL*ISTOBn FIORENTINB [An. 1301J 

traria alia sede apostolica, come era quella de'Bianchi; nel 
che era ^randemente aiutafo dal cardinal d*Acquasparta mal 
Boddisfatto dairinubbidienza usatagli da*Cercfai, quando era 
stato in Firenze ; n^ di poco potere era a cib Tindustria di Geri 
Spini, il quale rotto i conflni della PieTe, n'era ancor egii a 
Roma yenuto, grato al pontefice per ammiDistrar la sua com- 
pagnia le rendite della sede apostolica , e tutto il peculio del 
papa. 1 conforti de' quali , con Toccasioae comodissima che 
allora correva di far venir in aiuto del re Carlo per la gaerra 
di Stcilia alcun de' real! di Fran^ia, fecero risolrere il ponte- 
fice a chiamar Carlo di Valois Tratello del re di Francia in 
Italia, promettendogli di fark) eleggere imperadore, e di con- 
fermarlo« o almeno, per autorit^ papale farlo luogotenenle 
d*imperio ; aggiugnendogli , per poter con la sua forza recar 
la cittli di Firenze al suo intendimento , titok) di pacificator 
in Toscana (1). 

Essendo m questo mode disposte le cose dal lato de* fuo- 
rusciti, in Firenze gik si potea vedere che la parte bianca era 
cuelld che prevaleva ; perciocch^ enirato nuovo gonfalon iere 
di giustizia Guide Baldovinetli, e capitano del popolo Alto di 
U^o da Corinaldo, si deitero^uovi aiuti di danari al re CaKo, 
e 1 confinati a Sarzana, solto pretesto che Taria v'era cattira, 
furo<DO rivocati bencb^ con notabil danno della perdita di Guide 
CaTalcanti il quale tomato infermo si mori in Firenze; uomo 
per la profession delle lettere molto illustre in quelli tempi, 
ma il quale sopra modo si lasci5 vincere dallo sdegno e daU 
rira. Simihnente con Taiuto de' Bianchi fiorentini, i Biauchi 
pistoiesi aveano cacciato i Neri di Pistoia per si falto modo 
che si potea dire che ogni cosa si reggesse in Firenze con la 
autorith de* Cerchi, lieti fuor di misura di tener Corso discodto 
di casa, il (fuale sdo era atto a non far sentlr lore pienamenle 
la felicity in che si trovavano ; oode come ayriene agli uomini 
beati, i quali facilmente si lasciano abbagliare da* vezzi della 
lusingheTole fortuna non considerando quanto egli in qoesta 
sua lontananza potea operare attendeano a godere la maggio- 
ranza, o quasi il grade d'un assoluto principato nella lor patria, 
dipendendo da* lore cenni i magistrati e le deliberazioni delle 
cose pii!k imporianti; perciocche il confine passalo era fama 
non essere state tollerato senza il loro proprk) consentimento, 
piu per ossenrare una certa ombra e cerrmonia di egualitk 
civile, che perch^ il bisogno a ci5 li slrignesse; nel quale state 
ai risse per tutto il gonfalonerato di Lapo di Vinci ^); ma es- 

(1) ATeodo in questo mentre dato ordine al ▼aseovo Francesco di trattar 
le paei nella citU, dove con gran fatica gli era riasclto di pacificar quelli 
dl casa Falconieri con i Yisdomhii. A. il G. 

(2) Trovandosi confermata la taglia di Toscana ; alia quale comandaya 

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[Air. 1301] LIBRO QUARTO. 867 

sendo a kii succedulo Spinello Girolami, il quale prese Tuficio 
a' 15 d'agosto, s*iiicominci6 a seniire alcun sospetto, vegffendo 
che del mese di settembre Carlo di Valoi^ era armato in Italia, 
e che 11 papa tenebdosi offeso di non essere stato ubbidito dalla 
parte biaoca, Tarea creato pacifiratore, o come gli antichi co- 
stumarono dt dire paciaro in Toscana; i c[uali sospetti e paure 
faceaao anche itiaggiori i prodigi del cielo , perciocoh^ una 
grasdissima steHa, che era incominciata ad apparir la sera di 
▼erso ponenfe che at iraeva grandi raggi di fumo dietro, (e- 
nera tarbate le menti degli uomini, come se Carlo il qaale di 
verso ponento reniya fosse per qnella Stella disofnato, la cui 
yemita aresse ad ayrampare o a far qualche gran nocimento 
dopraaleuna prerinda d'ltaUa. N^ mancaTano di coloro i quaU 
intendenti deila scienza delle stelle, per un certo congiunffi- 
mento fattotra Marte e^tumo nel segno dileone che 2k1 Italia 
s'attribuisoe , questo solentiemente affermassero; e contutto- 
ci5, eome qaando gli vromini sono una volta tirali dalle lor 
colpe a capitar male, non si prendea dalla prudenza di Vieri 
de*Cerchi riparo alcuno per owiare a questi pericoli. In tanto 
che eseendo traito nuovo gonfaloniere Piero Brandani (1) s'udl 
che CarK) partitosi d*Alagna > ove era stato col papa e col re 
Carlo a deliberar la passata in Sicilia per la primavera ve- 
gneole, si aCcostara a Siena per Tenir m Firenze per far tra 
questo m%iz6 una di quelle cose per le quali la sua venuta 
era stata soHecitata. Veniva egli con gran numero di baroni e 
sigtiori franzesi, e con cinouecento caralieri di quella nazione 
in sua compagnia, e perche era stato creato conte di Romagna 
dal papa, era seguitato da una gran moltitudine di fuorusciti 
cosi romagnuoli come toscani, talch^ essendo yenuto a Siena, 
e dtik a Staggia, fu in Firenze tra coloro ch0 reggeyano alcun 
dobbio se si ayesse a lasciar entrar nella terra o no ; e final- 
mente o ciie non fosser provyeduti al contrasto, o che pure 
paresse lore cosa troppo strana Tinacerbire di nuoyo Tanimo 
del pcmtefloe con dicniararsi nimici delta casa di Francia, con 
cm la Repobblica ayea sempre'ayuto buona amist^, delibera- 
Tooo di mandargli ambasciadori tnnatizi instrutti di modo che 
potendo fticessero opera di tenerlo lontauo ma che pure quando 
ci6 yedesscmo non poter riuscire liberamente gli profTerissono 
in SQO seryigio la cittii; Tultimo de* quali partiti ebbe efTetto, 
aypndo Carlo aldubbioparlar degli ambasciadori chiaramente 
rap68to: toi don per altro yenir in Firenze che per lor bene- 



\ .geaerale Barone de* Mangiadori da SanmintatO) e noovo podesti di 
FlRiiie Tebalde di RaHd>erto da Montelupone. A, il G. 

(1) Nelk prima edizione qui ^ per gonfoloniere eletto Tedice Manovelli; 
In wfia illb 4» tnyeiabre conte lo stesso aiitere il uomiBa. La correzione 
dey'esserc certo deiraulore. 



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868 DBLL*ISTORIB PIORENTINB [An. 1901] 

ficio per acqnetarli e melterli in pace, 11 che fornito che avesse, 
seguirebbeVimpresa di SicUia id servigio del re Carlo suo cu- 
gino per lo qual fine s*era principalmente mosso di Franci{ft; 
perch^ non avendo a ci5 replica alcuna, fatti prima nella duk 
ordini rigorosissimi per durare dal giorno che Carlo entrara 
Del contado di Firenze a che ne fosse fuori perch^ non se- 
guissero scandali n^ romori, il d'l d'Ognissanti entr6 in Eirenze 
ricevuto con onori e procession! grandissime , e con armeg- 
giatori e feste, non allrimente che si avrebbe faUo ad un gran- 
dissime re , e assegnaiogli per stanza la casa de' Frescobaldi 
oltr'Arno, •ve essendo tra tanto continuamente da ciUadini 
corteggialo per alquanli di si ripos5; e quando tempo gli parre, 
ordinaio quello che s'avesse a fare, ne venne a S. Maria No- 
vella, ove essendo ragunato il gonfaloniere.e i priori con tutta 
la signoria e il vescovo e quasi tuUa la nobill^ e '1 popolo 
florenlino fu in lui solennemente rimessa la signoria e guardia 
della citt^ , avendo ancor egli con solennita non minore giu- 
rato e promesso sotto la fede di figliuolo di re di quella in 
buono e pacifico stato conservare Tl). Ma non si tosto fu a 
queste cose dato compimento, che la gente sua, la quale in 
questo atto era venuta senz^arme, in un momeato fu veduta 
armata , e messa a cavallo con tulti gli ordini che si farebbe 
da chi volesse entrare in battaglia; tale come si'seppe poi es- 
sendo stato Tordlne preso infin che partisse di Francia con 
Musciatto Francesi fiorentino, il quale da ricchissimo e gran 
mercatanle cavalier divenuto, era del contiouo stato guidatore 
e consultore in tuUe le cose di Carlo. Colore i quali reggevano 
il comune di questa novita sbigottiron fortd, e il popolo di ci6 
accorlosi, e dubitando (]i esser rubato, corse ad armarsi, atten- 
dendo ciascuno a unirsi con gli amici, e co* vicini piu cari, e 
sbarrando la ciltk in pill luoghi, non fu alcuno che fosse ito a 
fare spalle e animo a' priori. Ne* quali scompigli mentre si sta 
aspellando deirorgogho francese alcuno strano acQiden(e, ecco 
sentirsi dire come Corso Donali giunto con un gran nomero 
di fuoruscili facea forza alle portc della ciltk, di che neiranimo 
di molti eDtr6 maggior confusione. Contiittocii> trovando^ 
Catta de' Cancellieri capitano per la Repubblica di trecento 
cavalieri pagati in Firenze ne venne alia pre$enza del gonfa- 
loniere e de' priori e arditamente promise loro di voler andar 
contro a Corso e di romperlo e tagliarlo a pezzi con tulti i siioi 
seguaci come ribello e traditore d^lla sua Repubblica. Ma Vied 
de' Cerchi piil animosamente che non si conveniva con aUa 
voce disse che fosse lascialo venir pur ollra, ch'egli avrebbe 
trovato la pena della sua foUia. Cosi fu la sapienza. di quel- 

(1) Cio^ : di conservar qtOUa in buono e padfieo itaio. Awisiamo i 
giovani a stare in guardia di quelle trasposizioni. 

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[Ah. 1301J LIBRO QUARTO. 369 

I'uonno ingombrata da una pazza credeoza che il popolo di 
sua Datura leggiero aresse con lui solo ad essercostanU*, dal 
cui reggimento non avea per6 tali comodi ricevuto che avesse 
egli di ragioB potuto fonda^W su quesU speranza. Per la qual 
cosa arendo Corso roUo la postierla di Pinti posla di costa a 
Sr Piero Maggiore fra le sue case e quelle degli UccelHni (per- 
ciocch^ essendo entrato ne' borghi aveva trovate le porte delle 
cerchia vecchie serrate), con le sue genii in ordinanza se ne 
venne su la piazza di S. Pier Maggiore , ore gU crebbe taivito 
il seguito degli amici e partigiani suoi, gridando tutti con alte 
e liete voci, viv« il Barone, perch^ tale era il soprannome di 
Corso, che prese animo di farsi piu innanzi. E stiraando nei 
romori popolari soler essere cosa molto favorevole la liberazion 
de* prigioni, si per acquislarsi propizia Topera di ohi si libera 
come de' parenit de' liberali, senza perder roomento di tempo 
s*avri^ verso le case d»* Bastari nelta ruga del palagio del po" 
desta ove erano le pubbliche prigioni e quelle per forza aperte,. 
Iasci5 tutti andar Tiberi. 11 somigliante fece nel palagio del 
podest^, onde passato a quel de' priori comand6 al gonfalo- 
nipre Brendan! e a' priori che alle case lore ne tornassero (1); 
perch^ non osando persona di opporsi a cotanto iropeto, e le 
genti di Carlo con lo starsi chete mostrando esser armale piii 
tosto in favor di Corso che della Repubblica, si procedette agli 
omicidii e alle rapine non altrimente che se nella cittk fossero 
entrati i nimici, salvo che le case de' Neri e de' partigiani 
eraoo riserbate. Cominciossi dunque ad uccidere, a ferire'. 
quanti si ritrovavan di parte bianca e a laanometler i fon- 
dachi e botteghe di tutti coloro di quella fa^ione. N^ s'udivano 
altro che gridi e lamenti, e strepito grandissimo delle porte 
che si rompevano, e le robe con (ante fatiche guadagnate su 
le spalle degli ingordi masnadieri di qua e di Ik vedevano tra- 
fugarsi. Trascorreva. per tutto Corso avido di affrontarsi coi 
Cerchi, ma quelli veduta ^a grandezza del pericolo s'eran ri- 
dotti a salvamento, per che il danno fu pii^ della gente bassa 
cho di quHlli di qualche conto, delle quale nondimeno gioiva 
egli di prender le sue vendette riconoscendo in essa molti di 
coloro 1 quah erano. stati de' ca'porali a chieder gli anni ad- 
dietro la morte di lui Nella qual rovina e straziaroento per- 
severe la misera e afflitta citta per cinque giomi^ontinovi; i 
quali finiti si gir6 la rabbia c il furore (come non fosse intera- 
mente ancora sfogato] verso il contado, non solo rubando i 
mobili e le masserizie che vi trovavano ma, quelle che fu di 
inoho maggior orudelta, taglianda gli alberi e mettendo fuoco 
alle case, onde con memorabile slrage molle belle e ricche 
possessioni guaste e arse restaroiio, essendo quesla rovina pii^ 



(1) Fra i priori era Diao Compagnl lo storico. 
Vol. I. - 24 AsmiRATO. htorie Fiorentine. 



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370 DBLL*ISTORIB FIORSNTINB [An. 1301 |^ 

d'otto gibrni durata. Cessato in questo modo Timpetuoso corso 
di cosi fatto torreote . s'incomiDci6 a pcmsare di rlTorroare la 
citta, al goyerno della quale furono messi uomini di parte 
nera, oominando gonfajoniere mn^az^ il tempo ordioario agli 
8 di novembre Tedice Manovetli. Questo e quello clie fece dir 
a Dante-, della leggerezza della sua patria kmentandosi, e 
come ghibellino avendo cagion di dirlo, che a mezzo no- 
vembre non giugnea quel ch'ella d*ottobre iilava (1). 

^a udite le cose successe dalpapa, gFincrebbe che la pena 
fusse stata maggiore del fallo ; e giudico non essere stata mi* 
nore V infamia della molta pazienza del conte Cario di quel 
che fosse il biasimo della troppa crudelt^ di Corso Donati^ 
quando n^ questi avea saputo raffrenare se stesso, n^ quegli 
per termine alia furiosa pazzia d*un offeso fuoruscito e antico 
partigiano ; alle quali cose s' ingegn6 di porger rimedio roan- 
dando con grandissima fretta il medesimo cardinal d'Ac(fua- 
sparta in Firenze per pacificar queste parti ; affinch^ se i pas- 
sati errori non poteano corie^gersi almeno^a* vecchi mali non 
se n'aggiugnessero de* nuovi e cos\ bella citt^ per le ciTili 
discordie del tutto non rovinasse.QIon fu molto difficile al car- 
dinale di accordar le fazioni, perch^ Tuna era stanca de' mali 
rioevuti e Taltra era sazia deiroffese fatte. £ perch^ le cose 
aVessero piu stabilimento, tra molti diessi procurb diTersi ma- 
trimoni, nella qual forma tra Cerchi ^ Adimari dair una parte 
CO* loro seguaci.e Donati e Pazzi dalFaltra co^partigiani lore, 
fu messo quella pace e cOncordia che allor parve potersi met- 
ier maggiore. Ma C[uando per tanti parentadi fatti credea po- 
ter il legator a dempu'e Taltra parte piu necessaria, ci6 era ehe 
si raccumunassero gli uffici p»erch^ ciascuno egualmente par- 
tecipasse del govemo della patiia sua, i Neri in nessan modo 
racconsentirono;di che egli fortemeute sdegnatosi ritom6a 
corte con non ma^gior soddisfazione che I'altra volta area 
fatto, lasciando la citta come inubbi^iente interdetta. Era tra 
questo mezzo a* 15 di dicembre asceso al gonfalonerato Neri 
de' Ricci, il quale la citt^,<^che per la dubbia pace troy5 mal 
contenta, lasci^ del tutto discontentissima pei* il nuovo acci- 
dente seguito. Era il di del nafale del Signore^e secondoTuso 
di que* tempi si predicava nella, piazza di S. Croce, alia qual 
predica era a cavallo Simone Donati flgliuolo di Corso con 
molti suoi compagni e masnadieri gioTane per molte Tirtii che 
in lui eranodi grandissima espettazione e son solo la speranza 
e gioia del vecchio padre ma quasi di luttala cittii, il quale 
veggendo 4)assar per la piazza Niccola de* Gerchi caraliere 

(1) Nd ancfae il podesta da Montelupone vi finl il tempo, essendo en- 
trato in suo luogo Cante de' Gabbrielli d'Agubbio, c per capitaDO del po- 
polo Carlo de' marchesi di Mootechiaro o di Moniioalo A. U G. 



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[All. 1302] LTBRO QVARTO. 371 

(della sorella del quale egli era nalo) con sua compngnia a 
carallo per andar a' Mtoi poderi . da subilano furore cotnmosso, 
fu prei>o d'una sirana voglia d'andargli dietro, e d*of enderlo. 
Cosi ^ possenle questo morbo ad ogcurare qnalunque virlii 
neiranimo di colui ove egli abbia sparso i semi del suo ve- 
leno. Fu Nicc«>la raggfiiinioal ponlead Afriro,ove veggendosi 
dal nipoie as^alire di ciii niunn guardia prendeva cerco di far 
qiiella difr>sa^ che pole mapgiore; la qoal fu lale che ben- 
ch^ pgli Ti fimane^jse morlo, Simone vi fu in guisa ferito 
che la spguente nolle se ne raori ancor egli ; per la qual cosa 
]*anno 1302 non fu pit) Iranquillo di quello cno si fosse stalo 
il passalo(l). N^ il seguenle gonfaloniere, che fuDurcioMan- 
cini, esercit5 il suo magistrato con maggior quiele che il suo 
predccessore avva fallo. Erano i Cerchi in Innli modi stall 
offeSi da* Donati, che non era cosa credibile che i pamntadi 
falli ravesfseror a faro star femii, se non tanto quank) non si 
ibsse loro scoperia occasion^ e opporlunita lale, per la quale 

(1) Avendo nel priocipio il podesli condannalo Andrea de' Gherardini, 
inquisilo d'avere raentre era slalo podesla. di Pisloia c4Ji*calo di c acciame 
la part^ nera, e d'aver fatto ridurre il governo di quella cilta in mano dei 
Chibellini con ai6lti rubamenti e uccisioni. Fu ancbe condannalo e bandito 
Dante Aldighieri per baratteria c estorsioni; ond*^ uecessario dire o che 
d virtuoso uOmo fosse condannalo a torto, come scrive il Villani, o che 
seoza ragione metla altri neirinfemo per.il percato ^e\ quale era mac- 
fhiato ('). , A. UG. 

C) Qui talano incoUeri contro VA. UG. pcrch^ poslo aveFSO in dubbio una 
TeriUk qual ^ rjimoi'criza nM>ralc di Dante; e citiS il passo del Villani che dice 
«il8uo csilio di Fircnze fu cagione the quaudo mesdcr Carlo di Valois dalla 
«casadi Fraiicia vrnne in Fircnze TantiO i3oi,c cat'cionnc la parte biancn, 
« come addietro ne* tempi ^ fatta menzione, il detto Daiite era de' maggiori 
« governalori deJla nostra citlft, e di quella parte, bone che fussc guelfo; e pcr6 
« sei.z*dlra ailpa colla detta parte bianca fu cacciato e abandito di FiH'nze. >• 
A.UG^ tion diwimula cotal pa^so; ma si vede che il Villani oonoBcevai raotivi 
scl>iUi deUa seittenza d'esilio proniulgata trc o quattro volte a lunghi intcrvaUi 
d*aopi perocch^ si fa premura di atiestarc cho sens'altra rolpa fu.cacciato. Di 
Tero nehsui.o era ^ che creda alle asserzioui dctla sentcnza falla da' suoi ncniici, 
lui assente, poicb^ era a Roma in servizio della Repubblica; c gikLeonanIo 
Aretino storico imparziale chiamo iniquo e per>-crso queiratto, c dopo lui 
niuno di buon seDno vide aliro che vile Taocusa e vile la scntenza. Dante ecci- 
tato a chieder la richianiata, respinse il coriSlglio poiih6 non volcva tomuro l^ 
doTC si negava di n*8tUuirgli Tonore. •« Se per vii^silTatta (deH'onore) non si 
«»eDtrm iaPircnie, K> mai in Fireoze non entrer6 * scriveva Alighieri ; e rab- 
biosi i sooi neroici gli fulrainaronola quaita condanr.a e il minacciavano d'ar- 
derk) vivo. C4*rii repuLblicani d'oggidi han non eolamonte praticato, ma inse- 
gnato positivamenlc colic stampe,cbe Tavvcrsario politico si dibba pcrscguitare 
colla calai.iiia neU'onoro per loglier ogiii credibility alio sue parole nel pub- 
tUco; gente, como Tedetc, di priucipii da galera! 

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372 dbll'istoris piorbntine [An. 1302) 

sperassero di potersi yendicare; il quale sospetto nop lascfav^ 
dairaltro canto posar la parte contraria , la quale dopo che 
Tarme e g\i odii manifesti non erano stati bastanti a -carciar 
del tutto i Cerchi dalla cilta, si volse agl'inganni. trattando 
con Piero Ferrante de' Ver^ua barone del conte Carle, che 
egli desse ad intendere a* Cerchi di voler cacciar il suo si- 
gnore di Firenze per rimetter essi Cerchi in state, e che li 
andasse nutrendo in questo umore con false* speranze, infin: 
che avesse tanlo di lore in mano , -che potesse far Carlo ca- 
pace che egli era state tentato da' Cerchi per macrhinarli con- 
tro la vita e lo state. Facilmente vennero i Cerohi, inacerbiti 
da tante ingiurie, ad accettar la speranza con che Piero Fer- 
rante malignamente li lusingava, non poteodosi immaginare 
che nella semplicitk deiranimo francese stesse nascosta la 
fraude toscana ; onde procedendo con esse lui molto libera- 
menle(l) e con parole e in presenza di pii^ persbne, e con let- 
tere siffattamente si scoprirono che pot^ Piero far toccar con 
mano a Carlo che i Cerchi voleano tradirlo; la qn,il oosa non po- 
tendosi riprovare, imperocch^ essendo i congiurati cilali non 
ardiron di comparire, fu cagione che tutta quella parte fosse 
bandita dalla cilth , *potendosi leggiprmente qnesta cacciata 
piuttosto all'antiche uscite de' Guelfi e de'Chibellinirasjnmi- 
gliare,che ad un private sbandeggiamentodi parlicolari ci»ta- 
dini.Conciossiach^non solo si parti via tutta Tintera rnmiglla 
de' Cerchi biaochi, ma Baldinaccio e Corse Adimari fnrono 
seguiti da tutio il late de* Bellincioni. Naldo Gherardini e Ba- 
schiera Tosinghi ciascuno ebbe per compagni nella Inr fnisor 
ria gli uomini delle lore famiglie, molti di casa Cavalranii o 
Giovanni Giachinotti Malespini co' suoi consorii furono confi- 
nati; in compagnia de* quali iin gran numero di popolani loro 
seguaci fu cacciatovia, tra' quali scrivono alcuni essere state 
Dante, Afdighieri, e Petrarco di Parenzo illustre per la virlii 
del figliuolo, talch^ e Pisa e Arezzo e Pistoia si riempirono di 
fuoruseili florentini, citta elette da loro per esservi snperiore 
la parte ghibellina, e perci5 avendo speranza di non aver a 
lasciare senza travaglio i loro avversari i quali per non farsi 
vincere di- catliva disposizione d'^nimo da'^nimici e per tor 

(1) Onde procedendo con esso lui molto liberamente, Baschiera de* To- 
singhi, Ubaldinaccio degli Adimari, e Naldo de* Gherardini fece'ro a* 96 di 
marzo compagnia seco, capitolando di far guerra a' Guelfi, e di dargli U 
terra di Prato come Tavessero presa, come anche due eastella